Cause, effetti e rischi della guerra in Ucraina

Un’analisi del generale di corpo d’armata Fabio Mini sulle responsabilità della guerra. L’ideologia del dominio e il rivestimento dell’idealismo “liberal” che informano la condotta americana. La spinta illegittima della NATO all’espansione in Europa e nel mondo. Le minacce di Putin.

Cause, effetti e rischi della guerra in Ucraina
di Fabio Mini
(estratto da un più lungo articolo di Limes (titolo originale: La via verso il disastro), uscito l’11 marzo 2022: i titoli sono nostri)

La Russia si rende conto che ogni tentativo di salvaguardare la propria sovranità e i propri interessi regionali viene contrastato dalle sanzioni volute dagli Stati Uniti. Deve perciò subire una tripla penalizzazione: le sue risorse d’esportazione sono depotenziate nella quantità e nel prezzo (in calo per effetto della contrazione della domanda) e le sue importazioni sono danneggiate dai prezzi (in aumento per effetto della minore offerta) e dai pagamenti in dollari. Ma la penalizzazione più importante è la terza, quella geopolitica: sottostare ai ricatti esterni fa perdere credibilità e influenza. Ormai sono anni che nella parte continentale dell’Europa la Russia deve ingoiare i continui rospi forniti dagli americani e dalla Nato.

Carta di Laura Canali. Clicca per ingrandire.

L’offensiva Usa-Nato iniziata trent’anni fa, fatta di provocazioni, umiliazioni, erosione di territori, destabilizzazione ai confini e sostegno all’eversione interna deve essere affrontata anche sul piano della sicurezza e della potenza militare. Mentre la Cina ritiene di avere tempo e vuole agire sul piano economico e finanziario, la Russia deve e vuole dimostrare di poter opporsi alle provocazioni anche con le armi. I diversi atteggiamenti russi e cinesi trovano tuttavia una concordanza d’interessi territoriali, economici e geopolitici in Asia centrale, nel settore energetico e nella cooperazione militare-industriale. Gli Stati Uniti lo hanno già capito e non si fanno sfuggire alcuna occasione per costringere l’Europa a tagliare i rapporti sia politici sia economici con Russia e Cina. Di fatto, le manovre americane costringono sempre di più Mosca ad armarsi e armare Pechino. Se non altro per spostare il confronto sul piano geopolitico e strategico, dove la deterrenza militare può fare molto di più della minaccia economica. C’è abbastanza per far ragionare tutti e in particolare Europa e America. Se non fosse per la debolezza politica interna, la sudditanza nei confronti degli Stati Uniti e la delega permanente della propria sicurezza alla Nato, l’Unione Europea potrebbe essere la potenza equilibratrice per tutto l’Occidente e perfino per Russia e Cina. Ma quei «se» pesano come macigni.

Gli interessi della Cina e quelli americani
L’Ucraina è l’unico territorio europeo non occupato dalla Nato e quindi dagli Stati Uniti, è l’ultima porta sull’Europa ricca e spendacciona, è svincolata dal mare e quindi indipendente dai traffici marittimi, è la vera fascia di connessione tra Occidente e Oriente e per vie fluviali tra Nord e Sud Europa, ha risorse sufficienti per non essere di peso a nessuno e con le royalties dei transiti energetici e commerciali sarebbe uno Stato ultraricco e la popolazione non avrebbe bisogno di lavorare o tantomeno di emigrare. Ma soprattutto è l’ultimo baluardo per due opposte concezioni strategiche di livello globale. Da un lato, per Russia e Cina (e per gli interessi europei) c’è la strategia positiva di apertura di quel raccordo intercontinentale che secondo i piani russi e cinesi deve essere libero e sicuro. L’interesse primario delle nuove vie della seta cinesi è che l’intero tratto continentale eurasiatico sia sicuro ed esente da condizionamenti o minacce. Tale esigenza di apertura inizia alle porte di Pechino, si sviluppa in Asia centrale e si conclude in Europa. L’Ucraina è l’ultimo grande tratto insicuro e teatro di chiusure, condizionamenti e minacce. Un corollario non trascurabile della presa di posizione russa sull’Ucraina è anche il fatto che la Cina non costituisce il compenso naturale per la perdita dell’Europa centrale e rischia inoltre di essere chiusa dalla stretta americana nel Pacifico. La Russia non vuole e non può dipendere dalla Cina né economicamente né militarmente. E viceversa. Per gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Australia c’è la strategia della negazione, della chiusura e dell’interdizione di aree di transito sia marittimo sia continentale. La negazione marittima è in atto da tempo nei confronti della Russia e della Cina. La negazione dei territori continentali, iniziata in Europa con l’allargamento della Nato e in Asia centrale con la guerra in Afghanistan e il sostegno alle «rivoluzioni colorate» non si completa se non si chiude la porta ucraina. Poco importa, anzi meglio, se la chiusura penalizza gli «alleati» europei diventati nel tempo sospettosi e riluttanti. E se poi la chiusura comporta il rischio di distruggere l’Europa, si può sempre tornare al Piano Morgenthau di ridurre la Germania alla pastorizia o al Piano Marshall, entrambi mastodontici affari per gli Stati Uniti. Crisi in Europa per salvare Joe Biden, Vladimir Putin e Xi Jinping? Al netto delle grandi strategie, tutti e tre i leader hanno qualcosa da perdere: Biden e la sua amministrazione, comunque vadano le elezioni di mid-term, perderanno quel poco di autonomia parlamentare che consente di governare i tre ambiti d’interesse nazionale nelle competenze federali: politica estera, intelligence e Forze armate, economia. Non a caso la spinta a un’azione più forte del Congresso nei confronti della Russia e della Cina non punta alla guerra immediata in Europa o nel Pacifico, ma a mettere il presidente in difficoltà di fronte alla nazione e al mondo. Da parte loro, i russi hanno deciso di avanzare richieste «inaccettabili» contando proprio sulla debolezza di Biden, accusato dagli oppositori di non essere in grado di mantenere alcuna delle promesse fatte in campagna elettorale: uscita dall’epidemia, aumento dell’occupazione, maggiore benessere, difesa della democrazia. Per la maggioranza americana (e non solo) tornare a discutere di clima, consultare gli alleati e terminare le guerre non sono successi ma sconfitte. E comunque lo spettro della guerra in Europa e in Asia, calda o fredda, favorisce le prospettive di ripresa economica interna al momento estremamente necessaria. L’atteggiamento di Biden, apparentemente rivolto al compattamento della Nato e dell’Unione Europea, porta invece alla loro disarticolazione. Alla fine dell’emergenza ucraina, la compattezza delle due organizzazioni si dissolverà tra le macerie della crisi economica, finanziaria e motivazionale che è il solo risultato certo della questione. Washington già da tempo si è resa conto che la Nato è diventata più un peso che un aiuto e che la sua coesione non è scontata, né sentita o facilmente ottenibile. Gli Stati Uniti, con il determinante aiuto della Gran Bretagna, preferiscono l’approccio bilaterale ai paesi europei con i quali da sempre tessono reti di cooperazione e integrazione militare a prescindere dalla Nato.

L’Unione Europea e la Gran Bretagna
Per quanto riguarda l’Unione Europea, i paesi della «Vecchia Europa», tra cui l’Italia, stanno subendo i ricatti della «Nuova Europa» di matrice orientale, anche questa sponsorizzata dalla Gran Bretagna, il cui scopo era di entrare nella Ue e nella Nato per assicurarsi la copertura americana in senso antirusso. La crisi ucraina sta dimostrando che il ricatto sta funzionando e l’Europa è diventata il teatro di battaglia militare ed economico nello scontro Usa-Russia, che entrambi non vorrebbero diventasse diretto. Lo scontro è invece fortemente voluto dalla Nuova Europa. Verso questa eventualità si muovono anche gli inglesi che, pur agendo nella sfera degli Usa, tentano di sfasciare l’Europa usando la Nato. Infatti, l’evento più pericoloso della crisi ucraina non è stato lo schieramento militare russo e nemmeno la minaccia americana di sanzioni economiche devastanti per la Russia e l’Europa intera: ma il presunto intervento di mediazione della Gran Bretagna, che storicamente ha sempre innescato e alimentato i confitti invece di evitarli. In questo campo gli Stati Uniti non riescono a controllare gli inglesi e neppure vogliono farlo, soprattutto se lasciarli fare significa eliminare dalla competizione globale l’Ue e l’euro. La Gran Bretagna ha un proprio scopo strategico che concorre ma non necessariamente coincide con quello statunitense. A partire dall’implosione dell’Urss e dal ritiro dalla Germania unificata dell’Armata del Reno (in pratica tutto l’esercito regolare inglese), Londra ha usato la Nato per ritagliarsi il ruolo di forza di spedizione «fuori area», ovvero dappertutto. Ma il vero scopo strategico rimane in Europa ed è il controllo, in proprio o per conto della Nato, dei mari del Nord e del Baltico. La Russia ha un grande vincolo economico e militare. Dal punto di vista economico ha bisogno di esportare le proprie risorse energetiche e la via più redditizia, anche dal punto di vista geopolitico, è quella eurasiatica. La Cina sarebbe in grado di assicurare uno sbocco importante, ma non duraturo, non sufficiente e politicamente non remunerativo. La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, che controllano e condizionano tutti i paesi sotto la loro influenza, compromette la credibilità russa e la guerra per l’Ucraina compromette quella cinese. Sul piano militare Putin controlla le sue Forze armate e l’intelligence, ma sa di non poter contare interamente sull’affidabilità della Bielorussia e delle formazioni paramilitari che i suoi stessi generali appoggiano lungo il confine con l’Ucraina. Il presidente Aljaksandr Lukašenka non prende e non esegue ordini che possano mettere a rischio la sua sopravvivenza politica e Putin non è certo disposto a garantirla «a qualunque costo». I «patrioti» del Donbas hanno la capacità di organizzare pretesti o di rispondere senza scrupoli alle provocazioni ucraine e non vogliono alcun accordo tra Russia e Ucraina che passi sulla loro pelle. Così come non lo vogliono le truppe mercenarie e clienti delle forze speciali anglo-americane in Ucraina delle quali lo stesso presidente Volodymyr Zelens’kyj è virtualmente ostaggio. Non vogliono alcun accordo neppure Polonia, Norvegia e repubbliche baltiche fomentate e sostenute anche militarmente dalla Gran Bretagna. Putin crede che l’azione inglese possa essere neutralizzata da un accordo diretto con gli Stati Uniti. Tuttavia, anche se la Gran Bretagna accettasse un riassetto della sicurezza europea più distensivo nei confronti della Russia nessuno le impedirebbe di riassumere per conto della Nato o degli americani il controllo militare del settore nord-europeo dove con la Norvegia condivide gli interessi petroliferi e con Polonia, Stati baltici, Svezia e Finlandia di fatto gestisce la «difesa» del fianco a diretto contatto con la Russia. Anzi, si può essere certi che gli Stati Uniti lo accetterebbero ben volentieri, consolidando il fronte antirusso e aggravando così la situazione. In ogni caso, sia Biden sia Putin, nonostante siano i primi attori e si sentano onnipotenti, non possono ignorare i condizionamenti imposti dalle «comparse» e quindi tantomeno possono tralasciare quelli imposti dal terzo grande attore: la Cina.

Gli Stati Uniti possono combattere due guerre
Durante questa crisi, alcuni analisti hanno voluto vedere nella Cina l’àncora di salvezza della Russia e la possibilità che l’eventuale fronte unico sino-russo sia in grado di dissuadere gli Stati Uniti da uno scontro frontale. L’ipotesi avanzata è che l’invasione russa dell’Ucraina possa essere duplicata dall’invasione cinese di Taiwan. L’America si troverebbe a dover combattere su due fronti e comunque, per evitare un disastro globale, sarebbe costretta a cedere sia l’Ucraina alla Russia, sia Taiwan alla Cina. L’idea non è peregrina e probabilmente l’hanno accarezzata alcuni generali e gerarchi russi e altrettanti generali e gerarchi cinesi. Di fatto, gli Stati Uniti nell’ultimo decennio hanno ripreso alla mano la strategia del potere unilaterale e ulteriormente sviluppato le capacità strategiche e operative di poter combattere simultaneamente due confitti regionali e vincerli entrambi. Sulla capacità tecnologica di preparare tale guerra non ci sono dubbi, sulla capacità di vincerla non ci sono certezze. In Europa, contro la Russia, si tratterebbe di una battaglia strategica nucleare e convenzionale aeroterrestre e nel Pacifico di una battaglia nucleare e convenzionale aeronavale. Di certo questa idea è stata vagheggiata da molti generali e gerarchi americani e filo-americani che, contrariamente al presidente Barack Obama, non sono stati mai convinti di dover rinunciare a questa opzione per mancanza dei mezzi necessari. Rifacendo i calcoli e spremendo fino al limite le risorse statunitensi e quelle mondiali che gli Stati Uniti riuscirebbero a rastrellare con le manovre finanziarie e la «tosatura delle pecore destinate al macello»[1], le due guerre sarebbero possibili e secondo i falchi del Pentagono eliminerebbero tutti i problemi. Due sole condizioni: farlo presto e risolvere in poco tempo i confitti. Sulla prima sono tutti d’accordo; sono anni che si stanno affilando le armi e che il cerchio attorno all’Eurasia si stringe sempre di più, sulla seconda la storia degli ultimi trent’anni induce alla cautela. Le guerre non si vincono più, perché non finiscono mai.

Il dominio del mondo
Nessuno sta invadendo il mondo e nemmeno minacciando militarmente gli Stati Uniti e i loro alleati. Eppure stanno prevalendo l’isteria e la «chiamata alle armi». In effetti gli Stati Uniti stanno galoppando da soli verso la perdita del controllo sul mondo. I tempi del «destino manifesto», dell’«innocenza», dell’«eccezionalità» e dell’incontrastata imposizione della superpotenza militare americana sono finiti e non per colpa dei cinesi o dei russi. Secondo Qiao Liang sono finiti anche i tempi dello sfruttamento economico-finanziario americano che con il monopolio del dollaro e i trucchi della finanza internazionale per oltre quarant’anni ha garantito agli Stati Uniti uno stile di vita migliore e una ricchezza maggiore. Il «destino manifesto», che sembra un’espressione obsoleta con la quale gli Stati Uniti esprimevano la convinzione di avere l’ovvia (manifesta) e inevitabile (destino) «missione» di espandersi, diffondendo la loro forma di libertà e democrazia, è ancora un cardine della geopolitica americana come lo è stato all’epoca dell’espansione nel continente americano, poi verso l’Oceano Pacifico e quindi nelle aree degli imperi europei e coloniali. Tale idea si unisce ancora alle reminiscenze dell’«eccezionalismo» americano, del «nazionalismo romantico» e del credo nella naturale superiorità di quella che in altri tempi veniva chiamata la «razza anglosassone». Purtroppo sono reminiscenze ormai incancrenite, malgrado tutte le dichiarazioni dei vari diritti inalienabili per la cui salvaguardia gli americani dicono di combattere. Alcuni giorni fa il democraticissimo New York Times ha commentato con evidente rammarico la vittoria di atleti americani di origini asiatiche alle Olimpiadi invernali «in discipline un tempo prerogativa dei “bianchi”» (sic). L’innocenza si è persa con le nefandezze commesse prima, durante e dopo tutti i confitti, le destabilizzazioni, i colpi di Stato, gli omicidi e i crimini di guerra. L’eccezionalità americana è svanita con le pratiche di sfruttamento paradossalmente identiche a quelle degli imperi adottate dagli Stati Uniti nei riguardi del resto del mondo fin dalla loro formazione. Si deve a Henry Kissinger la frase «gli Stati Uniti non hanno alleati, ma solo interessi». E infatti i padri fondatori hanno scritto la costituzione esplicitando i loro interessi: unità, giustizia e tranquillità interna, difesa comune, benessere e libertà «per noi stessi e i nostri posteri». E infine il mito della superpotenza militare – stabilito durante la seconda guerra mondiale e consolidato con i bombardamenti a tappeto sull’Europa e sul Giappone – si è infranto durante tutte le successive, penose avventure «missionarie» in Corea, Vietnam, Iraq, Somalia, Siria e Afghanistan. Invece di prendere atto dei mutamenti negli assetti globali e adoperarsi per un adattamento a nuovi equilibri e nuove esigenze, gli Stati Uniti rimangono ancorati ai «giochi di potere degli imperi coloniali» e agli «stereotipi ideologici» della guerra fredda. Mentre i primi sono oggetto di studio attento sul piano accademico e politico i secondi sono patrimonio comune della stragrande maggioranza degli americani. Giochi di potere e stereotipi si trovano combinati nella scelta quasi forzata degli strumenti della politica di forza: economica, finanziaria e militare. Siamo ancora al vecchio detto attribuito a James William Fulbright «se hai solo il martello, tutto ciò che vedi sono chiodi», oppure alla famosa frase di Dean Rusk, peraltro persona mite e ragionevole, «l’intervento militare all’estero è una costante geopolitica americana».

