CoViD-19: numeri senza spiegazione

Perché mortalità e letalità da CoViD-19 sono così alte in Italia? L’elevata età media non spiega da sola il primato. E perché in altri paesi europei prima e seconda ondata hanno dato esiti tanto diversi? I cittadini hanno diritto a capirne le ragioni.

CoViD-19: numeri senza spiegazione
di Cristiano Codagnone
(pubblicato su lavoce.info il 10 gennaio 2021)

Il primato italiano sulla mortalità
Siamo secondi in Europa per numero totali di morti attribuite al CoViD-19: 76.877 al 6 gennaio 2021, dopo la Gran Bretagna, che nelle ultime settimane ha visto aumentare le morti, arrivate a 77.346. Siamo anche quinti al mondo per mortalità, cioè morti diviso popolazione totale, espresse per 1 milione di popolazione: erano 1.272 al 6 gennaio 2021, dopo San Marino (1.825), Belgio (1.707), Slovenia (1.394), Bosnia (1.288); e siamo terzi al mondo per letalità, cioè morti/contagiati, con il 3,5 per cento, che ci vede primi in Europa. Tuttavia, la letalità risente del numero di tamponi eseguiti. Come si vede nella tabella 1, questo numero varia da paese a paese e riflette decisioni governative che sono mutate nel tempo. Pertanto, nelle riflessioni che seguono mi soffermo soprattutto sulla mortalità. Sui giornali se ne è brevemente parlato facendo riferimento a una “ricerca” della John Hopkins University, che in realtà è un semplice monitoraggio. Basta prendersi i dati ufficiali internazionali ampiamente disponibili e farsi i propri calcoli.

Confronto fra paesi
Sui social media, soprattutto Twitter, molti concittadini si chiedono perché la mortalità sia così alta in Italia. Aggiungo: perché è più alta di paesi a noi simili per dimensioni, livello di sviluppo economico e traiettoria sia della pandemia sia delle misure di distanziamento? E cosa spiega i casi particolari di Germania e Svezia?

Per sviluppare alcune considerazioni semplici e intuitive utilizzo: a) le statistiche ufficiali sull’andamento della pandemia (vedi tabelle); b) i dati e un volume di Eurostat pubblicato nel 2019 per caratterizzare la popolazione anziana in Italia e altri grandi Paesi europei; c) due studi pubblicati su Nature e The Lancet.

Quando un fenomeno è in corso, e non si può più fare un esperimento e neppure identificare una variazione esogena facilmente misurabile e controllabile, l’unico modo per cercare di capire è la comparazione tra unità di analisi diverse, possibilmente in forma longitudinale. I confronti delle due tabelle che seguono sono in sostanza statici e non scompongono i paesi a livello regionale, provinciale e comunale. Quindi le mie considerazioni sono svolte a “occhio nudo”, facendo solo confronti descrittivi senza uso di tecniche econometriche o di modellizzazioni sofisticate. Non mi propongo di dare risposte, ma di sollevare domande e di sfatare il luogo comune che la nostra alta mortalità sia dovuta solo all’età media della popolazione. Confronto Italia, Spagna e Regno Unito da una parte (lockdown più restrittivi, meno terapie intensive, medicina territoriale meno capillare) e Germania (lockdown “soft” almeno fino al novembre 2020, 28mila posti in terapia intensiva, rete medicina territoriale capillare) e Svezia (nessun lockdown e rete medicina territoriale capillare).

Fonti: European Centre for Disease Prevention and Control e Worldmeters.
Nota: I dati dalla agenzia europea European Centre for Prevention and Control (ECDC) sono disponibili solo fino al 14 dicembre 2020 (casi e decessi) e al 31 dicembre (numero di tamponi). Sono stati integrati quindi con quelli riportati da Worldometers per arrivare fino al 6 gennaio 2021. Le fonti nazionali utilizzate da Ecdc e Worldometers coincidono in larga misura. Confronti sui dati riportati dalle due fonti per periodi in cui sono entrambe disponibili.

