Dinamite in Val Lasties

Per scavare le fogne (roccia sbriciolata con la dinamite) del nuovo mega rifugio Piz Boé a 2873 m, un nuovo ecomostro della SAT che ha preteso di triplicare le volumetria precedente.

Dinamite in Val Lasties
di Gigi Zoppello
(pubblicato su L’Adige del 4 settembre 2021)

A oltre 2300 metri di quota, in Val Lasties, nel cuore delle Dolomiti più belle e selvagge, si procede a sbriciolare la roccia a colpi di dinamite. Non è un attentato dinamitardo, ma lo scavo per le fognature del Boè, che arriveranno fino a valle. E dopo il vespaio per i plinti in cemento a Costabella per “mettere in sicurezza” la ferrata Bepi Zac, c’è da giurare che la polemica divamperà anche qui. La sequenza di foto documenta il brillare delle mine, che consentono lo scavo per la posa delle tubazioni. Tubazioni che dal rifugio Boè convogliano tutte le acque nere in un’unica condotta lunga circa 7 km.

Val Lasties (Gruppo di Sella): dinamite per i lavori in quota

I lavori sono commissionati dalla Provincia, e richiesti ancora nel lontano 2018. Già nel 2009 e 2010 si era provveduto a convogliare le fognature di Capanna Fassa e Forcella Pordoi nel «vecchio» depuratore del rifugio, ormai datato e sottodimensionato. Ma il carico di turisti che ogni estate salgono al Boè con la funivia dal Pordoi è sempre in crescita e ha raggiunto livelli da spiaggia adriatica. Ovviamente: tanti turisti, tante acque nere. I lavori erano stati aggiudicati nel 2020 con determinazione dell’1 luglio da parte dell’Apac, l’Agenzia provinciale per gli appalti: un milione di euro, alla cooperativa Lago Rosso di Ville d’Anaunia, che ha battuto undici imprese o raggruppamenti concorrenti. L’oggetto: «Lavori di realizzazione del collettore per acque nere nel tratto tra il Rifugio Boè e la località Pian de’ Schiavaneis».

Lavori che sono iniziati già la scorsa estate, ma che ora sono in pieno svolgimento. Nei tratti più agevoli si scava con escavatori “ragno”. Dove c’è solo roccia compatta, si interviene con l’esplosivo.

Il progetto è del Servizio Gestione degli Impianti, incardinato nell’Agenzia per la depurazione, che cura la gestione e la manutenzione dei depuratori e dei collettori intercomunali della Provincia autonoma di Trento. L’opera in oggetto è inserita nel primo aggiornamento del «Documento di Programmazione settoriale» del 18 giugno 2019 dal consiglio di amministrazione dell’Agenzia per la depurazione ed approvato con deliberazione della giunta provinciale n. 1191 con data 12 agosto 2019.

La relazione, tecnica è stata redatta dal Servizio gestione impianti nel novembre 2019, e vi si rileva l’esigenza di realizzare il collegamento fognario tra il rifugio Boè e la località Pian de’ Schiavaneis del Comune di Canazei, «allo scopo di collettare i reflui al depuratore di Campitello di Fassa e provvedere alla dismissione del depuratore a medio rendimento attualmente presente presso il rifugio medesimo».

Le fognature prodotte nei rifugi alpini del Boè, siti nel Gruppo del Sella, sono attualmente trattate presso il depuratore biologico a medio rendimento ubicato nei pressi del rifugio stesso, a quota 2858 metri.

