Attrezzistica e pesistica

In proiezione della stagione arrampicatoria, per i climber si profila la “prova costume”, intesa sia come sfoggio estetico del proprio fisico sia come esaltazione delle proprie capacità sulla roccia. Nel corso dei decenni mi è capitato di rivedere sistematicamente, ad inizio primavera, il corri-corri in palestra di tutti quelli desiderosi di non sfigurare in parete.

Da parte mia non ho mai concepito l’attività sportiva cittadina come “allenamento” per le domeniche in montagna. Quando gli impegni professional-famigliari me lo consentivano ancora, praticavo sport praticamente ogni giorno, ma l’ho sempre fatto per il piacere dello sport in sé, prediligendo l’aria aperta (corsa, bicicletta, canottaggio…) al chiuso delle palestre.

Ai nostri giorni, il mio stile di vita è significativamente cambiato, sia per il naturale trend anagrafico, sia per gli impegni e gli interessi collaterali. La mia razione quotidiana di sport è costituita dalle camminate che compio per spostarmi all’interno della città, da un impegno all’altro. Se riesco, non utilizzo neppure i mezzi pubblici: vado sempre a piedi. La regola aurea per tenersi in forma è compiere almeno 10.000 passi al giorno (circa 5 km): il fisico è letteralmente in movimento e si alleggerisce l’inquinamento.

In realtà la tradizione degli allenamenti cittadini da parte degli alpinisti affonda nella storia. A Torino si racconta che Giusto Gervasutti avesse il culto del fisico perfetto, sempre oliato alla perfezione, a prescindere da un’imminente pugna con l’alpe. Non esistendo al tempo le sale pesi, né tanto meno le sale di arrampicata, nelle giornate cittadine il Fortissimo praticava sport tradizionali, come la ginnastica artistica, il nuoto e la scherma. 

Però c’è anche chi racconta che, incontrando Gervasutti in tram, durante il tragitto lo si vedesse fare esercizi muscolari utilizzando le sbarre e le maniglie del mezzo pubblico. Altri riportano che il Fortissimo avesse sempre in tasca delle molle con le quali, mentre camminava per strada, esercitava i muscoli delle mani per avere poi una presa d’acciaio sulla roccia.

Invece il mio scarso entusiasmo nel collegare lo sport dei giorni feriali con l’attività in montagna deriva dalla mia personalissima convinzione che andare in montagna non sia un semplice sport, ma qualcosa di più. Sicuramente c’è una base atletica e per tale motivo occorre avere un buon fondo di allenamento, ma non c’è miglior allenamento all’alpinismo che… l’alpinismo stesso. Quando riesci ad andare in montagna con sistematicità e progressione di impegno, è l’attività stessa che ti allena. Nel mio caso, poi, il concetto di allenamento è qualcosa di più della semplice forma fisica, ma comprende risvolti come la confidenza con la montagna, l’occhio, il fiuto, l’istinto… tutte componenti che non si estinguono mai, ma che certamente tendono ad affievolirsi se non si va in montagna con regolarità. Invece la regolarità le tiene sveglie e pimpanti.

Per chi ama invece la performance in quanto tale, è ovvio che gli allenamenti specifici sono insostituibili. Vi sono diversi approcci al tema. Interessanti, anche per il confronto cronologico con i nostri giorni, sono le considerazioni elaborate, circa 30 anni fa, da Ivan Guerini, uno che di arrampicata se ne intende eccome (Carlo Crovella).

La pesistica come costruzione del corpo
di Ivan Guerini
(pubblicato su Rivista della Montagna n. 139, aprile 1992)

La pesistica, non intesa come culturismo o sollevamento pesi ma come body building (che significa: formazione del corpo), si serve anch’essa di oggetti, anche se in modo molto diverso dalla ginnastica attrezzistica. Difatti, mentre nella ginnastica attrezzistica (come abbiamo detto nel numero precedente) gli oggetti sono un mezzo che ti accompagna ma nel contempo ti lascia da solo a sperimentare le tue evoluzioni, il peso rappresenta al contrario un mezzo fine a se stesso che ti fa lavorare. In altre parole, è il peso che si occupa dei tuoi muscoli, e lo fa in modo sistematico e protettivo rispetto al gioco imprevedibile e anche rischioso della ginnastica attrezzistica. Inoltre, secondo chi scrive, l’accorciamento delle fibre muscolari dovuto ai pesi costituisce una sorta di ritorno alla posizione embrionale: attraverso la contrazione, infatti, si ha un’implosione (che è il contrario dell'”esplosione” propria della nascita), e l’azione di contrarre non corrisponde a un’espansione ma a un ritorno.

