Bolzano, rinominare i rifugi alpini con nomi tedeschi

L’iniziativa servirebbe a «sottolineare la regionalità». L’AVS: «Le città germaniche non c’entrano col nostro territorio». Altolà di Svp e Süd Tiroler Freiheit. Il CAI: «I nostri vanno benissimo così».

Bolzano, rinominare i rifugi alpini con nomi tedeschi
di Silvia M.C. Senette
(pubblicato su corrieredellaltoadige.corriere.it il 6 luglio 2025)

Un editoriale sulla rivista dell’Alpenverein Bergeerleben, a firma della caporedattrice e vicepresidente Ingrid Beikircher, riaccende la miccia della toponomastica in Alto Adige: tema sempre caldo e divisivo. La proposta di rinominare alcuni rifugi alpini con nomi «altoatesini», per il principio della regionalità, ha scatenato un’ondata di reazioni riportando al centro del dibattito la questione dei nomi storici e di quelli imposti durante il periodo fascista.

Le targhe plurilingue
Beikircher aveva lanciato il sasso con l’articolo «Nomi di città tedesche in Alto Adige?». «Ci si chiede con stupore che relazione possano avere, ad esempio, Zwickau e Stettino con la Val Passiria, oppure Teplice e Magdeburgo con la Val di Vizze». Beikircher ha in seguito precisato che si trattava di un “spunto di riflessione”, ma l’idea è chiara: i rifugi dovrebbero portare il nome del luogo, dell’area circostante o della montagna sovrastante per «sottolineare la regionalità» e «valorizzare l’Alto Adige come destinazione alpina». La proposta prevede targhe plurilingue per illustrarne la storia: «Chi insiste sui nomi storici, accetta al contempo alcune denominazioni discutibili nate in periodi storici oscuri».

Il nome storico
Il consigliere provinciale della Süd-Tiroler Freiheit, Bernhard Zimmerhofer, si esprime con fermezza «contro le considerazioni interne all’AVS che mirano a modificare i nomi tedeschi di alcuni rifugi alpini». Per Zimmerhofer, «i nomi dei rifugi sono strettamente legati agli albori del turismo nelle nostre valli. Un cambiamento di nome sarebbe una rottura con la storia». Il partito ricorda la mozione del 2013, approvata, in cui il Consiglio provinciale incaricava la giunta di provvedere affinché i rifugi «portino unicamente il loro nome storico e siano cancellati i nomi fascisti». In un secondo intervento, Süd-Tiroler Freiheit rincara la dose definendo la proposta AVS «un’espressione di ignoranza storica e mancanza di rispetto». Il gruppo consiliare sottolinea come i nomi originali siano stati dati dalle sezioni del Club Alpino germanico e austriaco che costruirono i rifugi e come il fascismo li abbia espropriati e rinominati per «marcare il territorio». La critica va più nel dettaglio: «Se si propone di ridenominare i rifugi, perché non si chiede che i nomi fascisti spariscano?». La Süd-Tiroler Freiheit chiede all’AVS una «presa di posizione chiara e inequivocabile» sulla questione, sottolineando l’inadempienza del presidente della Provincia Kompatscher nell’attuare la mozione del 2013.

«Tema delicato»
Più cauto l’Obmann della Svp, Dieter Steger, che riconosce la «delicatezza del tema toponomastico in Alto Adige». Pur prendendo atto del «suggerimento» dell’AVS, Steger si mostra «scettico sul fatto che tale ridenominazione possa effettivamente portare a una buona soluzione in questo momento», richiamando la proposta Svp di oltre dieci anni fa: «Tutti i nomi di città, comuni, valli, corsi d’acqua, malghe, frazioni e montagne dovrebbero essere usati nelle tre lingue provinciali – tedesco, italiano e ladino – a condizione che siano effettivamente in uso in ciascuna di queste lingue». Per Steger, è fondamentale «trovare una soluzione definitiva e sostenibile che affronti il problema generale, invece di creare una regolamentazione separata per ogni singolo caso».

Il CAI
Carlo Zanella, Presidente del CAI di Bolzano, esprime una posizione chiara distinguendo tra i rifugi gestiti dal Cai e quelli in lingua tedesca. «Se per i loro rifugi hanno questo problema, ne discutano. I nostri vanno bene così». Zanella evidenzia che «la proposta AVS era un’idea, perché spesso su certi nomi doppi si crea confusione». La proposta è mantenere i due nomi per località note e di evitare traduzioni forzate per toponimi minori, conosciuti solo localmente. Zanella definisce la polemica “pretestuosa”: «Un tema che, come quello dei migranti, fa sempre effetto. Ma l’Alto Adige ha già tenuto ampiamente in considerazione le due lingue, le minoranze. I cartelli sono perfettamente bilingui e i rifugi dell’Alpenverein sono battezzati in maniera intelligente». Il presidente del CAI-Bolzano invita a non perdere il focus: «La toponomastica ha scopo turistico, soprattutto; poi anche storico e culturale. Sarebbe più importante — conclude — difendere quel poco che rimane dell’alta montagna, non tanto i nomi dei rifugi».

Il commento
di Carlo Crovella

Sono il primo che difende a spada tratta il valore storico dei toponimi (anche nella loro espressione fonetica), ma trovo ripugnante la loro strumentalizzazione per questioni ideologiche o addirittura politiche.

Che li chiamino pure come vogliono i “loro” rifugi, anche “Heil Hitler” se così piace a loro, basta che poi siano coerenti fino in fondo. Invece no, ci tengono a sottolineare che sono “teteschi” prendendo le distanze da noi italiani, ma poi attingono cum magno gaudio ai fondi pubblici italiani (in genere a fondo perduto e soprattutto distribuiti con modalità “mediterranee” e non certo “prussiane”).

Eh no, cari sud-tirolesi: o state sempre di là (nel bene e nel male) o state sempre di qua e ne prendete il bene e il male.

Bolzano, rinominare i rifugi alpini con nomi tedeschi ultima modifica: 2025-07-22T05:15:00+02:00 da GognaBlog

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218 pensieri su “Bolzano, rinominare i rifugi alpini con nomi tedeschi”

  1. Ammetto che parlare di retropensiero riferendosi alla piatta, monocorde e grezza visione Crovelliana sia una forzatura indebita.
    Colpa mia.
    Il tutto è riducibile a Non sono e non possono essere italiani perché non parlano italiano

  2. @ 95 – Cominetti
    Non penso che si possa liquidare una questione così complessa in un modo che appare alquanto semplicistico, con un articolo di giornale del 2017 sulla fiscalità delle regioni. Invece, sono stati posti interrogativi piuttosto importanti a cui non è stata data una risposta. Buona giornata.

  3. Non penso che si possa liquidare una questione così complessa in un modo che appare alquanto semplicistico, con un articolo di giornale del 2017 sulla fiscalità delle regioni. Invece, sono stati posti interrogativi piuttosto importanti a cui non è stata data una risposta. Buona giornata.

  4. @ (1)95
    In sostanza, nei miei interventi mi sono espresso piú volte per l’eliminazione delle Regioni a statuto speciale. Tutte le Regioni – per elementare equità – devono avere lo stesso assetto costituzionale.
    Questa è la mia opinione in materia.
     
    Considerato che per te ci sarà sempre un Bertoncelli… a sparare cazzate (cit.), ne deduco che tu, Marcello, la consideri una cazzata. In altre parole, vuoi conservare la situazione attuale, cioè la disparità.

