Brothers in arms

Brothers in arms
di Matteo Della Bordella
(pubblicato sul suo profilo fb il 9 febbraio 2022)

Bernaaa! Pasquiii! Mi sentite?!? Siamo in CIMA AL TORRE!
Eh si, proprio il Cerro Torre. Siamo saliti, in stile alpino, sulla parete est lungo tutto il Diedro degli Inglesi e poi sulla Nord, dritto per dritto fino alla cumbre!

Ci sono milioni di montagne al mondo, ma il Torre è il Torre. E chi, come noi, ha accarezzato il suo granito o ha anche solo visto la sua sagoma spuntare dalla pampa, capisce perfettamente cosa intendo dire.

Brothers in arms è il punto di arrivo di un cammino in Patagonia iniziato con Matteo Bernasconi 11 anni fa, è la via che avrebbe dovuto essere l’apice del nostro percorso insieme come amici, come alpinisti e come cordata.

Brothers in arms è stato anche il grande sogno di Matteo Pasquetto, con il quale ho condiviso i primi veri tentativi sulla via. Tentativi decisivi e ricchi di esperienze forti per entrambi, in due, con condizioni non ottimali, sull’immensa parete Est.

Brothers in arms non è solo un sogno, ma una ragione di vita, qualcosa in grado di dare un senso alle nostre esistenze. Per me ed anche per i miei compagni David Bacci e Matteo Giga De Zaiacomo, che sono stati eccezionali. Si sono fidati di me quando gli ho chiesto di farlo ed hanno preso il comando della situazione quando gli ho chiesto di prenderlo. È stata una via che ci ha portato al limite delle nostre capacità, e forse anche un po’ oltre. Conoscenza e preparazione, fiducia reciproca, coraggio e fortuna sono stati i 4 ingredienti magici che ci hanno permesso di realizzare questa via, per me incredibile.

Durante i tre giorni della salita, quante volte il pensiero è corso agli inglesi Phil Burke e Tom Proctor che nel 1981 erano stati in grado di fare una performance al di fuori del tempo, salendo tutto il diedro sulla Est ed ancora una decina di tiri sulla Nord, arrivando molto vicini alla cima, dopo un mese di permanenza in parete. Un’impresa d’altri tempi, il cui pensiero ci ha trasmesso forza e coraggio davanti a difficoltà che sembravano insormontabili. Come quelle del diedro, dove i tiri di fessure “off-width” si susseguivano senza tregua uno dopo l’altro e diventavano sempre più difficili, strapiombanti ed estenuanti, man mano che salivamo verso l’alto.

Quante volte in questi tre giorni ho rivisto Matteo Pasquetto scalare quei tiri come tre anni prima col suo inconfondibile sorriso sulle labbra e il suo entusiasmo, quante volte mi sono immaginato Berna in sosta, infondermi la calma necessaria nei momenti più critici. Pensando ai due Mattei in cima mi veniva da piangere. Piangere dalla felicità per aver realizzato il nostro grande sogno, piangere perché avrei voluto che anche loro in quel momento fossero lì con me, David e Giga.

Dopo quello che è successo non ce la faccio ancora a festeggiare, una profonda tristezza ci accompagna qui a El Chaltén, ma spero che il tempo possa rendere il giusto valore a questa salita e a questa nostra storia.

Un ringraziamento a: Karpos, Vibram, I Ragni di Lecco (Arrampicata-Alpinism-Climbing), Kong, Scarpa Spa, DF-SportSpecialist, evileye.eyewear, Samaya, CAI Sezione di Lecco “Riccardo Cassin”.

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Brothers in arms ultima modifica: 2022-02-15T05:39:00+01:00 da GognaBlog

7 pensieri su “Brothers in arms”

  1. 7
    beppo says:

    Solo enormi complimenti.

  2. 6
    Carlo says:

    Volendo fare i pignoli i primi 300 metri seguono quello che chiamerei diedro Maestri (almeno questo no??), poi l’americana alla Egger ed il diedro degli Inglesi per finire con la Pesce-Aquilò (prima ripetizione dopo mezz’ora dall’apertura), che staccandosi dall’americana sembra avere almeno 600 metri di durissimo terreno vergine, sulla pericolosissima nord, purtroppo!

  3. 5
    Riva Guido says:

    @ Piero Testa al 4. Interrogazione accolta.

  4. 4
    Piero Testa says:

    Salita incredibile e audace, indubbiamente, ma hanno salito terreno vergine dall’inizio alla fine, oppure questa via concatena linee già esistenti? Dalle foto trovate su Pataclimb.com sembra che parta sulla via americana alla Egger, per continuare nel diedro degli inglesi, congiungendosi alla Pesce Aguilò sulla nord.

  5. 3
    Fabio Bertoncelli says:

    Ma dove si trova il Cerro Torre? Sul pianeta Marte?
    E chi lo sale è un marziano?

  6. 2
    Alberto Benassi says:

    La linea e lo stle non da alternative: grande via. Complimenti.

  7. 1

    Sicuramente la performance degli inglesi nel 1981 era stata di portata stratosferica e tutti i “patagones”, e non solo, lo sapevano. Ma la severa etica patagonica, che si somma alle severe condizioni meteo dando origine a uno degli alpinismi più complessi del pianeta, prevede sempre che le vie finiscano con la vetta. Diversamente si chiamano tentativi. Sul Torre gli esempi non mancano. Vie di decine e decine di lunghezze di corda che magari si raccordano ad altre esistenti, restano inesorabilmente dei tentativi. Brothers in arms chiude un cerchio perfetto e ai suoi salitori non si può che guardare levandosi il cappello. 

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