Enrico Camanni, scrittore e alpinista torinese, classe 1957, da decenni racconta la montagna nelle sue dimensioni più diverse: sportiva, storica, culturale e sociale.
Bellezza e silenzio della montagna distrutti dal turismo di massa
(servono ingressi contingentati contro chi cerca solo luoghi instagrammabili)
di Nicolò Fagone La Zita
(pubblicato su torino.corriere.it il 26 agosto 2026)
Enrico Camanni, scrittore e alpinista torinese, classe 1957, da decenni racconta la montagna nelle sue dimensioni più diverse: sportiva, storica, culturale e sociale. Tra le sue opere più recenti ci sono Le Alpi in 30 montagne e Amé Gorret. La vera storia dell’Ours de la montagne. Oggi l’autore mette in discussione un equilibrio sempre più difficile: da una parte la necessità di mantenere vive le economie delle valli, dall’altra la tutela di territori fragili.
Camanni, alle nostre valli servono più turisti per salvare l’economia oppure dobbiamo accettare che alcune montagne abbiano bisogno di meno persone?
«Siamo al limite, servono ingressi contingentati. Non dobbiamo portare più turisti, ma educarli, anche per la loro stessa soddisfazione. Altrimenti ci ritroviamo tutti in coda come al mercato. Il turismo andrebbe distribuito meglio durante l’anno. Oggi abbiamo il boom in alcuni periodi e pochi visitatori nelle stagioni intermedie. Il turismo non è per forza dannoso, ma quello di massa sì. Si distrugge la bellezza e il silenzio, così è più complicato provare emozioni».
Come si possono distribuire meglio i flussi?
Indirizzando il turismo verso luoghi meno blasonati. Oltre alle montagne olimpiche ci sono le Valli di Lanzo, la Valle dell’Orco, la Val Soana. Ma per farlo bisogna avere più cultura e conoscenza. Già nella scuola dell’obbligo dovrebbero essere forniti gli strumenti per capire la montagna. Dopo il Covid c’è stato un nuovo innamoramento, ma manca la cultura. Non basta scoprire una strada e fare un picnic per conoscere un luogo. Devi sapere cosa c’è lì, chi ci abita, qual è la sua storia. Oggi rischiamo di trasformare tutto in una caccia alla destinazione instagrammabile. Ma la montagna non è una collezione di luoghi da fotografare: è un territorio da capire».
Lei ha raccontato spesso la montagna come luogo di storia. Cosa rischiamo di perdere se le Alpi diventassero solo una destinazione turistica?
«La vita di comunità, che è fondamentale. Il turismo funziona se c’è gente che abita quei paesi. Altrimenti la valle diventa un guscio vuoto. Servono servizi, almeno quelli essenziali, con la possibilità concreta di vivere in montagna. La comunità è utile anche al turismo: è attraverso la presenza degli abitanti che nasce uno scambio e quindi una ricchezza culturale. Altrimenti diventa tutto come Disneyland, un guscio senza vita».
Il Piemonte ha investito molto nello sci, ma il cambiamento climatico mette in discussione quel modello. Ha ancora senso puntarci?
«Sarebbe bello cominciare a immaginare una montagna post-sci, ma andiamo avanti con vecchi modelli finché non si arriva alla crisi totale. Le vette piemontesi sono già state ampiamente sfruttate e non hanno un futuro infinito. Dobbiamo puntare su altre attività, come l’escursionismo».
Altre alternative?
«La montagna d’estate può essere di tutti, mentre d’inverno è una questione per ricchi. Oggi molti salgono per cercare il fresco, ma pochi possono fermarsi più giorni in una casa o in un rifugio. La gente sarebbe anche disposta ad abitare a media quota ma, appunto, servono i servizi».
Oggi si usa spesso l’espressione «sostenibilità». In modo corretto?
«Significa lasciare alle generazioni successive un territorio uguale o migliore di quello che abbiamo ereditato. Lo stiamo facendo? Credo di no. L’esempio sono le Olimpiadi: grandi impianti costruiti per una vetrina di pochi giorni, mentre oggi continuiamo a pagare per smantellarli».
Anche la caccia è un rischio?
«Deve essere equilibrata, servono paletti contro le lobby. Gli animali sono già sottoposti allo stress del clima e del turismo. Specie come la pernice e la lepre bianca sono quasi scomparse e andrebbero difese».
Il commento
di Carlo Crovella
Chissà se la preferenza per la selezione degli accessi alla montagna viene accettata meglio dalla platea degli appassionati se espressa dall’amico Camanni, noto per una complessiva moderazione ideologica, specie rispetto al sottoscritto?
La montagna non ne può più degli accessi antropici indiscriminati e maleducati e una qualche soluzione va trovata. I modelli turistici tradizionali (specie sul fronte sciistico, ma non solo) sono ormai obsoleti e produrranno solo più danni, accelerando il deterioramento della “gallina dalle uova d’oro” come turisticamente è considerata la montagna.
Selezione negli accessi, educazione dei fruitori, montagna spartana e scomoda… C’è solo l’imbarazzo della scelta fra le soluzioni da adottare e probabilmente la scelta migliore è combinare un mix fra le diverse ipotesi.
Le soluzioni sul tavolo ci sono già, il mix è solo da confezionare, ma qualcosa va fatto e anche in fretta, altrimenti la montagna resterà solo più un ricordo nelle nostre menti.
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Per me economia e sociologia sono due scienze contigue ma distinte.
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Semplificando molto , molta gente va a Pisa a vedere la torre perche’ e’ interessante , molti ristoratori ed albergatori sfruttano questa opportunita’ per alimentare le loro attivita’ economiche , e ancora piu’ gente trova a Pisa un contesto favorevole per una vacanza.
Se domani a Pisa togliamo le opere d’arte , baracca e burattini si spostano a Firenze o a Siena , perche la gente non e’ li solo per i servizi.
“sul confine fra fenomeni economici e fenomeni sociali”
Bobby, ma che confine è?
L’economia è solo e unicamente un fenomeno sociale!
Caro Placido , penso che diciamo entrambi cose verosimili e che si trovano sul confine fra fenomeni economici e fenomeni sociali.
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Il fatto che una moltitudine di presunti amanti della montagna decida di ammassarsi in poche localita’ di grido e’ al confine fra fenomeno economico e fenomeno sociale.
Bobby #94: ammesso e non concesso che si tratti di una valutazione “comoda”, certo non direi che sia “ex post”, visto che il processo di turistificazione si sta svolgendo “live” sotto i nostri occhi.
A parte che tu mi insegni che il prezzo non è tutto (specialmente per beni voluttuari come il turismo), immagino che Foppolo attuerebbe delle contromisure, magari differenziandosi come “marchio” o come tipo di offerta.
Insomma, a me sembra che “il mercato”, senza correttivi, tenda ad espandersi dove e finché ci sono (o sono attesi) dei rendimenti… e quando l’uso turistico promette rendimenti maggiori rispetto agli usi preesistenti, ecco che diventa comprensibile e naturale l’incentivo alla conversione, e il gioco è fatto.
Non dimentichiamo inoltre il ruolo della promozione (che non si limita “sfruttare” la domanda esistente, ma la alimenta e la orienta).
Come spiegare altrimenti il fiorire (eufemismo) di alloggi nelle mete più ambite?
Riprendo questa discussione, anche se ormai scivolata in basso, per segnalare un articolo a proposito di aspetti che abbiamo discusso:
https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/idee/2026/quando-il-montanaro-diventa-piu-simile-al-cittadino-che-lo-vorrebbe-invece-piu-montanaro-i-paradossi-di-un-turismo-che-cerca-in-montagna-le-tradizioni-perdute
Riprendo questa discussione, anche se ormai scivolata in basso, per segnalare un articolo che riprende esattamente certe considerazioni che abbiamo espresso in merito al rapporto ta “cittadini” e “montanari”:
https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/idee/2026/quando-il-montanaro-diventa-piu-simile-al-cittadino-che-lo-vorrebbe-invece-piu-montanaro-i-paradossi-di-un-turismo-che-cerca-in-montagna-le-tradizioni-perdute
@90
Se tu dici che il meccanismo di mercato favorisce e sfrutta l’overtourism in alcuni luoghi , io potrei dire il contrario : il mercato non necessariamente ti spinge verso un.luogo ipersfruttato e pieno di concorrenza , anzi , se qualcuno riaprisse San Simone e vendesse i giornalieri a 25 euro , dubito che Foppolo farebbe baldoria.
