Cortina: dalla parte degli impresari

L’articolo che riportiamo qui sotto è la tipica espressione di quell’informazione acritica, alla prova dei fatti pienamente asservita al potere politico-economico-finanziario. “Godetevi” il tono trionfalistico, i luoghi comuni del “tutto va bene” e le false motivazioni (anche se spesso riportate in buona fede).

Il regno dei ghiacci
di Lidia Lombardi
(pubblicato su mag1861.it il 19 gennaio 2024, aggiornato)

Quarant’anni fa Vacanze di Natale, il cult movie del disimpegno, alzò l’asticella della popolarità di Cortina d’Ampezzo. La Regina delle Dolomiti faceva da cartina di tornasole dell’Italia rampante, caciarona, arrivista e godereccia degli anni Ottanta. Cortina – che nel 2009 è stata proclamata Patrimonio Unesco – ha appena festeggiato l’anniversario, chiamando a raccolta Enrico Vanzina, il regista, e i protagonisti, in primis Christian De Sica e Jerry Calà.

Ma la città montana più bella, diventata presto meta del jet set internazionale, oggi è ben altro: gettonatissima, sì, ma proiettata verso un futuro coniugato sull’accessibilità, sul rispetto ambientale, sull’efficienza degli impianti, sulla tecnologia più avanzata per vivere la montagna e per farne lo sfondo di appuntamenti agonistici.

Ovvio il richiamo al Grande Evento, le Olimpiadi Invernali che si svolgeranno nel 2026 tra Cortina e Milano, giusto settant’anni dopo quelle del boom dopo la Guerra, appunto nel 1956. Ma le bianche piste ampezzane sono consueta cornice di gare mondiali, con un acme toccato nell’anno appena finito. “Nel 2023 la Conca è stata la località che ha ospitato più gare di coppa del mondo, con un picco di cinque in dieci giorni”, ha quantificato Stefano Longo, presidente di Fondazione Cortina, l’istituzione che riunisce Regione, Comune, Sci Club e altri privati. Lo ha detto nel corso dell’incontro che ha riunito a Roma (“perché Cortina e le Dolomiti bellunesi sono luogo di interesse nazionale, e dunque è giusto riunirsi nella capitale d’Italia”) amministratori e rappresentanti dell’economia turistica locale.

Dunque, non solo lo struscio su corso Italia, la ciclopedonale che tra i prati si dirige verso San Candido, le escursioni al Faloria e alle Tofane, le foto sullo sfondo del Pomagagnon, del Cristallo, del Sorapiss. In uno stordimento estetico da sindrome di Stendhal, di fronte alle albe e ai tramonti tinti dal rosa al rosso, per quel fenomeno chiamato Enrosadira e generato dalla particolarità della dolomia, la roccia composta da carbonato di calcio e magnesio.

Ma il fascino del paesaggio non è tutto. Serve adeguamento degli impianti, modifica della viabilità
Ma il fascino del paesaggio non è tutto. Serve adeguamento degli impianti, modifica della viabilità, offerta di avvenimenti che non interrompano mai l’attenzione dei turisti, italiani e internazionali. La stagione invernale, per la prima volta, è cominciata durante il ponte dell’8 dicembre 2023: tutti aperti gli alberghi, tranne quelli in ristrutturazione, un impegno non da poco ma necessario all’ammodernamento in vista anche delle Paralimpiadi, “perché pure una porta larga meno di 70 centimetri equivale a una barriera architettonica che non lascia passare la carrozzina”, spiega Stefano Pirro, presidente degli albergatori di Cortina. “Significa – aggiunge – che crediamo nel messaggio trainato dall’appuntamento del 2026, il quale dà slancio anche ai turisti”.

Cortina d’Ampezzo 

Partiamo dallo scenario incommensurabile delle nostre montagne e prevediamo di creare offerte per le famiglie e per chi desidera fare sport, per chi ama passeggiare, o ciaspolare d’inverno e per chi ama sciare, per chi arriva dall’altra parte del mondo e per il turista di prossimità”, spiega Roberta Alverà, vice sindaco e assessore al Turismo. “Vogliamo fornire sempre più ai nostri ospiti un’esperienza friendly, accogliente, tradizionale e allo stesso tempo innovativa, negli ambiti dello sport, del lifestyle, del benessere e dell’enogastronomia, attirandoli con le montagne, le tradizioni e la natura che ci distinguono perché solo noi le abbiamo.

Ecco, un comprensorio in cui possano svilupparsi le diverse modalità di pratica outdoor a due ruote (MTB, gravel, road bike, ecc.), anche con l’installazione di punti di ricarica e-bike. Questa, poi, è una destinazione ideale per la camminata in montagna, con una maggiore offerta di itinerari e circuiti, ben mantenuti e segnati; ed un’area specializzata sul segmento familiare”.

