Ci sono termini talmente abusati, nel parlare di montagne, che non se ne può più di sentirli.
Bla bla bla – 1
di Luca Rota
(pubblicato su lucarota.com il 20 novembre 2025)
Ci avrete certamente fatto caso che nei comunicati spesso parecchio enfatici (quando non palesemente propagandistici) che presentano progetti, opere e infrastrutture, ad uso soprattutto turistico nei territori montani, vi è un uso talmente reiterato di alcuni termini e definizioni che molti ormai dichiarano – in modi più o meno motivati – di non sopportare più.
Di seguito ne ho raccolti alcuni:
Sostenibilità: in effetti, ormai, per sostenere che un’opera è “sostenibile” basta scrivere nei documenti che la presentano che è «sostenibile». Fine. Che poi lo sia veramente e come effettivamente lo sia, spesso non è dato sapersi.
Destagionalizzazione: uno dei termini-mantra più diffusi, questo, dietro il quale sovente si nasconde l’intenzione, più che di spalmare le presenze turistiche di una località lungo tutto l’anno, di replicarne meramente i numeri e le modalità. Un inganno che mira alla massificazione turistica illimitata, in pratica.
Valorizzazione: altro termine-mantra diffusissimo con il quale si vorrebbe far credere di evidenziare il “valore” paesaggistico e ambientale di un luogo mentre spesso, in realtà, lo si vuole mettere a valore, cioè trasformarlo in bene di consumo, applicargli un prezzo e così (s)vendere al mercato turistico.
Spopolamento: ciò contro cui ad ogni buona occasione si dice di “lottare” e per farlo si spendono montagne di soldi pubblici realizzando opere che alla popolazione servono poco o nulla. Infatti, basta dare un occhio ai dati demografici per capire che dove si facciano quelle opere per lottare contro lo spopolamento, i posti si spopolano come e più che altrove.
Resilienza: devo dire che il termine a me piace, ma sicuramente in molte occasioni viene usato a sproposito ovvero, evidentemente, senza saperne il significato corretto. Così spesso diventa un vocabolo che non indica la necessità di adattamento dell’uomo alle specificità naturali, ma giustifica la pretesa di adattare la Natura alle volontà dell’uomo.
Overtourism: anche questo termine, in sé e al netto dell’essere un anglicismo, non ha nulla di contestabile, ma di sicuro è stato forse il più citato della scorsa estate e probabilmente lo sarà anche delle prossime stagioni turistiche, di nuovo in modo ripetutamente improprio: ciò che viene definito overtourism spesso non lo è, il termine ha una definizione “tecnica” piuttosto precisa e per le località montane si dovrebbe parlare di overcrowding o di sovraffollamento intermittente/irregolare, più tipico sui monti.
Panorama mozzafiato: ma precisamente da quando la veduta ampia di un luogo particolarmente bello genera così gravi problemi di respirazione a molte persone?
Effetto “wow”: «Nel marketing, effetto di sorpresa e ammirazione suscitato nel consumatore tramite un’abile presentazione delle novità e qualità del prodotto». Ecco, appunto: si veda sopra alla parola valorizzazione e poi si rifletta su cosa c’entri con un luogo in montagna.
Rispetto per l’ambiente: un po’ come accade per sostenibilità, anche in questo caso per far credere che un’opera o un progetto siano rispettosi dell’ambiente, basta scrivere da qualche parte e rimarcare che promuovono il “rispetto per l’ambiente”. E, di nuovo, come lo facciano è cosa che rimane sovente misteriosa.
Stakeholders: in effetti fino a qualche tempo fa era più diffuso e usarlo faceva molto “figo”, poi evidentemente si è diffusa maggiormente la percezione di non sapere cosa significasse veramente e ciò l’ha reso un po’ meno abusato, anche se lo si può trovare ancora, qui e là.
Ma sono solo alcuni, di termini e definizioni similari se ne potrebbero citare moltissimi altre.
In generale è evidente che pure in tema di montagne, turismo e cose affini, un po’ come succede in altri ambiti, il lessico pubblicamente in uso si sta molto standardizzando e impoverendo: è una manifestazione pressoché inevitabile della pari omologazione dei modelli e delle dinamiche attraverso le quali l’industria turistica persegue le proprie finalità e si impone nei territori viepiù turistificati, rivelandone la matrice puramente economico-speculativa per la quale non servono troppe parole ma i soli termini giusti e efficaci da trasformare in slogan, come il marketing insegna. Tutto legittimo, sia chiaro, se non che, in presenza di una cultura della frequentazione montana piuttosto scarsa e superficiale, certi termini, anche quando utilizzati in buona fede, possono facilmente generare cortocircuiti notevoli e non di rado dannosi.
