Darwin e l’ipotesi evoluzionista

Quando alle superiori, ormai tanti anni fa, ero costretto a studiare incedibili “teorie” scientifiche, quale l’evoluzionismo, mi stupivo come si trasmettessero per solide teorie quelle che erano solo ipotesi di studio non suffragate da sufficienti prove. Ovvero, l’assunto che una ipotesi non potesse divenire teoria fino al momento in cui non si fosse potuto provarla in laboratorio con molteplici e reiterati esperimenti, veniva confacilità aggirata per quanto riguardava l’ipotesi evoluzionista intrecciata con il tema della selezione naturale, che cercava di correggerla in parte. Non pretendevo, ovviamente, benché giovanissimo e sprovveduto adolescente, che si potesse “riprodurre in laboratorio” la catena evoluzionistica, ma quell’affermazione assolutista degli anelli mancanti che dovevano per forza esistere, non mi pareva valere più degli invisibili vestiti dell’imperatore di Andersen. Eppure, noi giovanissimi dovevamo ingurgitare l’intruglio e non fiatare. Dovevamo esserne incontrovertibilmente convinti in barba al dogmatismo scientifico che fa letteralmente a pugni con il principio scientifico della ricerca instancabile e continua. Cari “demitizzatori”, grazie per la rivoluzionaria virata che, in silenzio, ma decisamente cresce.

Leggendo i contributi di Francesco Agnoli, ben noti ai lettori di Libertà e Persona, e non solo naturalmente, come ora anche di Christian Peluffo, laureato in scienze naturali e in scienze religiose, sono grato per il solido contributo divulgativo che faticherà ancora anni ad imporsi, ma che contribuisce ad aprire la strada ad un serio lavoro di filosofia della scienza. Un aiuto a ricercare cosa sia vera e seria ricerca.

Di Christian Peluffo sono noti molti altri contributi in campo storico, come ad esempio Contro le falsità sulla storia del CattolicesimoUna ghigliottina per l’Europa. La rivoluzione francese, o E venne ad abitare in mezzo a noi. La rivoluzione cristiana nella storia (Marcello Giuliano).

Darwin e l’ipotesi evoluzionista
(mito e scienza venati di maschilismo?)
di Christian Peluffo
(pubblicato su libertaepersona.org il 1 novembre 2022)

“Miti” della storia e della scienza
Non di rado, anche le persone più avvedute tendono a riconoscere le imperanti falsità solo in questo o quell’ambito disciplinare, in primis nello storico, ad esempio consapevoli che l’oscuro Medioevo e l’illuminata Rivoluzione francese esistono solo nel gioco di luci dettato dalla propaganda progressista e laicista. Purtroppo, però è necessario vagliare qualsivoglia rivelazione offertaci dai media dominanti, soprattutto se questa diventa pervasiva, costante, onnipresente, soprattutto se intende “fare cultura”, influenzare la nostra mentalità, dunque pronta ad essere accolta nei documentari, nelle riviste, nei manuali, nelle serie televisive.

Charles Darwin

Anche la divulgazione scientifica s’iscrive a pieno titolo in questa dinamica, indicando al mondo, quando lo ritiene necessario, i suoi lupi vestiti d’agnello; ora non mi sto riferendo ai numerosi e famosi scienziati che, solo qualche decina d’anni or sono, giuravano sulla sicurezza del fumo da sigaretta, ma alla così detta teoria della ricapitolazione, particolarmente sostenuta da Ernst Haeckel (1834-1919).

La prova dell’evoluzionismo
Secondo Charles Darwin (1809-1882) questa era la prova principale che testimoniava la verità dell’evoluzionismo, una prova incontestabile, innegabile, basata su semplici e inventati disegni tratteggiati da Haeckel nella seconda metà del XIX secolo; che non si scandalizzi il lettore se ho associato l’espressione “prova incontestabile” a “semplici e inventati disegni”, qui è in gioco l’evoluzionismo, far credere alle persone che l’uomo deriva dalla scimmia, dunque l’associazione si farà diventare accettabile e persino logica a forza di lezioni universitarie, riviste, documentari, manuali…tutto molto semplice.

Ecco quindi che ogni essere vivente superiore rivive, quando è embrione, la sua storia evolutiva, dunque ognuno di noi è stato per qualche giorno alquanto simile ad un pesce, poi ad un anfibio, dopo ad un rettile e via così sino a raggiungere la fase di uomo e, da quella, svilupparsi più linearmente.

La donna scimmia

Lo dice la scienza
Per più di un secolo, “lo dice la scienza, questa è la prova cardine, la carta vincente dell’evoluzione! Applausi e onori a Darwin e alla sua intuizione evoluzionista, confermata dalle verifiche dello scienziato tedesco!”.

Poco importa che molti embriologi contestarono da subito l’idea di Haeckel, poco importa che le leggi di Karl Ernst Von Baer (1792-1876), uno dei padri della disciplina, mettessero fuori gioco il trasformismo embrionale. A loro non si offra spazio, e non si faccia nemmeno conoscere il pensiero di Albert Einstein (1879-1955), risoluto nell’etichettare le teorie di Haeckel e Darwin come “tramontate senza speranza”.

