Da Alagna al Monte Rosa, alpinismo solitario

Ci sono sogni destinati ad essere realizzati “in solitaria”, nella vita come nell’alpinismo.

Da Alagna al Monte Rosa, alpinismo solitario
di Valentina Mora
(pubblicato sul suo profilo facebook, poi su altitudini.it il 1 gennaio 2019)

Abbiamo pubblicato un altro articolo di Valentina Mora su: https://altrispazi.sherpa-gate.com/altrilibri/saggi-racconti/da-gondo-alla-weissmies/

Avevo sentito nominare più volte la Cresta del Soldato, mi avevano detto in molti: «Percorrerla integralmente in giornata è difficile, troppo lunga! La seconda parte presenta più rischi della prima; se arrivi stanca sei fregata!» Eppure, io avevo un sogno nel cassetto…
Rincorrendo i miei sogni arrivai a Indren ai primi tiepidi raggi di sole, dopo una notte trascorsa camminando fra piste e sentieri sotto lo sguardo delle stelle: una fra tutte mi diede persino il privilegio di ammirare per un breve istante la sua scia luminosa. Arrivai a Indren stanca, ma subito rigenerata dall’ingenuo entusiasmo della scoperta: non sapevo quali sorprese mi avrebbe presto riservato la montagna.

Alagna Valsesia, 18 settembre 2018, ore 21.00
Dopo molti tentativi finalmente riesco a chiudere occhio. Questione di pochi istanti, vengo improvvisamente destata da un tuono. Si scatena un forte temporale… La mente si affolla nuovamente di un turbinio di pensieri. Comincio a temere che l’indomani “quella” cresta sarà inagibile. Dopo un’ora nell’aria regna di nuovo il silenzio, nel mio cuore un caos di emozioni. Non chiuderò occhio.

19 settembre, ore 1.30
Ho da poco superato il paese quando imbocco il sentiero reso scivoloso dal recente acquazzone. Minuscole gocce d’acqua brillano sugli steli d’erba illuminati dalla luce della frontale; qualche ragno ha provato a tessere la sua tela, ma ogni suo sforzo al mio passaggio si è rivelato vano.
Il cielo è puntinato dalla luce di mille stelle, ma manca la più preziosa: quella della luna. Ella cela la sua presenza riposando al di là del Passo Foric. È nell’istante in cui alzo lo sguardo verso il punto dove immagino si nasconda, che il cielo viene magicamente tagliato da una scia luminosa… Sorrido pensando che proprio qui la scorsa estate una stella cadente tinta di arcobaleno aveva deliziato i miei occhi e realizzato un sogno… Oggi come allora il mio desiderio si avvererà.

Le luci dell’alba mi accolgono nei pressi di Punta Indren 3200 m. Traccio mentalmente il percorso che dovrò seguire per attaccare la via: il ghiacciaio di Bors è crepacciato solo nella parte centrale, ciò che mi preoccupa è invece la delicata spruzzata di neve che riveste l’intera Cresta. Mi incammino seguendo i rari ometti presenti.
Poco sotto l’attacco la pendenza dapprima modesta diventa forte e il ghiaccio sostituisce il bel nevaio sottostante. Il mio timore purtroppo si rivela fondato: la neve ricopre i primi risalti. Superato un tratto sassoso presto attenzione alle numerose colate presenti sulla roccia. Divertenti fessure, camini e diedri si alternano fin sotto la cima: è un’arrampicata piacevole, ma sono sola, slegata, e la qualità della roccia non è delle migliori. Giungo al passaggio chiave della via: si tratta di una placca valutata IV grado. È aggirabile, ma non sembra difficile… Peccato che l’apparenza spesso inganni: quelle che dal basso sembravano buone prese si rilevano appigli e appoggi sfuggenti. Improvvisamente lo scarpone destro scivola. Il gioco è finito: scendere è impossibile. Decido di utilizzare i chiodi per progredire. Sono in libera e voglio portare a casa la pelle, cosa ben più importante dell’orgoglio!

