Da Alagna al Monte Rosa, alpinismo solitario

Ci sono sogni destinati ad essere realizzati “in solitaria”, nella vita come nell’alpinismo.

Da Alagna al Monte Rosa, alpinismo solitario
di Valentina Mora
(pubblicato sul suo profilo facebook, poi su altitudini.it il 1 gennaio 2019)

Abbiamo pubblicato un altro articolo di Valentina Mora su: https://altrispazi.sherpa-gate.com/altrilibri/saggi-racconti/da-gondo-alla-weissmies/

Avevo sentito nominare più volte la Cresta del Soldato, mi avevano detto in molti: «Percorrerla integralmente in giornata è difficile, troppo lunga! La seconda parte presenta più rischi della prima; se arrivi stanca sei fregata!» Eppure, io avevo un sogno nel cassetto…
Rincorrendo i miei sogni arrivai a Indren ai primi tiepidi raggi di sole, dopo una notte trascorsa camminando fra piste e sentieri sotto lo sguardo delle stelle: una fra tutte mi diede persino il privilegio di ammirare per un breve istante la sua scia luminosa. Arrivai a Indren stanca, ma subito rigenerata dall’ingenuo entusiasmo della scoperta: non sapevo quali sorprese mi avrebbe presto riservato la montagna.

Alagna Valsesia, 18 settembre 2018, ore 21.00
Dopo molti tentativi finalmente riesco a chiudere occhio. Questione di pochi istanti, vengo improvvisamente destata da un tuono. Si scatena un forte temporale… La mente si affolla nuovamente di un turbinio di pensieri. Comincio a temere che l’indomani “quella” cresta sarà inagibile. Dopo un’ora nell’aria regna di nuovo il silenzio, nel mio cuore un caos di emozioni. Non chiuderò occhio.

19 settembre, ore 1.30
Ho da poco superato il paese quando imbocco il sentiero reso scivoloso dal recente acquazzone. Minuscole gocce d’acqua brillano sugli steli d’erba illuminati dalla luce della frontale; qualche ragno ha provato a tessere la sua tela, ma ogni suo sforzo al mio passaggio si è rivelato vano.
Il cielo è puntinato dalla luce di mille stelle, ma manca la più preziosa: quella della luna. Ella cela la sua presenza riposando al di là del Passo Foric. È nell’istante in cui alzo lo sguardo verso il punto dove immagino si nasconda, che il cielo viene magicamente tagliato da una scia luminosa… Sorrido pensando che proprio qui la scorsa estate una stella cadente tinta di arcobaleno aveva deliziato i miei occhi e realizzato un sogno… Oggi come allora il mio desiderio si avvererà.

Le luci dell’alba mi accolgono nei pressi di Punta Indren 3200 m. Traccio mentalmente il percorso che dovrò seguire per attaccare la via: il ghiacciaio di Bors è crepacciato solo nella parte centrale, ciò che mi preoccupa è invece la delicata spruzzata di neve che riveste l’intera Cresta. Mi incammino seguendo i rari ometti presenti.
Poco sotto l’attacco la pendenza dapprima modesta diventa forte e il ghiaccio sostituisce il bel nevaio sottostante. Il mio timore purtroppo si rivela fondato: la neve ricopre i primi risalti. Superato un tratto sassoso presto attenzione alle numerose colate presenti sulla roccia. Divertenti fessure, camini e diedri si alternano fin sotto la cima: è un’arrampicata piacevole, ma sono sola, slegata, e la qualità della roccia non è delle migliori. Giungo al passaggio chiave della via: si tratta di una placca valutata IV grado. È aggirabile, ma non sembra difficile… Peccato che l’apparenza spesso inganni: quelle che dal basso sembravano buone prese si rilevano appigli e appoggi sfuggenti. Improvvisamente lo scarpone destro scivola. Il gioco è finito: scendere è impossibile. Decido di utilizzare i chiodi per progredire. Sono in libera e voglio portare a casa la pelle, cosa ben più importante dell’orgoglio!

Superato il “duro”, facili passaggi su ottime prese conducono alla Punta Giordani, 4046 metri. Il panorama è spettacolare nonostante a intervalli le nubi si abbassino celando qualche Quattromila. Non sono mai salita qui prima d’ora e non esiste traccia per scendere sul ghiacciaio inghiottito dalla nebbia.
È l’una e la Vincent sembra a due passi da me. Ho ancora energie, decido di proseguire… Non posso immaginare ciò che da lì a poco mi aspetterà.
Raggiungo il primo risalto roccioso attraversando un piccolo ponte da cui pendono candeloni gelati. Aggiro roccia marcissima, poi all’improvviso i detriti spariscono e comincia un difficile traverso di ghiaccio e neve. L’esposizione è massima. Indosso di nuovo i ramponi, agguanto la picca e comincio inconsapevolmente a percorrere quello che sarà il tratto più duro e rischioso di tutta la via. Piantando saldamente la piccozza risalgo un breve pendio fino a raggiungere il filo della cresta… sono in salvo. Sospiro dal sollievo, che pendenza! Rifletto sul pericolo appena corso: nel momento in cui mi sono trovata a tu per tu con la paura ho avuto la certezza di potercela fare. I limiti non sono nient’altro che una nostra imposizione mentale.

Ricomincia la roccia. Dopo qualche incertezza su dove passare, decido di percorrere esclusivamente il filo, fino all’ultima parte a dir poco spettacolare! Grande lame solide e affilatissime rendono la scalata entusiasmante.
Con le lacrime agli occhi dalla gioia sbuco alla base dell’ultimo tratto nevoso: un’aerea cresta ghiacciata conduce alla vetta della Piramide Vincent 4215 m.
È ormai pomeriggio inoltrato, l’euforia viene presto rimpiazzata dalla realtà: il labirinto di crepacci del Lys mi attende.
Giungo al passo dei Salati al tramonto sotto lo sguardo pigro della luna. La sagoma di un gruppo di stambecchi stagliati contro il cielo sarà l’ultima che ella mi concederà.
La mia prima solitaria di alpinismo misto si conclude a notte fonda.

Valentina Mora è deceduta a soli 28 anni il 3 agosto 2019 sulla via normale del Pizzo d’Andolla.

Valentina viveva a San Maurizio d’Opaglio. Amava da sempre la montagna, ma solo recentemente la passione per l’arrampicata l’aveva portata ad avvicinarsi all’alpinismo; alpinismo che spesso praticava in solitaria e “all’antica”, raggiungendo qualunque vetta senza l’ausilio delle funivie. Il suo era un principio di rispetto verso il paesaggio montano, sempre più “contaminato” dagli impianti.

Valentina aveva un profilo Facebook, tuttora attivo grazie a sua mamma (https://www.facebook.com/valentina.mora.520562) che utilizzava come diario di montagna. Scriveva innanzitutto per se stessa: “A volte rileggo i pensieri annotati nei racconti dei miei lunghi viaggi; in quei momenti con la nostalgia riaffiora anche la gioia, perché le emozioni e i ricordi rivivono attraverso le parole”.

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Da Alagna al Monte Rosa, alpinismo solitario ultima modifica: 2021-02-17T05:05:00+01:00 da GognaBlog

106 pensieri su “Da Alagna al Monte Rosa, alpinismo solitario”

  1. 106
    Maria Domolo says:

    Grazie Fabio! (105)
    Condivido quello che ha scritto.
    Mia Figlia  è stata sfortunata. 
    Era allenata e preparata per fare la via normale dell’ Andolla… Qualcosa è andato storto.
    Ricambio l’abbraccio

  2. 105
    fabio pellegrini says:

    Chi di noi non ha vissuto una situazione al limite nella quotidianità? Non vi ritenete fortunati ad essere qui a raccontarla (o timotari di Dio salvati dalla immensa fede che alberga nel Vs cuore..vedetela come volete)?
    Pensiamoci
    Questione di culo non di bravura.
    Signora Maria un abbraccio forte.
     

  3. 104
    albert says:

      Discutere e’stato e sara’ inutile , in questi stessi giorni le digrazie per alpinisti ed escursionisti solitari hanno invaso le  cronache.Uno e’ stato salvato  in  Friuli dopo 7 notti a terra all’addiaccio. Un altro e’caduto per cedimento di una ringhiera di legno marcia su cui si era appoggiato.Molti altri scivolati per  strati di neve  sovrapposta a strati di ghiaccio.Quanti  tornati a casa contenti e incolumi?Impossibile calcolare un rapporto tra  infortunati e praticanti totali.Importante continuare a dare consigli ed istruzioni per  illudersi di ridurre tale rapporto.

  4. 103
    tore panzeri says:

    una volta siamo stati buttati fuori paragonati ad avventori di una osteria troppo ubriachi per poter restare ancora lì
    secondo me questa poteva essere l’ennesima volta ma non essendo io l’oste ho preferito uscire barcollando con le mie gambe

  5. 102
    Bruno says:

    Buongiorno!
    Un vero peccato che questo blog, che leggo sempre volentieri, venga intossicato da certi personaggi che sanno solo pontificare e autoincensarsi. E lo fanno ripetendo continuamente e insistentemente le stesse cose… Mi stupisce che ci siano tante persone che continuano a dargli corda… Non c’è bisogno di allontanare nessuno. I commenti di certi personaggi basta ignorarli : prima o poi si stufano… forse…
    https://www.riza.it/psicologia/comunicazione/2803/non-ripeterti-ti-cambia-la-vita.html
    Saluti! 

  6. 101
    Carlo R. says:

    In genere non commento mai, mi limito a leggere; questa volta però mi sento di scrivere che il commento nr.88 ha dato una bella botta sui denti a tutti quanti, con poche e semplici parole.  

  7. 100
    Paolo Gallese says:

    Ho letto con attenzione tutti i commenti qui presentati. Non voglio aggiungere un mio pensiero. È stato detto tutto e invito gentilmente, senza pretese, a considerare conclusa questa comunque interessantissima discussione. 

  8. 99
    Carlo Crovella says:

    Apparteniamo a mondi diversi. Io vivo “di testa” (da sempre) mentre molti di voi “di cuore” o “di pancia”.  Salvini ragiona di pancia e parla alla pancia degli elettori. Mario Monti è uno di testa, molto preparato, ma per questo freddo, algido, distaccato e non incontra il consenso. E’ bene non proseguire nel dibattito, anche perché non ci convinciremo mai l’un con l’altro. Sono 40 anni che sostengo tesi come queste (e non solo nel campo della montagna). Ognuno prosegua con il suo modello. L’importante è che nessuno si penta. Ciao!

  9. 98
    albert says:

    Preparazione, prudenza, rigore se ci sono.. meglio, sono necessari ma non sufficienti.Il vero mistero e’che certi imprudenti inesperti  sono baciati da una continua fortuna ed il prudente esperto viene colpito dall’imprevisto.Non solo in  alta montagna  ma pure  nella vita comune, persino tra le pareti domestiche.

  10. 97
    Roberto Pasini says:

    A ruota di Fabio, lancio un appello dal cuore alle persone di buona volontà del blog. Per favore. Anche se la redazione non interviene FINIAMOLA QUI NOI. E lo scrivo in maiuscolo. Se qualcuno vuole continuare lo faccia da solo. Grazie. 

  11. 96
    Fabio Bertoncelli says:

    Per rispetto verso una povera ragazza che non c’è piú, chiedo che la si lasci fuori dal diverbio. Soprattutto, considerando pure che sappiamo cosí poco di lei, non usiamola per dimostrare tesi personali. Grazie.

  12. 95

    Nel bellissimo e coraggioso libro “Confessioni di un serial climber” di Mark Twight, l’autore si permette di giudicare molto crudamente alpinisti caduti in montagna a causa della loro incoscienza. Addirittura al loro funerale. Fa analisi spietate, com’è giusto fare in casi del genere, ma… è Mark Twight!
    Cara Signora Maria, se ci riesce non si faccia intristire da chi sventola certezze sull’andare in montagna irreggimentati secondo dettami militareschi. Sua figlia ha seguito la sua passione e i suoi sogni. Bàstino ad alleggerire, anche se di poco, un peso schiacciante come la perdita materiale di chi più si ama. Lo dico da ormai “vecchia guida alpina” che ne ha viste e vissute di tutti i colori. Anche se non occorrono titoli di nessun tipo per provare rispetto, comprensione e anche affetto.

