Chi è Alex Honnold davvero

Chi è Alex Honnold davvero
di Luca Calvi
(pubblicato sul suo profilo fb il 30 gennaio 2026)

Ho atteso un bel po’ prima di decidermi a scrivere.
Ho deciso di dare alla tempesta mediatica il tempo per acquietarsi e soprattutto ai soloni trasformisti da tastiera di tornare a fare altro, che ne so, i virologi, gli allenatori della nazionale o piuttosto i commentatori delle prossime olimpiadi invernali.

Ho notato una indegna gazzarra sul web a proposito di Alex Honnold e della sua “performance” a Taipei.
Prima che me lo chiediate, la risposta è “sì, ho guardato”.

Alex Honnold e il Taipei 101

Fatemi la cortesia, dite quello che volete su ciò che ha fatto. Non ha certo niente a che fare con la montagna e l’arrampicata in ambiente. Certo.

Scalare monumenti e palazzi è un gioco che un francese, l’Uomo Ragno Alain Robert, porta avanti da parecchi anni, in tutto il mondo e generalmente passandosi qualche serata in cella per procurato allarme.

Oltre a lui c’è, poi, uno scalatore e guida di nazionalità polacca, David Kaszlikowski, che ha salito parecchi edifici. Lo fa soprattutto per sé, non vuole clamore. Gli piace l’idea di salire pareti verticali o a strapiombo… Ma lo sanno in pochi.

Cosa c’entra tutto ciò con la montagna? Con l’alpinismo?
Assolutamente nulla.
C’entra molto, invece, con il gesto, con il piacere dell’arrampicata, della salita verticale.

Alain Robert ha dimostrato a sé stesso che anni ed anni di solitarie senza corda in Verdon gli avrebbero permesso di riprendersi da un incidente terrificante e godere del gesto, del movimento e del piacere di essere acclamato alla fine. Facendosi serio, in privato, ci ha tenuto però qualche anno fa a sottolineare come lui faccia ciò che fa con attenzione. “Je ne suis pas con”, ovvero “non sono un mona, non sono un pirla” (a piacere la traduzione).

David ribadisce che il piacere di salire aveva a che fare con il solo piacere di fare quel che stava facendo, anche per questo non ha mai dato troppa enfasi alle sue “performances”.

Arriviamo ad Alex Honnold.
Conosco quel ragazzo da circa 12 anni. Così com’era è rimasto.
Un ragazzo d’oro, timido, di quelli all’apparenza goffi, dei quali penseresti “questo a scuola viene preso in giro, ha l’aria da secchioncino”.

Tra le imprese portate a termine con Tommy Caldwell e le sue solitarie senza corda è assurto (giustamente) agli onori della cronaca.

Con incredibile cortesia ha sempre risposto a tutti, con un sorriso, ripetendo pressoché sempre il mantra “no big deal”, ovvero “non si tratta poi di una gran cosa”.
La frase è diventata famosa, come il suo sorriso.

A Trento, prima di una famosa serata al Trento Film Festival, mi ha chiesto, ridendo, di tradurre per la gente il fatto che lui molto semplicemente si diverte a scalare. Indoor, sulle facciate dei palazzi, in montagna per lui ovunque è bello, basta poter arrampicare e divertirsi. Nel backstage del Santa Chiara mi ha parlato di questo mentre faceva la bandiera al corrimano della scala, dietro al palco…
In attesa di entrare in scena.

Alex Honnold e Luca Calvi

Dopo la sua famosa salita senza corda in Yosemite, tra le risate, si era divertito a raccontarmi come l’unico vero problema fosse tutta quella gente, la troupe arrivata per filmarlo… Il caos.

E qui torno per un attimo a ciò che viene scritto in questi giorni: il bisogno di adrenalina, il fatto di essere drogato di adrenalina e così via.
No, questo proprio non c’entra, per nulla.

Allo stesso modo con cui Dean Potter (suo grande idolo) mi aveva chiesto di tradurre in modo chiaro che lui non era dipendente dall’adrenalina, ma dal piacere fisico della sfida controllata, a partire dal respiro, Alex Honnold mi ha ripetuto a più riprese che lui non ricerca l’adrenalina (credo che il solo termine oramai gli stia sulle balle). A lui piace scalare. Si diverte a fare quei movimenti ed ha una incredibile fiducia nelle sue immense possibilità fisiche supportate da un continuo allenamento.

