Elementare, Watson!

Elementare, Watson!
di Lorenzo Merlo

Ci si dà da fare con strumenti inadatti. Il razionalismo, per esempio, è un treno senza rotaie quando lo si impiega per indagare il mistero. Ma con gli strumenti idonei possiamo trovare il tassello che sempre manca alla conoscenza.

Tanto per intendersi
La teoria delle stringhe e la sua evoluzione, quella delle superstringhe, sono il corpo fondante della Teoria del Tutto. Rappresentano il tentativo di trovare l’origine della natura. Rappresentano gli sforzi per includere tutte le equazioni della fisica in una. Per molti di noi, queste ultime due affermazioni possono stare insieme, sono sostanzialmente una la ripetizione dell’altra. L’assimilazione tra le due affermazioni deriva dalla struttura del pensiero comune. Una struttura che concepisce quanto individuato dalla scienza come la sola, vera realtà. È lo scientismo, quale chiesa della vulgata della Scienza. Una silente religione di fondo contro la quale difficilmente si fa peccato, e se lo si fa, facilmente ce ne si pente. Basta dire scientificamente provato per risolvere qualunque diatriba. Basta affermare che non è stato scientificamente provato per mettere a tacere qualunque affermazione alternativa a quella cosiddetta scientifica, ma meglio dire scientista. Non a caso, le réclame dei dentifrici e di tanto altro non mancano – almeno finché non gli è probabilmente stato vietato – di inserire un “scientificamente testato”, “provato”, “verificato”. Col presunto divieto – è infatti da un po’ che non lo si sente più – hanno sostituito scientificamente con clinicamente. Un espediente, diciamo intelligente, e, per loro, innocuo. Attraverso la scienza, tutti gli scientisti possono tutto, si sentono portavoci di dio. In una pubblicità di cibo per cani, dopo il primo piano di un border collie viene quello di una bella ragazza, che con il miglior sorriso ci dice: “La scienza ci dice che sentono gli odori anche da molto lontano”.

Di tutt’altro avviso è invece chi si avvede del significato culturale. Se le persone fanno coincidere le ultime verità con le verità della scienza, per di più scientisticamente diffuse, il danno è massimo. La scienza ha proceduto a mezzo di scomposizione della realtà e ha trovato alcune cosiddette leggi. Lo scientismo ha fatto il resto. Ovvero ha preso per buono la parola della scienza. Nella vulgata, che coinvolge anche la maggior parte dei cosiddetti scienziati, è rimasto che la realtà è quella affermata dalla Scienza. Una briciola contro l’infinito. Categorie per contenere tutto. Ha coartato le infinite doti umane dentro concetti chiusi, privati di contiguità con la cangiante rete del reale. Ha ucciso lo spirito del mondo.

Così ora, dire “trovare l’origine della natura” e “includere tutte le equazioni della fisica in una” è soltanto ribadire il medesimo concetto. Dolore.

Già visto
Con la Relatività ristretta, Einstein aveva confinato la fisica meccanica fino ad allora considerata universale per intendere la natura. La Teoria della Relatività era stato il suo tentativo di individuare l’equazione unificante, capace di “leggere la mente di Dio”, come ebbe a dire.

Pochi anni dopo il suo innovativo pensiero, l’avvento della fisica quantica è un nuovo sasso nello stato della conoscenza scientifica. La natura non è più univoca. Il fondamento della fisica classica, ma anche della teoria della relatività, ovvero che di un elemento si può conoscere velocità e posizione, viene meno. Nel campo quantico solo uno dei due dati è riscontrabile. Non solo. Il comportamento delle particelle elementari non è univoco, esso dipende dall’osservatore. Sulla medesima concezione Stephen Hawking considera che l’universo sia creato da chi lo osserva. Dalla realtà oggettiva, fuori da noi, filosoficamente si passa alla realtà nella relazione. Proprio Werner Heisenberg, uno dei fautori della fisica dei quanti, ne ha sottolineato l’importanza nel suo Fisica e filosofia. Ma è da aggiungere un ulteriore aspetto connaturato ai quanti: la cosiddetta materia non è più materia, o quantomeno non lo è sempre. Il suo stato è anche ondulatorio. Si tratta di un’altra rivoluzione. La natura ha carattere continuo o discreto (discontinuo). Se si guarda nel mondo delle relazioni – terreno che prima o poi verrà investito dalle prospettive svelate dalla fisica dei quanti – l’attrazione e la repulsione sono espressione delle due condizioni.