Gli inviti della NATO
Nel 1997 la Nato invita nell’Alleanza Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria. Così si forma la prima linea dell’espansione a est. Nel 2002 su proposta britannica vengono invitate altre sette nazioni (Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria e Romania), completando l’accerchiamento della Russia a nord e sud-est. Nel 2008 Mosca impedisce l’adesione della Georgia e nel 2014 si oppone con forza a quella dell’Ucraina. Nel 2008 si tappano i «buchi» di Albania e Croazia, nel 2015 e nel 2018 quelli del Montenegro e della Macedonia del Nord. Con otto allargamenti successivi e trenta Stati membri schierati attorno alla Russia la reazione di Putin non era imprevedibile. Stephen Walt, editorialista di Foreign Policy e professore a Harvard ha recentemente scritto che «la grande tragedia è che tutta questa vicenda era evitabile»[2]. «Se gli Stati Uniti e i loro alleati europei non avessero ceduto all’arroganza, all’illusione e all’idealismo liberal[3] e si fossero invece affidati alle intuizioni fondamentali del realismo, la crisi attuale non si sarebbe verificata. Infatti, la Russia probabilmente non avrebbe mai preso la Crimea, e l’Ucraina sarebbe più sicura oggi. Il mondo sta pagando un prezzo alto per aver fatto affidamento su una teoria errata della politica mondiale».

Mentre il realismo parte dal presupposto che la guerra è sempre possibile e che non ci si può fidare degli altri, il liberalismo divide il mondo in «Stati buoni» (quelli che incarnano i valori liberali) e «Stati cattivi» (praticamente tutti gli altri) e sostiene che i confitti nascono principalmente dagli impulsi aggressivi di autocrati, dittatori e altri leader illiberali. «Per i liberal, la soluzione è quella di rovesciare i tiranni e diffondere la democrazia, convinti che le democrazie non combattano l’una contro l’altra, specialmente quando sono legate dal commercio, dagli investimenti e da un insieme di regole concordate». In realtà (tanto per essere realisti) quella descritta da Walt non era una visione rosea delle relazioni internazionali, ma una vera e propria forzatura logica. Infatti, gli oppositori dell’allargamento della Nato, tra cui noti esperti come George Kennan, Michael Mandelbaum e l’ex segretario alla difesa William Perry, avvertirono che la Russia lo avrebbe inevitabilmente considerato come una minaccia e che andare avanti avrebbe avvelenato le relazioni con Mosca. I sostenitori dell’espansione vinsero il dibattito sostenendo che avrebbe aiutato a consolidare le nuove democrazie nell’Europa orientale e centrale e a creare una «vasta zona di pace» in Europa. Secondo loro, non importava che alcuni dei nuovi membri della Nato avessero poco o nessun valore militare per l’Alleanza e potessero essere difficili da difendere, perché «la pace sarebbe stata così solida e duratura che qualsiasi promessa di proteggere questi nuovi alleati non avrebbe mai dovuto essere onorata». Si trattava in sostanza di un cinico bluff camuffato da idealismo che oggi sta per essere scoperto in tutta la sua drammaticità. «I dubbi della Russia sono aumentati quando gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq nel 2003 – una decisione che ha mostrato un certo disprezzo intenzionale per il diritto internazionale». Questo comportamento ripetuto nella crisi libica e in quella siriana «spiega perché Mosca sta ora insistendo su garanzie scritte». In realtà tali garanzie non sarebbero necessarie se la Nato e in primis il suo ineffabile e muscolare segretario generale, il norvegese Stoltenberg, si attenessero alla lettera e allo spirito del Trattato Atlantico. Finché si permette alla Nato e a molti suoi membri di ignorare il trattato significa che ogni altro impegno scritto sarebbe un esercizio inutile e perfino dannoso. Infatti, l’articolo 1 impegna le parti a rispettare lo statuto delle Nazioni Unite e a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale che pregiudichi la pace e la sicurezza. L’allargamento è stato da subito una controversia internazionale che pregiudicava la sicurezza e la pace. Gli articoli 5 e 6 sulla cosiddetta mutua difesa si riferiscono ai territori dei singoli Stati membri minacciati da attacco armato. E l’Ucraina non è compresa. L’articolo 7 stabilisce che il Trattato non pregiudica e non dovrà essere considerato in alcun modo lesivo dei diritti e degli obblighi derivanti dallo statuto alle parti che sono membri delle Nazioni Unite o della responsabilità primaria del Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

La Russia è parte delle Nazioni Unite e la politica della Nato ne ha leso i diritti, compromettendo la pace e la sicurezza di tutto il mondo. Da questa lesione parte la reazione russa e sorprende che non sia scattata prima. L’articolo 10 stabilisce che le parti «possono», con accordo unanime, invitare a aderire al trattato ogni altro Stato europeo in grado di favorire lo sviluppo dei princìpi dello stesso e di «contribuire alla sicurezza della regione dell’Atlantico settentrionale». Durante il vertice della Nato di Bucarest del 2008, il presidente americano George W. Bush, nonostante il parere contrario della propria intelligence[4], parlò espressamente dell’ammissione alla Nato di Georgia e Ucraina. Paesi che non potevano contribuire alla sicurezza dell’Alleanza, se non peggiorandola. Inoltre, il vincolo dell’unanimità conferisce a ciascun membro un pari diritto di veto che ne rispetta la dignità ma lo rende anche individualmente responsabile delle conseguenze del mancato esercizio di tale diritto. Quindi non impedire l’ingresso nell’Alleanza di tutti quei paesi che avrebbero alterato gli equilibri, minacciato la propria sicurezza e quella di altri paesi è stata una violazione del Trattato Atlantico e dello stesso statuto dell’Onu. Tutti sapevano che la Polonia e i paesi baltici avrebbero alterato tali equilibri e la Russia non era nelle condizioni d’impedirlo. Lo erano però la Germania, la Norvegia, la Francia, l’Italia e perfino il Lussemburgo, ma non hanno fatto o detto nulla. A partire dal 1997 ci sono stati vari cicli di ammissione di nuovi membri, fino all’adesione della Macedonia nel 2018, che hanno portato a trenta i membri dell’Alleanza e a chiudere la Russia su tutti i lati tranne quello ucraino. Oggi tutti assistono stupiti al fatto che la Federazione è in grado di far valere i propri diritti e soprattutto le ragioni della propria sicurezza. Eppure la retorica imposta da un’annosa velina americana passata alla Nato continua a minacciare la sicurezza di tutti. «È un luogo comune in Occidente», scrive Walt, «difendere l’espansione della Nato e dare la colpa della crisi ucraina solo a Putin. Ma Putin non è l’unico responsabile della crisi in corso, e l’indignazione morale per le sue azioni o il suo carattere non è una strategia. Né è probabile che sanzioni maggiori e più dure lo inducano a cedere alle richieste occidentali. Per quanto spiacevole possa essere, gli Stati Uniti e i loro alleati devono riconoscere che l’allineamento geopolitico dell’Ucraina è un interesse vitale per la Russia, che è disposta a usare la forza per difenderlo. E questo non perché Putin è uno spietato autocrate con una nostalgica passione per il vecchio passato sovietico. Le grandi potenze non sono mai indifferenti alle forze geostrategiche schierate ai loro confini e la Russia si preoccuperebbe profondamente dell’allineamento geopolitico dell’Ucraina anche se qualcun altro fosse al comando. L’indisponibilità degli Stati Uniti e dell’Europa ad accettare questa realtà di base è una delle ragioni principali per cui il mondo è in questa crisi oggi».

La guerra alla Jugoslavia
A queste considerazioni molto razionali e condivisibili si può soltanto osservare che l’idealismo attribuito ai liberal statunitensi è una comoda favoletta nella quale non crede più nessuno né in America né tantomeno altrove. Ogni pretesa idealista è stata smentita dai fatti. Non devono perciò sorprendere le azioni di Mosca e diventano vergognose le posizioni di quegli europei che oggi si ergono a garanti dell’integrità territoriale ucraina quando sono stati i primi a violare il diritto internazionale e l’integrità di un paese sovrano europeo con la guerra e l’occupazione militare. L’Ucraina è oggi lo specchio di ciò che gli Stati Uniti, la Nato e l’Europa hanno fatto alla Serbia (al tempo Repubblica Federale di Jugoslavia comprendente il Montenegro) in e per il Kosovo. Erano tutti «liberal» quelli che fecero fallire i colloqui di Rambouillet per attaccare la Serbia, quelli che s’inventarono la catastrofe umanitaria per legittimare l’aggressione armata chiamandola «ingerenza umanitaria». Erano idealisti quelli che bombardarono la Serbia per settanta giorni e con il pretesto umanitario inviarono contingenti militari a occupare il Kosovo, con un’operazione di «pace» che dura da 24 anni e che non ha ancora permesso una soluzione ragionevole, razionale e concordata per la stabilizzazione definitiva. Erano idealisti quelli che hanno riconosciuto l’autoproclamazione della Repubblica del Kosovo, sottraendo alla sovranità di Belgrado il cuore della cultura slava. Allora, è idealista anche Putin che con l’Ucraina ha fatto proprio il «modello Kosovo» inventato da noi e che tuttavia anche con l’invasione non ha ancora raggiunto la ferocia di uno di quei settanta giorni di bombardamenti che noi destinammo alla Serbia. Ovviamente un cattivo esempio non può essere seguito come uno buono. E quindi non sono «canaglie», ma saggi realisti, quei paesi che subiscono ricatti e sanzioni dagli Stati Uniti perché si rifiutano di riconoscere l’indipendenza del Kosovo. Sanno che facendolo avallerebbero in modo palese le pretese secessioniste all’interno dei propri Stati. Se il «modello Kosovo» della Nato copiato da Putin diventasse una prassi la Cina se la dovrebbe vedere con le pretese uigure, tibetane e di Hong Kong e noi ce la dovremmo vedere con i nostri separatisti del Nord o gli indipendentisti borbonici. Si può essere certi che la Cina non riconoscerà l’indipendenza delle due repubbliche del Donbas e così faranno altri paesi occidentali o ipocritamente «idealisti». Ma Putin ha pensato anche a questo e se la foglia di fico dell’intervento umanitario o della cooperazione all’interno delle proprie organizzazioni regionali (Csi e Csto), che prevede la possibilità d’interventi di peacekeeping (come fatto con l’Ossezia), non dovesse bastare ha certamente pronta la soluzione dell’annessione referendaria già usata in Crimea. In quel modo le due repubbliche sarebbero parte integrante della Federazione e i relativi problemi sarebbero «interni». E quindi troverebbe molto d’accordo la Cina che da decenni si oppone alle interferenze straniere nelle questioni «interne» di Tibet, Xinjiang, Hong Kong e Taiwan. Il cattivo esempio del Kosovo è infatti tale non solo per come è stata trattata la Serbia, ma per come da allora l’intero teatro balcanico è stato lasciato da tutti gli occidentali, idealisti e realisti, in un penoso limbo.

Previsione possibile
Conclusione: la previsione degli sviluppi futuri della crisi ucraina non è impossibile. Il passato è uno e i futuri sono tanti ma dipendono da ciò che si è fatto nel passato e si fa nel presente. Con questa chiave gli avvenimenti del passato che hanno portato a questa situazione sono chiari, basta soltanto accettarli per ciò che sono e non per ciò che vorremmo fossero stati. Il presente non è confuso o caotico, ma soltanto volutamente manipolato da chi si rifiuta di accettarlo. Il futuro più probabile non è detto che si realizzi perché sulle decisioni dei grandi uomini incidono spesso l’insipienza e le miserie umane dei loro consiglieri. In questo caso Biden parte svantaggiato: troppi consiglieri, troppi esperti e spin doctors abili soltanto nel manipolare le informazioni e confezionare propaganda, mentre lui deve navigare a vista secondo l’umore degli oppositori e dei sondaggisti. Putin e Xi Jinping sono avvantaggiati non tanto perché non ascoltano nessuno e non devono rispondere a nessuno, ma perché hanno avuto molto tempo per decidere e sviluppare una strategia che comprende anche le risposte alle varie contingenze in caso di fallimento della politica. A tale strategia si riferiscono tutte le pianificazioni militari e non di cui fanno parte le misure da adottare in caso di fallimento della diplomazia (come accaduto), la delegittimazione politica (come accaduto), la propaganda (o guerra psicologica e dell’informazione) che prevede l’approntamento di comunicati stampa e video per ciascuna opzione e le risposte operative alle prevedibili accuse di aggressione da parte di chi ha fatto e fa le stesse cose chiamandole operazioni umanitarie.

Per quanto riguarda la situazione politico-militare, nelle prime fasi gli eventi si stavano sviluppando in due direzioni non divergenti. La prima, sanzioni per la Russia e risposta di Mosca con annessione referendaria del Donbas. Quindi, passaggio alla guerra diretta tra Russia e Ucraina. La seconda, provocazione della Nato e/o di Gran Bretagna e Norvegia che, con il pretesto di difendere le repubbliche baltiche e la Polonia, avrebbero potuto attaccare in un modo qualsiasi le forze russe o bielorusse. Quindi, guerra diretta fra Russia e Nato. In entrambi i casi vi è la certezza di una forte crisi economica ed energetica in Europa e della conseguente frattura interna alla stessa Unione e alla Nato. Le due strade conducevano al disastro ma potevano essere bloccate: la prima impedendo l’annessione nel Donbas; la seconda impedendo qualsiasi strumentalizzazione o pretesto della Nato. Quindi la soluzione migliore per attivare entrambi i blocchi si poteva sviluppare su due piani: su quello «tattico» occorreva superare lo stallo conflittuale nel Donbas con la forza o con i negoziati. E qui chi avrebbe dovuto sedersi a un tavolo non erano soltanto i politici e gli ambasciatori ma i capi militari delle parti contrapposte: comandanti ucraini e russi. La situazione in Kosovo si sbloccò nel 1999 con gli accordi di Kumanovo fra comandanti Nato e serbi. I bombardamenti non avevano sconfitto i serbi e il buon senso fra comandanti contrapposti evitò un vero massacro. La cosa ovviamente non piacque agli americani, ma la risoluzione delle Nazioni Unite 1244 poté essere formulata soltanto sulla base di tali accordi.

