Cerro Torre re-settato

Cinquantatré anni fa gran parte del mondo dell’arrampicata reagì con rabbia alla notizia che questa montagna fosse stata profanata con 400 chiodi ad espansione. Undici anni fa la rabbia è riesplosa quando molti di quegli spit sono stati rimossi. C’è stato da imparare qualcosa?

Cerro Torre re-settato
di Kelly Cordes
(pubblicato su The American Alpine Journal, 2012)
Traduzione di Luca Gasparini

In una settimana del gennaio 2012 la guglia più bella del mondo ha visto due salite storiche. Ma ha anche vissuto più polemiche di quante ne abbia avute dal 1970. Cosa è successo?

Il 16 gennaio 2012, Hayden Kennedy e Jason Kruk hanno effettuato la tanto attesa prima salita “by fair means” della cresta sud-est del Cerro Torre, rinunciando all’uso delle centinaia di chiodi di progressione che erano stati piazzati nel 1970 con l’ausilio di un compressore. Pochi giorni dopo, anche gli alpinisti austriaci David Lama e Peter Ortner hanno salito la cresta sud-est, anch’essi by fair means, con Lama che ha liberato la via disegnando una variante di due tiri e mezzo rispetto alla linea di Kennedy e Kruk (che comprendeva brevi tratti di artificiale). Ambedue le salite sono state riconosciute di altissimo livello.

Il Cerro Torre nel gennaio 2012. Foto: Peter von Gaza.

La polemica è scoppiata perché durante la discesa Kennedy e Kruk avevano rimosso 120 chiodi ad espansione dalla Via del Compressore, compresi tutti quelli di progressione sulla parete sommitale (lasciando gli altri ancoraggi al loro posto, ritenendo che contrariamente il Torre sarebbe diventato un’enorme ragnatela di fettucce, chiodi e dadi). In poche ore, la via più famosa della montagna era sparita. Una volta a valle, Kennedy e Kruk sono stati minacciati, i guerrieri del web hanno usato tutti gli appellativi possibili, un importante blogger italiano li ha paragonati ai talebani e la polizia di El Chalten li ha trattenuti per un po’ – in parte, pare, per proteggerli da eventuali aggressioni (una folla inferocita si era radunata intorno all’appartamento da loro preso in affitto in città).

Nessuno avrebbe potuto immaginare tutto questo nel 1968, quando la cresta sud-est fu tentata per la prima volta. Martin Boysen, Mick Burke, Pete Crew, Jose-Luis Fonrouge e Dougal Haston raggiunsero un punto alto a metà montagna, collegando elementi naturali senza piazzare un solo chiodo. La svolta avvenne due anni dopo, quando l’alpinista italiano Cesare Maestri piazzò più di 200 chiodi a pressione solo per raggiungere un punto più alto rispetto a quello delle cordate argentino-britannica del 1968.

Maestri continuò, ritirandosi circa 60 metri sotto la cima (Steve Brewer e Jim Bridwell completarono la via fino alla vetta nel 1979). Si lasciò alle spalle il suo compressore pesante 136 kg e una fila di 400 spit.

Non si trattava di standard diversi per epoche diverse; le buffonate di Maestri furono criticate a livello mondiale all’epoca. L’uso degli spit era ed è tuttora generalmente accettato per collegare tratti di parete altrimenti non proteggibili. A onor del vero, entrambe le salite “fair means” del 2012 hanno utilizzato diversi di quegli spit posizionati durante precedenti tentativi da parte di altri. Le diverse varianti di salita si intersecano con la via del Compressore. Queste varianti permettono di collegare elementi naturali, elementi che Maestri avrebbe potuto utilizzare. Scelse invece di salire a suon di spit su roccia compatta. Questa decisione e Maestri furono difesi da pochi alpinisti, già nel 1970.

La maggior parte degli arrampicatori rispetta i luoghi belli in cui si avventura; rispetta le montagne che ama. Allora perché la polemica sulla rimozione degli spit?

Una delle opinioni più diffuse è che Kennedy e Kruk abbiano “cancellato la storia”. Ma come è possibile? La rimozione degli spit non ha forse aggiunto un nuovo capitolo alla storia?

Altri hanno parlato di vandalismo. Ma il vero vandalismo è collocare centinaia di inutili spit o rimuoverli?

Molti si sono lamentati del fatto che avevano sognato di raggiungere la vetta del Cerro Torre e che ora era fuori portata. Ma chi di noi ha il diritto inalienabile di raggiungere una vetta? Il concetto di impossibilità personale ci minaccia o ci ispira?