In ogni caso, penso proprio che anche voi ne conoscerete altri di termini che sentite o leggete così spesso e, magari, con significati talmente impropri da non poterne più… quali sono, e perché non ce la fate più a sopportarli?
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Sì, ce ne sono diversi!
La prossima volta che scendi – l’invito vale per tutti i commentatori seriali – chiama!
Ce ne
Ci tenevo a questa precisazione, grazie. Tornando al tema…in Sicilia specialmente Sicilia orientale, mangio nei posti dove fanno arancini e cose del genere e mi trovo benissimo…. Li intorno alla piazza mi pare c’è ne siano diversi …
Siamo d’accordo!
Più che altro, Zafferana è alle pendici di Donna Etna!
Siamo fuori tema: dove hai mangiato?
Grazia, premetto che rispetto tutti e sono per la libertà….pretendere asterischi o inventare pronomi per aggirare il concetto di genere mi sembra offensivo, falso e anche imbarazzante. Se per queste mie idee passo per omofobo…. benissimo! Zafferana etnea bellissima…d si mangia da dio….( Tipo Buddha non cristo)
Pardon: quello esclamativo voleva essere un punto interrogativo!
Caro Oskar, quelli che chiami commentatori seriali sono parte attiva nel blog.
Ci daresti un tuo contributo per tornare sulla retta via! 🙂
Come qui succede spesso, i commenti iniziali sono a tema poi il protagonismo dei commentatori seriali ha fatto deviare in una direzione che nulla c’entra
Aspetti che riguardano valori come la libertà, la dignità e il rispetto, per esempio.
L’affermazione della propria normalità suona come una bestemmia inascoltabile per tutti coloro che per paura albergano nell’indifferenziato e terrorizzati dalla vita e si sentono liberi solo se agognano la morte.
Ciao Grazia,per” cose del genere” cosa intendi?
@27
Contiene una espressione al limite del dicibile, una iperbole medica urticante ma icastica: i bisogni e i desideri personali posti come diritti rivendicabili sono l’ennesima espressione della dissoluzione di una comunità e segno dell’assolutizzazione di un io sfrenato: psichiatrico appunto
Normale
È buffo che in un’epoca in cui si cerca di fare rientrare tutto nella sfera dell’accettabilita e del riconoscimento sociale, cioè di renderlo conforme ad un qualcosa di universalmente riconosciuto come valido – cioè una norma – , il concetto di normale sia esecrato.
@25
Ruvido e diretto.
Queste affermazioni, nella loro evidenza lampanti come “la terra gira”, scatenano convulsioni nella più parte degli occidental* ormai terrorizzati dall’idea che qualcuno, rivendicando il predominì diuna differenza, si è lì faccia saltare in aria.
Caro Placido,
quel che è buffo è che, comunque, quando vediamo un tutt* mentalmente leggiamo “tutti”, quindi a me appare come una presa per i fondelli senza confini e quella che è sembra attenzione a me appare come una semplificazione e mancanza di interesse.
L’ho sottolineato – sapendo che qualcuno ci avrebbe fatto caso – perchè per tutto il festival (4 giorni di spettacoli, seminari, laboratori) la lingua italiana è stata messa a dura prova e anche gli animi, visto che si è ecceduto con tali dimostrazioni facendo perdere di vista il festival teatrale.
A mio avviso, “personagge” non solo è orrendo, ma esprime mascolinità e non ne vedo la ragione.
La forza femminile è un’energia importante che nulla a che vedere con quella maschile, come illustrato nei numerosi articoli pubblicati, proposti da me e da Alessandro.
25. Per poter scrivere cose del genere devi farlo con il tuo nome, non con uno pseudonimo. L’espressione della libertà comincia dall’elaborazione delle proprie paure.
Che tu ti definisca normale è la migliore propaganda per la diversità
Bianco l’ho scritto ..leggi bene Matteo…no..non mi vergogno ad essere normale….
Bianco l’ho scritto ..leggi bene Matteo…
Oggi di rivoluzionario non c’è più nulla, mentre c’è molto di reazionario e menefreghismo.
