La teoria dello sviluppo sostenibile vuol fare quadrare il cerchio: guardandosi dal mettere in discussione il capitalismo, che è la maggiore causa della devastazione della Terra perché per sua natura combatte tutto ciò che rischia di ostacolare l’espansione planetaria del mercato, pretende di difendere l’ambiente senza però ripudiare l’ideale moderno della crescita.
Cinquanta sfumature di verde
di Alain De Benoist
(pubblicato su diorama.it l’8 giugno 2023)
Martin Heidegger ha scritto nella sua Introduzione alla metafisica (1935): «L’oscuramento del mondo, la fuga degli dei, la distruzione della Terra, la gregarizzazione dell’uomo, il sospetto odioso verso tutto ciò che è creativo e libero, tutto ciò ha raggiunto, su tutta la Terra, proporzioni tali che categorie infantili come pessimismo e ottimismo da tempo sono diventate ridicole».
Sono parole che si applicano benissimo all’ecologia. Oggi, a parte qualche scontroso reazionario, tutti si dicono ecologisti. Se ne potrebbe essere lieti se, dell’ecologia, non si potessero avere le idee più diverse, le peggiori come le migliori. Lo testimoniano le due forme di ecologia più diffuse nel solco dell’ideologia dominante: da un lato il “capitalismo verde” e il suo corollario, lo “sviluppo sostenibile”, dall’altro l’ecologismo radical chic, che è anche quello dei partiti Verdi.
La teoria dello sviluppo sostenibile vuol fare quadrare il cerchio: guardandosi dal mettere in discussione il capitalismo, che è la maggiore causa della devastazione della Terra perché per sua natura combatte tutto ciò che rischia di ostacolare l’espansione planetaria del mercato, pretende di difendere l’ambiente senza però ripudiare l’ideale moderno della crescita. Ma, bisogna ripeterlo, non si può avere una crescita industriale e demografica infinita in uno spazio finito. Lo sviluppo sostenibile, pilotato da esperti che credono che l’ideologia si riduca alle anomalie climatiche e all’impronta carbone, che contano sulle “tecno soluzioni”, cioè sul ricorso a sempre più tecnica per correggere la tecnica, e vogliono decidere su tutto in termini di quantità e redditività perché nella natura vedono solo un oggetto da gestire, si accontenta di rinviare le scadenze, adottando l’atteggiamento di un pilota di nave che, avvertito di star dirigendosi contro gli scogli, decide di ridurre la velocità invece di cambiare rotta. Chi parla di ecologia senza mettere sotto accusa il capitalismo farebbe meglio a tacere.
L’ecologismo radical chic, invece, funziona sulla tematica del pentimento morale in una prospettiva “planetaria” e apocalittica («pentitevi, perché la fine è vicina!»). Veicolato da piccoli borghesi delle grandi città che non hanno alcuna idea di cosa sia davvero la natura (i cacciatori la conoscono e la rispettano meglio di loro), perorano un’ecologia fondamentalmente punitiva col pretesto di “far del bene al pianeta”, che ai loro occhi non è che uno spazio mondiale in via di unificazione. Come fare del bene al pianeta? Proibendo gli alberi di Natale, il foie gras, la caccia alla lepre e le corride, favorendo la promozione delle pale eoliche e dei monopattini elettrici, vandalizzando le opere d’arte o magari legalizzando la cannabis e inviando carri all’Ucraina. Strano modo di preservare l’ambiente.
Che fare, allora, se si vuol restituire all’ecologia il suo vero senso? Innanzitutto evitare quella che Bernard Charbonneau chiamava la «periferizzazione del mondo», la trasformazione del mondo in una periferia senza fine, fatta di costruzioni industriali, sedi di grosse società, terre desolare, “grandi insiemi” e centri commerciali. Impedire la devastazione del mondo da parte di un capitalismo liberale che cerca solo di massimizzare i profitti. Preservarlo dall’accelerazione del tempo e dal restringimento dello spazio. Farne un luogo non solo vivibile, ma abitabile.