Per me che sia colpa del “mercato” e’ una comoda valutazione ex post.
Se la Siberia fosse stata ecologicamente distrutta da un regime capitalista , chiunque avrebbe buon gioco nell’affermare che il grossolano inquinamento siberiano sia stato colpa del “mercato” e del “capitale”.
Invece quella devastazione l’ ha prodotta proprio il sistema socialista doc dell’URSS.
https://www.repubblica.it/cronaca/2026/09/10/news/classifica_turisti_africa_italiani-425576159/
Non ne ho la più pallida idea, Bobby, né mi interessa saperlo.
E comunque: cosa c’entra con quello che ho scritto?
@ Placido
Puoi chiarirmi che cosa succede in un sistema collettivista in cui i prezzi rimangono fissi , quando 80.000 persone scelgono di passare Agosto in Val Gardena , e come si riflette su Ortisei il fatto di avere da investire sul territorio le stesse risorse che ha Selvino , perche’ i prezzi sono fissi ?
Direi piuttosto che il mercato è l’ecosistema dove fenomeni come il turismo di massa non solo si verificano, ma vengono anche favoriti e sfruttati.
Il ” mercato” è il fenomeno, ma qual’ è la causa del fenomeno?
Il ” mercato” è il fenomeno, ma qual’ è la causa del fenomeno?
Non esistono risposte semplici a fenomeni complessi.
Comunque, visto che queste dinamiche non si verificano solamente in montagna né solamente in ambito turistico, nutrirei qualche sospetto verso il cosiddetto “mercato”.
@82: “Lo vogliono e l’hanno voluto i montanari locali.”
Vero, e del resto è più o meno quello che ho detto io. Ricordiamoci però che almeno inizialmente, questo atteggiamento non era dovuto a ingordigia e avidità, ma invece a considerazioni molto più semplici come il desiderio di sottrarsi alla onnipresente minaccia della fame se il raccolto va male o la vacca muore, di poter contare su un’assistenza sanitaria decente, di mandare i bambini a scuola invece che a badare alle vacche, e altre faccenduole del genere. E questo grazie al proprio lavoro, non dipendendo da una carità più o meno pelosa, e senza essere costretti ad abbandonare la propria terra in un’emigrazione disperata.
Parafrasando Gandalf, “saremmo noi in grado di garantire queste cose alle genti di montagna, dopo averle ipoteticamente costrette a rinunciare al turismo? E allora, cerchiamo di non essere troppo generosi, nell’attribuire le colpe nei nostri giudizi”.
Infatti io ho una Micra del 2000.
Grazie per la risposta,.sono d’accordo con te
@ Marco
Non e’ semplice dirlo , ma credo che nella nostra societa’ ci siano correnti fortissime.
I grandi viaggiatori del passato amavano immergersi e “sporcarsi” nei luoghi visitati , mai si sarebbero sognati di chiedere capriolo a Napoli o scampi e calamari a Plan de Corones.
Approfittare sensorialmente di un luogo che vedi di rado , anziche’ strafogarti con il menu di casa o il piu’ costoso , perche’ “Sei un vip” ?
Per non parlare della cura di cio’ che non costa , e quindi non vale i tuoi sforzi per preservarlo (…).
Se fossi citrullo direi che sono sub umani , ma adesso che mi ci fai pensare , chi non vorrebbe rapportarsi con queste personcine ?
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/09/assorbenti-fazzoletti-e-deiezioni-abbandonati-in-montagna-ricorda-te-li-bevi-in-pianura-ti-conviene-raccoglierli-lo-sfogo-del-rifugio-gerli-porro/8501242/
Da quando esistono i social le panchine giganti e le foto da postare, ancora peggio.
Per fare un esempio , oggi se vuoi comprarti un’auto sei quasi obbligato a prenderti un Suv , ma perche’ ?
La mia domanda è perché le masse si seguono questi schemi comportamentali.
La mia risposta gia la conoscete. Sono curioso della vostra.
Che fare?
Le Dolomiti diventeranno come la Riviera Adriatica. Le valli di Fassa e Gardena già sono simili a Rimini e Riccione.
Lo vogliono e l’hanno voluto i montanari locali.
Le orde seguono.
(segue)
Punto 3): Soluzioni ipotetiche che prevedano, in un modo o nell’altro, di ricondurre i montanari alle condizioni di vita “pre-turismo” sono da escludere a priori, se non altro perché dovrebbero essere imposte con la forza. D’altro canto, i suddetti montanari devono pur rendersi conto del rischio di segare il ramo su cui sono seduti.
E quindi, “Che Fare?” chiedeva qualcuno. Io proprio non lo so. Ma non credo si possa o si debba agire nel senso di numeri chiusi (magari in base al censo), prenotazioni obbligatorie, tornelli o quant’altro, che sarebbero abbastanza ripugnanti.
(segue)
Punto 2): Adesso però già solo i volumi quantitativi del turismo, prima ancora che le storture relative ai servizi richiesti e offerti, stanno non solo danneggiando il delicato equilibrio ecologico degli ambienti montani, che sarebbe già grave, ma stanno anche rapidamente distruggendo certi aspetti della vita sociale della gente di montagna, che costituiscono/costituivano un elemento essenziale del fascino turistico di quelle zone. Si tratta quindi di una degenerazione di un fenomeno di per sé positivo, come da Punto 1), in qualcosa di completamente negativo.
(continua)
Se non sto prendendo un granchio colossale, sembrerebbe che si sia tutti più o meno d’accordo sui termini del problema, e che le discussioni riguardino solo il come uscirne (ammesso che sia possibile), o quanto meno limitare i danni. Per ricapitolare:
Punto 1): la comparsa dell’alpinismo, e poi del turismo, ha offerto alla gente di montagna la possibilità di uscire finalmente da secoli di miseria, di ignoranza e di fame – sulle Alpi a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, come adesso in Nepal. Questo processo ha ovviamente comportato profondi cambiamenti negli stili di vita, ma non può comunque non essere considerato come un fenomeno sostanzialmente positivo – a meno di voler indulgere in ubbie fuori tempo massimo in stile mito del “buon selvaggio”.
(Continua)
74@ Ezio 💯 dritto al bersaglio!non hai affatto semplificato. Essere distanti da Venessia (nel caso del Veneto)e Roma non giova affatto e i problemi che la montagna vive attualmente non li risolverebbe neanche più autonomia ;spopolamento più alto della media ,quando nasce un bimbo è evento epocale,costi comunali da suddividere tra quattro gatti , seconde e terze case ereditate e da restaurare che diverranno meta delle colonne di cerebro…hemmm automobilisti dopo che per 4 denari le avranno comprate …questo è il futuro ! altro che zootecnia e coltivazioni bio (parlo del alto Bellunese) dove esistono anzi Re-sistono alcuni caparbi ma vedi tra clima che cambia e generazione Z nessuno o quasi mette mano ad una terra che rende poca cosa anche se buona è bassa e pure inclinata!Meglio il turismo over due mesi che la fame per dieci!
Piu’ che il turismo di massa , che credo sia un fenomeno che tende a fagocitare ogni luogo , dicevamo che in alcuni luoghi il cambio di paradigma e’ stato un po’ meno violento , i campi montani e alcuni storici impieghi del territorio sono stati buttati alle ortiche meno precipitosamente.
Poi ovviamente a seconda delle localita’ trovi dei posti degradati anche da loro.
Se il tema e’ il turismo di massa non mi e’ chiaro cosa dovremmo imparare dalla Svizzera ( in Austria non saprei ). Se ci andate, vedrete che pure li’, nei posti giusti, c’e’ tutto il vostro repertorio preferito: impianti di risalita un po’ dappertutto, anche e soprattutto estivi, cremagliere, funicolari, trenini turistici, parcheggi a pagamento, strade chiuse al traffico da percorrere in autobus, ponti tibetani a pagamento, terrazzini spioventi per i selfies, turisti asiatici a go go, alberghi e ristoranti in quota per magnare, ecc. Tutto, veramente tutto, e caro, senza sconti. Se invece dite che la Svizzera ha saputo comunque proteggere meglio l’agricoltura e l’allevamento montani, e’ vero ( anche se con costosissimi sussidi poco replicabili ), ma state pur certi che anche li’ il turismo aumenta un po’ ovunque.
