Eolico, l’altra verità

Vorrei  raccogliere i vostri pareri e aprire un dibattito, anche violentemente sincero.  Un fatto personale mi spinge a riprendere questa lotta donchisciottesca. Una notevole parte della mia infanzia si è svolta nel paese di Pitigliano (GR), nella Maremma alta. Quei paesaggi naturali e quelle emergenze storiche e culturali hanno modellato le mie fantasie adolescenziali e sono profondamente radicate nel mio vissuto.  Ora, nei pressi immediati del paese mediovale e rinascimentale, intriso di atmosfere etrusche e edificato su un promontorio tufaceo di rara bellezza, sta per sorgere una “selva” di pale eoliche. Le torri eoliche previste nel comune di Pitigliano sono “solo” sei, alte più di 200 metri. Forse il termine “selva” che ho utilizzato emotivamente appare esagerato. Ma ciò ovviamente non rende meno grave il progetto. Ammetto che sono mosso da quella che viene chiamata la sindrome Nimby. Ma francamente confesso che non ci vedo niente di male. Anzi. Comunque spero che avrete la pazienza di leggere, il tempo di meditare, il desiderio di esprimervi (Carlo Alberto Pinelli).

Eolico, l’altra verità
di Carlo Alberto Pinelli

Se vogliamo affrontare senza pregiudizi ideologici e chiusure dogmatiche il tema delle energie rinnovabili (FER) dobbiamo cominciare a porci un interrogativo preliminare: l’invasione delle torri eoliche (e delle loro vassalle fotovoltaiche su suoli agricoli) che sta radicalmente modificando la percezione dei nostri paesaggi identitari, massacra i migratori, incide negativamente sulla biodiversità, è davvero “buona”? Cioè rappresenta un’efficace e definitiva soluzione per contrastare il riscaldamento globale, dovuto alle emissioni di CO2?

Si straccino pure le vesti i sacerdoti del tempio delle rinnovabili: chi sostiene in Italia il dogma della “bontà” assoluta dell’eolico in realtà vuole solo assolversi dicendo, quando si infila nel letto, di aver fatto il possibile per fuggire dalla trappola che la specie umana si è costruita attraverso l’illusione dello sviluppo infinito. In altre parole cerca di garantirsi la coscienza a posto prima di addormentarsi, sperando di trovare la calza della Befana straripante di aria pulita, di ghiacciai in avanzata e di comportamenti virtuosi la mattina successiva. Bene. La notizia che purtroppo dobbiamo dare a costoro è che la Befana non esiste e che il ricorso alle pale eoliche, per quel che concerne l’Italia, per quanto invasivo possa essere, non sposterà nemmeno di un centimetro i termini del drammatico problema dell’effetto serra a livello mondiale. L’Europa è responsabile dell’otto per cento delle emissioni inquinanti di CO2. L’Italia contribuisce producendo un centesimo delle emissioni globali. Se qui da noi si riuscisse a eliminare totalmente l’utilizzazione dei combustibili fossili (cosa assolutamente impossibile) la differenza a livello planetario sarebbe del tutto insignificante. Si potrebbe anche tacere, lasciando che i chierichetti delle rinnovabili continuino a cullarsi nelle loro infantili illusioni, ben foraggiati dall’industria green. Ma come si può farlo quando quelle illusioni hanno effetti tutt’altro che innocui e stanno causando per certo la più drammatica alterazione dei paesaggi italiani mai subita dal nostro paese nella sua storia millenaria? Se la casa sta bruciando – si obietta – non c’è più tempo da perdere e qualcosa bisogna pur tentare di fare, anche a scapito di altri importanti valori culturali. D’accordo. Ma aggiungerei: “qualcosa di veramente utile”. Il ricorso all’energia dal vento in Italia è utile soltanto per quel che concerne il suo valore propositivo e esemplare. Palesemente non risolutivo come soluzione realistica a livello planetario. Una sorta di auto-incoronazione a leadership verso la transizione ecologica mondiale, capace di indicare un percorso virtuoso dimostrandone l’efficacia e la praticabilità. L’ambizione è tutt’altro che disprezzabile; ma – ohimè – solo se non si vuole tener conto del contesto. Ed è proprio il contesto a metterci in guardia, sconsigliandoci scorciatoie emotive, soprattutto se pilotate da scaltri interessi.