Con la teoria delle stringhe si cerca di cavalcare la dimensione quantica della natura per ritornare all’attacco nei confronti della ricerca della sola equazione che tutto includa. Anche se per alcuni ricercatori si tratta di un tentativo che ha seguito una via sostanzialmente fallimentare, in essa si trovano due aspetti interessanti. Uno riguarda l’idea che la dimensione discreta dell’energia-materia non è più rappresentata dalla discontinuità ma da un filamento mono-dimensionale. L’altro, è relativo all’aspetto vibratorio dei filamenti. L’insieme di filamenti darebbe – come già detto dalla tradizione tolteca – forma alla realtà che crediamo di osservare. Forma determinate dalla qualità delle nostre consapevolezze, dalla dimensione intima che stiamo vivendo. Forma di realtà quindi del tutto a nostro carico. Quantomeno finché non si svela in noi l’assunzione di responsabilità di tutto. È un momento evolutivo disponibile a tutti. Tolteco, che significa artista, allude alla potenzialità comune a tutti di dipingere la bellezza sulla tela della propria vita.

Un aspetto della fisica quantistica è il cosiddetto entanglement. Per cogliere il suo significato è utile ricordare la concezione ad essa pertinente del concetto di realtà. Non più uno spazio occupato qui e là da oggetti, ma una rete che tutto collega. È così che si intende il significato dell’espressione che “un battito d’ali in Brasile può scatenare un uragano dall’altra parte del mondo”. L’entanglement è dunque il prodotto di una dimensione che non si esaurisce nel causa-effetto. Anzi, rimanere rinchiusi entro il principio del causa-effetto è una sorta di cecità grave quando ci rivolgiamo al mondo delle relazioni. L’entanglement significa perciò l’insorgenza imprevedibile, una non prevista creazione generata da dati noti.

La questione diviene ulteriormente chiara se si inserisce un ulteriore elemento che modifica l’interpretazione: l’in-formazione. Anche in questo caso la scienza arriva per ultima rispetto a quanto già affermato dalle tradizioni sapienziali del mondo. Con l’informazione, la sincronicità – argomentata da Jung con il principio degli arcani e dell’inconscio collettivo – trova la sua ragione scientifica. La distanza e il tempo oggettivo esistono dunque soltanto nel campetto di gioco della meccanica classica. Fuori da esso, nell’infinito, le regole sono altre, e, indipendentemente dal codificarle, esse tendono ad essere cangianti, relative, in quanto è la nostra presenza ad elaborarle. Se il tempo del calendario e dell’orologio svolge la sua funzione in contesto amministrativo, bidimensionale, dove tutto è chiaro e determinato, dove il linguaggio è univoco, evirato della sua profondità equivoca, in ambito relazionale è una mina vagante ad alto coefficiente di innesco. Qui, come nella teoria della relatività e come trattato a suo modo da Bergson, corrisponde a una durata, a sua volta dipendente da emozioni, sensazioni e sentimenti. Se nel benessere, nel qui ed ora, esso tende a svanire, all’opposto, nel dolore e nell’attesa, tende all’infinito. Non solo. Il tempo, da lineare del calendario, si mostra circolare nelle relazioni. Un fatto coniugato ai pochi sentimenti di cui disponiamo. Il loro sciamare identicamente in tutti noi dà concretezza all’eterno ritorno di Nietzsche, al karma e a tutte le filosofie che ne hanno trattato l’evidenza. Nella medesima prospettiva si può osservare come i sentimenti siano lo spirito della storia. Essi dettano i comportamenti finché restiamo succubi, sotto il dominio dell’io. Finché cioè, a questo ci identifichiamo, finché non ci avvediamo che il ciclo della storia si ripete a causa sua, a causa dell’inettitudine a riconoscerci tutti quali terminali di una un solo corpo, di una sola vita.

Cerca-cerca, cerca-cerca, cerca-cerca-cerca…
Cerca qui, cerca là, l’equazione del Tutto non viene fuori. Si può dire, senza azzardare, che manchi un solo tassello. In tutte le cose, sempre, manca un solo tassello. Affinché si realizzino diversamente da come di fatto siano poi accadute. Ma il linguaggio così esplicito e diretto di queste ultime tre righe è del tutto improprio per esporre la realtà, per riferire il valore simbolico utile a intendere che manca sempre un solo tassello. Ma l’esperienza non è trasmissibile, non è possibile far intendere a chi già non dispone delle doti necessarie alla decodifica, perché si possa affermare che sempre manca un solo tassello. Nel nostro caso, i fisici hanno raggiunto la condizione per vedere che con la modalità di pensiero ordinaria l’equazione unica resta chimerica. Servirebbe, dicono, un salto di dimensione, una nuova prospettiva per cogliere ciò che ci sfugge. Interessante.