La situazione politico-militare a livello strategico riguardava invece Russia e Stati Uniti, che avrebbero dovuto confrontarsi su una base concreta di opzioni e compromessi. Ed è stata la chiusura di questo secondo livello a creare la situazione di oggi. Una chiusura che non è partita da Putin o da Biden, ma dalla Nato. Questa volta, però, sono venuti allo scoperto coloro che nell’ambito dell’Alleanza non hanno mai voluto né pace né sicurezza in Europa. La Gran Bretagna, che continua a forzare gli eventi e con accordi bilaterali coi paesi dell’Europa settentrionale sta destabilizzando l’intero confine Nord della Russia. La Polonia, per cui Italia, Germania e Ungheria avrebbero «disonorato» l’Europa per non aver soddisfatto le richieste (di chi?) di sanzioni più pesanti nei confronti della Russia. Non si sa se sia vero, ma se lo fosse, per la prima volta nella storia della Nato tre paesi membri non avrebbero ceduto alle «richieste» di qualcuno per difendere l’Europa e salvarla dallo sfacelo. Ed è venuta fuori la figura dell’uomo che ha conquistato l’Ucraina facendola ridere e ora rischia di perderla facendola piangere.

Oggi la soluzione tattica è più difficile perché con l’invasione il livello decisionale si è alzato al livello politico. Comunque gli accordi fra comandanti contrapposti sono ancora possibili visto che l’invasione russa non è una manovra unitaria su vasta scala, come definita ed esecrata dai nostri cronisti, ma una serie di penetrazioni specifiche in varie aree connesse dallo scopo strategico, ma tatticamente indipendenti.

Fabio Mini

La soluzione è possibile
Al livello politico-strategico Russia e Stati Uniti devono confrontarsi su una base concreta e la migliore in questo momento è l’impegno russo a non proseguire la pressione militare, a non annettere le repubbliche del Donbas e consentire all’Ucraina e alle stesse repubbliche di chiedere l’accesso all’Unione Europea. A questo si affianca l’impegno degli Stati Uniti a impedire alla Nato ulteriori espansioni in Europa e invitare l’Ucraina a riconoscere l’indipendenza delle due repubbliche del Donbas la cui stabilizzazione potrà essere garantita da una forza diretta dalle Nazioni Unite; infine è necessario l’impegno di entrambi a sospendere e ridurre gli armamenti e gli schieramenti militari in Europa e ripristinare le misure di fiducia reciproca a suo tempo attuate nel controllo degli armamenti. Da parte sua, l’Unione europea deve essere «riformata» e più aperta verso il centro euroasiatico. La Cina, in questa fase, può essere lasciata fuori dai contatti diretti ma può agire in ambito Onu e altrove come equilibratrice e mediatrice tra le posizioni statunitensi e quelle russe.

In ogni caso è necessaria una dose di grande lucidità e buon senso per uscire da una situazione veramente grave, non soltanto perché in gioco ci sono un po’ di poltrone del potere e qualche gasdotto. Le condanne dei nostri governi per l’invasione sono ampiamente giustificate da un’azione che, pur fotocopiata sui modelli Nato, rimane inaccettabile. Inoltre lo specchio kosovaro è deformante. La Nato che intervenne contro la Serbia era un gigantesco apparato militare di cui gli Stati Uniti erano la prima linea. Furono loro a far fallire le iniziative diplomatiche e ad avallare i falsi massacri, come quello di Račak , addotti a pretesto umanitario. Furono loro a sdoganare quella che pochi mesi prima avevano definito come organizzazione terrorista, facendola diventare «patriottica». Furono loro ad assumere in sede Nato la direzione della guerra e la gestione dei bombardamenti. La sproporzione fra Nato e Serbia non lasciava alcuna chance alla difesa militare e neppure alla resistenza popolare serba contro l’invasione che si svolse in territorio kosovaro. Oggi in Ucraina gli Stati Uniti sono distanti e distratti e per questo l’Alleanza Atlantica, fortunatamente, non ha ancora ripetuto l’errore giuridico commesso con il Kosovo. La popolazione urbana è in grado di opporsi alle penetrazioni russe «grazie» alle armi inviate dall’Europa, ma di fatto la Nato si limita a osservare dall’esterno e proteggere i paesi membri confinanti mentre l’Ucraina deve sbrigarsela da sola. Nessuno si sognò di punire la Nato per l’invasione, ma si punì la Serbia con bombardamenti, sottrazione di sovranità, sanzioni e isolamento.

Le prime sanzioni contro la Russia sembrano meno gravi di quelle prevedibili, ma Putin non si deve illudere. La vendetta statunitense e della Nato in questi casi è più feroce dei bombardamenti. Tutti i leader che periodicamente vengono definiti pazzi prima o poi diventano obiettivi di «killeraggio» fisico o politico per supposti crimini umanitari e «contro la pace». La strategia russa, contrariamente a quella della Nato di due decenni fa, ha scopi e orizzonti temporali chiari. Il primo, a lungo termine, è il riassetto della sicurezza in Europa; il secondo, limitato, è la garanzia «legale» della non adesione dell’Ucraina alla Nato; il terzo, anch’esso limitato, è il riassorbimento dei territori russofoni o etnicamente russi controllati da paesi «ostili» o vessatori nei confronti della popolazione russa. Il quarto è garantire la libertà di movimento nelle zone costiere e marittime di tutta la Russia. Tali scopi fluiscono dalla necessità politicostrategica di sottrarsi all’accerchiamento e all’isolamento da parte degli Stati Uniti e relativi alleati. Ognuno di questi scopi investe sia la politica (estera e interna) sia la diplomazia, così come l’uso della forza. L’invasione armata dell’Ucraina di questi giorni è il naturale sbocco del fallimento della diplomazia per il conseguimento dei due scopi limitati (il secondo e il terzo). Di fronte all’inutilità e all’indisponibilità sostanziale degli Usa, della Nato e dell’Unione Europea a rivedere le loro posizioni sull’Ucraina, la Russia ha scelto l’opzione del riconoscimento delle repubbliche separatiste come primo passo per la conclusione a «modo suo» della guerra nel Donbas. Una guerra che dura da otto anni e che non si è mai fermata nonostante gli accordi di Minsk. Una guerra che l’Ucraina avrebbe voluto risolvere «a modo suo» coinvolgendo l’Europa, la Nato e in particolare Stati Uniti e Gran Bretagna trascinandovi il mondo. L’invio di miliardi di dollari, armi, consiglieri e truppe occidentali in Ucraina è iniziato prima della crisi nel Donbas e perfino prima dell’annessione russa della Crimea. Il riconoscimento delle repubbliche separatiste è stata un’azione prettamente politica largamente prevedibile e prevista. E tale era anche l’azione militare successiva a sostegno del recupero dei territori del Donbas, visto che Stati Uniti e Nato hanno sempre parlato d’invasione anche quando i separatisti erano veramente soli e soggetti alle angherie ucraine.

L’inimmaginabile
A queste azioni, ufficialmente preannunciate, invece di tornare a discutere come sarebbe stato logico e opportuno, Stati Uniti, Nato e Gran Bretagna hanno continuato ad alzare i toni e le minacce perfino nei confronti di alleati come Francia e Germania. Ma, cosa ancora più grave, è stata innescata l’isteria in Polonia e negli Stati baltici attraverso l’invio di truppe e aerei da combattimento, con il pretesto di difenderli da una invasione. Anche questo era prevedibile e nella pianificazione della Nato esistono decine di misure relative alla reazione alleata agli attacchi armati dall’esterno. La Nato non ha mai sottovalutato l’importanza strategica che l’allineamento dell’Ucraina ha per Mosca e per questo l’espansione è stata ancor più deliberata e provocatoria. Ma durante questa crisi ha anche messo in connessione la questione ucraina con quella del Baltico. Di fatto, l’ammissione dell’Ucraina nella Nato servirebbe a togliere territori cuscinetto alla Russia e a costituire una copertura militare Nato dal Baltico al Mar Nero. Per ora, Mosca sta pensando a sistemare la questione ucraina unicamente sotto il profilo dell’ingresso nella Nato. Se riuscisse in breve tempo a strappare un accordo sufficientemente dignitoso potrebbe ritirare le truppe e capitalizzare i risultati. Se invece gli stessi negoziati si trasformassero in pretesti dilatori, la Russia dovrà cedere e uscire sconfitta dal quadro internazionale o giocare la misteriosa carta della «reazione nemmeno immaginabile» anticipata nell’avvertimento alla Nato.

Una frase sibillina e preoccupante, quella di Putin, perché il rischio che con un pretesto un alleato qualsiasi intervenga in Ucraina è molto elevato. Inoltre, a fianco della positiva eventualità che l’ammonimento di Putin sia un bluff, sono state già contemplate tutte le peggiori ipotesi possibili: dalla guerra strutturale su tutta l’Europa, alla cyber-war, alla guerra sulla gente, alla guerra nucleare tattica, alla guerra spaziale e alla guerra nucleare globale. Lo stesso Biden ha avvertito chi lo tira per la giacchetta sulla questione delle sanzioni che l’alternativa è la terza guerra mondiale. E se questo è vero, è anche vero che i missili intercontinentali nucleari di tutto il mondo hanno già ricevuto la programmazione degli obiettivi. La Polonia ha chiesto che vengano schierati sul suo territorio armi nucleari e la Bielorussia ha già detto che se ciò accadesse vorrebbe da Putin altrettante armi. Ma allora cos’è che non possiamo nemmeno immaginare? La risposta è lapalissiana: l’inimmaginabile è tale perché è inimmaginabile, bisogna solo preoccuparsi e basta. Magari è proprio quello che Putin vuole.

Note
[1] Cfr. Quiao Liang, L’arco dell’impero con la Cina e gli Stati Uniti alle estremità, Gorizia 2021, Libreria Editrice Goriziana. L’espressione si riferisce alla capacità statunitense di appropriarsi della ricchezza materiale del mondo attraverso il monopolio del dollaro (merce preziosa in cambio di un pezzo di carta verde) e di attirare i capitali internazionali con le manovre sui tassi d’interesse.

[2] Stephen Walt, Liberal illusions caused the Ukrainian crisis, Foreign Policy, 11/2/2022.

[3] Con il termine liberal si individua una corrente politica progressista di stampo socialdemocratico e quindi di sinistra, attenta ai temi sociali e ambientali ma anche al capitalismo meritocratico e al welfare. Nell’ambito del Partito democratico e del Partito repubblicano i liberal si collocano a sinistra. Tuttavia i liberal repubblicani sono definiti «repubblicani solo di nome». I liberal non sono assimilabili ai liberali europei e italiani che si collocano al centro o al centro-destra.

[4] Dichiarazione di Fiona Hill. Cit. in Stephen Walt, op. cit.

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Cause, effetti e rischi della guerra in Ucraina ultima modifica: 2022-03-13T04:45:00+01:00 da GognaBlog

121 pensieri su “Cause, effetti e rischi della guerra in Ucraina”

  1. 121
    albert says:

    Nelle argomentazioni belliche  ricorre molto la: https://it.wikipedia.org/wiki/Reductio_ad_Hitlerum
    l’armamentario e’ sempre piu’ vasto.. https://www.fallacielogiche.it/
     a scuola, specie in matematica, si usa molto far naufragare dimostrazioni con contro esempi o dimostrazioni che dall’ipotesi dimostrano l’ipotesi stessa…o  concatenazioni di affermazioni che si arenano nella melma ..ci si incroda.

  2. 120
    albert says:

     Ripassare storia? forse sarebbe meglio abolirla dai piani di studio , dato che serve prevalentemente per rinfocolare rancori e  fornire pretesti  per attizzare nuovi conflitti. Non avviene solo in scala internazione, ma anche in Italia…dove vecchie braci addirittura risalenti a Napoleone e  Andreas Hofer  sopravvivono sotto la cenere.Per non parlare delle vicende del Novecento.Però servono a colmare vuoti di progetto nel futuro,a ramazzare voti di rancorosi a vantaggio di leaderini-ini- ini.

  3. 119
  4. 118
    lorenzo merlo says:

    Riassunto del tempo reale.

  5. 117
    lorenzo merlo says:

    Ripassa storia. dal Marshall in qua. 

  6. 116
    Antonio says:

    Ho capito siete dei filo Putin anche voi addirittura qui nei commenti c’è gente che invece di ringraziare gli aiuti dell’America nella seconda dice che il piano marshall è stato creato per avere egemonia,anche lasciandoci con le pezze al culo l’America ci avrebbe controllato!!Qui non è il momento di tifoserie o ideologie, c’è solo un paese invaso da un altro e spero che non dobbiamo pagare noi tutti per gli errori altrui da qualsiasi parte arrivino!!!Tanti dicono l’espansione della nato Etc ma scusate gli Ucraini non hanno scelto democraticamente da che parte stare???

  7. 115
    Alberto Benassi says:

    Sono d’accordo con Pasini a tutto c’è un limite. Esiste anche il rispetto di chi ha perso quello che aveva di più caro. 

  8. 114
    Roberto Pasini says:

    No Albert. Non sono d’accordo. Ci sono proposte che in certe circostanze e in certi contesti non sono ne’ lecite ne’ neutrali. Sono inopportune e pericolose. Io resto della mia opinione. A ciascuno il suo, senza rancore o rabbia. Punto. 

  9. 113
    albert says:

    Proporre e’ lecito, leggere e’ facoltativo:
    https://www.avantionline.it/un-grande-ring-dove-sfidarsi-a-cannonate/
    https://www.avantionline.it/vendetta-di-craxi/
    https://www.treccani.it/vocabolario/laudator-temporis-acti/
    Pure Eltsin al confronto non era malaccio..che  sia meglio non avere capi di governo troppo salutisti??

  10. 112
    Roberto Pasini says:

    Benassi. Caro Alberto, quel che sentivo questa mattina dopo aver visto il link al discorso di Hitler l’ho detto, in modo diretto. Prima di passare la mano, permettimi uno sfogo, non qualunquista o cinico, ma amaro e forse un po’ sconsolato. Uno dei pochi che, pur essendo chiaramente schierato ad Ovest, ha dimostrato le palle nei confronti dei nostri alleati e protettori si chiamava Bettino Craxi e forse è finito anche per questo in quel modo, oltre che per il suo orgoglio spavaldo e guascone e per i suoi peccati di gola, ampiamente condivisi da tanti che si atteggiavano come frugali a tavola, se non addirittura come anoressici. Ma non si può dire, perché non fa fine. Prima o poi verrà fuori quanti dollari, rubli, renbimbi girano anche oggi e dove. Allora ci sarà da ridere o piangere, scoprendo le forme variegate, dipinte, a volte inaspettate, nelle quali viene esercitato l’antico mestiere, verso il quale non ho alcun pregiudizio moralistico, ma solo fastidio quando pretende di mascherarsi da qualcos’altro. Ho già citato Agnelli quando diceva che non andava più al Forte perché ci andava e si divertiva quando le contesse facevano le zoccole ma si annoiava da quando le zoccole si erano messe a fare le contesse. Ciao e buona estate versiliese e apuana in arrivo, anche se oggi qui a Levante diluvia.

