Belinate in quota

Vi proponiamo un articolo-simbolo di come, volendo essere brillanti, si possa affabulare navigando tra le più trite banalità, nel tentativo di far stupire e ovviamente catturare nuovi clienti ansiosi di provare le medesime “emozioni”. Abbiamo volutamente messo in contrasto la promozione dell’articolo con il nostro titolo, perdonando (e chiedendole scusa) l’inconsapevole autrice per quanto ha scritto sotto l’influsso della moda e del marketing dominanti (che di tutto propongono purché sia distante dalla semplicità e dall’essenziale rinuncia basilari per una vera esperienza).

Il cappello recita: “Sono sempre più le tante attività curiose proposte dalle località di montagna: un idromassaggio in quota, lo street food sulla neve, un tour coi gattisti, un volo a 100 chilometri all’ora. Tra relax, golosità e adrenalina eccone qualcuna…”. E noi titoliamo

Belinate in quota
(Esperienze insolite da vivere in quota è il vero titolo)
di Chiara Todesco
(pubblicato su lastampa.it/montagna il 26 dicembre 2021)

Da qualche tempo la parola più gettonata nel mondo del turismo alpino è “esperienze”: proporre esperienze, vivere esperienze. Se la montagna offre già naturalmente tantissime occasioni per assaporare emozioni – dallo sci alle escursioni, da una passeggiata nel bosco a una corsa coi cani da slitta tra le neve – sempre più località, alberghi e strutture di montagna cercano di inventarsi ogni inverno qualcosa in più.

Rifugio Faloria

Tra le proposte che attirano soprattutto gli appassionati di sci c’è la sciata col campione: chi soggiorna all’Hotel Tyrol, a Selva di Val Gardena, può trascorrere una giornata in pista con l’ex discesista azzurro Peter Runggaldier e imparare i segreti di una sciata vincente.

Per chi preferisce rilassarsi vista monti, a Cortina c’è la possibilità di farlo in quota in alcune delle location più panoramiche: la sauna più alta delle Dolomiti si trova al rifugio Lagazuoi, è in legno di larice e ha otto posti.

Al rifugio Scoiattoli, in zona Cinque Torri, si sta a mollo nella vasca a botte: l’acqua è sempre calda grazie a una stufa a legna. Wellness in quota anche al rifugio Faloria che offre sauna e jacuzzi con vista.

Dalle cime ai boschi, dalle quote alle vallate, da Cortina a Campiglio: qui ci si rilassa anche in inverno con attività nella natura scoprendo i benefici del freddo.

Sono tre gli appuntamenti a settimana accompagnati dai trainer del benessere guide alpine di “Pinzolo Mountain Friends” per sperimentare nuove attività sensoriali con gli elementi naturali dell’inverno: dalle tecniche di rilassamento allo sviluppo del “caldo interiore”.

Godereccia e golosa è invece l’esperienza che si può fare sulle piste di Livigno: tra una discesa e l’altra nella skiarea Carosello 3000 si incontra un gatto delle nevi molto speciale, che anziché battere le piste si preoccupa di ingolosire gli affamati sciatori proponendo hamburger sfiziosi e panini calorici quanto basta. È il FatCat specializzato in street food sulla neve al ritmo di musica rock.

Più tradizionale il gatto sull’Altopiano della Paganella, che si occupa di battere le piste di notte e volendo, una volta la settimana, ospita a bordo anche qualche turista curioso di capire come funziona questo lavoro: un’ora e mezza di viaggio col gattista per scoprire tutti i dettagli.

Rifugio Faloria

Stessa esperienza a San Martino di Castrozza, dove si può partecipare al “Pistenbully tour “nella ski area Tognola: le gite guidate con il gatto sono su prenotazione, per un massimo di due persone per mezzo, con partenza dall’Alpe Tognola alle ore 16.30 per una durata di circa un’ora.

Adrenalina pura invece per la velocissima discesa sulla nuovissima “ZIPLine Monte Pana” in Val Gardena: dalla stazione a monte della seggiovia Mont de Sëura si raggiunge il punto di partenza.

