82 Quattromila alpini in 78 giorni

La guida olandese Roeland van Oss ha scalato 82 Quattromila alpini in 78 giorni per il suo progetto Climbing4Climate, 107.000 metri di dislivello, 1.300 km in bicicletta e 600 km a piedi sulle Alpi per un aumento di consapevolezza sul cambiamento climatico.

82 Quattromila alpini in 78 giorni
a cura della Redazione di cumbresmountainmagazine.com
(pubblicato su cumbresmountainmagazine.com il 27 dicembre 2022)

Roeland van Oss dai Paesi Bassi, nei suoi 25 anni di esperienza come guida alpina UIAGM/IFMGA, ha verificato ad ogni passo la crescente fragilità delle montagne. Ghiacciai in ritirata, rocce instabili e siccità sono una realtà ben visibile nelle Alpi.

Il ritiro dei ghiacciai delle Alpi, un problema globale. (Foto: Roeland van Oss).

Ha quindi deciso di mettersi al lavoro, facendo quello che sa fare: scalare montagne in modo autosufficiente e pulito. E per richiamare l’attenzione sui problemi che affliggono non solo le Alpi ma anche le catene montuose di tutto il mondo, ha ideato  Climbing4Climate, un progetto di azione contro il fattore climatico in montagna.

Il suo piano consisteva nel conquistare da solo e senza assistenza tutti i Quattromila della catena montuosa, 82 vette sopra i 4000 metri in Svizzera, Italia e Francia.

Roeland è il primo olandese a scalare gli 82 Quattromila alpini. Foto: Roeland van Oss.

L’impresa è iniziata a Morteratsch, in Svizzera, il 27 maggio 2022 con il raggiungimento dei 4049 m del Piz Bernina, la montagna più alta delle Alpi centro-orientali. Tra monti e monti ha coperto le distanze in bicicletta. Ha pedalato più di 1.300 km, camminato per 600 km e scalato 107.000 metri di dislivello.

L’avvicinamento in bicicletta o a piedi, tra i ghiacciai. Foto: Ben Tibbetts.

Cambio dei piani
Una notte gelida e nevosa lo ha costretto a trascorrerla al rifugio Marco e Rosa. La scalata del giorno successivo durò il doppio del tempo calcolato, otto ore.

Inoltre, le temperature estive record hanno reso le condizioni difficili, con molte vie chiuse a causa della caduta di sassi e ghiaccio.

Costretto a modificare il suo piano di itinerario, è arrivato a Chamonix in bicicletta prima del previsto e ha scalato le 31 montagne di oltre 4000 metri nella zona del Monte Bianco. E’ stato lì che van Oss ha percepito i momenti più critici del ritiro dei ghiacciai, tra gli altri effetti del cambiamento climatico.

Per scalare il Cervino non ha dovuto usare i ramponi a causa della poca neve neppure negli ultimi metri verso la vetta che, nelle stagioni normali, sono sempre coperti di neve e ghiaccio.

Il programma era necessariamente approssimativo e lui ha dovuto adeguare le sue aspettative ogni giorno.

A volte Roeland è stato in grado di raggiungere diverse cime in un solo giorno. Come a Zermatt, dove è un gruppo di Quattromila molto ravvicinati: è riuscito a salirne nove nello stesso giorno.

In bici Roeland ha percorso 1.300 km. Foto: Ben Tibbetts.

La sua giornata più ardua è stata quella in cui è riuscito a concatenare la traversata dal Mischabeljoch bivak, attraverso Taschhorn 4491 m, Dom 4545 m, Dürrenhorn 4034 m per concludere all’accampamento di Täsch. Sette cime in una giornata lunga ed estenuante.

Nelle Alpi, i ghiacciai in scioglimento sono visibili ad ogni passo. Foto: Ben Tibbetts.

Le cose in modo diverso
“Se salgo ai Quattromila non è per me, ma per qualcosa di più grande. Ho deciso di legare il progetto al clima e mostrare alle persone che le cose possono essere fatte diversamente” , riflette Roeland sui suoi social network.

