Campetti di gioco

Campetti di gioco
(fittizie verità ed evoluzione, comunicazione ed epistemologia)
di Lorenzo Merlo
(scritto il 23 gennaio 2021)

Chiamiamo materia ciò di cui percepiamo consistenza. Già con l’aria si fa fatica, poi ci si fida della scienza e confermiamo che anche lei rientra nella categoria. Immersi in una consapevolezza circoscritta dalla concezione del tempo lineare e dalle tre dimensioni, riteniamo di avanzare nella conoscenza della realtà a colpi di misurazione della materia, sostenuti dall’autorevolezza delle leggi della meccanica classica. Tuttavia, basterebbe avere coscienza che quelle leggi non sono altro che narrazioni di evidenze che la scienza per prima non fa corrispondere al vero, per riconoscere il fondo assiomatico-fideistico sul quale abbiamo eretto convinzioni, odi e amori. Un fondamentalismo autoreferenziale che gode del supporto della più raffinata razionalità e obiettività. In esso, lo sappiamo, risiede la verità.

L’inconsapevole identificazione in qualunque campetto a nostra portata cui ci conduca la nostra biografia è sinonimo di separazione, sottrazione di dignità. È gene del fanatismo.

Qualcuno prende le distanze da questa piatta narrazione del mondo. Piatta in quanto si può dire che si esprima su un piano, con regole condivise e confini delimitati. Un campo perciò, al pari di quello di calcio o di qualunque altro gioco. Ognuno dei quali, lo possono riconoscere tutti, è a sua volta autoreferenziale. E chi non ci sta, chi non dispone dell’opportuna astrazione, avrà facili cadute nel sostenere che il suo gioco è più giusto e bello del nostro. E lo sosterrà con enfasi, come chi sa di essere nel giusto, di essere obiettivo. Lo abbiamo visto tutti, tutti i giorni ne vediamo la rappresentazione.

La grande comunicazione ha lo scopo di farci pensare secondo la sue esigenza di profitto, potere, dominio.

È un’eventualità che può coinvolgere chiunque. Nonostante si sia tutti diversi, l’inciampo ha un comune, identico contesto: la riduzione del mondo a quanto stiamo traguardando attraverso il mirino dei nostri interessi. Come il cacciatore afferma il suo essere definitivamente cacciatore premendo il grilletto, così noi identicamente realizziamo, sostenendo la nostra posizione, la verità che vediamo nel mirino. Difendendola. L’infinito che resta fuori dal punto di mira non ci riguarda, non serve alla causa. Di più, esso non è presente in noi, ovvero, non esiste. Ma esiste ed è traguardato con pari riduzione da un altro che, a sua volta, non esiterà a toglierci legittimità, a rifiutarci pari dignità, a riconoscere la reciprocità dei campi di gioco.

Irreggimentati siamo forti, ma perduti se privi della consapevolezza del gioco dei ruoli della storia.

La tremolante candela di cui disponiamo illumina per noi un piccolo globo della misterica oscurità. L’arroganza egoica, così spesso scambiata per autorevolezza, ne trae una storia che diviene la leggenda della conoscenza.

Dimentichi di tanta miseria ne combiniamo di ogni. E quando succede di avvedersene, per via di un altro campo di gioco, quello morale, non abbiamo difficoltà a cadere nuovamente, a vivere la pena del senso di colpa. Un’altra presunta verità, che ci pare giusta, inconfutabile, insopprimibile, sebbene questa volta non suffragata dalla scienza ma dalla logica della morale cattolica.

Irreggimentati siamo forti, ma perduti se privi della consapevolezza del gioco dei ruoli della storia.

La giostra egoica ed egocentrica dei campi autoreferenziali genera la storia piccola e grande. Ma, nonostante questa evidenza – che da sola sarebbe sufficiente per un’autocritica diffusa nei confronti del sistema concettuale in cui siamo immersi – ne perpetuiamo il ciclo riproduttivo, sordi alla sua ridondanza, ciechi alla sua identicità, esaltati dalla tecnologia, presa per progresso, inetti a riconoscere la separazione crescente dalla natura e da noi stessi.

Tocca due piante contemporaneamente, non si fa solo nel modo in cui lo faremmo noi.

Senza avvedercene, perpetuiamo una ricerca di verità che effettivamente certamente troveremo, come altre volte abbiamo trovato, ma valida solo ed esclusivamente entro il campo nel quale stiamo giocando. Allora, è totalmente vero che la palla in rete marca un punto per la squadra che l’ha segnato. Come è totalmente illusorio credere che quel punto sia buono anche in altri campi. Un’illusione imposta dall’inconsapevolezza che la realtà è nella relazione e che ognuna di queste genera un suo campo, la cui sola quantità attendibile è infinita.