  13. 94
    Roberto Pasini says:

    Arbitro Alessandro te lo chiedo per favore forse anche interpretando il sentimento di altri: chiudi il post a tutti. Finiamola qui. Stiamo parlando di una cosa troppo dolorosa e senza che sia passato un tempo adeguato. Per rispetto e per decenza. 

  14. 93
    Simone Di Natale says:

    @ Maria Domolo.
    Grazie per il suo contributo.
    Mi dispiace si sia dovuta sentire in dovere di intervenire per prendere le difese di sua figlia. 
    Sono sicuro che la maggior parte dei frequentatori del blog condividono in pieno le sue parole e avevano capito benissimo che sua figlia fosse tutt’ altro che una sprovveduta.
    Un saluto
     
     
     
     

  15. 92
    Roberto Pasini says:

    non è uscita una Valentina che sia una. Titti a posto  quadrati e rigorosi. Questo è il punto. Se li si imposta bene fin dall’inizio, non ci sono allievi che partono per la tangente. 
    Non so se terrei le mani in tasca con i pugni chiusi. Almeno di sua mamma che è intervenuta e di cui forse potresti immaginare i sentimenti, ma non credo, dovresti avere rispetto. Niente camicia di forza ma cerca la parola alessitimia. 

  16. 91
    Carlo Crovella says:

    Pasini: in amicizia ti fornisco pochi numeri per ragionarci sopra, sperando che tu rientri in te perché mi sembri piuttosto “fuori”. Ma può capitare, magari è la conseguenza della fiducia a Draghi, chissà.
     
    La nostra scuola, che è di grandi dimensioni, “gira” 100 allievi all’anno ancora oggi, nei decenni scorsi erano anche 150 nuovi allievi all’anno. Contiamo una media di 100 allievi per 40 anni (di mia collaborazione, perché in realtà la scuola esiste da 70 anni): significa che io ho “visto” 4.000 allievi! Vuoi essere prudente e dire che gli allievi frequentano per più anni per cui c’e’ un certo turn over? Cioe’ non sono proprio 100 nuovi ogni anno. OK. Poi ti concedo che negli ultimi anni io frequento meno assiduamente le uscite  per cui mi so o.interfacciato meno con loro. Allora ti vengo abbondantemente incontro e li dimezzo (sull’arco 40ennale) e dico che, “trucca e branca” sono 2.000 gli allievi totali che ho incontrato in 40 anni. Certo, non lo ho “educati” solo io, bensì l’intero organico istruttori, ma di riffa o di raffa io ho di sicuro “parlato” con tutti questi 2.000 allievi. Ho contribuito a educarli, alcuni li ho proprio educati da zero al compimento totale, altri ho contribuito, ma in ogni caso il mio zampino c’è i  ciascuno di questo 2.000 allievi portati a maturazione. A tutti ho fatto discorsi tipo “cavalli” e “marmellata” ecc ecc ecc. Sono immagini figurative che utilizzo abitualmente da decenni, insieme a mille altri, tutte sintonizzate e coerenti.
     
    Ebbene, di tutto questo immenso esercito di allievi “educati” (ricordo che parliamo di 2.000 allievi), non è uscita una Valentina che sia una. Titti a posto  quadrati e rigorosi. Questo è il punto. Se li si imposta bene fin dall’inizio, non ci sono allievi che partono per la tangente. Io credo fermamente in questo metodo e, ripeto, lo applico non da oggi, ma da 40 anni in qua. Concludo ricordando che il vero obiettivo, anche e soprattutto sul piano umano-etico-morale, è quello di evitare prossime Valentine, che sono tanto commoventi ma che finiscono male. Io sono convinto che, operativamente, è opportuno lavorare come ho sempre fatto e così farò anche in futuro. Se voi preferite altri canali operativi, per carità.. a questo punto vi dico seguiteli pure anche se io li considero meno utili e meno effici, purché andiate oltre l’attuale impasse di crogiolarvi sulla “freschezza” e sulla “leggerezza” d cose del genere. Da pragmatico quale sono io, queste cose le considero delle scemenze totali, non con riferimento specifico a Valentina, ma proprio in assoluto. Crogiolarvi in queste cose NON risolve il problema su come evitare che possano esserci in futuro giovani freschi e leggeri ma…che a un certo punto non ci sono più. L’obiettivo didattico è fare in modo che siano vispi e vegeti e continuino ad esserlo.
    Per Cominetti: anche io utilizzo abitualmente i termini tradizionali (froci, negri, balengo, cannibali ecc). Mi ribello e detesto il politically correct. Ma su questo punto specifico ti suggerisco di metterti d’accordo col tuo compare di giornata Pasini che (mi pare l’estate scorsa) se l’era presa con uno (non ero io!) solo perché costui aveva scritto “pirla” e pochi gg fa  lo stesso Pasini di e lamentato del termine cannibali. Qui sì che anche io sono per il “liberi tutti” sull’utilizzo dei termini in questione, purché cio” avvenga icontesti adeguati e soprattutto non indirizzati come offesa ad altri contributori. Pero’ prima di immaginare di mettermi la camicia di forza (?!?), mettiti d’accordo con Pasini  perché è lui il “sensibile” su questo tema. Buona notte!

  17. 90
    Roberto Pasini says:

    No Marcello. Non sono d’accordo. Nessuno va bandito. Tantomeno Crovella. Difendo la libertà di parola. Tutti possono esprimersi, basta che non insultino o irridano a orientamenti sessuali, religiosi o altro. Però ti confesso un pensiero brutto e deplorevole. Da vecchio uomo, emotivo e passionale, di solito pacifico e tollerante. Se fossi il padre di Valentina e leggessi la frase che ho citato non so come reagirei. Oltre a pensare “ma tu non sai niente di mia figlia” avrei qualche tentazione antica e poco dialettica , anche se politicamente scorretta. Però poi noi ossolani abbiamo imparato a tenere le mani in tasca, magari serrando i pugni. Buona notte e un ricordo sereno e pacifico a quel bel fiore di montagna purtroppo durato troppo poco, che Gogna ha voluto ricordare con questo post e che forse noi non siamo stati capaci di onorare adeguatamente con i nostri miseri conflitti. 

  18. 89
    David says:

    Non commento quasi mai anche se leggo avidamente ogni giorno il blog ed i relativi commenti. Di sicuro mi trovo sempre a distanze siderali rispetto agli s-proloqui dell’esimio signor Crovella. Ma credo che qui si stia passando il segno. Sarà un panzer, etc ma credo che non se ne possa proprio più di questo continuo martellamento quotidiano. Ci esce dalle orecchie la continua litania di sua santità…e che cazzo mo basta…

  19. 88
    Maria Domolo says:

    Sono la madre di Mora Valentina
    Credetemi era molto preparata e attrezzata per andare in montagna.
    Avendo avuto esperienze con amici guide ed arrampicatori di alto livello.
    Per quanto riguarda gl’istruttori del CAI non sempre sono al massimo delle capacità di arrampicata.
    E’ capitato a mio marito (come allievo)di dover prendere il comando della cordata, durante ascensione del corso CAI.
    Credetemi! la giornata NO può capitare a tutti, anche ai migliori.
    La montagna quando chiama; non guarda se sei solo o in cordata…Se sei Guida o anche il miglior Alpinista.

  20. 87
    David says:

    Crovella, ” un bel tacer non fu mai scritto”. L’ultima parola a volte stona.

  21. 86

    Propongo seriamente di interdire a Crovella il blog. 
    Qui siamo andati oltre la discussione civile, siamo già arrivati alla camicia di forza. Altro che balle!
    Ho diversi amici omosessuali e i maschi li chiamo froci senza alcun riguardo. Che amici saremmo sennò..
     
     

  22. 85
    Roberto Pasini says:

    “Sono altresì convinto che le Valentine di turno, se avessero avuto fin dall’inizio un periodo di formazione rigorosa (come impartisco io), non avrebbero sviluppato quel particolare modo di andare in montagna. Oggi avremmo un articolo commovente in meno, ma una ragazza vispa in più”
    il tuo delirio di onnipotenza sarebbe comico ma diventa tragico applicato ad una giovane donna come Valentina. Ora taccio per rispetto verso di lei, sentimento che ti è estraneo. 

  23. 84
  24. 83
    Carlo Crovella says:

    E’ vero – si devono innescare alcune precondizioni es uno è titolato e l’altro no – ma è così che piaccia o meno. Non è normale, ma l’orientamento giurisprudenziale è irreversibilmente quello – era proprio l’oggetto principe del webinar. Per maggior info sulle responsabilità in montagna (uno fra i tanti argomenti di cui mi interesso), cerca qui sul Blog un mio articolo sul tema (funzione in altro a destra – cerca). circa la domanda come cambiare la situazione, è talmente invischiata che è irrealistico immaginare che si riesca e si voglia davvero (da parte del mondo giuridico, non da parte del mondo alpinistico) cambiarlo. In ogni caso, a naso suggerisco di mettere in conto moooolto tempo, decenni e decenni. Leggi l’articolo suggerito e se del caso sono a tua disposizione per ulteriori chiarimenti. Per stasera chiudo le trasmissioni. Buona serata!

  25. 82
    Carlo Crovella says:

    Cominetti. (lo dico ridendo) Attenzione a utilizzare il termine frocio che Pasini ti sgrida e ti ricorda che rischi denunce per diffamazione… Infatti siamo – ahimé – nella società del politically correct e nessuno più di me la detesta, ma purtroppo è così. Quanto al resto, non faccio nessuna confusione: da sempre, diaciamo così, combatto quel modo di andare in montagna come emerge dalle parole della ragazza e il fatto che non ci sia più non mi può far stare zitto. Ho già scritto che le cose importanti da applicare in montagna sono ben altre, addirittura contrapposte, specie quelle che si vogliono “insegnare”.  Il quadro della montagna non è un quadro di sentimenti eterei, ma di cose molto concrete come le responsabilità implicite che si innescano anche fra amici (in questo senso vale la citazione col webinar di oggi, non che tali tematiche c’entrino direttamente con Valentina). Queste cose qui bisogna insegnare, le cose concrete e operative, in un quadro di approccio rigoroso e teutonico (in senso figurato). Sono altresì convinto che le Valentine di turno, se avessero avuto fin dall’inizio un periodo di formazione rigorosa (come impartisco io), non avrebbero sviluppato quel particolare modo di andare in montagna. Oggi avremmo un articolo commovente in meno, ma una ragazza vispa in più. io penso che ne varrebbe la pana. Ciao!

  26. 81
    Andrea Parmeggiani says:

    “Siamo in un quadro in cui basta che due amici si incontrino casualmente su un sentiero e facciano un tratto insieme che si innescano immediatamente profondi rapporti giuridici senza che le persone se ne rendano neppure conto.”
    Se fosse vero – siamo in Italia, potrebbe anche esserlo – Pensi che sia normale cosi’? No comment

  27. 80
    Carlo Crovella says:

    Roberto, guarda, mi sa che sei andato “fuori” tu. Ti girerò gli atti del convegno, se la mia imbranataggine informatica mi consente di recuperarli, e vedrai che è vero quello che dico. Siamo in un quadro in cui basta che due amici si incontrino casualmente su un sentiero e facciano un tratto insieme che si innescano immediatamente profondi rapporti giuridici senza che le persone se ne rendano neppure conto. Figurati tutto il resto. Questo occorre insegnare, non la ricerca dell’umanità delle persone, cose così sono del tutto irrilevanti, all’atto pratico intendo. Prenditi una camomilla, dai
    (PS non comprendo tra l’altro l’incazzatura tardiva, in quando mi pare di aver già scritto in giornata – probabilmente ora di pranzo –  che sono convinto che il quadro ideologico del “liberi tutti” alimenti – indirittamnente sia chiaro e del tutto involontariamente – le condizioni per l’emergere delle Valentine di turno. Guarda che ne sono convinto da sempre, non da oggi, quindi ben prima del caso Valentina. Infatti è difficile che da un insegnamento rigoroso e teutonico (come piace a me) escano modi di andare in montagna del genere. La mia è preoccupazione di istruttore e direttore e non riesco a cogliere né i motivi della tua incazzatura né dei da te citati miei fantasmi interni (???) che non esistono assolutamente. Tra l’altro non comprendo come tu possa “vederli”, visto che non ci siamo mai neppure incontrati di persona. In ogni caso non esistono, te l’assicuro, e ti ricordo che articoli su temi analogo a questo e/o alla finalità educativa delle scuole li scrivo dai primi anni ’80, ovvero da 40 anni … quindi non c’entra nulla né Valentina né la tua persona…). Stammi bene!

