Alberi e parassiti

Un’invasione abnorme di bostrico ha colpito il Triveneto e altre zone montuose del nord colpite da un caldo da record. Uno dei motivi è anche il taglio selvaggio delle piante. Quali rimedi adottare.

Alberi e parassiti
di Luigi Casanova
(pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 5 luglio 2022)

Un’infestazione abnorme di bostrico (Ips thypographus) ha colpito il Triveneto. Il bostrico è fisiologico nelle foreste di conifere, specialmente quelle a prevalenza di abete rosso, coetaneiforme, monospecifico o biplano; è un parassita naturale con il quale nelle Alpi e non solo si è sempre convissuto. Le piante si difendono fino a quando il numero di insetti è ridotto, reagiscono liberando resine. Quando sono in sofferenza, per siccità, età, violenta esposizione alla luce, il bostrico prende il sopravvento.

E’ necessario portare attenzione alle diversità sociali, politiche ed economiche dei territori interessati dalla tempesta Vaia del 2018 ed alle azioni conseguentemente intraprese (tralasciamo Friuli, Lombardia e Liguria perché meno coinvolte, fra tutte tre un milione di mc. di schianti, poco più).

A Bolzano la proprietà pubblica di foresta è ridotta, 34%; la proprietà è privata, dei masi, non eccessivamente frazionata, quindi più appetibile nella resa economica. La Provincia autonoma di Bolzano da subito ha versato 9 euro per mc. di legname schiantato ad ogni proprietario. A Bolzano, 1.200.000 mc. di schianti, il bostrico è appena presente in quanto non ha avuto modo di diffondersi perché privati e Provincia sono subito intervenuti nel rimuovere gli schianti. Previsto bostrico attorno ai 300.000 mc. di attacco, se non smentito dalla perdurante siccità, non oltre.

In Trentino, 3.400.000 mc. di schianti, boschi al 90% pubblici, tutto è stato lasciato andare in quanto la Provincia ha bloccato comuni e regole feudali perdendo due anni, la rimozione degli schianti è tutt’ora in atto. Nei due anni 2022 e 2023 è previsto un assalto di bostrico su oltre 4 milioni di mc.

In Veneto, 3.600.000 mc. di schianti, tutto allo sbando escluso il Comelico e la Marcesina, boschi per lo più privati; spezzettamento delle proprietà, costi eccessivi, inefficacia della Regione Veneto perché il corpo di polizia forestale dello Stato non esiste più (confluito nei Carabinieri), il legname è ancora a terra. Previsto bostrico oltre i 4 milioni di mc.

Trento e Venezia (come Friuli e Lombardia) avendo ritardato il recupero degli schianti di due anni hanno lasciato a terra le piante ancora verdi, in succhio con parte dell’apparato radicale, che hanno fatto da esca per l’insetto. La siccità 2022 acuirà il problema perché le piante rimaste saranno ancor più in sofferenza, il bostrico invece di due generazioni ne darà vita a tre. Una si è già sviluppata a maggio (doveva avvenire a metà giugno) e l’altra è in corso, la prossima si avrà alla ripresa vegetativa autunnale, fine agosto primi di settembre, a meno che non intervenga un freddo improvviso per più notti. E’ più probabile arrivi una nuova Vaia viste le temperature delle acque del Mediterraneo.

Previsioni
Laddove si sono verificate tempeste di vento in montagne simili alle nostre -Austria, Svizzera, Francia Ovest- il bostrico ha attaccato oltre il 30% della quantità di legname schiantato, su un milione di mc. Sono stati attaccati dal parassita 3/400.000 mc., ovunque; in provincia di Bolzano l’attacco riguarda meno del 20% degli schianti; in Trentino e Veneto si preannuncia una nuova Vaia, oltre il 100% di quanto schiantato sarà distrutto da bostrico, nuova catastrofe quindi, quanto visto finora purtroppo è poco. Ci saranno nelle due realtà oltre 7 milioni di piante da abbattere entro il 2023. La siccità in corso ha ulteriormente indebolito il bosco, la capacità di resistenza delle piante.

Va tenuto presente che in Italia c’è carenza di manodopera, non si riesce ad intervenire diffusamente. Costi altissimi, pochi boscaioli, se si esclude Bolzano nessun aiuto ai proprietari e ai boscaioli (o troppo poco). Nell’immediato futuro, già oggi, Comuni e Regioni dovrebbero potenziare le squadre pubbliche stagionali di lavoro nei boschi. Per creare professionalità nuove, acquisire le costosissime macchine, fare formazione, ritornare al Corpo forestale dello Stato. Avremo quindi non più boschi verdi, ma rosso fuoco.

Piantumare? Meglio di no, o perlomeno solo laddove vi sono problemi idraulici e di sicurezza idrogeologica o valanghiva. In tante fasce altitudinali è finita l’epoca dell’abete rosso (non ovunque, in natura mai generalizzare).

