Anomalie CoViD-19

Anomalie CoViD-19
(CORONAVIRUS 24 – 4 giugno 2020)
di Geri Steve

Alberto Zangrillo, primario al san Raffaele, medico personale del disarcionato Berlusca, se n’è uscito a dire che “clinicamente (?)” il Sars-CoViD-2 non esiste più. L’avrà chiesto la Confindustria al disarcionato come favore personale per poter “liberamente aprire tutto”. Salvini ha capito al volo e si è subito messo smascherato a farsi selfies con i suoi fans al grido trionfale di: “il Corona sta morendo!”

Illustri scienziati sono dovuti salire in cattedra a spiegarci che il virus è vivo e vegeto e che i malati continuano a morire. Qualcuno ha accennato che per questo funerale prematuro e conseguente rilassamento di precauzioni ci potrebbe essere un’ondata di CoViD-19 1,5, che non la si può chiamare seconda ondata perché quel nome è già stato brevettato per l’ondata autunnale. E se invece quell’ondata arrivasse in inverno o in primavera? o se non arrivasse mai più? Come stanno davvero le cose?

Alberto Zangrillo

Qui in Europa la gente continua ad ammalarsi e a morire, ma molto meno di prima. L’Italia, che ha cumulato l’altissima mortalità di 556 su un milione di italiani, ha fortemente rallentato la sua mortalità giornaliera: nell’ultima settimana 65,6 morti al giorno di cui la metà in Lombardia, proprio la regione in cui Zangrillo fa le sue “osservazioni cliniche” e ci comunica che il virus non esiste più.

E’ comunque vero che la situazione è decisamente migliorata: il rapporto fra guariti e morti (solo ufficiali) sale continuamente, ieri sera i ricoverati ospedalieri sono scesi a 5.742 (2.995 in Lombardia) di cui soltanto 353 in terapia intensiva, mentre prima non bastavano gli oltre 5.000 posti.

In Europa la Spagna, che come mortalità ha superato di poco l’Italia cumulando una mortalità ufficiale di 580 su un milione di spagnoli, nell’ultima settimana ha avuto soltanto 9 morti. Il Belgio che, a parte san Marino (1.238), come mortalità è in testa la mondo (822) e quattro settimane fa con i suoi solo 11,5 milioni di abitanti ha superato più volte i 400 morti giornalieri sfiorando anche i 500 , da una settimana è sceso a soli 7,5 morti giornalieri

L’Inghilterra che, anch’essa con 585 ha superato l’Italia e sta dietro solo al Belgio, corre ancora, ma anche lei è scesa nella mortalità media giornaliera: 270, che certo non sono pochi, ma recentemente superava i 500. In Europa è l’unica a correre così tanto: la Svezia che, come mortalità cumulata (450) segue l’Italia, ha una mortalità giornaliera media di soli 39,4. La Francia, che con 445 segue la Svezia, ha una mortalità giornaliera media di 51. Tutto il resto d’Europa sta molto meglio.

Nelle due Americhe e in Africa la situazione è molto più incerta, però in alcune (poche) zone si intravede un leggero calo che potrebbe far sperare bene in futuro anche per le altre. Comunque in generale l’epidemia non risulta essere in calo, anzi: i dati mondiali denunciano un continuo aumento di mortalità giornaliera; ieri sera il record di 3.276 morti ufficiali. Anche considerando che probabilmente sono diminuiti i morti di CoViD-19 non diagnosticati, non risulta che nel mondo si sia in fase calante, anzi.

L’epidemia va però verso un calo generalizzato? si va verso un arresto fino a che non arriva la seconda ondata? finirà quando si avrà il vaccino? sta scomparendo definitivamente da sola? sta “morendo” come esulta Salvini nei suoi selfie?

La verità è che nessun profeta ha solidi argomenti.

In Europa da secoli sono finite le epidemie di peste nera e allora molti han creduto che qualche santo avesse fatto la grazia o che si fosse accontentato delle frustate a sangue che pubblicamente si davano i flagellanti. Solo recentemente si è capito che il contagio non esisteva e che il batterio veniva normalmente trasmesso dalle pulci al ratto nero e, in mancanza, agli uomini. Poi il ratto grigio (sostanzialmente immune alla peste) è calato dalla Norvegia e ha sostituito il ratto nero europeo liberandoci dalla peste.