Durante l’impresa, coloro che lo hanno seguito attraverso la rete hanno potuto contribuire attraverso piccole azioni per una vita più sostenibile. Ad esempio lavarsi più frequentemente a 30°, mangiare meno carne, docce più brevi e trasporti più ecologici. Sommando ciascuna di queste decisioni, sono stati risparmiati 16.000 kg di CO2.

Un’altra vetta. Sullo sfondo le Grandes Jorasses. Foto: Roeland van Oss.

Rab, il marchio outdoor che ha supportato Roeland nella sua avventura, è noto per l’utilizzo di tessuti riciclati, piumino riciclato, un rivestimento DWR privo di fluorocarburi e la certificazione RDS nei suoi prodotti.

Climbing4Change si è concluso il 12 agosto 2022, giorno 78°, quando Roeland è salito in cima alla Barre des Écrins in Francia. “Sono contento di averlo fatto. Di mano in mano che il progetto andava avanti, temevo di non farcela. È stata un’estate molto secca e calda con molto pietrisco, che l’ha resa sempre più pericolosa”, ha riconosciuto.

Roeland van Oss, primo olandese e quarto alpinista a compiere quest’impresa sulle Alpi, sta già pensando a un nuovo progetto per il prossimo anno. Probabilmente affronterà una spedizione più a lungo termine assieme a uno dei suoi colleghi, esperto di comportamento.

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82 Quattromila alpini in 78 giorni ultima modifica: 2023-06-21T05:53:00+02:00 da GognaBlog

26 pensieri su “82 Quattromila alpini in 78 giorni”

  1. Comunque nel 2021 Gabriel Perenzoni e Nicola Castagna, 2 Guide Alpine del Trentino, hanno scalato tutti gli 82 4000 delle Alpi in 80 giorni con il progetto AltaVia4000. 
    Il film del viaggio ha vinto il premio città di Monza al Trento Film Festival…
    Gabriel e Nicola sono il 4 e 5 alpinista al mondo ad aver concluso questa grande avventura…. nel 2021 le montagne erano vergini e nel periodo del Covid tutto era chiuso e non tracciato. 
    Poi, il 6 alpinista è Roeland

  2. Mi spiace che sia stata bannata la mia risposta a quel Carlo che, secondo me, è solo un molestatore e non contribuisce mai alle discussioni se non con sparate insensate che si permette di fare perché anonimo

    Si faccia una domanda, si dia una risposta: come mai a volte i miei commenti vengono bannati, mentre non è mai successo che lo siano quelli del SIGN Carlo ???

  3. 23. In effetti è un errore di traduzione. Sul sito della guida parla di “bucato a 30°”, non di lavarsi a 30°.

  4. Fermo restando che tutto ciò che facciamo lo facciamo per il nostro benessere, sicuramente mi fa più piacere sapere che qualcuno si muove in punta di piedi in luogo di salire su un elicottero per “fare l’Etna” – i voli sono aumentati enormemente quest’anno!
     
    Ma illuminatemi: che  significa “lavarsi più frequentemente a 30 gradi” come azione più sostenibile? 

  5. Mi spiace che sia stata bannata la mia risposta a quel Carlo che, secondo me, è solo un molestatore e non contribuisce mai alle discussioni se non con sparate insensate che si permette di fare perché anonimo.

  6. @18 Carlo. Intervengo solo per precisarti che sei “fuori via”. La GA, ai sensi della Legge 6/89, è l’unica figura legittimata dalla legge a farsi pagare per portare altri in montagna (o su terreni simili, oggi diremmo “outdoor”). I relativi corsi e l’attestato finale (colloquialmente paragonato ad una “patente”) NON asseverano la capacità dell’individuo ad andare in montagna, ma la capacità a portarvi altre persone in sicurezza, a tal punto da potersi far pagare per tale servizio. Va da sé che per portare altre persone in montagna, compresi in particolare i neofiti, occorre che la guida sia capace ad andarci anche a titolo personale. E’ vero quindi che una GA è anche un alpinista mentre non è vero il contrario (la storia è piena di grandi alpinisti che, brevetto o non brevetto, non avevano una gran propensione a portare altri in montagna). Dalla capacità della GA di portare altri in sicurezza deriva il diritto a farsi pagare e il dovere delle relative responsabilità.
     
