Fiurens
di Gian Piero GPP Porcheddu
Nelle settimane scorse, Claudio Battezzati ed io, abbiamo richiodato una delle più belle e impegnative vie del Bourcet, aperte da Fiorenzo Michelin: Aria sulla quarta Corda.
In occasione del Memorial “Gianfiore” abbiamo presentato questo lavoro e ci auguriamo che venga valorizzato dalle ripetizioni di molti arrampicatori.
Mi sembrava giusto anche ricordare la figura di Fiurens con il racconto (qui sotto) della nostra amicizia e anche di questa esperienza di ri-chiodare una sua via.
Fino alla sua scomparsa era lui che continuava ad aprire vie ma, soprattutto, a fare manutenzione delle sue opere.
Sicuramente senza questa opera molte vie, soprattutto in bassa valle, sparirebbero, invase dall’erba e dal muschio.
L’anno scorso avevamo lanciato l’iniziativa “adotta una via” per segnalare il pericolo che molte vie correvano alla parete della Sbarua, richiodando la via Rioplano.
Da allora qualcosa è stato fatto (la segnaletica è una di queste), ma ancora molto deve essere fatto sulle vie, affinché la Sbarua non diventi solo più un luogo di merende e musica a palla!
Sbarua, Bourcet, Placca dei Camosci, Ostanetta… qualcosa viene fatto: si pulisce la roccia dai licheni e dall’erba, vengono cambiati i cordoni alle soste, rimpiazzate le protezioni vetuste… tutto bene, tutto buono… speriamo che tutto ciò venga apprezzato e valorizzato dal “popolo arrampicante”.
Aria sulla quarta Corda
di Gian Piero GPP Porcheddu
Ho conosciuto Fiurens grazie a Silvio Falco, amico di entrambi. Un mattino, di parecchi anni fa, ci siamo trovati: Fiorenzo, Silvio ed io, al Bourcet per salire una via insieme; di lui avevo sentito parlare e avevo scalato parecchie sue “creature” scrivendo giudizi lusinghieri su, quasi, tutte le sue vie.
Fu subito reciproca simpatia, lui per i miei commenti e io per la sua aria da arrampicatore di altri tempi, per quel parlare in “patuà” ma, soprattutto, per i suoi racconti sulla realizzazione delle vie che avevano sempre qualcosa di divertente.
Dopo questo incontro ne seguirono altri, a volte Fiurens mi telefonava per combinare di salire una via insieme, sulla quale doveva fare manutenzione; oppure voleva delucidazioni su una salita che avevo percorso e recensito su Gulliver.
Quando scrisse l’aggiornamento del suo libro mi invitò, insieme a Silvio, alla parete del Pis per scalare alcune sue vie.
Dopo qualche mese pubblicò il libro e me ne fece dono, sfogliandolo mi accorsi che vi erano due mie foto mentre arrampicavo, fu una bella sorpresa che si ripeté anche con una seconda pubblicazione.
Di queste uscite assieme due mi sono rimaste particolarmente impresse.
La prima quando andammo a rimettere a posto e aggiungere qualche spit alla Via Super Furgon.
Salimmo l’ultima parte della strada con la sua Panda e devo dire che recitai il SS Rosario un paio di volte… guidatore eccelso per carità… ma mi sembrava di partecipare a una prova speciale di un rally. Poi sulla via mi fece salire sempre da primo perché lui doveva fare qualche disgaggio e cambiare dei cordoni marci. Sul disgaggio, a un certo punto, gli chiesi se aveva deciso di “smontare la via” perché non passava un metro senza che tirasse giù qualcosa. Comunque la linea era bella e compresi quanto Fiurens avesse l’occhio per aprire vie… anche su pareti sulle quali io non mi sarei neanche avvicinato, vista la precarietà della roccia.
La seconda volta fu alla Parete del Triangolo. Doveva rivedere la via Angelo Gaido e anche lì sostituire qualcosa e aggiungere uno spit.
Stessa modalità della volta precedente, ma con una variante; voleva arrivare a un tiro della Gaido passando su un’altra via aperta da dei francesi. Non ebbi nulla da eccepire, tranne quando arrivai al “tiro francese”… questo aveva una spittatura chilometrica e con un grado non proprio dei più tranquilli.