L’impianto è attivo durante la stagione estiva, nel periodo 20 giugno – 20 settembre: in precedenza era attivo da alcuni anni un depuratore prefabbricato sperimentale. Scriveva il Servizio Gestione: «Rilevato che dopo più di 15 anni di esercizio l’impianto di depurazione avrebbe necessità di un rinnovo totale delle macchine ivi installate e che risulta sempre più difficile provvedere agli aspetti tecnico organizzativi per l’attivazione stagionale e alla manutenzione ordinaria settimanale dell’impianto (con manodopera provinciale), per carenza di personale operaio, l’Agenzia per la depurazione ha proposto la dismissione del depuratore ed il collegamento degli scarichi al collettore esistente del Passo Sella. Tale proposta è stata recepita con deliberazione della Giunta provinciale n. 841 in data 18 maggio 2018 con la quale è stata approvata la deroga al Piano Stralcio per i rifugi alpini ed escursionistici del Piano di risanamento delle acque, prevedendo quindi la possibilità di realizzare il tratto di collettore fognario mancante, che permetterà di convogliare il refluo per il trattamento presso il depuratore di Campitello di Fassa».

Il nuovo ecomostro, il rifugio Boè della SAT con volumetria triplicata rispetto alla precedente.

Tutto in regola: il progetto è stato approvato in conferenza dei servizi (C.82/2019) svoltasi nella seduta del 3 dicembre 2019 con i pareri positivi da parte del Comune di Canazei; del Servizio Opere Ambientali; del Servizio geologico della Provincia per il quale la dottoressa geologa Paola Visintainer ha curato la redazione della perizia geologico-geotecnica; del Servizio gestione strade, del Servizio autorizzazioni e valutazioni ambientali. E ancora: dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, del Servizio bacini montani con prescrizioni con richiesta dell’attivazione della concessione per le aree in gestione allo stesso servizio dal punto di vista patrimoniale; del Servizio foreste e fauna, con prescrizioni; del Servizio opere stradali e ferroviarie. Parere positivo alla realizzazione dell’intervento pure da parte della Soprintendenza per i Beni storici e culturali, nonché parere positivo ai fini paesaggistici da parte del Servizio urbanistica e tutela del paesaggio con prescrizione in merito al ripristino delle aree a notevole valenza naturalistica (come la val Lasties, dove si procede a colpi di dinamite). Cioè dopo lo scavo, tutto dovrà tornare come prima, secondo la prescrizione.

Interessante il fatto che il tracciato è a circa 500 metri da aree di protezione naturale (l’area protetta è quella del Sella, sito Natura Europe 2000 codice IT3230003). Quindi, come afferma la Provincia, «le opere previste non interferiscono con aree protette». Infatti le lambiscon

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Dinamite in Val Lasties ultima modifica: 2021-09-27T05:46:00+02:00 da GognaBlog

39 pensieri su “Dinamite in Val Lasties”

  1. 39
    Roberto Pasini says:

    A proposito di votare o no. Nel link che ho messo sulla stupidaggine fatta dal Parco della Val d’Aveto, si può leggere che due consiglieri di opposizione in Regione Liguria hanno sollevato la questione costringendo la Presidenza ad agire. Non sarà il massimo, però è meglio di niente avere nelle istituzioni qualcuno a cui rivolgersi sensibilizzandolo su certi temi specifici e facendo pressione.

  2. 38
    Fabio Bertoncelli says:

    ——— BLADE  FABIO ———
    Io sull’Appennino Tosco-Emiliano ho vissuto giorni
    che voi trentini e lombardi non potreste neppure immaginare.
    Ascensioni d’inverno sulla parete est del Corno alle Scale
    e traversate solitarie lungo le sottili creste innevate del Monte Alto.
    E ho visto la neve del Giovo colorarsi d’incanto
    ai raggi dorati del sole nascente.
     
    Ma tutti quei momenti finiranno perduti nel tempo,
    come la mia nostalgia di quegli anni lontani.

  3. 37
    Roberto Pasini says:

    Ambreus. Non vorrei disilluderti. È una battaglia, ovunque. Teniamo duro.
    https://www.levantenews.it/2021/10/05/parco-aveto-sotto-accusa-per-le-auto-nella-foresta-delle-lame/

  4. 36
    Ambreus says:

    Se questa e’ la Montagna del 21* secolo allora meglio stare a casa. Meglio l’Appennino ma quello Minore a questo punto!