La pesistica, nonostante la sua capacità di costruire fisici che apparentemente danno un’idea di forza e virilità, è una disciplina decisamente materna nella sua prassi di formare il corpo. In altre parole, la disciplina di cui parliamo alleva e aumenta il muscolo come se le proprie tabelle fossero un decorso di gravidanza, per poi, in ultimo, svezzarlo simbolicamente a propria immagine al pari di un figlio. Mai, come nei pesi, se si smette di allenarsi si perde rapidamente la forza; inoltre, se si vuole migliorare, occorre sottostare ad allenamenti molto metodici, abitudinari e costanti. Insomma, siamo all’obbedienza sistematica. Nel vocabolario del body building i termini rischio e improvvisazione (e quindi l’esplorare creativamente con il movimento la propria indipendenza di sviluppo del corpo) non esistono.

Attenzione però, poco sopra abbiamo parlato di cure materne della crescita corporea. Ma queste non vanno intese come condizione di dipendenza uterina, bensì come tipo di ginnica diversa da tutte quelle discipline che si dichiarano legate a un uso del corpo più indipendente. Occorre sottolineare che non solo nel body building, ma in tutte le ginniche funzionali (quelle che intervengono sul corpo tramite oggetti), è possibile che si verifichino condizioni di dipendenza; ciò non è però dovuto solo dal tipo di ginnastica che si pratica; è legato soprattutto al modo in cui ognuno si allena.

La funzione del body building è proprio quella di sopperire a tutte le mancanze di forza del corpo. E perché questo accada è necessario utilizzare una strategia razionale ripetitiva con aumenti progressivi dei pesi da sollevare. Va sempre tenuto presente che, essendo la pesistica una disciplina ginnica occidentale, essa ha sì un legame mentale con il movimento, ma questo è soprattutto limitato a un’operazione di controllo del peso che si sta alzando e non si estende certo all’espressione creativa del gesto. La pesistica è per definizione un’attività che non ha legami con la spiritualità del movimento fisico; l’uso dei pesi porta a una percezione indiretta del nostro corpo: non è attiva perché può arrivare al corpo solo passando attraverso il mezzo che si deve alzare e abbassare in modo composto e corretto. Questo non è però un tipo di controllo mentale che rivolge attenzione e concentrazione alla parabola evolutiva del gesto. Poiché la pesistica tende a formare il corpo segmentandolo in gesti, essa è il contrario di un’evoluzione del moto. Il controllo totale del corpo attraverso la mente è possibile solo praticando quelle discipline ginniche che rivolgono tutta l’attenzione mentale esclusivamente al corpo, e non quelle che, per arrivare al corpo, fanno passare l’attenzione attraverso oggetti. La pesistica, come tutte le discipline che si servono di mezzi esterni al corpo per aumentare la forza, ha tempi più veloci della ginnastica attrezzistica nel formare la muscolatura di un individuo. Ma è anche vero che, in caso di interruzione, la forza se ne va in modo assai rapido. Poiché lavorando con i pesi l’aumento di forza è sia indotto che istantaneo, manca il tempo di adattamento muscolare tipico di tutte le esperienze motorie che hanno un ciclo di formazione in cui l’allenamento diviene adattamento. Nella ginnastica attrezzistica, invece, anche se si smettono gli esercizi, la memoria cerebrale del movimento permane come acquisizione a distanza di anni. E ciò capita perché si ha una crescita, e non semplicemente un aumento.