  28. 79

    Crovella staibfacendo tanta confusione per niente. Nessuno dice che il Cai dovrebbe educare alla libertà facendo andare a morire i suoi associati. Sulle responsabilità credo si sia tutti d’accordo ma tu non riesci a vedere altro che te stesso che da 40 anni…. ecc, ecc. Sei diventato patetico e siccome non sei stupido dovresti rendertene conto.
    Qui si stava semplicemente (anche se l’argomento è tutt’altro che semplice o leggero) navigando nei propositi e nei sentimenti di una povera ragazza che è stata vittima del suo modo disincantato e leggero di assaporare una libertà che quando uno ce l’ha dentro, non c’è corso del Cai o istruttore, guida o padreterno pataccato (,pardon, titolato) che possa farti cambiare idea. Non è un modus operandi da approvare ma, cazzo, è una realtà che come tale va riconosciuta e rispettata. Al diavolo schemi e educande. 
    Mi sembri di quelli che vogliono curare i froci.

  29. 78
    Carlo Crovella says:

    @73: dimenticavo. Senza nessuna malizia, ma come fate ad avere il nullaosta annuale se non siete perfettamente “allineati” alla mentalità CAI??? Non mi risulta che sia proprio possibile, almeno qui in Piemonte sono rigidissimi i controlli sull’attività e sull’impostazione delle scuole di competenza territoriale. Istituzioni “scialle” (nell’approccio rigoroso intendo) non passerebbero inosservate.

  30. 77
    Roberto Pasini says:

    Certo. Tutti noi siamo dei buffoni, smodati, in preda alle passioni, strafatti di cocaina psichica, cantori della libertà sfrenata,polimorfi perversi,  privi di metodo e di rigore, facili a commozioni fanciullesche, cattivi maestri e responsabili morali della morte di persone come Valentina. Ma ti rendi conto di quello che dici? Straparli. Urli alla luna e ai tuoi fantasmi interni. Adesso mi hai proprio fatto incazzare e ti assicuro che ce ne vuole. Non mi ero arrabbiato così neppure quando mi hanno dato del fascista. Punto esclamativo. 

  31. 76
    Carlo Crovella says:

    Nel pomeriggio sono stato a un convegno informatico (webinar) di giuristi sulle responsabilità in montagna e vi assicuro che tutti i vostri discorsi (libertà, “umanità”, leggerezza ecc ecc ecc) appartengono ad un altro mondo rispetto a quello della realtà. Quello che piace a voi NOn esiste, il monmdo reale delle problematiche di montagna (non ultime quelle gravanti sui sindaci, mi ricollego all’apposito articolo di qualche settimana fa) è completamente diverso da ciò che avete in testa. Ecco perché insisto per sensibilizzarvi: siete dei marziani appena arrivati da un altro pianeta e pretendete di applicare i parametri che a voi piacciono tanto, ma che non sono “di questo mondo”. Ne risulta che parlate a sproposito: con tale conclusione, non intendo essere offensivo, è una constatazione oggettiva. I parametri di riferimenti sono molto diversi, addirittura opposti, a quelli che avete in testa voi.
     
    Parlate di Libertà: ma voi non vi rendete neppure conto di quali “catene” (giuridiche) esistano anche in una semplice gita fra amici… Vi interessa l’umanità (dei personaggi)… ma che rilevanza ha se siete chiamati davanti a un giudice?  Nessuna. Questo può valere non solo per i professionisti o per gli istruttori nelle uscite ufficiali, ma in qualsiasi uscita anche fra amici (si innescano dei livelli di responsabilità relativi, chiamiamoli così). Altro che “liberi tutti”…
     
    In ogni caso, proprio sul piano umano, la mia preoccupazione è evitare che ci siano altre future Valentine, con tanto di pagina Facebook commovente ma che, in prima persona, ormai non ci possono più parlare.
     
    Ma credete che io non abbia una “visione” della montagna? A me dite una roiba del genere, che lavoro e scrivo di montagna da 40 anni??? ma come potrei non averla? solo che è una visione rigorista che vi infastidisce e quindi tendete a demonizzarla per ostracizzarla. La sintetizzo riutilizzando una frase di Draghi nel discorso alle Camere: “In montagna il rigore non è un’opzione, è un dovere”. Io sono contento di insegnare questo approccio da decenni e i mie allievi non si lamentano affatto, anzi… Ciao!
     
    PS@68 sono di corsa perché  il webinar è durato il doppio del previsto e sono in ritardo con le consegne di lavoro, ma il tuo intervento mi è incomprensibile, almeno ad una lettura veloce. Anche io faccio parte di una scuola CAI (leggi il relativo articolo dell’8 febbraio qui sul blog): obiettivo NON è “vietare”, ma creare una mentalità molto rigorosa. Insegniamo che la passione per la montagna è bellissima ma insegniamo anche che va tenuta sotto controllo e non si deve esserne succubi (con gli allievi utilizzo sempre l’immagine del cavallo… non la ripeto-leggi sotto, ma è molto apprezzata dagli allievi, capiscono immediatamente cosa intendo). Ciascuno degli allievi, molti dei quali diventano istruttori, poi seguirà la sua evoluzione, chi sull’8 grado chi sul III, ma la forma mentis di base è la stessa e non è quella della libertà incondizionata né del grado di umanità delle persone. Io in particolare sono molto concreto e bado a insegnare il rigore in montagna (che non significa non andare, significa saper essere teutonici nel modo di fare montagna). Ogni allievo lo applica poi nella sua attività specifica. Ciao!

  32. 75
  33. 74

    Lo so Alberto, che ci sono le eccezioni ma che siano eccezioni è un peccato per il Cai tutto.

  34. 73
    Alberto Benassi says:

    In sostanza mi sembra che le scuole del Cai corrispondano alla perfezione alle descrizioni dell’alfiere Crovella

    non generaliziamo, altrimenti si fa come Crovella.
    La scuola dove sono io non è Crovelliana per nulla!!

  35. 72

    Il problema di Crovella è lui stesso. Fine del messaggio a carattere personale.
    Il problema di chi viene formato dal Cai è quello di essere di base caratterialmente malleabile. Io ricordo che me ne allontanai perché vedevo alpinisti piuttosto impediti che dettavano agli altri, tra cui anche me, il da farsi con però i loro limiti intesi come assoluti. Siccome vedevo che potevo senza grandi sforzi superare suddetti limiti (tecnici e morali) me ne andai per la mia strada notando però che a distanza di decenni le cose non sono cambiate. In sostanza mi sembra che le scuole del Cai corrispondano alla perfezione alle descrizioni dell’alfiere Crovella e coinvolgendo un enorme numero di adepti malleabili, vedi sopra, si autoincensano e autoconfermano, ma il tutto all’interno della grande bolla che si sono creati. Un po’ come fa la chiesa. 
    In realtà, molti anni orsono, mi accorsi che andare in montagna non era solo quello che il Cai aveva abilmente codificato e propinato ai suoi discepoli, ma c’era dell’altro che  secondo i miei gusti, andava vissuto. 
    Nel mio scorso commento ho scritto cosa mi ha suscitato l’articolo e queste mie considerazioni riguardano soltanto quello che considero “socialmente pericoloso” proprio verso eventuali giovani. 
    Quando uscì Il grande Dittatore di Chaplin, successe un po’ la stessa cosa.
    Qui, forse  siamo già andati oltre. Per fortuna le folle non leggono il gognablog. 

  36. 71
    Roberto Pasini says:

    L’entusiasmo di Valentina, la gioia simpatica e sveglia di Elena e Lucia, il rigore intellettuale di Petra…giovani donne di oggi…non vedo cavalli da domare, passioni di imbrigliare, libertà sfrenata da bastonare, ma solo speranze per un futuro migliore e un ruolo di supporto della mia generazione che prima di uscire di scena può mettere a disposizione con umiltà la sua esperienza e i suoi errori, in montagna come nella vita. Bravo Alessandro. Scrivi un Visioni Verticali 2 e dai voce a chi rappresenta e sta costruendo il domani, che non ci appartiene ma è bello lo stesso immaginarlo. 

  37. 70
    Roberto Pasini says:

    Per chi vuole capire questa giovane donna contemporanea, con tutti i suoi pregi e le sue contraddizioni (come tutti noi) consiglio di guardare la sua pagina facebook curata oggi dalla madre. In particolare i commenti che danno un’idea di quale “cattiva maestra” sia stata per i giovani. Mi vergogno io di certe espressioni che sono state usate qui, visto che altri non conoscono questo sentimento. Beati loro o forse poveri loro, non lo so e non voglio offendere, perché non è nel mio stile. 

  38. 69
    Luciano Regattin says:

    Quanto mi piacerebbe ascoltare Crovella che insegna come si vive ai vari Steck, Beraulth, Kukuczka, e una serie infinita di altri, tutta gente che non è riuscita a “domare il cavallo.”

  39. 68
    emanuele says:

    Carlo permettimi di dissentire: ai corsi CAI (non so gli altri), si educa ad una riflessione e presa di coscienza dei vari pericoli che la montagna ha nella sua natura. Non andiamo certo a “vietare” agli allievi in un futuro prossimo (al di fuori delle attività didattiche che presumono un basso profilo) di prendersi certi rischi che magari per altri sono inaccettabili. 

  40. 67
    Giacomo Govi says:

    Lasciare perdere i prevedibili ( ed insistenti ) commenti di Crovella. L’articolo, la storia e quello che si capisce di Valentina da questa lettura suscitano intensa commozione.  Ogni giudizio sull’operato dovrebbero risultare con chiarezza fuori di luogo, in particolare per chi non sa nulla della vicenda e dalla preparazione della ragazza. Incredibile come ogni occasione sia presa a pretesto per rivendicare una presunta superiorita’ e ripetere la solita, consunta lezioncina.

  41. 66
    lorenzo merlo says:

    La comunicazione non ha anima dialettico-razionale. Bensì emozionale. Il narciso vive solo le emozioni dello specchio. Oltre il quale il mondo finisce. 

  42. 65
    Carlo Crovella says:

    Finché fra i monti si aggira l’ideologia di  gente superficiale come te, persisterà il rischio che i giovani possano esser impostati “male” e che quindi “finiscano male”. C’è una correlazione fra le due cose. Sono allibito dal fatto che non sentiate una responsabilità morale, seppur indiretta.

  43. 64
    Matteo says:

    …ma non serve a nulla…

  44. 63
    Carlo Crovella says:

    Non è possibile che chi fa parte di scuole del CAI e/o ricopre ruoli didattici possa avere un’impostazione difforme da quella della CNSASA (Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo e Scialpinismo), che peraltro comprende anche l’attività di arrampicata libera e di altre attività come l’escursionismo ecc. Quindi la CNSASA coinvolge tutti gli istruttori CAI. Non credo proprio che si trovino in giro dispense, libri, manuali ecc della CNSASA in cui si esaltino i concetti che vi entusiasmano, quali la libertà individuale, la leggerezza, la spontaneità, la leggiadria d’animo… L’impostazione dominante è quella rigorosa. Vi concedo che io sono particolarmente rigoroso (perché sono così in tutto il resto dell’esistenza), in quanto appartengo all’ala più radicale di questa mentalità, ma non potete certo sostenere che il mondo didattico ufficiale sia sulle vs posizioni. Affatto.
    Guardate che il discorso è molto delicato, è uno dei punti chiave dell’attuale mondo degli appassionati di montagna. Il tema è “come impostare i neofiti e in particolare i giovani/giovanissimi”. Attenzione a sostenere pubblicamente il “liberi tutti”, perché si rischia di incanalare i neofiti e i giovani/giovanissimi in modo sbagliato. Per esempio, io ho la sensazione che la ragazza in questione non sia stata ben impostata o addirittura non sia stata per nulla impostata. Non parlo di conoscenza del nodo o di come si impugna la piccozza. Parlo di forma mentis.  Per questo sul tema specifico (“educare i giovani” che NON è il tema più generale “ognuno faccia montagna come vuole”) occorre essere rigorosissimi fin dall’inizio. I prezzi da pagare sono salatissimi. L’obiettivo è che non ci siano altre storie come quella qui raccontata.