  5. 35
    lorenzo meciani says:

    Dalla strada che porta da Canazei a passo Sella avevo notato dei grossi lavori nel tratto proprio sotto la parete del Pordoi.
    Non sapevo dei lavoro della fognatura del nuovo rifugio Boè e dalla dimensione dell’area interessata ai lavori ero convinto che stessero preparando una pista da sci (!). C’è un ampio tratto di ghiaione/mughi che è stato coinvolto nei lavori, e vista le dimensioni dell’area coinvolta mi sembra molto problematico se non impossibile riportare l’area alle condizioni precedenti. 
    Aspettiamo a vedere l’esito finale dei lavori di ripristino, ma forse il lavoro poteve essere fatto pianificato meglio e in modo meno invasivo (presumo con costi maggiori), in modo da avere più garanzie che a lavoro ultimato l’area fosse ripristinata lasciando un impatto visivo minimo.

  6. 34
    albert says:

    Notizia  fresca appena letta:
    https://www.montagna.tv/189047/himalaya-per-fronteggiare-la-crisi-idrica-si-punta-sui-ghiacciai-artificiali/
    i teloni di plastica  coprenti lo strato  di neve  a fine inverno e riflettenti  gia’ ci sono, ma magari qualche altra idea..aiuta. Bisognera’ industriarsi..inventare qualcosa , oltre che a partecipare a manifestazioni con cartelli scritti su cartoni ondulati di risulta.

  7. 33
    albert says:

    commento 26: costruito lo stampo, con la vetroresina  o  plastica si fanno statue in grandezza e colore naturale  di ogni specie di animali,in serie. Scommetto che ci arriveranno..Meglio sculture in legno, peggio gli animali imbalsamati, sopportabili solo nei diorami didattici  dei musei naturalistici della regione( o province autonome). Ma forse arriveranno pure a modelli robotizzati che saltellano ed emettono i tipici fischi di allarme e pure simil feci.(vale anche  per marmotte, mufloni, caprioli ,volpi, cervi e..aquile-drone)

  8. 32
    Prof. Aristogitone says:

    Il galateo secondo la Sat😔😇🎩

  9. 31
  10. 30
    Lusa Mutti says:

    E’ da preferire alle salcicce il camoscio in umido aromatizzato alla grappa con corona di polenta. 

  11. 29

    Lungi dall’essere materialmente polemico, ma in zona sono in molti a pensare che il nuovo rifugio Boè sia un po’ fuori misura per il posto. Poi: una vasca Imhoff con pozzetto a perdere avrebbe alla lunga convogliato tanti germi in Val Badia, dove peraltro vivono i miei figli, perché la presa dell’acquedotto è in Val Mesdi e la forza di gravità fa il suo lavoro. E io sono d’accordo all’allacciamento con la rete fognaria, nonostante il lavoro invasivo per interrare la tubazione in Val Lasties, ma è un cane che si morde la coda…. di base io il rifugio Boè l’avrei tolto, vista la densità di strutture in zona, ma di certo non l’avrei fatto così grosso. Ecomostro gli sta bene. E poi tutti a mangiare salsicce dimenticando….

  12. 28
    GognaBlog says:

    Caro Vercurotto (27), ci sono cose che non hanno bisogno di giustificazioni per essere affermate. Se dico che il gruppo di Sella è bello, non ho bisogno di dimostrarlo, perché mi rivolgo esclusivamente a coloro che sentono come me, e ti assicuro che sono tanti, senza che necessariamente mi “seguano”. Coloro che NON sentono come me (e come per fortuna anche tanti altri) possono benissimo dissentire, oppure riflettere di più sulle proprie categorie di bello o di brutto, oppure ancora esaminare foto o altri documenti per scoprire se c’è del vero in ciò che dico io. Insomma è un problema loro. Se in cronaca di un qualunque giornale affermo che un omicidio è stato “efferato” non ho bisogno di spiegare perché lo ritengo tale. Basta riportare le circostanze di cronaca, come farebbe un qualunque impianto accusatorio in un tribunale. E’ ovvio che l’omicida probabilmente non sarà d’accordo con me.
    Affermare che il progetto in questione è un ecomostro è giornalismo, un giudizio come tanti altri che siamo abituati a leggere tutti i giorni senza bisogno di giustificarli. Se vado dal medico e gli dico che ho mal di pancia, lui non mi chiede di dimostrarlo.
    Piuttosto dimostrami tu che “non è per nulla un ecomostro” in un commento che sarò lieto di pubblicare, lasciando ovviamente perdere le tue frecciatine pubbliche sul “sentirmi giornalista” e sui “seguaci”, tipiche proprio di un certo livello culturale di facebook.
    Ho provato prima a risponderti in via privata proprio perché le polemiche mi interessano assai poco, contrariamente a quello che pensi. Il messaggio mi è tornato indietro… Grazie comunque dell’attenzione.

  13. 27
    Paolo Vercurotto says:

    Caro Gogna, 
    chiamalo pure “editoriale” se ciò ti fa sentire un giornalista, anche se di giornalistico c’è poco o nulla nell’utilizzo a scopo divulgativo di giudizi privi, o meglio “non accompagnati”, da giustificazioni. Vedi caro Gogna, in realtà non è un problema, nel tuo blog e ai tuoi “seguaci” puoi scrivere ciò che vuoi. Diventa molto sgradevole quando bombardi certe cose sui social e nei gruppi Facebook perché qualcuno, come me, prima poi capita di leggere le tue sterili polemiche. Questo è un esempio, ma ho notato che fai spesso così: quindi, ad esempio, se ritieni di divulgare che sia un ecomostro della Sat allora spiegaci perché e soprattutto riportaci documenti che anche noi possiamo vagliare e sul quale magari farci un idea più corretta. Sembra che invece tu lo faccia per scatenare i tuoi soliti 5 seguaci. Nulla di personale ovviamente, se ti va prendilo come un consiglio altrimenti vedi tu, mi dispiace solo che tu venga riconosciuto (o peggio in domani ricordato) più per le polemiche da vecchio che per la bella carriera alpinistica da giovane.
    Detto questo, ritengo che il progetto in questione non sia per nulla un ecomostro.-
    buona fortuna 
    Paolo

  14. 26
    Lusa Mutti says:

    Ci penseranno quelli della TAM della SAT a tappezzare le pareti del compound/rifugio con le foto e le cartoline dei camosci per farli vedere ai turisti.
    A proposito potrebbero pensare anche ad installare un paio di panchine giganti per far gustare il panorama ai turisti.

  15. 25
    albert says:

     Quando i turisti si recheranno al rifugio in massa  e chiederanno”Ma dove sono i camosci? c’era scritto che  si offrivano alle foto.. lo davamo per scontato..sta pure scritto nei social..che “L’ambiente è selvaggio, grande, silenzioso: verso sera s’intravvedono i camosci riposarsi con calma sulle balze erbose prossime alla Torre di Roces.
    La risposta sarà” Udendo  gli scoppiettamenti allarmanti ,sono andati a brucare e cagare altrove e non hanno bisogno di fognature”

  16. 24
    GognaBlog says:

    Caro Vercurotto, tutto ciò che precede l’articolo è un piccolo o meno piccolo editoriale. Dunque, sì, trattandosi di GognaBlog è Alessandro Gogna che scrive.

  17. 23
    Paolo Vercurotto says:

    L’articolo è firmato Gigi Zoppello giusto? L’introduzione invece, che usa le parole “ecomostro della SAT”, da chi è stata scritta? È corretto presumere che sia formata da Gogna? Allora perché non si firma? 