  5. Direi che il commento 93 esemplifica alla perfezione la situazione italiani-“tedeschi”.
    Ma ci saranno sempre un Crovella e un Bertoncelli…

  6. PS
     Naturalmente, il nostro kamikaze dell’italianità vie di fuga. Il problema non sono i soldi ma il fatto che parlano tedesco al cospetto degli italiani. O forse che bevono Lagrein anziché Barbera. O magari, chissà, la fantasia non gli manca

  7. A proposito delle fake news di Crovella e altri patrioti, qui avete il link a notizie un pochino vecchie ma interessanti. https://www.avvenire.it/attualita/pagine/lombardia-veneto-ma-la-vera-partita-si-gioca-sui-costi
    posso citare ciò che troverebbe una persona che legge con attenzione (non certamente Crovella):” Secondo i dati rielaborati da fonte Istat dal dirigente del Cnr Fabrizio Tuzi, i cittadini della Lombardia “perdono” in questo giro 5.600 euro pro capite, quelli del Veneto oltre 2.000 euro. Il club delle Regioni che incassano meno di quanto pagano è piuttosto ristretto e comprende anche il Lazio (3.670 euro), l’Emilia Romagna (3.300), il Piemonte (1.160) e la Toscana (800). Poi c’è la provincia autonoma di Bolzano, con poco meno di 700 euro pro capite. Le altre 13 regioni italiane e la Provincia di Trento hanno invece un residuo positivo. ”
    Maledetti tedeschi parassiti che si fanno mantenere dai marchigiani!!!!

  8. @ 91 – Correzione.
    Stefan: “I pensieri sul futuro della mia famiglia e del naso (maso!).

  9. Da “Gli eredi della solitudine” di Aldo Gorfer, il quale ha descritto la condizione di 20.000 altoatesini di cui il governo di Bolzano non sembra essersi interessato, altoatesini che vivevano nei masi, i portatori autentici della cultura sudtirolese (e che in parte, ancora oggi, mi sembra non godano dei benefici basilari di cui gode il resto della popolazione altoatesina).
    “Per Stefan la strada rappresenta l’avvenire, suo e del maso”.
    Stefan: “I pensieri sul futuro della mia famiglia e del naso non li ho solo ora… Quando picchiano di più  mi butto nel lavoro e vado per il mio sentiero”. “Alle volte, all’osteria, abbiamo detto tra amici che in queste condizioni i contadini non possono continuare a meno che non vengano tempi migliori”. “Ma perché le strade le fanno tutte in pianura? Noi non siamo come gli altri? Ma perché tra Merano e Bolzano quasi ogni pianta da frutto ha la sua bella strada asfaltata? Forse perché laggiù  hanno soldi, consigli, potere?”.
    Gorfer: “È l’immagine della povera gente per la quale, spesso, non c’è via d’uscita. Nel mio viaggio nei masi isolati del Tirolo del Sud non ho mai saputo di un uomo politico che sia stato su, almeno d’estate, a trovare quella gente, a vedere come sta, a interessarsi, de visu, dei problemi che spesso prendono alla gola”.
    Così, penso io, si è passati da un mondo autentico ad una montagna inventata, dove la tradizione più identitaria è stata sostituita dal denaro.
    Forse, tutte quelle persone, ‘grazie ai loro governanti’, avevano ben altre gatte da pelare che pensare se sentirsi taliani o sudtirolesi. E chi glielo insegnava l’italiano?
    Quindi io sono molto vicino alla popolazione rurale e ho poche simpatie verso chi fa soldi annullando l’autenticità dei luoghi.
     

  10. Il sign Crovella si sogna le notizie e poi ci si arrovella. Penso che molti abbiano visto le sue elucubrazioni sulla pazzesca evasione fiscale di Bolzano, perchè qulache volta, pare, non gli hanno fatto lo scontrino. Ecco qui una conferma del fatto che la sua dote è la creatività. Parlare con persone simili è chiaramente una perdita di tempo. Ovviamente, la sua risposta sarà che non è questione di evasione fiscale come invece ha detto e ripetuto e questione di…vattelapesca
    https://www.quotidiano.net/economia/evasione-fiscale-italia-7f2cff75

  11. @ (1)86
    Carlo, il ragionamento è semplicissimo: l’Austria forse (e dico forse) sarebbe disposta a riprendersi il Südtirol ma senza ricoprirlo d’oro. Lo tratterebbe alla stregua di qualsiasi altra regione.
    A questo punto domando ai sudtirolesi: vi sta bene che ve ne andiate ugualmente? A me sí!

  12. Certo che sembra davvero fuori luogo, dopo ben 106 anni, continuare a dare soldi ‘speciali’ al Sud Tirolo.

  13. “Se ti riferisci a me […]”
    No. Mi riferisco a chi dovrebbe eliminare questi odiosi privilegi: alla nostra classe politica.
    Campa cavallo…

  14. Non c’è un retropensiero, in termini di pregiudizio da parte mia.
    C’è invece la sensazione che sia proprio così, che i sudtirolesi si sentano italiani “solo” perché ci sono i privilegi e i finanziamenti annui a fondo perduto.
    Ho già scritto più volte che sono per la totale abolizione delle Regioni a statuto speciale, perché, dopo 80 anni, hanno completamente esaurito la loro funzione. Quindi abolirei privilegi e finanziamenti  anche alle altre Regioni a statuto speciale.
    Però c’è una differenza. Se vai in VdA non senti la diffusa e sotterranea tendenza della popolazione a far parte della Francia o della Svizzera, (magari singoli individui sì, ma non c’è una “domanda” generale e trasversale). Non parliamo poi di Siciali e Sardegna: a chi potrebbero annettersi? Alla Tunisia? il FVG non mi pare che ambisca a esser assimilato nella Slovenia…
    Con il Sud Tirolo il discorso è sempre stato molto diverso, con momenti veramente drammatici (attentati ai tralicci…) e una sensazione diffusa ancora ai giorni nostri che… “sì siamo italiani, ma in fondo…” Quello che viene chiamato il retropensiero non è un pregiudizio, ma è la conseguenza di un atteggiamento oggettivo degli altoatesini…

  15. @ 84
    Se ti riferisci a me, ti posso dire che ciò che ho scritto non è riferito a te. Anzi, penso che su questo si possa essere senz’altro d’accordo. Non mi sembra che l’Alto Adige sia una provincia depressa, tutt’altro. Inoltre, ogni regione ha una sua storia, cultura, tradizioni da tutelare e promuovere, che sono molto più a rischio di quella sudtirolese. Queste non avrebbero diritto a contributi per la conservazione della loro identità? Quello che mi viene da pensare, è che si vogliano scongiurare malumori tali da risvegliare la volontà di tornare all’Austria. Sarebbe un terremoto sotto diversi aspetti.

  16. Io non sto affatto denigrando i sudtirolesi per questioni di etnia o lingua.
    Mi limito a chiedere che il Südtirol (oltre alle altre regioni a statuto speciale) e le Marche siano uguali di fronte al fisco. Nel 2025!
    È una cosa talmente ovvia che pare assurdo doverla spiegare.

  17. Comunque, per essere giusti, non credo che i rapporti tra Bolzano e Roma siano sempre così idilliaci come si ritiene. Non penso che tutto possa essere ricondotto al pensiero che vede un Alto Adige furbo e affarista rifocillato senza limiti e regole dalla Capitale, come se quest’ultima sia ostaggio del primo.
    Comunque i Tirolesi del Sud sono stati obbligati a vivere in Italia, e sono stati forzati a perdere la loro identità. Chi dice loro che, anche di fronte a una modernità che incalza senza rispetto per nessuno, non correranno altri rischi in futuro? Capisco anche  dunque, il loro desiderio di essere prudenti e di puntare sulla loro autoprotezione. Discorsi complessi. Non credo affatto però che in Alto Adige tutto sia limpido, anche circa i temi che stiamo trattando.

  18. @ 67 Cominetti
    Così vivono da Tirolesi (che mi sta bene, sono liberi di essere chi vogliono e sono contento per loro; tral’altro trasmettono un certo fascino), commerciano con l’Austria, ricevono soldi dall’Italia e mantengono un ordinamento scolastico che favorisce i cittadini di lingua tedesca (scusate se insisto sulla scuola e la formazione), con tutte le conseguenze del caso a sfavore degli italofoni e non so se anche dei Ladini. Mi pare insomma, che siano in una botte di ferro. Sono stato però molto volentieri in Alto Adige, almeno quindici volte, anche un po’ a lungo e, appena potrò, ci tornerò con piacere. Ne ho preso tutto il bello e il buono che ho potuto e non mancherò di goderne ancora. Non sono ostile. Però mi piacerebbe che Marcello Cominetti, che ha le competenze per fare delle osservazioni sui temi che trattiamo, si esprimesse sulla questione dell’ordinamento scolastico, per chiarirci, o almeno chiarirmi, una questione che a me sembra essere cruciale e stare al cuore del problema.