Così come Einstein – e non solo, naturalmente – si riferiva a Dio per dare un’idea di cosa si voleva maneggiare, così i fisici di oggi – riluttanti o meno, ma non fa peso – ammiccano a ciò che non vedono, si sentono spinti a considerare che il mondo non stia nelle formule in cui lo comprimono gli scientisti. Se la realtà, qualunque si voglia sia, esiste soltanto nella nostra coscienza, e se la coscienza non è che il riflesso dell’io, si può forse condividere che una coscienza emancipata dall’io, non più dominata dalla sua inestricabile importanza personale che lo porta in giro, che lo fa gioire come soffrire, possa accedere a dimensioni altre rispetto a quelle note. Liberi dai costrutti egoici, che come spesse lenti informano la realtà, e liberi dai suoi tanto presuntuosi quanto fuorvianti saperi, le forme della realtà svaniscono lasciando nudi i filamenti di energia. Mostrando con evidenza lapalissiana come quei giudizi-sentimenti-importanza personale generino strozzature e nodi che, informati, corrispondono a pene e gioie, le quali generano onde che la rete del reale a sua terminale di tutte le forze più o meno assorbe, rimanda, ripercuote, diffonde, nasconde. Anche la storia e l’eternità concorrono a formare nodi, strozzature e aperture. Variazioni del flusso energetico che lo sciamano opportunamente purificato sente e con oggetti curativi partecipa a modificare. Così accade per il rabdomante che sente le vibrazioni dell’acqua. Così si avvertono i Nodi di Hartmann e la loro tossicità. Così possiamo cogliere, percepire entrando in un ambiente o al cospetto di persone. Così per il Feng shui e l’agopuntura. Il sentire, se non corrotto da idee e ideologie, ci informa di quali energie lo perturbano e quali gli sono congeniali. Ugualmente con le parole e il linguaggio. Esso necessariamente cela personalità e orientamenti vari, ma anche lo stato d’armonia o di inquinamento di colui che lo esprime. Se, insieme ai modi, si guarda a quello impiegato da venditori e commercianti, è facile sentire lo scopo del loro discorso. Se la condizione dell’equazione del tesoro ha, come dicono i fisici, la capacità di esprimere l’armonia dell’universo, anche stavolta la scienza arriva ultima nella gran corsa alla conoscenza. Ci aveva già pensato Cristo e prima di lui molti altri a raccontare che solo l’amore ci permette di essere l’infinito, la conoscenza, l’armonia. È l’amore l’equazione che si va cercando. È lui che contiene l’essere, il bene, la bellezza, la conoscenza. È lui che scioglie l’avere, l’avidità, il male. È lui che permette all’energia del cosmo di scorrere libera in noi, che ci fa sentire come smettere di stringerla in nodi di rabbia e indulgenza, i primi generatori di malesseri e malattie. È lui che trasforma il piombo in oro. Non l’amore egoico, interessato, ma quello informato dell’infinito, di gratitudine, di mistero.

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Elementare, Watson! ultima modifica: 2021-07-13T04:40:00+02:00 da Petra

21 pensieri su “Elementare, Watson!”

  1. 21
    Matteo says:

    “Il gatto di Schrödinger si sarà mai incontrato con il cane di Pavlov?”
     
    No, per evitar risse l’ha impedito il Diavoletto di Maxwell.

  2. 20
    lusa says:

    15@

    Se T&T è nato con lo scopo di assumere col tempo i connotati di uno strumento di propaganda non mi ci riconosco.

    Totem e Tabù uno strumento di propaganda? E di quale regime?

  3. 19

    Il gatto di Schrödinger si sarà mai incontrato con il cane di Pavlov?