Il modo in cui investi o meno su un territorio non credo sia questione di tradizionalismo e nemmeno questione di rapporto risorse/abitanti, ma una questione di mentalità e di politica.
Altrimenti come spiegare che il maggior produttore di petrolio europeo investa sui contadini o sulle auto elettriche?
Noi abbiamo pensato solo a strade, alta velocità e ponti, che danno lavoro subito e portano voti e bustarelle, svizzeri, austriaci e norvegesi hanno pensato anche a sussidi, servizi e paesaggio.
Secondo me c’è da imparare, non da dire “e ma loro hanno i soldi” o “e ma loro hanno il petrolio”
Accettando una grossolana semplificazione, mi azzarderei a suggerire che il “segreto” di Svizzera e Austria consista essenzialmente il fatto che quei paesi sono in pratica TUTTA montagna, e gli abitanti sono TUTTI montanari. Esistono beninteso delle enormi differenze tra lo stile di vita di chi si occupa di speculazioni finanziarie a Zurigo e di chi invece fa l’agricoltore in Appenzello, ma la “capoccia” è sostanzialmente la stessa: amano tutti le stesse cose, e sono tutti attaccatissimi alle stesse tradizioni. Una cosa del genere è improponibile da noi, sopratutto poi se dovesse essere il risultato di imposizioni esterne.
Non se ne esce, se non partendo dal principio (mi sto ripetendo a pappagallo, e me ne scuso) che sarà comunque sempre la gente che in montagna ci vive davvero a decidere cosa sia o non sia accettabile. Esistono certo delle comunità (si pensi sopratutto agli Amish) che rifiutano deliberatamente pressoché tutti gli aspetti della modernità in favore di uno stile di vita tradizionale, ma certe motivazioni religiose non sono facilmente replicabili. A mia conoscenza, l’unico tentativo a livello statale per mantenere artificialmente in vita la comunità contadina tradizionale fu il programma “Blut und Boden, Sangue e Suolo” della Germania nazionalsocialista – programma che però comprendeva aspetti che ce lo rendono molto poco simpatico.
@ Matteo
Parlo dell’Austria perchè un po’ la conosco ; sia l’Austria che la Svizzera , a mio modo di vedere , sono più tradizionaliste di noi .Ma non vuole essere una critica o il considerare la cosa retrograda , significa che , per esempio , se il loro allevamento viene danneggiato da lupi o orsi , non si fanno un decimo delle pippe che ci facciamo noi a modificare la loro consistenza , perchè il loro legame con stili di vita come allevamento o caccia è più stretto del nostro.La Norvegia , secondo me , è un esempio che può essere fuorviante , perche ha un rapporto fra risorse e popolazione elevatissimo , e potrebbero permettersi anche spese spericolate.Cinque anni fa’ in Norvegia , un’auto su 3 era elettrica , da noi probabilmente lo è una su 20.
“In Austria il tradizionalismo ha portato ad un forte ruolo degli incentivi pubblici all’agricoltura e dell’allevamento”
Perché mai il tradizionalismo, Bobby?
Che uno stato intervenga a supporto delle aree più svantaggiate mi pare decisamente intelligente e progressista.
E non solo con incentivi economici ma anche con servizi e cura del territorio.
E perché citi solo l’Austria? La Svizzera investe di più (é anche più ricca, visti i capitali che ha attirato in passato).
Nota: la ragione per cui la Norvegia è solo associata all’Area Europea é proprio per escludere i settori dell’agricoltura e della pesca dal controllo UE e poter supportare senza vincoli il 15-20% della popolazione che presidia l’80% del paese.
@ BonsignoreQuesta perdita dipende sopratutto se non esclusivamente dal deliberato abbandono da parte degli indigenti, che pur restando attaccati alla loro terra e a molte delle loro tradizioni, per molti altri aspetti vogliono vivere esattamente come la gente di città.E’ vero , e smentisce i nostri “bias” in base ai quali in montagna ci dovrebbe essere il mondo delle tradizioniPerò indubbiamente ne sono usciti meglio, anche senza ricorrere a numeri chiusi, prenotazioni e tornelli. Il perché, non lo conosco.
Io ho una supposizione.In Svizzera ed Austria la popolazione è molto più tradizionalista che da noi , alcune aree montane soffrono , e compaiono tanti cartelli “Vendesi” , altre sono inspiegabilmente ancora abitate , anche con poco o nessun turismo.In Austria il tradizionalismo ha portato ad un forte ruolo degli incentivi pubblici all’agricoltura e dell’allevamento , e per legge è fissato che i terreni non vadano suddivisi fra tanti eredi , ma vengano assegnati al figlio primogenito , in modo da mantenere una massa critica che renda possibile mantenere la loro coltivazione efficiente.Anche in Svizzera tuttavia , quando passo per villaggi come Simplon Dorf o Vicosoprano e Casaccia , qualche dubbio mi viene : intuisco che oltre alla macchinetta misura velocità esistano anche delle persone , ma i paesi sembrano dei bellissimi simulacri vuoti.
Moralmente indigenti ed oligofrenici… Più estetico che merdosi sub umani cerebrolesi….
Ezio, non ti ho attribuito soluzioni o idee ed é ben chiaro anche a me “gli indigeni sono fermamente motivati a uscire dalla miseria dei loro antenati”
Mi sono limitato a sottolineare un bias cognitivo (che ci coinvolge un po’ tutti, credo) che tu ribadisci anche nell’ultimo intervento e cioè “che ad oggi tutti i tipi di servizi connessi al turismo, dalle guide agli albergatori ad un certo artigianato per “souvenir”, offrono l’unica soluzione fattibile“
Perché vorrà ben dire qualcosa, se gli svizzeri, che sono stati storicamente la prima nazione in cui si é sviluppato un forte turismo alpino, “indubbiamente ne sono usciti meglio”. Pur considerando tutte le porcate che anche loro hanno commesso.
“Il perché, non lo conosco” nemmeno io e appunto per questo penso che sarebbe meglio cercare di imparare, piuttosto che continuare con l’unica soluzione, pensando al massimo a limitare i danni che ha portato.
“Indigeni”, non “indigenti”. Accidenti al correttore automatico
@65:
Forse c’è un equivoco, perché le mie conclusioni, ammesso che valga la pena parlarne, non sono certo quelle che mi vengono attribuite. Anzi…
Io non sto dicendo che “tutto va ben Madama la Marchesa”, e che l’impatto del turismo sulla montagna in quanto tale e sulle società locali sia cosa buona e giusta. Osservo però che anche solo interrogarsi sulle cause del fenomeno, prima ancora di proporre soluzioni, non può in alcun modo prescindere dal fatto che gli indigeni sono fermamente motivati a uscire dalla miseria dei loro antenati, e che ad oggi tutti i tipi di servizi connessi al turismo, dalle guide agli albergatori ad un certo artigianato per “souvenir”, offrono l’unica soluzione fattibile. Questo punto non può essere né ignorato e né aggirato tanto facilmente.
Poi, certo, sono anch’io perfettamente d’accordo che le Dolomiti di settant’anni fa, quando io ne avevo meno di venti, fossero un posto molto più “simpatico” e godibile (da un punto di vista turistico) rispetto ad oggi. Sono anche d’accordo, pur con qualche riserva, che quella che era la cultura alpina basata sull’agricoltura, l’allevamento e l’artigianato esprimesse dei valori degni di nota, e che la progressiva, rapida sparizione di questi valori costituisca una perdita dal punto di vista umano. Però non posso far finta di non sapere che questa perdita dipende sopratutto se non esclusivamente dal deliberato abbandono da parte degli indigenti, che pur restando attaccati alla loro terra e a molte delle loro tradizioni, per molti altri aspetti vogliono vivere esattamente come la gente di città.
Circa il paragone con Svizzera e Austria: sí, avevo detto che si possa, diciamo pure che si debba, discutere dei tempi, dei modi e delle forme. Non pretendo di avere particolari conoscenze antropologiche o sociologiche, ma direi che i termini di base del problema fossero gli stessi anche lí. Però indubbiamente ne sono usciti meglio, anche senza ricorrere a numeri chiusi, prenotazioni e tornelli. Il perché, non lo conosco.