  45. 62
    Matteo says:

    Claudio, sei stato colpito di rimbalzo: io parlavo a nuora perché suocera intenda.
    Scusa!

  46. 61
    Claudio Cometa says:

    Caro Matteo, permettimi di usare il tuo stesso incipit.
    Ho capito benissimo il succo del discorso, provengo anch’io dall’ambiente che considerava il pensiero di Rey come una specie di dogma. Il punto è che non si può generalizzare. Ognuno vive le esperienze a modo suo, perché ogni persona ha una sua storia e una sua sensibilità.
    Io penso che andando in montagna la “lotta” non sia tanto con l’Alpe, quanto con noi stessi, con le nostre paure, con i nostri sogni e aspirazioni.
    Io comunque ho sempre tenuti presenti due insegnamenti, uno dei quali proviene da un personaggio che scrive spesso qui e che continua ad onorarmi della sua amicizia.
    Il primo è che la meta della mia gita deve sempre essere il mio letto a casa. Il secondo è che la montagna non sa quanto uno è esperto.
    Per me la responsabilità è individuale e ognuno è libero di prendersi i rischi di ciò che fa.
    Poi si può discutere quanto si vuole sull’opportunità o meno di rischiare visto che nessuno di noi è solo nella vita ma ha sempre altre persone intorno che possono dipendere da lui oppure no. Ma sono appunto discussioni, non dogmi. 

  47. 60
    daniele piccini says:

    Crovella, se diretti bisogna essere come  dici, è ora che tu scenda dal pulpito e ti metta al livello di tutti , anche perchè più in alto ti ci sei messo da solo.

  48. 59
    alberto Benassi says:

    sta ritornando il medioevo…tempi bui all’orizzonte.

  49. 58
    Matteo says:

    Caro Claudio, permettimi di riassumere per te che sei un lettore sporadico e per eventuali lettori disattenti.
     
    Esiste un modo giusto di andare in montagna e quindi esiste un modo sbagliato.
    Il modo giusto è quello di Carlo Crovella perché lui va in Montagna da 50 anni e perché da 40 insegna in una delle Scuole più importanti d’Italia e da almeno altrettanti scrive migliaia di articoli su tutto lo scibile umano (e altro), ivi compreso cos’è la Montagna, come ci si va, i Veri Valori e il Significato della Vita.
     
    Naturamente la sua attività professionale di successo, i multiformi interessi in tutti i campi, nonché l’enorme impegno pedagogico si sono sempre uniformati al Supremo Dovere dovere di stigmatizzare la sfrenata libertà intellettuale, la leggerezza e la freschezza che contraddistinguono questa età degenerata rappresentano una fatica improba e continua, che egli affronta comunque con la forza e la serenità che lo contraddistinguono, senza peraltro rinunciare a una intima soddisfazione e la pacata gioia, tipica dell’ambiente Sabaudo dal quale proviene e che lo contempera.
     
    Ovviamente la sua Visione, che ricordiamo si basa sempre su Fatti Chiari, Netti e Oggettivi, gli impedisce di tener conto o di porre la minima attenzione a qualunque opinione (opinione ché il termine posizione potrebbe parere eccessivo nonché offensivo della Verità) che possa anche solo lontanamente sembrare divergente rispetto a questa.
    Lui credette e crede la lotta coll’Alpe utile come il lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede.
     
    Così, giusto per essere avvisato…

  50. 57
    Claudio Cometa says:

    Buongiorno a tutti. Io sono di Trieste, potrebbe sembrare strano per chi non conosce la storia di questa città: se mi metto a contare i miei concittadini, amici, conoscenti, o amici di amici, che sono morti in montagna, devo adoperare e finire le dita di entrambe le mani. Soltanto per citare i nomi di quelli più conosciuti, tra loro ci sono Enzo Cozzolino, Tiziana Weiss, Mauro Rumez.
    Morti in circostanze le più varie: in cordata, da soli, in grotta, sotto una valanga, su sentiero, per una manovra di corda sbagliata, in arrampicata o nello scialpinismo.
    Con Rumez avevamo iniziato ad andare in montagna negli stessi anni. Con un altro ci eravamo conosciuti da bambini, all’asilo. 
    Quello che non ho mai fatto è giudicare chi va in montagna, da solo o in compagnia, a scalare su difficoltà per me inarrivabili. Per quanto mi riguarda ho rischiato spesso anch’io, fatto gite e vie normali da solo piuttosto che in compagnia, ricavandone comunque sempre emozioni e sensazioni piacevoli da ricordare. Ho sempre visto la montagna come un passatempo, e per questo non mi sono mai impegnato per andare oltre un certo limite, anzi, ho smesso quando ho ritenuto di non aver voglia di costringere quella che poi sarebbe diventata mia moglie a stare a casa ad aspettarmi, perché per me la perdita di due dei suddetti amici nel corso dello stesso anno è stata un trauma molto forte.
    Perché tutto questo discorso? Perché penso che non esista il concetto di assolutamente giusto o assolutamente sbagliato in nessuna attività umana. Come qualcuno ha detto molto prima di me, non esistono il bianco o il nero assoluti, ma soltanto un’infinita serie di sfumature di grigio. Per questo penso che io non posso giudicare un’altra persona, per il semplice motivo che io non sono lei o lui, non conosco i suoi pensieri né la sua storia. Poi come sempre ognuno ha le sue idee ed è corretto che le possa esternare e portare avanti, l’importante secondo me è che queste idee non debbano per forza prevalere su quelle altrui. 

  51. 56
    Carlo Crovella says:

    Riassumo i concetti chiave. Chi ha interpretato la mia posizione come una critica all’andar da soli, ha male interpretato oppure è un lettore sporadico e disattento. Ho scritto più volte, sia qui che in altri testi (articoli o singoli commenti) che mi capita anche di fare gite in solitaria. Ne ho sempre fatte nella mia vita e anche piuttosto complicate. Il punto non è essere da soli o in compagnia di 200 persone (ho provato di persona entrambe le situazioni, comprese le infinite sfumature intermedie). Il punto è sapersi muovere adeguatamente nel contesto circostante, saperlo valutare passo per passo e saper prendere le decisioni giuste (sia strategiche che tattiche). Questo approccio insegno.
     
    Come ho già esposto ieri, da 40 anni consecutivi sono impegnato in un’attività didattica (peraltro sostanzialmente coerente con la tradizione complessiva della nostra scuola, che è fra le più numerose d’Italia) per cui insegniamo agli allievi a “imbrigliare il cavallo scalpitante delle passioni” (prima fra tutte quella per la montagna, ma no solo quella…) e contemporaneamente insegniamo il concetto che la libertà “sfrenata” (“s” privativa di freni) è solo un’illusione, è fumo negli occhi che ottunde la visuale, e che bisogna invece saper leggere oltre la cortina di tale fumo.
    La libertà sfrenata (in montagna come nella vita) è l’oppio dei popoli dei nostri tempi.  Nei secoli scorsi lo si diceva delle religioni: ora che il senso della fede è in attenuazione, almeno in Occidente, da decenni, è stato necessario, sociologicamente parlando, utilizzare altri “totem” per inebriare le masse e annebbiare la loro capacità di analisi e di decisioni. Uno dei totem dei tempi nostri è appunto il mito (illusorio) che esista la libertà cui dedicare in toto la propria esistenza fino addirittura a rischiare la pelle e a volte a lasciarcela.
    Questa impostazione è quanto di più sbagliato esista (in montagna come nel resto della vita) e in aggiunta io la trovo disdicevole  sul piano etico-morale. Non faccio specifico riferimento a questa povera ragazza, parlo per categorie generali. Ciò che mi indispettisce è che ci siano tanti presunti appassionati di montagna che sono preda di tale illusione e si schierino apertamente in tal senso. Sono allibito e sono anche infastidito per il motivo che cerco di spiegare. Già è difficile in assoluto educare i ragazzi, insegnando loro i giusti concetti (in montagna come nella vita), se poi vi mettete di mezzo con le vostre prese di posizioni, rischiate, senza rendervene conto, di ostacolare il percorso pedagogico di chi è impegnato nello stesso.
     
    Infatti mettetevi nei panni di un eventuale lettore “giovanissimo” che capiti per caso a leggere questi commenti: già l’indole giovanile e adolescenziale lo porterebbe a essere ribelle e “sfrenato”, se poi costui si imbatte in posizioni come le vostre, ciò rende ancor più complicata la sua educazione finalizzata a fargli raggiungere l’equilibrio e la maturità, in montagna come nella vita.
     
    Questo è un punto chiave: i “veri” appassionati di montagna non inneggiano a illusioni senza fondamento (come la sfrenata libertà individuale, la leggerezza, la freschezza…), ma viceversa stigmatizzano quelle caratteristiche. Esaltarle significa perseguire implicitamente due cose: 1) dis-educare anziché educare i giovani e i neofiti e 2) non smontare i prerequisiti (leggi: incidenti) in base ai quali parte ogni volta la gran cassa mediatica (giornali, TV, ecc) della “montagna assassina”, del “non ha resistito alla passione bruciante”, del “ha rincorso la libertà fino a sacrificarsi per essa” ecc ecc ecc. E’ opportuno che vi rendiate conto che tale gran cassa mediatica fa molto male al giro degli appassionati di montagna, perché innesca reazioni negative nell’opinione pubblica generale nei confronti del nostro ambiente. Occorre quindi evitare di alimentarla e, se possibile, contribuire a stemperarla. Buona giornata a tutti!

  52. 55
    Marco Tatto says:

    Davanti alla natura esterna il mio intimo si fa chiaro e l’anima delle cose esterne io la comprendo dal mio interno. Ma io devo essere solo, senza compagnia alcuna, nemmeno di persone dal sentire più delicato, e anche senza turisti estranei nelle vicinanze. Forse anche il deserto sterminato mi parlerebbe un linguaggio simile, ma certo non con le mille voci che ha la montagna.
    Eugen Guido Lammer

  53. 54
    Franco says:

    Anche a me il Monte Rosa  ha dato e mi da ancora tante emozioni. Sono felice che Valentina le ha provate. Spiacente x la dia prematura morte,  ma  almeno le
    Purtroppo la montagna non perdona  ti può andar bene x anni ma … a basta una sola volta perché ti faccia pagare con la vita.
    Ero salito anch’ io su quelle come e vi assicuro che era stata una scalata emozionatissima
    Peccato che  tutto dura solo poche ore  ma … la ricordo sempre con i famigliari ed amici con una grande emozione.
    Ho avuto anch” io la fortuna di salire più volte sul rosa e sono state scalate molto emozionanti.
    ha provate.

  54. 53

    La vera libertà è da soli e ha un prezzo alto, che non tutti sono disposti a pagare.
     

  55. 52
    tore panzeri says:

    che tristezza leggere tanti commenti riguardo la vita di questa ragazza che nessuno dei commentatori sembra aver mai conosciuto
    una ragazza che da quanto ha scritto sembra volesse vivere la montagna a modo suo e avere il modo di conoscerla salendo 
    non siamo noi sicuramente a decidere per quanto tempo potremo girovagare tra i monti come tra le vie cittadine
    lasciamo perdere tt queste parolone da sapienti quando non possiamo sapere dove saremo domani

  56. 51
    Simone Di Natale says:

    Ora ho capito il perchè dei tanti soprannomi….in realtà sono stati dati non per vittorie riportate sul campo ma perchè gli altri alla fine se ne vanno e lo lasciano da solo nella stanza…lui crede di aver vinto ma in realtà è li che semplicemente parla a se stesso.
    La discussione vera e costruttiva, magari anche accesa, prosegue in un’altra stanza, fra persone che con vedute diverse che hanno voglia di confrontarsi e hanno lasciato a casa la giacca con i distintivi.
     

  57. 50
    Carlo Crovella says:

    Le considerazioni generali, esposte in corso di giornata, sono del tutto slegate al caso specifico di questa  ragazza, per la quale ho espresso, fin dalla prima riga, tenerezza e rincrescimento per la sua sua scomparsa. È proprio per evitare che a costei ne seguano altre che occorre dare un’impostazione completamente diversa al modo di fare montagna, specie nei giovani e giovanissimi, che sono quelli cui io mi rivolgo con particolare attenzione.