Attrezzati con imbragatura di sicurezza, si parte a tutta velocità con un volo di 1.500 metri e si raggiunge una velocità di quasi 100 km l’ora.

Il commento
Belinate in quota. Che bisogno c’è di andar in montagna per fare un bagno nella vasca con l’idromassaggio? O una sauna con vista panoramica? O una discesa adrenalinica da Circo Barnum (https://www.valgardena.it/it/vacanze-estive-dolomiti/vacanze-attive/zipline-monte-pana/)?

Forse si salva solo l’idea di condividere un’ora e mezza con un gattista per capire quanto sia duro e complicato il lavoro di chi permette ai pistaioli di scendere su tracciati lisci come biliardi… Magari avremmo più rispetto per qualche gobba che è sfuggita al lavoro serale-notturno dei gattisti.

Insomma a leggere questo reportage, vien da concludere che, se è questo il turismo invernale nelle nostre valli, quasi quasi era meglio la chiusura degli impianti dell’anno scorso: escursionisti (con sci o ciaspole o scarponi) su e giù per le piste, rifugi aperti solo se gestiti con mentalità muntagnina, niente sparapanzate briatoresche come idromassaggi, saune e apericena al tramonto. Marcia, ca t fa bin!, mi sentivo dire da ragazzo (Carlo Crovella).

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Belinate in quota ultima modifica: 2022-01-19T05:17:00+01:00 da GognaBlog

33 pensieri su “Belinate in quota”

  1. 33
    albert says:

     Anche  i lumini  di cera o paraffina potrebbero tornare utili (luce e calore ed indipendenza dalle basse temperature , con fiammiferi antivento)…quelli cimiteriali abbondano sugli scaffali del  supermercato .

  2. 32
    Egidio Bona says:

    Assolutamente d’accordo con la modifica del titolo dell’articolo che è molto più appropriato per rendere bene l’idea dei banali contenuti. I rifugi in montagna (refugium, refugere = rifuggire ovvero cercare riparo) devono assolvere a questa importante funzione per escursionisti ed alpinisti. Punto. Gli alberghi con comodità e amenità cittadine sono  un’altra cosa. Ma viviamo in un periodo in cui confondere il sacro col profano è diventata la norma.

  3. 31
    bruno telleschi says:

     
    Suggerisco i versi di Eugenio Montale: “Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale siccome i ciottoli” che il mare accarezza sulla spiaggia. Anche in montagna basta l’immersione nella natura per sentire il respiro della vita senza altre distrazioni.

  4. 30

    La montagna non è il tempio incantato che sogna il cittadino stanco della sua esistenza inurbata. La carne è debole ovunque e il bordello attecchisce dal livello del mare fino alle vette più alte con lo stesso vigore. Non sempre il montanaro è disposto a scendere in città per trovare un tipo di vita che c’è solo lì con tutti i suoi pro e i suoi contro. Succede che il montanaro voglia, giusto o no che sia, riprodurre a casa propria il modello di fondovalle. Forse per fare meno km in macchina, chissà. 

  5. 29
    albert says:

     Anni ’80 del secolo scorso.In una splendida valle semi isolata delle Dolomiti, raggiungibile in inverno solo con sci e pelli,un Paradiso dell’escursionismo slow, comincio’ un certo traffico delle prime moto slitte oltre che di suv 4×4. Poi  stringati articoli sui giornali contenenti cronache locali mai arrivate ai tg e talk show. Scoperte da Forze Investigative dei  corpi alpini, con incursioni notturene:bische clandestine dove si muovevano  milioni o passaggi di proprieta’ e skow di girls intrattenitrici in interni resi torridi da caminetti ed artistiche  stufe di maiolica(piu’ integratori e pillole sprint).Non saprei se definire belinate o “valorizzazioni”.I nomi dei frequentatori mai uscirono in chiaro.