  4. 18
    Roberto Pasini says:

    @15. “The Strange Case Of Dr Jekyll and Mister Hide”….lasciamo alla fantasia un libero adattamento 😀 

  5. 17
    albert says:

     Non restringerei il blog a sola” montagna”,Forse che  in impresa alpinistica o sciistica o esplorativa non si discute o cazzeggia  nelle pause   tra compagni ed amici su  altri temi piu’ o meno attinenti? chi obbliga ad essere accademici,a non capire  o capire fischi per fiaschi e  a non lasciarsi andare a ruota libera fuori  ?
    Ad esempio  se in gita si trovasse qualcuno che ci  illustra l’equazione dell’amore”La formula è questa: 1,7xA + 1,5xB + 1,5xC + 1,5xD + 1,3xE = Y In questa formula, A è l’attrazione per il partner, B il piacere psicologico della sua compagnia, C il desiderio di intimità con lui/lei, D il bisogno di essere accettati dal partner, E la paura di essere abbandonati da lui/lei.1.”
    si potrebbe smontarlo ribattendo che mentre lo studioso si arrovellava nella formula, altri euristici ci davano dentro in una ricerca sperimentale per prove ed errori , fallimenti e successi…ma ancora la formula la stavano ricercando.. ed in invece che  prestare attenzione a chi  col gesso sulla lavagna da  Einstein formulava , stavano attenti al traffico di eventuali partner da sottoporre o da cui  essere sottoposti a sperimenti.
     

  6. 16
    Filippo taranto says:

    Non concordo sul fatto che T&T sia il fiore all’occhiello del Gogna Blog. Penso invece che solo la grande stima di cui Alessandro Gogna gode a livello nazionale e internazionale gli consenta di mantenersi abbastanza estraneo ai contenuti.
    Il fatto che T&T goda di consensi non mi stupisce. Qualsiasi contenitore di tutto e di più avrebbe successo. Ciò che mi fa scappar da ridere sono le dichiarazioni d’intento che dovrebbero animarlo. Sull’opportunità di mantenerlo come subcontenitore del principale esistono probabilmente logiche sulle quali si possono solo avanzare ipotesi per quanto rimanga dell’idea che l’insalata di riso non diventa necessariamente più buona aumentando il numero degli ingredienti.
    Non mi metto certo a rinvangare il T&T delle origini anche perché sono arrivato dopo ma già da prima della pandemia ad oggi ho riscontrato uno scivolamente verso posizioni estreme per nulla rappresentative di un mondo di mezzo in cui costantemente ci si interroga e si fanno delle scelte. Se T&T è nato con lo scopo di assumere col tempo i connotati di uno strumento di propaganda non mi ci riconosco.
    Se invece lo scopo era quello di dar vita a un luogo di cazzeggio per pensionati, fancazzisti e lavoratori con tempo libero a disposizione almeno che si tolgano le dichiarazioni d’intento. Giusto per ragioni di trasparenza.

  7. 15
    Lusa says:

    Se non vi fosse Totem e Tabù andrebbe inventato.
    E’ il fiore all’occhiello del blog! 👍👍👍
     

  8. 14
    Roberto Pasini says:

    La Forza dell’Amore. Andre’ Breton, Primo Manifesto del Surrealismo, 1924. Si avvicina il centenario. Da rileggere per capire corsi e ricorsi delle idee. Io preferisco, per ragioni teoretiche, la versione più recente di Enzo Jannacci, che lui pronunciava “La Forsa dell’amore” ma ognuno ha i suoi referenti spirituali preferiti 😀 

  9. 13
    Giuseppe Balsamo says:

    C’era proprio bisogno di forzare ancora una volta la teoria dei quanti fuori dal suo contesto, per asserire della forza (magica) unificante e generatrice dell’amore ?
    Qualcuno salvi il gatto di Schrödinger da T&T (o viceversa) !
    🙂
     
    (Pare che ci sia chi l’ha davvero salvato, il gatto quantico:
    leganerd.com/2019/06/06/il-gatto-di-schrodinger-puo-essere-salvato-fisici-di-yale-prevedono-il-salto-quantico/
    …e l’imprevedibilità sottesa alla teoria dei quanti vacilla.
    Ma d’altra parte essa è solo una teoria, valida nel suo ambito e pronta ed essere superata quando qualcuno ne troverà una migliore.
    Scienza è questo. Il pensiero unico abita altrove).

  10. 12
    lorenzo merlo says:

    Un prodotto del pensiero unico è non vederlo. 

  11. 11
    Paola Cesco-Frare says:

    Sì, forse T&T potrebbe fare un blog a parte, avrebbe un colloquio con persone veramente interessate agli argomenti proposti. Non i soliti (o) che si parlano addosso e vedono solo le proprie idee! Petra, decidi di farlo, per favole!!