  18. 22
    albert says:

     Se proprio bisogna, perche’non una tubatura amovibile , collocata ad apertura estiva rifugio e poi arrotolata a settembre e  immagazzinata ?Sara’ anche brutta da vedere(ma un poco di astuzia creativa  camouflage aiuterebbe) ma i CIAMORCEZ RINGRAZIEREBBERO!La  val Lasties venne risparmiata nella 1 guerra mondiale. Je tocca adesso?

  19. 21
    albert says:

    https://www.gulliver.it/itinerari/boe-piz-dalla-val-lasties-per-il-rifugio-boe-e-la-forcella-pordoi-anello/da questo estraggo :”L’ambiente è selvaggio, grande, silenzioso: verso sera s’intravvedono i camosci riposarsi con calma sulle balze erbose …”Lo scoppio della dinamite e il rumore  di picconi e macchinari rispettano i confini  dell’area protetta?   dubito che abbiano circondato il cantiere con efficaci pannelli fonoassorbenti.IN ottobre inoltrato del 1977, di ritorno da un’impresa esplorativa di canalone anonimo  innevato , con un amico, di colpo ci azzittimmo ed abbassammo dietro un masso. Alla base con conoide di neve del canalone che avevamo risalito,(oggi noto come Holzer) stava un nutrito branco di camosci.Lentamente l’amico estrasse dallo zaino una poderosa reflex Pratikta da 2 chili tutto metallo, tolse il 50 mm e innestò il mediotele 135…lentamente caricò un fotogramma, impostò 1/60 e poi scattò.La tendina metallica dell’otturatore sparo’un”Ci-clack !” che a 300 metri di distanza, fece scompaginare il branco. Secondo noi la fuga avvenne con un rituale comportale difensivo  di gruppo: si udì un fischio, i maschi  scattarono in varie direzioni per distrarre eventuali predatori ; femmine e cuccioli ebbero il tempo di infrattarsi.    Raggiunto il nevaio, la neve era solcata da varie direzioni di impronte di zoccoli ,una di esse lasciava  traccia insanguinata,segno che la bestiola si era ferita precedentemente su qualche roccetta.La foto non venne, in compenso l’amico perse un  paio di guanti fatti a mano stile moffole di lana grezza,  sgusciati dallo zaino mentre estraeva la reflex.Mai piu’ritrovate , ritornando dopo una settimana a cercarle .Chissa’ attualmente come i camosci CIAMORCEZ reagiscono  a scoppi ben piu’potenti..ci vorrebbe un post di qualche alpinista&naturalista locale. Ritorneranno di notte?  spariranno per sempre?Le nascite dei camoscetti  avvengono a maggio , la stagione degli accoppiamenti ottobre-novembre..mi sa tanto che il cantiere + frequentazione  turistica hanno  interferito (rotto i maroni camoscieschi) parecchio.

  20. 20
    Prof. Aristogitone says:

    Ma chi pernotta a un rifugio che è 250m al di sotto della cima più alta dell’area, a mezzora da una funivia e da altri rifugi (Cavazza e Forcella Pordoi) ?
    C’era bisogno di ristrutturazione o di cosi notevole ampliamento? 

  21. 19
    Antonio mereu says:

    18 @ giuste le osservazioni finali e non vedo facili soluzioni se non sottrarre quella poca che rimane …o vasconi di raccolta proprio come quelle del genio alpini delle passate fortificazioni.
    Già nel fine stagione attuale pare scarseggi un po’ ovunque con chiusure anticipate dei rifugi.

  22. 18
    albert says:

    commento 5…nel corso della Grande (sic!) Guerra il problema delle latrine in trincea o nei pressi, spesso in linea   di  fronte  tra montagne, fu gravissimo .Non solo in quanto aggiungeva pericoli di cecchinaggio e di squallore ed umiliazione , ma anche per diffusione di colera  tra i soldati in prima linea..mani sporche, infezione a trasmissione oro-fecale..Mancavano appunto fognature e lavabi con sapone . Ci furono numerosi decessi  conseguenti e nemmeno una medaglia, causa appunto la poco gloriosa circostanza .Mi chiedo: anche se ci sono fognature..poi chi assicura l’acqua di scorrimento a rifugi alti  se le fonti ed i nevai e ghiacciai si stanno riducendo? dipendera’ da capriccio dei temporali o poi s idovranno costruire bacini artificiali(servizio neve artificiale abbinato)..ossia altro cemento??