Superato il “duro”, facili passaggi su ottime prese conducono alla Punta Giordani, 4046 metri. Il panorama è spettacolare nonostante a intervalli le nubi si abbassino celando qualche Quattromila. Non sono mai salita qui prima d’ora e non esiste traccia per scendere sul ghiacciaio inghiottito dalla nebbia.
È l’una e la Vincent sembra a due passi da me. Ho ancora energie, decido di proseguire… Non posso immaginare ciò che da lì a poco mi aspetterà.
Raggiungo il primo risalto roccioso attraversando un piccolo ponte da cui pendono candeloni gelati. Aggiro roccia marcissima, poi all’improvviso i detriti spariscono e comincia un difficile traverso di ghiaccio e neve. L’esposizione è massima. Indosso di nuovo i ramponi, agguanto la picca e comincio inconsapevolmente a percorrere quello che sarà il tratto più duro e rischioso di tutta la via. Piantando saldamente la piccozza risalgo un breve pendio fino a raggiungere il filo della cresta… sono in salvo. Sospiro dal sollievo, che pendenza! Rifletto sul pericolo appena corso: nel momento in cui mi sono trovata a tu per tu con la paura ho avuto la certezza di potercela fare. I limiti non sono nient’altro che una nostra imposizione mentale.

Ricomincia la roccia. Dopo qualche incertezza su dove passare, decido di percorrere esclusivamente il filo, fino all’ultima parte a dir poco spettacolare! Grande lame solide e affilatissime rendono la scalata entusiasmante.
Con le lacrime agli occhi dalla gioia sbuco alla base dell’ultimo tratto nevoso: un’aerea cresta ghiacciata conduce alla vetta della Piramide Vincent 4215 m.
È ormai pomeriggio inoltrato, l’euforia viene presto rimpiazzata dalla realtà: il labirinto di crepacci del Lys mi attende.
Giungo al passo dei Salati al tramonto sotto lo sguardo pigro della luna. La sagoma di un gruppo di stambecchi stagliati contro il cielo sarà l’ultima che ella mi concederà.
La mia prima solitaria di alpinismo misto si conclude a notte fonda.

Valentina Mora è deceduta a soli 28 anni il 3 agosto 2019 sulla via normale del Pizzo d’Andolla.

Valentina viveva a San Maurizio d’Opaglio. Amava da sempre la montagna, ma solo recentemente la passione per l’arrampicata l’aveva portata ad avvicinarsi all’alpinismo; alpinismo che spesso praticava in solitaria e “all’antica”, raggiungendo qualunque vetta senza l’ausilio delle funivie. Il suo era un principio di rispetto verso il paesaggio montano, sempre più “contaminato” dagli impianti.

Valentina aveva un profilo Facebook, tuttora attivo grazie a sua mamma (https://www.facebook.com/valentina.mora.520562) che utilizzava come diario di montagna. Scriveva innanzitutto per se stessa: “A volte rileggo i pensieri annotati nei racconti dei miei lunghi viaggi; in quei momenti con la nostalgia riaffiora anche la gioia, perché le emozioni e i ricordi rivivono attraverso le parole”.

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Da Alagna al Monte Rosa, alpinismo solitario ultima modifica: 2021-02-17T05:05:00+01:00 da GognaBlog

110 pensieri su “Da Alagna al Monte Rosa, alpinismo solitario”

  1. Per fortuna Fabio, che Lei condivide Valentina.Bella frase: nessuno muore sulla terra, finchè vive nel cuore di chi resta.Vero! per me mia Figlia non è morta, perchè ne sono convinta di raggiungerla.Quando vado in montagna la sento vicino, pure quando vado a Messa….E’ sempre con me.Grazie Fabio!

  2. Cara signora Maria, le sue parole mi hanno commosso. Pur nella disgrazia, lei è fortunata ad aver fede nel Signore e mi consolo al pensiero che ciò le sia di conforto.
    … … …
    In gioventú, e fino a non molti anni fa, ho fatto pure io molte ascensioni da solo. Giunto in vetta, mi è capitato a volte di scoppiare in lacrime, senza riuscire a trattenermi. Sarà stato per l’allentamento della tensione nervosa oppure – chissà? – per le profonde emozioni che mi avevano colpito nell’animo.
    Sono tutte sensazioni che provò pure Valentina, tali e quali. È anche per questo, per il modo di intendere l’alpinismo, uguale al mio, che la sua morte mi ha rattristato. Mi sono rivisto in lei, nel suo entusiasmo, nella gioia di vivere.
    … … …
    “Nessuno muore sulla terra, finché vive nel cuore di chi resta.”
     