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Attrezzistica e pesistica ultima modifica: 2020-04-28T05:27:00+02:00 da GognaBlog

28 pensieri su “Attrezzistica e pesistica”

  1. 28
    Carlo Crovella says:

    Non hai capito: non è che i miei amici (e anche io, quando facevo parte di quel giro) stavano 11 mesi sul divano. Dico che non si allenavano a secco in citta. Mai. Niente, neppure corsa, dal lunedì al venerdì. Invece sabato e domenica sempre fuori, a volte gite di 2000 m dislivello al giorno, appena possibile vie lunghe già a fine aprile-maggio ecc. Noi facevamo così e le vie estive citate sono finite nel carniere, più nel loro che nel mio perché loro due son sempre stati più forti di me. Cmq anche io me la son cavata e non ho mai usato la trave in vita mia! Il nostro gruppo faceva tutto così. Mai nessuno ha avuto la trave. Devo però  dire che a noi non è mai interessato fare il “grado”, questa forse e’ la differenza: noi siam sempre stati alpinisti di mentalità, non arrampicatori. Non ci interessava la libera a tutti i costi, questo intendo. Sul finire del mio testo scrivo che se uno è interessato alla prestazione tecnica o atletica certo chd deve fare allenamenti specifici! Buonaserata, ciao!

  2. 27
    enri says:

    Carlo,
    non attaccavo un tuo commento. Parlavo anche piu’ in generale. Di gente che saliva anche in falesia vie difficili e diceva di non allenarsi, tanto per dare ancor piu’ lustro al risultato. Poi molti sono stati scoperti con le mani nel sacco…. meglio con le mani sul trave…. ore di allenamenti… beh ma perche’ non dirlo.
    circa i tuoi amici, non c’e’ essere umano che passi 11 mesi in citta’ senza far nulla ed in un mese faccia la bonatti, il pilier gervasutti ed il pilone centrale. Chi ha fatto queste vie sa di cosa si parla.
    infine ti confesso che per ragioni di lavoro ho fatto pendolare giornaliero con treno tra genova e milano. Sveglia ore 5.40, rientro a casa ore 21. Sai cosa facevo dalle 21 e 10 alle 22.45, tutti i santi giorni? La cena non era prevista.
    le mie vie piu’ difficili a Finale le ho fatte in quegli anni.
    so di gente che ha fatto anche di peggio ( o di meglio a seconda dei punti di vista)
    mai fidarsi di chi ti dice che non ha tempo per allenarsi…

  3. 26
    Carlo Crovella says:

    Non ho MAI detto che i mie due amici sono stati sdraiati sul divano per tutto l’inverno e poi son partiti per il Pilone. Ho detto che durante le settimane lavorative non hanno mai fatto nemmeno una flessione, perché so che entrambi dal lunedì al venerdì lavorano nei rispettivi ruoli dalle 8 alle 20 almeno (in più hanno famiglia e quando tornano a casa devono poi gestire “cose” tipo il figlio che ha preso 4 nel compito in classe ecc). Dal lunedì al venerdì non hanno un secondo per lo sport (come capita a me) e soprattutto per loro gusti personali non si divertono ad allenarsi a secco. In compenso non perdono un weekend e fanno sempre una o due gite a weekend con qualsiasi tempo, gite in sci fin che si può e poi arrampicata-alpinismo. Gironi intendo. Quindi hanno (anche più di me) una solida tenuta di base anchein termini atletici. In più aggiungono un’esperienza di decenni, un “mestieraccio” come dico io, che è quello che ci accomuna, anche se loro sono stati un filo più “forti” di me. Infine l’anno che loro due hanno fatto il Pilone sono stati un mese a Courmayeur con le famiglie e loro due (i miei due amici) ogni 3-4 gg facevano una vita in quota come progressivo avvicinamento. Non ricordo di preciso che vie han fatto quell’anno (anche perché sto parlando di 12-13 anni fa) ma per farmi capire intendo cose tipo la Kuffnet al Mauditi, il Piler Gervasutti al Tacul, la Ovest delle Jorasses, forse la via di Manera al Pilatro del Brouillard o la Bonatti al Capucin… insomma un po’ di roba del genere con una sistematica continuità e alla fine son passati sul Pilone senza tanti problemi. Ma non hanno fatto, né in inverno né a Courmayeur, neppure una flessione o un piegamento. Ora anche loro sono fisiologicamente più vecchi di allora e hanno ridimensionato i livelli di impegno e di rischio, ma sono sempre delle vecchie volpi di montagna. Da che ci conosciamo non li ho mai visti dedicare neppure un secondo all’allenamento a secco. Per quanto riguarda me, in città anche da giovane se praticavo sport è sempre stato perché avevo voglia di fare quello specigico sport, non perché volevo “allenarmi” per la montagna. Di fatti in città (come gia’ riportato) ho sempre fatto cose come una biciclettata in collina o un giro in canoa sul Po o una corsa al parco, ma non mi sono quasi mai dedicato a pesi e allenamdnti del genere, specie dai 25 anni in poi. Magari questo ha ridotto il mio potenziale alpinistico anche negli anni migliori, ma per i miei gusti io preferisco così. In ogni caso ho ininterrottamente fatto una montagna così completa e trasversale fra le diverse discipline che preferisco così all’alternativa di aver potuto fare uno o due gradi in più al seguito dj allenamenti in garage. Per i miei gusti sarebbero stati “contro le boie” (frase idiopatica in piemontese). Buona serata a tutti!