  19. Regioni a statuto speciale sono pure la Sicilia (bandito Giuliano) e il FVG (contesa di confine). Per Alto Adige e Val d’Aosta: gli italiani hanno vinto o perso la guerra? Quanto ai rapporti con la Francia: si vedano le marocchinate. Quanto al mondo tedesco, la posizione americana ha subito cambiamenti. Inizialmente si puntava sulla pace cartaginese (piano Morgenthau) gli italiani puntavano alla conferma delle opzioni con scomparsa dei tedeschi dall’Alto Adige. Poi il vento e’ cambiato, l’Italia ha dovuto cercare un accordo con l’Austria. Quiz: chi rappresentava gli interessi degli altoatesini? Data l’insoddisfazione per l’attuazione degli accordi con l’Austria, si e’ passati ad un secondo giro di accordi con lo stesso stato, da cui nasce il cosiddetto “pacchetto”. Quiz: chi rappresentava gli interessi degli altoatesini?
    Domandone finale: posto che gli interessi degli altoatesini sono stati sempre difesi dall’ Austria, perché dovrebbero amare (come istituzione, non come persone dove abbiamo tanto esempi edificanti) l’Italia?
    Piccola curiosità: il CAI si e’ avvantaggiato degli accordi De Gasperi Gruber, perché, dovendo cercare un alpinista con competenze tecniche per le bombole sul K2, si sono rivolti all’ optate Erich Abram. Dare addosso ai tedeschi e’ bello, salvo nel momento in cui ti servono.

  20. “Vale anche per la Valle d’Aosta e le altre regioni a statuto speciale.”
    Perché, per Livigno?
    E perché non dovrebbe valere per gli incentivi o per gli sconti fiscali per categoria o per professione, eccetera?
    Perché dovrebbero dimostrare la loro italianità solo i sudtirolesi e non anche tutti gli altri incassatori a fondo perduto?
     
    Semplicemente perché non sono veri italiani, questo è il retropensiero, il sottotesto occulto (per modo di dire)

  21. “Caro sudtirolese, ti senti austriaco? E allora i soldi chiedili a Vienna. Viceversa, sostieni che ti senti “italiano uguale a tutti gli altri italiani”? E allora non c’è più bisogno che tu abbia privilegi rispetto agli altri italiani (siamo tutti uguali, no?).”
    Come logica mi pare ineccepibile.
     
    N.B. Vale anche per la Valle d’Aosta e le altre regioni a statuto speciale. Perché un sudtirolese o un valdostano devono godere di privilegi – enormi privilegi! – rispetto a un marchigiano?

  22. Affronto problemi semplici. Indagare sui sentimenti di un popolo non mi sembra semplice, ognuno pensa a modo suo. Dimostrare che lei ha fatto un cortocircuito logico e’ facile, anche troppo. Infatti lei furbescamente ricorre al benaltrismo, non spiega la logica di ciò che ha scritto.

  23. Il mio 76 è rivolto al 74.
     
    Per quanto riguarda il 70, sei tu che prendi la vacca per le palle., perché continui a travisare il punto cardine del mio ragionamento.
     
    Infatti io critico fondamentalmente la contraddizione fra il sentirsi italiani -secondo me “per forza” e la compiacenza a incassar i (tanti) finanziamenti a fondo perduto che arrivano dall’Italia.  Comodo, così: botte piena e moglie ubriaca.
    In parole semplici:
    Caro sudtirolese, ti senti austriaco? E allora i soldi chiedili a Vienna. Viceversa, sostieni che ti senti “italiano uguale a tutti gli altri italiani”? E allora non c’è più bisogno che tu abbia privilegi rispetto agli altri italiani (siamo tutti uguali, no?).
     
    Mi piacerebbe che emergesse una istanza dal basso, cioè proprio dalla popolazione altoatesina, che afferma: “Ti ringraziamo, Italia, per i soldi (molti) che annualmente ci hai versato in 80 anni, ma, siccome noi altoatesini siamo maturati e ci siamo stabilizzati e quindi ci sentiamo “italiani uguali a tutti gli altri italiani”, non c’è più bisogno, cara Italia, che tu ci versi annualmente questi finanziamenti, per cui noi altoatesini – in nome dell’uguaglianza nazionale – ti chiediamo di non aver più dei privilegi rispetto agli altri italiani.”
     
    Ecco questo mi piacerebbe sentire e immagino che farebbe piacere a tutta la comunità nazionale!
    Invece, anche in questa sfilza di commenti, si sentono solo (auto)lodi di quanto l’Alto Asige sia figo, smart, proiettato verso il futuro,  internazionale ecc ecc ecc e… intanto i contributi a fondo perduto provenienti da Roma continuate a intascarveli eccome!

  24. Ma non riesci a scostarti dalla questione “nomi dei rifugi”? Il tema trattato è un’altra cosa…

  25. Possiamo criticare Carlone quanto vogliamo, sia per le sue corbellerie sia – udite, udite – quando dice cose giuste (eh… sí, capita pure questo!).
    Però senza di lui il forum sarebbe un mortorio.

  26. Ci tengono a sottolineare che sono tedeschi…bla bla …
    Tanto che pensano di sostituire i nomi tedeschi con nomi locali. Chi non ha letto l’ articolo di Crovella?? Crovella!

  27. Meno male che c’è Matteo s mettere ordine. Lui si che è uno sveglio, cazzo che commenti che fa, ogni volta mi sbalordisce 

  28. “Per questo spesso prendi la vacca per le balle […]”
    Matteo, questa espressione in Emilia è ignota.
     
    In Rete ho trovato quanto segue:
    Il detto milanese “tšapà la vaka per i bal”, letteralmente “afferrare la vacca per le palle”, significa prendere un grosso abbaglio. L’espressione, rustica ma d’effetto, è di evidente origine contadina. Ho qui utilizzato una mia versione semplificata dell’alfabeto fonetico internazionale; in Milanese classico si sarebbe dovuto scrivere “ciapaa la vacca per i ball”.
    Confermi?  😀 😀 😀

  29. Il problema è che sei tu che sostieni e vorresti far credere che tutti (TUTTI!) i sudtirolesi disprezzano gli italiani, vogliono solo arricchirsi a loro spese, non rispondono a chi parla italiano e vorrebbero entrare a fare parte della Grande Germania.
     
    Fa parte della tua pervicace tendenza a dividere il mondo sempre e solo in due, bianco e nero, buoni e cattivi, noi e loro e a fomentare la divisione e la contrapposizione; spesso con approssimando la lettura dei fatti, trascurando i dati reali o più semplicemente mentendo.
    Per questo spesso prendi la vacca per le balle e sei incapace di riconoscere le tue fesserie

  30. @ 67
    Però, tutto quello che ha scritto non spiega nulla, mi sembra, dei temi puntuali su cui siamo concentrati. Ciò che descrive lo si può fare come sudtirolesi (orientati verso sé stessi o il Tirolo) o altoatesini (orientati verso l’Italia). Qual è lo spirito e quali le intenzioni? E come è messa la questione dell’insegnamento scolastico, cruciale, mi sembra, per capire veramente da che parte si sta?