  12. 10
    Filippo taranto says:

    Mi spiace doverlo dire ma T&T non si mantiene più in linea coi suoi ideali.
    Non è privo di contenuti retorici e luoghi comuni, semplicemente sono presenti altri contenuti retorici e altri luoghi comuni.
    Le prospettive di carattere eretico diventano spesso tali attraverso una forzatura, attaverso una contrapposizione creata ad hoc ma che nella realtà non esiste per il semplice motivo che non esiste un pensiero unico a cui contrapporsi.
    Gli articoli dovrebbero essere letti con la curiosità, il sospetto o la resistenza che certe idee meritano. Certo ma bisogna anche vedere lo spessore di tali articoli e quali idee manifestano. Non è raro imbattersi in articoli scritti male e in maniera pressapochistica, contenenti solo una sfilza di critiche senza nessuna proposta concreta.
    Le persone che l’animano combattono aspramente ogni genere di inquinamento. Questa frase è un bel proclama che dice tutto e niente. Nella sostanza si traduce nella lotta ad un tipo di inquinamento ben identificato.
    Ormai gli articoli propongono sempre il solito cliché, contro il sistema, il capitalismo, i partiti, l’informazione cosiddetta di regime, la scienza e gli scienziati (meglio scientisti), il razionalismo, e via andare.
    I mezzi di informazione “Comedonchisciotte” hanno sostituito quelli cosiddetti di regime. Non trova spazio nemmeno un “Limes” a meno che non me lo sia perso. Gli articoli di Merlo imperversano.
    Fatti due conti torno a ribadire ciò che ho già detto in altro contesto. T&T col Gogna Blog ci sta’ come i cavoli a merenda.

  13. 9
    albert says:

     Tanto percominciare, ho deciso di RESISTERE alle sirene del consumismo: metto nel cestino tutte offerte scontate , li faccio impazzire cercando merci di cui non mi frega alcunche’ e loro abboccano innondandomi di pubblicita’ spam.Ho fatto risuolare gli scarponi  storici di pelle e cuoio  ben ingrassati tripla cucitura, 60 euro che a ricomprali costerebbero 380.Per l’auto ormai ventennale, le sirene mi propongono sconti rottamazione sempre vaghi , invece la faccio riparare..a volte con pezzi buoni di auto incidentate.Il Fixing non e’tutto  ma una forma di resitenza civile all’usa e getta.Non abbraccio gatti dipendenti dagli umani, ma solo un gatto selvatico che si presenta puntuale a ritirare wurstel ,mortadella, pelle di pesce e poi se ne va…sfuggendo abilmente a quanti vorrebbero metterselo in casa sul divano davanti alla tv, con bocconcini gourmet, sciarpine , campanellini.
    Sempre in attesa dell’equazione “È l’amore l’equazione che si va cercando”, mi sa tanto che e’ un sistema di infinite equazioni, anzi ci marcia parecchia indeterminazione che ilprincipio di  Heisemberg al confronto e’  come la tabelllina del 2.
     

  14. 8
  15. 7
    albert says:

    “L’altro, è relativo all’aspetto vibratorio dei filamenti. L’insieme di filamenti darebbe – come già detto dalla tradizione tolteca – forma alla realtà che crediamo di osservare. Forma determinate dalla qualità delle nostre consapevolezze, dalla dimensione intima che stiamo vivendo. Forma di realtà quindi del tutto a nostro carico.”Comunemente si instilla l’intuizione del concetto di”Punto”geometrico con esemplficazioni tratte dalla realtà tipo punta di compasso su foglio, che, ingrandita proprio punto non sarebbe, allora si aggiunge “senza dimensioni”..misura zero…solo con 3 coordinate numeriche in seguito.Invece indeterministicamente..una piccola zona sarebbe una vibrazione probabilistica entro un a bolla, che pero’e’talmente tanto piccola che forse e’ meno di un punto come  siamo statiabituati ad intuire,  non avrebbe  dimensione zero ma “quasi”,talmente  quasi  vibrante attorno ad una terna di cooordinate che diventa a nostro carico dire quanto quasi accettare e quanto quasi oltre da non accettare…e’ un quasi  probabilistico.

  16. 6
    Filippo taranto says:

    Più che far fatica a capire quello che scrive Merlo si fa fatica a capire perché lo scriva.

  17. 5
    albert says:

     commento 1: se  si fa fatica a comprendere l’articolo, figurarsi lo studio pedante  corso di  calcolo delle Probabilita’spinto che sottointende la  fisica  quantistica Meglio prima accontentarsi di quella Classica e poi , se non scoraggiati,(specie se la zona di studio non e’ climatizzata e la sedia scomoda) compiere passi successivi. Oppure saltare subito al gran finale su cui si puo’ essere ramanticamente d’accordo.

