Qui sotto una notizia che dà seguito ai nostri due articoli Un errore non perdonato (3 gennaio 2025) e Alla ricerca di qualche colpevole (20 agosto 2025), cui rimandiamo per ogni dettaglio.
Ancora alla ricerca di qualche colpevole
Dopo la presentazione (24 febbraio 2025) dell’esposto alla Procura di Teramo per l’incidente fatale a Perazzini e Gualdi, “per accertare che sia stato fatto tutto il possibile nei confronti loro”, il 30 gennaio 2026 è stato reso noto che la Procura ha depositato la richiesta di archiviazione perché “le condizioni meteo estreme avrebbero reso impossibile un intervento di soccorso efficace e non sarebbero emerse responsabilità penali nei soccorsi”.
I familiari di Luca Perazzini, 42 anni, e Cristian Gualdi, 48, gli alpinisti di Santarcangelo morti nel dicembre 2024 durante un’escursione sul Gran Sasso, contestano la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla loro morte. Attraverso gli avvocati Francesca Giovanetti e Luca Greco chiedono che venga approfondita l’eventuale responsabilità di terzi nel tragico incidente. L’indagine della Procura di Teramo riguarda un delegato di zona del Soccorso alpino abruzzese, indagato per omicidio colposo.

I due amici erano rimasti bloccati in quota dopo essere scivolati in un canalone e i soccorsi furono complicati dal maltempo che per giorni interessò la zona. Secondo la Procura non emergono responsabilità penali e per questo è stata chiesta l’archiviazione. Una conclusione respinta dai legali delle famiglie, che evidenziano due punti critici. Il primo riguarda il mancato impiego dell’elicottero militare “Caesar”, velivolo progettato per operare anche in condizioni meteo difficili.

Per gli inquirenti la tormenta avrebbe comunque impedito il volo, ma la difesa chiede una perizia tecnica indipendente per verificare se l’intervento fosse davvero impossibile. Il secondo nodo riguarda un possibile errore nelle coordinate comunicate dai due alpinisti. Secondo i legali, durante il passaggio di informazioni dal 112 al 118 sarebbe stato commesso un errore nella conversione dei decimali, che avrebbe alterato l’area di ricerca causando ritardi nell’avvio dei soccorsi. La Procura ha invece escluso responsabilità per il repentino peggioramento del meteo e per una segnaletica errata presente sul passo, ritenuta non collegata al punto della caduta. Ora la decisione spetta al giudice per le indagini preliminari, che dovrà stabilire se archiviare il caso o disporre nuovi accertamenti.
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Giovannino
uno dei commenti sul grande Curnis, che per altro ho conosciuto, è mio. Di articoli di alpinismo su questo blog ne ho scritti diversi. E se per te sono fregnacce, stai sereno non me la prendo.
Enri è sicuramente fuori tema ricordando le salite sul Cervino, ma Giovanni non lo è di meno con il prezzo del gasolio in coda a un articolo sull’incidente in Gran Sasso…
Come era fuori contesto l’intervento #6 di Vittorio Lega, che faceva propaganda pretendendo di non farla, tirando in ballo la separazione delle carriere come possibile panacea alla deriva securitaria.
Cosa che ti ho fatto notare con estrema educazione, caro Vittorio…a meno che tu non voglia considerare ipso facto maleducato chiunque ti contraddica!
Come ti faccio notare che se c’è una denuncia è ovvio che entrino in ballo PM, GIP e giudici e le carriere separate non c’entrano proprio.
Come anche il clima giustizialista e securitario non c’entra con la separazione o meno delle carriere, ma semmai è frutto della legislazione vigente, della cultura e della comunicazione.
Anche se pensando che chi è giustizialista e forcaiolo è il medesimo che vuole la separazione delle carriere, qualche dubbio mi viene…
Non sono “fregnacce”, o almeno non lo sono in assoluto. Evidentemente l’attualità “prende” di più degli spunti prettamente alpinistici.
Per “attualità” mi riferisco principalmente all’attualità della montagna, cioè cose tipo: eventi, polemiche, incidenti. A volte si sconfina ANCHE nell’attualità generale (guerre, riforme costituzionali, leggi ecc). Questa matassa di argomenti (sia collegati direttamente alla montagna che più generale) evidentemente “prende” di più delle questioni prettamente alpinistiche. Non è né giusto né sbagliato: é così e non ci si può fare niente. A me personalm,ente piace molto (e non da oggi, ma da sempre) il concetto che l’andar in montagna, a qualsiasi livello tecnico, rientra in un quadro generale di evoluzione del contesto socio-politico. E’ vero, a livello personale sono molto più interessato a dibattere su temi di attualità (sia di montagna che generale) che a quelli di contenuto prettamente alpinistico, pur essendo io un curioso e attento osservatore tanto del passato quando del presente e del probabile futuro dell’andar in montagna.
Cmq, articoli dal contenuto prettamente alpinistico il Blog li propone eccome, alternandoli a quelli di attualità. Chi è interessato solo ai primi ha tutto lo spazio per commentarli e, quando vede che il tema del giorno rientra più nella casistica dell’attualità, lasci perdere e si metta a fare altro…
Benassi :
Arrampicata e alpinismo???