Sappiamo che poi sono stati i vaccini a liberarci dal vaiolo e dalla poliomielite e che gli antibiotici hanno ridotto la mortalità di tante malattie infettive batteriche; sappiamo che dopo per molte malattie infettive virali si sono trovati vaccini e anche qualche cura.

Ma contro i quattro ceppi di plasmodi (protozoi, cioè parassiti più complessi dei batteri) della malaria, che ogni anno uccidono centinaia di migliaia di persone, in maggioranza bambini, dopo anni di ricerche non c’è ancora alcun vaccino veramente efficace. Analogamente per la tubercolosi, causata invece da un batterio (il bacillo di Koch).

Come detto, oggi sono molti i vaccini efficaci contro infezioni virali, ma è lunga anche la lista di quelle per cui manca un vaccino: famosa l’AIDS, causata dall’HIV, un retrovirus lentivirus mutante del SIV delle scimmie; la terribile Ebola, che uccide con una febbre emorragica, una malattia che sembra scomparire ma poi riappare, sono i pipistrelli il serbatoio del virus a RNA EBOV; diversi altri tipi di febbri emorragiche; la terribile ZIKA che, se colpisce donne incinte può essere trasmessa al feto e causare la nascita di bambini microencefalici; diversi tipi di polmoniti virali; la epatite C e tante altre malattie virali meno gravi, come il raffreddore e tutte le parainfluenze.

Per la CoViD-19 preoccupano alcune analogie con l’AIDS il cui virus muta troppo rapidamente per avere un vaccino efficace.

Un secolo fa una terribile pandemia virale (H1N1 di origine aviaria), la Spagnola, in poco più di due anni ha causato milioni di morti, almeno 50 e forse 100, quasi tutti giovani; a differenza delle influenze non aveva un andamento stagionale. Poi è sparita e non si sa perché.

Negli ultimi anni, oltre all’AIDS sono comparse la SARS (sars-cov-1), la MERS, l’influenza suina, la febbre del Nilo Occidentale (WNV) e adesso la COVID-19 (sars-CoViD-19-2), tutti virus a RNA; per nessuna si ha un vaccino, tutte hanno avuto dei cali, ma nessuna è scomparsa.

Per profetizzare cosa succederà con la CoViD-19 bisogna proprio essere ispirati da Dio; o dal proprio narcisismo.

E’ il caso di ripeterci che sappiamo ancora poco della CoViD-19 e che c’è molto da capire. Forse però è anche l’occasione buona per capire molto sia del Sars-cov-2 che di altri virus.

Ricordate i portatori sani di CoViD-19, scoperti da Andrea Crisanti, che stanno bene, che hanno il virus perché risultano positivi al tampone e che non hanno alcuna reazione immunitaria perché risultano negativi alla ricerca degli anticorpi con i test sierologici? Ne abbiamo scritto la volta scorsa, adesso ci torniamo.

Da sempre si sa che le persone reagiscono in modi diversi alle malattie infettive, sia batteriche che virali: da chi se la cava con poco a chi ci muore. Un esempio è la tubercolosi: molti sono portatori del bacillo (un batterio) di Kock, ma soltanto pochi diventano tubercolotici.

Per quel che ne so, le diversità sono state attribuite allo stato fisico generale, al sistema immunitario, allo stato psichico, a particolarità genetiche.

Nell’ambiente medico virologico è da tempo che ci si interroga su queste diversità, perché risulterebbe che il minor o nessun danno avverrebbe non perché il sistema immunitario reagisce meglio e stronca il virus ma in una situazione di non belligeranza, non parassitismo ma commensalismo: l’ospite non scatena il suo sistema immunitario contro il virus e il virus vive e si riproduce a basso costo dell’ospite, senza provocare danni.

E’ ciò che fa sempre il SIV nelle scimmie, mentre con il salto di specie nell’uomo l’HIV distrugge il sistema immunitario e, in mancanza di cure, uccide.

Invece il SFV vive in tranquillo commensalismo dentro diverse scimmie e continua a fare altrettanto anche quando “salta” nell’uomo. I virologi cercano di capirne il perché.