Gli animi si sono scaldati su ciò che è “giusto”. Se chiunque è libero di piazzare un chiodo, nessuno è libero di rimuoverlo?

Kelly Cordes

Molti hanno detto che solo i “locali” hanno il diritto di cancellare una via rimuovendo i suoi spit. Ma chi si può definire locale, considerando che in quel “luogo” sono stati gli arrampicatori internazionali a scrivere tutte le pagine alpinistiche della storia di quella montagna? Il quesito è se sia più corretto lasciare segni tangibili quali gli spit o rimuoverli, soprattutto quando la seconda ipotesi riporta quella roccia e parete allo stato originale, lo stato antecedente alla polemica?

A prescindere dalle opinioni sulla rimozione dei chiodi ad espansione, ciò che rimane è un dato di fatto: oggi la cresta sud-est del Cerro Torre è più pulita di quanto lo sia mai stata dopo il 1970. Un secondo dato di fatto è il seguente: lo scorso gennaio, alcuni giovani scalatori, liberando la via e rimuovendo gli spit, hanno lasciato il loro segno, hanno scritto la loro pagina di storia su una delle cime più leggendarie del mondo. E queste sono le loro storie.

Nota sull’autore
Kelly Cordes è stato redattore senior dell’American Alpine Journal per 12 anni. La sua salita del 2007 della parete sud e della cresta ovest del Cerro Torre è stata oggetto di un articolo nell’AAJ 2007, scritto dal suo compagno Colin Haley. Cordes ha poi scritto un libro sull’intera storia del Cerro Torre.

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Cerro Torre re-settato ultima modifica: 2024-01-14T05:20:00+01:00 da GognaBlog

33 pensieri su “Cerro Torre re-settato”

  1. 33
  2. 32
    Fabio Bertoncelli says:

    Marco, il confronto tra Maestri e Preuss non regge:
    1) Maestri dichiarò di essere salito lungo un itinerario e sceso per un altro, piantando decine di chiodi (soprattutto a pressione) su entrambi. Non ne è mai stato trovato nemmeno uno, nonostante le diverse cordate che nel corso del tempo sono passate sulla parete. 
    2) Preuss ovviamente non piantò mai chiodi durante le sue solitarie.
     
    Inizialmente a Maestri si credette per anni, poi si scoprí che quanto dichiarato non corrispondeva al vero. Se si trovasse un chiodo d’epoca – anche un solo chiodo – la sua versione sarebbe credibile. Finora, mi dispiace dirlo, le prove sono contro di lui.
    Per quanto riguarda Preuss, non esiste naturalmente la minima prova che abbia mai detto il falso.
     
    Una volta agli alpinisti si credeva sulla parola, salvo prova contraria, e questo era il modo giusto di comportarsi; funzionò sempre, salvo rarissime eccezioni clamorose. Ora invece non è piú cosí.
     

  3. 31
    marco vegetti says:

    Marcello, non c’è problema. Ognuno la pensa come vuole e continuerà a farlo. Una volta a Trento discutendo della salita, ho chiesto polemicamente: che prove ci sono che Preuss abbia salito tutte le salite che descrive? La maggior parte sono state fatte in solitaria (e senza neppure “spettatori”) e senza chiodi naturalmente.

  4. 30

    Vegetti, mi spiace ma non concordo su nulla di quanto hai detto. 
    Certe cose bisogna provarle sulla pelle.
     
    Rolo Garibotti non è affatto malato. È un investigatore e per farlo ricorre a tutti i mezzi che lo possono aiutare.
    Le numerose prove della mancata salita del ’59 di Maestri e Egger confermano SENZA DUBBIO ALCUNO, che le cose sono andate esattamente in modo diverso da quanto riportato da Fava e da Maestri. Forse non conosci bene la storia ma è chiarissima e senza nessun punto poco chiaro.