Ma se non è stato fatto nessun commento sull’articolo di Rosa Morotti, 3 commenti su Mario Curnis (una leggenda vivente), e 1 sulla guida della Sardegna.?
Tu, Crovella e compagni parlate solo di fregnacce!!!
Enti hai fatto bene a scriverlo… Per quanto riguarda il soccorso purtroppo devo dare ragione a crovella.
Sospendere per 5 anni il soccorso e consenso informato implicito ai frequentatori della montagna. Cioè nessuna possibile ripercussione su sindaci, preisori meteo ecc….
Enri e hai fatto bene a scriverlo!!
Se Giovanni si scandalizza può sempre non leggere.
@16
Consapevole di essere andato fuori tema, ma la notizia di queste due salite, una delle due in particolare, mi ha indotto a scriverlo qui, perlomeno per coloro che sono appassionati di montagna. Gogna potrà comunque cancellare i miei commenti per evidente incompatibilità con il presente articolo.
Saluti
@16
Allora diciamo a Gogna di chiudere la rubrica sull’alpinismo e l’arrampicata. I fatti sono altri.
@9 e @13 Caro Matteo, in modi più educati dei tuoi, ti faccio notare che, se c’è un indagato per omicidio colposo, ci sarà comunque e sempre un pm, un GIP e poi eventualmente un giudice. E quindi il mio rilievo c’entra eccome. E mi dispiace che tu non comprenda che non è irrilevante per l’intero mondo alpinistico che un soccorritore sia sotto indagine per fatti come quelli del Gran Sasso: ciò è frutto del clima giustizialista e securitario imperante oggi, e se come cittadini e alpinisti non utilizziamo i pochi strumenti che abbiamo per incidere, dimostriamo davvero poca lucidità, coesione e solidarietà interne, quasi ciascuno pensi che certe cose capitano solo agli altri. Ma non saranno certo le nostre chiacchiere qui a invertire la tendenza.
Enri:
Con il gasolio a 2,5 euro/litro, sai cosa mene faccio delle ripetizioni sul Cervino!!!
Nel frattempo che si discute di colpevoli, bivacchi, cammini, olimpiadi, nei primi giorni di Marzo abbiamo avuto due ripetizioni (invernali) super degne di nota sul Cervino, lato sud e lato nord….perbacco!
Bisogna essere garantisti, finché non si è al potere, ovviamente
“mi sembra che l’inchiesta della procura avesse già prosciolto il soccorso alpino, salvo poi essere di nuovo tirato in ballo “
Appunto.
Quindi il rapporto tra tra giudice, GIP e PM e indipendenza delle carriere tirato in ballo da Vittorio non c’entrano proprio nulla…si chiama tentativo nascosto di propaganda.
Basato su una falsità, mi sembrava di averlo detto chiaramente
per Matteo commento 9: credo che il commento di Vittorio sia riferito purtroppo ala nota vicenda più volte trattata, non certo per una campagna referendaria. Suppongo che lo stesso Vittorio ci spiegherà meglio quello che intendeva dire.
Nel caso specifico cel Gran Sasso, mi sembra che l’inchiesta della procura avesse già prosciolto il soccorso alpino, salvo poi essere di nuovo tirato in ballo dopo la denuncia delle famiglie, da cui sono ripartite le indagini.
@EH: Sí, ma anche no. So che il nostro ospite ha un articolo in preparazione e quindi ne riparleremo meglio, ma da quello che mi sembra di capire la questione dell’ “abbandono” (o dell’andare a cercare soccorso?) non è entrata nelle motivazioni della condanna. Gli elementi di colpevolezza sono stati invece identificati 1) nel non essere tornati indietro, anche quando era chiarissimo che erano di gran lunga in ritardo rispetto al tempi previsti, e 2) nel non aver chiesto l’intervento dell’ elicottero del soccorso, quando questo li ha sorvolati.
Comunque sia la difesa che l’accusa (che aveva chiesto 3 anni) sono ricorsi in appello.
Certo è che questa deriva securitaria implica l’accentuarsi del clima da caccia alle streghe (=ricerca spasmodica di un “responsabile” cui fargliela pagare…), risvolto che stride irreversibilmente sia con il concetto “montagna regno della libertà” (perché ci si dimentica che “libertà” significa “scegliere” e quindi “assumersi la responsabilità delle proprie scelte”), sia con l’altro concetto, forse più romantico e indefinito, che vede l’andar montagna come un qualcosa di nobile, superiore e distaccato dalla quotidianità regolata da principi giuridici. invece, come paventavo già anni fa (suscitando gli strali delle solite vestali del diritto..) si sta andando nella direzione in cui i principali “rischi” di una giornata in montagna non sono nei pericoli oggettivi della montagna, ma in ciò che accade fra esseri umani (sia componenti della combriccola di amici, sia soggetti terzi con cui si entra in contatto, come, nel caso di specie, gli addetti della funivia che “avrebbero dovuto impedire” ai due di proseguire nell’escursione-così si era letto al tempo dell’incidente…). Adesso sono sotto accusa (da parte dei legali dei familiari delle vittime) i tecnici del soccorso alpino, ma sè assurdo far diventare giuridicamente rischioso il ruolo di tecnico del soccorso: è un controsenso perché ci dovrebbe assicurare il soccorso agli alpinisti si trova, giuridicamente parlando, in posizione “rischiosa”…
Arriveremo a veder incriminati i rifugisti solo perché non hanno disincentivano Tizio dalla sua ascensione per le non buone previsioni meteo, oppure Caio per sua evidente inesperienza e ancora Sempronio per inadeguato abbigliamento. O tempora o mores, dicevano gli antichi, ma personalmente questa deriva securitaria io la considero la morte dell’andar in montagna.