Questa ecologia è un’ecologia del locale, del territorio, del paesaggio, del sito, del «luogo che fa legame» (Michel Maffesoli). L’ecologista sincero è un amico dei luoghi, che sono altrettanti abiti con cui i popoli hanno rivestito la Terra. I luoghi, come gli uomini che li abitano, non sono intercambiabili, anche se entrambi vivono nell’orizzonte della precarietà. Friedrich Nietzsche diceva che «l’occhio del nichilista idealizza nel senso della bruttezza». La bruttezza oggi è voluta e ricercata, perché la bellezza è considerata superata. Occorre restituire al mondo la sua bellezza e la sua diversità, a partire dalla diversità dei popoli e delle culture.
Non si tratta solo di rispettare l’ambiente, ma di rifondare un’amichevole connivenza fra l’uomo e la natura, che si potrebbe riassumere nei termini di Martin Buber: sostituire l’io-tu all’io-ciò. Ritrovare il senso del cosmos. Smettere di ragionare secondo il dualismo soggetto-oggetto ereditato da Cartesio che inaugura un’assoluta separazione tra la cultura e la natura, gettando le basi di quello che Augustin Berque chiama il paradigma occidentale moderno classico.
Armonia ma non fusione. Perché bisogna anche respingere l’ecologismo New Age, mistico e fusionale, e l’antispecismo, che vuole dimenticare che l’uomo è creatore di se stesso perché, contrariamente agli altri animali, l’ambito che gli appartiene in proprio è la storicità. Solo l’uomo diviene storicamente. L’umanità è una solo biologicamente; culturalmente è per forza molteplice. L’uomo non ha un ambiente specifico. Crea il suo a sua guisa, e questa disposizione sfocia nella diversità delle culture.
L’ecologia è fondamentalmente conservatrice, poiché si batte per il rispetto degli ecosistemi e dei cicli naturali, valorizza il radicamento, rifiuta il saccheggio dei paesaggi, ha il senso della terra, diffida tradizionalmente dei danni provocati in nome del produttivismo e del progresso. Ma è anche rivoluzionaria. Nel 1937, Bernard Charbonneau pubblicò un articolo intitolato Il sentimento della natura, forza rivoluzionaria, constatando che «in un mondo che si lascia andare nel corso del Niagara economico, la conservazione diventa rivoluzionaria». Aveva ragione. Cambiare rotta sarebbe un atto molto profondamente conservatore e perfettamente rivoluzionario.
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Articolo interessante, che esprime un pensiero al quale mi sento vicino.
Grazia te sei una persona con un cervello pensante, pero’ occorre fare qualche riallineamento :-).
Lo smart e l’antenna parabolica la puoi avere anche sotto il comunismo, ci impieghi di piu’ di certo.
Se parli di immobili popolari ti invito ad andare nella Grande Madre Patria Russa dove ci sono mega palazzoni costruiti sotto il regime
Se mi parli di decadenza dei costumi (droga, prostituzione, etc) questo non è il capitalismo che l’ha creato, ma il mal governo.
Il capitalismo è il meccanismo economico dal quale attraverso un capitale, fai un investimento e hai un ritorno. Se sei bravo ce l’hai se non sei bravo non ce l’hai. Occorre distinguere il capitalismo dalla politica.
Quindi capitalismo come sistema di produzione economica, il resto che hai detto è gestione dell’uomo politico.
Ogni sistema cmq è ciclico, nasce e muore, e prima della morte vi sono degenerazioni. Oggi siamo in una degenerazione piu’ per istinto umano che per il sistema economico in se (sebbene sono conscio che ci sono evidenti limiti finanziari del sistema).
E’ chiaro che dalla miseria trovi gli stimoli per emergere, poi con il passare delle generazioni vengono su sempre piu’ smidollati, viziati, manipolabili, buonisti, etc.