  6. 28
    albert says:

    la lista si allunga:i teloni coprio ghiacciaio non sono una ideagreen sostenibile:https://www.ladige.it/montagna/2022/01/21/coprire-i-ghiacciai-con-i-teloni-non-li-salva-fa-danni-ambientali-ed-e-un-greenwashing-di-interessi-economici-1.3110086 . Vista  piazza dopo lo smontaggio di finta pista pattinaggio su ghiaccio(plastica speciale dura)..rimangono numerose fettine di plastica bianca.
     

  7. 27
    albert says:

    “…I souvenir sono spacciati per “antichità” e la “pizza Yeti” per specialità locale»” Questo e tanto altro accade in Himalayia, attorno alle spedizioni commerciali con elicotteri e sherpa e percorsi tirati con scale e corde fisse. (Chissa’ come si traduce belinata  nei villaggi nepalesi ).Lo racconta Messener in una intervista, rilasciata dopo matrimono con una terza moglie piu’  giovane.

  8. 26
    albert says:

    Anti-belinate :
    portare sulle code dei propri sci alp una  donzella  appiedata che si aggrappa,  come in moto ( “PGGRrOVA!”direbbe Jerry  Calà)
    corsi per accompagnamento disabili su pista e joelette in escursione.

  9. 25
  10. 24
    albert says:

    23) gia’ lo fanno oltre confine zona alpina che non nomino , …con pubblicità e pure servizio navette…anzi a volte pullman due piani..Ogni tanto  un autista/procacciatore  di questi mezzi a vetri oscurati  torna in mio paesotto  Veneto  e parcheggia davanti a ingresso scuole superiori.Il bello e’ che  le lamiere della parte inferiore  della fiancata e pure portellone posteriore, sono dipinte con scene  glamour di orgetta e varie tipologie di ragazze in offerta ( pare un manifesto di vari  film 0o7)e pure url di sito internet, email , telefono.

  11. 23
    Gianfranco Valagussa Nonno says:

    Non scherziamo per favore vivere in montagna è un gran casino. A proposito, per il rilancio dell’economia turistica potremmo trasformare i rifugi in “casini” con tanto di prostitute d’altissimo bordo. Rifugi pieni, economia in crescita, rilancio dell’immagine della montagna. Berlusca come sponsor….

  12. 22
    giotex says:

    ma e’ come il mare…uno puo andare al mare a rimini oppure a scanzano jonico…dipende cosa cerca…uno puo andare a cortina d’ampezzo oppure al camping la peschera in valle dell’orco…poi ad essere sinceri se uno  osserva l’abbandono delle montagne e dei paesi/contrade mi pare un non problema…

  13. 21

    Daidola l’ha scritto: per sciare più di due ore sulle piste bisogna essere vuoti di cervello.  D’accordissimo ma aggiungo: o se ti pagano per farlo.

  14. 20
    Matteo says:

    Se con “testicoluti” intendi come dotati di testicoli fuori della norma, mi permetto di dubitarne

  15. 19
    pergogna says:

    dall numero 1 al 18 testicoluti

  16. 18
    Mario says:

    Un paio di anni fa, capitato a Garmish,  in pieno centro pedonale, a 50 metri dalla movida  mi sono imbattuto in una stalla funzionante con tanto di contadino con forcone  e carriola,  mucche (cinque) e puzza di letame annessa. La belinata migliore del paese. 🙂

  17. 17
    marco vegetti says:

    Sono tre gli appuntamenti a settimana accompagnati dai trainer del benessere guide alpine di “Pinzolo Mountain Friends” per sperimentare nuove attività sensoriali con gli elementi naturali dell’inverno: dalle tecniche di rilassamento allo sviluppo del “caldo interiore”.
    Sono guide alpine, quelle che poi si incazzano per il turismo di massa e “lontano” dallo spirito delle montagne… Complimenti!