“I campi di gioco sono innumerevoli e orientati secondo altrettante innumerevoli necessità, si muovono a ritmo stocastico e sugli altrettanto infiniti assi, sono vicini e lontani, sopra e sotto, aggregati e radi, raccolti in insiemi mutevoli e volatili, sensibilmente differenziati nell’istante e nel tempo distribuiti nel grande volume del mistero, comportarsi come se fossero irreggimentati è egocentrico e genera la storia delle fittizie verità del campetto del nostro gioco”.

Ci muoviamo come sassi nella corrente, ma raccontiamo conoscenza e rispetto. Eppure, per un cambio di registro, si tratta di compiere banali osservazioni. Banali ma evolutive, visto che implicano la liberazione dall’impero dell’io. Ma la resistenza narcisa è di scorza diamantina. È così lontana dall’aggiornare se stessa riconoscendo ciò che anche quella parte di fisica meccanica detta relatività, gli avrebbe reso evidente. “[…] non esiste una traiettoria in sé, ma soltanto una traiettoria rispetto a un particolare corpo di riferimento”. Parole di Albert Einstein (1). Per il momento carta straccia buona per il macero, buttata nello stesso cassone dove anche tutta la rivoluzione sociale emergente dalla successiva fisica quantistica è stata gettata dal narciso che è in noi.

È una corsa a testa bassa che impedisce l’ascolto, che non permette di distinguere tra chi vuole giocare la partita e conosce le regole, chi si trova lì per caso, chi vorrebbe cambiare gioco. Impossibile realizzare un senso comune senza un polo che orienti tutti i differenti campi individuali, tutte le mire. E ancora non basterebbe, siamo espressioni della vita non definibili secondo il campo di gioco della logica, della razionalità, del piccolo globo luminoso della nostra scienza. In caso di leader il trambusto tende a ridursi; in caso contrario, a crescere. In ogni caso la storia si ripeterà.

Ci sono ricercatori che ipotizzano che gli animali siano speci di viventi più evolute dell’uomo. Hanno ridotto il linguaggio all’essenziale e con esso la speculazione intellettuale; hanno cessato di muoversi per interesse personale; vivono nel qui ed ora la maggioranza della vita; non hanno il limite dell’importanza personale; non serbano rancore; non sono separati dalla natura, possono frequentare il loro ambiente senza bisogno di infrastrutture; soffrono se separati dal loro habitat; raramente si ammalano.

E si ripete, almeno finché l’ascolto non subentra, finché l’egemonia dell’intelligenza non è più sotto il dominio dell’affermazione di sé. Così, come è un processo personale emanciparsi dall’importanza personale, altrettanto – in quanto ad esso implicito – lo è modificare la storia, liberarsi dal suo ciclo dal mozzo egoico.

Dire ascolto è anche dire compassione, è riconoscere i campi sui quali gli individui giocano la loro partita di sopravvivenza. In questa, sia essa superficiale come una disputa per difendere le proprie convinzioni, o profonda ed esistenziale, esprimiamo la visione del mondo che, con tutti i sui laccioli, determina le nostre giocate. Come deus ex machina traumi, affetti, formazione, cultura muovono le leve di noi stessi, lasciandoci vivere nel cosiddetto buon senso di credere di essere liberi nel scegliere e giusti nella nostra razionalità. Arrivare alla consapevolezza, alla ragione d’essere di quei lacci e laccioli è una abbeverata lungo il percorso dell’evoluzione.

L’affermazione tende al caos o all’esigenza della coercizione, l’ascolto e l’amore alla conoscenza e al benessere.

Riconoscere i nostri e altrui campi di residenza – e resistenza – fondamentale o estemporanea, alza il rischio di avviare un percorso che porta ad ammettere l’autoreferenzialità della concezione della realtà che abbiamo appreso, che riproduciamo. Allora, la via verso altre dimensioni, oltre alle solite tre nella quale avevamo rinchiuso l’infinito e oltre al tempo lineare come processo verso il futuro, è avviata.

Porta a riconoscere come sogno – legittimo ma strumentale e arbitrario – quanto credevamo reale; cogliere in che termini generiamo la realtà che crediamo oggettiva; a percepire il tempo come un sentimento e a vederne il suo relativo oscillare; a cessare di credere che comunicare sia un fatto razionale; a meravigliarsi d’essersi comportati come se l’esperienza fosse trasmissibile; a sentire l’energia che ci compone e, soprattutto, alla consapevolezza che quando questa viene strozzata entro i nostri saperi misurativi e le nostre parziali verità, uccidiamo la conoscenza, la bellezza, la salute, la vita. Proprio quella che con vanto d’esperto – a suon di consigli e consulenze – andavamo in giro a raccontare agli altri quale e dove fosse, a dir loro come stessero davvero le cose.