La prima tabella dà il quadro complessivo e non richiede molti commenti. Abbiamo la più alta mortalità tra i sei paesi considerati, ma non siamo primi per numero di contagi per milione di popolazione, sebbene l’indicatore rifletta anche il più basso numero di tamponi realizzati. Tuttavia, Spagna e Francia presentano un tasso simile di tamponi per 1 milione di abitanti, ma la mortalità è sensibilmente più alta in Spagna. Allo stesso modo, l’Italia ha fatto 452 tamponi per 1 milione e la Svezia 445 (con il più alto numero di casi per 1 milione) e la mortalità è rispettivamente 1.273 e 861, sempre per 1 milione. Quindi non sembrerebbe che ci sia una relazione univoca tra numero di contagi e numero di morti. Ovviamente bisogna andare cauti, ma se questa prima osservazione impressionistica fosse confermata da analisi più sofisticate, allora cadrebbe l’ipotesi più volte letta sui media secondo cui la nostra mortalità possa essere dovuta al maggior contatto tra nonni e nipoti.

Fonti: European Centre for Disease Prevention and Control e Worldmeters.
(*) Per la seconda ondata ho computato le morti registrate nei vari paesi dal 1° settembre al 29 dicembre 2020.

La seconda tabella contiene informazioni interessanti, che meritano un’analisi più approfondita delle considerazioni intuitive svolte di seguito. Nella seconda ondata l’Italia ha avuto un numero di morti più alto di Spagna, Francia e Gran Bretagna e già superiore a quello registrato nella prima.

Dunque, la prima domanda è: perché la mortalità si mantiene così elevata sebbene, a detta di molti, le terapie siano migliorate? Tra Italia, Spagna, Gran Bretagna e Francia, credo di poter affermare con sufficiente certezza che il nostro paese è quello che ha adottato, a eccezione dell’estate (ma lo stesso è successo per gli altri), le misure di distanziamento e di lockdown più rigide.

Poi c’è il caso della Svezia, l’unico in cui le morti sono fortemente concentrate durante la prima ondata (75,3 per cento contro 24,7). Nella prima ondata nel paese scandinavo le morti per un milione di abitanti sono state 668 e nella seconda 219. Sebbene la Svezia sia il paese con la più alta incidenza di casi, la mortalità della seconda ondata è bassissima. Il caso svedese andrebbe approfondito, oltre le analisi partigiane che periodicamente lo presentano come un disastro o come un grande successo. Infine, c’è l’anomalia della Germania, praticamente appena sfiorata dalla prima ondata e colpita più duramente dalla seconda: da gennaio a novembre 2020 sono state registrate 16.123 morti, mentre sono 22.076 quelle da dicembre 2020 al 6 gennaio. La mortalità tra la prima e la seconda ondata si è più che raddoppiata. Sui nostri giornali si legge che il lockdown “soft” tedesco non ha funzionato. Eppure, sembrerebbe aver funzionato per undici mesi: quale variazione è intervenuta per determinare un cambiamento così radicale? Potrebbe essersi verificato un mutamento tale da creare le condizioni di un esperimento naturale che, se studiato, aiuterebbe a progredire nella comprensione di come si diffonde il virus. E dunque aiuterebbe tutti noi a comprendere meglio la situazione e i governi a migliorare le misure di contenimento in attesa che la popolazione sia vaccinata.

Cosa succede in Italia
Prima di passare alle possibili spiegazioni del caso italiano, è utile una premessa che in qualche modo si ricollega alle considerazioni sul caso tedesco. Sto prendendo i dati ufficiali a valore nominale. Ma è noto che il dato per sé non è ancora un “fatto” se non sappiamo come è costruito. Forse non si possono trovare spiegazioni comparative perché i dati non sono confrontabili.

Mi sembra evidente che a livello europeo non esistessero linee guida per la registrazione dei dati in caso di pandemia prima dell’arrivo del CoViD-19 e che neanche ora siano state introdotte. Le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità sono cambiate nel tempo e lasciano spazio a diverse applicazioni nei diversi paesi. Non ho sufficienti elementi per esprimere un parere, ma se così fosse, sarebbe di enorme importanza scoprirlo.

L’età della popolazione non può spiegare da sola la maggiore mortalità e letalità nel nostro paese. Solo la Gran Bretagna è più giovane di noi in modo rilevante. Ad esempio, l’età mediana della popolazione maschile (la più colpita) è 44,4 anni in Italia e 43,9 anni in Spagna (ed è di 46 anni in Germania). La percentuale di popolazione di età superiore a 85 anni è del 3,5 per cento in Italia, del 3,2 per cento in Spagna e del 3,4 per cento in Francia. In Gran Bretagna è del 2,4 per cento.