  18. 16
    albert says:

    4)  Quando si affittava appartamento per l’estate in   Dolomiti, pagamento rigorosamente in contanti, i proprietari dicevano” vi lasciamo la nostra casa, noi ci sacrifichiamo, per 3 mesi andiamo su nel “masett,( alias bait o casera con fienile),  a far fen , legna e “fiaterar le vacie”. Sospetto che  i furbacchioni la vera vacanza se la facessero loro, mentre il  centro del paese era invaso da auto, miasmi , code nei negozi di alimentari  e lotta per un posto nel parcheggio. Oggi se pelano i turisti con varie attivita’ tradizionali e inventate o semi-industrializzate, fanno benone, poi la vera vita  in montagna ritorna nei mesi  a-turistici.Per questo mi sta bene pure l’affollamento marasma dei 4 passi , in quanto gira la grana e i montanari non devono emigrare a fare i muratori  o le balie,  servi e sguattere ,minatori , carpentieri  ecc.Purtoppo alcuni cedono alla modernita’, e si lamentano se accanto all’albergo c’e’odore di fieno o di letame.
    Altro aspetto: abbondano salsicce, pancette e quarti di speck appesi, crauti e funghi, vini e formaggi tipici  ma dove stanno tutti gli allevamenti o i mega orti o  praterie di funghi, cantine e caseifici?Nottetempo arrivano i furgoni.

  19. 15
    albert says:

     Dovendo, decenni fa,  lavorare in zona di  montagna dolomitica molto turistica, era giocoforza scegliere case in affitto scarsamente dotate di comfort e pure in borghi marginali e dal canone abbordabile..Orco can, non lo sapevo ma ero andato avanti: bagno col mastello  e acqua scaldata a pentoloni sulla stufa a legna in bagno gelido invaso da vapore condensato. …a volte tubature bloccate da tappo di ghiaccio…., stufa a olle di maiolica .. cucina economica adattissima a manicaretti a cottura lenta…che cuccagna!       Con strade  colmate da un metro di neve notturna  non ancora sgomberata… al posto di lavoro non in auto o a piedi,  ma con sci  e discesa in neve fresca sulla sede stradale. Non si conosceva il termine powder o backcountry.Poi in locale dell’ufficio  (con…sci e scarponi depositati in sgabuzzino sotterraneo  )pantaloni di  velluto  giacca e scarpe estratte da zaino. Adesso tutto comodo, basta girare termostato e fluisce acqua calda dai rubinetti,in locali riscaldati senza traffico di cassette di legne e cenere..(.la vera belinata e’questa????? Mi sa di sì)

  20. 14
    Giorgio Daidoka says:

    Discorso “complesso” quello delle belinate in quota! In sostanza si tratta della ricerca di emozioni “artificiali” per compensare quelle che lo sci “artificiale” non è in grado di offrire. Dopo due ore di sciate sulla neve cemento, salvo che si sia degli atleti in allenamento o dei vuoti di cervello non se ne può più ed è quindi normale che si cerchi qualche altra fonte di piaceri banali. C’è però, lo devo dire per diretta esperienza a costo di farmi tirare le orecchie dall’amico Carlo, qualche eccezione alla regola. Pöl Grüner, il dinamico e simpatico custode del rifugio Bellavista non distante dalle piste di Val Senales, è stato uno dei primi a far arrivare dalla Svezia una sauna esterna a botte di pino nordico riscaldata da un mega impianto fotovoltaico,  con tinozza di acqua calda esterna. Dopo una salita primaverile alla Palla Bianca o alla Punta del Finale, confesso che era una vera  goduria utilizzare l’impianto di Paul immergendosi nella solare bellezza primaverile delle montagne. Per poi passare a gustare i suoi inimitabili canederli: Pol, imprenditore montanaro illuminato (ce ne fossero tanti come lui!) era riuscito a mettere in piedi in valle una vera industria basata sulla produzione casalinga di queste leccornie tirolesi, che venivano poi utilizzate oltre che nel suo rifugio, negli “Knodel point” che aveva aperto con successo nelle principali città tedesche e che facevano una vivace concorrenza ai McDonald’s…Ritornando in argomento, Pöl offriva anche un’altro servizio fonte di emozioni vere e sopraffine:  aveva acquistato una postazione militare fatiscente (siamo sul confine con l’Austria) a circa 500 metri di distanza dal rifugio e l’aveva trasformata in una “camera dell’amore” accogliente e ben riscaldata, da offrire alle giovani (anche solo di spirito) coppie per una notte d’amore davvero speciale. La colazione arrivava la mattina tardi, servita da una deliziosa cameriera con gli sci ai piedi…Bei tempi, in cui di “belinate” di questo tipo ne ho fatte parecchie. E non le rimpiango affatto.