  23. 17
    bruno telleschi says:

    Tutto sommato sarebbe meno ingombrante demolire il rifugio Boé: del resto con la funivia del Pordoi tutte le gite del Sella si possono effettuare in giornata.

  24. 16
    marco vegetti says:

    Una cosa sui treni di montagna svizzeri. A Zermatt, come sapete, si arriva solo in treno: bello, niente auto, se non polizia, ambulanze, pompieri. Il treno si prende a Tasch, a valle. Soprattutto d’inverno, quando su si scia, centinaia e centinaia di auto parcheggiano a Tasch. Viene buio e si ridiscende: e le auto accendono i motori. E Tasch diventa la cittadina più inquinata della Svizzera. Fantastico, ma forse non sempre quel che luccica è oro… 

  25. 15
    albert says:

    Purtroppo in montagna si cerca il sublime,l’eccelso, la trascendenza , il buono ed il bello , l'”uscire fuori per entrare dentro” , ma se poi succede ,la natura segue il suo corso.Il commento n 3..coglie con realismo il corso dei tempi, anche perche’  altri scavi per fognature sono stati compiuti e ai tempi non ci furono articoli di critica  .Mi domando dove depongono feci  le masse che vanno in luoghi ameni ad ascoltare concertoni..d’ alta quota.Dicono che piazzano cessi chimici, speriamo siano sempre abbastanza.Un consiglio: evitate bevande calde nel thermos addolcite con troppo fruttosio.Una sola volta  da ignorante  che voleva evitare saccarosio,ne mi si ben 3 cucchiai da minestra.e…dopo due bicchieri tracannati al  Bivacco Minazio inizio’ un calvario. Consumai a intervalli di tempo:  il rotolo di dotazione , due pacchetti di fazzoletti , e pure un giornale vecchio che tenevo in fondo allo zaino.Poi’ tardi lessi in  sul barattolo di fruttosio in microsopico:”Non superare 1 cucchiaino.”senza motivazione. Chiesi poi a medico: “effetto del fruttosio in eccesso?. Risposta :..sguaraus disidratante!”.Infatti quella volta al rifugio Pradidali, raggiuntolo  disidratato e debole, , ordinammo in 4 the col limone ed i compagni mi rifilarono le loro fette che trangugiai intere , e fu la salvezza. Tanto poi seguirono inverni con abbondanti nevicate e fortunali estivi.Il problema  di feci disseminate open air  in quantità massicce, si sposta  alla sorgente  limpida o  alla  fontana , inquinate  a valle.

  26. 14
    Lusa Mutti says:

    La SAT è una Sezione del CAI. E il Bidecalogo nel caso dell’ecomostro in questione è stato chiuso a chiave ben benino nel cassetto?
    La dinamite non crea disturbo alla pace della fauna locale?
    Il Bidecalogo viene tirato fuori solamente quando fa comodo per le mountainbike e per qualche moto da cross che scorrazza sui sentieri?

  27. 13
    filippo galluzzi says:

    il problema è molto semplice.Si cercano alcuni capri espiatori, ad esempio oggi sembra che le mtb siano la tragedia della montagna, di mette qualche divieto “ad cazzum” e piano piano si va avanti manipolando con escavatori e ruspe ogni centimetro delle montagna.Chi va davvero tanto in montagna si sarà accorto della moda di trasformare bellissimi sentieri storici in mezza forestali per mezzo di ruspe.Di strade forestali che nascono qua e la da un anno all’altro.di Rifugi sempre più grandi con inevitabili interventi sulla sentieristica per poterli riempire meglio.Non parliamo dello sci, che io non critico, ma non vedo oggi nessuna scusa per poter fare nuovi impianti e piste.Siamo gia in esubero.Io ho il vomito, ma siccome ho il viziaccio di portarmi la bici sulle spalle fin su le cime, sono considerato il distruttore della montagna.Quello da fermare……..
     