Cimitero di Caju, Rio de Janeiro, 29 maggio 2020. Foto: EPA/Antonio Lacerda.

La regola generale è che i virus convivano pacificamente dentro il loro ospite naturale ma che invece nei salti di specie diventino aggressivi e nocivi. L’elenco è lungo.

L’EBOV convive pacificamente nei pipistrelli mentre quando salta nell’uomo provoca le febbri emorragiche mortali dell’Ebola.
Gli HANTAVIRUS convivono nei ghiri nordamericani ma provocano polmoniti nell’uomo.
Anche i NEPHAVIRUS convivono nelle volpi volanti indonesiane ma provocano polmoniti agli uomini.
I RABDOVIRUS convivono nei procioni e nelle iene ma provocano la rabbia nei cani e negli uomini distruggendo il loro sistema nervoso.
I Virus Alpha convivono nel cavallo ma causano encefalite nell’uomo, analogamente al Clostridium Tetani che però è un batterio.
Il Virus dell’influenza suina convive tranquillamente nel maiale ma dal 2009 il SIV causa negli uomini polmoniti e disturbi gastroenterici.

Da tempo i genetisti spiegano certe caratteristiche genetiche con il fatto che evolutivamente dei virus si siano integrati nel genoma dell’organismo ospite che poi li riproduce riproducendo se stesso. Quelle caratteristiche sono positive e spesso essenziali per l’ospite. Si ritiene che dapprima il virus sia entrato come parassita di quella specie, che si sia evoluto inibendo la sua aggressività, quindi evitando di uccidere l’ospite (e se stesso), fino ad evolversi come commensale; poi è entrato in simbiosi fino ad integrarsi nel genoma e diventando quindi parte degli organismi di quella specie.

Il virologo Guido Silvestri dell’Atlanta University, quello di cui ho scritto che sostiene che il rischio della CoViD-19 sia stato sopravalutato rispetto ai danni della chiusura, è un esperto di AIDS e l’anno scorso ha scritto un libro divulgativo intitolato “Il virus buono”, recentemente ripubblicato come “Uomini e virus”. Non scrive niente sulla CoViD-19 perché allora non se ne sapeva niente, ma sottolinea come, nella lunga storia evolutiva, i virus abbiano svolto un ruolo positivo per le specie, pur essendo stati normalmente dei parassiti assassini dei loro primi ospiti. Qualcuno di loro, o invece qualcuno dei loro ospiti, sarebbe riuscito a proporre una trattativa e quindi a far accettare una tregua o addirittura una pace fra l’ospite e il parassita: il primo passo verso il commensalismo e poi la eventuale simbiosi, conveniente ad entrambi.

Nel libro Silvestri ripercorre come l’idea gli sia maturata da osservazioni su malati di AIDS in cui lo stato di malattia non era affatto coerente con la quantità di virus e di risposta immunitaria e come poi abbia interagito con altri colleghi che avevano indipendentemente maturato la stessa convinzione.

Perciò Silvestri ne conclude che per medici e biologi molecolari c’è oggi una grande sfida scientifica: capire come a livello molecolare avviene quella trattativa ospite-virus che porta a reciproche tolleranze e poi ad adattamento.

Nel suo libro Silvestri scriveva che il campo più promettente per quella ricerca sarebbe la tolleranza dell’uomo nei riguardi del virus SFV delle scimmie.

Se si conferma quanto sostengono Crisanti e altri, il campo più promettente sarebbe invece quello dalla CoViD-19 in cui succede che alcuni uomini e virus combattono un duello mortale in cui o muore il virus o muore l’ospite (e conseguentemente poi il virus cessa di riprodursi), mentre invece altri uomini non combattono, non producono antigeni, il virus si riproduce, infetta altri uomini ma non nuoce a quel suo “ospite pacifico”.

La sfida è scientificamente affascinante e se la si vince si capirà molto dei meccanismi di interazione vitale all’interno degli organismi e dei meccanismi evolutivi. Un sottoprodotto, ma di grande utilità, di una vittoria sarebbe poi quello di capire come ottenere che tutte e non solo qualcuna delle persone infettate da Sars-cov-2 vivano in pace senza ammalarsi, come già succede, ma soltanto a qualcuno. E poi, forse, ottenerlo anche nel caso di altri virus.