Il volume e le statistiche di Eurostat non indicano che i nostri anziani siano in condizioni di salute peggiori rispetto a quelle degli altri paesi considerati. Anzi, la percentuale di individui di età superiore a 85 anni con una condizione cronica nel nostro paese è inferiore a quella di Francia, Spagna e Germania (i dati sulla Gran Bretagna non erano disponibili). Pur in confronti descrittivi preliminari, non sembrerebbe dunque che andamento dei contagi, misure di distanziamento, età media della popolazione e condizioni di salute degli anziani possano spiegare completamente la più alta mortalità italiana.

Per fare un ulteriore passo, ci vengono in aiuto i due studi internazionali. Quello pubblicato su Nature, che ha analizzato una grande quantità di variabili in venti paesi, suggerisce che la letalità (case fatality rate) sia positivamente associata (aumenta) con incidenza di malattie cardiovascolari, tumori e malattie respiratorie; alla mortalità dovuta al fumo sopra i 70 anni; livello di Pil pro capite. D’altra parte, la letalità sembra essere associata negativamente (diminuisce) con il numero di posti letto negli ospedali per 100mila abitanti. Tuttavia, lo studio conclude che le associazioni statistiche più forti sarebbero con le condizioni socioeconomiche e con la prevalenza di altre malattie croniche preesistenti.

Il secondo studio si è focalizzato sul numero di contagi e sulla mortalità (che è diversa dalla letalità). Gli autori hanno considerato 50 paesi per i quali hanno raccolto variabili socioeconomiche e demografiche, sul sistema sanitario e sullo stato di salute della popolazione e sul grado di restrizioni imposte durante la pandemia. I risultati sono i seguenti:

– il numero dei contagi è positivamente associato con il tasso di obesità, con l’età mediana della popolazione;
– la mortalità è positivamente associata con tasso di obesità e il Pil pro capite. Mentre un minore livello di diseguaglianza sembra essere associato con un minore livello di mortalità;
– la rapida chiusura dei confini, il lockdown completo e campagne di tamponi a tappeto non sono associati, né negativamente né positivamente, con il tasso di mortalità.

Entrambi sono studi preliminari che si limitano a verificare la presenza di associazione statistica senza avventurarsi in azzardate attribuzioni causali. Nondimeno, ci danno almeno due suggerimenti. Contano soprattutto variabili socioeconomiche e stato di salute pregressa. Interessante la correlazione tra diseguaglianza economica e mortalità. Questi studi confortano quanto scritto da Richard Horton (editor di The Lancet) nel settembre 2020, ovvero che non siamo di fronte a una pandemia, ma a una “sindemia”, in quanto la mortalità per CoViD-19 interagisce chiaramente con malattie croniche non trasmissibili preesistenti e con le diseguaglianze socioeconomiche. Horton aggiunge che ci siamo limitati a contenere il contagio senza cercare di intervenire sulle cause strutturali che mietono vittime.

Ora, nei dati Eurostat ne spicca uno rispetto al quale il nostro paese presenta una situazione peggiore: la deprivazione materiale e sociale nella popolazione anziana. Se prendiamo il gruppo di età 65-74 la percentuale di coloro che vivono in condizioni di deprivazione materiale e sociale è del 10,3 per cento in Italia, contro il 7.6 per cento in Spagna, 5,2 per cento in Francia e 3,7 per cento in Germania (i dati per la Gran Bretagna non sono disponibili). Se poi si considera il gruppo dai 75 anni in avanti la percentuale sale al 29,1 per cento. In altre parole, quasi un terzo dei nostri anziani vivono in condizioni disagiate. L’ipotesi che la deprivazione materiale e sociale possa contribuire a spiegare l’alta mortalità in Italia meriterebbe di essere approfondita. Se confermata, potrebbe consigliare politiche di protezione e assistenza più mirate.