Ad una domanda di un giornalista in occasione di un Quo Climbis a Castel Firmiano, a Bolzano, e quella stessa sera in teatro, in centro città, Alex ha ripetuto con stupefacente candore che a lui dei destini dell’alpinismo non sarebbe potuto interessar di meno, a lui piace andare in giro a divertirsi e scalare…. Una risposta che mi sono divertito a livelli massimi a tradurre per il pubblico…

Adesso, se avete notato, questa performance portata su Netflix e bla bla bla, per chi è dentro al mondo dell’arrampicata non ha chissà quale significato. Per Alex è un piccolo allenamento, a livello di difficoltà una via tendente al medio-facile, sulla quale divertirsi ad allenarsi e concedersi un po’ alle telecamere ed al pubblico.

Però, per cortesia. piantatela di parlare di adrenalina o di pazzo scatenato quando vi riferite ad Alex.

Ve lo anticipo: lui si metterebbe solo a sorridere, ribadirebbe la litania del “no big deal” e soprattutto, quasi annoiato, vi ricorderebbe che a lui piace scalare, scalare, scalare e poi ancora scalare.

E se osservate le sue espressioni, la tranquillità con cui ha salutato tutti, chiunque gli facesse anche un solo gesto mentre saliva, stava ad indicare il fatto che si stava divertendo, che quel bagno di folla comunque non gli stava dando fastidio e che, in fin dei conti, per lui è stato solo uno dei modi per fare ciò che più gli piace, che non solo non gli fa paura, ma gli dà gioia: scalare.

Alex Honnold e Luca Calvi

Non ha mai preteso di essere un puro dell’alpinismo, del rock climbing o dello sport climbing.

Alex è un ragazzotto statunitense allegro, timido, innamorato di sua moglie e della sua famiglia che sta riuscendo a fare ciò che più gli piace, ovvero scalare, inseguire il gesto ed il piacere del movimento.

Prima, durante e dopo i singoli passaggi di una scalata, la sua è gioia, felicità, senso di benessere. di soddisfazione, l’esatto contrario della dipendenza o della ricerca dell’adrenalina. Il senso di beatitudine sopraggiunge quando si sente fuso nel gesto e nel movimento.

Questo è Alex Honnold. Il resto sono piacevoli supposizioni di chi si ostina a vedere il difficile in un pensiero estremamente semplice, lineare e privo di spigoli.

Chi è Alex Honnold davvero ultima modifica: 2026-02-13T05:44:00+01:00 da GognaBlog

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30 pensieri su “Chi è Alex Honnold davvero”

  1. Gli auguro di divertirsi tutta la vita come meglio crede e auguro ai suoi figli, come a tutti i figli del mondo, di potersi godere il papà nella sua vecchiaia, cosa che i figli del mio amico D. non potranno, non che – immagino – volessero che vivesse sotto una campana di vetro, ma quando si ha una famiglia – mia personale opinione – non si riponde solo a sé stessi e la vita non è solo ricerca del proprio piacere.

    Perché il punto non è l’adrenalina, chi se ne frega dell’adrenalina.
    (A parte che chi vive la situazione difficilmente dirà se lo sia o meno.
    Di certe subdole dipendenze, spesso non ce se ne rende conto.
    E anche l’eccesso di sport anche negli scalatori può dare dipendenza, a parte l’adrenalina, c’è l’endorfina, la dopamina…).

    Poi c’è il tema degli sponsor, della situazione economica, del bisogno di avere maggiori disponibilità per…. di cui ovviamente non so nulla e non metto becco.

     

  2. Mamma mia Ratman come sei cupo…
    Per paragonare un free soloist ad un pedofilo sei proprio andato alla ricerca del sordido più sordido in un’attività che come dice Luca Calvi dalla testimonianza dí Honnold è molto più semplice e solare.
    Scalare slegati e’ una cosa bella per molti motivi oltre ovviamente ad essere il modo più puro di salire una roccia, masso o parete che sia ed è normale che chi si allena ed ha la testa per farlo lo trovi remunerativo a livello mentale e fisico altrimenti molto semplicemente non lo farebbe.
    La prova è che Honnold, come altri solitari, scala in free solo in privato molto di più di quanto non siano le sue imprese visibili sui social o mediatizzate, segno appunto che semplicemente gli piace immensamente farlo e credo che sua moglie lo accetti anche lei semplicemente per com’è.
    Se poi tu nella tua razionalità lo trovi fesso e ti senti fortunato per non farlo mi stupisco anche che ti trovi qui a commentare le elucubrazioni di altri “fessi” (me compreso).