  31. Vi suggerisco di rileggere il mio commento al fondo dell’articolo, perché siete voi che continuate a “non capire” il senso di quello scritto: parlo di contraddizione fra “direzione ideologica” in cui è volto lo sguardo (a nord-nord est anziché a sud, cioè verso Roma) e, dall’altra, la totale compiacenza nell’incassare i  flussi finanziari che arrivano da sud, cioè da Roma (cioè da tutti noi). Così non va bene: o si sta sempre da una parte o si sta sempre dall’altra parte. Io ritengo che, a questo punto, le regioni a statuto speciale abbiano terminato la loro ragion d’essere,  per cui sono state create in passato, e quindi sia opportuno interrompere i privilegi e soprattutto i flussi finaziari da Roma. Ovviamente ciò vale per tutte le regioni a statuto speciale, ma a maggior ragione per quelle (come l’alto Adige) che sono “ricche” di loro e che danno pure l’impressione di sentirsi danneggiate dalla storia perché sono state inglobate nell’Italia… Questo è il succo del mio commento a fondo articolo, perché è il succo del mio pensiero. La faccenda dei nomi dei rifugi è del tutto irrilevante, in quanto è solo un appiglio per agganciare queste considerazioni.
     
    Precisato ciò, credo cmq che stiamo parlando di due risvolti diversi. Una cosa è la simpatia dei singoli, la loro maggior apertura verso gli altri e la loro facilità a far amicizia, magarti anche il tenore di vita generale dell’area, la qualità dei servizi ecc ecc ecc. Un’altra cosa è il senso intimo di appartenenza a questa o a quell’altra nazione.
     
    Quindi voi sostenete che tutti (TUTTI!) i sudtirolesi baciano il tricolore bianco-rosso-verde, cantano l’inno di Mameli e tifano per la nazionale azzurra? A me sembra proprio di no e anzi mi pare di ricordare che solo qualche mese fa (credo a maggio) una sindaca, ovviamente con cognome tedesco, in una occasione ufficiale non ha indossato la prescritta fascia tricolore, sostituendola con un medaglione appartenente alle tradizioni tirolesi. Ecco così non va bene, il primo cittadino “deve” dare l’esempio: ma il punto è ancora più sottile, cioè che, se perfino il sindaco si sente “libero” di non dimostrarsi esplicitamente “italiano”, figuratevi i privati cittadini!

  32. È inutile! Crovella è convinto d’aver capito e non c’è verso.
    Il suo amicogiornalista (che sarà un caiano di destra pure lui perché cane non mangia cane) è davvero affidabile.
    A Bolzano e provincia se ti presenti come Mario Rossi e hai i requisiti per fare certe cose, trovi lavoro immediatamente. Se ti chiami Helmut Mayer e non hai i requisiti richiesti rimani disoccupato. Il tutto vale anche viceversa. È così semplice che l’italiano medio tipo Crovella resta meravigliato e diffidente verso cose che funzionano.
    Comunque sempre più manager provenienti da tutta Italia, ma anche dall’estero, trovano lavoro in Alto Adige a causa delle numerose opportunità e degli stipendi elevati. Chi non resiste è solo chi non sopporta la mentalità teutonica, ma chi riesce a integrarsi lo fa per gli indubbi vantaggi. In pratica, per chi ne sa cogliere il senso, i cosiddetti cervelli (ma anche le braccia) in fuga, qui possono trovare lavoro fuggendo dell’Italia ma restando in Italia. Inoltre la burocrazia sudtirolese è di molto semplificata e i tempi tecnici per molte operazioni sono brevissimi.
    Infine  anche se l’ho già detto, a Bolzano c’è un’atmosfera davvero europea, ottime università che interagiscono con Trento, Padova, Innsbruck e Vienna con riconoscimento reciproco dei titoli.
    Insomma Crovella, ma perché non provi ad aprire un poco quella tua mente sabauda da borghese piccolo piccolo? Ti farebbe bene.

  33. Hai detto che vogliono mettere nomi tedeschi ai rifugi quando si parla di sostituire nomi tedeschi di Germania o ex Germania che già ci sono con nomi locali. Hai chiamato in causa Hitler in base a questo abbaglio. Hai parlato di pangermanesimo quando si tratta del suo opposto. Il resto serve solo a coprire questo errore. Una risata ti seppellirà.
     

  34. Cmq, tornando al tema “sentirsi non italiani”, oltre a ri-sottolinerare che l’ho aggiunto al tema dell’articolo (per cui continuare a dire che non ho capito l’articolo è conferma che alcuni – non pochi – sono loro che non sanno capire cio’ che scrivo), c’è una bella differenza di valutazione fra chi si è inserito, vivendo abitualmente da molto tempo, ed è stato accettato dalla comunità, sviluppando legittime e cordiali amicizie, e gli osservatori che invece guardano il fenomeno da fuori o che transtiano pochi gg come turisti/alpinisti/sciatori. Su questo tema, quello che si legge in giro non è conforme all’immagine di un’area geografica e sociale che esprima “piacere” perche’ fa parte dell’Italia, mentre invece considera i privilegi come la compensazione del “danno” di far parte dell’Italia. Tra l’altro, sarà perché oggigiorno si va per le spicce, ma ho visto che si usa abitualmente il termine “tedeschi” per indicare i sudtirolesi che non sono ne’ italiani ne’ ladini: sara’ anche anche un’imprecisione, ma la consuetudine giornalistica è ormai questa, direi che è assodata. Cmq il punto non è la pertinenza o meno della o delle definizioni, ma il fatto che l’aspirazione a staccarsi dall’Italia di quelle zone è percepita e descritta come ancora forte, seppur in diminuzione, generazione dopo generazione (per il fatto che le nuove generazioni, come in tutto il mondo, sono per definizione più “globalizzate”). Ma l’azzeramento del fenomeno è ben lontano. Nel pomeriggio fa parlavo anche su questo tema con un mio conoscente giornalista e mi ha suggerito proporvi di fare questo test: andate a Bolzano e cercate lavoro presentandovi alternativamente come Helmut Maier o come Mario Rossi. A parità di vostro CV, verificate che risposte ricevete…

  35. 56 Fabio visto il tuo interesse per il famigerato triangolo:hai per caso letto il libro su Germano Nicolini ex capo partigiano e nel primo dopo guerra sindaco di Correggio (nome di battaglia Diavolo) ,l omicidio di don Pessina ,la vedova Benassi etc etc …curiosità.

  36. Già, proprio la lingua. Anche dare agli italofoni la possibilità di padroneggiare il tedesco è molto importante. E così torniamo al sistema scolastico e alle sue implicazioni politiche, di capacità dirigenziale e di mantenimento dell’identità sudtirolese.
     

  37. ———  LA  DOMANDA  ———
    Caro Alessandro, senza considerare il clamoroso fuori tema, come ti sembra che stiamo andando?
    Benino? cosí cosí? una ciofeca? [CENSURA]?
    😀 😀 😀

  38. Sì, Matteo, hai ragione. Temevo di sembrare pedante.
    Anche i militari del nuovo esercito italiano combatterono e morirono per la nostra libertà.
    A cominciare dagli eroi di Cefalonia. Quando ci rifletto mi domando spesso: “Io sarei stato capace di morire come loro?”. Un conto è infatti parlare di libertà, un conto è versare il proprio sangue per la libertà. 
    È un po’ – con le dovute proporzioni! – come parlare di alpinismo senza sapere che cosa sia e praticarlo con i rischi, le titubanze, le paure, il coraggio necessario. L’alpinismo l’ho affrontato, ma la guerra no (fortunatamente). Ignoro come mi sarei comportato; forse me la sarei fatta addosso di terrore o sarei morto il primo giorno.
    Alla fin fine, onore a chi morí per noi e per la libertà!
     

  39. Mi tocca correggerti Fabio: hai dimenticato, e non sei lunico, la parte avuta anche dai militari nella Resistenza. In particolare in Grecia e Yugoslavia, ma anche in Italia.
    Comunque cosa volessero i partigiani comunisti, GAP o Garibaldi che fossero, è affar loro.
    Quello che hanno fatto è stato tenere fede ai patti, collaborare con le altre formazioni e combattere il nazi-fascismo.
    In realtà, tranne casi sporadici, la rivoluzione non ci hanno proprio provato a farla.
    Sostenerlo è falsità ideologica e antistorica, volta, stupidamente, a denigrare una parte.