Matteo, è vero: le valli svizzere e austriache (oltre a quelle slovene) sono state conservate meglio, in media, rispetto a quelle italiane.
Ma se consideriamo le devastazioni sciistiche, cioè ci limitiamo alle quote piú alte, Svizzera e Austria sono al primo posto, a pari merito con Francia e Italia.
Ezio, sono abbastanza d’accordo con la tua analisi, un po’ meno sulle conclusioni.
In particolare una cosa mi lascia perplesso. Tu scrivi “la grande maggioranza della gente che in montagna ci è nata, ci vive e vuole continuare a viverci …cosa che è oggi possibile solo sfruttando le varie possibilità offerte appunto dal turismo”
Guardando Svizzera e Austria, per esempio, mi pare che quel solo sia un errore. Indubbiamente anche in Svizzera o in Austria vivono anche di turismo e altrettanto indubbiamente hanno fatto delle belle porcate anche loro, ma in media mi pare che le loro valli stiano meglio delle nostre e stiano meglio quelli che vi abitano perché evidentemente non hanno puntato tutto e solo sul turismo e sulla sua espansione.
Che ci sia qualcosa da imparare?
Mi dispiace se ho urtato la sensibilità di qualcuno, le mie sono provocazioni volute,con molta ironia, resta la visione grottesca dell’umanità.( Me compreso)
Nel.mio. modo di ragionare non c’è dissociazione tra il comportamento e la persona che lo mette in atto.
Beh, in effetti… se già quelli
meritano la qualifica di “sub umani” (perché è da qui che è partito il tutto, mica dai massimi sistemi), allora chissà quanto “sub” sono i criminali!
Facciamo a chi la spara più grossa pur di avere ragione?
mischi comportamenti oggettivamente (diciamo così)dannosi
Balsamo , non c”e’ storia.
Non so che cosa tu ti fumi , ma so che e’ roba buona !
Tipo , che se ti dico che a Palermo ci sono delle merde che impongono il pizzo al 70% degli esercenti , arrivi tu con quest’ aria da filosofo de noantri e mi ammonisci : “Ma ci vai tu al tornello a bloccare Toto’ Riina che chiede il pizzo al tabaccaio ?
Ma che cazzo dici ?
(Segue)
Mi sembra che ci sia un po’ troppa gente che si fa delle formidabili pippe mentali confondendo la miseria, la malattia e la fame con un preteso “vivere in equilibrio con la natura”, e che sembra vagheggiare un ambiente alpino trasformato in una specie di zoo umano, con i nativi trattati un po’ come camosci e stambecchi – curiosi esseri da osservare da lontano nei loro interessanti comportamenti, ma ovviamente tenendoli ben separati dal nostro modo di vivere. Quando leggo che la montagna “ha bisogno di contadini, allevatori e artigiani” mi chiedo come si pensi di poter costringere gli indigeni sul letto di Procuste delle nostre ubbie, e soprattutto come si immagini sia possibile combinare questa visione in stile Heidi con la (legittima, o magari no?) aspirazione della gente ad uscire da quella che è stata per secoli la vita dura e grama di contadini, allevatori e artigiani di montagna. Cosa che se anche riuscisse ( diciamo, garantendo agli indigeni un cospicuo reddito di cittadinanza, purché continuino a vivere in modo adeguatamente romantico/folcoristico) otterrebbe appunto il risultato di trasformare la montagna in un gigantesco luna park.
A mio modestissimo parere, in tutto il continuo accavallarsi di articoli e commenti circa i rapporti tra il turismo e la montagna si continua a girare attorno a quello che invece è il punto centrale, e cioè che la grande maggioranza della gente che in montagna ci è nata, ci vive e vuole continuare a viverci non ha la minima intenzione, se appena può, di continuare a campare come i loro bisnonni di un’agricoltura di sopravvivenza e di un magro allevamento, e cerca invece di garantire condizioni più decenti per sé e per i suoi figli – cosa che è oggi possibile solo sfruttando le varie possibilità offerte appunto dal turismo. A loro volta, i politici prendono certe decisioni non per malvagità o per “scarsa coscienza ecologica”, ma unicamente perché vogliono arrivare al potere o restarci, e perciò agiscono in base ad una chiara percezione dei desideri e delle necessità della loro base elettorale.
Si può certo discutere dei modi, dei tempi e delle forme, ma voler ignorare questo aspetto fondamentale non porta da nessuna parte.
(Continua)
Bobby, non so se te ne rendi conto, ma stai facendo esattamente quanto evidenziato da Govi: mischi comportamenti oggettivamente (diciamo così)dannosi con “il repertorio tipico del borbottio dei sessantenni del Gognablog” ( 🙂 ), confermando, se ce ne fosse bisogno, la sua analisi.
Inoltre resta sospesa la domanda posta da Govi in relazione al tema dell’articolo: “ti mettiamo ai tornelli?”
Vi ci vedo proprio, tu e marco il fetido, al tornello a dire al panzone romano (non me ne vogliano i romani, eh, che li trovo simpaticissimi e che in montagna danno il meglio):
“Guardi, lei è oggettivamente ed evidentemente un coglione sub-umano, quindi non può passare.”
“Aho! Ma che cazzo stai a dì? Ma levate, va’!”
Quanto alla politica, poi, non vedo perché il fatto che qualcuno insulti gli elettori o gli avversari debba diventare un argomento a favore dell’insulto.
Semmai il contrario.
Non lo so , Balsamo , io sento il mio giudizio su ALCUNI comportamenti piu’ vicino a quello di Fetido.
Diciamo che non ho nessuna smania di catalogare le persone per come si vestono , tengono la picca , o per i percorsi che fanno , pero’ se mi vandalizzano il bivacco , immerdano o implasticano il sentiero , pisciano o cagano nelle sorgenti , o trovano normale seminare rifiuti , bloccare la strada con l’auto o appiccare fuochi senza spegnerli , divento piu’ suscettibile.
Dire che sono dei coglioni sub-umani anziche’ che sono delle “persone incivili” che andrebbero multate cambia molto la minestra ?
Mica li sto mandando nei lager.
Anche in politica , pensi che, a microfoni spenti , i leader della sinistra tedesca si limitino a dire che gli elettori dell’Afd sono delle persone molto colte , intelligenti ed istruite , che , malaccorti , hanno sbagliato a votare ?
Immagina che da noi Bonaccini ha detto persino che gli elettori di Meloni votano lei perche’ sono piu’ ignoranti dei suoi …😃
@53 fetido, da altri interventi sembravi piu’ acuto. Poi nella tua missione da angelo sterminatore hai ( volutamente? ) mischiato comportamenti che il sentire comune effettivamente condanna ( spazzatura ecc) con il repertorio tipico del borbottio dei sessantenni del Gognablog: quelli delle code, dei selfies, delle magnate, ecc… Ma non ti viene in mente che esiste sicuramente un contesto, un momento, un comportamento ed un altro angelo giudicante per il quale sei tu un sub umano cerebroleso?
In ogni caso non si capisce che cosa c’entri, riguardo al problema di cui stiamo discutendo, questa tua presunta capacita’ di distinguere i buoni e i cattivi – ti mettiamo ai tornelli?
@53
Vedi, marco il fetido, giudicare un comportamento come incivile e dannoso è una cosa, giudicare una persona o gruppi di persone come “merdosi sub umani cerebrolesi” è un’altra.
Ora, nell’esempio che hai fatto (lasciare “pannolini bottiglie ecc“) saremmo (forse 🙂 – già sento qualcuno dire: “una buccia di mela cosa vuoi che sia”) tutti d’accordo nel considerarlo oggettivamente incivile.
Molto meno oggettivi però sono il periodo giusto, il posto giusto, il modo giusto di andare in montagna, quanta gente è troppa, quale impronta è accettabile e quale no, eccetera.
Qui, il rischio che i “criteri giusti” siano semplicemente i “miei criteri” e trovarci nostro malgrado classificati fra i “merdosi sub umani cerebrolesi” da qualcuno più intransigente di noi è molto più elevato.
La pezza è peggiore del buco
Placido e i comportamenti chi li fa?
Se si stabiliscono dei criteri oggettivi di comportamento e noi li rispettiamo anche perché sono per noi naturali ( esempio se producono rifiuti dentro sono per i monti me li riporto a casa) e poi vediamo gruppi di persone che puntualmente violano completamente questi criteri con anche una discreta arroganza ( lasciamo un porcile di pannolini bottiglie e ecc)! Avrò il diritto di giudicarli merdosi sub umani cerebrolesi? O si va dirgli bravi tornate?