Dunque quei disegni sono stati propagandati come veri, anche nei testi universitari, per tutto il XX secolo? Certo, sino al 1997, quando l’equipe del professor Michael Richardson è riuscita a fotografare l’embrione umano nelle sue varie fasi; fotografie contro disegni, insomma, scienza contro evoluzionismo, e la teoria di Haeckel se ne andò vergognosamente in soffitta, non così in fretta, però, in quanto all’università il sottoscritto ha dovuto studiare i disegni anche dopo tale data.

Dunque, nessun simil-pesce o quasi-anfibio temporaneo ospite nell’utero di una mamma: “Penso che abbiamo tutto il diritto di sentirci sorpresi e colmi di vergogna per la noncuranza con cui questi disegni sono stati riciclati per un secolo in un gran numero, se non nella maggioranza, dei libri di testo moderni”, affermò lo scienziato evoluzionista Stephen Jay Gould (1941-2002).

Lo studio di Louis Vialetton
Intanto l’opera dell’esimio Louis Vialetton (1859-1929), L’origine degli esseri viventi. L’illusione trasformista (1929) – nelle sue 337 pagine trasudante autentica biologia e risoluta nel confutare Darwin, Haeckel e seguaci – rimaneva sconosciuta ai più (…per leggere la mia copia ad esempio, traduzione italiana del 1935, ho dovuto separare le pagine con un tagliacarte, considerato che rimase relegata e dimenticata da tutti in qualche polveroso scaffale).

Segnalate, anche per merito del volume Einstein non credeva a Darwin (Arianna Editrice), persino varie parole scritte da Darwin, si vuole tenerle ben nascoste sotto polverose censure, del resto non farebbe piacere alle signore esser considerate un rimorchio nella gloriosa storia evolutiva del maschio, capace, infatti, di “giungere più avanti della donna qualunque azione intraprenda”.

Censura che ricorda quella più pregnante di significato scientifico, inferta alle numerose scoperte genetiche (compiute anche da scienziati evoluzionisti) attestanti che il genoma umano è in evidente degradazione, che la nostra specie, insomma, non volendo opporsi alla legge fisica dell’entropia, sta invecchiando, involvendo.

Scienza e propaganda ideologica
Ovviamente, consce della sua fondamentale importanza nel persuadere le persone anche quando sono loro stesse a parlare, gli evoluzionisti chiamano in costante soccorso il linguaggio, ad esempio nominando “anello mancante” l’assenza di un fossile a loro gradito, facendo implicitamente credere che se c’è un anello mancante gli altri sono ben presenti; tutta roba da ridere, non c’è propria nulla, nessuna catena macro-evolutiva, al massimo qualche ricostruzione al computer, del resto i tempi di Haeckel, quelli della matita e del foglio, sono ormai superati.

Ricordatevene quando leggete un manuale o entrate in un museo di storia naturale, non c’ è proprio nulla, e ogni linea evolutiva là presentata, parole del convinto evoluzionista Henry Gee, “possiede la validità scientifica delle favole della buona notte”.

È inaudito come la sopravvivenza di una teoria sia così saldamente legata alla propaganda, alle mistificazioni, alle mezze verità, evidentemente, già affermava Giuseppe Sermonti (1925-2018), “di troppi miti e ideologie Darwin è stato figlio o padre perché lo si possa accantonare”.

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Darwin e l’ipotesi evoluzionista ultima modifica: 2023-01-03T04:47:00+01:00 da GognaBlog

18 pensieri su “Darwin e l’ipotesi evoluzionista”

  1. 16:
    D’accordo, forse in un senso (molto) esteso. D’altra parte (fonte wikipedia):
    La scienza è un sistema di conoscenze ottenute attraverso un’attività di ricerca prevalentemente organizzata con procedimenti metodici e rigorosi, coniugando la sperimentazione con ragionamenti logici condotti a partire da un insieme di assiomi, tipici delle discipline formali.
    In cosa consiste la sperimentazione quando si parla di religione? In cosa consistono esattamente i “fatti religiosi”? D’altra parte non ho mai sentito parlare di “scienza della filosofia” o di altre discipline, tutte peraltro  fondamentali nel pensiero e nella storia dell’uomo.

  2. La “scienza della religione” si occupa dello studio dei fatti religiosi integrando i metodi delle scienze umane ovvero di tutte le scienze che riguardano l’uomo e la società a cui appartiene.
    Non vi è assolutamente una contraddizione in termini….

  3. Da quanto dici si capisce che Umbertino ha tenuto conto anche di te.
    SDA (Senza dubbio alcuno).

  4. La sicurezza della farneticazione: non mi sorprende che l’autore sia laureato in scienze religiose. Il prossimo articolo sarà forse sulla “ipotesi” della terra tonda?E’ pur vero che internet -come ci dice Umberto Eco- ha dato voce agli imbecilli ma….perchè voi fate addirittura da cassa di risonanza?