  18. 4
    albert says:

    Pure Mendel ritocco’ i dati dei suoi esperimenti con i piselli, affinche’ si accordassero meglio con numeri tondi e la sua intuizione. Comunque non lo considero’ nessuno…alla pubblicazione degli  esiti. Solo molto piu’ tardi venne ripreso in considerazione il suo opuscoletto… Semmelweiss ebbe l’INTUIZIONE” PER sfatare la credenza accademica (scientifica?? solo provvisoriamente per imposizione autoritaria degli accademici)) che le morti delle puerpere fossero ineluttabili: semplice lavaggio mani dei medici con acqua clorata, rogo di lerci materassi, cambio lenzuola dopo ogni dimissione..ma venne boicottato…nonostante i rusutati denotasseroun drastico calo dei decessi post partum.Volendo unificare a tutti i costi i fondamenti della fisica ho appurato che si saltano a pie’ pari ottica e acustica e geometria, per arrivare a unificante capitolo Onde. Cosi’ gli allievi  sanno ma non capiscono eppure il mondo mediatico in cui vivono e’ sonoro e visivo…e pure meccanico ( leggi del baricentro e del punto di appoggio?)se leggi impari che bla ba bla , se arrampichi capisci a tue spese che il corpo deve sentire posture e movimenti)

  19. 3
    albert says:

     Altro escamotage subdolo:creme anticellulite  ,corsi fitness ..proposti in spot con figuranti che di cellulite non hanno una molecola, magri scattanti , biondi/e o bruni/e ecc.con preferenza per stereotipi.Ovvero si  vuol dimostrare come effetto a posteriori    cio che esiste gia’a priori.
    “È l’amore l’equazione che si va cercando. È lui che contiene l’essere, il bene, la bellezza, la conoscenza.”  Tanti lo sanno e ci marciano, sperando poi di comprarselo con laute concentrazioni di  piccole ricchezze faticosamente guadagnate  da altri che cercano amore.

  20. 2
    albert says:

    L’escamotage”clinicamente  testato” strizza l’occhio alla mente positivista razionale, ma in realta’ agisce nella sfera emozionale. Anche  “un sondaggio( di chi ?, su che campione,? quando eseguito, chi ha pagato?)dice che  stiamo  guadagnando voti , siamo primi,  siamo terzi ma abbiamo un trend in salita ” viene diffuso ad arte  proprio per ottenere l’effetto divulgato dal sondaggio “scientifico”..  Se abbiamo un cervello ed un corpo ancora da scoprire e due emisferi nel cervello, interagenti, un motivo ci sara’. Esiste una ricca casistica esemplificativa di”fallacie logiche nella retorica” eppure ci abboccano(e ci abbocchiamo”ancora in tanti. Ultimo specchietto per allodole :”l’intelligenza artificiale”.( ma anche tanta finanza a caccia di  pecore da tosare catturate emotivamente.).
    Esempio contrario: C’e’mai stato chi ha intuito il vero   senza avere prove scientifiche ed e’ stato boicottato?https://www.focus.it/scienza/salute/Ignaz-Semmelweis-chi-era
    Lo stesso Mendel aveva”aggiustato”le percentuali degli esiti dei suoi esperimenti con i piselli,Jenner vaccino’ basandosi su un intuito, la congettura di Fermat e’ altro esempio http://pagine.dm.unipi.it/~a008702/divu/fermat.htm
    Un  solo pallone di differenza  ai rigori, molto soggetto all’aleatorieta’,sta scatenando diverse reazioni , interpretazioni,  teorie , emozioni  da parte dei vincitori e dei perdenti (e se fosse stato segnato al contrario?)

  21. 1
    Paola Cesco- Frare says:

    Pur facendo una certa fatica a comprendere alcuni aspetti del discorso per mie carenze conoscitive, mi trovo assolutamente concorde sulla conclusione finale. Ho sempre sentito profondamente, e istintivamente che è l’ amore la sola cosa che muove l’ universo e tiene tutto in relazione: esseri viventi e non più viventi, animali, minerali, terra e stelle. Tutto questo la scienza cerca si spiegarlo codificando le propria leggi. Ma l’ Amore è una potenza che non può essere imbrigliata dentro il pensiero lineare (maschile) . Forse l’ intuito (femminil) aiuta maggiormente a percepire tutto questo,  esprimere attraverso la sintesi dell’arte e della poesia. 

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