  58. 49
    albert says:

    Chi mai potra’ mai sapere la verità? Forse aveva superato situazioni al limite con perizia  ed e’successo qualcosa di semplice ed ordinario, quasi banale…cui neppure un compagno avrebbe potuto  porre rimedio.

  59. 48
    Carlo Crovella says:

    Pasini  mah, si vede che apparteniamo a due mondi diversi, opposti e forse addirittura conflittuali. Probabilmente vale, sul tuo modo di ragionare in punto,  il fatto che non hai la mentalità ne’ l’esperienze da istruttore di montagna. Cmq sono 40 anni che faccio didattica con queste finalità e dli allievi ho ricevuto solo ringraziamenti e manifestazione di gratitudine, in particolare per questo specifico risvolto. Viceversa in 40 anni non ho mai ricevuto una protesta del tipo: “Disgraziato, mi hai fatto il lavaggio del cervello e io,  allievo che avrei potuto diventare un ottavogradista, invece mi sono rintanato in cameretta, timoroso per i tuoi insegnamenti!”. Mai una volta. Per cui non invento nessun fantasma di cartapesta ma semplicemente ripeto anche qui quello che esprimo da 40 anni initerrottamente sia direttamente agli allievi sia nei miei scritti sia nelle conferenze (tra l’altro l’immagine del cavallo come quella della marmellata, le utilizzo abitualmente nelle mie conferenze ed anche nell’attività didattica diretta).
     
    Faccio notare che non sono un caso isolato, perché l’ambiente da cui provengo ha complessivamente questa mentalità. Certo.ogni istruttore ha la sua testa, ma complessiva.ente siamo sintonizzati su queste linee. Trattandosi di una fra le scuole più importanti e numerose d’Italia, il fatto che la mentalità espressa dall’ambiente sia più o meno di questo tipo fa si’ che la cosa non sia irrilevante. Cmq a me piace portare avanti questo tipo di impostazione ideologica e didattica e non lo faccio da ieri ma da 40 anni, per cui non comprendo perché di punto in bianco dovrei abiurare di punto in bianco. Inoltre se tale mia mentalità fosse cosi’ errata e fuorviante non potrebbe permettermi di avere da 40 anni un’attività editoriale così estesa nel tempo e non certo superficiale nei contenuti. In conclusione io penso che spesso chi sbandiera l’ideale della libertà incondizionata in montagna viva e conosca un modo molto superficiale di andare in montagna.  Buona serata a tutti!
     

  60. 47
    Alberto Benassi says:

    Crovella, leggendo il tuo ultimo commento, capisco ancora di più perchè i francesi a Bonatti gli hanno dato le legione d’onore, mentre in Italia, quelli come te l’hanno crocifisso.

  61. 46
    Roberto Pasini says:

    Crovella. Carlo, ti inventi delle figure di cartone, dei mulini a vento contro i quali ti scagli lancia in resta, ma sono fantasmi tuoi, caricature degli esseri reali che intervengono qui con tutto il loro carico di esperienze e di umanità. Libertà sfrenata, mangiare tutta la marmellata ? Ma che razza di espressioni sono? Non le usano più neanche su Radio Maria.  Io faccio appello alla benevolenza, uno dei caposaldi dell’etica dello stoicismo della tarda romanità (che non è il volemose bene degli eredi trasteverini) e getto definitivamente la spugna. Troppo faticoso e sono troppo consunto, non ce la posso fare. Ciao

  62. 45
    Carlo Crovella says:

    @34 il dualismo è inevitabile nella realta’ esiste sempre: Juve-Inter, Destra-Sinistra, ricchi-poveri… mi pare superficiale cavarsela con noi uomini siamo fluidi. Io amo predere posizioni nette, chiare, oggettive. Ho sempre fatto così. Questo genera inevitabilmente del dualismi, ma detesto per definizione il volemose bene.
    Penso che  sul punto, l’incomprensione derivi anche (anche, non solo)  fra chi affronta questo tema con la testa dell’istruttore “completo” (poi il discorso chiarirà perché uso “completo”) e chi ragiona solo ed esclusivamente sulla attività individuale. L’istruttore completo è come il padre di famiglia e ragiona sui fenomeni in termini di ripercuSimone sulla sua attività educativa e quindi sugli allievi-figli (io penso ai miei allievi come se fossero miei figli – anche se magari hanno 30-40 anni anagrafici: la mia funzione è portarli a sapersi muovere autonomamente in montagna, come un genitore deve preparare i figli a essere degli adulti autonomi e indipendenti, equilibrati e “quadrati”).
    Sul tema del giorno la mia funzione didattica, anzi pedagogica, mi fa guardare oltre il singolo episodio o la singola persona. Non ho proprio nulla contro questa ragazza, l’ho sempre detto fin dai primi commenti. Piuttosto critico aspramente la concezione per cui il bene supremo, in mintagna come nel resto dell’esistenza, sia la libertà individuale. La penso in modo profondamente diverso. Il valore apicale è la “maturita’ individuale” grazie alla quale si governano le passioni. È legittimo, è bello, è creativo avere delle passioni (io ne ho numerosissime), ma vanno governate e non esserne succubi. A prescindere da eventuali incidenti fatali. Infatti io critico gli assatanati della montagna, che io chiamo gli squali di montagna  (cercherò l’articolo e vi metterò il link), a prescindere che ci restino secchi o meno. Quelli che chiamo gli squali, li cito nelle mie lezioni didattiche, come esempi negativi da fuggire. Dico proprio eplicitiamente agli allievi: ” Ecco  quelli sono esempi di come NON dovete MAI andare in montagna”.
     
    Ritengo che quest’ultima parte sia la vera funzione dell’istruttore di montagna (in realtà, per estensione, vale in tutta l’esistenza, ma qui limitiamoci alla montagna). Spesso sento dire: io sono istruttore perché trasmetto la mia intensa passione per la montagna. No! Non è quello il vero ruolo dell’istruttore, o meglio non è solo quello.  Il vero ruolo dell’istruttore “completo” è insegnare agli allievi  a governare la passione che si insegna a loro. Faccio un esempio che capiscono tutti. Un conto è far assaggiare la marmellata a un bambino  facendogli percepire quanto sia dolce  succosa e buona. Un altro conto, molto più impegnativo, è insegnare allo stesso bambino come e perché deve autocontrollarsi e mangiare solo tre cucchiaini di marmellata al giorno, anche se il barattolo è lì sul tavolo e, se non si controlla, potrebbe mangiarla tutta di seguito. Quest’ultimo punto è quello dell’istruttore “completo”, mentre la prima parte è (in termini relativi) u a funzione didattics molto più superficiale e semplicistica.
     
    Ora se molti di voi continuano a “pompare” sempre e solo sul concetto della libertà individuale, esaltandola esplicitamente nei vostri scritti, non vi re dete conto che ostacolate l’azione degli istruttori completi.
     
    Infatti immaginate un lettore giovanissimo che incappi in questo dibattito: già è oggettivamente faticoso educarlo a saper controllare la golosità verso la marmellata, se poi legge numerosi commenti a favore del “dai, mangia tutta la marmellata subito”… immaginatevi che minestrone avrà in testa. Questo è il punto chiave: a livello di vostre singole preferenze io sono del tutto indifferente. Ma il tema impatta sui giovani e su chi si avvicina ora alla montagna. A questi occorre dare i messaggi messaggi giusti affinché si creino la “giusta” mentalità. Per questo risvolto specifico, io ritengo che tutto il clamore a sostegno della sfrenata libertà individuale sia disdicevole e negativo. Ciao!
     
     

  63. 44
    Lucio says:

    Valentina sempre nei nostri cuori.
    Un abbraccio alla mamma Maria.

  64. 43
    Alberto Benassi says:

    38) Marco , si so chi era Roberto . Era giovane e appassionato e come Chris, inesperto  e forse  inconsapevole del pericolo che correva. Ma forse è stato anche solo sfortunato.
    Si è vero si fanno anche errori molto grossolani, che denotano mancanza di esperienza e ancora più grave di superficialità, ma è vero anche che basta molto poco.
    I limite è fatto per essere spostato, questo è insito nell’animo umano. Gli alpinisti non ne sono immuni, anzi questo fa parte dell’evoluzione dell’alpinismo. Prima in cordata, poi da soli.  Poi  d’inverno e poi da soli d’inverno. Prima per la via più facile, poi per la diretta, poi la direttissima. Poi i concatenamenti.  Una corsa continua a spostare questi limiti questa è la realtà che abbiamo davanti.  Questo è il gioco dell’alpinismo.

  65. 42
    Patrizio Bachini says:

    Il commento di carlo crovella n 31 e’ veramente la giusta risposta per tutti i lutti che avvengono in montagna . Anche un monito per tutti coloro che frequentano la montagna in tutte le discipline

  66. 41
    lorenzo merlo says:

    34. Roberto.
    L’identificazione con l’io genera l’altro.
    La cultura razionalista, celebra l’oggettività e con essa una realtà altra da noi.
    Il linguaggio logico-razionalista ha scartato da sé la dimensione magica.
    Ne resta l’interdizione all’infinito che siamo.

  67. 40
    Roberto Pasini says:

    Anch’io penso che lo stoicismo sia l’unica morale laica che può sostituire la fede cristiana e all’amico Crovella, che si proclama stoico, ricordo le parole che la grande scrittrice mette in bocca al più grande imperatore stoico che al momento dell’addio definiva la sua anima “vagula blandula”
    “Quando prendo in esame la mia vita, mi spaventa di trovarla informe. L’esistenza degli eroi, quella che ci raccontano, è semplice: va diritta al suo scopo come una freccia. E gli uomini, per lo più, si compiacciono di riassumere la propria esistenza in una formula– talvolta un’ostentazione, talvolta una lamentela, quasi sempre una recriminazione; la memoria compiaciente compone loro un’esistenza chiara, spiegabile. La mia vita ha contorni meno netti. Come spesso accade, la definisce con maggiore esattenzza proprio quello che non sono stato: buon soldato, non grande uomo di guerra, amatore d’arte, non artista come credette d’essere Nerone alla sua morte; capace di delitti, non carico di delitti. Mi vien fatto di riflettere che i grandi uomini emergono proprio in virtù di un atteggiamento estremo, e che il loro eroismo consiste nel mantenervisi per tutta la vita: essi sono i nostri poli, o i nosti antipodi. Io ho occupato volta a volta tutte le posizioni estreme, ma non vi sono rimasto: la vita me ne ha fatto sempre slittare.“

  68. 39
    Antonio Arioti says:

    Roberto 34) Come ti capisco..

  69. 38
    marco says:

    Quello che dice Crovella sul governare le passioni, citando Seneca, è giusto e io lo condivido abbastanza, ma capisco anche chi è mille miglia lontano da quella visione razionale, perchè non ne ha avuto l’opportunità. La realtà di molti, durante la gioventù e a volte anche dopo, è che non sempre sono aiutati da persone che li possano guidare in questa ricerca dell’equilibrio tra passioni, emozioni e ragione. Spesso la gioventù, per definizione, e ribellione alle regole e a chi le impone. Poi le cose possono cambiare… Per molti giovani esiste il desiderio di qualcosa d’Altro rispetto alle regole e la società in cui viviamo, e questo è accentuato da una società di adulti che non offre grandi modelli a cui ispirarsi.
    Uno dei più bei film degli ultimi vent’ anni, secondo me, su questo tema è ” Into the Wild”. E’ la storia di un giovane, intellettuale, che cercava la “Verità”, un modo “vero” di vivere e dopo una lunga fuga si trova a morire, da solo, in Alaska. E’ tratto dalla storia di Chriss McCandless, raccontata da John Krakauer. La conoscono tutti. Nel 1992 ero anche io in Alaska, per due mesi, e ho provato questo senso di incredibile lontananza da tutto e da tutti, anche se ero oramai un adulto e non stavo fuggendo come Chris, dalla società,  a tutti i costi, ma cercavo soltanto di conoscere quei bei posti naturali… Sapendo in seguito, cosa era capitato a Chris, a poche miglia da dove ero io, ho avuto di che riflettere.  Infatti, nonostante tutto, nonostante gli errori clamorosi che hanno fatto questi giovani, capisco che nessuno li abbia aiutati e forse, anche loro, non volevano farsi aiutare, non erano inquadrati in qualcosa ma fuggivano da qualcosa..e cercavano qualcosa di ineffabile. E’ questo che mi fa guardare questi giovani con rispetto. Non conosco affatto l’autrice della nostra storia, ma conoscevo Roberto, che ha fatto la stessa fine. Tu Alberto, sai di chi parlo. Hai ragione, è difficile giudicare…

  70. 37
    Enri says:

    Mi sembra che alla fine stiamo tutti dicendo cose piuttosto convergenti. Sacrosanta la liberta’ di andare in montagna come a ognuno piu’ piace. Ma i commenti, perlomeno alcuni, erano finalizzati al modo di andare in montagna non alle motivazioni.
    Forse e’ una questione di modo e di consapevolezza. Io sono affascinato dal free solo di Edlinger Robert Honnold. Quando vedo qualcuno che cerca di emularli su un 6a invece provo grande perplessita’. Forse perche’ vedo che il nostro primo e piu’ grande limite e’ non saperci contestualizzare per quello che possiamo realmente fare e per come dobbiamo provare a spostare avanti i nostri limiti. Cosa che non si fa a casaccio e sperando che ci vada bene. Servono anni a volte per raggiungere la consapevolezza di poter o non poter correre un rischio. Per questo non posso accostare Gogna di ritorno dalla via dei Francesi a qualche runner ( visto con i miei occhi) in calzoncini e salomon sul ghiacciaio ( e non era certo Kilian!).
    forse mi sbaglio. 