Fiurens mi incoraggiò non poco “vai tranquillo, gli spit sono nuovi, io sono ben messo e ti assicuro per bene… Se voli girati subito e corri… tanto è placca!”.
Penso di avergli risposto mandandolo a quel paese… ma sottovoce.
Disquisimmo anche sulla tenuta di alcuni cordoni marci. Fiurens non mi convinse che un cordone marcio tiene comunque una calata senza problemi, e sacrificai – ben volentieri – i miei cordini.
Quando Fiurens arrampicava ti infondeva sicurezza e stava sempre attento a quello che facevi, nessuno era bravo come lui a trasmetterti tranquillità e fiducia. Vederlo poi arrampicare su placca era uno spettacolo. Stava appiccicato sulla roccia con i piedi in posizioni impossibili da replicare e con le mani che accarezzavano la roccia cercando la ruga su cui spostare gli equilibri; poi faceva il passo in leggerezza senza sforzo alcuno.
Non parliamo poi se si dovevano scendere sui sentieri scoscesi, saltava come uno stambecco da un costone all’altro e non si riusciva a stargli dietro.
Altro ricordo indelebile fu quando volli invitarlo a Serate Alpine; evento in collaborazione con il CAI di Alba, dove portavo amici e compagni di cordata a raccontare delle loro esperienze alpinistiche.
Ci volle tutta la pazienza e diplomazia di Silvio (Falco) per convincerlo e accompagnarlo ad Alba a una serata che fece il pienone, perché tutti volevano conoscere colui che chiodava le “vie blu” nelle nostre vallate.
Silvio, un pomeriggio tardi, mi telefonò: Fiorenzo è caduto!!
Sono notizie che non vorresti mai sentire.
Le parole non servono a metabolizzare l’accaduto, i ricordi e le foto ti permettono di rievocare, ti forniscono la consapevolezza di avere vissuto dei bei momenti, leniscono il dolore, ma non lo cancellano.
Il tempo trascorre, con Claudio (Battezzati) decidiamo di andare ad arrampicare al Bourcet, condividiamo la scelta della via: “Aria sulla quarta corda”… piace ad entrambi e la consideriamo una delle opere più belle e impegnative di Fiorenzo.
Salendo ci accorgiamo che gli anni sono passati e l’attrezzatura comincia a segnare lo scorrere del tempo.
Non ricordo a chi sia venuto in mente per primo, ma all’unisono decidiamo che lo faremo: sostituire tutte le protezioni e le soste della via con materiale inox.
Passano due anni prima che si trovi il tempo di farlo.
Prima di avviare “il cantiere” chiediamo l’assenso agli amici di Fiorenzo e anche a Eva, sua moglie. Sono tutti d’accordo e così in due giornate, portiamo su il materiale, le corde, il trapano, il flessibile e tutto il resto.
Scendendo la parete ci dividiamo e ognuno ha i suoi tiri da richiodare, pulire e mettere in bolla!
Per scelta condivisa tra tutti, lasciamo invariato l’ingaggio della via che, già di per sé, è elevato e anche i gradi che non vanno assolutamente sottovalutati, perché, a nostro giudizio, ci potrebbe essere, su ogni tiro, almeno mezzo grado in più.
Finiamo il lavoro giusto in tempo per il Memorial “GianFiore”, così che si possa ricordare Fiorenzo come sarebbe piaciuto a lui… scalando una sua via.
Info tecniche
– sostituiti spit originali, chiodi e cordoni con 61 spit inox marca Kinobi;
– sostituite tutte le sette soste con soste “Ciano” mod.GERVA (tutte le soste hanno l’anello di calata;
– possibilità di scalare e scendere in doppia sia con una mezza accoppiata (30 m) sia con due mezze corde da 60 m.
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Quante vie create da Fiorenzo ho salito! A volte in posti ove pochi avrebbero pensato che si potesse arrampicare. Eppure tutte le sue vie risultavano, dopo il suo paziente lavoro, di soddisfazione. Mi fa piacere che si ritorni alla manutenzione delle sue vie, innanzitutto perché non si disperda il ricordo di questo importante protagonista e poi perché chi ama arrampicare possa trovare piacere a ripetere le sue vie, alcune delle quali sono veri capolavori.