  11. 111
    lorenzo merlo says:

    Il Piano Marshall era già una mossa di controllo per l’egemonia mondiale.

  12. 110
    Alberto Benassi says:

    Eterno vuol dire che il ricordo durerà in eterno non che si debba accettare ogni cosa per sempre perché qualcuno ti ha aiutato ad uscire dalla merda in cui ti eri cacciato. Vale nella vita privata e in quella pubblica. Altrimenti è omertà affiliativa. 

    Appunto!
    Allora vuol dire che noi siamo omertosi perchè continuiamo ad appoggiarci , ma sarebbe meglio dire inchinarci,  al più forte,  invece di cercare la nostra strada. 

  13. 109
    Alberto Benassi says:

    Ma noi caro Pasini siamo italiani abbiamo la memoria corta e si gira come le bandiere al vento. La chiarezza non è il nostro attributo migliore.

  14. 108
    Roberto Pasini says:

    Benassi. Eterno vuol dire che il ricordo durerà in eterno non che si debba accettare ogni cosa per sempre perché qualcuno ti ha aiutato ad uscire dalla merda in cui ti eri cacciato. Vale nella vita privata e in quella pubblica. Altrimenti è omertà affiliativa. Peraltro, noi non abbiamo mai fatto i conti fino in fondo con quel nostro passato e ogni giorno emergono continuamente auto-assoluzioni, spesso da fonti insospettabili. I tedeschi nella piazza principale di Berlino hanno ricostruito il Reichstag ma anche il Museo dell’Olocausto, a perenne ricordo di uno dei periodi più infami della loro lunga storia. Perenne non perché lo dovranno sempre pagare ma perché lo dovranno sempre ricordare. 

  15. 107
    Roberto Pasini says:

    Sicuramente non i discorsi di Hitler contro la perfida Albione e gli americani alla vigilia del 25 aprile, tradotti da un filonazista bannato in rete. Grande è il disordine sotto il cielo e grande può essere il disordine dentro di noi. Ci sono tuttavia dei punti cardinali fondamentali. Dare spazio ad un certo revisionismo storico aumenta la confusione (già basta e avanza) sempre pericolosa ma in particolare in tempi come questi, dove emergono fantasmi da un passato che pensavamo di esserci lasciati alle spalle. Non capisco come non risulti evidente a chi penso condivida certi valori minimi di riferimento. Per quanto riguarda fascisti e cripto-fascisti, stalinisti e cripto-stalinisti  (e ce ne sono tanti, con maschere varie, anche policrome) non mi meraviglia. Fa il loro gioco. Non si sono mai rassegnati alla sconfitta e al severo giudizio della storia e cercano costantemente di riemergere. In ogni caso, io non partecipo più alle discussioni di T&T ma non smetterò di reagire, in modo fermo ma senza insultare, quando vedrò comportamenti che il cuore e la ragione mi fanno percepire come inopportuni e tossici, perché contribuiscono ad avvelenare il clima dei social e non solo. Stanne certo. Poi come ho già detto ognuno è libero a casa sua di far passare ciò che vuole e di esercitare in modo selettivo la tolleranza. 

  16. 106
    Alberto Benassi says:

    eterno grazie a chi ci ha aiutato nell’ora più buia, dagli USA all’URSS.

    Eterno?
    Sono passati 80 anni abbiamo dato, pagato e ripagato. Anche con parti del nostro territorio dove comandano gli “altri”.
    Sarebbe l’ora che ognuno se ne tornasse a casa sua. Non si può continuare a pagare eternamente altrimenti non è più il dovuto ma una estorsione. 

  17. 105
    lorenzo merlo says:

    Prima di andartene – definitivamente, naturalmente, come tutte le altre volte – potresti per favore lasciarci un decalogo di comportamento, un pratico manuale d’uso su cosa pensare, scrivere ed essere? Su come deve essere il blog? Su quando e cosa pubblicare magari anche in funzioni di quadrature astrali o di altro genere?
    Ci sarebbe utile.

  18. 104
    Roberto Pasini says:

    Siamo alla vigilia del 25 aprile. In questi giorni c’è una guerra ai nostri confini nella quale emergono elementi confusi, come il ritorno di simboli nazisti in chi combatte l’invasione russa. Quando aprendo il blog di prima mattina ho visto il link del discorso di Hitler con traduzione di Luca Vox ho fatto fatica a mantenere il controllo. Ho lasciato passare qualche ora, come da manuale. Adesso dico, con discreta tranquillità d’animo, che pubblicare il link a quel discorso e soprattutto lasciarcelo alla vigilia della ricorrenza della Liberazione, per me significa aver superato ogni limite di accettabilità e di opportunità. E non vale la giustificazione della documentazione storica, perché dato il contesto non sta in piedi. Saluti e viva la festa della nostra Liberazione dal fascismo e dal nazismo e onore ai patrioti che hanno perso la vita per questo, compresi alpini ed alpinisti, e eterno grazie a chi ci ha aiutato nell’ora più buia, dagli USA all’URSS.

  19. 103
    lorenzo merlo says:

    Legittimare la storia permette di trovarne le ragioni.
    Giudicarla lo impedisce.
    Qui forse qualche spunto per riconoscere le ragioni del seguito di Hitler.
    https://archive.org/details/adolf-hitler-discorso-su-lavoro-moneta-oro-e-societa-nazionalsocialista

  20. 102
    Andrea Parmeggiani says:

    Anch’io mi sono domandato come possa un popolo cadere preda della follia alimentata da un solo uomo. Ma temo che la risposta sia: conformismo, incapacità di ragionare con la propria testa e appiattirsi su quello che senti, e magari ti fa comodo…. Chissenefrega se per instaurare la democrazia in Irak sono morte centinaia di migliaia di persona, no?Pero’ se questo succede in Ucraina (in realtà molto meno) è tutta un’altra cosa. Perchè se in passato era sufficiente che un medicinale provocasse qualche decina di effetti avversi gravi, che veniva scatenato un inferno e veniva tolto dal mercato, mentre 1 effetto avverso su 1000, di cui il 16% gravi per questi vaccini mRNA sono praticamente ignorati dai più?Spero che la storia faccia giustizia

  21. 101
    Fabio Bertoncelli says:

    E quindi, allacciandomi al mio precedente commento 100, perché Hitler scatenò la guerra contro l’Europa? perché i Tedeschi?
     
    Perché Hitler? La mia mente si è sempre rifiutata di ammettere che possa esistere una simile mostruosa malvagità: Belzebú fatto uomo. E quindi preferisco rispondermi che Hitler era un pazzo. Pazzo criminale, ma prima di tutto pazzo.
     
    E perché il popolo tedesco? Anche in questo caso la mia teoria (la mia speranza) è la seguente: come la pazzia può colpire il singolo individuo (Hitler), cosí quella malattia puó devastare la ragione di un intero popolo.
    … … …
    Ovviamente la risposta non sta nella pazzia, ma nella malvagità umana: madre natura ci ha fatti cosí. Io però, per non cadere preda dello sconforto esistenziale, mi illudo quasi che sia colpa di una malattia della mente. Insomma, la Seconda guerra mondiale è stata conseguenza di una patologia umana; non è stato un fatto fisiologico. Potrebbe essere una spiegazione, se non fosse che essa è stata preceduta da innumerevoli altre guerre, fin dalla notte dei tempi.
    … … …
    Come ho già scritto altre volte, speriamo bene.
    Repetita iuvant.
     
     

  22. 100
    Fabio Bertoncelli says:

    Giuseppe, hai ragione. Il mio errore di giudizio è nato dal fatto che nella vita  sono sempre stato fiducioso nel prossimo (a torto): essendo per me inconcepibile invadere e sterminare per brama di potere, ho dato la colpa delle guerre soprattutto a un mancato autocontrollo del cervello. Il che ovviamente non corrisponde al vero: tremila anni di storia avrebbero dovuto farmelo capire già da qualche decennio.
    … … …
    Come ho scritto tempo fa, l’uomo è fatto male. E io sono ancora troppo ingenuo.
    Un pizzico di ingenuità per me è una virtú; troppa, in un mondo di orchi, è un difetto: ne va della propria sopravvivenza.

  23. 99
    Giuseppe Balsamo says:

    “se l’essere umano riuscisse a mantenere il controllo dei propri nervi, forse non esisterebbero guerre”
     
    Senza nulla togliere all’esercizio della pazienza, ne dubito.
    In chi decide di fare una guerra vedo interesse, calcolo e ben poca emozione.
    Che è persino peggio.

  24. 98
    Andrea Parmeggiani says:

    @97
    Mi ritrovo al 100% con l’analisi

  25. 97
    Fabio Bertoncelli says:

    Concentrato nella stesura del mio precedente commento, non mi sono accorto di averlo pubblicato in relazione a un articolo che parlava di altro, anche se il punto da cui sono partito (l’odio tra gli esseri umani) era in effetti il medesimo. Ora lo ripropongo qui, come è piú corretto che sia.
    … … …
    Nelle discussioni politiche è arduo conservare toni pacati; a maggior ragione in quelle che concernono l’ideologia (politica o religiosa) o la guerra. D’altra parte, se l’essere umano riuscisse a mantenere il controllo dei propri nervi, forse non esisterebbero guerre. Ne abbiamo un ennesimo esempio con l’Ucraina: c’è chi ha scatenato la guerra, c’è chi soffia sul fuoco per inasprirla.Spesso l’atteggiamento mentale è quello che si riscontra tra i tifosi allo stadio durante le partite di calcio. Qui però non si tratta di Milan-Inter: in palio non ci sono coppe. Anzi, con una guerra mondiale perdono tutti, chi piú e chi meno. A maggior ragione quando i contendenti dispongono di testate nucleari.… … …In dettaglio:
    1) Gli USA hanno esteso la NATO a est, il che è stato giustamente inteso dalla Russia come una provocazione o una minaccia.2) I popoli del Donbass e della Crimea hanno diritto sacrosanto all’autodeterminazione: Ucraina, Russia o indipendenza. Spetta a loro decidere il proprio destino.3) Le minoranze  ‒  russe, ucraine, sudtirolesi, indiane o eschimesi ‒ vanno tutelate, qualunque sia lo Stato in cui si trovino a vivere.4) Putin ha scatenato la guerra. Putin ha invaso un Paese sovrano.5) Biden soffia sul fuoco. La UE soffia sul fuoco. Draghi soffia sul fuoco.6) USA e Russia dispongono di testate nucleari, a migliaia.7) Considerato il pericolo di una guerra mondiale o addirittura nucleare (si sa come si inizia, ma non come si finisce…), l’unica strada è quella della diplomazia.8) Definendo la controparte «criminale» e «animale» (grazie, Di Maio!), ci si è preclusi la soluzione diplomatica. Grazie Biden, grazie UE, grazie Draghi!9) La classe politica che governa il mondo attuale è formata da gente spaventosamente inadeguata, irresponsabile, guerrafondaia. Si confrontino Putin con Gorbaciov, Biden con Kennedy, Adenauer con la von der Leyen, Draghi con De Gasperi, Sforza con Di Maio: c’è da piangere. Speriamo bene.

  26. 96
    albert says:

    ricerche web:
    La rivolta di Varsavia; Marcantonio Bragadin,;l’assedio di -Leningrado,  Stalingrado, Sarajevo; fosse di Katyn,
    http://aurorasito.altervista.org/?p=7397
    ovvero lastoria non insegna niente, tranne che” conoscere la storia non insegna niente”.O, meglio , che cambiati i mezzi, la strage aumenta su scala industriale.Poi bisogna ricostruire e ripopolare, ma i risentimenti e i rancori durano…anche piu’ a lungo in quanto oltre agli scritti, si archiviano fotografie e filmati…e alla bisogna si riesumano.

  27. 95
    albert says:

    Oggi 19 aprile, come effetti prevedo strage e distruzione di case, ospedali, scuole, fabbriche, porti, strade, campi incolti invasi da erbacce In tutta Ucraina.POI…i convitati di pietra,  ora equidistanti ed enigmatici ,Cina e India, si faranno avanti per comprare, ripopolare, insediare fabbriche, coltivare..senza aver messo in campo un morto o una pallottola.La Russia vincitrice   dei ruderi e dei cimiteri non avra’ fondi per farlo. Schifati e non accolti  i dollari e gli euro…ma ricercato lo stile di vita occidentale decadente…con merci  PRC.

  28. 94
    Lusa Mutti says:

    LA GUERRA E’ FINITA 🤪🎉🍾🥂🎊

  29. 93
    albert says:

    “Da Villa Altachiara alla dimora di Mussolini: nove fedelissimi hanno nascosto beni per un miliardo. Come tutta la corte di Putin, sfruttano la copertura di società offshore per sfuggire alle sanzioni” I poveracci di leva   costretti da tribunali militari  o sadici  volontari   condizionati da propaganda e droghe ansiosi  di far strage ,vittime pure questi in qualche modo , invece ci mettono la pelle o se la salvano..vivono scomodamente. Freddo o caldo , neve  o pioggia, cibo scarso e pessimo, puzza addosso ed intorno..e non vien loro in mente di volgere il mirino verso il loro mandanti..belli comodi e pasciuti nel lusso, con la prole ( di varie fattrici avute a disposizione )al sicuro in collegi Svizzeri , Britannici ecc.nel” deteriore infetto mondo Occidentale.” de noantri.

  30. 92
    albert says:

    Un sospetto :https://video.repubblica.it/metropolis/check-point-metropolis-armi-sprecate-l-incredibile-storia-del-blindato-puma-e-degli-aerei-radar/413330/414257?ref=RHTP-BS-I308886389-P8-S1-T1
     Un conto e’progettare  armi e collaudare in situazioni fittizie, un altro in vero conflitto…l’avversarioscopre sempr euntallone diAchille.Perciò mi sa tanto che 1- si stanno collaudando nuove armi performanti, 2-nel frattempo si eliminano vecchi armamenti obosoleti ma ancora letali, infatti il corpo umano sempre quello e’…e pure gli edifici sonocostruiti  confinalità pacifiche , privi di bunker e rifugi atomici.Percio ‘,gira e rigira ,e’ sempre l’Iliade che  fa scuola, c’e’dentro gia’tutto, esclusi  i marchingegni.

  31. 91
    allbert says:

    Il confronto e’ intenso e appassionato ,  nel blog ed in ogni rete tv e giornale, poi  a influire sulle trattative e decisioni circa accordi e cessate il fuoco,  l’Italia conta come “na pereta” , vedi Libia recente.A meno che ingegneri italiani non riescano a mettere a punto sistemi contro i razzi ipersonici.Una notizia metropolitana dice che a confondere traiettorie  servono molto palloncini  o mongolfiere, palloni gonfiati ne abbiamo molti, per palloncini e profilattici  uso ordinario dipendiamo dall’estero. Che razza di armamenti potremmo esportare?In arsenale di  Terni fondono i modelli obsoleti  ’91 e BM 59 ma ancora letali, usati solo nelle parate con fanfare in cuisiamo maestri.Meglio concentrarsi sull’accoglienza in  territorio nostro (sembra che non siamo tanto convincenti sulla vaccinazione anticovid , meglioc oncentrarsi sur ifornimento pastasciutta e pizza ) e invio di  viveri, di medicinali poca roba, non produciamo neppure più quelli…tecnologici  , solo roba da banco e purganti..suppostone iposoniche.