  4. 25
    Enri says:

    Non diciamo che per fare vie difficili ( in modo relativo ed assoluto) non serve allenarsi. Io ho vissuto i tempi in cui l’8a era il grado super ambito, che il pilone centrale, voyage selon gulliver al grand capucin, la sud del Fou e la Diretta Americana erano, per dire qualche nome noto a tutti,  le vie di riferimento e piu’ ambite. E cercando la libera su di esse. Anche a quei tempi circolavano le leggende di chi non si allenava mai e faceva tutto questo. Io non ho conosciuto uno, dico uno che scalasse su certi livelli senza allenarsi. Io l’ho sempre detto, mi sono sempre allenato moltissimo, anche perche’ mi diverto. 
    Di gente che scala vie dure e che non si allena, mangia pizza tutti i giorni, io non ne ho mai viste in 40 anni.

  5. 24
    Lusa says:

    Benassi, un prosecco extra dry freddo è ottimo con abbinamenti di terra, non solo come come abbinamento a piatti di mare. E’ asciutto con un retrogusto non persistente prerogativa di molti vini; decisamente migliore di quei vini cancheroni dozzinali che trovi in giro. Ne portai un paio di bottiglie di prosecco molti anni fa al rifugio del Soccorso Alpino sopra Casa Giorgini e mentre si sistemava la piazzola per l’elicottero tra una salciccia e l’altra è stato apprezzato più del vino. Fidati.

  6. 23
    Alberto Benassi says:

    oooohhh LUSA la finocchiona è bona ma:
    “potta potta unn’è robba di và”
    poi il prosecchino… bohhh ??
     
    il covid un t’ avrà mia rinco…?

  7. 22
    Lusa says:

    @19 Io mi alleno a secco, l’unica cosa che a me non piace è “murare a secco”, nel senso che dopo una bella arrampicata non vi è di meglio che una focaccina rigorosamente cotta a legna ripiena di finocchiona o di lardo di Colonnata (vintage) con abbinati un bel paio di prosecchini.
    Alla faccia di quanti trangugiano barrette e beveroni di gatorade…..

  8. 21
    Alberto Benassi says:

    Paolo
     prima o poi, tutto  diventa “d’altri tempi”…anche noi (faccina che ride)
     
    comunque le vie conviene sempre ripeterle dopo un pò di anni che sono state aperte. Diventano più facili.

  9. 20
    Paolo Panzeri says:

    Il pilone è una salita d’alta quota non difficile, faticosa per il dislivello da fare, ma la scalata non è lunga.
    Quando l’abbiamo salito nel ’80 eravamo tutti lanosi, cotonosi e ferrosi, l’idea c’era venuta nel prato sotto, su un sasso e in tre giorni tornavamo a casa.
    Le condizioni erano diverse da oggi, ma anche i materiali.
    Un tempo era la numero 100 al Bianco, ora penso starebbe fra 80 e 90.
    Non è più una salita di riferimento, penso sia una maniera sempre bellissima di arrivare sulla cima del Bianco, ma non è un “viaggio” molto impegnativo, di sicuro completo, ma  d’altri tempi.