  3. Io sono contento di non essere sto fesso

    Giusto che tu ne sia contento, ma che c’incastra il fesso?!

  4. @24
    Ciao.
    Scalare slegati.
    Qualcuno qui, tra le righe, ne fa una sorta di apologia.
    Che dire, ci sono uomini ai quali la natura ha destinato passioni sorride, uomini che non riescono a contenere la loro eccitazione sessuale per bambini piccoli, talvolta i loro stessi figli.
    Cosa dire? 
    Deplorare,  ritenersi fortunati di non essere loro.
    Certo, la foia che ti porta a rischiare la morte per “il piacere del gesto” quando hai moglie e figli è un’altra cosa.
    Io sono contento di non essere sto fesso.
     

  5. L’idea che scalare slegati abbia a che fare con l’estetica del gesto è parente di quella della “bella morte”: una specie di romanticismo decrepito, di apologia del suicidio dell’anima bella.È possibile fare del disagio esistenziale una estetica: la redbull ne ha fatto un business

    @ 22
    Ratman, scalare slegati non credo abbia che fare con l’estetica del gesto, anche se il gesto deve essere fatto sempre bene (!!!), pena il grosso e non permesso rischio di caduta,  quanto piuttosto una forte ed essenziale  ricerca e bisogno di rapporto diretto, senza influenze tecniche, con l’elemento roccia, ghiaccio o tutti e due insieme.

  6. Buongiorno a tutti,
    grazie ad Alessandro per aver voluto riprendere questo mio post, scritto di getto su facebook.
     
    Uno degli utenti, colui che ha scritto il commento n. 4, peraltor mio omonimo, mi chiede per qual motivo non abbia scritto bene solo una volta un concetto invece di ripeterlo cinque volte.
    A) Non stavo scrivendo un saggio o qualcosa da limare prima della pubblicazione. Trattasi di post, su facebook. 
    B) Considerate le capacità medie di comprensione di quanto uno scriva, parto sempre dalla considerazione che repetita iuvant. 
    C) Terzo punto, un po’ più difficile da comprendere per chi non conosce almeno un po’ Alex: Alex ama ripetere e ribadire i suoi pochi ma fermi concetti in merito alle sue performances. A Trento avevamo riso tra noi perché ad un certo punto, alla quart volta in cui ripeteva una delle sue frasi preferite, gli avevo fatto notare che si stava ripetendo troppo. SI era messo a ridere e mi aveva detto che “tanto non mi capiscono lo stesso…”. Se nota, ad un certo punto ho sottolineato la ripetitività in un punto in cui (mi autocito) ho riportato il fatto che ad Alex Honnold piace “scalare, scalare e poi ancora scalare”. La ripetitività è voluta, è relativa all’espressione. Il concetto, mi pare, è evidente. Le lascio il gioco solipsistico di esprimere la propria opinione sul mio post fatto diventare articolo da Alessandro, ma le chiedo di tenere presente che la ripetitività non è un qualcosa che compare per disattenzione o sciatteria, bensì uno dei priemy, degli artifici narrativi cari a Viktor Šklovskij, funzionali alla “narrazione”. A giudicare dal risultato, ha assolto in pieno alla sua funzione. Grazie e buona giornata. 
     

  7. L’idea che scalare slegati abbia a che fare con l’estetica del gesto è parente di quella della “bella morte”: una specie di romanticismo decrepito, di apologia del suicidio dell’anima bella.
    È possibile fare del disagio esistenziale una estetica: la redbull ne ha fatto un business

  8. Da “alpinismo” a “comunismo” per i pontefici onanisti del forum è un attimo.
    Io sono d’accordo con l’autore, con Pilati e con Ratman.
    Per il resto per un climber sfigato come me,  è molto difficile indovinare le motivazioni di chi sale slegato dove io non salirei con gli infissi da ferrata , ma dubito si misurino in soldi e ragionamenti da bar.
     