  32. 90
    Alberto Benassi says:

    Diciamo pure che l’ Italia è la più grande portaerei della flotta americana a presidio del Mediterraneo.
    Naturalmente a propulsione nucleare.

  33. 89
    lorenzo merlo says:

    Andrà tutto come previsto.
    https://www.youtube.com/watch?v=sJ9iHTuYnbc
     

  34. 88
  35. 87
    Fabio Bertoncelli says:

    Marco, ai tuoi spietati colpi di bombarda ad alzo zero (84 e 86) io reagisco come una volta quei tali: “Mi dichiaro prigioniero politico”.
    E ti frego. 😉😉😉
    … … …
    Ragazzi, a parte le battute scherzose, non ditemi che per gli esseri umani c’è sempre la guerra per risolvere le controversie internazionali. La guerra si deve fare tutt’al piú per abbattere Hitler e casi simili.
    E anche in quei casi bisognerebbe adoperarsi PRIMA per evitare che si creino le condizioni per l’avvento di un nuovo Hitler. Cinquanta milioni di morti dovrebbero essere sufficienti come lezione della storia.
     
    Speriamo bene.

  36. 86
    marco vegetti says:

    E perdonami lo spirito polemico, ma ci avete rotto con miriadi di post sulla censura alle voci “alternative” sul Covid e manco una parola sulla censura TOTALE di oggi su ogni voce ufficiale che viene dalla Russia: tutti i canali ufficiali e non oscurati, persino su Facebook. Complimenti. Dove è andata a finire la vostra decantata democrazia? E la vostra strenua e indefessa difesa dei diritti?

  37. 85
    Blackbird says:

    Fabio chi è messo all’angolo nonostante i reiterati imtenti diplomatici o muore o reagisce.  La guerra è contro l’egemonia americana e l’Ucraina è una pedina americana. La strategia è Nato. 

  38. 84
    marco vegetti says:

    Già, noi europei che però, siccome siamo pavidi e incapaci di fare guerre, le facciamo per interposta persona, mandando armi a una nazione in guerra (qui nessuna parola ho letto sulla Costituzione violata…). La abbiamo fatta spalleggiando gli americani nelle loro “eroiche imprese” per anni e anni. L’abbiamo fatta sempre sotto l’ala americana in Jugoslavia… L’unico vero problema è la nostra imperturbabile ipocrisia. Ora ci caghiamo addosso perché è ancora una volta, dietro l’angolo di casa. Altro che Putin qui e Putin là… E, caro Fabio, siamo arrivati al punto di sostenere -a prescindere- uno Stato ultranazionalista, con derive autoritarie pesanti, con evidenti infiltrazioni neonaziste (persino in Parlamento, Provi Sektor e nello Stato, vedi i francobolli a Stepan Bandera e le milizie con tanto di svastica sventolata inglobate nella Guardia Nazionale, facendo finta di nulla, perché ai padroni americani interessava che noi europei ci tenessimo buono il prossimo membro della NATO. 

  39. 83
    Fabio Bertoncelli says:

    Marco, mi dispiace, ma qualunque cosa si possa dire a sfavore dell’Ucraina e a favore di Putin (e ce ne sono!), è quest’ultimo ad aver invaso la prima. Non viceversa.
     
    Se in precedenza Putin poteva avere buone ragioni (e ne aveva!), dopo è passato dalla parte del torto.
     
    Nel 2022, dopo Hitler, dopo gli orrori della prima metà del Novecento, noi esseri umani NON dobbiamo piú scatenare guerre e invadere altri Paesi per risolvere controversie. Almeno noi europei, che vantiamo una civiltà di piú di tremila anni. Altrimenti si torna nella savana.

  40. 82
    marco vegetti says:

    Nella democratica e libera Ucraina, dopo decine di denunce di studenti universitari di colore che scappavano e che sono stati discriminati dalla Polizia di frontiera ucraina, facendoli attendere tempi infiniti mentre i loro compagni bianchi venivano lasciati passare senza fare problemi, siamo arrivati alla discriminazione per le donne transgender, spogliate per controllare il sesso, e rimandate indietro a combattere perché “uomini”. Aspetto con ansia la decisa presa di posizione dei sostenitori della democratica e libera Ucraina. Stato che si posiziona in Europa 39 (su 49) per il trattamento ricevuto dalle persone Lgbtq+ e che nelle statistiche mondiali 2021 sulla corruzione si piazza al 122 posto su 180… Ma loro sono democratici e liberi e santi…

  41. 81
    marco vegetti says:

    Et voilà: anche il prestigioso The Times londinese parla della moglie dell’oligarca ucraino fermata alla frontiera ungherese con 28 milioni di dollari nelle valigie. Gli oligarchi esistono solo in Russia? Il marito, ex deputato di Fronte Popolare, legato al cioccolataio ex presidente Porochencko, e socio in affari con Avakov, ex ministro degli interni (fino al 2021, Zelenskji presidente dal 2019…  prima ricercato dall’Interpol, 2012, rientrato in Patria e protetto dall’immunità…). Ma i “cattivi” sono solo e sempre i russi…

  42. 80
    Carlo Crovella says:

    @77 e 78. No, non mi scandalizzo “solo” ora. Seguo quotidianamente le vicende internazionali, in tutto il pianeta, da circa 35 anni, forse addirittura 40 se risalgo agli anni del liceo, in cui mi occupavo già di politica (in senso lato, non solo a fare volantinaggio). Morti innocenti ce ne sono sempre stati, a destra e a manca. Mi spiace per loro e ho sempre stigmatizzato tale evenienza. Sul punto ho già detto che russi e ukr sono ugualmente colpevoli di barbarie. E’ urrulkevante capire chi ha fatto che cosa, chi ha iniziato prima ecc ecc ecc. A me non interessa  neppure focalizzare con precisione se il “tal” massile (che ha ucciso civili, magari bambini) sia stato lanciato dai russi o dagli ukr. Mi farebbe piacere che  si cessasse il fuoco in assoluto, per trasferirsi sui tavoli del negoziato (non ripeto le modalità “tecniche e diplomatiche”). La “vera” battaglia si giocherà lì, su quei tavoli. Sarò dura, ma almeno sarà incruenta per i civili, oggi bombardati come mosche.

  43. 79
    marco vegetti says:

    Mario 72 – Il problema non è la disinformazione o la controinformazione. Il problema è che nelle nostre “democrazie” non si fa cenno alcuno a quello che gli ucraini fanno o hanno fatto. Si prende tutto per oro colato. La Stampa mette in prima pagina una foto (senza fonte): ovvio che si pensa ai missili russi su qualche cavolo di città ucraina. Peccato sia stata scattata a Donestsk, nella Repubblica separatista, e il missile fosse ucraino. Basta leggere la scritta sulle spalle del pompiere: è in cirillico russo, come tutte le insegne e le targhe intorno. Noi dovremmo essere i paladini della libertà di stampa e di opinione ma non è così. Siamo talmente “democratici” che chiudiamo anche le mostre (Parma) di un pittore russo o che si vietano lezioni su Dostojevsky (Un. Milano – Bicocca)… 

  44. 78

    L’Ucraina ha ucciso 14500 persone in 10 anni  nel Donbass.Le pecore  dicono “no alla guerra” quando è scoppiata. Le pecore parlano di donne e bambini come se i razzi distinguessero in volo il sesso e l’età di chi è nei pressi del punto in cui cadranno.Le pecore approvano vaccini obbligatori e supergrinpas per risolvere il tema Covid dicendo che chi non si vaccina va lasciato morire e/o emarginato e subito dopo dicono “no alla guerra” e “si all’invio di armi in Ucraina”.
    Parlo di gente comune e di chi è al governo che dimostra (anche) mancanza di esperienza “di vita”.Il problema dell’umanità sono le pecore.

  45. 77
    Alberto Benassi says:

    Crovella dei civili morti ti scandalizzi solo ora ?!?!??
    Il nostro mondo occidentale si scandalizza solo ora???
    In Ucraina c’è una guerra civile da anni dove si ammazzano donne, vecchi e bambini senza guardare in faccia a nessuno.  Ma solo ora ci preoccupiamo delle atrocità, solo ora piagiamo i morti.
    Chi sa perchè solo ora???
    Prima non erano importanti i bambini morti??
    Forse prima questi morti non avevano peso sulla nostra economia ?

  46. 76
    albert says:

    Gira voce che i russi invasori mandino avanti spie  infiltrate travestite da…giornalista..per cui non e’da escludere che qualche giornalista “vero “sia eliminato da “fuoco amico”.Si dice anche nei mesi precedenti l’ora x, infiltrati kgb( o altra sigla)”turisti” abbiano affittato appartamenti in città chiave.Non sono da escludere “compravendite” di informatori ingaggiati.  Vecchie vicende che in  Italia sperimentammo.Se ci inventiamo qualche porcata,  forse e’ già stata attuata  con maggiore impegno e astuzia .

  47. 75
    Carlo Crovella says:

    @69 I due contendenti sono in guerra l’un contro l’altro e ovviamente entrambi commettono barbarie. Sottolineo però che questa fase è iniziata con l’invasione, anzi l’aggressione militare, della Russia putiniana e non viceversa. Ma a me personalmente importa poco del conflitto in sé, cioè se il giusto sia di qua o di là. Io sono dispiaciuto per i civili bombardati e uccisi, specie se bambini. Spero che la guerra finisca presto per evitare altre stragi di civili ukr. I corrispondenti di guerra “accettano” di muoversi in territorio pericoloso, è un rischio che fa parte del loro mestiere. Se non volessero, starebbero alla scrivania a commentare la partita di calcio… Non dico che sono contento dei giornalisti morti, per carità, ma non è verso i giornalisti che si dirige la mia preoccupazione emotiva, bensì verso i civili ukr, in particolare anziani, donne e bambini.

  48. 74
    albert says:

     Un nesso tra le due  vicende https://www.firstonline.info/la-cecenia-che-fine-ha-fatto-dopo-due-guerre-ecco-la-storia/
     in pratica si comprano gli ex nemici sopravvissuti
    e un altro nesso covid guerra profughihttps://roma.repubblica.it/cronaca/2022/03/03/news/allarme_covid_i_profughi_ucraini_rifiutano_il_vaccino_hanno_paura-340058002/
     

  49. 73
    albert says:

     Forse dopo sterminio e distruzione di enormi risorse, trorveranno un accordo fattibile anni fa ( se non fossero sempre in campo  tipi ansiosi di provare le meraviglie delle armi e altro mestiere non hanno), si stringeranno la mano e brinderanno(ognuno con la propria bibita, non si sa mai!).Per il momento ogni parte  tenta di  spingere i margini della contrattazione un poco più in là.In Italia, pure Europa fonderanno i vecchi carriarmati in deposito a Vercelli per farne di nuovi, forse qualcuno reinventerà la milizia nazionale di riserva,addestrata a far quel poco che serve accanto agli specialisti.(imitazione modello svizzero)

  50. 72
    Mario says:

    La controinformazione e la disinformazione esistono in tutte le situazioni di conflitto,non solo militare e coinvolgono anche le parti non in causa diretta.Il solo motivo per stracciarsi le vesti per questo o quell’altro fatto o interpretazione  è il tifo. Ed il tifo per l’ uno o per l’altro ha radici profonde,  le stesse ragioni che portano ai conflitti più sanguinosi.  Nessuno è innocente neanche qui dentro.

  51. 71
    Lusa Mutti says:

    https://www.youtube.com/watch?v=QCShax2Mhp0
    IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO

  52. 70
    Andrea Parmeggiani says:

    Marco, su questo argomento sono 100% d’accordo con te 🙂

  53. 69
    marco vegetti says:

    Però… Gli ucraini bombardano Donetsk (in piena città) e nessuno dice niente, anzi spacciano le immagini per quelle di Kiev (RAI 1 e TG5). La Germania chiede alla Polonia di non mandargli più profughi e nessuno dice niente. Tutti per una soluzione di pace ma continuano a mandare armi sempre più sofisticate e nessuno dice niente. Muore un giornalista freelance americano e lo spacciano per uno del New York Times (per il quale ha lavorato nel 2015) e fanno un dramma. Muore un  freelance italiano (Andrea Rocchelli, ucciso dai mortai ucraini) e nessuno praticamente dice niente. Un presidente con villa da 4 milioni di euro, appoggiato dal più grande oligarca ucraino e nessuno dice praticamente nulla. Un presidente comico (dopo un cioccolataio) che la mattina inveisce contro la Russia e l’Occidente e la sera parla di possibile accordo: schizofrenico o vuole solo intascare altri soldi, ma nessuno dice niente. Ricordate? 50 anni di film western ci avevano fatto intendere che i cattivi erano gli indiani…

  54. 68
    Alberto Benassi says:

    E’ una mia opinione, e, visto che non siamo in Russia, la esprimo.

    Balsamo, e fai BENE !!!

  55. 67
    albert says:

    66) Speriamo si concluda così… ci si poteva pensare molto prima ma chi ha avuto vittime in famiglia e  casa distrutta…o paga uno jettatore  efficace o arrota il coltello…per anni a venire.O piu’ semplicemente, dal grano ricava vodka di bassa qualità  e la diffonde che tanto bene non fa , in Russia.

  56. 66
    Carlo Crovella says:

    Ieri primi segnali di apertura dell’Ukr all’ipotesi di “resa”. Tra l’altro preciso che con tale concetto (“resa dell’Ukr”) sintetizzo la seguente combinazione: Ukr smette di combattere, accetta la “sconfitta” militare, chiede la pace, si siede al tavolo del negoziato in cui sostanzialmente è disposta a rinunciare ad entrare nella NATO (ma anche nella UE) e a cedere definitivamente alla Russia il Donbass e la Crimea. In cambio, oltre al cessate il fuoco, l’Ukr ottiene la formale indipendenza come stato sovrano, anche se sarà in un regime di neutralità (cioè NON fa parte dell’Occidente), cioè dovrà accettare di fatto di rientrare nell’influenza delle Russia putiniana. D’altra parte, come ho già espresso, Ukr, Bielorussia e Moldavia sono il giardino di casa nella visione storica zarista e Putin ha una visione zarista. Così, almeno, si interrompe il massacro dei civili ukr, perché in cambio di quanto sopra la Russia fa uscire i suoi tank da tutta la Ukr (salvo repubbliche dell’est e Crimea che diventano russe a tutti gli effetti).
     
    Primi segnali, dicevo. Infatti ieri il Presidente Ukr ha dichiarato che sono disponibili a rinunciare al progetto di entrare nella NATO e che sono anche disponibili a trattare sul passaggio di Donbass e Crimea alla Russia. E’ una minima apertura, ma almeno non c’è quell’intransigenza “invasata” espressa l’altra sera dalla Vice-Premier Ukr in collegamento con la Gruber. 
     