    Il mio discorso, peraltro “provocatorio” (cioè finalizzato a far riflettere a tavolino sul modo assurdo in cui la moltitudine affronta oggi la montagna), della ipotetica patente individuale avrebbe una ratio completamente diversa. Punterebbe cioè a verificare la capacità individuale a sapersi muovere sul terreno, ma soprattutto a saper prendere le decisioni corrette anche prima e dopo il tempo dell’uscita. Nulla a che vedere con la capacità a portare altre persone o anche solo ad insegnare (gratis) ad altri (questi sono gli istruttori per i quali è previsto, almeno in ambito CAI, tutto un percorso con relative patacche…)
     
    Sono intervenuto esclusivamente per correggere un’idea imprecisa che, nonostante le mie mille precisazioni a priori, vedo annidata qua e là, ma si tratta di discorsi che NON c’entrano direttamente con il tema dell’articolo principale (i Quattromila in 78 gg ecc): io penso che non si dovrebbe mai allontanare dal tema principale, sennò si rischia di partire per la tangente e arrivare a parlare di cose che non c’azzeccano con il posto del giorno.  Buona giornata a tutti.

  7. 15. O la tua è pura provocazione, visti i tuoi rapporti idilliaci con Cominetti, o non hai la più pallida idea di cosa stai scrivendo. 

  8. Consapevolmente, corro il rischio di essere considerato un po’ noioso, ma segnalo che la Treccani, per il termine “alpinista” offre il seguente significato: “ Chi pratica l’alpinismo, chi si dedica ad ascensioni alpine”
    Direi che questa definizione “abbraccia” sia le Guide, sia chi pratica l’alpinismo come attività amatoriale. Un “di cui” di tale ensamble è costituito dalle Guide Alpine che praticano tale nobilissima attività in modo professionale, ovvero ne hanno fatto oggetto della loro professione.
    D’altra parte se dicessi a qke Guida di mia conoscenza che non è un alpinista … poi dovrei prepararmi a correre … velocemente …

  9. Beh, nagari non domani, ma seguendo il corso e facendo l’esame…un po’ come le scuola radioelettra. Alpinista è chi scala le montagne, guida alpina è chi ha la patente per farlo…..un mito per chi vuole i patentini per andare al monte

  10. Confesso candidamente di non avere chiara la differenza tra “alpinista” e “guida alpina”. Nella mia modesta comprensione una Guida è anche un alpinista mentre (ovviamente) non è vero il contrario. Se invece aggiungiamo al termine “alpinista” l’aggettivo “dilettante”, allora tutto diventa più chiaro. Oserei dire … “cristallino” …

  11. “Guida alpina si diventa spendendo 20mila euro. Alpinista si diventa scalando le montagne.”
     
    Stando cosí le cose, io domani spendo ventimila euro e divento guida alpina.
    O no?

  12. Guida alpina si diventa spendendo 20mila euro. Alpinista si diventa scalando le montagne.

  13. Il mio collega Massimo Medina non ha realizzato nessuna “impresa” ma ha semplicemente fatto il suo lavoro. Comunque da diversi commenti vedo che molti non si rendono conto della differenza che c’è tra il fare l’alpinista e la guida, che è innanzitutto un alpinista.
    Ma questo è un dato di fatto da lungo tempo.

  14. Comunque le vie normali, di certo non tutte sono comunque di livello, non le può fare uno pseudo alpinista , come se ne vedono tanti, e spesso non ritornano. 

