La lezione di David Farrier, autore del saggio Il genio della natura. Perché la crisi attuale è anche la sfida per cambiare radicalmente il nostro modo di vivere.
Ci salverà l’intelligenza collettiva
di Paolo Travisi
(pubblicato su lastampa.it/tuttoscienze il 29 ottobre 2025)
La vita nei centri urbani e nelle metropoli ci ha fatto perdere il contatto con la natura. Durante il periodo d’isolamento del Covid abbiamo visto gli animali tornare nei loro luoghi di appartenenza. Ci siamo resi conto di quanto l’inquinamento e la pressione antropica abbiano stravolto gli equilibri naturali, mentre assistiamo agli effetti progressivi e disastrosi del climate change. Abbiamo ancora tempo per fare un passo indietro? Per imparare dalla natura come adattarsi ai cambiamenti rapidi?
David Farrier, docente di Letteratura Inglese all’Università di Edimburgo, in Scozia, e giornalista per testate internazionali come “The Washington Post”, ha scritto “Il genio della natura. Lezioni di vita dalla Terra che cambia” (edito da Touring Club Italiano, collana Arcipelago) con un misto di curiosità scientifica e giornalistica per raccontare come il nostro pianeta stia reagendo alle costanti spinte di trasformazioni imposte dall’uomo. Forse imparare è ancora possibile.
Nel suo libro parla della natura come “intelligenza ecologica diffusa”. Come si manifesta negli adattamenti in risposta alle pressioni ambientali causate dall’essere umano?
“Il mondo naturale è pieno di modi diversi di essere intelligenti: pensiamo, ad esempio, ai ragni che estendono il loro cervello nell’ambiente tramite le ragnatele o alle api negli alveari. Perfino le cellule del nostro corpo dimostrano una forma di cognizione: rispondono agli stimoli, condividono informazioni e prendono decisioni. Come afferma il biologo Michael Levin, siamo tutti intelligenze collettive. Ma l’aspetto più cruciale dell’intelligenza in natura è che è collaborativa: si può dire che animali e piante, che evolvono insieme, come impollinatori, predatori oppure organismi mutualistici, stiano, in effetti, pensando insieme. Abbracciare questa visione potrebbe aiutarci a ripensare alcuni aspetti fondamentali del nostro modo di vivere. Gli esseri umani sono ormai la principale forza che influenza l’evoluzione delle specie su ogni continente, Antartide esclusa. Il collasso climatico, la perdita di habitat, le specie introdotte e l’inquinamento sono le cause principali della perdita di biodiversità e dell’estinzione. La maggior parte degli adattamenti che osserviamo sono espressioni di plasticità in risposta a nuove pressioni selettive, sviluppando così caratteristiche fisiche o comportamenti più adatti all’ambiente. La plasticità è il segreto del genio della natura”.
Il cambiamento climatico provocato dall’uomo deve essere visto come una minaccia o può diventare anche un’opportunità?
“E’ una crisi diversa da qualsiasi altra mai affrontata dagli umani. L’opportunità è la sfida di cambiare radicalmente il nostro modo di vivere: la coltivazione del cibo, le nostre città e persino il modo in cui concepiamo il tempo. Potremmo imparare dagli animali che adattano le nostre città ai loro bisogni, ripensando l’ambiente urbano, come gli uccelli che usano gli spuntoni di metallo anti-uccello per costruire i loro nidi. Potremmo sviluppare economie più circolari. Abbiamo vissuto troppo a lungo con l’idea che gli umani non facciano parte della natura. Osservare la straordinaria creatività della natura può aiutarci a connetterci con la stessa creatività che risiede in noi”.
C’è un particolare “genio della natura” o una specifica strategia di adattamento che l’ha colpita di più per la sua rapidità o ingegnosità?
“Il libro si apre con la storia delle rondini delle scogliere americane che, in pochi decenni, hanno sviluppato ali più corte e aerodinamiche per sopravvivere, nidificando lungo strade trafficate. Questa è la plasticità in azione. Gli uccelli hanno trovato il modo di prosperare nel loro nuovo ambiente con una rapidità sbalorditiva e questo mi ha fatto riflettere su come potremmo fare lo stesso. Ho menzionato anche gli uccelli che costruiscono nidi sugli spuntoni di metallo; questo è stato osservato in Scozia e nei Paesi Bassi, un meraviglioso esempio della creatività della natura, perché gli uccelli hanno trasformato qualcosa progettato per escluderli in un rifugio. È importante sottolineare che molti dei cambiamenti negli animali e nelle piante attribuibili all’uomo sono maladattamenti, perché in realtà rendono la creatura più vulnerabile. La maggior parte delle specie non riesce a cambiare abbastanza velocemente da tenere il passo con la trasformazione del pianeta. Quelle che sviluppano una strategia vincente sono l’eccezione, ma proprio per questo dobbiamo prestare attenzione a ciò che possiamo imparare da loro”.
Nel libro cita la biomimetica, una forma di adattamento che stiamo trasportando dalla natura ai nostri centri urbani. Come?
“La biomimetica, ideata da Janine Benyus, è essenzialmente la pratica di progettare ispirandosi alla natura. Benyus suggerisce che possiamo scegliere di fare della natura il nostro modello, prendendo in prestito ciò che ha imparato in milioni di anni sull’aerodinamica, per esempio, o progettando città che riciclano l’acqua come fanno le foreste. Ma, ancora meglio, possiamo fare della natura il nostro mentore. Janine Benyus mi ha detto: ‘Abbiamo bisogno di un cambiamento dell’anima tanto quanto di un cambiamento della tecnologia’. Questo è il vero cuore del mio libro”.
Qual è la lezione più urgente che l’umanità ha bisogno di imparare per gestire i rapidi cambiamenti ambientali che noi stessi abbiamo accelerato?
“Molti di noi si sentono intrappolati in sistemi più grandi che limitano la nostra capacità di vivere in modo diverso. Ma la natura ci mostra come il mondo vivente sia pieno di possibilità. Abbiamo un disperato bisogno di cambiare come generiamo energia, cosa usiamo per costruire, come gestiamo la nostra politica e le nostre economie; ma più che un cambiamento nelle nostre tecnologie abbiamo bisogno di un cambiamento del cuore. Spero che Il Genio della Natura aiuterà le persone a vedere che gli altri esseri con cui condividiamo il pianeta hanno molto da insegnarci su come vivere e adattarsi bene”.
Scopri di più da GognaBlog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Chissà se Bruno legge mai fino in fondo gli articoli!
Per cominciare bisogna ristrutturare le città e sottrarre gli uomini alla violenza della natura.
Solo non mi sento di dire che Janine Benyus abbia ideato l’architettura ispirata dalla natura: fino a due secoli fa fuori dalle città era così e i popoli nativi continuano a costruire in armonia con l’ambiente.
Bellissimo articolo. Sono completamente d’accordo. Speriamo di avere tempo sufficiente.