  40. @ 53
    Caro Lupo 80, ti confesso che la questione mi sta particolarmente a cuore. I motivi sono i seguenti:
    1) Sono nato a Castelfranco Emilia (MO), capoluogo del vero, originario e famigerato Triangolo della Morte, assieme alle sue due frazioni di Piumazzo e Manzolino.
    2) Il mio amore per la democrazia e i diritti civili.
    3) Giunto all’età della regione, per conto mio studiai quella storia e scoprii la verità, tutta la verità. E cosí mi dissi: “Ma allora mi avete raccontato solo una parte della storia, quella che vi conveniva! e avete taciuto sul resto! È come se mi aveste mentito!”.
     
    Da allora me la sono legata al dito.

  41. @ 51
    Non ti sto dando dell’ignorante. Anche io non conoscevo queste cose, poi le ho scoperte.

  42. @ 52, 53
    Infatti, è proprio come avete scritto. Si può consultare senza difficoltà quanto è emerso, ed è stato ben documentato, circa gli omicidi di preti e persino di seminaristi di 14 anni, perpetrati da parte ‘rossa’.

  43. @ 49
    Ricordo che, fortunatamente, esistono ampie possibilità di informarsi. Si è liberi di non farlo – e cosí preservare intatta la propria ignoranza – ma non si è liberi di diffondere notizie che NON corrispondono al vero. 
     
    La Resistenza italiana era formata da due componenti:
    1) una comunista, che combatteva la dittatura fascista e gli invasori nazisti con l’intenzione di instaurare una dittatura stalinista.
    2) una formata da liberali e cattolici, che combattevano la dittatura fascista e gli invasori nazisti con l’intenzione di instaurare la democrazia.
    Per nostra fortuna prevalse la democrazia. Abbiamo cosí evitato di fare la fine della Polonia, Ungheria, DDR, Romania, Bulgaria, Albania, Cecoslovacchia, Estonia, Lettonia, Lituania, Jugoslavia.

  44. No , i GAP avevano nelle loro fila addirittura elementi di nazionalità sovietica, e si sono distinti per avere ammazzato gruppi di altri partigiani solo perché di orientamento cattolico e non comunista.
    @ Mastronzo
    Quanto a Stalin ed ai suoi sodali e supporters italiani, Togliatti , Pertini , etc. il fatto di avere fallito il loro intento li rende forse più incapaci , non certo meno colpevoli.

  45. Ciro #141 e #145: ammesso e non concesso che sia come dici tu, resta il FATTO che in Italia abbiamo avuto la dittatura fascista, ma non abbiamo mai avuto una dittatura comunista (o di altro colore).
    Quindi, perdonami, le tue obiezioni sono aria fritta.
     
    Adesso basta davvero, scusate il fuori tema (non da me introdotto, peraltro).

  46. Penso che il nodo centrale della questione sia il sistema scolastico così come esso è strutturato, è l’insegnamento della lingua italiana e soprattutto delle diverse materie in lingua italiana, in seno alla comunità di lingua tedesca. Per me questo è un tema chiave da approfondire, fortemente legato al modo di pensare di chi ha in mano l’amministrazione della Provincia di Bolzano.

  47. Purtroppo, non posso dire altro su una Resistenza dai diversi e opposti volti, perché andrei fuori dal tema.

  48. “l’obiettivo era instaurare in Italia un governo filosovietico”
    No Ciro, era cacciare l’Italia dai tedeschi e liberarla dai fascisti.
    Come è avvenuto.

  49. Ma, ripeto, il problema io lo vedo forse più nelle amministrazioni centrali che nel popolo, al quale non si consente di seguire un percorso adeguato di conoscenza della lingua italia. La lingua è il punto di partenza per raggiungere ogni altro obiettivo. 

  50. @ 44
    Corretto, però ho conosciuto questa distanza e anche maleducazione, come, allo stesso tempo, e l’ho ben rappresentato, vicinanza e accoglienza, simpatia e persino comunione di intenti.

  51. Le formazioni gappiste erano attive in tutta Italia, e l’obiettivo era instaurare in Italia un governo filosovietico.

  52. Lupo la frase:
    “Se entro in un locale in Alto Adige e al mio saluto in italiano non ho risposta o non l’ho nella mia lingua, né posso dedurre due cose soltanto…”
    dovrebbe essere in realtà:
    “Se qualcuno mi dice che è entrato in un locale in Alto Adige …”
    e prima di trarre delle conclusioni valutare l’attendibilità di quel qualcuno
     

  53. “Qualcuno qui sa’ che cos’erano le formazioni GAPPISTE ( gruppi di azione popolare ) “
     
    Te però evidentemente no, Ciruzzo beddo, visto che GAP significa Gruppi di Azione Patriottica, attivi a Roma dallottobre ’43 alla liberazione del 5 giugno ’44.
    Fu loro merito rendere Roma “la capitale europea di gran lunga più difficile per noi” secondo quanto dichiarato dopo la guerra dal feldmaresciallo Kesselring.

  54. Torniamo al Sud Tirolo. Io mi metto nei panni dei sudtirolesi e anche degli italiani che non lo sono, in modo da comprendere.
    Però, c’è una cosa molto semplice da dire che non richiede riflessioni storiche, sociologiche, filosofiche. Se entro in un locale in Alto Adige e al mio saluto in italiano non ho risposta o non l’ho nella mia lingua, né posso dedurre due cose soltanto:
    1ª L’interlocutore non si considera italiano.
    2ª l’interlocutore è grandemente maleducato ipocrita e incoerente, perché non risponde al saluto ma prende i miei soldi. 
    Che poi possano nascere amicizie sincere tra un non sudtirolese e un sudtirolese non c’entra nulla, soprattutto se si parla di un italiano che da decenni vive, lavora e ha creato una famiglia in Alto Adige, perché, tra l’altro, ha dei figli sudtirolesi.
    In Alto Adige ho potuto godere di rapporti schietti con alcuni locali, i quali si sono rapportati con me in italiano, oppure solo in tedesco perché non conoscevano per nulla la mia lingua, accettando di sentirmi parlare solamente in italiano. Cosa ardua e divertente cercare di capirsi, ma nella sincerità reciproca.
     

  55. Qualcuno qui sa’ che cos’erano le formazioni GAPPISTE ( gruppi di azione popolare ) del Partito Comunista Italiano , quali fossero i loro legami con l’Unione Sovietica, gli obiettivi politici delle loro azioni, e quale fossero i loro politici italiani di riferimento ?
     
    Buttarla in vacca và bene , ma così è un filo troppo…
     
    Non è che Togliatti ( Togliattigrad ) e Stalin non fossero in rapporti strettissimi : uno era il referente in Italia dell’altro.
    E  senza gli americani, oggi saremmo stati noi la “cortina di ferro” con gli auguri del PCI.

  56. Bertoncelli #127: al commento #101 Lupo80 equipara Marx, Togliatti, Gramsci ai gerarchi fascisti e io mi sono permesso di fargli notare che mi sembra invece non siano paragonabili, il perché l’ho già scritto.
    Così è, se vi pare.
    Oh, scusa, è vero, ho usato anche la parola “sostenitore”: mea culpa, non avrei dovuto, avrei dovuto immaginare che qualche appassionato di tetrapiloctomia ne avrebbe approfittato.
    Per l’ennesima volta: l’ideologia non c’entra una mazza, né c’entra le reale o presunta vicinanza fra Stalin e Togliatti o chiunque altro (Ciro #132).
     
    Questo è il mio ultimo intervento sul punto, quello che volevo dire l’ho detto.
    Vi lascio giocare a chi la sa più lunga, buon divertimento.

  57. Si sentono “tedeschi”: intendo dire “germanici”
    Se nella tua cervice “tedeschi” significa “di lingua tedesca” sei tu che sbagli…ma è la caratteristica tipica di voi napoletani.
     