  5. Articolo per certi versi (pochi) interessante, ma la critica a Darwin e all’evoluzionismo (peraltro oggi assai diverso da quanto originariamente formulato da Darwin) basata sull’inattendibilità della teoria della ricapitolazione di Haeckel, mi sembra piuttosto inconsistente.
    A parte che la suddetta teoria potrebbe, secondo studi recenti (1), anche rientrare dalla finestra, essa non fu certo l’unico elemento a sostegno di quella di Darwin.
     
    Buffi, inoltre, gli accenni all’entropia, al c.d. “anello mancante” e al “far credere che l’uomo deriva dalla scimmia” (…what?!).
    Ma ancor più curiosa è l’assenza di ogni riferimento a Mendel, il cui lavoro è forse ancora più importante di quello di Darwin.
     
    Comunque, al di là degli spunti spesso polemici dell’atricolo, ciò che si può rilevare (che fosse o no nelle intenzioni dell’autore), è che quanto si intende come conoscenza scientifica sia qualcosa di tutt’altro che statico e dogmatico, bensì soggetto a evoluzione.
    Come la Vita.
     
    (1) Per chi volesse approfondire segnalo questo smplice articolo divulgativo
    https://pikaia.eu/la-rivincita-della-ricapitolazione/
    e i due studi da esso citati (decisamente più ostici).
     
     
    P.S. “è necessario vagliare qualsivoglia rivelazione offertaci dai media dominanti” : concordo, ma togli dominanti, che anche la c.d. controinformazione non scherza 🙂

  6. Oltre la forma c’è il simbolo e la sua forza.
    Materia per chi vede i cespugli parlare, non certo per chi crede che la realtà si esaurisca nella sua misurazione.
    Ossignur.
     

  7. Ossignùr! Fantastico come Peluffo (nomen omen?) riesca a non dire assolutamente nulla per una pagina e mezza.
    Assolutamente mistificatorio poi far credere che ci sia un “evoluzionista” che usi l’espressione e il concetto ottocentesco di “anello mancante”…a meno che non si tratti del segno di aver semplicemente babbato una laurea in Scienza Naturali!
     
    Interessante poi il credito dato all’opinione sull’evoluzionismo di un ingegnere prestato alla fisica: attendo con impazienza il dirimente giudizio di un fisiatra sulla fisica quantistica e di un commercialista sull’estinzione della cultura Pueblo.
    A pensarci bene però, questo credito potrebbe essere il frutto del corso di studi fondato e approvato da chi crede nei cespugli parlanti e nel figlio unico di madre vergine

  8. Avere consapevolezza che l’io si nutre di della verità autoreferenziali, scoprire che ci succhia tutte le energie e scoprire che in esso ci siamo identificati, permette di arrivare al sé. Fonte di verità che portiamo e che a mezzo della quale possiamo finalmente discriminare secondo natura. Fonte che palesa l’effimero che avevamo scambiato come verità, e contemporaneamente ci fa presente il corpo unico della vita della quale non siamo che terminali, come per ogni foglia di faggio.

  9. Dice bene Marcuse: “La fantasia insiste nell’affermazione che essa deve e può diventare reale, che dietro all’illusione sta vera conoscenza. Le verità dell’immaginazione vengono realizzate per la prima volta quando la fantasia stesa prende forma, quando crea un universo di percezione e comprensione, un universo soggettivo e allo stesso tempo oggettivo”.

  10.  La “verità” e tutte le “verità” non sono altro che «illusioni di cui si è dimenticato che sono illusioni».

  11. Certo.
    Quindi credere ad una verità superiore è un sopruso storico che genera dolore, malattie, guerre.
    Solo la consapevolezza di essere teminali della vita e non possessori apre ad altre direzioni.
     

  12. La scienza è un giochetto autoreferenziale, con le sue regole i suoi limiti, come Monopoli.
    Possiamo dire altresì di tutto ciò che non è scientifico.

  13. laureato in scienze religiose è un ossimoro degno della migliore fuffologia. quanto gli rode a costui l’idea di poter fare a meno di dio?

  14. Quindi quello che dice la scienza è solo quello che dice la scienza, non verità.
    Quindi è necessario emanciparsi dalla sua idolatria.
    È riconoscere lo scientismo che è in noi.
    È prendere coscienza che domina i pensieri.
    Che impregna la cultura.
    Quindi, non più “le cose stanno così e cosà”, ma “le cose, secondo la scienza, stanno così e cosà”.
    La scienza è un giochetto autorefenziale, con le sue regole i suoi limiti, come Monopoli. Intenderla come la sola freccia per cogliere il bersaglio della verità è superstizione.

  15. Ma quindi? Abbracciamo il creazionismo? Trovo faticoso leggere articoli costruiti sulle citazioni e mancanti di pensieri concreti.

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