  71. 36
    Simone Di Natale says:

    Non scordiamoci di Jorge de Burgos che nel nome della rosa ci ricorda come diffidare dal “riso” e tutti i peccati che esso comporta.
    La vita è e deve essere penitenza e costrizione. 
    Guai pensare ad altro, e se succede l’importante è una sana confessione ed il ritorno sulla retta via.
    Chiunque viva e pensi in modo diverso è un debosciato, inutile individuo…poco più di un parassita.
    Meno male, che anche in tempi bui come questo, resta sempre qualche faro acceso da seguire.
    Studiare! Lavorare! Seguire qualunque regola e i 10 comandamenti!! Ma soprattutto niente barzellette, battute o distrazioni! 
    So che vi pesa sentirvelo dire…ma è solo per quel bene che voi, comuni mortali, non riuscite più a vedere!!

  72. 35
    Alex says:

    La libertà di vivere la nostra vita è l’unica cosa che conta veramente! Non bisogna recare danno o disagio al prossimo ma allo stesso tempo è nostro dovere vivere la nostra vita perché è una sola. Valentina amava cosa stava facendo, chi amava Valentina non ha provato a fermarla ma poteva solo sostenerla, nessuno ti aiuta se non è sicuro di aiutarti (soccorso alpino in questo caso), non penso che metti nel guai chi lo fa per mestiere. 
    Un grazie a Valentina che ha vissuto la sua vita nel miglior modo che riteneva giusto senza ledere nessuno.
    Se io voglio arrampicarmi, volare, corrette, saltare o fare qualsiasi cosa sono libero di farlo e nessuno si deve permettere di impedirmelo. La vita è solo nostra! VIVIAMOLA È SE AVREMO LA FORTUNA DI MORIRE FACENDO COSA CI PIACE, QUELLA SI CHE È FORTUNA!

  73. 34
    Roberto Pasini says:

    Non c’è niente da fare. Proprio non riusciamo a venirne fuori. Mi chiedo ogni volta da dove viene questo bisogno ogni volta di polarizzare i due corni del problema, libertà e responsabilità, visti sempre come elementi contrapposti, “giusto” e “sbagliato”, che danno luogo a loro volta a “campioni” e “testimoni” di un polo o dell’altro?  Possibile che non risulti evidente la natura artificiosa e retorica di questo dualismo ? È così difficile accettare la natura fluida di noi umani, le dinamiche complesse e contradditorie della nostra mente e di quelle degli altri?   Perché dedichiamo così tanta energia a prendere posizione piuttosto che a cercare di comprendere con umana com-passione prima di giudicare?  Come direbbe Zaia, facciamoci una riflessione sopra, magari anche sul nostro inconscio bisogno di ordine e differenziazione. A me, ogni volta che il confronto prende questa piega ripetitiva, viene voglia di gettare la spugna, poi ci ricasco sempre e non so anch’io perché. Ci devo riflettere su questa dipendenza.

  74. 33
    Matteo says:

    Non so cosa intendi tu con “la complessiva posizione del liberi tutti in montagna”  e perché ti appaia “oggettivamente sbagliata” 
    Secondo me tutti devono essere liberi il più possibile; particolarmente in montagna.
    Essere liberi, per me, non significa che ognuno fa quel cazzo che gli pare in qualunque situazione.
    Essere liberi, per me, non serve certo per garantire “maggiori emozioni individuali” e tantomeno “aumenta a dismisura l’esposizione al rischio”, semmai è il contrario.
    Essere liberi significa educarsi a prendere la responsabilità della propria vita nelle proprie mani.
    E non è mai sbagliato; anche se qualche volta si prendono decisioni sbagliate.
    Non so che visione hai della libertà perché ti paia così deprecabile, ma sono affari tuoi. 
    Quello che non puoi dire, però , è “andare in montagna così è proprio “sbagliato”  perché non hai idea di chi fosse, come andasse e tantomeno del come e perché sia morta.
    E non venire a dire banalità sul ghiacciaio del Lys senza corda, perché al racconto del Capo che lo ha sceso da solo dopo la via dei Francesi (e dopo essere rimasto bloccato alla Margherita) non hai avuto nulla da obbiettare.

  75. 32
    Alberto Benassi says:

    Crovella se tutti si ragionasse come te non ci sarebbe chi ha una VISIONE.
    Riguardo alla montagna una “Visione verticale” come ben dice Alessadro Gogna nel suo bel libro.

  76. 31
    Carlo Crovella says:

    Io non stigmatizzo la morte, ma lo stile di vita. Sono due concetti differenti. Chi è insofferente alle regole in montagna, fisiologicamente lo è anche nella vita quotidiana (lavoro, famiglia, ecc). E questo, nella mia impostazione perbenista e impaludata, è un male, lo dico apertamente.
     
    Quindi sono convinto che non solo non si deve permettere alle passioni incontrollate di invadere il nostro modo di andare in montagna, ma è opportuno utilizzare la montagna come “palestra” in cui imparare a governare le passioni, per poi estendere tale capacità di controllo anche al resto dell’esistenza. Questo è il senso di “Montagna scuola di vita”. Che poi uno ricerchi le emozioni frequentando la montagna da solo o in compagnia di 200 allievi fa poca differenza. Io ho vissuto entrambe le esperienze, ma sempre con la testa sul collo, mai “trascinato” dalla ricerca di emozioni.
    Mi permetto una piccolissima citazione dotta, non voglio fare sfoggio aprioristico di cultura. Il celebre filosofo Seneca, uno dei rappresentanti più importanti della visione stoica (cui io mi rifaccio per educazione familiare e convinzione personale), affermava che occorre “governare” le passioni e non farsi governare da loro. “Governare” non significa cancellare del tutto le passioni, stroncarle, castrale, ma significa viverle pur sapendo controllarle. Ai miei allievi (di montagna, ma anche sul lavoro, ecc) cito sempre la metafora del cavallo e del cavaliere: è stupido rinunciare del tutto a cavalcare per la paura di cadere da cavallo, ma occorre imparare a governare a puntino il cavallo. E’ il cavaliere che comanda il cavallo (=le passioni) e non viceversa, altrimenti il cavallo ingovernabile ti porterà a cadere. Io questo insegno e le decine (forse addirittura centinaia) di feedback umani di ringraziamento che ho ricevuto per questi insegnamenti mi confermano la convinzione che ho in esso da sempre. In montagna come nel resto dell’esistenza. Buona giornata a tutti! 
     

  77. 30
    Alberto Benassi says:

    Marco anche io ne ho perso uno nel 1990 , ne aveva 30 di anni. E’ morto assieme al suo compagno di cordata. Qualcuno ha detto che se l’erano cercata perchè era d’inverno.
    Ma questo è l’alpinismo, se vuoi fare alpinismo te le vai a cercare le rogne. Poi puoi agire bene o male, fare scelte giuste o sbagliate, avere fortuna o sfortuna, essere preparato e prudente.
    Ma l’alpinimo, è rognoso.

  78. 29
    Marco says:

    Premesso il rispetto per Valentina e per il suo sogno di salire le montagne in solitaria, condivido sia i commenti che sono a favore del  vivere le emozioni in modo forse incompresibile agli altri, ma autentico, cosa che un pò tutti hanno fatto da giovani e da meno giovani, cosi come condivido i commenti che richiamano al senso di responsabilità ( che tra l’altro non annulla affatto il vivere emozioni intense, uniche e profonde, come ricorda Crovella), tuttavia il io forse farò un commento prosaico perchè mentre leggevo la storia, bella e appassionata, mi è venuta in mente la differenza tra i famosi pericoli soggettivi e quelli oggettivi che Valentina ha affrontato nel realizzare il suo sogno. Niente moralismi da parte mia, per favore, certo: l’avventura è fatta così, lo so.. si rischia e basta. Ma cosi, tanto per fare un esempio di rischi da correre, che spesso mi capitano ( niente di avventuroso! ), arrampicando legati sulle vie classiche in Dolomiti e, ovviamente, andando da primi di cordata trovo che ci sia poca differenza tra lo scalare un 4 grado legato o slegato, viste le rare protezioni ( ci si lega lo stesso perché non si va da soli, perchè ci si può proteggere all’occorrenza, ecc ). Se uno scalasse su roccia slegato anche su difficoltà elevate lo metterei nella categoria dei rischi principalmente “soggettivi” e  quindi comprensibili ( almeno per me, anche se io non lo farei ). Quello che invece trovo veramente incomprensibile, ma che fa parte dell’avventura, sia per i bravi, non bravi o i bravissimi, è l’esporsi ai rischi oggettivi di alto grado ( a meno che uno abbia l’esperienza di un campione nella conoscenza dei ghiacciai ), rischi imprevedibili nel caso del racconto, quali cadere in un crepaccio con ponti di neve inconsistenti nel pomeriggio, ecc, come può capitare ad un neofita. 
    Lo so, con questi discorsi siamo lontani dal senso poetico di quelle pagine della storia di Valentina, che ha avuto dei sogni meravigliosi in una gioventù cosi breve…la sensazione che lascia, al di là delle nostre considerazioni moralistiche oppure no, ecc., è la bellezza del voler andare Oltre, con il sogno e l’amore per qualcosa di grande e la ricerca di un senso nel vivere, che spesso la montagna sembra offrire. Ho perso un amico di 22 anni nel 2006, un amico dall’animo meraviglioso e non so ancora capacitarmi di ciò. Come dicevano i greci, forse gli dei, li amavano troppo questi giovani.. e lo hanno voluti presto tra loro..

  79. 28
    Roberto Bianco says:

    Vi ricordate di quell’incidente in Cilento , circa un anno fa . Condivido in pieno queste poche righe che vi traduco al meglio . Apprezzo anche le delicate parole di Fabio al n.8 .
    Io cammino sempre solo in montagna, come quel giovane francese che è stato appena ritrovato morto in Italia . Lo faccio per mio piacere !
    Questo giovane sarebbe potuto morire per un cancro a 50 anni e soffrire per le pesanti cure che lo accompagnano. Avrebbe potuto finire i suoi giorni con un’emiplegia, un Parkinson o un Alzheimer in una casa di riposo, ma il suo destino ha deciso diversamente. Una morte accidentale è sempre tragica poiché ci si dice che avrebbe potuto essere evitata. Certo….. Ma non c’è un’ età per morire. Non è più giusto morire a 90 anni piuttosto che a 50 , 40 o anche 20 anni. La vita è così .
    E’ la nostra visione giudeo-cristiana della morte che la rende così terribile ! Non si tratta di provocare il destino con un comportamento suicida, ma le montagnard et le randonneur solitari conoscono i pericoli e li accettano. Penso a dei giovani come Marco Siffredi o Karine Ruby scomparsi così giovani anche loro. Conoscevano i rischi e pertanto li hanno accettati….
    Possa anch’io morire solo in montagna per non finire vecchio e malandato in un istituto per anziani , come ci destina la nostra società….

