Acqua, sfruttandola al meglio diremmo addio alla fame

Le risorse idriche mondiali sono sufficienti per un’adeguata irrigazione utile a sfamare 840 milioni di persone in più. Ma bisogna investire nei Paesi poveri.

Acqua, sfruttandola al meglio diremmo addio alla fame
di Corrado Fontana
(pubblicato su valori.it il 25 maggio 2020)

Investendo per garantire alle colture un’adeguata irrigazione anche nei Paesi dove l’economia è più fragile potremmo dare da mangiare fino a 840 milioni di esseri umani in più rispetto ad oggi. Almeno il 15% delle terre coltivate del Pianeta subisce infatti una carenza idrica non dovuta a vincoli idrologici (le risorse di acqua rinnovabile sarebbero cioè fisicamente disponibili). Dietro ad essa, una mancanza di capacità economica e istituzionale a sfruttarle. Se irrigassimo debitamente questi territori potremmo invece aumentare la produzione alimentare globale dal 6 all’8%. Un rimedio concreto per evitare l’espansione agricola negli ecosistemi naturali.

Scarsità globale di acqua in agricoltura – Fonte: “Global agricultural economic water scarcity”, aprile 2020

A fornire questa scomoda verità è un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano, dell’University of California di Berkeley e dell’Università di Amsterdam.

Il filone d’indagine era già battuto da qualche anno. Gli analisti lo hanno approfondito, in uno studio (Global agricultural economic water scarcity) pubblicato sulla rivista Science Advances. Nel documento si dimostra che sulla Terra c’è acqua per coltivare altri 140 milioni di ettari di superficie. Tuttavia, questa opportunità preziosissima si scontra anche con la cosiddetta “scarsità di acqua economica in agricoltura” (EWS, economic water scarcity). La carenza è quindi il vero freno all’eradicazione globale di fame e malnutrizione sul pianeta e non ha cause di carattere climatico né tecnologico.

183 milioni minacciati dalla fame e dal coronavirus
Per comprendere la portata dello studio, va ricordato che fame e malnutrizione colpiscono ancora oltre 800 milioni di persone, nonostante la lotta a queste piaghe sia tra i principali obiettivi delle Nazioni unite per il 2030.

Ancora alla fine del 2019 ben 135 milioni di persone in 55 Paesi e territori risultavano essere esposte a insicurezza alimentare acuta, ricorda l’ultimo rapporto della Rete globale contro le crisi alimentari (GNFC). E il numero cresce fino a 183 milioni se si considerano gli individui classificati in stato di “stress”, che potrebbero facilmente peggiorare la propria condizione in caso di emergenze come l’attuale pandemia da coronavirus.

I numeri aggiornati su fame acuta e malnutrizione. Fonte: Global Network Against Food Crises, aprile 2020

Lo scenario sembra già assai vicino all’attualità se pensiamo che 73 dei 135 milioni di persone “a rischio”, ovvero ben più della metà, vive in Africa, dove il CoViD-19 si sta diffondendo in un quasi totale silenzio di dati e cronache. Quel che resta del totale è suddiviso tra i 43 milioni di Asia e Medioriente e i 18,5 milioni di America Latina e nei Caraibi.

Acqua per colmare il deficit, ma sostenibile
Osservando la mappa pubblicata nello studio, si scopre che la gran parte delle aree nelle quali è determinante il fattore della scarsità di acqua economica si estende su due fasce continentali longitudinali. Dove si trovano? Proprio in Africa e nella regione euroasiatica.

«Questo dato – spiega professoressa Maria Cristina Rulli, alla guida del gruppo del Politecnico – è tanto più rilevante quando riguarda Paesi in via di sviluppo, dove incide pesantemente rispetto alla scarsità fisica di acqua, e dove è ancora possibile produrre di più, chiudendo il cosiddetto gap agricolo. I Paesi del Nord del mondo, che hanno avuto i benefici della green revolution, godono di un’agricoltura che produce quasi al massimo di quanto potrebbe. Al contrario ci sono zone del mondo dove ancora agricoltura e produzione sono migliorabili».