  10. 19
    Alberto Benassi says:

    allenarsi è importante !
     
    ma ancora più importanti sono gli integratori: 
    mortadella nostrale (magari una bella zia)   , biroldo, carne allistata  e soppressata.
    Vero LUSA ?? confermi?

  11. 18
    Carlo Crovella says:

    Marcello, guarda che hai travisato completamente tutto. Io non sto dicendo che voi NON dovete allenarvi a secco, sto dicendo che a me non piace farlo e quindi non lo faccio (il testo cmq è molto chiaro, non comprendo come tui non lo capisca). Per il tipo di montagna che pratico, specie in questa fase della mia vita, va bene così e mi piace fare così’. Ma voi fate pure quello che vi piace. La tua incazzatura è completamente pèriva di fondamento, però leggi con attenzione, altrimenti rischi di prender fischi per fiaschi. A ri-ciao!

  12. 17
    Carlo Crovella says:

    @14: io faccio un’attività di impegno medio, per quello mi bastano i 5 km di camminata al giorno. Il Pilone Centrale è riferito alla realizzazione di alcuni miei conoscenti, neppure tanti anni fa (introno ai loro 45 anni). Costoro non hanno mai fatto una flessione a casa, perché neppure a loro piace “allenarsi” a secco e vanno solo a far gite. Buona giornata! PS: ma perché ti sei irritato così?

  13. 16
    Lusa says:

    Gente che non ha fatto una flessione in vita sua e poi “tiene” ascensioni in quota stile Pilone Centrale.

    Ritengo poco realistico intraprendere determinate ascensioni senza un adeguato allenamento che supporti uno sforzo fisico costante. Provare per crederci.
    Il caso sopra esposto è ben lontano dalla gitarella da compagni di merende dove lo sforzo richiesto è portarsi uno zaino pieno di companatico e di vino.
     
     

  14. 15
    Alberto Benassi says:

    Oppure ci si fa rimorchiare da secondi cercandosi un capocordata forte perché allenato. Così son buoni tutti.

    non direi che son buoni tutti.
    almeno che il primo sia talemente forte che ti carica sulle spalle.
    Se uno è una sacco di patate la vedo dura parancarlu su per il Pilone. Anche percè c’è da arrivarci alla base del Pilone, poi dalla cima del Pilone ce ne è ancora di strada da fare.

  15. 14

    Crovella 12, leggo delle cazzate che non immaginavo riuscissi a formulare. Il pilone centrale senza fare una flessione sarà nei ricordi di qualche tuo conoscente di qualche decennio fa, quando aveva vent’anni. Forse parli di cose che hai solo sentito dire. L’hai mai salito il pilone centrale? Lungo quale via? Io l’ho salito e so di cosa parlo.
    Sono d’accordo che la preparazione all’alpinismo vada fatta facendolo e quindi sul terreno, ma una forma fisica minima per fare certe cose non si ha neppure se si è dei fenomeni, camminando in città 5 km al giorno, e poi se si hanno più di 50 anni, non farmi ridere. Oppure ci si fa rimorchiare da secondi cercandosi un capocordata forte perché allenato. Così son buoni tutti.

  16. 13
    Paolo Panzeri says:

    Evoluzione.
     
    Dapprima “mens sana in corpore sano” :  etica.
     
    Poi lo sport e le specializzazioni :  competizione e narcisismo, il consumo.
     
    Poi le parole e le ossessioni :  perdita di significato, la decadenza.  🙂 

  17. 12
    Carlo Crovella says:

    Si vede che le motivazioni che mi spingono ad andare in montagna sono completamente diverse dalle vostre. A me non interessa proprio il concetto di allenarmi e mi piace la montagna per altre valenze. Mi alleno cammin facendo, cioè facendo gite. Conosco un sacco di altri alpinisti che, più o meno inconsciamente, fanno così. Anche molto forti. Gente che non ha fatto una flessione in vita sua e poi “tiene” ascensioni in quota stile Pilone Centrale. In ogni caso anche se la ratio dell’articolo fosse solo “storica”… eh beh? fate il conto di quanti articoli “storici” vengono pubblicati sul web, perché dovrebbe essere una pecca solo per questo? Buona giornata a tutti!