  5. 29
    Enri says:

    Vegetti 26.
    In linea di principio forare la roccia e’ sempre sbagliato perché’ si rovina qualcosa che in natura non e’ fatto per essere forato. 
    Ma ci sono situazioni e luoghi diversi.
    Il compressore sul Torre suona di violenza, profanazione. Il fatto che poi sia stato lasciato la’ aggrava la cosa. Io non ho mai conosciuto i diretti protagonisti, solo loro possono / potevano spiegarne i motivi. Sono abbastanza propenso a pensare che in quella scalata vi fosse più di una motivazione che andava ben oltre la scalata stessa e che qui alcuni hanno riportato. In quella scalata i chiodi a pressione ed il compressore furono un mezzo per salire a tutti i costi,o almeno questa è’ la sensazione. In Verdon le cose andarono in modo molto diverso. Direi quasi più’ dolce, più’ naturale. Li’ come altrove, se non si fossero messi gli spit, non avremmo avuto l’arrampicata sportiva. Mi fermo qui, non voglio dire che sia stato per forza un bene, è’ accaduto. E forse quelle pareti hanno acquistato un ulteriore fascino forse anche grazie alla scalata. Non credo che il Verdon sia un luogo che necessiti di grande pulizia. Così come non mi scandalizzo più se sul Bianco qualche spit in più compare alle soste. Intanto, con riferimento alle salire di Twight e soci, le ripetizioni non eguaglieranno mai le prime salite per quanto a coraggio intuito e temerarieta’. Se devo essere sincero la “sporcizia” che seminano gli spit mi infastidisce di piu su altre montagne. Il Cervino per esempio, dove non ve ne sono molti ma mi viene da dire “ c’era proprio bisogno della super direttissima con spit?” Ecco su certe montagne i chiodi a pressione non hanno senso. La salita al Torre comunque a mio avviso resta ingiudicabile se non dai diretti interessati o da chi quelle vie le ha percorse e sul Torre  ci è’ arrivato.

  6. 28
    marco vegetti says:

    Concordo con Fulvio. Giusto per non dimenticare l’aggressione brutale a Maestri per la prima salita con Egger, vera o no che sia stata. Cosa che, ad oggi nessuno può dimostrare. Tanto meno Garibotti: uno che va alla polizia per chiedere di vedere i verbali del 1959 è MALATO

  7. 27
    marco vegetti says:

    Marcello: quello che ho scritto sul box da 200 kg mi “vanto” di averlo detto in faccia a Salvaterra e di averne discusso con lui su una vecchia lista di montagna. Ma evidentemente non sono solo io a pensare “male” dal momento che al gruppetto era stato poi interdetto l’accesso al Parco per un po’ di tempo. Per non parlare del fatto che sono andati al campo base in elicottero e che, comunque, la via non va da nessuna parte. Rimanere senza cibo poi significa non aver fatto bene i conti oppure aver voluto forzare tutto, nonostante il maltempo perdurante. Lo ripeto, perché sia chiaro: le stesse cose le avevo dette a Salvaterra (che successivamente ammise che era meglio utilizzare delle portaledge modificate piuttosto che il pesante box, cosa che fece sulla parete Est).

  8. 26
    marco vegetti says:

    Erri. Solo che ci sono tanti di quei posti che han lasciato un segno nell’alpinismo che sono stati violati e mai nessuno ha detto nulla. Secondo me, nel mio umile pensiero, sono tutti uguali. E se si vuol fare un gesto di “pulizia” etica e materiale, lo si faccia ovunque, non solo dove la risonanza mediatica è enorme. 

  9. 25
    Alberto Benassi says:

    Alberto Benassi says:
    15 Gennaio 2024 alle 11:21
    Il compressore garantiva la riuscita, anche se portarlo lassù non è stato sicuramente semplice.È stato brutto usarlo? SIÈ stato brutto lasciarlo lassù? SIVisto che oramai è lì può  essere considerato un  monumento alla dominazione umana sulla natura.

    Dimenticavo:
    E’ stato brutto schiodare la Maestri?   SI

  10. 24
    Fabio Bertoncelli says:

    La Via del Compressore sul Cerro Torre – prima dello smantellamento – stava all’alpinismo come la Ferrata delle Aquile sulla Paganella sta all’escursionismo. Detto in modo piú chiaro, la prima era un’aberrazione dell’alpinismo, la seconda è un’aberrazione dell’escursionismo.
    Poi ognuno nella vita si fa del male come meglio crede.
     
    https://gognablog.sherpa-gate.com/la-via-ferrata-delle-aquile-in-paganella/
     

  11. 23
    Fulvio says:

    No, non sono d’accordo. Si c’era già un etica ma non la confoderei con quella di oggi, che tra le altre cose spesso è scesa a compromessi più bassi su altri aspetti. 
    La progressione in artificiale, anche con i chiodi a pressione (non erano veri spit), in quegli anni era assai utilizzata. La via di Guido Rossa alla Sbarua ad esempio. Altra via che a mio avviso è stato un errore storico schiodare, salvo poi trasformare la Sbarua in un cantiere con chiodatura 2mt x 2 ovunque, anche sulla normale e la Gervasutti. In nome dell’artampica libera (da cosa poi?) Si sono stravolte vie classiche e contemporaneamente si sono messi chiodi in luoghi che non erano stati toccati prima.
    Nel bene o nel male quella era storia sotto molti punti di vista. C’era da ricordare tutta la discussione sulla prima, vera o presunta salita. E se oggi tutti danno per scontato che siano stati i ragni, nessuna verità è stata certificata. Ci dimentichiamo la ferocia con cui in quegli anni si lanciavano accuse tra alpinisti. Bonatti fu addirittura accusato di avere ucciso un compagno di cordata, e stessa acussa provarono a muovere a Maestri. Quei chiodi, quel compressore, raccontavano anche la rabbia, la frustrazione.  Ridurli a buffonata mi sembra davvero troppo riduttivo

  12. 22
    Alberto Benassi says:

    Il compressore garantiva la riuscita, anche se portarlo lassù non è stato sicuramente semplice.
    È stato brutto usarlo? SI
    È stato brutto lasciarlo lassù? SI
    Visto che oramai è lì può  essere considerato un  monumento alla dominazione umana sulla natura.

  13. 21
    Alberto Benassi says:

    Sono d’accordo

  14. 20
    Alberto Benassi says:

    Caminetti, infatti ho scritto “sarà stato” . Qui disonore d’accordo con te che possa essere considerato un monumento a tante cose.
    Quanto a infinito sud tanto di cappello. Ma il box disperso per il ghiaccio non è certo bello.

  15. 19
    Marcello Cominetti says:

    Benassi, lasciare lassù il compressore non è stato brutto. È semmai stato brutto usarlo, ma lassù oggi è un monumento! A tante cose.

  16. 18

    Ma cosa dite?
    La via Infinito Sud di Ermanno 
    Salvaterra e compagni è stata un’impresa straordinaria. 24 giorni su una parete strapiombante scalando sempre da capocordata in ogni condizione meteo…
    Il box in alluminio utilizzato al posto delle portaledges (che i sassi avrebbero distrutto più facilmente) aveva un sistema a paracadute che avrebbe dovuto farlo planare ai piedi della parete. Non ha funzionato molto bene, ok. Ma non c’era sicuramente l’intenzione di abbandonarlo sul ghiacciaio, dove peraltro l’hanno cercato per giorni senza trovarlo…
    Criticare come negativa questa storia, specie ora che il povero Ermanno non c’è più,  significa non averci capito molto e soprattutto non conoscere il Torre e la sua storia.
    Comunque su youtube c’è un pezzo del film e se non bastasse guardatevi questa intervista:
    https://youtu.be/Btosfxc9qMU?si=Y-pMCTMRDtNRJc8G

  17. 17
    Alberto Benassi says:

    tipo buttare a valle un box e non recuperarlo dopo averlo issato piantando spit, ovviamente… 

    Sara stato brutto lasciare lassù il compressore, ma anche questa non è proprio una bella storia.

  18. 16
    Marcello Cominetti says:

    No no Vegetti, qui devo correggere le tue parole. Kruk e Kennedy non hanno schiodato la via del compressore perché cercavano notorietà. Su questo ci metto la mano sul fuoco perché li conosco (il povero Kennedy è morto in circostanze molto tristi) e soprattutto ne conoscevo le ideologie che avevano nel 2012. Erano già alpinisti superlativi come lo sono molti dei frequentatori della Patagonia. Dei perfetti sconosciuti ai non addetti ai lavori, ma dei veri mostri per chi sa di cosa si parla. La notorietà che possono avere avuto dopo la schiodatura l’hanno subita loro malgrado.  Non cercavano assolutamente questo.
    La storia del Torre tutta è molto più complessa di come viene raccontata. Possiede degli aspetti socio culturali che, a torto, neppure Garibotti ha mai considerato e che io ho sempre tenuto in grande considerazione perché li conosco molto bene. 
    Ora però dormo. Buonanotte. 
     

  19. 15
    Enri says:

    Faccio fatica anche io a capire cosa abbia a che fare il Verdon e Mark Twight con Maestri e il Torre.
     