    Nel mio piccolo di singolo pensatore, io preferisco così piuttosto che assistere al falcidio quotidiano di civili innocenti, fra cui molti bambini. Infatti o noi occidentali prendiamo il coraggio a due mani e facciamo destituire Putin e poi portiamo NATO ed EU fino agli Urali (Progetto “Europeizzare il mondo slavo”), prendendo dentro tutta quell’area come nostri concittadini, oppure, se non vogliamo/possiamo abrogare il regime di Putin, tanto vale lasciargli l’influenza in quelli che la mentalità zarista considera domini diretti dalla notte dei tempi.
     
    Speriamo che le cose maturino in modo positivo. Staremo a vedere. Buona giornata.

  57. 65
    albert says:

     con o finale  o troncato non muoviamo un granell-o di polvere ..ementre ticchettiam-o magari in casa ci chiaman-o adaltre opere e si chiude in fretta. Rimane il fatto che tuttel e tecnologie belliche e non chec onferivano supremazia all’Occidente, sono finite a tutti che poi hanno pure perfezionato…nonadottando intoto la imperfetta democrazia.( pesi contraopopesi e diritto dip rotesta)Purtoppo  circa gli oppositori russi, ( ma non solo)sento tonfi di botte da orbi e   arti stirati e contorti, denti rotti.

  58. 64
    Andrea Parmeggiani says:

    Albert, 
    per carità… non firmarti “alberto”, potresti essere confuso per un altro “alberto” ben meno interessante…

  59. 63
    alberto says:

    Russia  Cina  hanno missili ipersonici non intercettabili da missili occidentali antimissile..almeno trapela questo.L’Occidente e’rimasto indietro,ha pettinato  le bambole? https://www.toscodata.it/blog/notizia-34/eniac-primo-calcolatore-della-storia
    appunto..nacque non per trastullarsi al pc, ma per effettuare calcoli velocissimi e dare  coordinate alle punterie antiaeree..poi per decriptazione  “enigma “codice di trasmissioni nazista….!Poi Pennicilina.. solo molto dopo per usi civili..(molti dei quali  all’insegna di “perle ai porci.”.ma bisogna  pur vendere a tutti! anzi  l ‘hardware facciamolo fare dagli antagonisti , cosi’ poi ci tagliano i rifornimenti microcircuiti e ce li bloccano o spiano  )In Veneto si dice.. essere Bon va bene, anche due volte bon, ma tre volte   bon = mona!Noi ci stracciamo le vesti per  aver saputo che L’Esercito Italiano e’stato messo in  sveglia vigile , permessi ridotti e   rinfrescata addestramento e controllo mezzi..là sbattono a combattere 18nni facendo credere che sono in esercitazione e per il lavoro di coltello chiamano truppe sadiche di volontari pronti a tutto pur di  avere la concessione di “bottino razzia di guerra”

  60. 62
    Giuseppe Balsamo says:

    @44
    Video interessante, ma parlare come fa Orsini di “gigantesche esercitazioni militari” senza specificarne modalità e contesto, mi sembra parziale e fuorviante.
     
    “Brezza Marina” si tiene ogni anno dal 1997 (nel 1998 c’era anche la Russia). Nel 2021 il numero di paesi e di operativi coinvolti è stato il più alto dal ’97’: 5000 militari da 30 nazioni (fra cui Egitto, Giappone, Marocco, Pakistan, Senegal, Corea del Sud, Brasile e, come dice Orsini, Australia).
    Fonte: seapowermagazine.org/exercise-sea-breeze-2021-comes-to-a-close-in-black-sea/
     
    “Tre Spade” si è tenuta nella base di Yavoriv (bombardata due giorni fa) a 25Km dal confine con la Polonia e a 1000Km dal confine russo. 1200 operativi totali fra Ucraina, Polonia, Lituania e Stati Uniti.
    Fonte: reuters.com/world/europe/ukraine-holds-military-drills-with-us-poland-lithuania-2021-07-27
     
    “Tridente Rapido” si tiene ogni anno dal 1995. 6000 operativi da 15 nazioni, Italia compresa, sempre a Yavoriv.
    Fonte: upi.com/Defense-News/2021/09/20/ukraine-army-nato-rapidtrident21-exercise-begins/8581632150304/
     
    Per darti un termine di paragone, Zapad-2021 (esercitazione della Federazione Russa, stesso anno) ha coinvolto 200 mila uomini.
    Fonte: geopolitica.info/zapad-2021/
     
    Molto meno melodrammatico, così.
    O no ?
     
    P.S. Benassi, io non ho detto che tu sei banale, ma che ritengo al limite del banale mettere solo un link senza nulla di proprio.
    E’ una mia opinione, e, visto che non siamo in Russia, la esprimo.

  61. 61
  62. 60
    Roberto Pasini says:

    Seduto alla mia scrivania, in una casa confortevole e ben riscaldata, mi viene difficile e non me la sento proprio di giocare al Piccolo Stratega. Non sono un diplomatico, un militare etc…ho informazioni sicuramente filtrate dalla propaganda, ho perso i miei riferimenti politici, nei quali riponevo una seppur vaga fiducia e stima, non saprei proprio cosa consigliare a quella gente che sta nella m. e non mi sembra neppure appropriato dalla mia comoda postazione. A proposito avete visto le facce dei soldatini russi prigionieri: bambini stralunati. Mi sono ricordato i racconti serali tristi dopo aver bevuto dei miei ex colleghi coetani americani sulle loro esperienze spediti con la cartolina in Vietnam a 19 anni come soldati di leva (proprio come nei film, anzi peggio). Mi viene più naturale cercare di fare l’essere umano, perché forse è più alla mia portata. E come essere umano, fin da piccolo non ho mai sopportato vedere uno grande, grosso e con un nodoso bastone menare uno piccolo, anche se quello piccolo magari mi stava antipatico, aveva le sue colpe ed era pure un mio avversario. Mi viene spontaneo gridare a quello grande “Piantala per Dio” “Fermati, ragiona, cambia strada, perché c’è spesso un’altra strada, basta cercarla” più che dire a quello piccolo “Arrenditi e cedi perché altrimenti ti fa nero” e ho sempre onorato il coraggio di chi cercava di vender cara la pelle tenendo testa come poteva e facendo pagare un prezzo alto a quello grande per il suo trionfo. L’ho sempre fatto, come potevo nel mio piccolo, per la Cecoslovacchia, per il Vietnam, per l’Afganistan prima menato dai russi e poi dagli americani, per la Palestina …e così via. Ingenuità, istinto, pancia, inconscia democristianita’ e cristianesimo latente di un laico miscredente?  non lo so. Forse solo banalità e buon senso di una persona qualunque, ma sinceramente non mi pento e non mi vergogno. Tanto all’Inferno ci vado lo stesso. E poi mi consola pensare che non sono proprio solo, altri hanno i miei stessi sentimenti, anche se non gridando si fanno meno notare. A risentirci. 

  63. 59
    Carlo Crovella says:

    @57 Appunto: bisogna fargli terra bruciata intorno, danneggiando l’establishment economico  (oligarchi) e militare (generali), finché quelli, quando non me possono più di esser danneggiati, si convincono a destituire Putin. 

  64. 58
    Carlo Crovella says:

    Non ho tempo e forse neppure la capacità tecnica di recuperare il video della trasmissione La7 della scorsa settimana, ma Caracciolo ha detto che una eventuale rivoluzione popolare russa avrebbe tempi lunghissimi. L’età di Putin non c’entra nulla, la frase di Caracciolo e’ provocatoria, per dire che chi pensa ad una rivoluzione popolare russa è un illuso. Caracciolo stesso invece pensa che le elite russe potrebbero ribellarsi in tempi più brevi.
     
    Non capisco cosa c’entrino le mie presunte fobie. Io non ho nessuna fobia. Sono molto addolorato per le vittime civili, molti sono bambini: tutto qui. Personalmente penso che, piuttosto che stare a vederli morire senza fare nulla, qualche cosa di pratico l’Occidente dovrebbe fare. Nell’ordine: 1) spingere Ucr ad un rapido negoziato, cosa che, stante il differenziale militare, significa convincerla ad arrendersi. 2) stritolare economicamente gli oligarchi russi per spingerli a congiura contro Putin. 3) eliminare Putin, costi quel che costi  anche conum killer. non vedo che fobie ho. Ho semplicemente delle idee sul tema Ucr.
     
    Tra l’altro cito Caracciolo  ma non sono il suo portavoce. Ho idee mie e le traggo anche da altre letture. Per es, Piero Sansonetti del Riformista è molto più sbilanciato di me sull’obbligo morale dell’Ucr ad arrendersi per salvare la sua popolazione. All’opposto Fontana, direttore del Corriere, oggi ha detto che e’ immorale (testuale) spingere l’Ucr ad arrendersi. Ci sono quindi mille sfumature, io esprimo la mia.

  65. 57
    Alberto Benassi says:

    Putin è un dittatore è  sicuramente un uomo terribile, spregiuticato. Ma è sempre un uomo. UNO SOLO!!
    Quindi che può fare un uomo solo?
    Ben poco se non nulla a meno che non sia appoggiato dalla maggioranza della popolazione russa  , dal sistema economico e politico, dalla polizia, dai servizi segreti, dall’ esercito russo, persino dalla chiesa ortodossa.
    E sicuramente Putin è ben appoggiato da tutte queste componenti della società russa. Se così non fosse, in vent’anni l’avrebbero già rovesciato.

  66. 56
    Carlo Crovella says:

    Spero di non fare un  dispetto a Pasini,  ma per una volta carico un link, in genere non lo faccio  se non raramente (condivido le tesi di Pasini al riguardo). Ritengo però questo link utile perché fa accedere ad un video che riporta un pezzo della trasmissione di ieri sera (La7). Il video contiene: 1) l’intervento di Massimo Giannini (direttore de La Stampa) che sintetizza la straziante scelta cui è chiamato l’occidente: o spingiamo Ucr ad arrendersi o assistiamo inermi al lento sterminio dei loro civili, visto che non vogliamo la III guerra mondiale. 2) la delirante risposta della Vice-Premier Ucraina dimostra quanto siano “invasati”, per cui è irrealistico che, ora come ora, Ucr sia disposta a cedere qualcosa alla Russia. Mia sintesi: o lasciamo le cose andare per contolotro,  per cui la guerra durerà mesi e mesi e le vittime civili ucr saranno incalcolabili, oppure si ipotizza un intervento per cambiare la guida della Russia. Una Russia non più putiniana avrebbe una posizione diversa sul tema Ucr. Poiché non possiamo attenderci che P sia battuto in una elezione democratica, non essendo la Russia una democrazia, qualche cos’altro bisogna fare. L’ideale sarebbe una congiura russa. La faranno?
    https://www.lastampa.it/esteri/2022/03/15/video/giannini_la_russia_bombarda_senza_pieta_i_civili_inermi_lucraina_in_queste_condizioni_non_accetta_negoziati_cosi_la_gue-2874353/?ref=LSHSTD-BH-I0-PM5-S4-T1

  67. 55
    Matteo says:

    Ripeto, ieri Caracciolo ha detto: “Le posizioni non sono così distanti, anche se ci sono elementi di fondo che debbono essere ancora chiariti”
     
    Non credo proprio invece che qualcuno minimamente ragionevole possa avere un orizzonte di dieci o vent’anni, considerando l’età di Putin. 
     
    E questo basta e avanza per presumere che non la pensi affatto come Caracciolo;
     
    Che tu poi aggiunga che “c’è’ tempo per sterminare tutti e 40 milioni di ucraini.”  dice forse qualcosa su di te e le tue irrazionali fobie, ma di certo ti pone ancora più distante da Caracciolo.
     
     

  68. 54
    Mario says:

    Secondo i sabaudi   Putin e’ un Cannibale e forse peggio , una Tutina. 

  69. 53
    Andrea Parmeggiani says:

    Crovella, che quello che dovremmo fare noi occidentali è spingere l’Ucraina è arrendersi, lo penserebbe qualunque sano di mente. E basta dirlo in 15 parole, non 1500. 
    Ed è per lo stesso motivo che ho fatto la battuta di prima (perchè di questo si tratta per me) riguardo la soluzione finale della vicepresidentessa, che mi sembra una vera invasata.Peccato che le mosse istituzionali italiche invece vadano in direzione diversa, vedi aver partecipato all’invio delle armi.

  70. 52
    massimo ginesi says:

    ma al geopolitico illustre allievo caraccioliano il dubbio (absit iniuria verbi) che buona parte della narrazione, ammettilo e bambini compresi, in tempi di guerra sia meramente strumentale non sorge mai?
    perché a far l’analisi così da risiko è capace anche marietto qui del bar di sorbolo, altro che limes…
     

  71. 51
    Carlo Crovella says:

    Fate un minestrone ingestibile. Sono questioni su piani diversi, consequenziali l’un con l’altro. Ho già scritto più volte, non ricordo se in questa striscia di commenti o in quella del post “alpinistico” di qualche giorno fa, che quello che DOBBIAMO FARE noi occidentali è spingere l’Ucraina ad arrendersi. Cioè a ragionare in modo diametalmente opposto a quello esposto ieri sera dalla Vice-Premier. Sennò, stiamo pure fermi, ma assisteremo inermi al falcidiato del civil ucraini. A quel punto, è ipocrita che sbandierano la foto della povera quasi mamma ferita a Mariupol e poi morta dopo aver perso il bambino. E ovvio che il criminale primo e’ Putin, ma se noi stiamo semplici spettatori, un briciolo siamo responsabili anche noi.
     
    Allora dovremmo cercare altre soluzioni. Chiaro che la soluzione principe è quella di un rapido accordo di pace, ma ciò presuppone che le due parti siano disposte a rinunciare, ciascuna, a qualcosa. Al momento mi pare che Putin non deroghi dal suo obiettivo di arrivare a controllare l’intera Ucr con i suoi tank. Parimenti il governo ucraino, anche ieri sera, dice che vuole combattere fino alla vittoria finale (!?!), con riconquista dell’est e della Crimea. Sono posizioni troppo distanti per confidare in un rapido accordo. La tempistica è determinante, perché, ogni g che passa, muoiono molti civili. Ora si calcolano 100 vittime civili al g,  probabilmdnte fra un mese saranno 200 al g, fra 3 mesi saranno 300 al g.
     
    Ieri sera Carscciolo ha proprio detto che, in assenza di un rapido accordo, la guerra sarà lunga e non potrà che condurre alla distruzione totale dell’Ucraina, sia come territorio checome popolazione.
     