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Anomalie CoViD-19 ultima modifica: 2020-06-06T04:31:00+02:00 da Totem&Tabù

2 pensieri su “Anomalie CoViD-19”

  1. 2
    Antonio Arioti says:

    E’ chiaro che col senno di poi si possono dire tante cose riguardo alla gestione della pandemenia. Preferisco non entrare nel merito anche per manifesta incompetenza.
    Ciò che però non mi ha mai convinto fin dall’inizio sono i numeri, sia con riguardo agli infettati (sottostimati) sia con riguardo ai decessi (sovrastimati o sottostimati a seconda di come si vogliano leggere i dati).
    Con riguardo al primo punto credo sia ormai conclamato, in Italia e in tutto il resto del mondo, che i casi di Covid siano decisamente inferiori a quelli dichiarati. Con riguardo al secondo punto dipende da come si vogliano leggere i dati, ovviamente tragici, dando spazio alla ragione e non al sentimento (perchè altrimenti non se ne esce).
    Proviamo a fare un’analisi razionale. I morti per Covid possono essere:
    – persone con importanti patologie pregresse;
    – persone con patologie pregresse non rilevate (prendiamo per es. una persona, come alcune di mia conoscenza, con ostruzioni coronariche, anche importanti, ma assolutamente silenti);
    – persone senza patologie pregresse;
    – persone decedute a cui non è stato fatto il tampone;
    – persone decedute per altre patologie le quali non hanno potuto essere adeguatamente curate a causa di certi ospedali pieni di malati Covid;
    – persone decedute, sempre per Covid, per scelta (estrema) da parte dei medici curanti (il classico ottantenne deceduto perché il respiratore è stato dato al quarantenne con una maggiore aspettativa di vita);
    – persone che si sono suicidate per problemi psichici esasperati dal lockdown (saranno state poche ma qualcuna c’è stata);
    – e potremmo andare avanti.
    Noi abbiamo un’idea di come siano stati calcolati i decessi nel resto del mondo? Praticamente no. Su tutti fa scalpore il dato della Cina, dove il virus avrebbe iniziato a circolare addirittura a ottobre, ma che conta poco più di 80.000 contagiati e oltre 4.000 morti (dati ridicoli per una nazione con 1 miliardo e 400 milioni di abitanti).
    In buona sostanza il polso della situazione non ce l’ha nessuno e quindi siamo costretti a basarci su dati ufficiali assolutamente inattendibili.
    Ciò detto ho solo una speranza, anche perché non mi piace fare della polemica spicciola sulla pelle altrui, che abbia ragione Zangrillo (e non me ne frega un cazzo, scusate il termine, se sia il medico di Berlusconi) supportato da Clementi, Silvestri, Tarro, e altri e che sta’ storia finisca nel più breve tempo possibile in quanto non se ne può veramente più.

  2. 1
    Matteo says:

    Io non ho idea se il virus del Covid sia effettivamente sparito o sia mutato.
    Quello che a questo punto mi pare chiaro è che lo abbiamo effettivamente sopravvalutato.
    Intendiamoci, non sto dicendo affatto che abbiamo sbagliato anzi: non se ne sapeva nulla e abbiamo reagito in modo corretto per prevenire o attutire le conseguenze peggiori prevedibili.
    Ma è ora di fare i conti: un virus che uccide poco (600 morti in Europa il 6 giugno) se non pochissimo, paragonato alla spagnola di solo cento anni fa, perlopiù ultrasettantenni con altre patologie e altrimenti curabile  a costo modico non giustifica l’allarmismo sparso a piene mani.
    Quello che manca secondo me è la spiegazione convincente delle anomalie ormai evidenti, cui accenna il titolo.
    Tipo la mortalità in Svezia (dove non si è fatto niente) identica a quella della Francia e inferiore a quella Italiana (dove si è chiuso tutto).
    O da noi le differenze tra Lombardia e Veneto o, peggio, tra Brescia e Verona, che più vicine di così!
    Comunque grazie Geri per i tuoi articoli e analisi, decisamente migliori e stimolanti di quello che si può trovare su tutti i giornali e televisioni.

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