  18. 11
    Agilulfo says:

    Concordo con Govi.
    Al di là dell’interesse storico dell’articolo, penso siano rimasti ben in pochi ad allenarsi solo con i pesi, proprio per la scarsa efficacia di un tale allenamento.

  19. 10
    Giacomo Govi says:

    Non e’ che sia difficile da capire, e’ che non dice praticamente nulla. Rimangono per me essenzialmente due messaggi: 1. Che l’effetto allenante del lavoro con  con pesi ha un ciclo breve, efficacia rapida, ma altrettanto rapida la sua  diminuzione 2. Che senza un parallelo lavoro sul ‘gesto’, il trasferimento dell’aumento della forza sull’arrampicata puo’ avere effetti solo blandi o nulli. 
    Entrambe le cose si suppongono ben note a chi si allena ( io appartengo alla stessa categoria di Enri ) . Quindi per me e’ l’interesse dell’articolo stesso che non e’ ben chiaro. Forse vagamente storico, visto il personaggio che l’ha scritto. 
     

  20. 9
    Carlo Crovella says:

    Accidenti ma… non mi pare difficile da capire: qualcuno si diverte ad allenarsi. Bene e chi glielo impedisce. Io non mi diverto e quindi non mi alleno. Semplice no? Gervasutti si “divertiva” e quindi lo faceva. Invece io non faccio né pesistica né attrezzistica, perché non mi diverto né con l’una né con l’altra. Al massimo faccio (prima dell’epidemia!) delle lunghe camminate quotidiane per la città o nei parchi per almeno 10.000 passi che corrispondono a 5 km circa. Tuttavia l’articolo di Guerini (Guerini e non Gobetti) mi ha incuriosito, sul piano cultural-intellettuale, e mi pare un testo che meriti una lettura. certo occorre una certa “predisposizione”…

  21. 8
    Enri says:

    Io non ho capito l’articolo. Come ha gia’ detto Cominetti. Io mi sono allenato da quando avevo 10 anni ad oggi, ne ho 50, perche’ mi diverto come un matto ad allenarmi in garage con infinita’ di pesi tacche e via dicendo. I giorni in cui devo riposare mi dispiace. Questo ha contribuito a danneggiarmi i tendini. Ma mi ha permesso di salire dove non sarei mai salito ed ho fatto vie dove i miei occhi hanno ammirato paesaggi e roccia che non avrei mai visto. Mi sono sempre allenato con la passione di Bonatto ed Edlinger, stessa spinta. Per il resto il boby building non ha nulla a che vedere con l’alpinismo e con la scalata in genere. L’articolo tipo quellodi Gobetti era una sorta di provocazione ai tempi. La preparazione per scalare invece prevede forza massimale, scarsa ipertrofia muscolare, riduzione maniacale del peso. Perseguimento manuacale del rapporto peso potenza. Tutto questo fa parte del sogno. Si chiami Pilone Centrale o  grado 8 ( ora 9). 

  22. 7
    Carlo Crovella says:

    @3: A parte che il testo di Guerini e’ incentrato sulla differenza fra tipologie di allenamento, le mie considerazioni nell’introduzionr sono riferite alle mie preferenze prettamente personali. Per la mia mentalità personale, correre e’ “solo” correre,  andare in bici e’ “solo” andare in bici e cosi via. I  parold povere: se io sento l’esigenza di fare sport, vado a correre al parco oppure prendo la bici e faccio due ore di bici oppure prendo la canioa e faccio una pagaiata sul Po. Quanto  invece io “sento” il desiderio di fard una gita in montagna, che sia in sci o estiva, quello chr mi “muove” non e’ il dediderio di fare sport, ma molto altro (l’ho descritto, non farmelo ripetere). Questo ovviamente vale per me, non è una legge valida in assoluto (pero’ saoetd gia’ tutti chd io non approvo chi ha un approccio sportivo alla montagna, ma qui il tems è un altro). Di conseguenza io non sento l’esigenza di allenarmi quando sono in citta’ al fine di avere migliori prestazioni atletiche in montagna, proprio perché le prestazioni atletiche in montagna (cosi’ come quelle tecniche) non  sono la priorità principale per me. A me piace allenarmi alla montagnza andando in montagna, si spera con continuità: quelli è il mio mogliof allenamento. Tuttavia per chi ci tiene all’obiettivo della performance atletiche (tanto dislivello in asdoluto e/o in poco tempo) o all’obiettivo tecnico (fare il VII o l’VIII o il IX) l’allenamento a secco conta eccome. Per costoro trovo intetessanti le considerazioni di Guerini e cosi’ le ripropongo. (Ammazza, che fatica mi hai fatto fare! Ho praticamente dovuto riscrivere l’introduzione. Spero che ora i concetti ti siano chiari. Se non lo sono  ancora, perdinsmi ma non investo maggiormente energie perché non saprei cosa scrivere di altro per essere più comprensibile). Ciao, buona serata!