    Loro non si sentono affatto e non si sono mai sentiti tedeschi, ma tirolesi.
     
    Se davvero vorresti vivere in un sistema rigoroso e preciso potresti iniziare tu ad essere rigoroso e preciso e non approssimativo e abborracciato, pretendendo perdipiù di avere ragione.
    Che poi si capisse il tuo pensiero è ovvio, stante la sua banalità, ma è proprio l’errore nell’espressione delle tue categorie ad essere significativo.

  58. Cominetti, anche Crovella non è italiano. È SABAUDO,  monarchico,  con annessi e connessi.

  59. Cominetti, anche Crovella non è italiano. È SABAUDO,  monarchico,  con annessi e connessi.

  60. Aridaje Crovella. Continui a dimostrare di non conoscere né storia, né usi e costumi di chi continui a criticare solo per avere l’ultima parola. Ma prché non ammetti di non avere capito niente dell’articolo sui nomi dei rifugi e di avere scritto delle minchiate …col chiodo!Oggi credo che i sudtirolesi che vorrebbero l’annessione all’Austria siano davvero pochi. Quel non sentirsi italiani è un sentimento che non vuole offendere gli italiani ma che sottolinea delle differenze reali. I miei amici di Brunico o di Bolzano, per esempio, di lingua tedesca che con me parlano italiano, hanno una cultura diversa dalla mia ma non per questo dobbiamo farci la guerra, anzi, ho sempre visto queste differenze come una forma di arricchimento personale. E non ho mai avuto il minimo problema. Ai piedi del punto più settentrionale del Sudtirolo e quindi dell’Italia nel comune di Predoi/Prettau vivono persone di un’apertura mentale strabiliante. Tutti parlano italiano e generalmente sono ben educati con chi non è di lì. Eppure si sono sempre sentite le storie a la Crovella, che in Italia si parla italiano e che se sei italiano non ti rispondono, ecc. Io che vivo qui da 41 anni non ho mai avuto problemi di questo tipo. Che devo dire.

  61. Tanto per anticipare eventuali e litanie, tipiche degli scassa zebedei, la mia precedente citazione del chiodo sulla testa è una metafora: so benissimo che era tipico dei solfati prussiani (mi pare di averlo scritto) e non austro-ungarici, per cui i finanzieri austriaci NON hanno fisicamente il chiodo sulla testa. E’ una metafora per segnalare che nell’atteggiamento degli altoatesini che amano prender le distanze dall’Italia e dal suo modello, c’è un sottofondo costituito dal rimpianto di non far parte di un sistema rigoroso e preciso, ma sono (poveretti) finiti nel calderone mediterraneo del modello all’italiana. Attenzione che se rientri davvero in un sistema rigoroso e preciso, poi rigore e precisione te le becchi anche a tuo carico, non solo a tuo vantaggio. Per cui vorrei sapere davvero quanti saranno gli altoatesini che, all’atto pratico, non rimpiangeranno un (ipotetico) passaggio all’Austria…
    Può darsi (e, se è così, mi compiaccio) che, generazione dopo generazione, il fenomeno socio-culturale si stemperi, ma la mia sensazione è che, ancora oggi, se vuoi davvero “viver bene” a Bolzano, devi esser nato nella parte che “conta”, che non è certo quella italiana… Il fenomeno, ammesso che si possa estinguere davvero del tutto, durerà decenni…

  62. Si sentono “tedeschi”: intendo dire “germanici”, lo capisce anche un bambino. State a spaccare il capello in quattro solo per spaccare gli zebedi, more solito. I concetti non cambiano.

  63. Povero Crovella, che trauma. Non solo non hanno risposto al suo saluto: hanno persino continuato a parlare tedesco! Che diamine, in presenza di un italiano si parla italiano e ci si inchina! Ma forse una spiegazione si trova. Italiani: non andate in montagna sulle infide Dolomiti, andate nel patriottico Piemonte. 

  64. P.S.: dovuto a una più attenta lettura
    “E’ il passo successivo, ovvero il sentirsi tedeschi…Faccio un esempio banalissimo: …se facessero parte dell’Austria, per i loro paesi si aggirerebbero dei finanzieri “prussiani”, intendo con il chiodo sopra alla testa (come i soldati tedeschi della Prima G.M.)”
     
    Noto una certa approssimazione e ignoranza, fondamentalmente dovuta alla tua visione divisiva, schematicamente razzista e assolutamente falsa.
    Gli abitanti germanofoni dell’Alto Adige non si sentono assolutamente tedeschi, ma sono tirolesi e al massimo potrebbero sentirsi austriaci. Le generazioni più recenti, dagli anni ’70 in poi, si sono sicuramente tirolesi, ma semmai si sentono più italiani che austriaci (attualmente ci sono più Alpini tirolesi che aostani)
    Comunque il Pickelhaube non c’è mi stato nell’esercito Austro-Ungarico e i prussiani schifavano gli austriaci più di quanto tu schifi i terroni e i magrebini (peraltro ricambiati dagli austriaci, che li consideravano sideralmente alieni alla loro società)

  65. “Non ti risulta che Togliatti era un sostenitore dello stalinismo?” 
    Bertoncelli, Togliatti non era un sostenitore dello stalinismo, al massimo era uno che si è adeguato e ha subito lo stalinismo (e se non lo avesse fatto sarebbe probabilmente scomparso). Tornato in Italia ((da cui era scappato per evitare un’altrettanto probabile morte) se ne è piuttosto distaccato, nei limiti di quanto gli era possibile, ovviamente.
    Sarebbe bene conoscere la storia per parlarne.
     
    “Non ho capito “roma per toma””
    No, in effetti avrei usato una descrizione differente. Non necessariamente migliore.
    Cmq circa le regioni a statuto speciale, la VdA, a te così vicina e da te ben conosciuta –dove si parla un dialetto che non è francese, non è nemmeno un dialetto del francese e che i francesi capiscono meno dei piemontesi– la Vda, dicevo, insiste in un assurdo bilinguismo italo-francese…se tu non vi ravvisi una volontà di rimarcare le differenze sei proprio miope!

  66. Ovvio che, se entro in un bistrot, a Parigi, saluto in francese! Ma perché, lì, siamo in Francia! Invece sul territorio italiano, se un concittadino italiano ti saluta in italiano, far finta di nulla e continuare a parlare in tedesco con gli altri “local” è sintomatico di una certa mentalità. Quella appunto del “ma noi siamo italiani solo perché ce lo ha imposto la storia!”. Ma non è neppure questo, solo questo voglio dire, che mi irrita. E’ il passo successivo, ovvero il sentirsi tedeschi, ma a volte, invece, anche italiani, a seconda di quando fa comodo. Faccio un esempio banalissimo: ho visto infiniti operatori altoatesini che non emettevano scontrini o ricevute. Non sono scandalizzato in assoluto, perché è costume diffusissimo, purtroppo (sia chiaro!), in tutta Italia. Sta di fatto che, se facessero parte dell’Austria, altro che le blande e rare ispezioni dei finanzieri italiani! Se facessero parte dell’Austria, per i loro paesi si aggirerebbero dei finanzieri “prussiani”, intendo con il chiodo sopra alla testa (come i soldati tedeschi della Prima G.M.) e allora sì che molti “local” rimpiangerebbero di non far più parte dell’andazzo “mediterraneo”, tipico del modello italiano. Sia chiaro: in assoluto i finanzieri “prussiani” io li estenderei a tutti Italia! Ma qui l’esempio serve per sottolineare la contraddizione fra il sentirsi “non italiano”, sentiment di fondo di molti local, e il tornaconto ad esserlo, sotto certi risvolti. E’ questa contraddizione che mi irrita moltissimo.
     