Chi descrive la realtà con queste forme e questi colori è stupido?

Così la materia non è più come pensavamo fosse, ma è come pensiamo sia. Ovvero, il mondo che credevamo di poter visitare come una stanza aperta, perde la sua natura oggettiva. È diventato chiaro che esso non esiste senza di noi, che è il pensiero, generato da sentimenti ed emozioni, a costruirlo.

I campi di gioco sono innumerevoli e orientati secondo altrettante innumerevoli necessità, si muovono a ritmo stocastico e sugli altrettanto infiniti assi, sono vicini e lontani, sopra e sotto, aggregati e radi, raccolti in insiemi mutevoli e volatili, sensibilmente differenziati nell’istante e nel tempo, distribuiti nel grande volume del mistero. Comportarsi come se fossero irreggimentati è egocentrico e genera la storia delle fittizie verità del campetto del nostro gioco.

Note
(1) – Relatività: esposizione divulgativa, Torino, Boringhieri, 1967, p. 51.

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Campetti di gioco ultima modifica: 2021-04-06T04:30:00+02:00 da GognaBlog

9 pensieri su “Campetti di gioco”

  1. 9
    albert says:

    “Non è per opportuna circostanza energetica che una consapevolezza accade e da quel momento – anche se a volte non definitivamente – una zona oscura, un sottoscala di noi stessi/della realtà viene illuminato?”
    Mi è’ capitato alcune volte: l’esercizio (  o lavoretto bricolage) non andato a buon fine il pomeriggio prima, nel dormiveglia del giorno dopo si illuminava.Per rendere definitivo quel momento, subito in studiolo a fissare con penna su carta…altrimenti sarebbe svanito. Stesso modo  la scoperta mattutina in era di confinamento,  di questo blog.Oppure da una navigazione web..nella nebbia, arrivare ad un sito interessante.
    Per esempio la G accelerazione di gravita’, non ha un valore fisso e certo e dipende da coordinate geografiche  , ma anche dalla struttura geologica, quindi interessa pure l’alpinista .

  2. 8
    albert says:

    La  verita’ indotta da titolazione di articoli odierni di giornale:”La ragazza russa non ha lo stesso gruppo sanguigno della presunta madre”
    Al che  pare di capire che quello di un presunto padre  e’ superfluo. Test considerato inutile da decenni… sorpassato dal test DNA. Eppure ci si marcia ancora.”O sanghe”  ha sempre il suo fascino mediatico.

  3. 7
    lorenzo merlo says:

    Come in ambito biologico-fisiologico, la ghiandola Pineale è al momento sospettata d’essere il punto di transito tra fisico e mefisico, qualcosa di corrispondente potre emergere in ambito fisico.
    Personalmente più che un elemento, un punto precisato tendo per una opportuna circostanza.
    Non è per opportuna circostanza energetica che una consapevolezza accade e da quel momento – anche se a volte non definitivamente – una zona oscura, un sottoscala di noi stessi/della realtà viene illuminato?

  4. 6
    albert says:

    “L’acceleratore di particelle del Fermilab, a Chicago, ha misurato un’anomalia nel valore del momento magnetico del muone. Sembrerebbe un dettaglio riservato agli appassionati di fisica. Invece è una notizia che apre la porta alla presenza di particelle. Perfino di un secondo bosone di Higgs”
    Notizia fresca del 8 aprile comunicata  in molti quotidiani.  Salvo rettifiche ..per il momento puo’ essere contemporaneamente  vero o falso, ma capita” a fagiuolo”a integrazione del  saggio.Per sottoporre a verifica, occorrerebbe un altro centro sperimentale, ma se ne esiste uno solo al mondo ,come si fa?

  5. 5
    albert says:

       Partendo da un sistema di assiomi non contradditori , esistono    affermazioni vere non dimostrabili( evviva, spazio per l’intuizione  o anche  il classico  colpo di c**o  colto da chi ha occhio allenato o semplice fortunato).
    Esempio  :calamita tenuta ferma accanto ad indotto ipotizzando passaggio di corrente  e misuratore di corrente..che segnala zero.Poi lo sperimentatore  deluso s’incazza e strappa via la calamita e… la lancetta ha un sussulto..poi  ancora e ancora…E’ Fatta!
    Oppure   sono deducili dimostrazioni di verita’ una contraria dell’altra( che  sballo !  dispute senza fine con entrambi i contendenti che hanno ragione..vabbe’ che  bastano i talk show per accorgersene)

  6. 4
    lorenzo merlo says:

    Forte.
    Ho scritto oggi su Gödel.