  21. 13

    La sauna fa bene alla salute. E non è un lusso. Gli italiani da sempre l’associano a qualcosa di esotico ma per certi popoli non lo è.Il golf nel Regno Unito è uno sport come gli altri, in Italia per giocarci devi associarti a un club che ti chiede almeno 25mila euro l’anno. E’ tutto relativo.

  22. 12
    Matteo says:

    Caro Malpezzi, la mia era evidentemente una boutade, nessuno vorrebbe si tornasse al lockdown: infatti io ero chiuso a Milano (durante la più bella primavera che io ricordi) a giocare a guardia e ladri con i vigili per pedalare un po’.
    Quello che deprime e fa incazzare è che pare non abbiamo imparato niente. Noi come specie.
    Come non essere d’accordo con te:
    “Io mi concentrerei viceversa su ciò che accade SULLE montagne, per esempio liberandole dalle catene del ” Ti piace vincere facile” delle Ferrate, sullo stop a nuove piste di sci, ne abbiamo già a iosa a certe situazione degradanti legate alla Mountain bike giù per sentieri “
    La sauna sul Faloria infatti è anche lei in montagna.
    E l’approccio mentale alla montagna che l’ha pensata, porterà inevitabilmente a potenziare la funivia, a ingrandire il parcheggio che devasta il rio Gere e a fare un altro bel percorso di downhill.
    Una zip-line “incatena” la montagna almeno come una ferrata, ma produce un impatto cumulato maggiore.
    Quanto alla carne, io non sono vegano (anzi), ma è un fatto che si consumi troppa carne, per lo più di pessima qualità e che sopratutto questa è prodotta con una filiera assolutamente insostenibile e con enormi sprechi (e vale anche per il latte). Quindi un gatto delle nevi che vende salsicce a spasso per le piste è doppiamente censurabile
     
    Il solo fatto che tu ti permetta di chiamarle “tue” rende evidente che non sei poi così attento a ciò che succede sulle tue montagne (o all’ambiente in generale) e per questo non ti si romperà mai abbastanza i coglioni.
    Stammi bene
     

  23. 11
    Giuseppe Balsamo says:

    Commento 8
     
    Certamente, Merlo. Assente forse perchè per me ovvia, ma giusto precisarlo.
    Tale concezione ha una falla strutturale esiziale nel non riconoscere l’esistenza del limite (ed è uno dei motivi per cui cadrà) .
     
    Commento 7
    Mi è piaciuta la tua risposta.
    Concordo, è una questione di visione e ciascuno ha la propria (e ci mancherebbe!)
    Non posso però fare a meno di notare che anche chi vive in montagna è passato dallo scaldare il letto con il prete e la suora (*) alla jacuzzi.
    Meraviglie del progresso!
     
    (*) A scanso di equivoci 🙂 rimando qui
    leganerd.com/2011/02/05/il-prete-nel-letto-e-la-suora/
    per il significato di “scaldare il letto con il prete e la suora”.
    Dormire in un letto scaldato così in una stanza sottozero è un’esperienza che tutti dovrebbero provare almeno una volta. Sarebbe interessante come proposta, ma non so se si troverebbe qualcuno interessato 🙂

  24. 10
    Mario says:

    Mentre il  turismo classicamente inteso  lavora sul territorio, ”vendendo” l’utilizzo dell’ambiente secondo canoni tradizionali, le belinate a cui si riferisce l’articolo tendono a trasferire le ‘comodita’  ed infrastrutture proprie del vivere cittadino  nell’ambiente di cui sopra.  Una volta introdotto l’apericena  in vasca vista Tofane  la strada per introdurre vista Tofane lo stress ed alienazione proprie del vivere cittadino e’ aperta. Il cliente esigente paga il dovuto e questo ha effetto sulla economia locale, quale sia il prezzo locale da pagare per la ‘modernizzazione dell’offerta  ‘ e’ ancora da vedere. 