  80. 27
    Carlo Crovella says:

    Ho già raccontato altre volte che, da qualche tempo, ho lasciato il ruolo didattico più direttamente operativo ai mie giovani colleghi, che sono molto più “sul pezzo” di me, lascio a loro insegnare l’ultimo nodino o la procedura X o quella Y ecc, così come lascio a loro il compito di organizzare le uscite, perché sono bravissimi. Io mi sono ritagliato un ruolo da ideologo/padagogo. Il che si concretizza spesso nelle prese di posizione (ovviamente a favore dalla visione in cui credo e in cui crediamo un po’ tutti noi del ns giro), sia nei mille articoli che scrivo e pubblico da 440 anni, sia nella conferenze e negli insegnamenti diretti  agli allievi. E’ una posizione che ho a prescindere dalla montagna: sono così nella vita a 360 gradi e sono così verso tutti i tipi di “destinatari”, verso i miei figli, verso i mie junior professionali, verso i giovani della circoscrizione cittadina ecc ecc ecc. Generalizzo? Può darsi: e che rilevanza ha? Io esprimo una posizione “politica” (politica, non partitica, almeno con riferimento alla montagna) di cui sono convinto e a favore della quale svolgo compiti promozionali da decenni. Vi aspettate da cambi adesso? e sulla base di cosa, poi?
     
    Da tempo io ritengo che la complessiva posizione del liberi tutti in montagna sia  oggettivamente sbagliata, perché aumenta a dismisura l’esposizione al rischio senza garantire maggiori emozioni individuali, anzi. Ribadisco che di emozioni intensissime, in miriadi di avventure alpine (e non solo), ne ho vissute a vagonate, pur con la mia mentalità perbenista  e impaludata. Siete invece convinti del contrario? Ma fate pure, ci mancherebbe. Basta che non eleviate a eroi i personaggi che, in nome della libertà incondizionata, non ci sono più. Questo è sbagliato.

  81. 26
    Alberto Benassi says:

    Non è cosa riservata solo a chi è infiammato dall’ideale della ribellione giovanile e della libertà indiscriminata, anzi. Per cui mi chiedo che senso abbia seguire la linea più “rischiosa” se anche l’approccio controllato e moderato ti permette di vivere emozioni di analoga intensità emotiva.

    come fa a fare questa affermazione !?!?
    Cosa ne sai quali sono le mie emozioni, se il mio bisogno emozionale   è uguale al tuo?
    Cosa ne sai te se  in montagna tutti cercano quelli che certi te?
    Sono bisogni, concetti molto personali che non si possono generalizzare . Cosa che invece, da persona poco sensibile,  fai te: generalizzi.

  82. 25
    Giovanni battista Raffo says:

    Leggendo i commeenti precedenti:
    Ho percepito la sensibilità di chi veramente ama la montagna e  le considerazioni soggettive e troppo didattiche di qualcuno   che non ha la minima capacità di entrare nell’animo altrui ( tipico di chi vuol saperne troppo).
    Non è possibile giudicare Valentina relativamente al suo modo di vivere la montagna e non sarebbe neppure giusto.Vivere la montagna è una questione molto personale che va al di là degli stereotipi imposti.
     
     

  83. 24
    Carlo Crovella says:

    Inoltre vorrei sottolineare che c’è un errore di fondo in chi mette l’incondizionata libertà individuale innanzi a tutto, ovvero la conseguenza per cui si dà per scontato che solo così (cioè libertà incondizionata) in montagna si possano vivere emozioni forti e profonde. Quanto di più sbagliato! I lettori attenti potranno verificare che proprio ieri sul Blog è uscito uno dei mie tanti articoli di montagna, questa volta dedicato allo scialpinismo di ricerca ed esplorativo. Come è possibile che la stessa persona (cioè il sottoscritto) descriva emozioni forti e contemporaneamente sia “impaludato” in un atteggiamento conformista e perbenista??? Semplice: perché anche da conformisti e perbenisti si possono vivere emozioni forti in montagna. Sono 55 anni che le frequento, con gli sci, sulla roccia, sul ghiaccio, nei canyon, con traversate da rifugio a rifugio, con la MTB e chissà cosa mi sono dimenticato (basta solo contare gli articoli su questo Blog, per non parlare di tutti gli altri su ogni tipo di riviste e di spazi web…).. E “cose” dure, emozionanti, profonde, esplorative, innovative in montagna si possono fare benissimo anche con l’approccio impaludato e perbenista. Non è cosa riservata solo a chi è infiammato dall’ideale della ribellione giovanile e della libertà indiscriminata, anzi. Per cui mi chiedo che senso abbia seguire la linea più “rischiosa” se anche l’approccio controllato e moderato ti permette di vivere emozioni di analoga intensità emotiva.
     
    In ogni caso, ognuno sia responsabile delle sue scelte e delle sue preferenze, etiche e ideologiche. A me piace la linea perbenista e prudente nell’approccio alla montagna, caratteristica peraltro che non si limita alla mia sola persona ma a un numero sconfinato di individui. Non capisco perché dovrei rinunciarci oppure vergognarmene (a maggior ragione dopo che, da decenni verifico solo ringraziamenti e riconoscenza da parte degli allievi cui ho indicato questa linea). Per coerenza affermo anche pubblicamente le mie idee che, con i parametri dominanti nell’attuale società liquida, sono scomode e fastidiosi.
     
    Concludo: spesso ho l’impressione (per non dire la certezza) che ci si scagli contro posizioni “rigorose” tipo la mia perché farebbe molto più comodo se tutti dicessero “sì, dai, che bello, liberi tutti…”. Vi mischiereste nel minestrone generale e nessuno si renderebbe conto che esiste il contrario. Se invece qualcuno afferma pubblicamente tesi opposte, la sua sola presa di posizione vi scombina la visione perché costui dimostra che si può vivere felicemente la montagna, provando emozioni forti e realizzando “cose” di rilievo, senza per questo allontanarsi dall’impostazione quadrata e rigorosa. E’ questo che infastidisce, ma in realtà e la verità.

  84. 23
    Michele Cornioli says:

    La preghiera della Giovane Montagna mi è sempre piaciuta perché è una richiesta di equilibrio (grazia) tra il superamento delle proprie debolezze e la tenerezza nei confronti di noi stessi. La riporto qui:
     

    Grazie Signoreper le gioie che ricevo dalla montagna,per la fatica che è scuola,per la soddisfazione che si haquando si raggiunge la cima,per quel senso di contemplazioneche prende poi a guardarsi intornoa sprofondare nell’orizzonte.Grazie Signoreperché la montagna mi ricordache ho bisogno degli altri.Ti prego, Signore, perché il far montagnanon sia un altro possibile momento di egoismo.Ti prego perchéla cordialità, l’amicizia, la disponibilitàche qui in montagnadiventano un fatto spontaneo,lo siano nella vita quotidiana.Ti ricordo gli amici scomparsie chi ha chiuso la giornata terrena sui monti.E se dono vuoi concedermi,Signore Misericordioso,questa grazia Ti chiedo:finché Ti piace tenermi in vitafammi camminare per le mie montagne.Amen

  85. 22
    Giovanni Baccolo says:

    @19 Ma scusa Carlo, prima del tuo intervento nessuno aveva utilizzato i termini giusto e sbagliato. Sei stato tu che hai detto “andare in montagna così è proprio sbagliato, bisogna avere il coraggio di dirlo”. Se non è questa l’imposizione di una visione e di un modo di pensare…

  86. 21
    Alberto Benassi says:

     
     
    da:
    da :
    da Solaio al Gran Sasso
    verso terre lontane
    incontro con l’alpinista “Roberto Iannilli”
    […] Finalmente in questa sera di luglio, a Solaio in Toscana, chi l’avrebbe mai detto… incontrerò Roberto di persona e gli potrò fare tante domande . Alla fine, forse anche per l’emozione non riuscirò a chiedergli tutto quello che avrei voluto. Nutro anche la speranza che voglia fermarsi a scalare in Apuane; mi piacerebbe fargli conoscere i nostri monti. Soprattutto, non mi faccio scappare l’opportunità di raccontargli della mia ripetizione di “Voci di Terre Lontane” , di cui mi sento decisamente orgoglioso e spero di fare colpo su di lui a raccontargli questa avventura. Quanti toscani l’avranno fatta? Forse due, la nostra cordata. Così faccio ancora più lo sfacciato e gli chiedo anche un autografo sul retro della foto che Enrico mi aveva fatto, e mi ritrae sul finire del traversino iniziale prima di girare lo spigolo che fa da ingresso al “viaggio”. Naturalmente mi faccio autografare anche il suo libro.
    Roberto mi accontenta e oltre al suo autografo mi scrive anche una bella dedica con una frase che sul momento mi lascia perplesso:
    Per noi che dall’ alto sentiamo Voci di Terre Lontane e ci sentiamo diversi, un po’ speciali” Roberto Iannilli .(7)
    Ma poi andando a rileggere con più attenzione il capitolo del suo libro in cui racconta la storia dell’apertura di questa via, capisco (forse):
    (…) Scopro che nel frattempo il vallone delle Cornacchie si è popolato di gente vociante e si odono risate e richiami: un cane abbaia, qualcuno chiama un Matteo, un’altra voce sgradevole grida…Per noi che parliamo solo quando necessario sono voci lontane e ci sentiamo molto distanti dal quel mondo superficiale di godere la montagna. Mi viene in mente una mie recente lettura, il bel romanzo di Arthur Clarles Clarke “Voci di terra lontana” e mi riprometto di proporlo ad Andrea come nome per la via, mi sembra perfetto (…).
    << Che ti pare di Voci di terra lontana? >> domando ad Andrea.
    << Beh! Di voci oggi ce ne erano anche troppe, quelli si credono di stare al mare. Mi piace.>> (…) (8).
    Gli alpinisti sono una categoria speciale di uomini? Senza dubbio un po’ particolari lo siamo, ma non credo che Roberto con l’aggettivo “speciali” intendesse uomini migliori, piuttosto direi diversi, complicati. Ci sono uomini che per alimentare e rinnovare la propria vita hanno bisogno di sentirsi in alto, lontani dalla quotidianità di tutti i giorni. Ecco per quel poco che ho potuto capire, credo che Roberto appartenesse a questa categoria di uomini e, l’alpinismo, sia stato lo strumento attraverso il quale ha cercato di elevarsi dalla monotonia, dalla routine , dall’abitudine, dall’ordinarietà.
     

    ecco penso che Valentina fosse anche lei  una persona che cercava di elevarsi. E l’ha fatto come riteneva meglio.

  87. 20
    Roberto Pasini says:

    « Le cœur a ses raisons que la raison ne connaît point »[
    È un discorso che si ripete spesso e che attraversa il blog su molteplici argomenti senza mai trovare pace. Ci sono persone, soprattutto in certe fasi della vita, che per provare ad essere felici hanno bisogno di procurarsi sensazioni che solo certe attita’ ti possono dare. La probabilità di pagare un prezzo elevato è ben conosciuta. Ma è cosi. Non può essere oggetto ne’ di lode ne’ di rimprovero. La montagna attira persone con motivazioni diverse, lo abbiamo detto molte volte, come Valentina, come Elena e Lucia o le sorridenti ragazze anni ‘80 che vediamo ritratte in gruppo nelle foto Sucai “uno dietro e l’altro davanti”. Le considerazioni sulla responsabilità sociale, sull’impatto pedagogico appartengono ad un’altra dimensione dell’essere. 