  9. Bonsignore. Ormai il mercato della pay Tv e’abbastanza statico. Infatti la qualità media delle fiction e’ scesa perché non serve più o serve poco fare roba che “acchiappa” nuovi clienti. Prima il valore degli operatori dipendeva dal potenziale di crescita, ora gli investitori cominciano ad essere più attenti alla redditività. (fonte: un mio figlioccio che ci lavora).  Comunque è importante mantenere la base clienti magari con qualcosa di non costosissimo ma nuovo. Poi si può rilanciare il prodotto su altri canali. Ci sono anche introiti da pubblicità occulta o meno e magari anche qualche introito dalla località scelta ( pensa alle 5 terre dopo il fumetto Disney) e sponsorizzazioni. Poi ci possono essere ricavi più nascosti perché hanno i dati chi ha guardato ma li’ si entra in un campo oscuro. Non credo che comunque sia costato molto. 

  10. È sicuro che il ragazzo, con l’aria un po così, l’espressione un po così di chi non gli torna il conto delle rotelle, se ne fotta di tutte le menate del club dei rancorisi vorrei ma non posso: e fa bene.
    Però, tutta sta lirica dell’arrampicare in sé e per sé, della bellezza assoluta del gesto – retorica che  ha il suo senso – a  10, 20, 30 metri di altezza [non so da dove si cada con esiti letali] lascia un legittimo spazio all’idea che l’azione abbia molle diverse, e, poiché ognuno si fa le pippe con la mano che preferisce, mi sembra che qui valga il:
    Primum filosofare, deinde sipravvivere.

  11. Penso che spendere 500k $ per Netflix sia una bazzeccola, piccola spesa promozionale a fronte della quale molti di coloro che prima non avevano mai sentito parlare di Netflix dopo si abboneranno ecc. ecc..

  12. Uno sono molto incuriosito da un aspetto che potrebbe sembrare collaterale ma invece IMHO è centrale, e cioè: chi ha cacciato fuori i 500.000 dollari? Immagino Netfix. E comunque, Netfix o chiunque altro sia stato ad aprire il portafoglio, è ovvio che è convinto non solo di riavere ben presto i suoi soldi indietro, ma anzi di lucrare un bel guadagno. Come, esattamente? Netfix pensa forse che la trasmissione di questo programma farà aumentare di colpo gli abbonamenti? Mi sembra un po’ tirata per i capelli. Prima di sapere dei 10 secondi di ritardo sulla diretta mi era venuto un bruttissimo sospetto, ma per fortuna era sbagliato. In che modo, i 91 minuti della salita genereranno qualche milione di dollari di profitti per chi la ha finanziata? Qualche idea?
     

  13. Alex. Guadagna facendo quello che gli piace. E perdipiù se fa cose che piacciono anche agli altri moltiplica il guadagno. Chiamalo mona…

  14. Quando diventa lavoro qualunque attività segue le regole del mercato. Questo non significa che il prodotto non sia un capolavoro. Quanti capolavori dell’arte hanno soggetti religiosi perché il committente quello voleva per creare intense emozioni nel pubblico dei credenti ma l’artista ha saputo creare qualcosa di duraturo ben oltre i desiderata di chi lo pagava? Se si guardano le cose con un po’ di distanza e in una prospettiva storica la cosa interessante è analizzare il tipo di “opera” che viene proposta al pubblico. Per “opera” si intende sia la realizzazione “concreta” (la via, la salita) che il personaggio e la storia che viene raccontata. Probabilmente questa salita non sarà ricordata come un “capolavoro” ma probabilmente gli storici dell’arrampicata ne parleranno forse tra cento anni come la prima volta di un evento arrampicatorio seguito in diretta da 6.5 milioni di persone e in totale alla fine da quasi 15 milioni. Anche il “personaggio” è sicuramente diverso da quelli proposti negli anni 60 o negli anni 70/80. I gusti cambiano. Di questo parleranno i posteri quando riandranno a tirar fuori vecchie riprese e vecchi blog ricostruendo cosa succedeva in questo settore nel primo quarto del secolo. Come fanno qui i bravi storici che ricostruiscono le vicende degli anni ‘30 del secolo scorso e i personaggi che ne furono protagonisti. I giudizi morali lasciamoli ai sacerdoti, che quello è il loro lavoro.

  15. …Fausto, dai che se ti impegni magari qualche volta riesci a capire qualche cosa…
     
     
    Forse.