@49
Buonista sarà lei! 🙂
Il punto non è condannare comportamenti che riteniamo dannosi, ma etichettare chiunque non si comporti secondo i nostri canoni come “sub umani cerebrolesi“.
E, solo per il fatto di non praticare tali comportamenti, ritenersi “evidentemente” “non dei sub umani“. Tradotto: noi siamo quelli normali, gli altri sono inferiori.
Ma evidentemente un piffero! Prova a traslare questo modo di ragionare in politica e poi vediamo cosa succede!
@48
“Falsa dicotomia (chiamata anche falso dilemma o, in modo molto più informale, pensare solo bianco o nero) è un tipo di fallacia che consiste nel presentare due soluzioni alternative a un problema, come se fossero le uniche possibili fra cui scegliere, quando, in realtà, ne esistono delle altre od elementi dell’una si possono mescolare all’altra.”
(da Wikipedia)
Tutti pensano di essere al di sopra della media… fate due conti.
Una cosa è criticare, anche aspramente dei comportamenti, un’altra giudicare le persone.
Scusi Giuseppe Balsamo , quindi per lei va bene tutto , qualsiasi comportamento altri va accettato e rispettato?
È inutile fare i buonisti….i sub umani che partono tutti insieme in auto fanno ore di code per ammassarsi nello stesso posto mangiare come maiali, farsi i selfie e rimettersi in coda….esistono o no?
E chi siamo noi per condannarli ? Evidentemente non siamo dei sub umani e non facciamo niente di tutto ciò….. Non capisco cosa ci sia di tanto strano….condannare comportamenti che reputiamo dannosi.
Ci vogliamo rendere conto che la maggior parte delle persone sono dei sub umani cerebrolesi o no?
E non sia mai che sfiori il dubbio che di questa disgraziata umanità facciamo parte un po’ tutti, eh.
Chi ha ragione ?
Ci sono modi piu “puri” di girare per i monti , o siamo tutti figli a mamma’ , uno vale uno , e una Rita De Crescenzo o un fotografo di bomboloni di rifugio vale un camminatore frugale ?
@43: per cortesia non nomini le valli di Lanzo né nessuna valle ancora frequentabile, che rischiano di diventare di moda. E nemmeno escursioni autunnali, orrore! Restino per cortesia solo ed esclusivamente in val Gardena (bellissima tra l’altro). Grazie.
“Imbecilli” che sono sempre gli altri, naturalmente. “sub umani cerebrolesi” che sono sempre gli altri. “orde” di cui fanno parte sempre gli altri, mai noi stessi.
Cannibbbali? Gli altri, naturalmente. Mica chi accompagna(va) 200 persone in scialpinistica.
E non sia mai che sfiori il dubbio che di questa disgraziata umanità facciamo parte un po’ tutti, eh.
No no, impossibile! Noi andiamo in montagna nel periodo giusto, nei posti giusti, con la mentalità giusta, nell’unico modo giusto. Ovvero, il nostro.
Il che è molto auto-assolutorio, ma, come dire… altrettanto ridicolo 🙂
Una volta il generale De Gaulle stava tenendo un comizio politico in piazza.
All’improvviso dalla folla si levò un grido solitario: “Mon général, morte agli imbecilli!”.
– Mon amie, il suo programma è troppo vasto.
Signor Camanni massimo rispetto per quello che lei scrive o dice. Qui il punto è un altro.
Ci vogliamo rendere conto che la maggior parte delle persone sono dei sub umani cerebrolesi o no?
Prima di tutto bisognerebbe convincere le orde che una vacanza economica in settembre o ottobre nelle Valli di Lanzo – tra silenzi, tranquillità, solitudine, boschi incantati, poesia – è meglio delle costose ammucchiate invernali sulle piste delle valli di Fassa o Gardena.
Chi vuole cimentarsi nell’impresa?
Questa intervista (breve, e per telefono) era per la pagina torinese di un grande giornale. E’ ovvio che risulti banale a un pubblico specializzato. Se volete approfondire leggete i miei libri, per esempio “La montagna sacra” (Laterza).
@40: il parco ha fatto molta pubblicità. A Riomaggiore poi hanno costruito un nuovo paese per i residenti e quello vecchio è servito per aumentare l’ ospitalità. Da quel momento è diventato invivibile
@39 Il pedaggio secondo me non ha mai voluto proteggere gli appassionati… e’ solo una misura logistica per gestire l’afflusso.
Sul parco non mi pronuncio, ma mi pare irrealistico che possa aver richiamato piu’ gente… in un posto come le Cinque Terre… suvvia.
LA verita’ che in Italia per il turismo non c’e’ nulla da “scoprire” da almeno vent’anni. Quasi tutto e’ormai incluso in qualche itinerario del mondo ricco, quello che viaggia…
@35: le cinque terre sono state distrutte dal loro parco (molto pubblicizzato) che doveva preservarle (e invece ha fatto il contrario) e a nulla è servito far pagare i sentieri (se non ad allontanare gli appassionati): esempio da studiare per evitare gli stessi errori
Certo che la montagna scomoda c’è ancora per chi la sa trovare! nella mia ipotesi spartana, mica punto a tutelare la “mia” personale felicità andando a cercare posti isolati, ma la sopravvivenza della montagna, anzi delle montagne. Il vero problema NON è la felicità dei vari Crovelli, ma il fatto che l’impatto dell’iper turismo, anche se concentrato solo su (relativamente) pochi posti, “lì” provoca irreversibili danni ambientali che si ribaltano a catena (come la classica pietra nello stagno), per cui rovinano quella magia complessiva che caratterizzava la montagna. I Crovelli sanno benissimo trovarsi da soli la loro Shangri La, non hanno bisogno che gliela si indichi, in questa o in quella valle. Il problema è l’impatto antropico sulla montagna nel suo complesso: bastano anche solo quei (relativamente) pochi luoghi iper affollati che rovinano a catena tutto l’ecosistema. Se dopo 7 anni (2019-2026) da che spiego queste cose non avete ancora capito i dati del VERO problema… beh… suma propri bin ciapà (frase idiomatica piemontese: siamo proprio ben messi, nel senso che siamo ormai “perduti”…)
@33 sì ed è una realtà che, almeno per come la vedo (la vediamo noi paesani) qui nel mio paese che è ad una quota di poco sotto i mille metri e alle porte di una delle foreste più vaste d’Italia, ha più lati positivi che negativi. Soprattutto per chi decide drasticamente di viverci tutto l’anno e s’inserisce perfettamente nella comunità. Ci sono molti anziani ma anche qualche giovane, ma questo fa parte di un altro fenomeno che non c’entra nulla con il mordi e fuggi da weekend dove si arriva, si piazza l’auto sotto gli alberi direttamente coi copertoni sopra le radici e la domenica sera s’abbandona il rifiuto ancora sotto a sto povero albero. Essendo rapidamente raggiungibile dal fondovalle è preferibile a mete dolomitiche dove sai che vai ad aggiungere km carburante e casini di traffico. E la meta è per tutti l’unico rifugio gestito della zona, il resto dei sentieri non sono minimamente contemplati. Va bene così, non occorre svegliar il can che dorme e far conoscere la croda a forma di cuore o il larice più vecchio. Né tantomeno costruire l’ennesimo bivacco futurista o la maxi panchina… Mamma mia che idiozie-che idiozie…
Da abitante di una valle dolomitica iper frequentata turisticamente mi viene da suggerire, a tutti quelli che vivono altrove e che suppongono su ciò che conoscono solo per sentito dire o da turisti, che il problema del sovraffollamento esiste ma è limitato a pochi posti e per brevi periodi l’anno.
Siccome non si può negare il diritto alla vacanza tanto quanto quello ai locali di lucrare su questo meccanismo, dico sinceramente che il turista venga, si ammucchi, si sfondi di cibo e bevande e poi torni a casa sua. Intanto le montagne restano selvagge per la piu parte dei giorni dell’anno e quelli considerati danni irreparabili non sono altro che il prezzo da pagare per poter vivere di turismo. Succede ovunque. L’impatto zero non esiste.
Io detesto questo meccanismo ma la montagna scomoda di Crovella, che piace anche a me, c’è ancora per chi la sa trovare.