“dico che oggi per essere rivoluzionario devo essere me stesso cioè bianco maschio etero e magro”
Non illudere te stesso, fetido, non c’è assolutamente nulla di rivoluzionario nel ritenersi maschio, etero e magro.
Ma c’è molto di reazionario nel pretendere che il mondo sia maschio, etero e magro.
E hai dimenticato bianco…cos’é, ti vergogni?.
Egregio Placido,
L’inclusione, alla quale tende l’uso di simboli che modificano la grafia tradizionale delle parole, non ha come fine la edificazione di una comunità di individui che condividono valori, ma banalmente la creazione di contesti in cui differenze si incontrano casualmente e permangono nella loro indifferenza reciproca.
Il linguaggio è uno strumento incompleto che per funzionare richiede lo sforzo partecipativo di tutti: l’accordo cui si perviene in una discussione è come un prodotto terzo rispetto alle parti che in esso dovrebbero riconoscersi come nuova identità.
Insomma, ogni dialettica produce identità comunitarie, non lascia i partecipanti nella differenza originaria.
Non possiamo cambiare la biologia e la grammatica perché ci sono persone psichiatriche che vengono incoraggiate a richiederlo…..
Grazia, nel povero asterisco (o schwa, ecc.) ognuno ci vede quello che le lenti che indossa lasciano passare.
E’ un esperimento, un segno di attenzione a tutte le possibili diverse persone (un po’ come anche tu dici di fare “quando ti capita di parlare in pubblico”… poi è lapalissiano che nel parlato l’asterisco non esiste e non si può rendere); e c’è chi lo vede così, mentre altri lo vedono al contrario come un livellatore di differenze, altri ancora come un attentato alla lingua italiana o addirittura allo status quo, oppure come un’offesa. ecc… il modo in cui lo si vede rivela un po’ di come si è.
Per quanto riguarda il tuo esempio, se “personaggia” è sinonimo di “personaggio femminile”, non vedo dove sia la differenza nell’usare l’uno o l’altro… però devo dire, se ti può consolare, che personalmente non userei “personaggia”.
PS
Perché hai ritenuto di dover precisare che il festival cui fai riferimento era diretto da due omosessuali?
Avrebbe fatto qualche differenza, riguardo al termine “personaggia”, se fossero stat* due eterosessuali?
(perdona l’uso dell’asterisco 🙂 ma dal tuo scritto non si capisce se si tratta di due maschi, di due femmine, oppure di un maschio e una femmina 😉 – e quest’ultima riga, se non lo si fosse capito, è una battuta)
Grazia….cerca di capire… dire oggi che esistono maschi e femmine è un problema….e quando dico che oggi per essere rivoluzionario devo essere me stesso cioè bianco maschio etero e magro….NON SCHERZO…..certo la cultura woke è una trovata commerciale
In che modo, Placido, si esaltano le differenze inventando desinenze che non designano nulla?
Quando mi capita di parlare in pubblico, per abbracciare tutti, prendo il tempo di dire “Cari amici e care amiche”, esprimendo la mia felicità quando ci sono bambini.
Ci lasciamo confondere continuamente e non vediamo che l’attenzione sta nel cuore e negli intenti.
Ti faccio un esempio? Qualche anno fa il festival dei corti teatrali a Zafferana è stato diretto da due omosessuali che hanno parlato di sei attrici chiamandole personagge. Non ti sembra più elegante e più ricco di significato personaggi femminili?
Poi, ovviamente, ognuno di noi porta lenti diverse.
Cara Grazia, forse c’è un equivoco.
Sinceramente non vedo dove sia la “volontà di appiattire tutte le identità”, semmai si tratta del contrario. Dove questa volontà esiste, di sicuro non arriva dal basso.
Buona continuazione.
Caro Placido, la volontà di appiattire tutte le identità non può, a mio avviso, provenire dal basso. Questa è tra le ragione per cui desta in me inquietudine.
Sempre di più si usa un linguaggio incomprensibile che non fa che alimentare e accentuare la confusione dilagante su qualunque argomento e aumentare la distrazione.
Grazia al 16: l’uso delle desinenze come *, schwa, u, ecc. può certamente non piacere (specialmente a chi si vanta di essere “anti-woke” – qualunque cosa voglia dire), ma a mio personalissimo avviso non bisogna fare di tutte l’erbe un fascio: l’uso (deteriore) dei termini elencati in questo articolo proviene “dall’alto”, mentre l’uso delle varie desinenze è stato promosso “dal basso”.