Stefano Longo rilancia: “La città conta 5.400 abitanti. Ma ogni gara mette in campo 350 persone, specialisti nella preparazione tecnica e tecnologica dei siti, comprese le truppe alpine italiane, quelle che durante le Olimpiadi del 1956 portarono le neve sulle piste. Ora serve certamente sui campi di gara, ma è importante che risplenda di bianco anche il paesaggio. Non dimentichiamo che duecento milioni di persone guardano le gare di Cortina”. Il carnet degli avvenimenti è fitto: dopo l’Epifania la competizione di curling (“Sport divertente e aggregante, nato cinquecento anni fa in Scozia, ma praticato a Cortina già negli anni Trenta del secolo scorso”). A fine gennaio 2024 c’è stata la tre giorni di coppa mondiale di sci femminile, “spostata in avanti di una settimana per non sovrapporsi al confronto di Kitzbuhel”. Il 3-4 febbraio il Gran Fondo Dobbiaco-Cortina. Si concluderà dopo Pasqua con le finali di coppa del mondo di scialpinismo, che sarà disciplina olimpica proprio dal 2026. Quanto al bob, la pista olimpica si deve fare e si farà, auspica Longo: “Il nostro Bob Club ha 75 anni e 100 ne ha compiuti il tracciato di bob-slekeleton”.

Rifugio Faloria 

Intanto si pone mano ai percorsi cittadini. Rifatti venti chilometri di marciapiedi e reinterpretato il ruolo delle infrastrutture di risalita, usate non solo per accedere alle vette ma per migliorare la viabilità, che diventa “verticale”.  Gli impianti a fune sono una valida alternativa al trasporto su gomma e snelliscono gli spostamenti in città. Ecco allora la nuova cabinovia Cortina Skyline, inaugurata a Natale 2021. Il collegamento tra le Tofane e le Cinque Torri rappresenta un traguardo significativo. Ad esso si aggiunge l’hub con grande parcheggio per automobili, risolvendo un altro nodo del traffico.

La grande novità del treno: ecologico, romantico, glamour, antico e moderno insieme. E’ l’Espresso Cadore
E poi la grande novità del treno. Ecologico, romantico, glamour, antico e moderno insieme. E’ l’Espresso Cadore, che ha inaugurato a metà dicembre 2023 il programma dei treni turistici notturni di Ferrovie dello Stato. “Un traguardo – si rallegra l’ingegnere Luigi Cantamessa, direttore della Fondazione Fs Italiane – che supplisce dopo decenni alla ferrovia che negli anni Sessanta raggiungeva Cortina. Il convoglio parte dalla stazione Termini alle 21.40 del venerdì e arriva a Calalzo alle 7.57 del sabato. Da lì un bus dedicato conduce entro le 9 i viaggiatori nei rispettivi alberghi”.

Un ritorno al fascino dei Wagon Lits (avviene anche per il collegamento tra Berlino e Parigi, da poco lanciato) e del viaggio lento. Un’avventura sulle rotaie che emulsiona la fantasia, nel buio della notte e nel chiarore dell’alba, tra vette silenziose. Cabine letto e cuccette, legni lucidi, tende di velluto e passatoie rosse (“Abbiamo restaurato le solide carrozze degli anni Novanta”), cena con piatti di porcellana nel vagone-ristorante, colazione mattutina servita en suite, partenza per la capitale alle 19.30 della domenica, così “il week end si può godere appieno, senza perdere tempo nel viaggio”. Le fermate intermedie sono Orte, Orvieto, Treviso, Ponte delle Alpi, Longarone. “Il viaggio inaugurale si è tenuto il 15 dicembre 2023 – dice Cantamessa – E sapete chi si è prenotato per primo? Un americano del Kentucky”. Cortina e il suggestivo wagon lits al centro del mondo.

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Cortina: dalla parte degli impresari ultima modifica: 2024-02-18T05:12:00+01:00 da GognaBlog

9 pensieri su “Cortina: dalla parte degli impresari”

  1. 9
    Marcello Cominetti says:

    Unesco: rovina per le Dolomiti (e non solo).

  2. 8
    Rosanna says:

    Dico solo una cosa, per non andare a fare polemica che non serve a niente. Se le Dolomiti sono patrimonio UNESCO, la Natura ne fa parte? Gli Alberi secolari, ne fanno parte? Che significa, dare un nome così a un luogo, e poi distruggere parte di Esso? Ditemi cosa significa
    Patrimonio UNESCO. 
    Poi, per il resto, io sto dalla parte dei Larici e della Madre Terra ????????Sempre!
    Grazie 

  3. 7

    L’ho già detto qui nel blog.
    Il problema dello spaccio di cocaina c’è perché esistono i consumatori.
     
    Quindi la colpa è dei consumatori di idiozie, non di chi gliele propina.
    In montagna si deve pur vivere di qualcosa.
     
    La situazione che vede: richiesta idiota e offerta idiota è difficile da cambiare perché, come lo scorrere dell’acqua, si insinua per la via più semplice da percorrere e non per la più complicata.

  4. 6
    MASSIMO says:

    L’articolo è uno spottone per albergatori,imprenditori ,potici in cerca di voti facili. Mi soffermo solo sul treno abitando a Calalzo: se in 4 viaggi di sola andata avrà trasportato 150 persone sarà stato un successo ma non è stato così.  E finiamola con quesra visione edulcorata della montagna: essa è solo uno strumento per fare soldi e prendere voti!