  23. 6
    grazia says:

    🙂
    È Donna Etna a infondermi la sua energia 🙂

  24. 5
    Riva Guido says:

    grazia sei un vulcano!

  25. 4
    grazia says:

    La spiritualità del movimento fisico e il controllo mentale del corpo sono attuabili durante qualunque disciplina, dalla pesistica alla corsa, dalla ginnastica alla pesca.
    Sono anche istruttore di body building & fitness e, benché non sia favorevole al lavoro svolto solamente in palestra e all’attenzione maniacale dello sviluppo della muscolatura (che non sempre corrisponde a forza fisica), questa attività può avere un valore, se la si accosta alla dimensione sociale e al mantenimento di una buona forma fisica.
    Quello che conta, naturalmente, non è la forza fisica, ma la tonicità dei muscoli , l’elasticità del corpo e le capacità mentali che, tutte unite e mescolate, portano al giusto equilibrio corpo-mente.
    Anche a me capita di fare stretching se sto a lungo in piedi (come in fila per entrare all’ufficio postale di questi tempi). 
    Per Gervasutti, come per ogni altro vero sportivo, l’attività fisica e la buona forma fisica sono parte integrante della vita stessa.
    In questo periodo, non vado a correre o pratico yoga a casa in vista di una stagione turistica che non ci sarà, ma perché non posso farne a meno: se il mio corpo si irrigidisce, lo farà anche la mia mente; se i miei muscoli perdono tonicità, la rassegnazione si farà strada;  se mi appesantisco (non è il mio caso, perché in situazioni come quella che stiamo vivendo, tendo a dimagrire), perdo sicurezza in me stessa e prontezza di reazione.
    Tutto è uno, folks.

  26. 3

    Crovella, anche la corsa ha componenti esistenziali, culturali, ideologiche, spirituali, personali ecc ec ecc… Continuo a non capire.

  27. 2
    Carlo Crovella says:

    Precisazione: “qualcosa di più” (di uno sport, NdR): intendo che l’alpinismo (inteso tra l’altro come l’andar in montagna e non solo come arrampicare su roccia e ghiaccio) e’ un’attivita’ che ha componenti esistenziali, culturali, ideologicahe, spirituali, personali ecc ec ecc che si “aggiungono” alla componente prettamente sportiva e atletica

  28. 1

    E’ un errore, secondo me, considerare l’alpinismo come qualcosa di superiore allo sport. E’ semplicemente un’attività non considerabile alla stregua di uno sport, per i motivi esposti da Crovella, ma né superiore né inferiore.
    Uno sportivo che si allena per correre la maratona sotto le tre ore deve impegnarsi molto di più di un alpinista che vuole salire la normale all’Everest (sia nepalese che cinese), per esempio. Magari quello sportivo di professione fa l’infermiere in un ospedale meneghino o sabaudo, quindi ha dei meriti umani che lo pongono a un livello decisamente superiore a quello che si allena per salire l’Everest che magari lo può fare perché ha i soldi per poterselo permettere. E’ la prima volta che sento parlare di “prova costume” dei climbers perché mica scalano solo d’estate ma lo fanno (anche a torso nudo se c’è il sole) tutto l’anno. Questo articolo non l’ho molto capito, ma sarò io il duro di comprendonio.

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