Allo stesso tempo però noto che tutti, o quasi, quelli che sollevano questo problema, vanno in vacanza in quegli stessi posti che criticano a Ferragosto e a Natale. Mai visto un escursionista italiano nelle Pale di S.Lucano, per esempio, camminare a fine ottobre.
È vero che Camanni qui non dice nulla né di nuovo né di particolarmente acuto. Ma francamente non mi è ancora capitato di leggere un’analisi seria del problema, che vada oltre la nostalgia per la montagna di un tempo e il repertorio di selfie, rifugi gourmet, gente che “non sa andare in montagna”, eccetera.
È ovvio che il problema sia il sistema infrastrutturale ed economico. Ma è altrettanto ovvio che chi lo ha costruito non abbia né l’intenzione né l’interesse a smontarlo. Per questo sono poco credibili soluzioni come “rendere la montagna più scomoda”, non pubblicizzare i luoghi, educare i fruitori, mantenere i rifugi spartani. Sono desideri comprensibili, ma non sono una politica: presuppongono di poter recuperare una montagna che non e’ piu’ nei piani di chi la abita.
Il contingentamento degli accessi ci sarà, dove necessario. Ma servirà a rendere il sistema gestibile: prenotazioni, parcheggi, numeri chiusi, prezzi, trasporti. E sarà inevitabilmente affidata al mercato: quando un luogo diventa molto desiderato e l’offerta è limitata, i prezzi salgono e selezionano gli accessi.
Non credo che la montagna abbia, sotto questo aspetto, qualcosa di speciale. È la stessa dinamica di Venezia, Cinque Terre, Finale Ligure e molti altri luoghi belli e fragili. I luoghi belli saranno sempre più sotto pressione, perché la loro desiderabilità è diventata una risorsa economica.
Rassegnatevi: la massa non la elimini. Puoi governarla, distribuirla, spennarla, ma quella e’…
Il cosiddetto fenomeno della migrazione verticale esiste ed è studiato da anni.
Di solito si parla dello spopolamento della montagna per paura di perdere privilegi. Ovviamente non di tutte le vallate alpine e/o appenniniche.
Credo che a causa dei cambiamenti climatici in corso, i territori alpini saranno sempre più frequentati anche a scapito dei litorali dove si boccheggia con tassi di umidità cambogiani.
Bisognerà abituarsi a vedere più gente in montagna, non particolarmente amanti delle “terre alte” ma spinti in quota dal clima insopportabile delle pianure e delle coste. Anziani in primis. Le località di fondo valle potrebbero veder aumentare di molto la loro popolazione sia di turisti che di residenti (v. i dati 2026 del turismo montano). È un fenomeno irarrestabile. Una sorta di “migrazione interna” causata non da fattori economici ma climatici. D’altra parte il riscaldamento globale è ormai unanimamente considerato una delle cause delle migrazioni di massa tra nazioni. La differenza sarà che invece di usare i barconi il ricollocamento in quota avverrà a bordo di vetture più o meno confortevoli (a seconda del reddito del “migrante”).
Per anni i sociologi si sono lamentati dello spopolamento delle valli alpine. A breve il tenore dei lamenti … potrebbe cambiare …
Temo che le buone intenzioni e soluzioni di Crovella, Vast e altri finiranno come già citato da qno con aumenti stratosferici in fondo valle per non parlare dell’istinto dell’uomo politico all’uso dei contingentamenti, apps, Qr code, prenotazioni on line etc. tenendo tutto fermo e ampliando, funivie, navette, hotel di montagna.
@Carlo Crovella: grazie dell’ apprezzamento! La penso così da molti anni (e non penso di essere il solo…). Purtroppo fra Covid e temperature in aumento, troppa gente ha scoperto la montagna (bene!) senza però voler fare fatica (male). Fatica, pranzi al sacco (come dice molto bene Paolo #12) eccetera invece sono un ingrediente essenziale per apprezzare veramente i monti. E una birretta alla fine ci sta sempre bene! 😉 (magari non un apres-sky o un concerto in alta quota…)
Questa volta il mio concittadino Camanni, di cui ho la massima stima, si è lasciato andare a una serie di banalità che mi viene da pensare che fosse oppresso dal caldo.
Segnalo inoltre che il commento 14 (andatelo a rileggere) riporta esattamente le stesse idee, anche nelle modalità operative, che divulgo da tempo e che io raggruppo sotto allo slogan “più montagna per pochi” (in quanto sono i grandi numeri umani che devastano la montagna, anche perché nei grandi numeri cresce incontrollatamente la presenza dei cannibali, per cui si ha il doppo danno sulla montagna di grandi numeri in assoluto e dle netto peggioramento della qualità e dell’eduzione dei frequentatori, in conseguenza dell’aumento dei cannibali).
Il comento 14 dimostra che non solo più l’unico che coltiva queste idee e ciò mi riempie il cuore di speranza: forse che il seme che ho lanciato, fra gli anatemi isterici dei buonisti più ossessionati, stia iniziando a germogliare? Se son rose, fioriranno…
@27 Ti ringrazio per l’endorsement, ma mi permetto di sottolineare che forse non sei stato un attento (e sistematico) lettore del Gogna Blog perché queste idee (che divulgo pubblicamente da circa 15 anni) su ogni fronte) ho iniziato a esporle esplicitamente qui sul Blog (sia in articoli che in commenti) a partire dal settembre 2019.: esattamente 7 anni fa. Il risvolto curioso è che quando parlo delle mia visione di una montagna incentrata su tre “S” (scomoda, scabra, spartana) mi danno dell’elitario (nelle m9igliore delle ipotesi) se non del fascista, perché una montagna che preveda la selezione negli accessi, seppur attraverso una selezione naturale e non tramite contingentamenti giuridico-organizzativi, è l’esatta opposto dell’indiscriminato diritto di acceder alle montagna da parte di tutti. Quindi mi stupisce che mi mi consideri più a sinistra di te, nel senso che sei il primo che avanza questa ipotesi su questo specifico tema. Forse il riferimento alla sinistra sta nel fatto che la mia posizione è contraria al business della montagna? E’ vero che sono così, difatti molti valligiani mi detestano proprio per questo, ma la destra non è solo quella pro business a tutti i costi, esiste anche una destra che ha dei valori assoluti. In ogni caso, destra o sinistra non incide nulla sul tema, dove l’obiettivo è salvare le nostre povere montagne: troviamo insieme la soluzione migliore o il miglior mix di soluzioni e facciamolo in fretta, che siamo già in ritardissimo.
Accidenti, il Crovella, che bel commento! Mi ha scavalcato a sinistra, che sia davvero lui?
GognaBlog assomiglia vagamente alla bella trasmissione radiofonica di RAI3 che si chiama “Tutta la città ne parla” dove un commento intelligente e arguto fatto da un ascoltatore/ascoltatrice su un determinato tema, diventa poi l’argomento di discussione per tutti gli altri ascoltatori.
Viva GognaBlog, ci passerei la giornata se avessi tempo!
Personalmente non credo che il turismo nelle Alpi sia così devastante anche se è in costante aumento e ovviamente un impatto ce l’ha. I turisti di oggi sono molto più educati e responsabili di quelli che frequentavano le Alpi nei bei tempi passati, diciamo 50 anni fa, o anche un secolo fa. Il problema che oggi sono molti di più!
Credo che il turismo di massa per limitarne e contenerne l’impatto debba rimanere contenuto in aree ristrette, attrezzate e già ampiamente antropizzate. I numerosi luoghi selvaggi e incontaminati che esistono ancora nelle Alpi devono rimanere il più possibile così come sono e frequentati solo da un’élite di persone privilegiate, le quali però non devono puntare il dito moralistico sul turista della domenica, perché quest’ultimo fa molto meno danni all’ambiente di loro.
Per esempio, il turista che frequenta oggi la Cala Goloritzé in Sardegna, che deve pagare 7 Euro di biglietto d’ingresso (contribuendo così ad una sana economia locale), fare un’ora e mezza di sentiero in discesa e poi altre 2 ore per risalire sotto il sole tropicale di questa estate, è molto più green di quelli che 50 anni fa scoprivano questo luogo meraviglioso facendo campeggio libero.