Questi sono sintomi di decadenza.
Personalmente essendo stato tirato su in modo un po’ militare e con pochi lussi, non ho in me lo spirito dello smidollato, anzi sono un po’ iperattivo e cerco sempre la strada con meno lussi per abituarmi ad ipotetici scenari di miseria.
un caro saluto
Hltl meglioo la massima stima per De Benoist, come uomo prima ancora che come pensatore, e in genere mi trovo d*accordo con quasi tutto quello che scrive – solo che lui lo dice meglio di quanto non potrei mai fare io.
Questo vale anche crsdper l’articolo in questione – che pero ha, a mio modestissimo avviso, una grossa pecca. Ritengo infatti che non si possa accusare il capitalismo di essere colpevole di tutti i miti della crescita senza limiti e delle aspettative sempre crescenti, senza precisare che le ideologie politiche e sociali di sinistra, pur se per definizione ostili al capitalismo, hanno esattemente le stesse responsabilità, pur se nel contesto di obiettivi diversi. Basterá pensare ai veri e propri disastri ecologici, per non definirli crimini, causati dalle politiche di sviluppo economico dell’ URSS e della Cina.
L’unico sistema politico moderno che si preoccupò seriamente di trovare un qualche equilibrio tra la protezione della natura e dell*ambiente da un lato, e le esigenze di una società industriale dall`altro, fu il nazionalsocialismo (penso sopratutto al Darré di “La Nuova Nobiltà di Sangue e Suolo”), Però ho come l*impressione che suggerire che il 3.o Reich sia un esempio da seguire non risulterebbe molto popolare…
L’anticapitalismo fascistoide di de benoist é lo stesso di quello comunistoide di là touche: cascame ideologico, pseudo cultura per anime sempliciotte che tendono a semplificarsi ulteriormente le cose. Insomma, parassiti sociali che “piangono e fottono”
NO TAV, NO OLIMPIADI, NO TUTTO sono utili idioti al servizio del nulla.
33 grazia
La guida alpina. Caspita! Se ci sono farme di parassitismo socio economico che il famigerato capitalismo ha reso possibile, dai tempi d’oro dei primi inglesi in scena sulle Alpi, è stato proprio quello di campare sul tempo libero. A lei mancano delle basi minime per una riflessione sulla società, la storia, l’economia. Le sue riflessioni si riducono a puro sentimentalismo astratto.
questo l’hanno voluto i nostri governanti centrali e locali, succubi alle leggi del mercato, che loro sbandierano come progresso.
32. Caro Alberto, vedo man mano scomparire drogherie e latterie, piccoli bar dove anche i bimbi potevano entrare indisturbati.
Non riesco più a entrare all’Esselunga di Via Lorenteggio, che ormai da anni ha abbandonato la bassa palazzina a mattoncini rossi in favore di un grande parallelepipedo bianco che cela il poco rispetto per il personale e la vita frenetica delle città.
Caro Ratman (?!?) al 30, sono andata via non solo dal quartiere, ma dalla città che, plasmata dal suo amato capitalismo, disumanizza e impoverisce, altro che regalare possibilità.
Una possibilità me la sono concessa frequentando il corso guide grazie a mille lavoretti e, forte di competenze e idee chiare, me ne sono tornata in Sicilia.
le belle, umane e vissute botteghe di vicinato, sono state volutamente disintegrate per favorire i mega anonimi centri commerciali con i parcheggi pieni di zozzeria.
E dove, come tante formichine siamo tutti di corsa tra gli scaffali a caricare all’inverosimile il carello.
Prometteva di più, questo articolo.
Strano questo Alain de Benoist, fondatore di una sedicente Nouvelle Droite (anticapitalista?), che fa soprattutto sfoggio di nomi più o meno altisonanti e pubblicazioni altrui.
” … non si può avere una crescita industriale e demografica infinita in uno spazio finito” !!!
Sacrosanto!!!