    Cmq non è stato questo fattore a farmi prendere la decisione, circa 10 anni fa, di non andare più in Dolomiti (Dolomiti che sono molto più ampie del solo Alto Adige), pur essendo le Dolomiti delle montagne bellissime. Ma è stato il modello turistico, che già 10 anni fa mi aveva disgustato e di cui ora vediamo tutti il suo potenziale negativo: vedasi articolo odierno sul Blog. Si tratta di un modello stile Disneyland, che inevitabilmente richiama mandrie di tamarri/cannibali e il tutto a prezzi esorbitanti. So cercarmi altri posti dove trovare quello che piace a me. Ma certo che, per le valli altoatesine, in più c’era anche il fastidio del fenomeno sopra citato.

  67. @ 19
    “Ripeto per i duri d’orecchio (come Bertoncelli): di quale dittatura sono stati membri attivi?”
    Togliatti fu sostenitore (parola tua) della dittatura stalinista.
     
    A me pare che sia duro tu, ma di comprendonio. Oppure, piú probabilmente, che tu non voglia accettare la realtà, accecato dall’ideologia.

  68. Vedi Crovella, tu, come molti italiani prevenuti e che non conoscono la storia, sei entrato in quel negozio 15 o vent’anni fa, e, sentendo parlare tedesco, hai salutato in italiano sapendo che nessuno ti avrebbe risposto nella tua lingua. La chiamerei prevenzione involontaria. Ce l’hanno in molti. Come quando ti siedi al ristorante e il cameriere ti dice: bitteschön?
    Quelli come te vanno in bestia e si rovinano il pranzo, perché rimpiangono “quando c’era lui” che la lingua tedesca l’aveva vietata. 
    Senza questa prevenzione vi assicuro che la vita da italiano in Südtirol/Alto Adige non è diversa da quella che uno potrebbe fare a Napoli o a Bologna. I maleducati, i buoni e i cattivi sono ovunque così come le brave persone. Questo mi ha insegnato il sentirmi cittadino del mondo e prendendo certe discriminazioni con un sorriso. Che chissà perché mette sempre tutti d’accordo, anche quando le cose erano iniziate male.
    Con i miei amici sudtirolesi/altoatesini (nomi che variano semplicemente con il dove uno si posiziona fisicamente e sentimentalmente, prima che politicamente) ci prendiamo in giro dandoci dei walschen, dei crucchi o dei tamoki, ma se ci sono stima e/o amicizia il confine scompare.
    Pensa che un amico di qui con cui facciamo interminabili Jam session musicali, dice belìn perché gli piace. E cantiamo allo stesso modo Creuza de mâ di DeAndrè come Der Kommissar di Falco. Si, lo so, mi dirai che queste sono cose da hippy mentre la tua politica spietata e dell’odio razziale è molto più affine alla realtà,  se vivo nel mondo dei balocchi, ecc.
    Be’, preferisco questo mondo qui al tuo da sturmtruppen.

  69. L’identità degli altoatesini non solo è molto forte ed esclusiva, ma, e questo fa la differenza, ha riferimenti a valori diversi dai nostri, oppure percepiti e vissuti in maniera differente. Questo, a mio parere, rende la questione abbastanza insanabile.

  70. @ 22
    Infatti, continuo a pensare che il problema stia più nel governo centrale dell’Alto Adige e meno nella popolazione, sopratutto in quella rurale; la comunità italofona credo sia presente principalmente a Bolzano. Spetta a tale governo consentire un più largo studio dell’italiano, soprattutto nelle zone di montagna e attuare altre politiche affinché l’Alto Adige possa dirsi effettivamente italiano. Però, l’identità degli altoatesini è fortissima e piuttosto univoca. In Sicilia e in altre regioni a statuto speciale, penso che l’identità non impedisca di convivere in maniera ‘semplice e spontanea’ con altre culture nazionali. D’altro canto, non so quanti italiani non altoatesini conoscano veramente la storia del passaggio del Tirolo del Sud all’Italia, e cosa comprendano delle loro ragioni. Bisogna dire che mettere assieme Tirolo del Sud e Italia è come spolverare di parmigiano una buona pasta con il tonno. Prima dell’Unità d’Italia l’unità esisteva già, grazie al paesaggio, alla cultura, all’arte, all’architettura, alla religione e alla spiritualità, agli scambi culturali, artistici e commerciali, abbiamo avuto l’epoca dei comuni. E già eravamo uniti sotto i Romani, con una lingua per tutto l’impero. Il latino, poi l’italiano di Dante e via dicendo. Non a caso, i meridionali, una volta fatta l’Italia, hanno accettato lo status quo senza imbracciare le armi per tornare indietro. Credo che il caso Tirolo del Sud sia altra cosa, una situazione in verità difficilmente sanabile, come bere un caffè con il sale. Sono passati ormai moltissimi anni e mi sembra che si sia ancora molto lontani da una comprensione reciproca. Lo si vede par pari in questa discussione.

  71. E in spregio per gli italiani vogliono cancellare le tracce del club alpino austro-tedesco, vogliono fare sparire i nomi italianissimi di Magdeburgo e Zwickau. Ma noi siamo fedeli alla tradizione antifascista testimoniata dallo squadrista Locatelli. Opps, qualcosa non torna.

  72. Non ho capito “roma per toma” (come sostiene qualcuno), ma ho aggiunto un tema  in più (cioe’ il mio fastidio di fronte all’atteggiamento tenuto da molti altoatesini). D’altra parte, altri commentatori hanno aggiunto (legittimamente, sia chiaro) considerazioni su Stalin, Togliatti ecc, tutte cose ben più lontane rispetto al tema del nome dei rifugi. Quindi ognuno mette un pezzo in più, come gli va e come gli gira.
    Io sono stato in tutte le regioni a statuto speciale (la VdA è a un’ora e mezza da casa mia!) e in nessuna delle altre quattro ho ravvisato un così diffuso atteggiamento di voler rimarcare, anche con piccoli gesti, che loro alla in fine non si sentono pienamente italiani (eufemismo). Tranne, ovviamente, quando conviene. Questo è molto fastidioso. Ovviamente ci sono le eccezioni, ma la sensazione dell’insieme generale è quella lì.
    Evidentemente, la necessità militare di mantenere il confine sullo spartiacque ha spinto a “viziare” le popolazioni, rafforzando in loro la convinzione che è fondato che abbiano delle compensazioni a fronte del “danno” di esser inseriti nella realtà italiana e non in quella austro-tedesca (che ovviamente considerano superiore a quella italiana).

  73. Crovella 8), come sempre dimostri di avere capito quello che vuoi tu indipendentemente da quello che nel frattempo è successo.
    Frattempo, frattempo, frattempo…

  74. Semplicemente non sono riusciti nei loro intenti dittatoriali in Occidente. Cosa cambia? Nulla. 
    Però qui il tema che trattiamo è un altro.

  75. Lupo80:

    Togliatti andava alle riunioni con Stalin, insieme a Ignazio Silone, braccio operativo di Gramsci in Occidente.

    Perdindirindina!
    Ripeto per i duri d’orecchio (come Bertoncelli): di quale dittatura sono stati membri attivi?

  76. “[…] né ne siano stati convinti membri o sostenitori…”
    Non ti risulta che Togliatti era un sostenitore dello stalinismo? né che fu un servo fedele di Stalin? né che lo stalinismo fu un’orrenda dittatura sanguinaria, con milioni di morti innocenti?
     
    Placido, tu ignori l’abbiccí della storia. Prenditi in mano un qualsiasi manuale di storia contemporanea – perfino delle Edizioni L’Unità – e studia!
    Non è accettabile dover leggere simili bestialità nel 2025…

  77. Togliatti andava alle riunioni con Stalin, insieme a Ignazio Silone, braccio operativo di Gramsci in Occidente. Silone comprese l’inganno e fu per questo messo ai margini e non solo questo. ‘Uscita di sicurezza’ di Silone mi sembra un’ottima lettura su quello che egli ha capito e vissuto. Comunque era solamente un inciso, perché siamo su altri temi e non voglio distrarmi da essi.

  78. Lupo80 al #101 scrive:

    come si fa a non dirlo? A Roma esistono ancora Via Marx, Via Gramsci, Via Togliatti, …

    Immagino che con questo voglia riferirsi al mio commento #91, dove, fra altre cose, scrivo:

    perché non rinominare strade/piazze/ecc. dedicate a gerarchi fascisti et similia?