  20. 14
    antoniomereu says:

    #13 Marco, certo che si che sono tutte egualmente importanti ,e che sia ad esempio un Castelletto in Tofana da sacrificare per i patrii(sic) interessi e far esplodere dal regio esercito o qualsiasi manufatto in ragione del soldo sciistico o escursionistico estivo  ,l enorme vuoto che lascerà lo sfruttamento sconsiderato del marmo toscano , qui ritengo molto più  calpestata la sacralità della montagna,tutta!
    Che peso e che misura etica abbiano o vogliamo dare alle vicende Patagoniche qui descritte io non lo so!e ognuno ha la propria idea.
    Ritengo però l uomo mosso dalla passione per l alta montagna (potevo scrivere alpinista) di “punta”un importante esempio in purezza (il massimo per me è il solitario nel free solo)per come si muove e per chi sotto ad ombrello o a piramide ne viene condizionato nell esempio ad emulare e si sente privo d’ammenda nel far poi ciò che gli pare . Ed è proprio quel che tu descrivi nel calzante esempio del box …

  21. 13
    marco vegetti says:

    11 Antonio scrive “indifferente alla sacralità e bellezza del Cerro”
    Perché, le altre montagne non ne hanno una simile? E nessuno ha fatto tanto clamore per quello che è stato fatto loro e contro gli alpinisti che si son macchiati di simili cose, tipo buttare a valle un box e non recuperarlo dopo averlo issato piantando spit, ovviamente… 

  22. 12
    marco vegetti says:

    Ma sì, giusto. Potevo  in effetti dire tutte le vie “a goccia d’acqua” dolomitiche aperte negli anni ’50 con decine di chiodi a pressione… Comunque Luciano, il concetto voleva essere quello di non toccare le vie aperte in un dato contesto, in un periodo storico, ecc. ecc. Ma, lo ribadisco, contro Maestri è stata fatta una campagna denigratoria indegna… E ribadisco, Jim Bridwell, che ne aveva la statura umana e alpinistica per farlo, non ha detto una parola… Se poi guardi, Kennedy e Kruk sono balzati alla ribalta solo dopo la schiodatura del Torre… 🙁

  23. 11
    antoniomereu says:

    Due visioni(quelle delle due vicende alpinistiche)completamente differenti e distanti nel tempo e metodi, ma che purtroppo confluiscono in una piccola umana narcisistica equivalenza, arrogante nell’ usare o togliere dei supporti materiali…indifferente alla sacralità e bellezza del Cerro e utili solo per la ribalta.
    Qualcuno precedentemente qui ha usato il termine “due porcate”…concordo!

  24. 10
    Luciano Regattin says:

    7. Vegetti, il paragone con il Verdon è completamente fuori luogo. Senza nemmeno dover precisare il perché. Sarebbe sufficiente conoscere anche a grandi linee la storia dell’arrampicata.

  25. 9
    marco vegetti says:

    Grazie, ho sentito con le mie orecchie alpinisti italiani famosi trattare Maestri come un bastardo bugiardo… Altro che web… Gente invidiosa o saccente e piena di sé… 

  26. 8
    Grazia says:

    Marco, tanto astio e clamore sono propagati dal web: se le stesse persone che lo trasmettono si trovassero davanti agli attori, probabilmente le cose andrebbero diversamente.

    Sono, naturalmente, per la libertà d’espressione, ma ritengo che si esageri grazie a internet e che si farebbe bene spesso a ignorare clamore e astio, se non è possibile un confronto costruttivo dal vivo.

  27. 7
    marco vegetti says:

    Sono d’accordo con Marcello. E avendo conosciuto Maestri, Claus e Pietro Vidi, penso che davvero lo fecero come gesto ribelle e di sfida. Comunque sia, decine di ripetitori hanno usato quei chiodi ben piantati e non solo per le soste (che già sarebbe un uso contradditorio). Per altro, credo che quello di Kennedy e Kruk fu un gesto in cerca di ribalta. Bridwell, salendo la via, non fece alcun commento contro Maestri. E, perdonatemi, tra Kennedy/Kruk e Jim Bridwell c’è un abisso, non solo alpinistico (sì, ho avuto la fortuna di conoscere anche Bridwell).
    A prescindere, ad esempio il Verdon è pieno di spit: potevano tracciare le vie senza usarli: E io potrei, calandomi dall’alto come Kennedy e Kruk, smantellarli uno a uno e far tornare le pareti al loro “stato originale”.
    Ma tanto astio e clamore non l’ho sentito dopo le ripetizioni di Beyond good and evil alla Aiguille des Pelerins del mio amico Andy Parkin con Marl Twight: quando Babanov mise un po’ di spit nei tratti più duri e nelle soste…
    Io credo che Maestri sia stato un enfant terrible dell’alpinismo e per questo essere fuori dagli schemi ha pagato tanto, forse troppo… 

  28. 6
    Placido Mastronzo says:

    Articolo riepilogativo, che non aggiunge niente di nuovo a quello che era stato a suo tempo dibattuto.
     