Ah! mi ero dimenticato di aggiungere che sembra che la Regione Trentino Alto Adige abbia trovato una soluzione per ridurre i flussi turistici verso la montagna. Per le prossime stagioni aumenteranno i prezzi a dei livelli che scoraggeranno chiunque. Briatore nel suo famoso locale di Cortina porterà la pizza a 50 euro, la margherita ovviamente..
Uno dei più grandi Luna Park di montagna sono le ferrate quasi tutte concentrate nelle zone Dolomitiche. Poi ci sono le zip line, le salite in funivia con la MTB, strade bianche e accessi facilitati per arrivare ai Rifugi dove puoi mangiare a colazione un bombolone con la crema e a pranzo spaghetti allo scoglio. Tutto questo rende accessibile la montagna a una folla di turisti che prima manco si sognavano di andarci perchè l’unica cosa che conoscevano della montagna era la fatica che bisognava fare per arrivare in qualche punto. E non sapevano neanche dove andare a comperare un paio di scarponi decenti. Più o meno come Fantozzi a Canazei. Ma tutto questo chi lo ha creato? La risposta la conoscete ..
Certo non volevo dire che non esiste il sovraffollamento .
1. Penso sia un po’ una moda vedi il padel.
2. Qui parlano di rieducare , contingentare, deviare i flussi….ma cosa volete educare che l’altro giorno un tipo a tirato giù dal viadotto la ex fidanzata e poi si è buttato giù anche lui..?????
Eh ti ho capito io, Marco, ma non è che diventi sempre più serrata la cosa che in qualsiasi giorno della settimana ci sia la probabilità di beccare la ronda delle tutine alate in Val Corpassa o i copertoni scatenati degli e-bikers su qualsiasi sentiero a rompere il cazzo. Pure dove giro io ho più probabilità d’incontrare il superpredatore e per mia fortuna parto a piedi da casa, ma se la storia è questa? Che dobbiamo lasciare agli altri.. agli altri? A chi non è mai fregata una beata mazza del cucurzolo della montagna e adesso va ad istagramare? Triste è. E ancora di più leggere di giornalisti che di concreto non strizzano nulla.
A me sembra un falso problema. I turisti fanno i turisti e vanno nei posti turistici quando hanno le ferie. Ed è normale.
Io evito, vado altrove, dove per i turisti sarebbe proibitivo, scomodo pauroso e fuori dai soliti stereotipi.
Voi andate nei centri commerciali e vi lamentate perché c’è tanta gente? O evitate di andarci?
15…lasciamo pure i Luna Park nelle aree già sfruttate e conosciute, per le altre… Zitti. Per favore
Eh!!
La frequentazione di Finale e’ un tema diverso dalla folla in montagna. E comunque Thomas non può certo essere additato come responsabile del giro di gente che frequenta la zona. Vogliamo parlare di ciclisti con bici e relativi furgoni che li portano in alto per la sola discesa? Non sono state certo 100 vie in più a Finale, ancorché illogiche a volte, ad aumentare la quantità di gente sul posto. Ma ripeto, sono temi diversi.
Proprio ieri guardavo il video di Thomas Tomassini. Gran bravo ragazzo e simpatico, ma purtroppo condanna ad un uso e abuso della roccia di Finale e di tutto quello che ci sta intorno, un luna park che porta soldi (tanti) ma anche immondizia, maleducazione, traffico, rumore, cemento.
Come diceva qualcuno:
“l’inferno è lastricato di buone intenzioni”
Alle preoccupazioni etiche degli alpniisti la provincia di Trento risponde con l’impudenza degli interessi commerciali. Alla fine del mese ci sarà in Trento un festival dello spumante (Trentodoc festival: bollicine di montagna). Tra le misure utili per arginare in qualche modo il turismo di massa sarebbe utile vietare a tutti gli enti pubblici la propaganda del turismo a cominciare dal ministero del turismo fino all’ultimo ufficio della pro loco di Vattelappesca. Sono tutti complici di una mutazione morale che inquina i costumi sociali di intere generazioni.
D’accordo con chi sostiene sia necessario “Togliere” le agevolazioni. Sul filo di pensiero steso da Enri, bisogna oltraggiare l’uso dei social, nei posti a me cari mi sono permesso di mettere una piccolo avviso dentro una casetta per uccelli intimando,, chi ha avuto la sfacciataggine di aprire la porticina, di non continuare con la violazione, postando o condividendo la posizione e di tenersela per se, che c’è la nidificazione dei rapaci da rispettare. Ho tolto le vecchie scritte di vernice, le vie non hanno più né nome né protezioni fisse presso fessure proteggibili, nessun tronco per sedersi, mi porto dietro un’amaca.Credo di ritenermi padrone di fare il custode di un posto che non cagava più nessuno ma che ora farebbe colar le bave a chi non trova più pace.
Eppure si continua a pubblicare, édire, condividere il tiro, il belvedere, la pozza, il luogo più nascosto… Propaganda gratuita per tutti. Asini. O pecore.
Buongiorno a tutti….concordo in pieno con Paolo.Un settantene che vive da quando è nato a Trento e poi nella stessa provincia.Siccome indietro non si torna, troppo forti gli interessi economici messi insieme e sponsarizzati dal pubblico. …lasciamo pure i Luna Park nelle aree già sfruttate e conosciute, per le altre… Zitti. Per favore.
Piuttosto che contingentare gli accessi (inevitabilmente classista o antidemocratico) basta renderli più scomodi. E si può fare facilmente: niente nuovi edifici (né allargamenti di rifugi esistenti), niente strade nuove, smantellare gli impianti di risalita, chiudere gli accessi a quelle che salgono in quota. E tutto tornerà bellissimo.
Mi trovo in disaccordo con quasi tutte le cose che Camanni dice nell’intervista, nella quale peraltro non si dice nulla di interessante e di nuovo. Innanzitutto io sono dell’idea che le stagioni a bassa affluenza e i luoghi meno consociuti vadano eliminati da ogni tipo di pubblicità, proprio per mantenerne la calma. Mi chiedo poi se questo fenomeno del turismo di massa duri mesi, se qualcuno ha dei dati sarei grato di vederli, perchè ho la sensazione che tutto accada da metà luglio alla terza settimana di agosto, almeno mia esperienza personale. Contingentare gli accessi? ma come? con la solita prenotazione on line o con i tornelli? Questi sistemi sono parte del problema non la soluzione. L’unica soluzione è allontanare le mete escursionistiche dal fondo valle. Chiaro che se si sono costruite strade, seggiovie o solo che messe navette che trasportano in quota decide di persone all’ora poi che cosi ci possiamo attendere? Rifugi: ormai sono degli alberghi, su instagram mettono le foto della polenta e dei dolci che si possono gustare, foto delle stanze con bagno privato. Che tipo di gente attira questo genere di rifugi? e mi riferisco per esempio all’Oriondè sopra Cervinia, che una qualche valenza alpinistica potrebbe e dovrebbe ancora averla, o sbaglio? L’unica via è rendere piu faticoso e meno comodo l’accesso a certi luoghi, mantenere la sobrietà dei rifugi che tali devono rimanere e non trasformarsi in alberghi. E finirla di mettere in instagram le proprie gite ( che non interessano a nessuno), perchè uno dei mali peggiori di questa epoca è mandare a tutto il mondo le foto di quello che ogni giorno si fa, con l’unico effetto di invogliare migliaia di persone a frequentare questo o quel posto. Ma nessuno ha mai capito quanto bello sia farsi i fatti propri? E questo vale anche per talune riviste e siti specializzati, che non fanno altro che aumentare il fenomeno. No c’è alcun bisogno di pubblicizzare alcun luogo, chi desidera parte e va alla ricerca. Tutto quanto sopra cozza con gli interessi turistici dei locali, che probabilmente sono ben contenti di questa situazione. Perchè credete che i locali si infastidiscano quando, a fine agosto, a Courmayeur, arrivano orde di runner (completamente ignoranti di cosa sia la montagna) che pagano fior di iscrizioni, mangiano, bevono, dormono? le gare le hanno create apposta per fare business. Quindi cerchiamo di farla semplice: i locali devono vivere e guadagnare, quindi ci teniamo le gare, lo sci anche in estate (a proposito, qualcuno ha notizia che, dopo le catastrofiche immagini del Plateau Rosà di agosto, qualcuno dei locali abbia proposto di dismettere lo sci in estate? no, dico, giusto per coerenza con l’attenzione all’ambiente tanto sbandierata…) e finiamola di lamentarci dell’overtourism, la causa è nota solo che va bene cosi.