  25. 9
    Fabio Bertoncelli says:

    Girolamo Savonarola«Tu, Cominetti, che fai nella Jacuzzi?».
     
    Pentiti, dunque, affinché siano cancellati i tuoi peccati!

  26. 8
    lorenzo merlo says:

    Giuseppe, la questione del limite pensi abbia a che vedere con la concezione predatorio-capitalistica-globalista del mondo?
    Se sì, dovrebbe essere presente nelle tue critiche.
    Se no, ti metto una sauna in vetta. E se non io qualcun altro lo farà.
    Senza cambio di paradigma è una predizione garantita.

  27. 7
    Massimo Malpezzi says:

    Giuseppe io credo che i limiti siano delineati a seconda delle visioni, personalmente vado in montagna senza accorgermi di ciò che avviene a Cortina oppure in certi luoghi elencati. Se ti può essere di sconforto, non esiste già di ritorno e delineare dei limiti su una sauna o su dettagli insignificanti solo perché noi apparteniamo ad una casta di puro Montanari è anacronistico. E ci viene spesso questa cosa di preservare ciò che ci infastidisce solo per noi in una sorta di gelosia verso l’uomo di città… Io mi concentrerei viceversa su ciò che accade SULLE montagne, per esempio liberandole dalle catene del ” Ti piace vincere facile” delle Ferrate, sullo stop a nuove piste di sci, ne abbiamo già a iosa a certe situazione degradanti legate alla Mountain bike giù per sentieri Ma  a noi piace dire NO alle strade carrozzabili che da Kathmandu portano a Mucktinath perché ci piace camminare per il nostro turismo selvaggio e alla fine poco ci porta di chi ci vive. Siamo sempre lì amico mio. Vivere vite diverse da chi vive in montagna attraverso il turismo è cosa assai diversa.

  28. 6

    Bravo Malpezzi! Io in montagna ci vivo, lavoro e ci cresco i figli. Per gusto mio non farei una vacanza così, ma ciò non toglie che chi decide di farla compia un reato. Lo scorso inverno con tutto chiuso si stava da dio ma l’augurio è che non accada più.Il solito Crovella si scatena quando dice che deve ripartire l’economia, anche a scapito dell’emarginazione dei novax e poi ce lo ritroviamo qui a prendersela con cose che neppure conosce, e si vede. Più in generale, predersela con chi viene attratto dalla jacuzzi vista montagne innevate, non ha proprio senso. Ce l’ho anch’io in casa e non mi sembra nulla di criminale e non vi dico quello che faccio “vista montagne innevate” perché sennò il solito  absolut cajota sverrebbe. 

  29. 5
    Giuseppe Balsamo says:

    Commento 4
     
    Malpezzi, l’aspetto economico del turismo è certamente importante, ma, continuando su questa strada, potremmo arrivare a giustificare le guerre, altrimenti chi produce le bombe va in malora.
     
    A me sembra che il problema sia nella mancata consapevolezza dell’esistenza di un limite, che di certo non è una riga netta, ma deve pur esistere da qualche parte una zona oltre la quale spingersi perde del tutto di senso.
    E, per quanto mi riguarda, le cose descritte nell’articolo sono già oltre da un pezzo.