Ma … e poi? e allora?
Spero in un prossimo articolo, che prenda le mosse da questa considerazione, provando a fare proposte di un modello di sviluppo (o di inviluppo) diverso dalla crescita del PIL; magari di un economista o di un filosofo un po’ più concreto di questo qui
Grazia 29
Gentilissima signora, ma perché lei non abita più nel quartiere popolare della sua infanzia?
Non è per caso che questo vituperato capitalismo le ha permesso di migliorare la sua condizione sociale e la promossa da popolana a borghese?
Stefano al 15. Il capitalismo ha garantito prosperità sempre più crescente? Se per prosperità – come per benessere -si intende l’antenna parabolica e un telefonino, forse sì.
Negli ultimi anni continuo ad addolorarmi percorrendo i quartieri popolari in cui abitavo da bambina: tutto è peggiorato, dalla fatiscenza degli immobili alle spalle appesantite di chi ci vive, dal dilagante spaccio di droghe all’offerta del proprio corpo, per non parlare della qualità delle botteghe.
Ciò che cresce, purtroppo, è la dipendenza dai social, dall’isolamento che vive chi sta in città, dalla mancanza di assunzione di responsabilità, dalla cecità che non permette di capire che un black out di 24 h metterebbe il popolo in ginocchio.
Ancora una volta mi permetto di dire che forse non ci si dovrebbe soffermare a mettere etichette e confini, a definire termini e tendenze, ma a fare, a conservare, a rallentare.
Il signor Alberto (Bonino) segue il forum da diversi anni, partecipando con numerosissimi commenti che non lasciano indifferente il lettore. È stato perfino argomento di un articolo (unico caso nell’intera storia del GognaBlog):
https://gognablog.sherpa-gate.com/linterpretazione-dei-bonini/
Se si confrontano i suoi commenti di cinque o sei anni fa con quelli attuali, mi pare però che abbia perso un po’ di smalto, di brio, di vivacità. Insomma, ci propina sempre la stessa minestra.
Alberto, orsú, prova a rinverdire gli antichi fasti!
Alberto dovresti scrivere un libro:
” Vivere felici, contenti, tranquilli e realizzati, dalla A alla Z.”
Se poi lo troverò in biblioteca magari lo leggo.
Stefano, toglimi una curiosità, perché dopo l’ennesima tua uscita alla cazzo mi fai venire grossi dubbi: sai leggere?
@23, Andrea Parmeggiani, ci sono molti articoli scientifici su questo, ma credo che un buon riferimento è questo libro che riassume questi studi per tutte le nuove fonti di energia rinnovabile: https://www.ibs.it/nuove-fonti-di-energia-rinnovabile-libro-domenico-coiante/e/9788846458773?inventoryId=47919442&queryId=a3d6cbe6a79868ca225870a3c4276716
L’autore era il Direttore ENEA per il Dipartimento Energie Rinnovabili e quindi era molto competente sull’argomento.
Ovviamente è un libro del 2006 e quello era lo stato dell’arte all’epoca e ora la situazione potrebbe essere anche migliore.
Post n. 6/7 Non commentabile….Se io vivo bene meglio per me, siete voi che vi fate tante paturnie per nulla, vivete di più e criticate meno. Il mondo è tutto dfa vivere, nel bene e nel male. Conunque io non cambio nè il mio stile di vita nè il mio modo di pensare e vivo sicuramnte meglio di voi, più felice, più realizzato, più contento e più tranquillo. la cosa non dovrebbe preoccuparvi
@6 Guglielmo
Senza polemica, grazie per le info. Sapresti dirmi dove reperire queste informazioni?
@11
Non saprei. Sicuramente ne sprechiamo tanta. Ognuno, nel suo piccolo, ne spreca, e in tutta coscienza dovrebbe fare il possibile per cercare di non farlo, senza rendere la propria vita un inferno o paragonabile a quella di un monaco benedettino in clausura.
