Una montagna sempre vilipesa e oltraggiata dalla politica dei Sindaci del nostro amato Gran Sasso (Pasquale Iannetti).
Al peggio non c’è mai fine – 2
(lettera aperta)
di Pasquale Iannetti
(continua da)
Pietracamela 23 settembre 2026
al Sig. Sindaco del Comune di Pietracamela – Dott. Antonio Villani
al Sig. Sindaco del Comune di Isola del Gran Sasso – Dott. Gianmarco Di Marco
Ci troviamo di fronte a Sindaci “sceriffi” che, invece di fare il proprio dovere, emettono “Ordinanze di divieti e di chiusure e che poi che vengono tenute in vigore anche dopo anni ed anni”.
I casi più eclatanti sono quelli riguardanti i Sindaci di Pietracamela e di Isola del Gran Sasso che hanno emesso due ordinanze di chiusura. Il primo quella della ferrata dei “Ginepri” ed il secondo quella del Bafile.
Ordinanze inutili, in quanto la ferrata dei Ginepri e quella del Bafile, realizzate nello stesso periodo e dalle stesse maestranze, sono nella stessa situazione di tutte le altre ferrate. Non ci sono infatti pericoli seri che potrebbero portare gli utenti a rischiare nell’utilizzare le attrezzature, corde di acciaio e scalette.
Ma allora, dov’è il problema?
Per dovere di chiarezza nei confronti degli utenti delle ferrate facciamo un po’ di precisazioni sulla storia delle ferrate.
Nel 2009, l’Ente Parco finanziò la ristrutturazione delle ferrate ed impegnò una spesa di 74.886,25 euro. I lavori purtroppo, realizzati da una impresa locale, furono eseguiti in molto anomalo in quanto le tenute dei cavi si spezzavano a seguito delle sollecitazioni ricevute.
A seguito di ciò, anni dopo, l’’Ente Parco ed il CAI regionale spesero due milioni e cinquecento mila euro del PAR SFC 2007-2013. Linea di azione I.3.3 a. Sistemazione e valorizzazione di parte della rete sentieristica, delle ferrate e dei rifugi del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
L’importo complessivo per i nuovi interventi sulle ferrate ammontava a € 451.170,82 (quasi mezzo milione di euro).
N.B. In dieci anni per fare gli stessi lavori la somma si è quintuplicata.
Si fanno i lavori di sostituzione dei cavi e delle scalette, passano gli anni e le ferrate vengono tutte utilizzate senza che esse fossero collaudate. Il collaudo delle stesse, esclusa quella del Centenario che stranamente non viene ristrutturata, viene effettuato dall’ingegner Massimo Marini il 28 ottobre 2021.
Tutti sanno che da anni le ferrate tutte del Gran Sasso: la Ventricini, la Danesi, la Ricci, quella del ghiacciaio del Calderone, della via Normale al Corno Grande e quella del bivacco Bafile hanno un identico problema. Alcuni fittoni che reggono le corde fisse e le scalette hanno perso la coesione con la resina e si muovono. Da qui a sostenere che sono pericolose ce ne vuole. Alcune corde d’acciaio sono sfilacciate in alcuni tratti e soprattutto nei punti di tenuta dei morsetti. Problemi questi che dovrebbero essere risolti dal buon senso di chi ha commissionato le ferrate ovvero dall’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ed dal CAI regionale.
Faccio presente al riguardo che il sottoscritto, in data 13 settembre 2017 inviava una nota al Presidente dell’Ente Parco, al Sindaco del Comune di Pietracamela ed al direttore dei Lavori in cui sollevavo alcune problematiche della ferrata Ricci e di quella che scende al ghiacciaio del Calderone.
In data 9 marzo 2018, ovvero un anno dopo, facevo rilevare alcune incongruenze e difetti delle ferrate. In particolar modo osservavo la fuoruscita ed il piegamento di un fittone in quella che porta al bivacco Bafile. Facevo notare anche che i cavi in alcuni punti erano sfilacciati e che nella parte terminale mancava il cappuccio di plastica che serve a evitare che la corda formi un groviglio particolarmente dannoso per i fruitori. Facevo anche presente che la distanza tra i gradini della ferrata Danesi era troppo alta.
Anni dopo, i Carabinieri del Corpo Forestale dello Stato di Assergi e la Guida Alpina Agostino Cittadini (R.U.P. Responsabile Unico del Progetto delle ferrate), ricevevano una segnalazione da una mia amica, la signora Alessandra Aiudi, inviata il 19 agosto 2025:
Da: Alessandra Aiudi <alessandraaiudi@gmail.com>
Data: 19 agosto 2025 alle ore 15:35:19 CEST
A: sonja.placidi@carabinieri.it
Oggetto: Ferrata Ginepri
Spettabile sig.ra Placidi,
Mi gira il suo riferimento la Guida Alpina Cittadini a cui mi ero rivolta credendo che ancora fosse il referente per la manutenzione delle ferrate del Gran Sasso.
