Fuoripista e valanghe

Seppur vecchiotto di una ventina di anni, questo testo di Bassetti calza a puntino con la stagione sciistica alle porte (neve e Covid permettendo). Bassetti fu uno dei primi “esperti nivologi” di fama nazionale e infatti lo invitammo, alternandolo con altri suoi colleghi, ai nostri aggiornamenti istruttori (Scuola di scialpinismo SUCAI Torino): ci facilitarono a chiarire in modo scientifico ciò che spesso maneggiavamo per inconscia esperienza. Ma da quegli anni in poi non fu più possibile essere pressapochisti e superficiali in materia e ciò permisi un conseguente insegnamento agli allievi molto più chiaro ed efficacie. La nivologia è una “scienza” e ha le sue ferree regole interne: ogni sciatore (con o senza pelli) le deve conoscere a menadito, altrimenti si muove su terreni a lui completamente sconosciuti.

Qui, però, Bassetti è in versione paternalista verso chi si avventura in quello che un tempo chiamavamo “fuoripista” e che oggi si vanta di essere “freeride”. In parole semplici: utilizzare gli impianti per scendere fuori dalla piste battute. I suggerimenti di Bassetti sanno “di vecchio”, ma dovrebbero far riflettere tutti gli odierni avventurieri che, alle prime luci del giorno, si lanciano a rigare per primi i pendii intonsi, lanciando ululati tipo “Orgasmo bianco” o “White Pow(d)er”. C’è da osservare che, rispetto alla stesura dell’articolo, oggi incide moltissimo (purtroppo) l’effetto negativo dei social. Per postare una foto figa, non fai certo il vecchietto con lo stem cristiania a fianco della pista. Ma questa non è una scusante, bisogna sempre saper ragionare, in montagna come nella vita.

Quella che il saggio Bassetti definisce l’ “autovalutazione” è la variabile chiave dell’andar in montagna, che sia con gli sci, con la tavola o su roccia e ghiaccio. Anzi il meccanismo dovrebbe agire proprio al contrario: in montagna dovrebbe imparare a usare la testa e da lì estendere la prassi alla nostra intera esistenza. Chi è “strutturato” in montagna, lo è anche nella vita. E viceversa. (Carlo Crovella).

Fuoripista e valanghe
di Ernesto Bassetti
(pubblicato sulla Rivista della Montagna n. 232, gennaio 2000)

Chiunque pratichi la montagna in inverno con gli sci o con la tavola a un buon livello tecnico ha avuto almeno una volta il desiderio di buttarsi in una discesa fuoripista. Per ogni sciatore o snowboarder la neve vergine è il punto di arrivo, l’obiettivo finale: sapersela cavare bene sciando su tutti i terreni e con ogni tipo di neve in sicurezza. Ma per poter raggiungere questo obiettivo senza rischiare oltre il lecito (in montagna una certa dose di rischio c’è sempre) bisogna conoscere alcune importanti regole del gioco e sapersi destreggiare abilmente tra conoscenze tecniche ed esperienza di montagna da acquisire progressivamente. Per prima cosa occorre avere ben chiari quali sono i pericoli del fuoripista, in modo da poter adottare delle contromisure adeguate in funzione del momento e della situazione.

Innanzi tutto le valanghe. Inutile nascondersi dietro una pagliuzza: in generale se c’è un pendio ricoperto di neve, potenzialmente sussiste un certo pericolo di valanghe e quasi sempre è proprio lo sciatore a provocare il distacco della valanga.

Poi naturalmente c’è il pericolo di farsi male in luoghi difficilmente raggiungibili, di perdersi per la nebbia o per incapacità di leggere correttamente una carta, e infine di ritrovarsi con compagni di gita non adeguati alla situazione.

Ma veniamo ora alle più importanti e indispensabili regole del gioco, tenendo presente che il non rispettarle non impedirà certamente di effettuare la discesa, ma affiderà il successo (successo=gita senza incidenti) alla buona stella. In caso di incidente sarà solo e soltanto colpa dello sciatore. Anche se ovvia, questa è la prima regola e anche la più importante: ci si può avventurare nel fuoripista solo quando si è in possesso di una tecnica adeguata alla situazione da affrontare. Non è tanto importante la bellezza del gesto sportivo o l’aspetto estetico della posizione che assumiamo, o ancora saper fare le curve perfettamente a sci uniti: no, quando si è in grado di affrontare le piste più difficili, in ogni condizione di tempo e neve, senza cadere, controllando in ogni momento gli sci e senza mai essere presi dalla paura, solo allora si può cominciare a ventilare l’ipotesi di uscire dal tracciato battuto e addentrarci nel mondo più insidioso del fuoripista.

L’importanza dell’autovalutazione
La seconda regola d’oro è la progressione: le capacità tecniche aumentano con l’allenamento e anche l’esperienza aumenta con il tempo e il numero di discese effettuate.