Se cerchi su Our World in Data … te che piacciono tanto i numeri… noterai che dal 1700, 1800 sempre piu’ persone sono entrate nel mondo in uno stato di benessere. Grazie al capitalismo.
E cosa facciamo Luciano? mettiamo un bel pianificatore centrale (che ti toglie tutti i diritti e ti tratta come un numero)? la storia l’ha gia’ ben detto che con il pianificatore centrare…3 gatti vivono da Dio (i politici pianificatori) e per gli altri c’è solo morte e miseria.
Luciano, ma te proprio non provi vergogna a quello che scrivi. Ma paragonare i morti per obesita’ con la miseria che c’era nel 1800, agli inizi del 1900 e non parliamo delle altre epoche storiche.
Voi, gente come te, nn merita altro che andare in miseria e patire quello che hanno patito i nostri antenati.
Se questi articoli sono noiosi o fuffologia, può essere utili dare un’occhiata alla traduzione numerica del capitalismo a questo sito:
https://www.worldometers.info/it/
Tra i tanti dati disponibili, trovo allucinante quelli riguardanti gli obesi e i morti per fame, questi ultimi quasi 6 milioni dall’inizio dell’anno. Anche questo è il capitalismo, Stefano.
Cambia poco Migheli, l’estrema destra è una costola della Sinistra.
E poi provi a negarmi che uno di sinistra non dica quello che c’è scritto nell’introduzione se ne ha il coraggio. E’ il tipico argomentare di uno di sinistra.
#15
“sinistrismo” in De Benoist, fondatore della Nouvelle Droite e ispiratore della Nuova Destra di Marco Tarchi, a suo tempo noto esponente del MSI? Grande confusione regna sotto il cielo…
L’introduzione è deplorevole… sono parole di chi ha la panza piena e sfoggia ideologia fuffologica. Poi voglio vedervi tornare a fine 1800.
Tutti buoni di fare la paternale, di fare buonismo con lo smartphone in mano. Tutti buoni di predicare moderazione, con l’auto che sfreccia a 200km, con il cibo che non manca mai, con la carne in tavola, con le ferie in aereo in Cile, o in qualche isolotto caraibico.
Il capitalismo è la migliore organizzazione umana della storia, ha garantito prosperita sempre piu’ crescente da 300 anni a questa parte.
La questione green non centra nulla con il capitalismo. Personalmente sono un sostenitore del capitalismo, del merito, della competizione. Pero’ sono stato educato a risparmiare, a non inquinare, a rispettare.
Non è questione di sistema economico ma di EDUCAZIONE… c’è chi ce l’ha e chi non ce l’ha.
Il fatto è che l’articolo emana un olezzo di sinistrismo che predica solo miseria, come sempre fa la sinistra con le sue ricette. Poi gratta gratta capisci che il politico che emana queste paternali ha stretti rapporti con grandi industriali, finanzieri etc. etc.
@12
Mauro, hai perfettamente ragione e la tua e’ l’unica sintesi sensata. Anche coloro che vogliono distruggere il capitalismo cercano dì farlo beneficiando dì tutti gli strumenti e gli agi che il capitalismo ha messo loro a disposizione ( maggior salute, tecnologia, informazioni e mille altre cose….tra cui sci, friend, corde per rimanere in tema).
Basterebbe prendere atto dì quello che tu dici e non fare tanti discorsi. E allo stesso modo dovrebbero piantarla anche coloro che il capitalismo dicono dì non voler distruggere ma che rilanciano con questa benedetta transizione verde green sostenibile, cosa che, se mai lo ha avuto, oggi non ha più alcun significato visto che questi tre termi non vogliono dire assolutamente nulla. Per quanto alla montagna l’unica transizione verde e’ retrocedere, dismettere, tornare indietro, limitare la presenza umana. Tutti gli altri discorsi sono nulla (guardo le webcam dì Plateau Rosa’ e vedo ieri 17 gradi alle sei dì sera e ruspe che portano neve da un parte all’altra del ghiacciaio per mantenere le piste da sci. Detto tutto). Tra l’altro trovo anche ormai noiosi questi articoli. Non lo dico per il GB che li pubblica ma per chi li scrive.