Quello che non smette di stupirmi, nei difensori delle FER, è la sottovalutazione radicale del significato culturale e psicologico del paesaggio che viene manomesso. Significato cruciale che ci distingue da ogni altra forma vivente e che solo persone incolte e irresponsabili possono equiparare alla percezione estetica del panorama e liquidare come un optional da weekend o un egoistico rintanarsi nella sindrome del Nimby. Del resto, diciamolo senza imbarazzi, seppure un poco a malincuore: oggi bisogna cominciare ad ammettere che è proprio la sindrome Nimby l’ultima trincea valida contro il massacro della bellezza identitaria della Penisola.

Sto esagerando? Il prof. Mark Jacobson della Stanford University, riconosciuto esperto mondiale di energie rinnovabili, ha dichiarato qualche anno fa che l’Italia, per raggiungere il 20% di energia elettrica da fonti eoliche, dovrà adattarsi a riempire di aerogeneratori (alti più di 200 metri) una superficie pari all’intera regione Friuli Venezia Giulia. Per immaginarsi l’effetto finale basta snocciolare queste decine di migliaia di “eco mostri” lungo tutto l’arco delle elevazioni appenniniche. Non troveremmo più un paesaggio privo di quella soffocante muraglia rotante, spacciata, con una non lieve mancanza di pudore, come un’allegra “pennellata” di modernità. Una recente campagna pubblicitaria ha avuto l’impudenza di scrivere: “ E se per salvare il paesaggio dovessimo modificarlo un poco?” Non aggiungo altro. Ma è evidente che siamo di fronte al tentativo di mitridatizzare l’opinione pubblica contro il disgusto per questi disinvolti “stupri” della bellezza. Alcune associazioni ambientalistiche, ormai lontanissime dai nostri orizzonti culturali ed etici, sostengono che il paesaggio è sempre cambiato da quando è apparsa la “rivoluzione agricola” circa diecimila anni fa; e di conseguenza perché continuare con questi piagnistei di retroguardia che vorrebbero mummificare il territorio? Dimenticano costoro che quei lenti e ponderati cambiamenti soddisfacevano precise e circoscritte esigenze delle diverse comunità locali e non stritolavano i paesaggi identitari nella morsa di un’imposizione esterna, violentemente omologante e… sostanzialmente inutile. Uno dei dirigenti di quelle associazioni si è spinto a sostenere che le torri eoliche possono essere considerate come le cattedrali del mondo contemporaneo. Per ricacciare tale ridicola affermazione nel luogo piastrellato che le spetta basterebbe ribattere che anche centomila cattedrali di Orvieto, disseminate lungo le creste di tutto l’Appennino, sarebbero un insulto alla cultura e un’offesa alla vitale diversità dei paesaggi. Ma per comprendere il grado di barbarie che caratterizza chi ci governa e chi tenta di pilotare il movimento green verso approdi disastrosi, basta prendere in considerazione il percorso compiuto dalle Linee Guida Nazionali che danno alle regioni la possibilità (non l’obbligo!) di individuare all’interno dei propri confini le aree non idonee a ospitare gli impianti FER. Non volendo entrare nei dettagli di un percorso legislativo che forse non casualmente fa acqua da tutte le parti, sarà sufficiente ricordare che attualmente per legge la distanza delle installazioni eoliche (alte più della Mole Antonelliana di Torino) dai confini delle aree non idonee ad accoglierle non deve essere inferiore a… tre chilometri! Avete letto giusto. TRE CHILOMETRI. Per amalgamare e mimetizzare gli aerogeneratori nelle pieghe azzurrine dei paesaggi circostanti, considerati idonei (per loro sfortuna!), probabilmente non basterebbero 50 chilometri.