Non bisogna sottovalutare questo aspetto. È bene porsi e rispondere a questa semplice domanda: mi tufferei da una barca a tre miglia dalla costa non sapendo nuotare? Mi arrampicherei su una montagna per una via di roccia non sapendo scalare? Certamente la risposta è facile perché in questi due esempi il pericolo è talmente evidente che la paura impedisce di barare con se stessi: non sono capace, quindi non vado.

Ma la discesa in neve fresca? È la stessa cosa? No, qui è facile, so sciare bene, non è tanto ripido, c’è tanta gente in giro, cosa vuoi che succeda, basta andare giù e si arriva alla strada! E quando il pericolo si fa riconoscere è ormai troppo tardi, la frittata è fatta; il tempo è cambiato, mi sono perso, il compagno si è rotto la gamba, il telefonino non prende o peggio.

Terrorismo psicologico? No, realismo. Incitamento alla rinuncia? Ancora una volta, no. Semmai incitamento a non barare con se stessi, a riconoscere le proprie capacità, a saper procedere per gradi senza anticipare le tappe necessarie per far crescere progressivamente l’esperienza. Leggere e imparare da articoli e libri, frequentare dei corsi specifici, affidarsi a una guida alpina o anche a un amico esperto (attenzione, diffidare delle imitazioni!) sono solo alcune opportunità disponibili per imparare le nozioni o le tecniche necessarie per affrontare il fuoripista. Ma quali sono gli argomenti da conoscere, le tecniche da adottare, le precauzioni da prendere, i segnali d’allarme da sorvegliare per poter giocare d’anticipo?

Innanzi tutto bisogna saper preparare l’uscita con cura: percorso, difficoltà, compagni di gita, bollettino meteonivologico, attrezzatura, condizioni fisiche e psicologiche, sono solo alcuni dei primi tasselli che dobbiamo mettere al posto giusto per costruire il successo. Proviamo a immaginare la nostra giornata di fuoripista come se fosse un gioco di carte qualsiasi: ogni elemento che entrerà in gioco nel corso della giornata di fuoripista va classificato come carta positiva o negativa al fine di vincere la mano e poi il gioco.

Lo sciatore professionista Phil Meier (Svizzera) mentre sfugge a una valanga durante il Freeride Quest, evento di qualifica per l’Extreme Verbier, campionato del mondo del freeride, 15 marzo 2007. Foto: Ivaylo Velev.

Saper osservare e comportarsi
Una volta messi gli sci, le decisioni che si prendono nel corso della giornata sono affidate a due fattori estremamente importanti: l’osservazione e il comportamento sul terreno. Due aspetti strettamente legati: se non ci si comporta adeguatamente sul terreno non si riesce a osservare e se non si osserva non si sa come comportarsi. Sono altre le carte che entrano in gioco quando si è già con gli sci o con la tavola nella neve, e anche queste possono essere buone o cattive.

Già arrivando in stazione occorre prestare attenzione ai cartelli informa- tivi e ai bollettini esposti; occorre ascoltare le voci di personaggi autorevoli del posto in merito alle condizioni della montagna. Nel 2000 l’informazione è indispensabile; non si può non sapere e non è più lecito non far sapere. Piaccia o no.

Salendo in seggiovia o effettuando le prime discese di riscaldamento in pista occorre imparare a sentire la temperatura, a leggere i segnali di cambiamento del tempo, a capire se si è in forma o se è una giornata “no”. Occorre imparare a riconoscere che neve si va a calpestare: sarà una giornata da polvere o d firn (neve primaverile)? Ci si arrabatterà in equilibrio precario in mezzo a croste che non tengono o si finirà su neve dura come il marmo?

In funzione di queste osservazioni sarà il caso di anticipare o ritardare l’uscita fuoripista, oppure cambiare itinerario, oppure ancora rinunciare anche se gli altri vanno.

C’è ghiaccio vivo e fa ancora freddo? Converrà restare ancora un po’ in pista e aspettare che la superficie si scaldi.

Fa al contrario un caldo notevole già alle prime ore del mattino? Presto: una discesa a nord e poi stop, si resta in pista per il resto della giornata. Ci si sente già stanchi o è rimasta la testa in ufficio? È la giornata ideale per affinare la tecnica in pista, per provare nuovi esercizi e migliorare le capacità.

Tutti questi ragionamenti vanno collegati a un comportamento corretto, non da “pistaiolo”, ma da montanaro esperto che sa rispettare l’ambiente meraviglioso della montagna innevata.

Leggere le pendenze e l’esposizione del terreno, saper interpretare i segnali del vento, mantenere le distanze di sicurezza fra i compagni e spesso sciare uno alla volta seguendo un percorso preciso, sono solo alcuni degli importanti aspetti pratici che ci permetteranno di arrivare a valle con il massimo del piacere e con rischi più limitati.