Nell’era dei big data le possibilità di mettere insieme fonti diverse e di trattarle sono aumentate enormemente. Gli studi che cercano di verificare l’efficacia delle misure non farmaceutiche (distanziamento sociale e lockdown) creano variabili ordinali per differenziare questi interventi (cioè, restrizioni basse, medie, alte) che devono essere aggiornate “manualmente” per tener conto dei cambiamenti (e sono stati molti) nelle misure organizzative. Perché le autorità nazionali ed europee non accedono ai dati sulla mobilità di Google e Apple e li usano come misura effettiva del distanziamento per metterla in relazione con diffusione del virus e mortalità e con tutte le altre variabili sociodemografiche e socioeconomiche? Non sarebbe forse ora che le nostre autorità governative e scientifiche ci dessero le loro spiegazioni o quanto meno le loro ipotesi su quali fattori possano spiegare l’alta mortalità del nostro paese? Ma anche a livello europeo sarebbe auspicabile che venissero finanziati studi comparativi. Dopo i sacrifici fatti, dopo #iorestoacasa e i canti sui balconi, dopo gli autoelogi dell’estate e dopo le nuove restrizioni dell’autunno, quelle del periodo natalizio e quelle che ci aspettano ancora nei primi mesi del 2021, non abbiamo diritto di sapere perché in Italia i morti continuano a essere tanti e anche il perché delle differenze tra i paesi europei?


Cristiano Codagnone
è ricercatore di sociologia all’Università di Milano e professore alla Universitat Oberta de Catalunya (UOC). Ha lavorato al Joint Research Center della Commissione Europea. Co-fondatore e direttore dello spin-off Open Evidence della stessa UOC dal 2013, che si occupa di ricerca economica, sociale e comportamentale a sostegno di politiche pubbliche. Collabora regolarmente con la London School of Economics, con cui ha condotto numerosi studi ed esperimenti di economia comportamentale per la Commissione Europea. Ha conseguito un Phd in sociologia presso la New York University.

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CoViD-19: numeri senza spiegazione ultima modifica: 2021-01-19T04:43:00+01:00 da GognaBlog

12 pensieri su “CoViD-19: numeri senza spiegazione”

  1. 12
    Matteo says:

    “Non mi interessa la statistica..giudico i comportamenti che vedo in alcuni cittadini ….In parte e’ disinformazione, in parte trascuratezza ma anche un certo gusto nel fare da bastian contrari o semplicemente incapacita’ ad uscire dalle abitudini consolidate”
    E neanche un piccolo dubbio di fronte a uno che ti dice che qualunque comportamento adottato (=regola imposta nei vari stati) pare non essere effettivamente correlato alla diffusione e alla mortalità?
    Certo che la consolidata abitudine a obbedir tacendo tacendo e tacendo morir, tipica di una mentalità evoluta, libera e al passo con i tempi, è proprio dura a morire!

  2. 11
    albert says:

    Non mi interessa la statistica..giudico i comportamenti che vedo in alcuni cittadini ….assimilabili a comportamenti alla guida di un mezzo, o nello svolgimento approssimativo di attivita’ lavorative. In parte e’ disinformazione, in parte trascuratezza ma anche un certo gusto nel fare da bastian contrari o semplicemente incapacita’ ad uscire dalle abitudini consolidate nei comportamenti.  Volontariamente ho apposto all’ingresso condominiale, nel vano ascensore..le regole basilari  anche in varie lingue e pure con  fumetti.Le ho trovate strappate , al pari di avvisi antifumo e avvisi dell’Amministratore.!Sorrisi di compatimento pure nei centri acquisti  verso i vecchietti fifoni.Facendo scongiuri, al momento ci rimettiamo relativamente poco: qualche sciatella in montagna preclusa,  visite di controllo  rimandate, appuntamenti medici programmati..procratinati ed eseguiti in centri privati super efficienti ma altri ci hanno rimesso vita , salute e attivita’ economica.  Hai voglia di trasmettere puntata  divulgativa di Alberto Angela, certi non credono neppure all’esistenza di microbi e batteri…parassiti e ed insetti…ogni fungo e’ buono da mangiare. Esistevano da decenni statistiche sulla mortalita’ per influenza stagionale e perdita ore di lavoro, concentrate pero’tra fine gennaio e meta’ febbraio.Non si pretendeva vaccinazione al 99″% ma almeno al 70%, invece dopo un 50% vaccini acquisati venivano gettati o diventavano obsoleti.Ma anche senza entrare in merito alla vaccinazione, allegri starnutenti e scatarranti in autobus, uffici, locali,   fabbriche ,ristoranti e pizzerie e peggio che peggio in case di riposo o  sale di attesa…mani idrosapon fobiche.
     

  3. 10
    Alberto says:

    Se avete fatto caso ho scritto “Redazione liberale” e non illiberale, per onestà…anche confidando che capiste lo spirito onesto di ricerca e diffusione della verità, parole che avete usato voi, ma che avevo preventivamente usato anche io.
    Lo scopo è quello.
    E siccome lo spirito è lo stesso, ho pensato di scrivere questo post in calce ad un articolo che tratta degli stessi argomenti…
    Tutto qui….grazie la vostra comprensione.