  30. 4

    Quando leggo che era meglio l’anno scorso quando tutto era chiuso mi vengono in mente pensieri nervosi, perché oramai ci piace fare i radical chic e ( con il culo degli altri) passatemi l’educato eufemismo, pensare un po’ come i vegani che ci dicono di chiudere le 50 mila macellerie, tutti i supermercati che vendono carne e i salumieri e lasciare allo sbando le vacche per i fatti propri, perché è chiaro che non saranno i vegani ad andare a mungere alle 5 del mattino (sassolino tolto) ma contestualizzando l’articolo il confronto è identico perché certamente, in nome di un turismo più etico ma forse solo meno fastidioso per chi ci ha raccontato questa storia, sarebbe meglio chiudere tutto per buona pace degli alberghi con le loro cameriere, cuochi, segreterie, reception, e gli indotti, lavanderie trasportatori, alimentari, e centinaia di famiglie che portano a casa uno stipendio… ecc ecc. Certo una sauna la puoi fare a Milano ma se una giornata è fatta di 10 ore ne scio 5 poi mi rilasso nella meravigliosa sauna, mi fermo un giorno e provo l’ebrezza della discesa su una fune, e una sera mi faccio portare in quota con il gatto mangiando wurstel e salsicce, sono fastidioso se decido di fare una vacanza simile. Oggi va di moda fare l’integralismo ambientale a costo di chiudere tutto perché fa snob urlare contro la comodità. Mi reputo una persona attenta a ciò che succede sulle mie montagne ma per dio non rompeteci i coglioni con ste filippiche

  31. 3
    Matteo says:

    “se è questo il turismo invernale nelle nostre valli, quasi quasi era meglio la chiusura degli impianti dell’anno scorso”
    Assolutamente d’accordo con Crovella…e senza il “quasi-quasi”!

  32. 2
    albert says:

     Succede  anche a bassa quota..dove arriva il turismo industrializzato.
    Anni fa in un reportage di vero giornalismo d’inchiesta mi capito’di  leggere un resoconto sul neo turismo  favorito dai facili viaggi in aereo, alla ricerca di tradizioni genuine in Paese d’Africa.  Pezzo forte riguardava la costruzione di finti villaggi  con capanne di canne e fango.   Ai turisti “antropologi capitati lì per caso””, veniva servita davanti alle capanne una danza di  fanciulle nature o quasi, detta la “danza delle chiappe vibranti” al termine della quale alcuni giovinotti  simulavano la scelta  delle promesse spose. Altro giorno , altra vibration.Un anziano confido’ al giornalista che ‘sta danza non era mai esistita , se l’erano inventatata per accalappiare i gonzi benpaganti . A sera tutti  i figuranti tornavano in citta’ , nessun matrimonio veniva portato a buon fine,  terminata la stagione tutti tornavano al loro lavoro o studi in megalopoli  indossando jeans e magliette,  dentro o fuori le bidonville . Sara’ un caso che  nelle zone di turismo montano di lusso, i lavoratori indossino abiti “tradizionali” e che i fac simile  siano anche venduti a caro prezzo in boutique, ai turisti che vogliono “inserirsi o mimetizzarsi  “nella comunita’ locale ? Pare stia tornando in auge il trasporto di sciatori con carrozze a cavalli..al posto dei pullmini della neve.       40 posti tra slittona e carro , 3 euro a testa e 5-10 minuti pertrasferirsi tra due diverse piste a poche centinai a di metri. Carri e conduttore e cavalli agghindati come comanda lo stile contadino dell’800.

  33. 1
    albert says:

     Forse si trascura la pricipale  tradizionale “belinata ” con “mussa” dandola per scontata?O perche’ non e’politically correct pubblicizzare?? In  fase di chiacchere dopo anelli percorsi,  al centro sci fondo, si discuteva sul fatto che quella pratica impegnasse il 97% delle risorse del corpo, esclusa quella “del 3 %”.Un pomeriggio un atleta accreditato squadra militare e nazionale racconto’ ” Evviva , sono arrivato al 120% !!
    Tutti “Bum! sparala ancora piu’ grossa!””No ! alcuni mattine fa sono andato in allenamento  con la   ***ia, pure Lei atleta, non c’era nessuno anche perche’ nevicava e volevamo allenarci anche  sotto neve cadente come a volte succede in gara. Mi ero portato  portato nel marsupio alcuni stick di scioline adatte, un sughero e  per ogni evenienza di bufera trooppo ventata ,  le chiavi di un fienile che e’ affiancato alla pista, me le sono fatte prestare dal proprietario”..e “dopo il pensiero stupendo”” abbiamo fatto 3 giri da 10  chilometri della pista nera. Chissa’ se la raccontava giusta, ma era verosimile piu’ che le recenti trovate.

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