  5. 5
    franco tosi says:

    dica la verità cosa farete con gli elicotteri per i turisti, tute alari, o l’areoporto per piccoli jet privati provenienti da Monacò o paesi arabi. queste sono le esigenze degli albergatori, guide ecc. i dobloni, i dobloni altro che i pipponi sulla natura, i treni lenti…

  6. 4
    Davide Scaricabarozzi says:

    Comunque Fantozzi aveva rilanciato Courmayeur quasi 50 anni fa.
     

  7. 3
    Albertperth says:

    Non posso che fare i complimenti alla redazione..pubblicando le prime due considerazioni hanno avvalato..forse loro malgrado ,entrambe le argomentazioni, vi è un ovvietà se il compito di uno stimolatore è solo stimolare allora dare ampio spazio ad argomenti antitetici.Es. costruttori e progettisti barrage ,impianti di risalita etc..dimenticavo..produttori di tranquilizzanti…serviranno alla fine

  8. 2
    Carlo Crovella says:

    Mi verrebbe da fare “copia e incolla” del mio intervento di ieri. Cerco di sviluppare altre considerazioni. I cortinesi, e più in generale ai veneti, non gliene frega un fico secco dello “spirito olimpico”,  cioè di celebrarlo a casa loro. In alticolo come quello sopra riportato, l’obiettivo è ricercare elementi per dare una pennellata di nobile credibilità alla spasmodica propensione ad addentare la torta degli sghei. Non è peccato mortale che caratterizza esclusivamente i cortinesi, ma ogni risvolto d’Italia e probabilmente ogni spicchio del mondo. Ditemi che senso ha avuto organizzare le ultime edizione dei giochi invernali in Russia, Corea e Cina… Ribadisco che la pista di bob di Cesana torinese e i trampolini di Pragelato (Val Chisone), costruiti per le Olimpiadi del 2006, sono stati praticamente abbandonati subito dopo (io personalmente ricordo di aver assistito a una gara di slittino di Coppa del Mondo del 2007 o 2008, poi più nulla; sui trampolini non ricordo nessun evento dopo il 2006). Sono infrastrutture in completo abbandono, ma intanto la cementificazione c’è stata.
     
    Ciò nonostante l’anello chiave della catena è la gran massa di beoti consumisti che fagocitano sport (“visto”, qualche volta di persona, più spesso in TV/streaming) senza neppure rendersi conto di cosa stanno veramente “bevendosi”. Qualche mese fa, in treno, ho ascoltato senza volerlo i dialoghi ad alta voce di due passeggeri seduti vicino a me. Uno dice: “Che figo! nelle prossime Olimpiadi (2026, NdR) esordirà lo scialpinismo!” L’altro: “Certo e nello scialpinismo gli italiani sono forti e quindi vinceremo tante medaglie!” Il primo: “Ma tu capisci, cioè fai gare di scialpinismo?” Risposta: “Ma no, non ricordi che io non so neanche sciare?”.
     
    Ebbene la società consumistica è sicuramente mossa dalla “sinergia a delinquere” fra imprenditori affaristi e politici bisognosi di voti, ma queste due categorie non riuscirebbero nei loro scempi se non ci fosse la sconfinata massa di beoti consumisti che si “bevono” sport senza capirne nulla.
     
    Sono loro, i consumatori beoti, il tassello chiave. L’attività di sensibilizzazione deve quindi puntare su questa categoria. Se riusciamo a creare in loro una maggior consapevolezza, forse stronchiamo/riduciamo il già citato triangolo maledetto e qualche speranza per il futuro la possiamo ancora coltivare. Ma, come ho già detto, questi cambiamenti socio-culturali richiedono tempi lunghi. Nel frattempo l’ambiente, di cui (a livello mondiale aggregato, e non solo per il discorso “manifestazioni sportive”) abbiamo già abusato profondamente, richiederebbe, invece, soluzioni in tempi relativamente brevi. E’ in questa dicotomia temporale il vero grande problema ambientale.

  9. 1
    Albertpert says:

    Farci caso ipotesi 1 – noi siamo contrari perchè il bello la natura il meglio per la montagna lo rappresentiamo noi,in assoluto,per questo ,per ribadire il concetto scendiamo in strada,contestiamo e alcuni di noi si esprimono ancora più duramente,verso il potere? In generale. Ipotesi 2- ora noi propugnatori del meglio pubblichiamo un articolo di quanto sia bella affascinante la montagna ed anche modernamente fruibile,ma scritto da chi la vive da imprenditore.Eccolo qua lo sterco del diavolo.Pertanto più o meno dove sta la differenza, come al solito dalle forze in campo,risibili le prime,presupporebbero un infanzia infinita del come eravamo felici allora,il secondo decisamente più pragmatico e funzionale,seppur a volte eccessivo.ci stanno entrambi,Quello che fa sorridere è il tono da eterna crociata del bene contro il male,e il prioristicamente ritenersi,noi il bene,di là il male.Vasti programmi

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