Non c’è nulla di green, di verde di ecologo nell’ agire umano. È un’ipocrisia cavalcata da tutti ma priva di verità.
L’unica azione green che si può intraprendere, ( alla Crovella ), e quella di eliminare, tornare indietro, smetterla di sprecare inquinando!
Ma questo è chiaro che non è possibile.
Quindi continueremo a pensare “green” anche mentre ci spostiamo di centinaia di km. Per salire una nuova vetta, o per acquistare prodotti bio provenienti a loro volta da km. E km. Di distanza e magari commercializzati in un negozio climatizzato….. E chi più ne ha ….
Persino l invio di questi messaggi comporta uno spreco di energia.
Speriamo solo che il mondo ci sopporti ancora a lungo ,nel frattempo sopporteremo ancora a lungo anche l ipocrisia del termine green, verde e ecosostenibile.
Mi pare che il capitalismo sia un modello che, chi possiede non voglia privarsene e chi non possiede aspiri ad avere (nonostante tanti dopo averlo sperimentato personalmente lo denuncino come un “miraggio” di benessere ma ipocriticamente, nella stragrande maggioranza dei casi non abbandonano, o almeno non del tutto).
solo il fatto che siamo qui’ a discutere della malvagita’ del capitalismo e dello sviluppo, utilizzando allo scopo apparati acquistati da mega corporations che ne rappresentano l’essenza stessa, mi sembra prova sufficiente.
Di conseguenza non vedo altra realistica soluzione che quella di usare il consumismo ed il volere/potere dei consumatori per fare leva sul sistema perlomeno limitandone i danni quindi lo sviluppo sostenibile mi sembra l’unica speranza visto che, obiettivamente, il capitalismo c’e’ e ci va bene cosi.
In fondo siamo tutti coscienti di avere una vita ben piu’ lunga e molto piu’ ricca di possibilita’ di quella che hanno avuto i nostri nonni. Quello che abbiamo, nel bene e nel male, e’ il prodotto del capitalismo. Guardiamo in faccia la realta’.. non mi sembra che siamo pronti a rinunciarci in massa.
@ Parmeggiani al 5. Qualcuno ha mai calcolato quanta energia prodotta, in un modo o nell’altro, sprechiamo?
Ratman. La tua parte “topesca” dovrebbe aver scoperto da tempo che il tifo rosso-nero è provocato da un batterio molto diffuso anche in ambienti inaspettati e spesso pure molto contagioso.
o avuto appena il tempo di leggere l’incipit. Bravo, bravissimo l’autore e bravi a coloro che che l’hanno trasmesso. Già mi pare di giocare in casa. Sono sicuro che concorderò con tutto quel che segue. Grazie ancora e leggerò con molta atenzione i nostri commenti per capire se tra molte cose, parteggiamo per la montagna (o come diceva R. Messner per l’alpinismo!) oppure per l’egoistica soddisfazione personale. Ciò a parte della politica del momento. Confini, meglio limes, difficili per tutti.
Grazie e grazie ancora. Franco.
E’ sempre interessante leggere opinioni che fanno riferimento ad aree di pensiero diverse e opposte.
la cosa curiosa è la coincidenza di una visione passatista tra De Benoist – esponente di una destra anticapitalista, reazionaria, e alcuni campioni molto ciarlieri di questo blog
Marcello Cominetti, vero anche quello che dici tu.
Non mi ero soffermato su questo aspetto.