Tutte queste regole del gioco sono solo alcuni esempi per far capire a ciascuno che il fuoripista è un’attività meravigliosa, ma proprio per questo richiede il continuo uso della testa e non solo delle gambe e dei muscoli. Una discesa “toccata e fuga”, senza un’adeguata preparazione, può lasciare molto amaro in bocca. Certo può dare soddisfazione e godimento, ma parziale, temporaneo e per di più accompagnato da una notevole dose di rischio: la nostra vita e quella degli altri risulterebbe affidata in buona parte al caso. E in montagna il caso spesso non è dalla nostra parte.

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Fuoripista e valanghe ultima modifica: 2021-11-30T05:05:00+01:00 da GognaBlog

7 pensieri su “Fuoripista e valanghe”

  1. 7

    Bertoncelli, quando ho deciso di andare dove il mio istinto mi diceva di muovermi, ero giovane e tormentato. Quello che più mi tormentava era il lunedì che vedevo come veniva vissuto dai miei amici più grandi. Proprio per quello decisi che semmai avrei vissuto un eterno venerdì pomeriggio, ma di solito non so che giorno della settimana è, anche perché frequento per lo più persone simili a me. La vita passa in un lampo e non c’è tempo di prenderla sul serio, pur essendo io, una persona serissima. Mistero.

  2. 6
    Fabio Bertoncelli says:

    Credevate voi che il Cominetti avesse fatto tutto ciò che ha fatto cavandosela con la lettura del manuale CAI? o con un fine settimana sulle piste da sci del Tonale? o sulla ferrata del Pisciadú? o con un gaudente monotiro sulla Via Pincopalla, dio solo sa dove?
    Eh, no! Il Cominetti un bel giorno si è detto: “Io ora vado. Vado dove mi porta il cuore”. Ed è andato.
    … … …
    Marcello, perdonami la mancanza di discrezione, ma io sono sicuro che un bel giorno tu ti sei detto proprio cosí. E hai fatto bene.

  3. 5
    albert says:

    Per comprarsi tutta l’attrezzatura di moda basta mezz’ora, per leggere le 470 pagine del manuale del  Cai  dedicato allo scialpinismo..ore ed ore (solo consultazione reperbile sul web).Per applicare e fare esperienza non basta un weekend, occorrono anni e magari aiuta abitare in zona di montagna.

  4. 4
    Roberto Pasini says:

    Sorry ho sbagliato a collocare il post. Va nel sarchiapone senza dignità. Potete spostarlo grazie.

  5. 3
    Roberto Pasini says:

    La propaganda di questo governo simile a quella dei nazi? La comunicazione della Presidenza del Consiglio oggi e prima? Quella smunta di Paola Ansuini, ex Banca d’Italia ? Quella immaginifica di Rocco Casalino e quella Morigi che giocava a fare il piccolo Roger Ailes per poi farsi fregare come un pistola forse dai suoi stessi compagnucci ? Ma di cosa parliamo? Avete mai visto qualche pezzo della propaganda nazista su Rai Storia? Pensiero unico ? Ma se le reti Rai, Mediaset e La 7 campano sul teatrino quotidiano del conflitto tra figurine caricaturali pro e contro, un vero circo Orfei? I giornali: un terzo battono sul pro, un terzo sul contro e gli altri tengono i piedi in due staffe. È il solito melodramma pieno di tenori e prime donne, più presi da se stessi e dai loro interessi anche di sopravvivenza personale che dalla causa che difendono. Sinceramente anche mettendoci tutto il pessimismo di cui sono capace non c’è proprio partita. Goebbels batte Casalino 6 a 0 e Leni Riefensthal batte ugualmente Paola Ansuini 6 a 0 di ciò non possiamo che essere felici e contenti.

  6. 2
    Fabio Bertoncelli says:

    Io, che sono italiano, chiamo “pane” il pane, “vino” il vino e “fuoripista” il fuoripista. Non “freeride”.
     
    Anche perché detesto scimmiottare gli americani o chiunque altro. 

  7. 1
    albert says:

    “..Per postare una foto figa, non fai certo il vecchietto con lo stem cristiania a fianco della pista”…e se fai la “raspa ,centrale o laterale”?? O   aggiungi vecchiezza ulteriore o recuperi anni. Volendo  si recuperano , ad esempio per  Trentino, le mappe delle valanghe classificate ..in decenni di mappatura.Immancabile acronimo: CLPV
    http://www.territorio.provincia.tn.it/portal/server.pt/community/prevenzione_rischi_naturali/1111/prevenzione_rischi_naturali/439450
    https://webgis.provincia.tn.it/wgt/?lang=it&topic=8&bgLayer=sfondo&layers=ghiacciai_2015,fotointer&catalogNodes=40&X=5139937.05&Y=709474.30&zoom=4
     
     

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