    Personalmente ritengo che nel 1970 Maestri fece una porcata, ma, sempre personalmente, vedo la salita come il suo “fottetevi tutti!” verso coloro che non avevano creduto alla salita del 1959 (per inciso, e ammesso interessi a qualcuno, io NON credo che nel 1959 raggiunse la cima). Fu comunque una grande impresa alla Fitzcarraldo.
     
    Nel 2012 Kruk e il povero Kennedy fecero, a mio parere, un’altra porcata. L’esperienza ci ha insegnato che spesso il “restauro” è peggio del danno.
     

  29. 5

    C’è da dire che la comunità mondiale degli alpinisti (eccetto pochissimi) ha da sempre condannato la salita del Torre con il compressore da parte della cordata guidata da Maestri.
    Solo in Italia c’è stata una certa approvazione da parte di un gruppo, neppure così numeroso, di alpinisti. Alla schiodatura del 2012 c’è stata l’approvazione mondiale del gesto che ha riportato il Torre (quasi) alla sua purezza.
    Oggi salire il Torre resta comunque molto difficile. Quando c’erano i pressione di Maestri non lo era. E per la montagna che il Torre è, era un peccato.

  30. 4
    Claudine J. says:

    Plus le grimpeur équipe une paroi,
    plus il diminue le mérite de son ascension.
    A chacun ses valeurs !

  31. 3
    Matteo says:

    C’è solo un errore nella narrazione di Cordes., piccolo ma ritengo significativo.
    Rimuovere i chiodi a pressione (o gli spit) non riporta affatto la roccia allo stato originale, se non dal mero punto di vista alpinistico-arrampicatorio; da un punto di vista geologico potrebbe invece aumentare la velocità di disgregazione naturale della parete, per esempio, aumentando e lasciando più aperte delle linee di rottura.
    La visione limitata e miope di Kennedy e Kruk non mi piace tanto quanto non mi piace la visione di conquista ad ogni costo di Maestri. Con l’aggravante  he Maestri in fondo era solo figlio del suo tempo. Mentre Kennedy e Kruk, che peraltro mi pare i chiodi a pressione li hanno ben usati per salire, hanno voluto imporre il loro punto di vista, che comunque ha fondati e validi motivi a supporto, con un atto di forza unilaterale, senza confronto o dibattito; il che è decisamente fuori dall’evoluzione sociale.
    Volendo ovviamente escludere dalle nostre considerazioni alcune eccelse menti sabaude, che mi permetto di giudicare marginali ed ininfluenti! 🙂
     
     

  32. 2
    Alberto Benassi says:

    Premesso che non condivido l’atto di rimozione dei chiodi a pressione di Maestri, siamo proprio sicuri che quello di Maestri sia stato solo un “atto anarchico e ribelle” ???
    E se invece fosse stato anche e soprattutto una scelta per garantirsi sempre e comunque un successo, per salire lo spigolo del Torre? Sapendo che senza compressore non sarebbe stato in grado di riuscire. 
    La butto li senza nessuna convinzione, ma siccome anche io nel 1984 ho aperto una via usando un compressore che alimentava un piccolo trapano. Noi usammo il trapano con il compressore per mettere i pressione, tanto bucare a mano o farlo con un trapano elettrico, era sempre bucare. Ma si faticava meno e si faceva prima. 
    Chiaramente non c’è paragone tra la nostra via e quella di Maestri sul Torre, l’impegno e l’ambiente sono molto!! diversi, ci mancherebbe.!! 
    Ma proprio per questo….?

  33. 1
    Marcello Cominetti says:

    Secondo me, Cesare Maestri nel 1970 con il compressore fece un gesto anarchico e ribelle che venne compreso da pochi. Io mi considero tra quelli.
    Kruk e Kennedy nel 2012 agirono nello stesso modo, anche se con intento opposto.
    Maestri fece bene a portarsi il compressore per mettere quei chiodi a pressione, tanto quanto Kruk e Kennedy fecero bene a toglierli.
    La storia resta.

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