Vittorio Lega, lo dico come considerazione culturale slegata da ogni circostanza referendaria, ma hai detto una cazzata o, meglio, una cosa falsa.
In caso di incidente mortale c’è sempre l’apertura di un fascicolo di indagine.
In questo caso c’è stata un chiusura del medesimo e poi l’opposizione con richiesta di perizia tecnica indipendente da parte dei legali dei familiari.
Quindi un chiaro caso in cui il rapporto tra giudice, GIP e PM non c’entra proprio nulla.
Io capisco il voler fare propaganda, ma almeno un minimo di aderenza ai fatti e onestà intellettuale sarebbe auspicabile…
Abi, dimostri la stessa superficialità di tanta gente in natura.
@Vittorio Vota SI e non ci saranno più tragedie in montagna
Non possiamo fare molto per modificare questa deriva securitaria. Forse, lo dico come considerazione culturale slegata da ogni circostanza referendaria, è importante che il giudice, soprattutto il GIP giudice delle indagini preliminari, non sia più compagno di merende del pm, come oggi è. Così sarà più indipendente nel suo giudizio, evitando di istruire processi dolorosi e dannosi per tutti.
Ezio, nel caso del Grossglockner ha pesato molto anche la testimonianza della ex-fidanzata del condannato, che ha testimoniato durante il processo, dicendo che si era comportato nello stesso modo anche in passato, lasciandola da sola sul percorso, di notte, in lacrime, perchè la sua torcia frontale si era scaricata.
E questa assurda tendenza sta rapidamente peggiorando, come dimostra la recente sentenza in merito alla tragedia al Grossglockner. Adesso anche chi sopravvive è colpevole, non si capisce se per non aver potuto salvare chi purtroppo ci è rimasto, o per non essere morto anche lui.
Quel giorno ero in una montagna vicina, intorno a mezzogiorno si alzò uno scirocco fortissimo con temperature molto alte.
Scesi velocissimamente a valle.
Credo che il tema sia lo stesso da sempre, saper rinunciare, anche a pochi metri dalla cima. La visibilità era buona quel giorno, sino ad una certa ora.
Una tragedia alpinistica si sta trasformando in un tormentone surreale.
Non voglio disprezzare il dolore dei familiari di queste vittime (come di qualsiasi altra vittima), ma ANCHE questa vicenda dimostra che nella “cultura” della popolazione italiana si annida un pericoloso vulnus: l’equivoco fra “chiedere l’accertamento della verità” e il “richiedere giustizia”. In genere le parole dei familiari delle vittime (tutte e non solo di incidenti di montagna) esprimono esplicitamente il secondo concetto e purtroppo l’opinione pubblica abbocca e si allinea, a volte premendo sulle autorità competenti o su quelle politiche affinché a loro volta premano sulle autorità competenti. In realtà con l’affermazione “vogliamo giustizia”, i richiedenti non puntano alla fisiologico accertamento della verità, bensì a mettere qualcuno sul banco degli imputati. Nella vulgata popolare, “chiedere giustizia” implica la legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente (tradotto: “tu non hai evitato l’incidente in cui è morto il mio parente e ora devi pagare per compensazione”). A sua molta questa errata richiesta di giustizia può avere due origini: fargliela pagare in senso stretto (tu mi ha causato un dolore e ora te ne causo uno io attraverso l’azione della magistratura, a prescindere dagli effettivi risarcimenti) oppure vere e proprie richieste di risarcimento in denaro. Nella seconda tipologia, alcune richieste, magari non giustificatissime sul piano giuridico, possono apparire umanamente comprensibili (es: una giovane vedova con figli piccoli, di colpo senza lo stpendio del marito deceduto…), altre volte invece sono solo l’espressione diretta del “fargliela pagare” (tu hai contribuito alla morte di un mio familiare e adesso ti rovino la vita perché vivrai stringendo la cinghia al massimo, in quanto oberato di debiti per onorare il risarcimento cui ti faccio condannare). Solo entrando in queste logiche “perverse” si riesce a comprendere (comprendere, non giustificare) l’accanimento di certi familiari anche di fronte alla volontà di archiviazione, che sul piano giuridico e del buon senso appare comprensibile e fondata. Purtroppo la mentalità umana è fatta così e non c’è niente da fare…