Alberto come al solito non commendabile.Mi trovo d’accordo con le posizioni di Marcello e Paolo. A proposito di energia verde: qualcuno ha mai provato a pensare a quanta energia deve essere prodotta (verde eh?) per realizzare e installare una sola pala eolica di 80 metri di altezza? Quante tonnellate di acciaio? Qual’è la durata di vita media? Quanti litri di olio vengono usati per la lubrificazione della stessa (con sostituzione ogni tot mesi, come per le automobili)?Siamo sicuri che sia cosi’ Green?
Si, ci si è pensato e sono stati fatti molti studi adottando la metodologia LCA e tutti concordano che il tempo di rientro dell’energia spesa per costruire una pala eolica è molto minore della sua vita utile e questo comporta che durante il suo funzionamento produce 6 o 7 volte l’energia utilizzata per costruirlo e mantenerlo
Alberto come al solito non commendabile.
Mi trovo d’accordo con le posizioni di Marcello e Paolo. A proposito di energia verde: qualcuno ha mai provato a pensare a quanta energia deve essere prodotta (verde eh?) per realizzare e installare una sola pala eolica di 80 metri di altezza? Quante tonnellate di acciaio? Qual’è la durata di vita media? Quanti litri di olio vengono usati per la lubrificazione della stessa (con sostituzione ogni tot mesi, come per le automobili)?
Siamo sicuri che sia cosi’ Green?
Come fare del bene al pianeta? Proibendo gli alberi di Natale, il foie gras, la caccia alla lepre e le corride, favorendo la promozione delle pale eoliche e dei monopattini elettrici, vandalizzando le opere d’arte o magari legalizzando la cannabis e inviando carri all’Ucraina. Strano modo di preservare l’ambiente.
Invece secondo me il senso dell’articolo, sicuramente discutibile, però, sta tutto qui. Ovvero nel voler criticare chi si rifà a uno schema di protesta adattabile a situazioni molteplici. Cosi da non dovere fare nessuno sforzo per analizzare scientemente la situazione che volevamo prendere in esame e magari contrastare.
Se ricordate i tempi del Covid 19, non appena si è iniziato a parlare di vaccino, la maggior parte di noi è corsa a farselo iniettare senza avere il minimo dubbio. Eppure era stato fatto al volo e venduto a caro prezzo a ogni nazione.
Il parallelismo tra “vaccino sperimentale giusto rimedio” e l’invio di armi all’Ucraina, sono un po’ l’esemplificazione di chi domande se ne fa davvero poche per natura e sceglie la via più comoda perché meno faticosa e impegnativa.
La visione più comune di sostenibilità di oggi è perlopiù una grottesca e pilatesca messinscena che fa sentire gli idioti con la coscienza a posto.
L’articolo era partito da premesse che rappresentano il vero ambito di discussione moderno sul problema dello sviluppo.
Poi si è letteralmente perso via, da buon radical chick, trasferendo ai singoli una dimensione del vivere che la maggior parte dei popoli non possono permettersi.
Al di là del fatto che noi occidentali dovremmo smettere di pensare al pianeta come a un luogo in cui il nostro sentire, le nostre aspirazioni, la nostra visione sia condivisa.
La gran parte del mondo è abitata da gente, la cui vita è fatta di necessità e desideri che non coincidono con i nostri. E sono i due terzi del mondo.
E qui da noi, in Occidente (chiamiamolo così solo per intenderci) il problema per la maggioranza è mantenere uno standard (i poveri non sono ancora un numero notevole), che sia di sopravvivenza o di benessere.
La maggioranza è a contatto con una Natura antropizzata e costruita e le va bene così
A me il mondo piace com’è, mi ci trovo bene e non capisco questa mania di autodistruzione propagandata da frustrati falliti che non sanno cosa fare nella vita. C’è tanto da da vedere nel mondo e e das goderne i piaceri.
Pur condividendo il pensiero, le considerazioni diciamo dell’autore di questo articolo, non riesco a capire cosa centri la legalizzazione della cannabis infilata tra i vezzi piccolo borghesi e l’invio di carri all’Ucraina. È un attimo finire in quella marmaglia tanto criticata..ci vuole attenzione