  4. 9
    GognaBlog says:

    Per Alberto: adesso per favore basta con “redazione illiberale”, ecc. Fino a prova contraria questo blog ospita veramente tutti, di ogni categoria, mentalità e confessione, purché animati da spirito di ricerca e di verità.

    Nel tuo caso abbiamo semplicemente ritenuto di non dover appesantire ulteriormente la discussione con argomenti non in tema. Se lo ritieni, restiamo in attesa di un pezzo tuo su quell’argomento e/o su quella persona, da pubblicare eventualmente in post a parte. Cordiali saluti

  5. 8
    Alberto says:

    Non essendo un troll, ma solo un libero e onesto Ora provo quindi a ripostare qui di seguito il post con le libere (spero di nuovo non censurate da questa redazione che non ammette la libertà di espressione) informazioni con link video interessanti di giornalismo onesto, come non si usa più fare…se non vedrete publicato il post dopo questo e volete conunque visionare i contributi video scrivetemi privatamente (sempre che sia ancora lecito) a lac007@libero.it
    Grazie (anche alla liberale redazione)
    Alberto 

  6. 7
    Alberto says:

    Siccome il mio commento in cui, oltre a ringraziare per l’interessante articolo postato, inviavo sullo stesso tema anche un messaggio con link ad interessanti video-reportage di una seria e onesta giornalista, è stato bloccato e non pubblicato dalla vostra redazione (cioè è stato “moderato” come si usa adesso), volevo sapere se censurerete anche questo e quale tipo di gestione della libera espressione state svolgendo con la vostra repressione… ho gli screen shot del messaggio da voi censurato: devo dire che state seguendo la linea di censura di molti social? Buon lavoro…

  7. 6
    Geri Steve says:

    per mio errore nel commento precedente mi è saltata via una osservazione – denuncia che ritengo importante:
    Come giustamente scritto nell’articolo, per confrontare le mortalità fra diversi paesi si dovrebbe disporre di dati disaggregati per età, salute, condizioni economiche ecc. Ma QUEI DATI NOI NON LI ABBIAMO o sono raccolti in modo troppo disomogeneo fra le diverse nazioni.
    QUESTO PER GRAVE COLPA DELL’OMS CHE NON E’ MAI INTERVENUTA CON LINEE GUIDA DI RACCOLTA DI DATI EPIDEMIOLOGICI, TRANNE CHE NELLA SUA SCANDALOSA E FUORVIANTE DEFINIZIONE DI “CASO”
     

  8. 5
    Antonio Arioti says:

    Volevo dire molti paesi extraeuropei o comunque non occidentali.

  9. 4
    Geri Steve says:

     
    ALTA MORTALITA’ DA COVID19
     
    Condivido molte considerazioni di quest’ottimo articolo, per cui qui mi limito a osservare, direi anche ripetere, ciò di cui invece non sono convinto.
     
    1) Smettiamo di considerare la (o meglio: le) letalità: non disponiamo di dati affidabili e inoltre l’OMS ha creato una grande confusione aggiungendo oltre alla classica letalità (= morti /malati) una seconda, nuovissima letalità (= morti / contagiati).
    Di fatto noi non disponiamo di dati affidabili sul numero di malati e ancor meno sul numero di contagiati.
     
    2) Come giustamente scritto nell’articolo, per confrontare le mortalità fra diversi paesi si dovrebbe disporre di dati disaggregati per età, salute, condizioni economiche ecc. Ma QUEI DATI NOI NON LI ABBIAMO o sono raccolti in modo troppo disomogeneo fra le diverse nazioni.
    C’è però un dato molto interessante per l’Italia: il Giappone ha un’età media ancor più alta dell’Italia, una densità di popolazione di 340 contro 200, eppure una bassissima mortalità.   Giappone lo 0,036 per mille contro l’ 1,4‰ dell’Italia.
    Non conosciamo le cause, ma in Giappone le metropolitane viaggiano con i finestrini aperti mentre in Italia neanche li si può aprire; lì sono molto attenti al ricambio e alla qualità dell’aria. Credo che abbiano anche molto meno obesità e servizi sanitari migliori. Sono anche molto disciplinati.
     
