1901: Adolfo Kind fondò il primo “Ski Club” italiano
(e la sua sede era in una baita di Prafieul)
a cura della Redazione di scuolaguido.altervista.org
(pubblicato su scuolaguido.altervista.org il 7 febbraio 2021)
Una cartolina la scegliamo di solito per l’immagine e le scritte sul lato A, ma per i deltiologi è altrettanto interessante il cosiddetto lato B, il retro. E’ il caso di questa cartolina, che ci offre una spettacolare panoramica dei campi da sci che attirarono i primi appassionati di “ski” e diventarono di fatto la culla dello sci italiano. Ma altrettanto interessante è il retro, che reca il timbro della Casa dello sciatore di Prafieul che era anche la sede del CAI.


Quando Oreste Taverna costruì l’albergo, esso divenne la Casa degli sciatori, più confortevole della baita scelta nel 1902 come punto di appoggio per gli eroici pionieri che si sottoponevano a disagi incredibili (ben descritti da Adolfo Hess, il compagno di Kind, nel brano qui accanto) e salite spossanti per godersi qualche discesa sugli “ski”.

Interessante anche la data di spedizione, il gennaio del 1940, pochi mesi dopo sarebbe scoppiata la guerra e le sue tragiche vicende avrebbero portato alla distruzione dell’Albergo Taverna di Prafieul, minato e incendiato per rappresaglia dai nazifascisti.
Dopo l’epica traversata del Monte Salancia del 1897, l’anno dopo Adolfo Kind e Adolfo Hess, pionieri dello sci nel nostro paese, continuarono le loro evoluzioni sulle discese di Prafieul e sulle pendici innevate del monte Cugno d’Alpet. Hess ricorderà quelle prime esperienze scrivendo: «Quanti degli odierni skiatori manderebbero a quel paese ski e montagne se, come noi allora, dovessero partire alle 5 del mattino, gelare per due ore nell’orribile sbatacchiamento di un trenino che da Torino porta a Giaveno, poi sudare per altre due ore con gli ski in spalla per arrivare alle grange di Prà Fieul e raggiungere infine la vetta del Cugno? In salita comunque, bene o male, ce la cavavamo perché eravamo degli alpinisti; ma la discesa che pietà. Discendevamo con le gambe divaricate, disperatamente aggrappati al lungo bastone di bambù armato di rotella di ferro che funzionava da raspa, cioè da freno».
Nel 1901 il neonato Ski Club Italiano di Torino stabilì la sezione sociale a Pra Fieul, inaugurando il successo della località; il 16 marzo 1902 si svolse la prima gara di velocità in discesa dalle pendici del Cugno dell’Alpet. Qualche anno dopo, quella prima uscita si era già affermata come uno degli itinerari più classici per gli appassionati, riportata dal Vademecum dello skiatore (1907) di Bertani e Rossini. La fortuna del luogo arrivò negli anni Trenta: su iniziativa di Oreste Taverna, proprietario del Caffè Commercio a Giaveno, venne aperto il Rifugio Albergo del CAI di Pra Fieul, la prima struttura alberghiera di appoggio. «Con 10 camere tutte con acqua corrente e salone amplissimo – recitava la pubblicità di allora – può offrire al turista ogni comfort»; divenne infatti ben presto base di bellissime escursioni e meta di numerose comitive e gite sociali del CAI.

La carrozzabile, a quei tempi, consentiva alle corriere automobilistiche di arrivare fino alla Maddalena: da qui, sci in spalla, si giungeva in poco meno di mezz’ora al Rifugio, attorno al quale i giovani appassionati potevano lanciarsi nelle discese. La neve era rigorosamente lasciata fresca, non battuta; malgrado i pesanti sci di legno ed i rudimentali attacchi, la tecnica lasciava un ampio spazio all’agilità e all’immaginazione. I più esperti provavano invece la salita alla Punta dell’Aquila, naturalmente a piedi, perché gli impianti di risalita erano ancora di là da venire.
Concludo riproponendo questo articolo di Alfio Usseglio, attuale presidente della sezione CAI di Coazze, comparso sull’annuario intersezionale CAI (poi diventato Muntagne Noste) del 1987. Oltre che una puntuale ricostruzione delle origini dello sci italiano è arricchito dal riferimento a Nicolò Giovanetto, appassionato dei luoghi, incontrato nella mitica trattoria Giai Miniet di Prafieul.
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Bellissimi ricordi di uno sci che purtroppo non esiste piú. Lo sci in Italia é nato su quei pendii ma si puó ricordare che negli anni fra le due guerre si sciava anche, con grande trasporto, in Trentino, sui bei prati sotto il Castello di Pergine, a soli 400 metri di quota, da dicembre a febbraio. Come quelli di Pra Fieul, come quelli sotto i Monti Capuccini e sotto la Basilica di Superga a Torino (che discesa la Superga-Sassi lungo la Cartman!), quei prati ora sono diventati una fitta boscaglia nella quale, anche se nevicasse, sarebbe impossibile sciare. Una mostra con le eccezionali fotografie di quello sci gioioso, foto scattate dal novantaquattrenne Mario Tomasi, verrá inaugurata nella Sala del Trono del Castello di Pergine sabato 20 dicembre alle ore 15.30 e rimarrá aperta fino a marzo. Tutte queste testimonianze dovrebbero far capire quanto sia importante la storia per ridare allo sci il giusto valore.