  16. Quindi tutto si rifà ai quattrini.

    sempre stupendevole l’ingenuità di certi commenti…

  17. Se per 500 euro il comune di Pisa mi chiedesse di scalare la torre ci andrei subito..unica condizione ovviamente il lato strapiombante…anzi ci andrei anche per una corda e un 10 spirit

  18. ma evidentemente mi ero sbagliato. 

    E non sei il solo ad esserti sbagliato.
    Quindi tutto si rifà ai quattrini. Se ti fai pagare poco sei un biscaro, ma se ti fai pagare tanto sei un ganzo e puoi ben rinnegare quello che sei stato prima. Per i soldi e ammesso tutto. E tutto il resto passa in terz’ordine.

  19. Matteo,
    certo. Mi aveva dato l’idea in passato di essere uno che si volesse tenere un po’ distante da certe situazioni ma evidentemente mi ero sbagliato. 

  20. Ho notato una indegna gazzarra sul web a proposito di Alex Honnold e della sua “performance” a Taipei.

    Haters, troll, bot, fancazzisti, tuttologo, c’è posto per tutti. Credo però che il vero problema nasca nel momento in cui tutte le figure di cui sopra vengono incarnate da chi è ai vertici delle istituzioni e sposta voti con la sua ipocrisia e falsità basata sul nulla. 

  21. “trovo solo un po’ strano che sia reso disponibile a fare un filmato simile con Netflix”
    Ma perché Enri? E’ come se a me per 5000 € l’APT di Lecco chiedesse di andare a fare la direttissima in Grignetta da solo e slegato…certo che ci vado!

  22. Che Honnold non sia un folle, un clown penso che sia chiaro. Che decida di fare quello che vuole e di guadagnarsi da vivere come meglio crede è ancora piu chiaro oltre che legittimo. Era nato come il ragazzotto che viveva in un camper e si cibava di semi, trovo solo un po’ strano che sia reso disponibile a fare un filmato simile con Netflix. Tutto qui. Poi io vivo ad anni luce di distanza e quindi non sono nessuno per giudicarlo, infatti non lo giudico. Mi sembra però solo strano. Avrà pensato bene che per dare da mangiare alla sua famiglia ancora per qualche anno, sarebbe stato utile farlo.
    Piuttosto credo che una domanda sul generare rischio di emulazione se la debbano porre lui, Netflix, cosi come chiunque altro in passato o in altri sport abbia dato o dia evidente immagine del rischio che corre sapendo che verrà guardato da mezzo mondo.
    Tecnicamente, rimane comunque un fuoriclasse della scalata.

  23. Magari poteva esporlo una sola volta bene, il concetto, invece di ripeterlo cinque volte in tutto l’articolo…
     

  24. Ritratto che mi ricorda Sinner, che però per ora punta alle modelle più che alla famiglia e se lo può permettere con quello che guadagna. Un “bravo ragazzo” o meglio “ragazzotto” come dice Calvi, molto dotato dal punto di vista psicomotorio, simpatico, che si diverte, portando casa la pagnotta con un mestiere un po’ particolare, affezionato a moglie e figli, senza bisogno di scuotere il cielo per abbellire o giustificare ciò che fa. Un archetipo perfetto per il format “prestazione fisica rischiosa in luoghi spettacolari” in quest’epoca post-moderna. Il ruolo del “pazzariello” avventato, con fantasie deliranti di onnipotenza e anche un po’ perverso e’ già’ occupato dai governanti. Sarebbe meglio il contrario, governanti “bravi ragazzi” e uomini di spettacolo “devianti” come sfogo per il pubblico, ma si sa che non si può volere tutto e poi il mondo è dominato dalla casualità, come la famosa scatola di cioccolatini di Forrest Gump. 

  25. Bentrovato, Luca!
    Penso che siamo tutti dipendenti da ciò che ci fa stare bene, quindi é naturale che anche Alex lo sia da tutto quello che mette in opera che, come ben saprai, diverrà sempre più estremo nell’esplorazione dei propri limiti e nella ricerca della sua felicità.

  26. Sempre pensato che fosse cosìLa bellezza del gesto arrampicatorio e ciò che genera nell’uomo (fisicamente e mentalmente) sono più che sufficienti per capire perché ci si possa dedicare tutta la vitaIl resto sono sovrastrutturePrimum vivere, deinde filosofare…

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