Pitigliano

Tutto ciò detto, desidero ripetere che noi non siamo contrari per principio all’energia dal vento o dal sole. Ma abbiamo seri dubbi sull’efficacia “ virale” della proposta che potrebbe partire dall’Italia. Ha un senso degradare i nostri più preziosi tesori per offrire una lezioncina a chi non ci sta neppure ascoltando e continua a far crescere la quantità di CO2 nell’atmosfera? E’ ragionevole accettare che le pale eoliche siano imposte all’opinione pubblica, senza contraddittorio, come icone e totem indiscutibili della salvezza del Pianeta, sorvolando sui danni irreversibili che esse causano? Direi proprio di no. Crediamo invece opportuno ridimensionare l’efficacia delle energie da fonti rinnovabili, che resterà marginale fino a quando Cina, India e USA continueranno a produrre i 3/4 delle emissioni di CO2 nell’atmosfera. Bisognerebbe piuttosto sollecitare gli sforzi dell’intera comunità internazionale nella ricerca di strumenti davvero adeguati alla mitigazione dell’effetto serra planetario. A cominciare dal risparmio e dalla radicale razionalizzazione dei consumi, per finire con i sistemi di sequestro e stoccaggio ipogeo dei gas termo-inquinanti. Senza considerare un sacrilegio repellente riprendere in considerazione (anche se con le molle) il ricorso all’energia nucleare di ultima generazione.

L’emergenza climatica e il desiderio compulsivo di dare “il buon esempio” non possono essere utilizzati come lasciapassare per lo scardinamento dei valori naturalistici, storici, culturali del paesaggio italiano. Solo qualora le grandi nazioni, principali responsabili delle emissioni termo-inquinanti, dimostrassero di essere in grado di coprire con il sole e il vento una fetta rilevante dei loro consumi energetici, l’Italia potrebbe accodarsi e entrare nel gioco, per chiudere il cerchio, gettando sul piatto, ove fosse proprio indispensabile, i propri gioielli di famiglia.

Non stupisce più di tanto che le aziende e le lobbies interessate alla lucrosa produzione di energia elettrica dal vento e dal sole, non contente di aver imposto ai cittadini italiani e ai decisori dai quali siamo governati, la narrazione fiabesca delle energie rinnovabili come via maestra per la salvezza del Pianeta, oggi si siano precipitate a cavalcare – pro domo sua – il tema scottante dell’affrancamento dell’Italia dai fornitori stranieri di gas o di energia elettrica prodotta da impianti nucleari. Non sembra che l’oggettiva immoralità di una simile proposta li preoccupi minimamente. Perché uso il termine “immoralità”? Ora lo spiego. Un bilancio in pareggio si può ottenere sia risparmiando sulle uscite sia facendo cassa per rimpinguare la voce entrate. Qualora il problema fosse questo, non vedo quale differenza farebbe per lo Stato fare cassa lottizzando i parchi nazionali e svendendoli all’avidità della speculazione turistico/immobiliare, ovvero mandando in malora i paesaggi identitari con le FER solo per risparmiare sugli acquisti all’estero. Sono due percorsi solo apparentemente diversi, ma egualmente vergognosi, per giungere allo stesso risultato contabile.

Per le potentissime industrie interessate a imporci le rinnovabili l’importante è utilizzare anche questo ulteriore grimaldello per scardinare le ultime difese di chi tenta di arginare lo tsunami della cosiddetta transizione ecologica, sia ridimensionandone l’efficacia, sia concedendo spazio anche ad altre priorità, naturalistiche e culturali. Invece tutti i decreti del Governo sulla semplificazione delle procedure vanno in un’unica e opposta direzione, incuranti di quanto ho appena scritto, senza se e senza ma, con spensierato ottimismo. Dove sta l’errore?