Scarsità di acqua economica in agricoltura – Fonte: “Global agricultural economic water scarcity”, aprile 2020

Per cogliere la possibilità di miglioramento, serve un’irrigazione che colmi l’eventuale deficit idrico delle piante. Ma non a tutti i costi, dal momento che 2,23 miliardi di persone si alimentano grazie a usi insostenibili delle risorse di acqua blu. E questo è un altro degli aspetti decisivi indagati dalla ricerca. Con i giusti investimenti finanziari si può garantire acqua blu rinnovabile sufficiente per la produzione agricola sul 15% di terra irrigata in più ma senza minare i flussi idrici ambientali e gli stock di acqua dolce. Non solo: così facendo – conclude Rulli – potremmo anche «venire incontro abbondantemente ai bisogni alimentari di chi è malnutrito».

5 Paesi da irrigare, cibo per 650 milioni di persone in più
I due terzi delle terre coltivate soggette a scarsità di acqua economica si trovano nell’Africa subsahariana, nell’Europa orientale e nell’Asia centrale. Un intervento mirato avrebbe effetti differenti su ciascuna area. In Africa, l’espansione dell’irrigazione, con l’adozione di pratiche sostenibili, consentirebbe, ad esempio, di avere cibo a sufficienza per nutrire da 189 a 235 milioni di persone in più, determinando un incremento del consumo di acqua per questo scopo compreso tra il 24 e il 96%. In Europa orientale e in Asia centrale garantiremmo nutrimento per almeno altri 300 milioni di persone, fino a un massimo di 417.

La mappa della fame 2019 – Fonte World Food Programme. Clicca per ingrandire.

«Massimizzare la produzione agricola espandendo l’irrigazione su terreni coltivati con scarsità d’acqua economica aumenterebbe di almeno un terzo l’attuale produzione calorica totale in 19 Paesi a basso reddito», precisano gli scienziati. Ma è da cinque nazioni che giungerebbe circa la metà dell’aumento della produzione calorica globale associata all’espansione dell’irrigazione su terreni coltivati con scarsità idrica: Nigeria, Ucraina, Russia, Romania e Kazakistan.

La sola Nigeria, che ha una popolazione in rapida crescita, risolvendo  il problema della scarsità d’acqua, potrebbe alimentare quasi cento milioni di persone in più. Ucraina, Russia e Romania produrrebbero calorie utili a nutrire – rispettivamente – fino a 119, 88 e 39 milioni di individui aggiuntivi.

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Acqua, sfruttandola al meglio diremmo addio alla fame ultima modifica: 2020-09-30T04:56:53+02:00 da Totem&Tabù

3 pensieri su “Acqua, sfruttandola al meglio diremmo addio alla fame”

  1. 3
    Carlo Crovella says:

    Il tema è molto più intricato. Infatti a causa dell’inquinamento (concedetemi questa generalizzazione un po’ imprecisa) si ridurranno prospetticamente le falde acquifere potabili, o cmq non inquinate, a parità di acqua totale presente sul pianeta. Sempre meno acqua “utile” per noi. L’altra estate, ben prima del covid, ho assistito ad una presentazione di un libro di Gustavo Zagrebelsky (il costituzionalista di fama, è stato anche Presidente della Corte Costituzionale): il dibattito è arrivato anche a temi quali l’eventuale scarsità di acqua (nonchè di aria respirabile, cioè quella sopra alle rare terre non inquinate), tutti elementi per i quali potrebbero scatenarsi guerre mondiali anche di stampo nucleare, magari con miliardi di vittime. Come dire che, se non ci penserà la specie umana ad autocontrollarsi e a ridurre i suoi consumi, avremo ben due meccanismi contro: 1 la natura che “limerà” la specie umana con eventi quali tsunami, tornado, inondazioni, epidemie ecc e 2 gli stessi essere umani, che si distruggeranno come in un film di fantascienza. Non siamo tanto distanti da ipotesi del genere. Per cui conviene seguire le due cose che da tempo descrivo (1 prospetticamente un solo figlio, cosa che accompagna la dinamica demografica verso un ridimensionamento intorno ai 5 mdl totali e 2 ridurre l’attuale stile di vita, riconvertendolo verso livelli infinitamente meno consumistici), perché il consumo forsennato di risorse, idriche ma non solo, porta implicitamente con sé il rischio di catastrofi incontrollabili.