    Alternative (sono certo di averle già scritte): 1) l’Occidente scende in campo per compensare il differenziale militare fra Russia e Ucr: è ipotesi irrealistica, perché scoprirebbe la III guerra mondiale e noi non lo vogliamo. 2) Le sanzioni stritolano l’economia russa in generale e la popolazione russa,  stremata, da vita ad una rivoluzione anti Putin stile quella del 1917: tempi lunghissimi. Lo stesso Caracciolo, non ieri sera ma la scorsa settimana, ha detto ci vorranno forse dieci o venti anni per vedere una cosa del genere. Aggiungo io: c’è’ tempo per sterminare tutti e 40 milioni di ucraini. 3) Le sanzioni e le requisizioni sugli oligarchi russi e/o il dissenso dei vertici militari russi potrebbero confluire in una congiura delle élite per destituire Putin, magari anche senza eliminarlo fisicamente. Questa è ipotesi più accreditata, fra quelle al livello inferiore rispetto ad un rapido (ma ora irrealistico) accordoRussia-Ucraina. Sempre la scorsa settimana, lo stesso Caracciolo ha detto che, se emerge questa ipotesi della congiura delle elite, i tempi potrebbero non essere lunghissimi. 4) Eliminazione fisica di Putin. Sia chiaro: Caracciolo non ne ha mai neppure accennato. Non sappiamo cosa pensi in cuor suo. Certo è che io, piuttosto che vedere 100 civili innocenti morti ogni giorno, non scarterei questa ipotesi, anzi la caldeggio. Ovvio che deve pensarci la CIA o altri del genere. Ma almeno io rompo il tabù ideologico e ho il coraggio di parlarne pubblicamente. Per altro, anche politici americani lo hanno già dichiarato. Per cui credo che sia un’ipotesi sul tavolo. Il problema è che lo sa lo stesso P, pare infatti che non faccia avvicinare nessuno a meno di 5 metri, neppure i suoi ministri. Spero di aver reso tutto chiaro ora. Buona serata a tutti.

  72. 50
    Andrea Parmeggiani says:

    @45 
    Crovella, forse allora non è P che dovresti desiderare che venga fatto fuori, ma la vicepresidentessa invasata… Collegando questa cosa a quanto detto da Pasini nel commento 49: ” Chi è disposto a morire per il suo onore merita il nostro assoluto rispetto.”
    Certo, ma non chi lo fa per interposta persona “armiamoci e partite” come fa la suddetta vicepresidentessa.

  73. 49
    Roberto Pasini says:

    Mah… non centra nulla il giusto e lo sbagliato e via cantando.,Ho detto semplicememte che per migliorare l’efficacia comunicativa sarebbe meglio non eccedere con i rilanci o magari accompagnarli con qualche indicazione di sintesi/riassunto. Pura efficacia comunicativa. Poi uno può pensare benissimo che non sia un’osservazione utile. Nessun problema.  Io adesso mi arrendo, alzo la bandiera bianca, come secondo qualcuno dovrebbero fare per il loro bene gli ucraini. Saluti e buon proseguimento. Ps. In Valle Strona, mio zio Roberto, sergente degli alpini che era stato in Russia, circondato con alcuni compagni da un gruppo soverchiante di fasci e nazi, li mandò a cagare quando gli proposero di arrendersi perché battersi non aveva senso. Furono colpiti e finiti a colpi di baionetta depurpando le loro facce. Avevano 24, 20 e 19 anni. Un po’ di tempo dopo l’Italia fu liberata. Chi è disposto a morire per il suo onore merita il nostro assoluto rispetto. La storia giudicherà se era meglio arrendersi e salvare la pelle. Almeno io sono stato educato così. 

  74. 48
    Matteo says:

    Ho riletto e mi sono accorto di aver coinvolto Benassi senza senso…
    è inutile, quando si accetta la discussione con i casi patologici, si rischia l’infezione.
     
    Domando scusa

  75. 47
    Matteo says:

    Benassi & Crovella: lottare uniti per la libertà di parola…
    nel senso di parole in libertà, svincolate da nesso, senso e consecutio!

  76. 46
    Alberto Benassi says:

    Forse hai problemi di comprensione anche di ciò che viene detto, non solo di ciò che viene scritto

    Matteo, io sono banale, linkofobico e corridaistigatore.  Te inveve invece hai  problemi di comprendonio.😁
    Tutti gentili, educati e rispettosi qui

  77. 45
    Carlo Crovella says:

    @35 ma…guarda che è quello che sto dicendo io da mo’. Tutti dicono che si sta cercando di convincere l’Ucraina  a “cedere” , perché altrimenti Putin non si fermerà e distruggerà sia il paese fisico che la popolazione, steminandola a cannonate sui civili. Ma ieri sera la Vice-Premier era un’invasata e diceva che loro non si fermeranno mai e che il governo ucraino punta alla vittoria completa con il reintegro dell’est e della Crimea (che Putin non cederà mai). Forse hai problemi di comprensione anche di ciò che viene detto, non solo di ciò che viene scritto

  78. 44
    Alberto Benassi says:

     
    Prof. Orrsini
    https://www.youtube.com/watch?v=yldYrPfPw3U
    a proposito di:
    banalità;
    rispetto delle opinioni di un professore universitario;
    complottismo;
    e geopolitica da strapazzo

  79. 43
    Alberto Benassi says:

    grazie Balsamo, ma dato il mio essere banale,  troppo difficile e profondo per me. 
    Sicuramente Pasini apprezzerà.

  80. 42
  81. 41
    Alberto Benassi says:

    Benassi, se tu avessi accompagnato quei link con queste considerazioni (che per te forse sono scontate, ma altrettanto non sono per chi accedendo al blog trova solo un link) forse ne avresti reso più interessante i contenuti.

    Non sono io che devo rendere interessante i contenuti. Lo sono di per se! Visto chi parla e visto gli argomenti.
    Ma, forse… visti i personaggi, spesso scomodi, non omogenizzati e non livellati all’informazione da encefallogramma piatto,   qualcuno ha pensato bene di passare oltre.

  82. 40
    Alberto Benassi says:

    Certo (perdonami questa piccola provocazione ) mettere solo un link è molto più semplice, al limite del banale.
    Ehh lo so…sono banale!! Mica possiamo essere tutti dei profondi, Crovella, Pasini o Balsamo…perdona  la mia di provocazione.
     

  83. 39
    lorenzo merlo says:

    Per niente. Non c’è nulla di univoco.

  84. 38
    Giuseppe Balsamo says:

    @36
    Benassi, se tu avessi accompagnato quei link con queste considerazioni (che per te forse sono scontate, ma altrettanto non sono per chi accedendo al blog trova solo un link) forse ne avresti reso più interessante i contenuti.
    Io, in genere, provo sempre a seguire quanto proposto.
    Ma, se mi trovo di fronte un video di oltre un’ora come quello di Giulietto Chiesa (ad esempio) che hai evidenziato tu ieri, devo decidere se investire o no il mio (poco) tempo per guardarlo: magari ne vale la pena, magari no.
    Scriverci sopra qualcosa d’accompagnamento elaborato in proprio, secondo me aiuterebbe a fare questa scelta e anche agevolare un eventuale successivo scambio di idee.
    Certo (perdonami questa piccola provocazione 🙂 ) mettere solo un link è molto più semplice, al limite del banale.

  85. 37
    Lusa Mutti says:

    https://www.ilgiornale.it/news/mondo/rifugi-e-iodio-svizzera-si-prepara-conflitto-nucleare-2015339.html
    La Svizzera si prepara al conflitto nucleare😨😱😱😱
    Scommetto che anche Crovella da buon previdente si sta facendo scorte di viveri e acqua nel suo bunker sabaudo

  86. 36
    Alberto Benassi says:

    Pasini, non mi interessano ne ++linkifici ne corride. Ho messo i due link di Giulietto Chiesa e del dibattito alla trasmissione Rebus tra il prof. Barbero ed Augias perchè raccontano argomenti e fatti interessanti, perchè ne sanno di sicuro molto più di me, perchè sono persone che  vanno spesso contro corrente (cosa per me importante) sensa comportansi da soliti democristiani, perchè non si fermano alle apparenze, pensando che potessero interessare anche altri.
    Ho sbagliato . Pace e bene.

  87. 35
    Matteo says:

    “Se non pensiamo che si possa raggiungere subito un compromesso, cosa resterà dell’Ucraina?”
    E’ un fatto che molti paesi occidentali, ma sopratutto Israele, stanno preiendo su Zelensky, così come stiamo premendo su Putin, perché accettino un compromesso”
    “Io penso che siamo ancora in tempo per impedire che si vada oltre da parte della Russia di quanto ha già, cioé la Crimea e il Donbass”
    “Questo conflitto non  può che finire con una qualche forma di compromesso”
    “Le posizioni non sono così distanti, anche se ci sono elemen ti di fondo che debbono essere ancora chiariti”
    [Dichiarazioni di L. Caracciolo di ieri sera, si trova tutto su youtube]
     
    Chi è che arruola chi? Chi è che non ascolta?
     
    Direi che è lo stesso che non è interessato a proseguire dialoghi con me…(e che in effetti non ha mai dialogato con nessuno)
     
    Stammi bene

  88. 34
    Carlo Crovella says:

    A proposito, anche sul tema “Putin e sua destituzione”, Caracciolo la pensa come me (!). Ovviamente sono io che la penso come lui.
     
    Nel senso che anche lui afferma pubblicamente le stesse tesi che sostengo io, a parte l’ipotesi “eliminazione diretta di Putin” che lui, pubblicamente, non può dire esplicitamente (magari la pensa in cuor suo, ma non lo possiamo sapere con certezza).
     
    Caracciolo afferma pubblicamente che: 1) se vogliamo che la Russia si fermi autonomamente sul piano militare, dobbiamo mettere in conto la destituzione di Putin (senza questa ipotesi, l’esercito russo prosegue fino alla distruzione totale dell’Ucraina); 2) aspettarsi una destituzione da parte della popolazione russa (una specie di nuova rivoluzione del 1917) è utopia, specie in tempi medio-brevi: abbiamo tempo, prima, di vedere la III Guerra mondiale; 3) che l’unica forma di destituzione di Putin nel breve è quella ottenuta su  iniziativa delle élite oligarchico-militari; 4) gli oligarchi potrebbero esser spinti a farlo al seguito delle stringentissime sanzioni occidentali e requisizioni varie (dalle ville agli yacht, ai conti bloccati…), i militari sia perché vedono infangato il prestigio dell’esercito russo sia perché a loro volta disturbati dall’assistere al fatto che i ragazzi russi sono mandati a morire stupidamente in una guerra inutile e voluta solo dalla follia di Putin…

  89. 33
    Carlo Crovella says:

    @32 A te (come a molti altri che sentenziano a sproposito)  sarebbe convenuto assistere alla trasmissione di ieri sera dalla Gruber, dove Caracciolo, anche se in collegamento da Bari, era ospite. Caracciolo sta dicendo esattamente quello che ho riportato. Per cui tu i non “sai” leggere/capire, o vuoi attacar briga a priori. In entrambi i casi, non mi interessa proseguire dialoghi con te.
     
    Per inciso nella trasmissione di ieri sera, era ospite (in collegamento da Kiev) la Vice-Premier ucraina. Sarebbe stato doppiamente interessante per tutti assistere alla trasmissione perché costei ha fatto delle dichiarazione agghiaccianti.
    In sintesi ha detto che la Nazione Ucraina non solo NON vuole arrendersi ma vuole combattere  contro la Russia fino alla “vittoria finale” (?!?) con reintegrazione completa delle province dell’est e della Crimea. Inoltre ha detto che le autorità ucraine si aspettano che noi occidentali scendiamo in campo al loro fianco e/o imponiamo una no fly zone su tutta l’Ucraina o quanto meno sopra le centrali nucleari (che sono 5, compresa Chernobyl) e in più forniamo armi, in particolare jet militari.
     
    La posizione e4spressa dalla Vice-Premier è una posizione che porterà al progressivo martirio della popolazione civile, perché l’Occidente non scenderà MAI in campo né imporrà la no fly zone né fornirà jet militari (tutte mosse che scatenerebbero la reazione della Russia, innescando la III guerra mondiale). Noi occidentali, europei continentali in primis, alla fine, pur “piangendo” dal profondo del cuore, preferiamo assistere alla decimazione della popolazione ucraina che veder morire noi stessi.
     
    Quindi si andrà avanti così, giorno dopo giorno, con una progressiva distruzione (umana e fisica) dell’Ucraina. A questo punto, se gli Ucraini sono così “invasati” e non vogliono neppur sentir parlare di “resa” (che, come dice anche Caracciolo, è il prerequisito per intavolare un negoziato di armistizio)… il loro destino è nelle loro mani.
     
    Per inciso Caracciolo, ieri sera presente e sostenitore pubblicamente (TV) di queste conclusioni, la pensa esattamente così. Ieri sera Caracciolo ha esposto proprio queste conclusioni (peraltro da lui dette e scritte ripeturamente), per cui non comprendo dove tiriate fuori tesi “caraccioliane” diverse da quelle riportate da me. Buona giornata a tutti.

  90. 32
    Matteo says:

    “eliminazione di P…”
    “intervenire militarmente a fianco con l’Ucraina …”
    “Restare defilati e assistere al martirio del popolo ucraino che subirà chissà quante perdite fra i civili…”
    “Convincere in breve l’Ucraina ad arrendersi per intavolare un negoziato, sedendosi a fianco dell’Ucraina” Ma senza l’obiettivo di sfilare l’Ucraina dal controllo russo, anzi.
    “riconoscere il mondo slavo tutto sotto l’influenza russa.”
    “Quantum non datur.”
     
    Perché queste 4 “alternative” non sono altro che continuare a ripetere il solito gioco, quindi in definitiva a non cambiare nulla.
    E non centrano nulla con quanto dice Mini (e anche Caracciolo, peraltro)
     
    E non sono assolutamente le uniche possibili: per esempio un patto formale di un solo paese NATO con la Russia (meglio se di più ovviamente), che assicuri  il veto all’ingresso dell’Ucraina (e magari di Bielorussia e Georgia) nell’alleanza sgombrerebbe il campo dalle opzioni peggiori.
    O magari un riconoscimento dell’autonomia delle repubbliche di Donetsk e Donbass (con tutti i vincoli che si vuole, magari)
     
    L’esatto opposto di sostenere l’invio di armi o, molto peggio, l’omicidio di un capo di stato straniero, peraltro democraticamente eletto, anche se dà molto fastidio ricordarlo!

  91. 31
    Massimo Ginesi says:

    Pasini, con tutto il rispetto per la tua democristianità…
    è singolare che tu veda la zanzarizzzazione un qualche link e non colga la valenza distruttiva in un blog /social /sitoweb di qualcuno che da tre anni da sistematicamente dei dementi a tutti  gli altri esseri viventi che non si trovino in linea con il suo sentire (definiti impersonalmente voi), autoproclamandosi di volta in volta massimo cultore di  qualunque materia sia in discussione (oggi stiamo alla geopolitica).
    Quanto al fatto che 1500 caratteri servano a qualcosa, una scemenza rimane una scemenza. che sia scritta con 7000 o con 1500 caratteri.
    E il suddetto talvolta ammorba qualunque discussione a botte di 1500.
    Poi convengo con te, il web è quasi sempre un bar (lo diceva Eco) in cui legioni di imbecilli hanno diritto di parola universale. E come in ogni bar la discussione tende a finire sempre in malora, che si parli di alpinismo o di modellismo, con l’aggravante che al bar è difficile nascondersi e qui invece basta un nick per trollare un pò.
    Meglio leggersi dei libri e parlare con i pochi con cui si ha sintonia. live e frequentare sempre meno i bar virtuali.
    Buona giornata.
    MG 

  92. 30
    Roberto Pasini says:

    Benassi. PS. Ti ricordo che fui io a proporre la limitazione dei 1500 caratteri allo scopo di contenere alcuni fenomeni distorsivi. Proposta poi accettata da Gogna. Alla fine quella proposta ha dimostrato una certa efficacia. Lo spirito con cui lancio certe idee è costruttivo e non finalizzato alla repressione, che non ho mai amato in vita mia. Poi faccio proposte magari sbagliate o non realizzabili, come quella di poter postare immagini ma non capisco perché si deve fare sempre il processo alle intenzioni. Alla fine è davvero faticoso e passa la voglia.