    3) C’è un dato interessante che distingue l’Italia dagli altri paesi europei e la Lombardia dal resto d’Italia: mortalità molto più alta là dove il virus è arrivato prima, già nel 2019.
     
    Io concordo che fra i dati ufficiali quello della mortalità sia il meno inaffidabile, ma non per questo possiamo considerarlo affidabile. Ad esempio la bassa mortalità ufficiale nei paesi africani potrebbe dipendere molto da carenze di rilevazione.
    Per questo Codagnone fa bene a confrontare fra paesi “anaologhi” in termini di sviluppo. E Codagnone fa anche molto bene a richiamare il discorso “sindemia” che aggrega diversi fattori socioeconomici invece che considerarne uno solo.
     
    Sta di fatto che della covid19 sappiamo ancora troppo poco, pur essendo una malattia ormai nota da oltre un anno. Soprattutto sappiamo troppo poco dei portatori sani e dei superdiffusori, due categorie atipiche che certamente giocano un grosso ruolo nella diffusione.
     
    Sappiamo ancora troppo poco (quasi niente) su diffusione e mortalità disaggregate per caratteristiche genetiche dei soggetti.
     
    Un fatto interessante è che le aree più colpite sembrano essere l’Europa e le Americhe, che sono state ripopolate da europei. Gli Europei sembrano essere una popolazione più ibridata di altre con il Neandertal. Più dell’Asia e dell’Australia, mentre gli africani non lo sono per niente. E’ quindi credibile che il DNA neandertaliano ci renda più aggredibile dalla covid e infatti così indicherebbero alcune correlazioni, ancora troppo poco studiate.
     
    Di fatto, non è strano che i fattori che incidono su diffusione, morbilità e mortalità siano tanti e che quindi ci vorrà tempo e ricerche serie per capire: oggi ne sappiamo ancora troppo poco per tirare conclusioni.
     
    Purtroppo oltre alla pandemia sanitaria c’è anche una pandemia pubblicistica, cioè una esplosione di articoli malfondati, anche in campo scientifico.
     
    Geri
     
     
     

  10. 3
    Antonio Arioti says:

    2)
    Esatto, c’è anche questo problema.
    Di sicuro non c’è da aspettarsi cifre in eccesso da parte di molti paesi extraeuropei o comunque occidentali.
    Inizialmente ho dubitato della Germania ma poi mi pare d’aver letto che confrontando i decessi 2020 fino ad un certo periodo con la media degli ultimi 5 anni, sempre nello stesso periodo, ci fosse una correlazione che giustificasse le cifre ufficiali (in Italia, per es., mancavano all’appello circa 27.000 soggetti quando i morti per covid risultavano 57.000 mentre in Spagna si sono accorti che mancano all’appello 29.000 deceduti). Anche in tal senso sembrerebbe quindi che i tedeschi abbiano fatto le cose per bene.
    Sicuramente è più facile valutare l’impatto complessivo del covid sulla mortalità piuttosto che l’impatto specifico. Quest’ultimo, senza conoscere il denominatore, si riduce a un tiro al piattello da parte di un tiratore scarso.

  11. 2
    Luciano Regattin says:

    Prima di confrontare i numeri e trarne considerazioni, siamo certi che tutti gli Stati abbiano utilizzato lo stesso metodo di rilevamento? Metto il link di 2 casi emblematici, ma qual è il totale di casi simili a questi? Quante centinaia o migliaia sono passati in sordina? Basta poco poi, di riflesso sul milione, per scalare di graduatoria. Poi che ci siano delle problematiche “endemiche” del nostro Paese è innegabile.
    https://www.google.com/amp/s/www.nordest24.it/positivo-al-coronavirus-77enne-cade-in-casa-e-muore-conteggiato-morte-covid/%3famp
    https://www.google.com/amp/s/www.ilmessaggero.it/AMP/abruzzo/muore_annegato_aveva_coronavirus-5492943.html

  12. 1
    Antonio Arioti says:

    Un’altra spiegazione è che il numero dei contagi reali da inizio pandemia/sindemia sia nettamente superiore a quello ufficiale. D’altronde dal sierologico della Croce Rossa (fatto su soli 60.000 volontari) emerse che i casi ufficiali dovevano essere moltiplicati per 6.
    La nostra capacità di tracciamento è fin dall’inizio ridicola nonché appesantita da tamponi di controllo non necessari.

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