Gennargentu: il Parco che non esiste

Se dovessimo scegliere la storia più italiana legata ai nostri parchi nazionali, nel senso tragicomico del termine, dove burocrazia e politica dipingono scenari spesso surreali, questa sarebbe senz’altro quella del Parco nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu.

Gennargentu: il Parco che non esiste
di Davide Agazzi
(pubblicato su parksofitaly.com il 3 maggio 2022)

Parks of Italy è un magazine online indipendente, che si pone l’obiettivo di trovare e raccontare storie dai parchi naturali italiani. Grazie alla raccolta di interviste e approfondimenti, vuole offrire una maggiore e diversa informazione per aiutare a conoscere una delle più grandi risorse del territorio italiano. 

Per riassumere una vicenda che si protrae da oltre trent’anni, si potrebbe semplicemente leggere quanto riportato oggi sul sito del Ministero della Transizione Ecologica: “Il Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu è formalmente istituito ma non è operativo”.
Un parco nazionale che c’è, ma non c’è, pur rientrando formalmente tra i 25 a oggi presenti nel nostro Paese. E che sicuramente vanta un sito internet che potrebbe far emozionare i nostalgici di WordArt.

Cala Fuili. Foto: Florian Bernhardt.

Una storia da Striscia la Notizia che pensiamo sia giusto riproporre su queste pagine, anche a fronte di un dibattito che sembra essersi riacceso dopo anni di silenzio. Secondo Antonio Canu, presidente di WWF Oasi, l’idea infatti risale agli anni Venti del Novecento, quando il presidente dell’epoca del Parco nazionale d’Abruzzo, Carlo Paolucci, scriveva ai parlamentari sardi: “Il massiccio del Gennargentu è, a mio avviso, la zona ideale per un Parco nazionale sardo, ricco di vita più di quelli del continente”.

La segnaletica sul Gennargentu. Foto: da MBM51 su Flickr.

Sull’isola il progetto piace fin da subito, ma resta una mera suggestione fino al 1958, quando si tiene il Congresso internazionale per lo sviluppo economico in Sardegna, tenutosi a Bruxelles. Qui il parco sembra piano piano prendere vita, tanto da essere previsto nel Piano di rinascita economica e sociale della Sardegna, datato 1962.

Dalle parole però non si arriva mai ai fatti e nonostante l’approvazione di un disegno di legge dedicato (1969), bisognerà aspettare altri vent’anni per vedere dei risultati. Prima la legge regionale (n.31/1989) sulle aree protette e poi la legge quadro sulle aree protette (n.394/1991) segnano la nascita del parco, che però sarà istituito effettivamente solo nel 1998 con decreto del Presidente della Repubblica.

Fin da subito però le polemiche sono veementi. Secondo Canu, le due fazioni si mettono entrambe sulle barricate. “Da un lato le ragioni di quanti, favorevoli all’istituzione del parco, in nome di interessi generali e non di parte, promuovono un modello di sviluppo che conservi il capitale naturalistico straordinario, valorizzandone risorse e offrendo servizi.
Dall’altro le voci contrarie: le comunità locali, da sempre diffidenti verso chi viene da fuori e soprattutto gelose del proprio territorio, che vedono nel parco – a torto – il tentativo di espropriarle dalle loro attività; gruppi d’interesse, di vario genere, che temono di perdere, con l’istituzione del parco, le condizioni privilegiate di sfruttamento delle risorse
”.

Il cartello di benvenuto nel paese di Orgosolo (NU). Foto: David Rotter su Flickr.

Uno stallo paradossale per i tempi in cui viviamo, dove i venerdì diventano Fridays for Future e Barack Obama presta la sua voce a un documentario sull’importanza dei parchi nazionali. Invece in Italia il risultato di questo enorme fraintendimento si trasforma in un apparente nulla di fatto.

I comuni locali, che lamentavano anche una scarsa rappresentanza all’interno del consiglio direttivo del parco, però non ci stanno e provano ad annullare il decreto istitutivo del parco, cercando quindi di rimuoverlo completamente dagli archivi statali; nel 2008, il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna dichiarerà improcedibile il ricorso, rifacendosi a una precedente sentenza che stabiliva la necessità di un nuovo accordo tra Stato e Regione sul tema,mantenendo di fatto lo status quo.

L’ovile Ziu Tatanu a Cala Gonone. Foto: Jürgen Scheeff su Unsplash.

E dopo ancora tanti anni di silenzio, bisogna arrivare al 2022 perché il tema torni nuovamente di tendenza nelle cronache locali. In occasione della realizzazione di una nuova rete escursionistica sul monte Ortobene, in provincia di Nuoro, il sindaco del capoluogo, Andrea Soddu, afferma che: “Si può rilanciare la discussione su un tema che è stato abbandonato e cioè l’istituzione del Parco del Gennargentu”.

Gli fa eco Pier Luigi Meloni, referente di Europa Verde-Verdi Nuoro: “Siamo sempre convinti che rendere operativo il Parco del Gennargentu, andando a proteggere un ecosistema con un habitat unico, sarà uno strumento che potrà garantire lo sviluppo e bloccare i gravi fenomeni dello spopolamento e della fuga dei giovani.
Inoltre vi sarebbe la concreta possibilità che il progetto possa beneficiare anche dei fondi del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), anzi: sarebbe un’occasione da non perdere
”.

Cala Gonone. Foto: Luca Cassani su Unsplash

Speriamo davvero che questo rinnovato interesse nei confronti di una delle aree più affascinanti della Sardegna e non solo, che dai 1834 metri di Punta Lamarmora giunge fino alle coste tra Cala Gonone e Santa Maria Navarrese, possa trovare finalmente un degno riconoscimento formale nei prossimi anni.

Qui infatti trovano spazio delle autentiche perle naturalistiche come la grotta del Bue Marino, l’antica dimora della foca monaca (che è stata nuovamente avvistata dopo anni di allontanamento), il Supramonte di Orgosolo, dove sopravvivono lecci ultrasecolari, e la Gola di Su Gorropu, il canyon più profondo d’Italia.

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Gennargentu: il Parco che non esiste ultima modifica: 2022-10-12T05:48:00+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Gennargentu: il Parco che non esiste”

  1. …ognuno ha i propri tempi…un secolo…
    .tra  muretti a secco sardi e sugherete, paesaggi da intervalli RAI in bianco e nero e un parco  bambino che non vuole crescere e cosi diventare adulto con i vizi che ciò comporta.
    Forse è proprio l isola che non c è …
     

  2. Sul modello di sviluppo promosso dai politici sardi, a maggior ragione se basato sulla “valorizzazione delle risorse e l’offerta di servizi”, ci sarebbe da essere assai guardinghi (basta vedere l’ultimo scempio perpetrato a Punta Giglio ad Alghero). Credo che le comunità locali del Nuorese abbiano sempre saputo conservare e gestire molto bene il loro territorio; e chiunque (e in questo blog sono molti) abbia girato per quei luoghi non potrà che confermarlo.

  3. Mah, all’istituito ma di fatto inesistente parco dei Colli Euganei e quello del Sile non solo i cartelli sono “sparati” ma pure ci scorazzano in moto e le bici, oramai, han ridotto e viscidi toboga i sentieri tematici

  4. Con l’istituzione e l’operatività di un parco nazionale si vieterebbe sicuramente il tiro al cartello stradale da sempre in voga. Uno sport praticato da tutti, grandi e piccoli.

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