  93. 29
    Roberto Pasini says:

    Benassi. Ho espresso un’opinione personale sull’efficacia per un blog di riempirsi di link. Un’opinione personale, uno spunto di riflessione in chiave costruttiva e basta e come tutte le opinioni, assolutamente non condivisibile. La Russia non c’entra. Basta dire “guarda a me non sembra così, anzi ritengo tanti link utili” Tutto qui. Fine. Per me si può trasformare anche il blog in un puro linkificio o in una corrida. Se piace così a molti assidui contributori e pensano sia efficace, ottimo. Non ho proprio nulla da dire. Ciascuno fa quel che gli pare. 

  94. 28
    Alberto Benassi says:

    Caro Pasini visto che non siamo in Russia… , credo che ognuno di noi è ancora libero di scrivere pensieri/opinioni personali o postare link che ritiene utili come documenti. Sempre che Gogna non condivida visto che siamo suoi ospiti. Se a te danno fastidio i link non li guardare. 
    Quanto all’essere senile guardati per te. 

  95. 27
    lorenzo merlo says:

    Ha studiato pensiero unico e l’han promosso con lode. 

  96. 26
    Roberto Pasini says:

    Altra interessante descrizione per la Fenomenologia degli spalti “Nei bar di provincia c’era un personaggio al quale eravamo affezionati. Il bastian contrario cronico. Qualcuno esprimeva un’opinione – spesso ovvia, tanto per dire qualcosa – e lui dissentiva. Paolo Rossi era un bravo attaccante? Lui sosteneva il contrario. Sandro Pertini un buon presidente? Lui iniziava a elencare presidenti migliori. Il terrorismo era orribile? Lui partiva da Caino e Abele per spiegare che la violenza era sempre esistita. Volevamo bene al nostro bastian contrario. Faceva parte del paesaggio acustico, regalava una piacevole abitudine. Davanti al bar Garibaldi, nel buio profumato dei dopocena d’estate, gli dicevano: «Bella serata, eh?». Lui s’incupiva: le sere di novembre erano molto meglio.”  In fondo i social sono la versione digitale del Bar Garibaldi. Cambiano gli strumenti ma gli uomini cambiano più lentamente. 

  97. 25
    lorenzo merlo says:

    Gelata. 

  98. 24
    Roberto Pasini says:

    Io penso che alcuni comportamenti  favoriscano di fatto (resto un ottimista sulle intenzioni, nonostante gli insulti e le provocazioni) quel processo di “zanzarizzazione” a cui sembrano destinati con una deriva irrisistibile la maggior parte dei social. È successo col Covid e sta succedendo con l’Ucraina, come pure è successo anche su temi montagnardi. Sarebbe un peccato, a me dispiacerebbe, anche se ho altre sedi per quel dialogo virtuale a cui mi sono adattato solo in questi due ultimi anni bui per la socialità in presenza. Io periodicamente esprimo la mia sensazione,  poi uno può liberamente considerala una stupidaggine o un’esagerazione pessimistica e continuare per la sua strada. Che non è la mia. Saluti.

  99. 23
    Lusa Mutti says:

    https://www.youtube.com/watch?v=miuXOoDKbg8
    Madonna piange lacrime in Ucraina, preghiamo con lei!

  100. 22
    lorenzo merlo says:

    no. 19.
    Doccia. Fredda magari.

  101. 21
    Carlo Crovella says:

    Pasini. È una piccola gioia, in questo momento drammatico, quello che hai riportato circa Limes esaurito. Si vede che non leggono solo La Gazzeta dello Sport… I lettori strutturali di Limes sono molto affezionati e in questo frangente la domanda aggiuntiva sarà stata significativa. Complice anche la sistematica presenza del direttore Lucio Caracciolo nella trasmissione serale della Gruber su La7. Bel booster promozionale. Bin giuca’, diciamo in piemontese. In ogni caso Caracciolo e’ molto preparato e lavora molto bene, se lo merita.  Un piccolo estratto del numero (in aggiunta a questo utile post) si trova sul sito http://www.limes.it. Ciao!

  102. 20
    massimo ginesi says:

    Roger waters, non proprio un novello sabaudo…
    “Farò tutto quello che posso per contribuire alla fine di questa terribile guerra nel vostro paese, tutto, tranne sventolare una bandiera per incoraggiare il massacro. Questo è ciò che vogliono i gangster, vogliono che sventoliamo bandiere. È così che ci dividono e ci controllano, incoraggiando lo sventolare delle bandiere per creare una cortina fumogena di inimicizia per renderci ciechi alla nostra innata capacità di entrare in empatia l’uno con l’altro, mentre saccheggiano e violentano il nostro fragile pianeta. Farò tutto ciò che è in mio potere per aiutare a riportare la pace a te, alla tua famiglia e al tuo bellissimo Paese. La lunga guerra/insurrezione che Hillary Clinton, Condoleezza Rice e il resto dei gangster di Washington stanno incoraggiando non è nel vostro interesse né nell’Ucraina.”
    https://contropiano.org/news/cultura-news/2022/03/14/non-sventolero-una-bandiera-per-legittimare-un-massacro-roger-waters-risponde-ad-una-sua-fans-ucraina-0147473

  103. 19
    Roberto Pasini says:

    Permettemi uno sfogo. Educatamente. Un’altra cosa che sta diventando fastidiosa è il continuo postare link. Una cosa è citare come ha fatto utilmente Crovella il numero di una Rivista o altri un autore o un titolo di libro, altro e’ tempestare il blog di link fin dal primo mattino (insonnia senile ? ). Basta dire una volta “ Guardate c’e’ questo sito che pubblica cose interessanti, originali e controcorrente su questo argomento. Andatelo a vedere se vi interessa”. Non c’è bisogno di trasformare questo blog in una succursale di altri o di You Tube o un linkificio. Alla fine si uccide il blog e si riduce la sua originalità e specificità e lo si impoverisce invece di arricchirlo. Piuttosto si faccia un riassunto ragionato e commentato di qualcosa che si ritiene interessante socializzare. Così si mantiene anche in esercizio la scrittura, cosa che fa solo bene ai neuroni.  Almeno questa è la mia sensazione. 

  104. 18
    Roberto Pasini says:

    Parmeggiani. Per la corrida ci sono già i social. Così pure per la cronaca ci sono i siti web. Per il trail running c’è ad esempio un trimestrale inglese di nicchia (Like the Wind, It’s why we run, come sottotitolo) che si basa sulla originalità storie che racconta, sulla qualità della scrittura e sulla bellezza della grafica e delle illustrazioni. Un piacere per chi ancora ama la carta, i bei caratteri, lo scrivere bene, le belle illustrazioni ma non da rivista di viaggi patinata e tirata a lucido. Però non conosco i loro numeri e l’editoria non è il mio campo. Certo la lingua favorisce un mercato sempre molto di nicchia ma più ampio. È stato solo un piccolo volo sopra le nubi scure ed è ora di ritornare al tema, però spero senza urla, insuti e tifo per i morti e gli omicidi. Io non ce la faccio più a sopportarli, anche se non sono Alice nel pasese delle meraviglie e non credo a Babbo Natale e alla favola del Lupo e cappuccetto Rosso (Bianco, giallo, verde, a scelta). Pero’ basta, se uno non riesce a trattenersi e non vuole ricorrere alla chimica di sua scelta, dal vino a cose più forti,  si faccia una doccia, trazioni alla sbarra, una corsa o altro che per pudore è meglio non dire prima di sfogare qui le sue scorie, invece di contribuire e dialogare. Ciao

  105. 17
    Carlo Crovella says:

    @14 perché sostieni che no so quello che scrivo? Sono ben convinto delle tesi esposte. In alternativa all’eliminazione di P non resta che scegliere fra: 1) intervenire militarmente a fianco con l’Ucraina e scatenare così la III Guerra mondiale; 2) Restare defilati e assistere al martirio del popolo ucraino che subirà chissà quante perdite fra i civili; 3) Convincere in breve l’Ucraina ad arrendersi per intavolare un negoziato, sedendosi a fianco dell’Ucraina. Ma l’obiettivo di un negoziato non può essere quello di sfilare l’Ucraina dal controllo russo, anzi. Questa scelta significa riconoscere il mondo slavo tutto sotto l’influenza russa. Quantum non datur. Ciao!

  106. 16
    Andrea Parmeggiani says:

    Dipende Roberto, se questa ipotetica rivista di montagna riuscisse ad avere il diritto di una piccola parte dei contributi che scendono a pioggia sulla stampa italiana… 
    Pero’ pensandoci bene… se poi questo vuol dire che dovrà scrivere bene di Bonatti e criticare Messner… o viceversa.. forse è meglio di no 😉

  107. 15
    Roberto Pasini says:

    Un bel segnale nella nebbia. In questi giorni ho cercato in più luoghi l’ultimo numero della rivista Limes. Niente da fare. Esaurito. I numeri della tiratura sono quello che sono. Verissimo. Tuttavia significa che mentre le tifoserie urlano e agitano le bandiere, a volte in modo sguaiato e indegno visto il numero dei morti da entrambe le parti, una minoranza cerca di capire. Vuole anche dire che il periodico cartaceo di nicchia, se di qualità, non è detto che sia morto per sempre. Chissà magari qualcuno potrebbe ripensarci in Italia anche per l’alpinismo e la montagna, ma magari mi sbaglio o mi illudo. 

  108. 14
    Matteo says:

    Mi sa che come al solito non sai quello che scrivi…

  109. 13
    Carlo Crovella says:

    @12 Mi sa che fai il solito minestrone. Io sostengo da sempre che la NATO ha grosse responsabilità. O si detronizzava dieci anni fa (in alternativa 5 anni fa) Putin e si portava NATO e UE fino agli Urali oppure, se per vari interessi, si è preferito lasciare Putin al suo posto, allora occorreva lasciargli anche il giardino di casa, come da sempre i zaristi considerano l’area Russia Bianca (ora Bielorussia), Ucraina e Mondavia. Invece gli occidentali sono andati a stuzzicarlo, prima sfilandogli Polonia, Ungheria, Cekia ecc, poi anche le repubbliche baltiche, infine “flirtando” con l’Ucraina, cui hanno vagheggiato l’inserimento nella UE e nella NATO. Ovvio che Putin non accetta che gli si tolgano le province che loro considerano storicamente “zariste”. Poi è altrettanto chiaro che Putin sta bombardando civili, uccide bambini ecc. io lo avrei eliminato fisicamente  (parlo proprio di Putin) almeno 5 anni fa. non sono per nullka uno che pochi mesi fa inneggiava a Putin e ora lo critica per i bombardamenti. I bombardamenti sui civili sono un crimine, ma Putin mi sta sulle palle da sempre. Ciò nonostante l’Occidente ha completamente sbagliato strategia e, stuzzicandolo, ha delle responsabilità.
     
    Cmq, il mio “entusiasmo” è specificamente riferito al fatto che qui sia stato pubblicato un articolo illustrativo della situazione ucraina. A maggior ragione se prelevato da Limes, di cui sono un lettore affezionato. E’ fondamentale, specie nel campo delle geopolitica, parlare essendosi acculturati in modo specifico sui temi. Vale un po’ per ogni materia, ma in questa è imprescindibile. La sola “intuizione” individuale, anche se arricchita da eventuale intelligenza, non basta. Ci vuole proprio un bagaglio di nozioni, sennò si parla di pancia, e spesso ciò significa parlare a vanvera. Come mi capita di leggere in molti commenti.

  110. 12
    Matteo says:

    Crovella, mi pare curioso questo tuo entusiasmo per l’articolo di Mini, visto che mi pare praticamente agli antipodi di quanto scrivi dall’altra parte!

  111. 11
    Andrea Parmeggiani says:

    @Balsamo
    D’accordo anche su questo. Infatti mi sembra sciocco fare contrapposizioni con un paese che tutto sommato è “europeo” come la Russia – e mandarlo tra le braccia della Cina.
    Ma dopotutto facciamo sempre tutto quello che ci chiede il presidente americano di turno…

  112. 10
    Giuseppe Balsamo says:

    @7 Parmeggiani, posto che nel caso specifico sia opportuno parlare di colpe, raramente (per non dire mai) le ho viste stare da una parte sola.
    Pensi che sulla faccenda del Donbass il governo russo ne sia esente ?
    La propaganda dipinge tutto bianco o nero, esalta questo e tace quello, e ciò piace molto alla nostra pancia.
     
    Ma ho idea che ci penserà la Cina, a lungo andare, a metterci tutti d’accordo.
    Ultimamente circola una barzelletta su Putin.
    Putin muore e finisce all’inferno.
    Dopo un periodo di buona condotta gli viene concessa una vacanza a Mosca.
    Lui entra in un bar e dopo aver ordinato un caffè, chiede al barista:
    “E’ ancora nostra la Crimea ?”
    “Sì, è ancora nostra”
    “E il Donbass ?”
    “Ma sì, sì, tutto nostro”
    “Ah, bene. Quanto le devo ?”
    “Due Euro”
    Ma “Dieci Yuan” mi sembra un finale più probabile…

  113. 9
  114. 8
  115. 7
    Andrea Parmeggiani says:

    @5
    Balsamo sono d’accordo. E’ per questo che ho citato l’esempio dell’Alto Adige. 
    Ed è per questo che non si può dare solo la colpa di quanto sta succedendo ai cattivi russi.

  116. 6
    lorenzo merlo says:

    Orrore. 

  117. 5
    Giuseppe Balsamo says:

    Daremmo sicuramente il via ad una operazione speciale di denazificazione dell’Austria, bombardando tutto col nostro potente esercito per difendere quelle povere popolazioni oppresse (che magari avevamo messo lì noi).
    Parmeggiani, temo che la questione del Donbass sia un tantino più complicata di così.
     
    Guarda caso, siamo stati proprio noi a (tentare di) italianizzare l’Alto Adige durante il periodo fascista: insegnamento del tedesco vietato, italiano unica lingua, toponimi italiani, incentivi all’immigrazione italiana con posti di lavoro solo per italiani, il “lavacro dei nomi”, eccetera…
    Non è così strano che da quelle parti abbia covato del risentimento per un pezzo.

  118. 4
    Andrea Parmeggiani says:

    Questo articolo conferma quello che sostiene la stampa “non allineata”: ovvero che Putin è stato provocato. Dalla Nato e dall’Ucraina stessa con la faccenda del Donbass.
    Proviamo un attimo a pensare ad immaginare questo scenario: l’Alto Adige è parte dell’Austria, e da anni l’Austria vuole impedire di parlare italiano alla popolazione di lingua italiana, bombarda i paesi dell’Alto Adige, e uccide, brucia persone di questa popolazione. Cosa farebbe l’Italia in questo caso?

  119. 3
    Carlo Crovella says:

    Non posso che esser contento per la pubblicazione di un testo tratto da Limes, che è una delle più importanti (ma non l’unica) testata di geopolitica di nomea. Spero che la lettura sia istruttiva, almeno per maneggiar gli argomenti con cognizione di causa. Buona domenica a tutti.

  120. 2
  121. 1
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