Mi dice che il contratto non è stato rinnovato e la manutenzione di fatto non viene effettuata.
Il 17 agosto 2025 ho percorso la ferrata Ginepri e, nel tratto finale lato Corno Piccolo, ci sono 6 punti con il cavo sfilacciato. In alcuni è stato messo nel nastro americano, ma è già logoro.
La ringrazio anticipatamente confidando nell’intervenuto.
Alessandra Aiudi
Se i Sindaci in oggetto, invece di chiudere irrimediabilmente le due ferrate avessero chiesto il parere di consiglieri comunali esperti di montagna (e i due Comuni ne hanno) non saremmo qui a disquisire. Sarebbe bastato che l’Ente Parco avesse chiamato la ditta che ha eseguito i lavori, intimandole di provvedere ad una riparazione provvisoria ovvero a rimettere i fittoni con la resina e i cavi d’acciaio sfilacciati e proteggerli sempre provvisoriamente con un nastro da idraulica. Difformità e vizi dell’opera – articolo 1667 c.c. (R.D. 16 marzo 1942, n. 262).
Nel frattempo l’Ente Parco chiamato il responsabile della ditta ed il R.U.P. incaricato, la Guida Alpina Agostino Cittadini, avrebbero preso in esame la situazione delle corde e la loro eventuale sostituzione nel periodo autunnale o di inizio estate 2027.
Concludo, invitando i due sindaci a fare il proprio dovere ed a prendersi le proprie responsabilità.
Il sindaco di Isola revochi l’0rdinanza di divieto di accesso alle aree sottostanti il Paretone del Gran Sasso in vigore da venti anni. Ricordo a quelli che hanno la memoria corta che nell’estate del 2006 una massa enorme di roccia si staccava dal 3° pilastro della vetta Orientale ed il solerte sindaco di Isola del Gran Sasso, Fioravante Di Giacinto, emetteva una Ordinanza, la n. 35 del 25.08.2006 nella quale intimava la interdizione alla frequentazione dell’intera area.
Nello stesso anno, il sindaco di Pietracamela, Giorgio Forti, dopo aver ricevuto una segnalazione falsa da un passante in cerca di notorietà, emetteva una ordinanza, la n. 4 del 4 ottobre 2006 di interdizione alla frequentazione della val Maone. Ordinanza anch’essa da vent’anni ancora in vigore nonostante il fatto che, recentemente, un geologo abbia dichiarato che non ci sono pericoli di sorta e che il distacco è di dimensioni tali da non arrecare alcun problema agli escursionisti.
Ricordo anche al Sindaco di Pietracamela, che è a conoscenza della situazione, che sia la strada che porta alle cascate del Rio Arno che la parte alta del sentiero stesso sono a rischio. Nonostante una mia segnalazione di due anni fa, non è stato fatto nulla per bonificare la parte alta dei due versanti dove ci sono ancora massi instabili che potrebbero cadere da un momento all’altro.
Il pericolo è ancora incombente con buona pace del Sindaco Villani.
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Poi come spesso succede, la gente va ugualmente ma in caso di incidente l’amministratore non può essere colpevolizzato perché lui aveva chiuso e la responsabilità è di chi non ha rispettato il divieto.
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Esatto , da qui le derive “prudenzialiste” dei sindaci e una visione deterministica della magistratura secondo la quale le variabili legate all’imponderabile vengono automaticamente azzerate, e tutto viene ricondotto solo alle decisioni “esiziali” dei capigita ed in cui esiste solo un comportamento personale che causa incidenti in montagna ed uno che non ne causa.
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Probabilmente se sotto la frana che ha coinvolto le tofane la settimana scorsa fosse rimasto un gruppo di alpinisti , qualcuno avrebbe avuto da ridire su “errori di conduzione del gruppo”.
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Il fatto che non esistano in genere comportamenti a rischio zero non rientra nello schema.
La tendenza a emettere ordinanze di chiusura per sentieri, aree, ferrate, etc a fronte di ogni problema è anche frutto della tendenza giudiziaria a cercare sempre un colpevole terzo per ogni incidente che capita. Si è perso sempre più il concetto di responsabilità personale.
Poi come spesso succede, la gente va ugualmente ma in caso di incidente l’amministratore non può essere colpevolizzato perché lui aveva chiuso e la responsabilità è di chi non ha rispettato il divieto.
Più complicata la situazione delle guide che non possono certo infrangere i divieti portando persone.