Purtroppo la realtà è complessa e contraddice quei superficiali ottimismi: per ottenere la messa in rete dell’attuale il 3,5 % di energia dal vento e dal sole sono stati già spesi, sottraendoli agli italiani attraverso le bollette, 240 miliardi di euro. Lascio agli economisti calcolare quanto ci verrebbe a costare il gigantesco passo successivo. In appendice propongo al lettore alcuni dati oggettivi, calibrati al 2022. Ma restiamo alle torri eoliche, la più gettonata icona “pseudo religiosa” della transizione energetica. Solo un bambino può credere che aerogeneratori alti più di grattacieli di cinquanta piani spuntino gratuitamente come fiori di campo (si vedano le scaltre immagini dei soffioni, utilizzate dalle pubblicità), senza richiedere, a monte, un massiccio impiego di energia. Per fabbricare ogni singola pala occorrono 900 tonnellate di acciaio, 2500 tonnellate di calcestruzzo, 45 tonnellate di plastica non riciclabile. Per costruire e mettere in opera i milioni di aerogeneratori necessari a coprire il 50% del fabbisogno mondiale di energia elettrica (ipotesi ad oggi assolutamente fantascientifica), dovremmo cominciare con l’utilizzare circa due miliardi di tonnellate di carbone e due miliardi di barili di petrolio. Senza contare l’energia da fonti fossili necessaria per aprire le strade su cui dovranno passare i tir carichi delle pale, i costi energetici dei trasporti via nave (più di un terzo delle pale proviene dalla Cina), i costi delle scavatrici e dei movimenti di terra, i costi per le nuove e capillari reti di collegamento e così via. Dopo quanti anni di attività una pala – in una nazione notoriamente scarsa di venti adatti – è in grado di ripagarsi in termine di consumi energetici, per essere da quel momento in poi al nostro servizio a costi accettabili? Qualche ottimista parla di due anni; i più attendibili di dieci. Non dimentichiamo che la vita produttiva di questi mostri raggiunge appena i vent’anni. Di conseguenza la loro effettiva utilità potrebbe rivelarsi notevolmente ridotta. Invece i danni non diminuirebbero. C’è di più. La successiva rottamazione causerà problemi giganteschi anche sul versante di ulteriori sprechi energetici e avrà costi vertiginosi. Se a questa rottamazione si aggiungesse quella analoga dei pannelli fotovoltaici la valanga dei rifiuti supererebbe, del doppio, a livello mondiale, la quantità degli attuali rifiuti derivati dalla plastica. Una prospettiva agghiacciante.

Appendice
(dati aggiornati al 2022)

Nel 2022 il contributo delle fonti eolico e fotovoltaico è stato del 3,8% rispetto ai consumi finali di energia.

Nel 2022, l’Italia ha raggiunto una capacità installata rinnovabile di circa 61 GW suddivisi in 25 GW di fotovoltaico, 12 GW di eolico, 19 GW di idroelettrico e 5 GW tra geotermoelettrico e bioenergie. Secondo i dati Terna, nel 2022, si sono installati 3,036 GW di fonti rinnovabili (2,318 GW di fotovoltaico, 0,531 GW di eolico, 0,06 GW di idroelettrico e 0,018 GW di bioenergie). Nonostante questo risultato, l’obiettivo imposto dalla Commissione Europea è di 9 GW/anno. Infatti, secondo lo scenario FitFor55, è necessario triplicare l’installato annuale al 2030 rispetto a quello del 2022 (122 GW). Ispra recentemente ha sostenuto la necessità di aumentare almeno di quattro volte il contributo dell’energia dal vento e ha liquidato come meramente “ideologici” i tentativi di salvare i paesaggi. Consiglio all’ISPRA di cambiare nome. Meglio le converrebbe chiamarsi “laica inquisizione”.