  7. 3
    albert says:

    Intanto oggi come oggi  prevale che e’vera la”teoria”che riceve piu'” like”
    Proclamarsi terrapiattisti e’secondo verita’ o e’una falsita’da trogloditi??
    Se uno si crea il suo modello vivendo sempre in pianura entro un raggio di 30  chilometri , potrebbe anche funzionare. Se invece il singolo vive nei pressi del mare e vede  l’avvicinarsi delle navi ed ha occhi acuti o binocolo, comincia ad avere ipotesi di rotondita’ con buoni argomenti.L’abitante di montagna  per nulla si crea un modello piatto… ha  linee direttrici  di  corsi  d’acqua e cime che gli fanno da gps  e pure  da orologio solare e pure segnano il trascorrere delle stagioni.Il fatto e’che neppure a scuola argomentano sui modelli fisici. La verita’e quella ufficiale,  introdotta e codificata da formule nel libro di testo , imparale e fatti gli esercizi e piu’non dimandare..Scarse le verifiche sperimentali di un modello: occorre appunto  usare strumenti e ripetere misurazioni e trattarle statisticamente secondo la teoria degli errori.Non c’e tempo e  spesso neppure macchinari.
    Idem , per tutti i giorni va ben la teoria geocentrica. Solo a pochi cultori  viene spiegata la motivazione di  passaggio dal sistema  Tolemaico a quello Copernicano..piu che altro  accadde che  le previsioni di traiettoria Tolemaiche  erano sballate di 15  primi di un grado sessagesimale col passare dei secoli  .Attualmente sfido un allievo di scuola ad avere contezza strumentale di 15 primi, se fa difficolta’  a misurare col goniometro  1 solo grado. Eppure negli esercizi si arriva anche ai secondi e frazioni di secondo..ma chi le ha viste mai? Solo astronomi o tecnici dotati di strumenti da paura costosissimi..Alcuni anni fa grar notiziona spaparanzata nei media :superata la velocita’ della luce…poi  era solo un errore dei tanti che accompagnano gli esperimenti.
     Il Saggio di Federico di Trocchio “Le bugie della scienza”offre molti
    esempi.Pero’   lievi scostamenti di misura  fatti con l’interferometro da Michelson e Morley , non erano errori ,e  fecero da apripista alla teoria della relativita’ di Einstein , che nelle sue formule  contempla  anche la precedente teoria galileiana.
    Una faticaccia non citarla  a papagallo ma a dimostrarla come ci fecero all’Universita’.Ovviamente solo dimostrazione  matematica, esperimenti neppure per sogno, neppure in filmati scientifici didattici (  falsificabili se non crtificati da  enti di controllo) .Mi dichiarai fortunato quando incontrai in un corso- stage  Vittorio Zanetti Uni  Trento. CREO’ UNA   dinastia di adepti.
    https://fisicaperlascuola.wordpress.com/category/fisica-in-spalla/page/5/ 
    Ci fece capire    i due punti di vista geo e eliocentrico con un gioco da cortile e delle corde e tanto altro.. AUTORE  DI
    https://www.amazon.it/Teoria-esperimenti-fisica-Scuole-superiori/dp/880815890X
    http://www-toys.science.unitn.it/toys/it-html/intro.html
     
    Ci si potrebbe  rifugiare in una verita’solo di tipo logico matematico, ma poi addentrandosi si incontrano i Teoremi di Godel..ed allora si manda tutto a quel paese , si maledice il tempo  speso in studi pedanti e ridondanti allo scopo di passare le forche caudine, e si va, potendo, a farsi una sciata , una escursione ..o quelche piu’ aggrada.

  8. 2
    lorenzo merlo says:

    Albert, riformula l’andato perduto.
    [Prima di dare invio, quando mi ricordo, faccio seleziona tutto e copia.]

  9. 1
    albert says:

     Accidenti, avevo scritto un bel commento sulla storia dei modelli fisici confutati e inglobati da altri modelli e poi per un errore o per caso si e’cancellato il testo . Dove ho sbagliato, colpa del PC??
    Questo  conferma che :
    “I campi di gioco sono innumerevoli e orientati secondo altrettante innumerevoli necessità, si muovono a ritmo stocastico e sugli altrettanto infiniti assi, sono vicini e lontani, sopra e sotto, aggregati e radi, raccolti in insiemi mutevoli e volatili, sensibilmente differenziati nell’istante e nel tempo, distribuiti nel grande volume del mistero.”
    Beato chi puo’ mandare tutto a quel paese e sfogarsi con una sciata..escursione clandestina che magari sarebbe pure  concessa  da qualche comma in una piega del decreto,    ma  che gusto pensarla vietata e scroccata e fatta  franca.
     

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