Differenza piccola, ma fondamentale.
La definizione “terre alte” può non piacere (io sono fra quelli cui NON piace), ma si tratta di una definizione “tecnica”: non indica le montagne in generale, ma le aree di montagna ABITATE.
Comunque, anche l’autore non sfugge al vezzo dell’uso nel neologismo dotto: turistificato
https://accademiadellacrusca.it/it/parole-nuove/turistificazione/23559
“siamo al livello che anche una scorreggia diventa una esperienza che ti collega con il tuo io più vero, ti apre orizzonti, ti proietta nei misteri dell’infinito”
Paolo, io ho sempre pensato e sostenuto che una scoreggia sia espressione dell’io più vero e profondo…in più mette allegria e fa spogliatoio!
resiliente
Maschera linguistica che trasforma l’adattamento forzato in un valore:
– con lo spopolamento ed il venire mene dei servizi nelle zone montane quali scuola sanità trasporto…si esalta la capacità di resilienza dei residenti
Esperienziale, come se ogni singolo frammento di vita non fosse esperito.
Tutte le desinenze con * ed e rovesciate e compagnia cantante.
Start che precede l’ora di inizio di una manifestazione.
Sostenibile, poiché bisognerebbe sempre specificare per chi.
“Strategico”, termine utilizzato a dismisura per giustificare qualsiasi intervento invasivo a danno delle… terre alte.
Commento 11. Ho avuto la cattiva idea di aprire il link e leggere l’articolo. Io sono certamente “orso” oltre che stagionato, ma credo siamo al livello che anche una scorreggia diventa una esperienza che ti collega con il tuo io più vero, ti apre orizzonti, ti proietta nei misteri dell’infinito. Una seduta di psicoterapia.
Terre alte, mozzafiato, montagna assassina, arrampicare a mani nude, trekking (per gite di due ore), seracco al posto di crepaccio, e centinaia di altre parole e locuzioni banali, abusate e idiote, senza considerare gli anglicusmi …non se può davvero più di questo giornalismo di montagna!
Oggi a http://www.montagna.tv si sono scolati qualche fiasco di troppo.
Tutto questo articolo, “anonimo” per fortuna dell’autore
https://www.montagna.tv/265821/dove-la-giornata-sulla-neve-finisce-con-un-tuffo-nel-benessere/
Grande scoperta scientifica
“I sensi diventano strumenti di connessione con la propria interiorità”
Terre alte? Era un termine molto caro ad Annibale Salsa …. ed a tutte le istituzioni più o meno burocratizzate … Unimont a Edolo, ad esempio …
Terre alte.
E’ da quando penso più di una quindicina di anni fa in un documento ufficiale di Regione Lombardia il termine sostenibile / sostenibilità compariva una trentina di volte che ho capito che ci stava sotto la fregatura. E non lo ho più utilizzato.
Saluti.
Massimo Silvestri
Sostenibile.
Burocrazia inclusivista….. meraviglioso..te lo rubo….che poi è un modo diplomatico por dire che sei bianco etero maschio magro
E che dire del “guscio”, che una volta era a uso esclusivo di cozze, vongole, granchi, tartarughe e invece adesso se lo possono comprare anche gli alpinisti?
Anche con tasche, molto invidiate dalle cozze!
Per esempio alla locuzione “panorama mozzafiato” preferisco il “panorama spettacolare” per suggerire che lo spettacolo della contemplazione è un’esperienza spirituale da collocare al di là dei meri meccanismi materiali.
Terre alte.
Espressione banalizzante: come se si volesse ammansire una realtà geografica, la Montagna, spesso usata proprio per indicare difficoltà, fatica , grandezza insuperabile.
Nella neolingua della burocrazia inclusivista, la montagna, trasformata in terra alta , diventa un non luogo, terreno delle favole ambientaliste ecologista animaliste
“Iconico” che, seppur apprezzabilmente non anglofono nell’etimologia (ma che, ovviamente, lo ricorda ed è per questo forse così diffuso al pari di quanto avvenuto per i “media”, ovvero gli organi dell’informazione pronunciati all’inglese), trovo particolarmente irritante, al pari di tutti gli altri termini sopra elencati, e delle “experience” citate da Alex.
Altri termini per pubblicizzare ogni stupidata turistica: experience e adrenalinica!
Quando leggo i suddetti termini, vado altrove !