Potenza installata nel 2022 e target al 2030 (MW)
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Eolico, l’altra verità ultima modifica: 2024-03-02T05:58:00+01:00 da GognaBlog

70 pensieri su “Eolico, l’altra verità”

  1. La COALIZIONE ARTICOLO 9
    formata da numerose associazioni nazionali e comitati territoriali, in questa occasione da Italia Nostra, Amici della Terra, Mountain Wilderness, Ente Nazionale Protezione Animali, ProNatura, AssoTuscania, Altura, l’Altritalia Ambiente, Crinali Bene Comune, Rete Resistenza dei Crinali, Associazione Italiana Wilderness AIW, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, LIPU Puglia e Basilicata, Centro Parchi Internazionale, Salviamo il Paesaggio, GRIG Gruppo Intervento Giuridico, Comitato per la Bellezza, Comitato per il Paesaggio, Emergenze Cultura
    CONVOCA
    GLI STATI GENERALI
    CONTRO L’EOLICO E IL FOTOVOLTAICO A TERRA
    IN DIFESA DEL BELPAESE

    mercoledì 22 maggio 2024, ore 10.30-15.00, Sala Risorgimento, Hotel Massimo d’Azeglio, Via Cavour 18, Roma
    Interverranno sindaci, consiglieri comunali, consiglieri regionali, parlamentari e rappresentanti dei territori maggiormente colpiti dall’impatto delle rinnovabili: il foggiano che tanto ha già dato e che vede ancora tantissime nuove richieste; il Salento circondato da eolico off-shore; la Sicilia con la provincia di Trapani in prima linea; la Sardegna aggredita da ogni parte da gigantesche pale eoliche e da campi sterminati di pannelli solari; la Basilicata con tanti comuni che subiscono ormai il secondo assalto ai loro crinali, la Campania con l’Irpinia e il beneventano; la Calabria con la provincia di Catanzaro e l’eolico off-shore; il Molise, già coinvolto nei decenni passati, e ora minacciato da ulteriore sviluppo; nel centro Italia la Tuscia, la Maremma e, infine, l’Appennino tosco emiliano, in particolar modo il Montefeltro.

    Le associazioni e i comitati che aderiscono agli Stati Generali ritengono che la realizzazione sul territorio degli impianti di energia rinnovabile in assenza di qualsiasi pianificazione e le modalità attuali della transizione energetica stiano causando gravi danni alle comunità aggredite, alla loro economia, ai territori, al paesaggio e alla biodiversità. Pertanto, chiedono:
    1) che i pannelli fotovoltaici debbano essere installati solo sulle superfici edificate, sulle aree degradate o nelle aree di bonifica, al di fuori dei centri storici;
    2) che debba essere cancellata ogni forma di incentivo e bandita ogni forma di speculazione a spese delle comunità locali;
    3) che gli impianti energetici da fonti rinnovabili possano essere insediati solo ed esclusivamente nelle Aree Idonee definite dalle Regioni, in base a linee guida, senza produrre ulteriore consumo di suolo;
    4) che nelle more dell’individuazione delle aree idonee si sospendano nuovi insediamenti;
    5) che vengano abrogate le norme che consentono gli espropri di terreni agricoli per la realizzazione di progetti di rinnovabili.

    Per partecipare è possibile registrarsi al seguente link https://forms.gle/D1ogRc7kre2RzV6f8, prendendo visione degli obiettivi elaborati in un Manifesto programmatico.

    Per maggiori informazioni contattare ufficiostampa@italianostra.org e statigenerali@italianostra.org oppure inviare un messaggio via WhatsApp a 335-5344767.

  2. Non conoscevo Pinelli , ma sulla scarsa efficacia di alcuni provvedimenti “green” la penso allo stesso modo : vogliamo combattere un problema enorme di inquinamento , sovrappopolazione e risorse disponibili , senza incidere nemmeno lontanamente sulle variabili che causano il problema.
    La Cina e l’India avranno’ un Pil che sale ogni anno di +10% bruciando carbone e facendo resource grabbing worldwide , l’Africa raddoppiera’ la sua popolazione e centuplichera’ la sua impronta ecologica , ma noi saremo fieri di vivere in un’enclave tecnologica che da sola non ha nessuna possibilita di arginare inquinamento e global warming.