  28. 12
    matteo gottardi says:

    Marcello Cominetti ha ragione. Non c’è discussione. 

  29. 11
    albert says:

    N’. 4 ..ci sarebbe da  raccogliere testimonianze in tema di defecate in condizioni  estreme.  A me capito’ una sola volta per aver mangiato una scatola di pasta  e fagioli razione k, lasciata generosamente in un bivacco. Al ritorno dopo crampi, mi assicurai al cavo di una ferrata , mi sporsi in fuori e sganciai nel vuoto sottostante ..Gia’Mauro Corona scrisse qualcosa sull’obbligo di stockare  in Yosemite    Valley  in busta chiusa o  bottiglie  ,…ma li’ usano pure lunghi cordini per rifornimento e riconsegna alla base . Se un rifugio e’rifornito da impianti a fune, si potrebbero escogitare appositi contenitori a tenuta stagna. E’ormai storia qualche impresa alpinistica in Marmolada , il cui ultimo tiro sottostante stazione funiviaria era piuttosto viscido…non c’era scarpetta slick che tenesse…e magari consigliabile indossare un poncho.

  30. 10
    albert says:

     commento 7..meglio preservare sia la  torre di Pisa monumento sia il campanile  torre di Pisa al Latemar..nelle cui vicinanze e di fronte ormai c’e’il gia’ parecchio  costruito.(ovviamente con tetti in lamierona).Gli impianti con tubo e collegamento  di rifugi  alta quota alle fognature in  Trentino  ci sono gia’ stati da decenni,in era pre socialblog,  ma penso nessuno allora si sia  scandalizzato e forse oggi chi passa da pochi anni neppure se ne accorge..basterebbe fare le cose per bene e riseminare con erbe alpine i ricoprimenti degli scavi. Dove non cresce erba, qualche serie di temporali e nevicate rinaturalizza l’aspetto dei sassi. Fermo restando che e’sempre meglio andare scarichi …migliora anche la prestazione  dei muscoli e del fiato…la “performance”

  31. 9
    Patrizia Mattei says:

    Peccato, si procede sul tutto il territorio dolomitico ad umanizzare le montagne, manca il rispetto della Montagna, come quello dei mari e dei fiumi. 

  32. 8
    Antoniomereu says:

    Nr 7 @ sig. Daidola ,approvo parola per parola…il quadro è sconsolante.
    La velocità del consumo e del fruire di tutto è aberrante ,sembra sia l ultimo quarto d’ ora dell’ umanità (occidentale)che gli resta da vivere e forse è così! 

  33. 7
    Giorgio Daidola says:

    Se in Dolomiti utilizzassero la dinamite per costruire redditizie ferrovie di montagna come in Svizzera, eliminando strade e moto rumorose che le  percorrono da padrone, certo sarebbe molto meglio. E se la finissero di progettare nuovi impianti pesanti mentre fanno i questuanti con la loro presidentessa per ottenere “ristori” per la scorsa stagione perduta, sarebbe certo più importante che stracciarsi le vesti per il tubo di una fognatura che, si spera, verrà nascosto. Ma purtroppo non è così. Viviamo in un mondo storto, in montagna come in pianura. Gli apostoli dello sviluppo sperano che potrà andare avanti così, come la  Torre di Pisa. Almeno fin che loro campano è probabile che ciò avverrà. Molti giovani e meno giovani credono di poter risolvere il problema facendo le formichine, non bevendo più l’acqua minerale in bottiglie di plastica e non prendendo più aerei. O stracciandosi le vesti per una fognatura. Nella situazione in cui siamo serve a ben poco. Servirebbe ben altro. Ma allora si viene catalogati come “ecofascisti”: andate a rileggervi in proposito il pezzo delirante di Stefano Dalla Casa su questo blog.