  88. 19
    Carlo Crovella says:

    @12 e 15: preciso che io stigmatizzo a qualsiasi livello (da professionista fino al dilettante allo sbaraglio) e a qualsiasi quota (dalle nostre montagne fino agli 8800 m dell’Everest) quello che io considero il modo “sbagliato” di andare in montagna. Mi è chiaro che ognuno può fare quello che vuole, ma qui non siamo in un blog di diritto costituzionale. La “libertà” in montagna è un concetto da prendere con le molle e travalica le considerazioni strettamente giuridiche, perché invade tutti i campi dell’esistenza. Non conosco nulla della vita di questa ragazza (verso la quale esprimo solo tenerezza e rimpianto per la sua scomparsa), ma immagino che almeno dei genitori ci saranno. L’indiscussa libertà individuale giustifica il dolore che essi provano? E così via, a maggior ragione per le altre vittime che lasciano coniugi e figli, magari in tenera età…
     
    Siamo nel campo delle valutazioni soggettive e quindi è impossibile per chi si pone su una linea di pensiero convincere quelli dell’opinione opposta. Ognugno resta convinto delle proprie idee. Però segnalo che da sempre io sono coerente con gli insegnamenti che ho ricevuto e che impartisco ai miei allievi (non solo sul terreno della montagna) da 40 anni consecutivamente. Li sintetizzo nella affermazione: Montagna scuola di vita (vedi articolo sul Gogna Blog:  https://gognablog.sherpa-gate.com/montagna-scuola-di-vita/). Io ne sono convinto, di questa filosofia intendo, ma non pretendo di “imporre” questa visione a tutti, però trovo sbagliato che chi mette la libertà davanti a tutto si senta legittimato a imponga la sua visione come “superiore” e intellettualmente illuminata. Io invece affermo il contrario e da sempre dico questo, che si tratti dei recenti dispersi del K2, del professionista che prende un granchio dietro casa o del giovane infiammato da un ideale esasperato e illusorio.
     
    Per chi ci crede, diciamo una preghiera nel ricordo di tutti costoro, ma occorre lasciare a tutti il diritto di poter esprimere la propria opinione, anche se “scomoda” per i parametri dell’attuale società liquida. Ciao a tutti!

  89. 18
    Giovanni Baccolo says:

    Sottoscrivo quanto detto da Matteo parola per parola.
    Un conto è discutere e scambiarsi opinioni, ma essere granitici nella convinzione che il proprio modo di andare in montagna sia giusto e quello di qualcun altro è sbagliato è per me quanto di più lontano ci possa essere dal concetto di alpinismo.
    Andare in montagna è bello perché si è liberi di farlo nel modo che si preferisce e con questo non intendo la libertà del folle che non si rende conto di quello che fa e di cosa sta rischiando, ma la libertà di scegliere il proprio personalissimo approccio ed essere coerenti ad esso. Questo significa anche accettare di subirne le conseguenze, siano esse buone o cattive.
    Un pensiero per Valentina che con entusiasmo e leggerezza ha vissuto splendidi momenti, anche se troppo pochi.

  90. 17
    Alberto Benassi says:

    come diceva Roberto Iannilli l’alpinismo è un gioco ma non uno scherzo. Tanto di più l’alpinismo solitario. Allora perchè lo si fa? Per inseguire una propria aspirazione, un’indole, delle emozioni, un confronto, per mettersi alla prova, per gustare appieno quello che la montagna ti può dare.
    Chi non ha mai vissuto una situazione pericolosa? Chi non ha mai sbagliato in montagna?
    Un alpinista che va solo in cordata  non dovrebbe stigmattizzare un alpinista solitario. Non dovrebbe perchè l’alpinismo è un’attività comunque pericolosa per tutti, quanti incidenti tragici sono accaduti a gente  in cordata ! Ad alpinisti prudenti e preparati!
    Renato Casarotto era un alpinista forte, preparato e prudente. Ma al K2 è successo l’incidente. Quindi va stigmatizzato perchè era da solo?

  91. 16
    Matteo says:

    Tanto per essere tranchant, delle due l’una.
    Chi non ha mai rischiato la pelle o non è un alpinista (anche se sono millemila anni che va in montagna) oppure, per parafrasare un saggio, “cerchi di ricordare meglio”.
    Io sono certo che l’ala della Nera Signora mi ha sfiorato più di una volta.
    Qualche volta a qualcuno va male.
    E’ terribile.
    E’ normale.
    E’ la vita dell’uomo.
    Andare in montagna è stupido e assolutamente inutile.
    E perciò bellissimo.
    Chi dice che è un modo di farlo è sbagliato, chi pensa che la libertà possa essere in qualche modo sfrenata, chi vuole imporre come andarci è a un solo capello di distanza da chi vuole proibire di andare in montagna perché è pericoloso e socialmente dannoso.  Nella migliore delle ipotesi un poveretto che non ha mai provato a seguire i suoi sogni.
     
    Sono felice che esistano persone come Valentina e mi sarebbe piaciuto conoscerla.

  92. 15
    Enri says:

    Premettendo che quanto sto per scrivere esula dal caso specifico dell’articolo (altrimenti rischio di essere fuori luogo) dico che anche certi alpinisti da 8000 metri vanno stigmatizzati. Proviamo a definire una separazione. C’e’ chi tenta di valutare in tutti i modi il rischio della salita che lo attende, mettendo in atto tutto ma proprio tutto quello che lo puo’ proteggere da un incidente e c’e’ chi invece o sottovaluta il pericolo oppure ne e’ consapevole ma non prova a ridurlo senza averne un valido motivo. Per me camminare slegati su ghiacciai che si sa essere pericolosi fa parte della seconda categoria. Spingersi al limite slegati su un passaggio di roccia senza perlomeno sapere in partenza di poterlo dominare e’ sbagliato. Il desiderio di molti giovani di vivere avventure irripetibili e’ comprensibile e per certi versi augurabile, rispetto al piattume di coloro che vivono solo di social, tv e aperitivi.
    Ma detto questo in montagna bisogna andarci con prudenza. E non sono d’accordo con chi dice che l’importante e’ aver vissuto tutto quello che si voleva e senza rimpianti. La vita e’ anche (soprattutto?) Responsabilita”, verso noi stessi in primis, ed anche la realizzazione dei Sogni deve avvenire con respondabilita’ perche’ altrimenti non si realizza alcun sogno…ci si fa male prima. Io ho parecchi rimpianti di vie da cui sono tornato indietro e non ho piu’ fatto per N motivi. Ce le ho ancora tutte sullo stomaco! Ma tutto sommato quelle rinunce forse hanno permesso di fare tante altre salite.la scomparsa di alpinisti in montagna e’ sempre un evento triste, ancor peggio se giovani.
    ma proprio per questo credo si debba essere chiari nel promuovere la prudenza che e’ tutto fuorche’ limitazione, anzi. E’ l’unica strada per far si che i sogni si realizzino e lascino spazio ad altri sogni.

  93. 14
    Luciano Regattin says:

    E ti pareva che i patriarchi del blog non approfittassero della limpida occasione per ergersi a monumento detentore della sapienza assoluta.
    Per il resto quoto Fabio, poche ed eleganti parole.
     

  94. 13
    emanuele says:

    un cazzotto nello stomaco quando meno te lo aspetti…. mi dispiace per Valentina, eppure sono contento che abbia vissuto appieno la sua vita finchè ha potuto e come ha voluto..  in altri modi, in altre condizioni, non avrebbe provato le stesse emozioni.

  95. 12
    Andrea Parmeggiani says:

    Nulla di più vero nelle opinioni di Enri e Carlo, ma perchè non vengono stigmatizzati allora allo stesso modo i comportamenti degli 8000isti, che muoiono a frotte inseguendo sogni e (in alcuni casi) fama?

  96. 11
    Alberto Benassi says:

    “I limiti non sono nient’altro che una nostra imposizione mentale.”

    non sono d’accordo.
    I limiti sono fatti per essere spostati, non siamo tutti uguali quello che per me può essere invalicabile per un altro non lo è, perchè le potenzialità fisiche e psicologiche sono diverse da persona a persona.
    Ma, e credo valga per tutti,  non  possiamo sempre e SUBITO!!  spostare in avanti il limite che in quel momento ci si presenta davanti . Arriva un momento, che tutti hanno davanti un limite fisico e/o psicologico che diventa invalicabile. Possiamo tornare più preparati e spostarlo in avanti. Ma in quel momento è invalicabile e se decidiamo di forzarlo forse non torneremo più.
    E’ un gioco sottile di percezione, tra l’istinto quella la vocina interiore che a tutti parla  e la ragionevolezza, la razionalità.

  97. 10
    Carlo Crovella says:

    Datemi pure del borbottone, ma quello che penso è molto semplice e chiaro: io mi allineo con le valutazioni di Enri (e te pareva, dopo tutte le volte che mi sono espresso sul modo “sconsiderato” di andare in montagna…). Nulla di personale con questa ragazza (anzi), la cui scomparsa deve solo generare tenerezza e rimpianto per una giovane vita stroncata. Ma andare in montagna così è proprio “sbagliato”, bisogna avere il coraggio di dirlo apertamente. Sono 40 anni che conduco un’attività didattica (con o senza sci) e insegno l’esatto opposto a decine se non centinaia di allievi. Inseguire e migliorare i propri limiti è una cosa, farlo sconsideratamente è un’altra cosa. La montagna NON deve essere considerata il luogo della più sfrenata libertà, ma il contesto in cui ci educhiamo a gestire la nostra vita (anche quella quotidiana: lavoro/studio, famiglia, interessi vari). Il che significa porsi degli obiettivi migliorativi ma “sensati” e perseguirli con oculatezza e moderazione. I veri appassionati della montagna stigmatizzano il “liberi tutti”: esso fa male alla montagna, innesca campagne mediatiche della serie “montagna assassina” e crea un effetto onda (su chi circonda l’individuo) che non va bene. Precisato tutto ciò, pace all’anima sua, che il riposo le sia lieve. Ciao!

  98. 9
    Filippo Petrocelli says:

    “I limiti non sono nient’altro che una nostra imposizione mentale.”
    Niente di più vero. Trovo nel racconto di Valentina un’entusiasmo e una passione  che trasuda gioventù. Conoscere i propri limiti (fisici, mentali, alpinistici..) significa esserci andati vicini molto spesso, cosa assai più probabile per chi giovane non è più. L’esito, tragico, della vita di questa persona nulla toglie a questa purezza di sentimenti. Pura e un po’ incosciente, come la gioventù. 

  99. 8
    Fabio Bertoncelli says:

    Da quanto si può capire, Valentina saliva da sola sui monti non per cercare il rischio fine a se stesso.
     
    Valentina saliva sui monti per la loro bellezza. In solitudine certe cose si svelano meglio al nostro cuore.
    … … …
    Pace alla sua anima.

  100. 7
    Enri says:

    Il mio commento iniziale puo’ risultate sbrigativo. Non c’e’ alcuna cattiveria dietro. Pero’ le cose vanno chiamate anche con il loro nome. Purtroppo di gente, soprattutto fra i giovani, che rischiano la vita in questo modo non ce ne sono pochi.
    Ed io desidererei che invecchiassero andando in montagna.saluti

  101. 6
    Andrea Parmeggiani says:

    Storia triste, commovente e trasuda sentimenti da tutti i pori, nel senso positivo del termine. 
    Non riesco a dare giudizi sul comportamento di Valentina, che purtroppo non gli ha dato ragione. 

  102. 5
    Giovanni Baccolo says:

    Dire che l’andare per monti di Valentina fosse soltanto rischiare la pelle è un giudizio. Non sarà un giudizio morale o individuale, ma non capisco il significato di questa precisazione. Non sono contrario ai giudizi di per sé, ma ridurre l’andar per monti di questa ragazza alla pratica di un rischio esagerato e folle mi sembra un poco cattivo.

  103. 4
    Enri says:

    Ho detto che mi dispiace per questa persona e non esprimo un giudizio morale ne’ individuale. Visto pero’ che abbiamo scritto fiumi di articoli e commenti anche recenti sul modo di andare in montagna ( leggi capacita’ di capire l’ambiente, rischio valanghe ecc.) non posso non notare quello che ho detto. Il modo di andare in montagna di ognuno di noi tra l’altro e’ educativo o diseducativo per coloro che ci vedono, quindi m, in qualche modo e magari solo in piccola parte, abbiamo sempre la responsabilita’ di farlo nel modo piu’ prudente.
    tutto qui.
    saluti

  104. 3
    Giovanni Baccolo says:

    C’è davvero bisogno di esprimere giudizi? Andare in montagna come faceva Valentina non è “soltanto rischiare la pelle” e dalle sue parole lo si capisce molto bene.

  105. 2
    Simone Di Natale says:

    Un bel cazzotto nello stomaco per iniziare il mercoledì….

  106. 1
    Enri says:

    Mi dispiace per questa persona. Ma andare cosi in montagna significa soltanto rischiare la pelle. E mettere in condizioni gli altri di doverti venire a prendere. Andare slegati sul ghiacciaio del Lys e’ una follia. 

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