  3. Scusate, ma una volta non c’era la FOTOSINTESI che con la luce solare e le piante, faceva l’inverso della combustione, cioè liberava l’ossigeno della CO2 (..e anche il carbonio)? E sparita, forse, perché non politicamente corretta? Mah.
     
     
     
     
     

  4. Ho trovato il post inconsistente. E con qualche errore. Come ha già ricordato qualcuno, non possiamo basare politiche energetiche sulla nostra capacità di influenzare l’effetto finale: dopo aver “creato” tutto questo dovremmo sentire forte l’obbligo morale di provare a mitigare gli effetti futuri per quanto possibile. Non è un buon messaggio “è inutile farlo” se non serve. Servono tutti gli sforzi anche se, ragionevolmente, potrebbero non essere risolutivi. Ma non agire sarebbe da sconsiderati. Sui numeri 2022 (in appendice) i valori corretti sono ben diversi. L’incidenza delle fonti rinnovabili sulla richiesta di energia elettrica è stata il 25,6%, di cui 8,7% fotovoltaico e 6,4% eolico. E in un anno disastroso sotto il profilo delle tensioni politiche e degli effetti del climate change, direi che sia stato un buon risultato.

  5. Ridurre i consumi puzza tanto di “decrescita (in)felice”. Anche a me nn piace il consumismo esasperato ma per ridurlo serve operare a livello educativo e culturale. Ad esempio le nuove generazioni (es. i famosi GenZ) mi sembra che tendano a mettere in atto comportamenti di acquisto meno bulimici delle generazioni che li hanno preceduti. Oltre a comprare meno dovremo anche mangiare meno o, cmq, diversamente da come mangiamo oggi visto che, ad esempio, gli allevamenti che producono carne da macello sono tra i maggiori produttori di gas climalteranti. Ma su questo fronte ci dovrebbe dare una mano la “carne coltivata” (“lollo” permettendo … ????).
    Dai che forse ce la caviamo …

  6. @ 56 : A me invece la cosa che disturba è che si vada sempre a fare esempi su cose diciamo ” necessarie “. Ma secondo te ad esempio , cambiare vestiti ogni anno è necessario alla nostra esistenza ? Mi sembra di ricordare che l’industri della moda sia la 4° in termini di impronta ecologica. Ho ben presente che si creerebbero un sacco di esuberi e qui sta la coerenza sociale che se ne dovrebbe far carico. Forse il problema più grosso sta proprio qui: chi deve pagare questa evoluzione verso il compatibile  

  7. “il prezzo più alto viene fatto pagare alle classi meno abbienti.”
     
    Il fatto è che alle classi piú abbienti e a chi comanda non gliene può fregare di meno…
    Ancor peggio, è studiato e voluto.
     

  8. Quello che cercavo di dire è che forzare una transizione energetica (situazione mei verificatesi nella storia) qdo non si è pronti con fonti energetiche realmente alternative alle attuali, è un’operazione velleitaria, dannosa e pericolosa per la quale il prezzo più alto viene fatto pagare alle classi meno abbienti. Per fortuna … esistono le elezioni …

  9. @ 60
    Beninteso, contadini con la zappa e la vanga, e l’aratro tirato dai buoi.
     
    … … …
    Quando vedrò con la vanga in mano sia l’Ursula Gertrud von der Leyen che Franciscus Cornelis Gerardus Maria Timmermanns (ma chi è tutta ‘sta gente?), allora mi ritirerò in campagna (forse). Non prima.
     