  2. 2
    Antonio Arioti says:

    Sono d’accordo, pensare che si possa continuare a figliare senza sosta, in aggiunta al fatto che si muore sempre più tardi, sfruttando al meglio le risorse naturali è come credere che gli investimenti azionari o i prezzi delle case possano crescere all’infinito.
    I principi economici rimangono validi, è una questione di domanda e offerta. Se la popolazione mondiale continua ad aumentare continuerà ad aumentare la domanda di qualsiasi cosa ma il problema è che l’offerta del nostro pianeta è limitata.

  3. 1
    Geri Steve says:

     
     
    E L’INQUINAMENTO DEMOGRAFICO?
     
    Il grande balzo culturale del rinascimento e poi dell’illuminismo è stato possibile perchè nobili ricchi si dilettavano di scienza o supportavano artisti e scienziati. Poi a supportarli sono subentrate istituzioni pubbliche e imprese private.
     
    Come ex ricercatore del CNR di un paese che è diventato sempre più avaro nel finanziare la ricerca scientifica ho subito anch’io la forte spinta a dedicare tempo ed energie a ricercare finanziamenti per la ricerca scrivendo progetti invece che dedicare tempo ed energie alla ricerca. Ormai in Italia, specialmente per i più giovani, il primo passo per poter svolgere attività scientifica sta diventando quello di reperire i fondi. Ricercatori di scienza o ricercatori di finanziamenti ?
     
    Se criminalizzassimo chi lo fa, criminalizzeremmo quasi tutti i ricercatori del mondo che non siano talmente ricchi da potersi mantenere e pagarsi le ricerche o che siano altrimenti garantiti. Però si pone il problema se certi tipi di ricerca nascono per interesse scientifico, per risolvere problemi sociali, oppure per reperire finanziamenti. Per il ricercatore che propone progetti di ricerca questo diventa un problema etico, ma alcuni non sono coscienti del loro ruolo e non si pongono il problema e allora può accadere che i fini giustifichino i mezzi, nel senso che “i finanziamenti giustifichino la ricerca” senza preoccuparsi delle sue conseguenze.
    Se ne è discusso più spesso a proposito di ricerche che hanno applicazioni militari o di sorveglianza e controllo delle popolazioni.
     
    Io sono convinto che sia difficilissimo vivere in pace con la natura su una terra sovrapopolata come lo è adesso e che sia impossibile se la sovrapopolazione aumenta ulteriormente e se non si ferma la corsa allo sviluppo senza limiti. Sono quindi convinto che il papà di tutti gli inquinamenti, il primo e il più gravemente irreversibile, sia l’inquinamento demografico.
    Perciò sono molto preoccupato quando leggo che: “potremmo dare da mangiare fino a 840 milioni di esseri umani in più rispetto ad oggi”.
     
    Quando leggo che la “scarsità di acqua economica in agricoltura… è il vero freno all’eradicazione globale di fame e malnutrizione sul pianeta” mi viene da pensare che non si possa eradicare assolutamente alcun malanno se non si controllano le nascite.
    Quando leggo o sento che i migranti muoiono in mare penso che sono vittime dell’eccessiva espansione demografica nei loro paesi che toglie ogni prospettiva ai giovani intraprendenti.
     
    Quando leggo che “si dimostra che sulla Terra c’è acqua per coltivare altri 140 milioni di ettari di superficie” e contemporaneamente che quelle innovazioni sarebbero “un rimedio concreto per evitare l’espansione agricola negli ecosistemi naturali” sento puzza di truffa e di progetti che sono socialmente nocivi ma che servono bene per avere finanziamenti e poi a sviluppare ulteriormente l’agricoltura, al di là di ogni limite naturale.
     
    Geri
     

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