  15. Il video cmq è palloso da morire. Senza musica e tutto in olandese. Se carcava una diffusione non limitata al Pese dei tulipani, forse una versione in inglese poteva essere opportuna (o anche solo dei sottotitoli se, nonostante lo sponsorao, aveva problemi di budget …).

  16. @9. Concordo. Due belle imprese. Da tenere presenti … per una prossima vita.

  17. Ma andarsene in montagna per i fatti propri, senza sponsor, senza pubblicità, senza Facebook…
     
    No, eh?

  18. @8 E’ vero anche che farlo con un cliente – a quanto è scritto – non è la stessa cosa che farlo da soli, dove si ha molta più libertà di fare… soprattutto un professionista che fa questa cosa magari anche sponsorizzato da qualcuno

  19. Cominetti … “a cà mia” (come si dice qui) 78 giorni sono un po’ meno di 365 … se la matematica non è ancora diventata un’opinione ….
    E comunque onore anche alla Guida di Arona (io sono anni che sono “inchiodato” ai miei 19 “four thousand” … boja faus …? …).

  20. Bosco, visto che sei piemontese, ti informo che un mio collega guida alpina di Arona anni fa ha salito tutti i 4000 delle Alpi con un cliente in meno di un anno.
    È proprio vero che l’erba del vicino è sempre più verde.
     
    Sull’iniziativa dell’articolo non ho molto da dire se non che è la solita solfa. Se l’olandese si è divertito sono contento per lui.

  21. Dal mio punto di osservazione mi sembra di vedere che molto spesso anche le persone che attuano uno stile di vita sintetizziamo ” ecologico ” si sentono ancora sintetizzando ” a posto ” . Il pensiero ricorrente ” sei tu individuo il responsabile” che viene ormai da lontano sul molteplici argomenti , impedisce il salto di livello. Tu abbassi il riscaldamento in casa tua , ma vai in macchina a lavorare perchè i mezzi pubblici sono inesistenti o penosi ( vedi treni nord , però i soldi vanno spesi x la tav )  Non vediamo le molteplici guerre nel mondo di cui occidentali siamo nella maggior parte responsabili diretti o indiretti. Quanta Co2 producono e che salto culturale impediscono ? Quindi , va bene lavorare sui propri comportamenti , ma è molto importante riuscire ad aver presente la globalità della problematica.Purtroppo e non mi riferisco al Gognablog gli articoli ricorrenti hanno sempre il medesimo taglio

  22. L’articolo come tanti altri che vanno per la maggiore si muove sempre nella medesima direzione, un invito a tutti a cambiare le proprie abitudini x dare un contributo alla salvaguardia del pianeta.
    Niente da dire in merito , ma la cosa avrà una speranza di funzionare se innescherà un’idea di cambiamento radicale della società . Senza ridurre le disuguaglianze sia interni ai vari stati sia fra i gli stati stessi non penso si possa andare da nessuna parte. É chiaro che l’idea stessa di capitalismo è contro tutto questo e non chiamerà a raccolta tutte le sue menti più raffinate x uno studio che ne decretasse la fine. Se ci pensate chiamati a raccolta tutti i maggiori esperti mondiali per lo studio del cambiamento climatico e nessun bisogno di studiare quale tipo di società permetterebbe la messa in opera dei cambiamenti richiesti. Suona strano direi. L’argomento è complesso e mi scuso in anticipo se sono stato poco chiaro

  23. Il Paese di provenienza di questa Guida sarà pure “basso”, ma questi nordici hanno una marcia in più. non mi riferisco tanto agli aspetti prettamente alpinistici (credo che abbia usato spesso o forse sempre vie “normali” di salita), quanto all’insieme dell’iniziativa compresi quindi gli spostamenti “sostenibili” e gli aspetti di comunicazione (es. creazione del progetto, etc.).Spiace un po’ dirlo (sta cosa della marcia in più) ma a l’è parej (“è cosí”, come si dice qui al NO).

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