    Anni fa lessi queste parole su una maestà religiosa a fianco di una baita sperduta nell’Appennino Modenese. Erano scritte in memoria di un giovane uomo, deceduto in un incidente stradale. Le aveva lasciate la moglie.
    Anche quel giorno ero solo. Mi sedetti lí accanto, per meditare a lungo. Poi, nel silenzio del bosco, mi scesero le lacrime.
     
    Posso soltanto dirle questo: pace all’anima di Valentina.
     

  3. E’ vero  mia Figlia amava le solitarie.
    Preparava con attenzione tutte le Sue alpinistiche. Questa in special modo.Non era una sprovveduta…Anzi nel Suo zaino portava sempre attrezzatura in più.Grazie! Per la pubblicazione di questa ascesa.Quando alla notte la disperazione mi assale, leggo questo racconto.Solo chi ha vera PASSIONE per la MONTAGNA la può capire….Valentina era una ragazza forte, era difficile vederla piangere; ma quando arrivava in cima ad una vetta Piangeva.Sono 3 anni:  di dolore ,disperazionee forse anche rabbia.Ma Valentina la sento vicino con l’Anima. Credo fermamente in Dio, quindi ne sono convinta che mia Figlia sta bene.Mamma di Valentina Mora

  4. Il prossimo 3 agosto sarà il terzo anniversario della morte della povera Valentina, caduta durante un’ascensione solitaria al Pizzo d’Andolla.
     
    Il mio commento è in suo ricordo e serve pure, per i nuovi del forum, come invito a leggere questo racconto su una salita che fece da sola alla Cresta del Soldato, meno di un anno prima di morire. Chi già lo conosce potrà rileggerlo, in memoria.
    Un pensiero per lei.

  5. Grazie Fabio! (105)
    Condivido quello che ha scritto.
    Mia Figlia  è stata sfortunata. 
    Era allenata e preparata per fare la via normale dell’ Andolla… Qualcosa è andato storto.
    Ricambio l’abbraccio

  6. Chi di noi non ha vissuto una situazione al limite nella quotidianità? Non vi ritenete fortunati ad essere qui a raccontarla (o timotari di Dio salvati dalla immensa fede che alberga nel Vs cuore..vedetela come volete)?
    Pensiamoci
    Questione di culo non di bravura.
    Signora Maria un abbraccio forte.
     

  7.   Discutere e’stato e sara’ inutile , in questi stessi giorni le digrazie per alpinisti ed escursionisti solitari hanno invaso le  cronache.Uno e’ stato salvato  in  Friuli dopo 7 notti a terra all’addiaccio. Un altro e’caduto per cedimento di una ringhiera di legno marcia su cui si era appoggiato.Molti altri scivolati per  strati di neve  sovrapposta a strati di ghiaccio.Quanti  tornati a casa contenti e incolumi?Impossibile calcolare un rapporto tra  infortunati e praticanti totali.Importante continuare a dare consigli ed istruzioni per  illudersi di ridurre tale rapporto.

  8. una volta siamo stati buttati fuori paragonati ad avventori di una osteria troppo ubriachi per poter restare ancora lì
    secondo me questa poteva essere l’ennesima volta ma non essendo io l’oste ho preferito uscire barcollando con le mie gambe

  9. Buongiorno!
    Un vero peccato che questo blog, che leggo sempre volentieri, venga intossicato da certi personaggi che sanno solo pontificare e autoincensarsi. E lo fanno ripetendo continuamente e insistentemente le stesse cose… Mi stupisce che ci siano tante persone che continuano a dargli corda… Non c’è bisogno di allontanare nessuno. I commenti di certi personaggi basta ignorarli : prima o poi si stufano… forse…
    https://www.riza.it/psicologia/comunicazione/2803/non-ripeterti-ti-cambia-la-vita.html
    Saluti! 

  10. In genere non commento mai, mi limito a leggere; questa volta però mi sento di scrivere che il commento nr.88 ha dato una bella botta sui denti a tutti quanti, con poche e semplici parole.  

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