Si deve lasciare che sia la natura a scegliere cosa debba crescere, quali specie siano più idonee a questo specifico momento climatico, a quella determinata situazione di fertilità dei suoli o meno, a quella esposizione o meno alla luce, alle erosioni delle acque. Piantumare artificialmente è una scempiaggine scientifica e naturalistica. Si tenga presente che laddove si piantuma per necessità le piantine vanno poi seguite per 4/6 anni con taglio delle erbe ed accurata gestione, altrimenti l’80% di queste muoiono e comunque muoiono ugualmente fra il 40 e il 60% di quelle messe a dimora. Va messo in conto anche il lavoro “scientifico” fatto dai cervi, dove passano non rimane una pianta giovane.

Dove e cosa si piantuma? 
Cambiando specie ovviamente, basta abete rosso. In Baviera, nella bassa Austria, nel Massiccio Centrale francese si piantuma douglasia, a rapida crescita, ma solo per motivi economici. Conifere delicate che mal sopportano i venti, mai più abeti rossi in alta quota, dove possibile faggio, rovere, acero montano, larice. Esperimenti svizzeri dopo le tempeste Vivian e Lhotar, 1990 e 1999, hanno dimostrato che laddove si è lasciato fare alla natura le nuove piante hanno superato quelle delle superfici piantumate, il bosco giovane è più bello, multiplano e biodiverso. Queste sono osservazioni dirette del sottoscritto, accompagnato da esperti locali e docenti universitari.

Fin dal dicembre 2018 abbiamo iniziato ad avanzare proposte, riuscendo a convincere l’allora governo ad istituire sul tema Vaia una commissione nazionale che doveva dettare le linee di azione ed accelerare i processi di recupero e vendita del legname. In un documento di 18 punti avevamo letto Vaia come una opportunità; siamo stati bloccati dai leghisti allora al governo e specialmente dalla gamba tesa di Luca Zaia.

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Alberi e parassiti ultima modifica: 2022-09-18T05:17:00+02:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Alberi e parassiti”

  1. 3
    agh says:

    Osservo attacchi di bostrico laddove in precedenza (prima di Vaia) nelle stesse zone  c’erano stati tagli. Osservo ulteriori tagli di alberi sani vicino a quelli bostricati già arrossati, e quindi con il bostrico già volato via: si apre quindi una ulteriorie ferita nel bosco in zone con le piante già stressate dai tagli, dal bostrico e quindi dalla siccità. Quale sarà il risultato l’anno prossimo con queste ferite nel bosco sempre più grandi? Questi tagli sono decisi da tecnici comunali, non so con quanta competenza, lo scopo prevalente sembra quello economico per i comuni. Pare incredibile che si continui a tagliare  alberi sani con milioni di alberi caduti per Vaia. Molti sindaci non sembrano insensibili alle pressioni delle imprese boschive, che devono comunque pagare le rate di mezzi giganteschi comprati per l’esbosco che richiedono sempre più nuove strade “camionabili” nei boschi per potersi muovere. E anche lì si taglia allegramente. Si fanno nuove strade anche in quota, dove non ci sono boschi e quindi neppure schianti. Pare anche incredibile che coi milioni di alberi caduti il prezzo della legna da ardere e del cippato sia aumentato alla stelle invece che diminuito.

  2. 2
    Massimo Silvestri says:

    C’è un problema ancora molto, molto più serio del bostrico: dopo la siccità e l’estate caldissima i boschi di media quota di latifoglie miste (faggi, carpini, frassini, betulle …) erano in perdita foliare già da inizio agosto. Passando nella bassa Valcamonica a metà agosto i boschi nei versanti esposti (da est a ovest passando per il sud) erano tutti marroni, un autunno anticipato!
    Cosa accadrà la prossima primavera? Saranno tutti alberi secchi oppure metteranno ancora le foglie e si riprenderanno? La cosa è fondamentale perchè la fissazione del carbonio atmosferico è opera soprattutto di alcune specie di latifoglie (querce, ad esempio ….) ed i boschi di media quota (da 500 a 1500 m) sono soprattutto di latifoglie …
    https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00003800/3886-rapporti-02-21.pdf
    https://foresta.sisef.org/contents/?id=efor3928-018&lang=it
    C’è qualcuno tra i lettori del blog che ricorda cosa è successo dopo la siccità del 2003?
    Saluti.
    MS

  3. 1
    antoniomereu says:

    Disastro naturale quindi  doppio +  quello politico = disastro umano. Con  bancali di legna da ardere a 300 € quasi al doppio dello scorso anno e schianti a terra intoccabili perche’ p.p. o demaniali in attesa di scelte che dopo 4 anni.!mai arriveranno ,il quadro boschivo è chiaro e amaro da guardare e frequentare.

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