  34. 6
    Alpe70 says:

    Prosegue il distrutt-turismo do massa. Tra qualche tempo le belle valli dolomitiche, tra cementificazioni e disboscamenti per lo sci, assomiglieranno sempre più alle periferie delle grandi città. Così rallenterà anche il turismo, allavricerca di luoghi più belli e incontaminati. Ma pensarci prima no????

  35. 5
    Antoniomereu says:

    Nella ’15-’18 migliaia di tonnellate al giorno per seppellire sangue e gruvierizzare le Alpi… ora pochi chili per smaltire merda cosa volete che siano?
    Speriamo piuttosto in un buon lavoro di ripristino ,durevole e senza solite creste …è il presente baby. 
    Sanj

  36. 4
    Andrea Parmeggiani says:

    Albert for President!! 🙂

  37. 3

    Nonostante il titolo “esplosivo” nella realtà dei fatti, una volta finiti i lavori, tutto sarà come prima e soprattutto “normale “. Com’è successo per mille altre opere. La massificazione della montagna è perseguita innanzitutto dal Cai che non sa mai cosa facciano la sua mano destra e la mano sinistra. E se porti tanta gente sui monti ti devi fare carico anche dei suoi escrementi,  quindi: alèeeeeee.

  38. 2
    Massimo Malpezzi says:

    Nulla di nuovo all’orizzonte, prosegue imperterrita l’operazione che vuole mettere al primo punto un turismo di massa totalmente fuori dalla logica eco sostenibile. Non si tornerà più indietro e anzi sarà sempre peggio. Quando leggo un elenco di enti predisposti al controllo tutti così meravigliosamente d’accordo…beh amici miei i giochi sono fatti. 

  39. 1
    albert says:

    Tutto questo si potrebbe evitare con un semplice accorgimento degli escursionisti:  alla sera prugne cotte, al mattino un bicchiere di acqua tiepida , 4 passi e in caso ostinato una supposta di glicerina prima di partire per la escursione Tra l’altro sarebbe peso in meno da portare in alto…ovvero meno lavoro meccanico secondo definizione della fisica.Poi.. Se si ha in programma escursione di due o tre giorni… cibi o prodotti che causano una leggera stipsi.Rimane il problema di evacuazioni in parete.:.pannolone?Pantaloni e intimo con cerniere a mezzaluna gia’ ci stanno. Altre zone hanno avuto scavi o lavori per portare a valle in depuratore le deiezioni dei rifugi o alberghi in alta quota ( san Pellelgrino…rifugio Pedrotti al  Rosetta), Alcuni rifugi hanno impianto ecologico di depurazione vicino al rifugio..poi dipende se c’e’ energia elettrica da pannelli solari ed acqua. C’e’da sperare che  in val Lasties dopo lo scavo si ripristini senza impatto visivo. Comunque una minzione o evacuazione nel bosco, specie con neve, rimane sempre un atto anarchico liberatorio che fa entrare in sintonia con  la fauna locale. Se poi si passa accanto ad una malga con accumulo esterno di letame, inspirando piu’volte ci si libera il naso. Ricordo anni ’50..un paesotto molto suggestivo dell’  Agordino aveva le latrine delle case storiche esternamente, con pareti in legno ed un intaglio a cuore o altro design sulla porta..poi periodicamente la fossa veniva svuotata e  il residuo, maturato dai batteri, sparso sui terreni degli orti in autunno…prima delle nevicate.   Risultato:certe patate e cavoli  e carote ecc..dal sapore ormai perduto. Adesso ogni paese ha  fognature , depuratore o se scollegato obbligo di  fossa biologica  con lavoro per i camion dell’espurgo.Amalia  Edwuard nel suo diario di viaggio in Dolomiti racconta le sue impressioni olfattive girovando per i borghi o  soggiornando in ” ospitali” gestiti da frati.. 

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