Con qualche amico, ero in Val XXX il 18 agosto.
Ci trovavamo in Italia, a un paio d’ore di macchina dalle grandi città, e a molto meno da località turistiche sovraffollate. Sarebbe bastato imboccare un’altra uscita alla rotonda per ritrovarci tra parcheggi, ristoranti e funivie: sia il turismo di lusso che quello di massa, nei giorni di ferragosto, a pochi chilometri in linea d’aria da noi.
Con i miei amici, abbiamo camminato per tutta la mattina risalendo un bosco, poi la prateria alpina solcata da un torrente, poi una morena fino ai piedi di un ghiacciaio, sempre più esiguo ma ancora vivo. Lì abbiamo mangiato un panino. Avvistato aquile, marmotte, stambecchi e compagnia. Contemplato nuvole e cime. Al ritorno, nel pomeriggio, abbiamo trovato un baretto nel paese più vicino e ci siamo rinfrescati con un paio di birre. Durante la gita avevo contato le persone sul sentiero, non era stato difficile – 12 in tutto – e anche adesso al bar c’erano un paio di tavoli oltre al nostro, e siamo stati lì tranquilli fino all’ora di cena.
La Val XXX non è nascosta né segreta, il suo nome non è affatto sconosciuto, migliaia di auto passano al suo imbocco. Per qualche motivo non ha piste da sci né impianti di risalita. Ben pochi rifugi, di cui nessuno sul nostro sentiero. Strade che si fermano in basso e pochi parcheggi (solo perché non ce n’è bisogno). Ma boschi, prati, torrenti in abbondanza e anche qualche ghiacciaio.
Ed è qui che dissento dall’ottimo Camanni: di misure per arginare l’invasione della montagna forse ce ne sono o forse no, ma di certo non adotterò quella di dire a tutti dov’è. Per favore non fatelo neanche voi.
La montagna, una volta, era frequentata da pochi: quei pochi la conoscevano, la rispettavano e sapevano custodirla. Così come la vedo oggi, sfruttata, deturpata, umiliata, mi piange il cuore. Può darsi che chi ha iniziato a “consumarla” in questi ultimi anni, col tempo capisca che andare in montagna nn è come andare al supermercato, (dubito) ma finché si fa di tutto per accontentare questi “estranei”, nn si fa che fare il loro gioco: Rifugi trasformati in alberghi, impianti di risalita invece che sentieri, concerti in alta quota: I turisti ora sono troppi? ve la siete voluta “chi causa suo mal pianga se stesso” Molto, (troppo) spesso questi “escursionisti da luna park o da krapfen” bisogna recuperarli con un costo anche in termini ambientali: un elicottero del Soccorso Alpino, anche due qui sulle Dolomiti, che vola per tutta l’ estate inevitabilmente inquina e fa molto rumore. Nel breve periodo nn vedo soluzioni del problema: forse, come ho detto all’ inizio, col tempo le cose cambieranno, ma una cosa è attuale e certa: la montagna sta cambiando, sta diventando più imprevedibile e severa e già sta dando dei segnali di avvertimento: riconoscerli farà la differenza. La montagna ha, comunque, un’ enormità di altri luoghi che potrebbero essere pubblicizzati: risultato? Bivacco della Pace, Alpe di Fanes: anche no, grazie!!!
Siamo seduti su un mondo che è ridotto ad un cumulo di rovine fumanti e ci preoccupiamo di come poter ritrovare Heidi sui monti.
Camanni ha ragione , ma il virus di questo turismo malato non e’ legato solo all’overtourism.
E’ legato ad ogni luogo in cui una localita’ svende la sua anima per accontentare il turista.
Se cosi non fosse , probabilmente tanti turisti rinuncerebbero , perche’ una montagna senza luna park si presta ad una fruizione piu’ contemplativa , ma meno instagrammabile.
E’ un po’ come vedere quanti ciclisti rimangono se gli togli il motore..
Personalmente non sono nemmeno cosi’ sicuro che i residenti , e di riflesso la politica , gradirebbero.
La montagna ha perso la sua funzione. I servizi sono un’altra cosa, spesso orientati solo al turismo. Servono contadini, allevatori, artigiani. Solo in questo modo la montagna si salverà. Credo purtroppo prevarrà il soldo facile del turismo e delle seconde case.
A proprio furbo il Camanni:
Destagionalizzare, così il casino invece che per 4 mesi l’anno, sarà x 13 mesi l’anno.
C’è troppa gente alle 3 cime? “Ma venite pure nelle valli di Lanzo, dell’Orco, Soana”, così dopo ci sarà casino pure lì.
L’unica soluzione è quella della guida del Glosklocner, 2 legnate sulla testa a quelli che pensano a fare solo i video e poi restituire la patacca perché se ne ha piene le balle di sto lunapark.
Abito ormai da quasi quarant’anni a Merano in Alto Adige/Suedtirol. Queste Dolomiti sono state ridotte ad luna park, altro che patrimonio Unesco, con alcune località (Braies, Tre Cime di Lavaredo) con code peggio che al supermercato. Infatti non ci metto più piede. Molto diversa è la situazione nelle valli occidentali della provincia (Venosta, Passiria, Ultimo) dove puoi ritrovarti facilmente solo sui percorsi o comunque in pochi ed in genere educati turisti. La differenza: Tre Cime o Braies sono icone mondiali, il Gioveretto o la Sternai no, nonostante facciamo la loro figura. Quindi ad usare la testa si possono ancora trovare luoghi non travolti dalla massa. A peggiorare la situazione, a mio avviso, è la trasformazione dei rifugi in alberghi, favorendo un turismo che pretende di trovare i comfort e i vizi dei grand hotel. Fra l’altro incominciano ad essere mete alternative, in alcuni casi, alle località di fondovalle, con famiglie che pernottano per più giorni. Non c’è soluzione a portata di mano, se non divieti come parziale e temporaneo rimedio. Solo l’educazione e un po’, neanche tanta di cultura, può con il tempo migliorare la situazione. Purtroppo il dio denaro, una politica miope asservita alle lobby del turismo, albergatori e impiantisti la fanno da padroni, sono oggi un ostacolo ad ogni tentativo di intervenire.
Il turismo se non è praticato con mille attenzioni diventa un’attività economica devastante. Oltre a modificare in modo irreparabile la bellezza naturale dei luoghi con infrastrutture assurde e fuori luogo, ne distrugge la cultura e l’anima, rendendoli tutti uguali, come dei supermercati, ed è quello che sta avvenendo.
Stefano, certo che non esistono persone di serie A o B. Complimenti a Carlo Crovella per l’ esperienza maturata, non lo conosco e non ho niente contro di lui. Mi riferivo al fatto che il suo commento segue direttamente l’ intervista, solo questo.
Giovanni buongiorno, si anche Crovella ha l’autorevolezza di commentare l’articolo o abbiamo cittadini di serie A e di serie B? Inoltre ha una pluridecennale esperienza di montagna.
Bisogna aver ben presente le cause prima di trovare le soluzioni. Chi ha voluto il turismo? Politici, albergatori, l’economia del luogo. Chi ha voluto l accesso facile? La costruzione di impianti, rifugi come hotel? I medesimi sopra citati. E ora costoro predicano il contingentamento misura che è un abominio oltre che limitare la libertà di movimento sancita costituzionalmente. Mi si dirà anche la natura è in costituzione. Giusto ed è fondamentale tutelarla, come? Togliendo le funivie tipo quella sul Piz Boè… Una mostruosità… rendendo gli accessi scomodi ma non vietarli. Il 75% sono persone che vogliono la passeggiata e poi prendersi il sole al rifugio e già quelli li dimezzi minimo. Ci penserà poi la crisi energetica in stile anni settanta. Giusto agire anche su una dispersione temporale dei flussi e puntare sull’educazione non è mai troppo. Non ringrazierò mai troppo i politici e albergatori per aver rovinato le Dolomiti, il Doge in primis (ironico ovviamente). IMHO
Problemi e soluzioni, ormai noti, almeno su Gognablog.
Una domanda, se mi è concessa, ma il Signor Carlo Crovella, ha l’ autorevolezza, di commentare direttamente l’ intervista allo scrittore e giornalista Camanni?