  10. È vero che l’Italia contribuisce all’inquinamento totale per uno zero virgola, tuttavia è sempre la solita vecchia logica: se gli altri non sono virtuosi perché devo esserlo io. Ragionando così si affossa qualsiasi barlume di transizione energetica. È anche vero che per produrre queste torri mostre occorrono milioni di tonnellate di acciaio e quant’altro. Però anche per produrre auto, aerei, navi, treni occorrono enormi quantità di acciaio, con i problemi conseguenti. Ma per nostra fortuna con i vari settori industriali campano milioni di persone. Con un eccesso di zelo ecologico per risolvere i problemi ambientali potremmo pensare di tornare tutti a fare i contadini, però credo che questa prospettiva da Khmer Rossi sia poco popolare.

  11. @44 Giuseppe
    Forse non sono stato abbastanza chiaro, ma sono contrarissimo anche all’energia nucleare. Di energia ce n’è anche troppa. L’unica soluzione è la fine in toto della civiltà industriale, che sta distruggendo la Vita nel suo complesso.

  12. Ecco qui il nostro Vegetti che, bel bello, dopo venti giorni di vacanza in Svizzera allo Gstaad Palace in suite imperiale, ora ci impartisce il suo sermone all’insegna di “Dopo di me il diluvio!”.
     
    P.S. Marco, tu sai che sto scherzando!
    P.P.S. Ho paura a dire che concordo con te: qui basta un niente che si viene linciati.
     

  13. Credo proprio che a Leonardo nativo di quelle parti(circa-quasi) le pale eoliche sarebbero piaciute,Pitigliano (che conosco bene)spero riesca pero’ a farne a meno ,diversamente dovremo cambiare sfondi alla Gioconda Lisa.

  14. A me, sinceramente, la cosa che fa più ridere è la frase “ridurre i consumi”. Spegnete i PC, consumano un sacco di elettricità, sia i vostri che i server che vi forniscono internet. Spegnete il riscaldamento, buttate le auto e gli autobus a benzina/diesel/ibrido, dimezzate le corse dei treni ed eliminate gli aerei e le navi. Lavate i panni al fiume. Buttate stereo e tv, consumano. Non comprate più beni di qualunque tipo che provengano da Cina o India o USA (i maxi inquinatori). AUGURI!

  15. Germania? Guardate che il motore energetico della Germania era il gas russo: quello faceva funzionare l’industria che ora, guarda caso, eolico o no, chiude e se ne va dove l’energia costa meno. Parlo di colossi come BASF, per intenderci. La conseguenza? Meno lavoro, più crisi, meno benessere, alla faccia dell’eolico o del solare!

  16. 24 Avallone. Poco impattante non direi. Sono stato a Larderello un paio di volte e mi pare che l’impatto sia notevole. sia per le torri di raffreddamento (non so se si chiamano così), 5 mi pare, che sembrano Chernobyl sia per i tubi ovunque nelle campagne circostanti… 

  17. Caro Luigi, il mio testo cerca banalmente di evitare la fuga verso le utopie e le facili illusioni. Però non è vero che non parli di risparmio e razionalizzazione dei consumi.  Rileggilo e te ne accorgerai. I pericoli  ( come i terremoti) derivanti dalla  cattura e stoccaggio del CO2 nelle cavità ipogee svuotate dal metano,  mi sembrano molto sopravvalutati, guarda caso, proprio da chi trae vantaggi dalla proliferazione delle FER. Non condivido l’idea che l’inutile e dannoso ricorso alle rinnovabili abbia a che fare con i sensi di colpa dell’Occidente per gli errori compiuti nel passato.  Personalmente poi aderisco solo in parte all’entusiasmo per le encicliche papali: parlano di tutto con indubbia saggezza ma non affrontano il problema cruciale che è l’aumento della popolazione. E’ vero che Cina e Indonesia recentemente stanno dando qualche modesto segno di regressione della natività; abbondantemente compensato però da ciò che accade in Africa e Amerca Latina.  Più esseri umani abitano il Pianeta, più crescono i bisogni ( sia elementari, sia culturali o indotti ) per i quali necessita una risposta. E  più o meno tutte le risposte influiscono negativamente sulla salute del Pianeta. Solo le grandi religioni monoteiste potrebbero contribuire a invertire la rotta. Ma si guardano bene dal farlo.  Nessun di noi – e io tanto meno – è privo di colpe, ma ricorrere alle FER per salvarsi la coscienza mi pare la cosa più farisaica e infantile che si possa immaginare.  Proclamare ” Not in my name” ( e vivere coerentemente) è una tentazione molto nobile. La condivido e cerco perfino di praticarla, ma allo stesso tempo non fingo di non sapere quanto ciò sia inutile a livello globale.
    Ultimo punto: è dolorosissimo dirlo, ma il destino del Pianeta  ( nella cruda reatà e non nei sogni) non necessariamente si sposa con la giustizia sociale, la libertà, la speranza di pace, la fratellanza su cui quelli come noi hanno costuito la propria ragione d’essere.  E allora?  Salviamo la nave carica di ingiustizia o affondiamo con essa, a testa alta? Non ho una risposta, ma almeno non mi nascondo dietro  una pala eolica, per immaginarmi d’aver contribuito a salvare il Pianeta.