    Se così è, faccio notare che non mi risulta che Marx, Gramsci o Togliatti abbiano instaurato una dittatura in Italia (o altrove), né ne siano stati convinti membri o sostenitori… quindi non si capisce cosa c’entrino questi ultimi con i gerarchi fascisti. 

  79. Prime 5 città per qualità della vita nel 2025 :BergamoTrentoBolzanoMonza-BrianzaCremonaPrime 5 città per qualità della vita nel 2024TrentoRavennaSondrioTriesteCremonaPrime 5 città per qualità della vita nel 2023BolzanoMilanoBolognaTrento Firenze2015 ?Bolzano Milano TrentoFirenzeSondrioA proposito di “Dati di realtà”.

  80. Alla fine, per me, i nomi attuali dei rifugi non andrebbero modificati. Magari si potrebbe estenderne il nome in “già rifugio…”  con il solo intento di mantenerne la storia, senza intenti ideologici. D’altronde, l’Alto Adige accetta liberamente da molto tempo di essere regione italiana con cultura austriaca. Quindi, che faccia propria la presenza, sul suo territorio, di rifugi con nomi italiani, rifugi che fanno parte, con quei nomi, della sua stessa storia. Così favorirebbe la convivenza tra gruppi linguistici e culturali differenti, e dimostrerebbe che non ci sono pregiudizi di fondo nei confronti dell’Italia.
     

  81. Diario di uno scavo sotto la perfezione dell’Alto Adige
    Flavio Pintarelli, scrittore
    18 febbraio 2017
     
    Ho letto questo contributo, un po’ lungo, che mi sembra offra degli interessanti spunti di riflessione.

  82. Trovo che la cosa più buffa di questo articolo, a parte Crovella che ha preso Toma per Roma (o qualcosa del genere) ma che oramai non fa neanche più notizia 🙂 , è che mi sa che nessuno – nemmeno nei bar di Corvara – abbiaseguito il link sotto alla frase “rifugi alpini con nomi «altoatesini»” in rosso, che porta al seguente articolo:
    https://www.corriere.it/cronache/25_febbraio_09/alto-adige-giro-affari-milionario-rifugi-deluxe-9291d7e5-c82d-4f2b-8817-b01e712abxlk.shtml
    “Alto Adige, il giro d’affari milionario dei rifugi deluxe ad alta quota (con i soldi della Provincia)”
     
    E che abbia superato i 100 commenti con una polemica innescata dal cambiare nome al Salkazzen Hutte 🙂

  83. Ovviamente i termini erano molto più pesanti, segno che i sudtirolesi conoscono benissimo le parolacce in italiano.

    Ci sarà d’aver paura?
    Magari ci metteranno i candelotti di dinamite ai tralicci dell’alta tensione?

  84. ‘Mi è capitato […] di entrare in un negozio e salutare con un “buongiorno” (in italiano): totale assenza di risposta sia del commerciante che dei clienti “locali”, che parlavano amabilmente fra di loro in “tedesco”.’
     
    Carlo, avresti dovuto replicare: “Lo ripeto: buongiorno. E s’an’va ménga bèin, fèv dèr tót in dal cul”.
    Sono sicuro che in quel caso i sudtirolesi avrebbero inteso perfino il dialetto modenese.

  85. A me invece è capitato (molto più recentemente) una rifugista – gnocca, by the way- che allontanandosi stizzita dalle richieste di un gruppo tedescofono, passandoci vicino a noi ci fa: “cerrto ke qvesti teteschi sono proprio kretini, per fortuna ke ci siete foi!”
     
    E quindi?

  86. Come è possibile che certi lettori si accreditino la capacità di saper interpretare i testi, quando dimostrano (almeno stando a quanto riportato dal commento 107) di avere in testa solo un minestrone colossale?
    Stando a quanto riportato (107), questi signori imputano gli articoli a Gogna, laddove, per ogni articolo, autore e testata di pubblicazione sono evidenti a un bambino di prima elementare (basta saper leggere…è scritto in modo chiaro, ovviamente in italiano!). Inoltre, i commenti compresi nel post, se di autore diverso da Gogna, riportano esplicitamente nome e cognome di chi lo ha scritto (anche qui: basta saper leggere…).
    Ebbene con tali prerequisiti, che testimoniano solo confusione e superficialità in testa, si pretende di comprendere i concetti espressi nei testi. Questi concetti, seppur oggettivamente semplici, un filo più complicati del semplice “nome e cognome” saranno bene , no? Ergo è evidente che questi signori prendono farfalle.
    Idem con patate per il 104, che non ha capito niente. Nel testo c’è scritto: Che li chiamino come vogliono i “loro” rifugi…
    Il concetto di fondo è invece un altro ed è quello sviluppato da altri commentatori diversi numeri fa: non ha più senso avere delle Regioni a statuto speciale, che sono solo una modalità per conservare dei privilegi di vario tipo (non sto a elencarli…) a determinate categorie di cittadini ufficialmente “italiani”, ma che poi, sotto sotto, se potessero prendere il passaporto austriaco non ci rinuncerebbero… L’obsolescenza delle regioni a statuto speciale, che vale per TUTTE le regioni di questa categoria, a mio avviso è particolarmente stridente per l’area dell’Alto Adige. Mi è capitato, tempo fa è vero (in realtà mica poi così tanto tempo fa: 12-15 anni fa), di entrare in un negozio e salutare con un “buongiorno” (in italiano): totale assenza di risposta sia del commerciante che dei clienti “locali”, che parlavano amabilmente fra di loro in “tedesco”. Non riguarderà tutti, ci mancherebbe, ma fenomeni di questo tipo sono estremamente fastidiosi: quando ti fa comodo “sei italiano”, altrimenti sottolinei ben bene che non lo sei…

  87. Oggi piove e stamattina sono stato al bar a Corvara. Mi sono sentito dire che il mio amico Gogna non ha capito un cazzo sull’Alto Adige, su Michil Costa e sulla vita.
    Ho dovuto spiegare che si trattava di articoli che Gogna ripubblicato da altre testate e che sono firmati non da lui ma da altre persone.
    In particolare, il putiferio era stato scatenato dalla parte finale di questo articolo (quella scritta da Crovella) in cui Gogna, secondo loro autore dell’articolo, commento crovelliano incluso, avrebbe detto delle cose assurde che denotavano grande ignoranza sul tema. Che venga qui a vedere di persona…. Ovviamente i termini erano molto più pesanti, segno che i sudtirolesi conoscono benissimo le parolacce in italiano.
    Certo, se uno non legge attentamente può travisare il nome dell’autore ma non il senso dell’articolo. A parte Crovella, che ha commentato senza capire ma non è stato il solo, c’è il segno che il gognablog è seguito più che mai.
    Prendiamola come cosa buona.

  88. @ (10)4
    “Caro signor Crovella. […] Lei ha scatenato una polemica assurda con un articolo insensato.”
     
    Piove sul bagnato.

  89. Caro signor Crovella. Legge quello che posta? Nessuno propone di dare nomi tedeschi ai rifugi con nomi italiani. Si parla di cambiare il nome tedesco, previsto dal bilinguismo, con un altro nome tedesco. Lei ha scatenato una polemica assurda con un articolo insensato

  90. Guarda che Sala è kompagno tanto quanto Tajani è un picchiatore fascista…
     
    Quanto a Italo Griselli ammetto di avere la competenza e la sensibilità di un cinghiale particolarmente riguardo alla scultura, ma a me il Genio mi pare di un livello un po’ inferiore alle statue della facciata della Stazione Centrale di Milano 

  91. Stiamo attenti a non uscire dall’argomento, però, come si fa a non dirlo? A Roma esistono ancora Via Marx, Via Gramsci, Via Togliatti, Via Lenin, Via Stalin. E Landini con i suoi canta l’Inno Sovietico.

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