  18. Caro Betto, condivido la tua fermezza contro la diffusione dell’eolico sui crinali e  nei paesaggi italiani. Come condivido la critica aspra che sostieni verso quell’ambientalismo, cieco, misero di cultura, che sostiene sempre e comunque queste imposizioni distruttive ai territori.
    Ma troppi altri tuoi passaggi non mi convincono, anzi, sono preoccupanti.
    Innanzi a tutto. Non fai mai riferimento al termine risparmio e a una modifica radicale delle nostre economie, basate solo sull’incentivazione ai consumi, compresi territori e paesaggi, ma anche sullo spreco diffuso.
    In secondo luogo qualunque ingegnere serio, o fisico, ci spiegherebbe che il mininucleare o altri metodi di produzione di energia nucleare vanno letti su scala lontana nel tempo, gli ottimisti parlano di trent’anni, i realisti di cinquanta.
    Riguardo la cattura della CO2 per portarla nei grandi magazzini marini (o terrestri) ci porta a altri scompensi, irreparabili, nella biodiversità e sicurezza dei mari. Sufficiente leggere quanto scrivono gli esperti biologi marini della già drammatica situazione naturale dei nostri oceani.
    Ultimo punto, etico, che ci riguarda direttamente. Non è perchè l’Italia risulti minimale (per modo di dire) nella produzione e emissione di CO2 che noi dobbiamo evitare il tema del futuro del nostro pianeta. Noi facciamo parte di una componente sociale, politica e economica che ha costruito le fondamenta di questo distruttivo sistema economico, oggi recuperato da altri paesi quali Cina, India, Russia e parte dell’Africa. Siamo direttamente responsabili delle guerre in corso e delle tante follie che stanno rendendo invivibile il pianeta alla future generazioni. Tra i tanti testi nel merito vedi Laudato Sì e successive encicliche papali (Fratelli Tutti) e lettere di papa Francesco. Penso che MW, nella sua piccola taglia, abbia un solo dovere. Sposare ogni politica di risparmio, di potenziamento della biodiversità (anche marina) e di tutelare i paesaggi, specie montani per quanto ci riguarda. Ti assicuro che su una simile impostazione ci seguono i giovanissimi, ci segue una bella parte del mondo scientifico. Uniamo le forze su poche parole d’ordine. Fra tutte: RISPARMIO e FRATELLI TUTTI. Chi scrive non appartiene a correnti religiose. Men che meno papali.

  19. @47
    Grazie per la precisazione, anch’io avevo capito male.
     
    Molto interessante l’articolo su phys.org, anche se un pò datato: sarebbe interessante rivedere le valutazioni di costi/benefici fra mini/mega impianti alla luce dello stato dell’arte.
    Mai dare nulla per scontato, comunque.

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