Gorpcore o mountain style, l’ispirazione per i look di questo autunno-inverno arriva direttamente dalla montagna tra giacche impermeabili, scarpe da trekking e pile. Tutti i prodotti consigliati sono selezionati in piena autonomia editoriale dalla redazione di FqMagazine sulla base delle tendenze della stagione.
“Gorpcore”
(così l’abbigliamento tecnico si indossa in città con il nuovo trend)
di Flavia Iride
(pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 22 ottobre 2025)
La montagna non è mai stata così alla moda. Quello che un tempo era sinonimo di abbigliamento tecnico e funzionale oggi è diventato un trend da indossare anche in città. Così i look di tutti i giorni vengono contaminati da capi che provengono direttamente dal mondo del trekking e dell’outerwear, senza nessuna paura di risultare fuori luogo, ma al contrario con l’intenzione di portare in città una coolness che non ha nulla a che vedere con gli abiti bon ton e talvolta anche molto poco confortevoli.
Ribattezzata Gorpcore (dall’acronimo “Good Ol’ Raisins and Peanuts”, ovvero il mix di snack tipico degli escursionisti americani) o mountain style, questa tendenza è esplosa tra passerelle, social e street style quasi come diretta evoluzione dello streetwear che, con buona pace dei detrattori, non è morto ma si è semplicemente evoluto in un’estetica che racconta molto di più della società odierna di quanto non facesse lo streetwear più puro.
A spingere questa tendenza è infatti un cambiamento più profondo nel modo di vivere di gran parte delle persone: il desiderio di riconnettersi con la natura e, al tempo stesso, la ricerca di capi che uniscono comfort e versatilità. Dopo anni di moda iper-costruita, il nuovo lusso è potersi muovere liberamente, indossando tessuti tecnici e performanti senza rinunciare allo stile. Le influencer ne hanno poi fatto un manifesto di effortless — basti pensare a Hailey Bieber, Bella Hadid o Emily Ratajkowski — fotografate tra New York e Los Angeles in look da hiking reinterpretati in chiave urbana.
Oltre ai marchi che hanno lo stile Gorpcore nel proprio DNA creativo (basti pensare a Napapijri, Stone Island, Patagonia o The North Face), diversi brand, anche molto lontani da questa estetica, hanno recentemente abbracciato questo lifestyle. Un esempio è proprio Emporio Armani che, nella sua ultima sfilata maschile primavera-estate 2026, ha presentato modelli equipaggiati di outerwear leggero, T-shirt tecniche, tank top dal taglio slim, cappellini da trekking anti-UV e zaini in spalla.
D’altra parte, anche i marchi fashion lontani da questa estetica si sono lasciati contagiare dal fascino dello stile montagnolo, proponendo capi da soft trekking e coordinati in nylon stretch o fleece, pensati per essere indossati tanto su un sentiero quanto per un brunch in città. Allo stesso modo, le scarpe da trekking diventano le vere protagoniste: voluminose, comode, spesso multicolor o con suole spesse, perfette per sdrammatizzare gonne mini o pantaloni sartoriali.
Giacche impermeabili, scarpe da trail, pile tecnici e pantaloni cargo. La moda outdoor si è ripulita dalle connotazioni troppo sportive per abbracciare linee minimal e colori ispirati alla natura: beige, verde muschio, marrone, sabbia e nero dominano una palette che parla di natura, ma si adatta perfettamente al cemento. Dall’abbigliamento più tecnico a quello reinterpretato in chiave casual, fino alle scarpe da trekking più di tendenza, ecco la guida shopping di FQMagazine interamente dedicata al trend del mountain style.
L’abbigliamento in stile Gorpcore
Se è vero, come è vero, che adesso l’abbigliamento tecnico da montagna si indossa anche in città, ecco che nella shopping wish list per questo inverno vanno inserite giacche impermeabili, pile, pantaloni cargo e tutti quei capi utility che apparentemente con la città hanno ben poco a che vedere, come un pratico gilet over con tasconi.
Le scarpe da trekking come must-have di stagione
Ma il vero e proprio emblema della tendenza Gorpcore sono state le scarpe che, anche abbinate agli outfit più tradizionali, hanno subito evocato immagini di trekking avventurosi. Complici i VIP che hanno indossato scarponcini da montagna per un pit-stop al supermercato o una passeggiata tra amici, le scarpe stringate, con la suola zigrinata e robusta, sostituiscono le sneakers e conquistano il podio delle scarpe ultracomode, calde e cool della stagione.
Il commento
a cura della Redazione
Oceani d’acqua sono passati sotto i ponti in cinquanta anni, da quando cioè chi era giovane, andava ad arrampicare ma viveva a Milano e opponeva i suoi gusti agli imperanti trend cittadini: la giacca imbottita di piumino quando ancora la parola “monclair” era pronunciata dai soli alpinisti, oppure l’uso della sgualcita tuta da ginnastica in metropolitana in piena epoca di “paninari”. Non facevamo caso agli sguardi di disapprovazione, ci bastava il senso di appartenenza alla nostra “casta”.
Tutto si è ribaltato in cinquanta anni? Forse sì ma, in mezzo a trend, look, brand e influencer, quanta spontaneità abbiamo perso!
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Va bene allora diciamo che va tutto bene che siamo tutti bravi e tutti utili ….e che siamo tutti belli…va bene così..?????
26 E’ la sindrome del branco o più semplicemente del bar
Pur essendo certo dell’irrilevanza di questo commento, non riesco a non sottolineare come deridere l’articolo e/o il linguaggio utilizzato per scriverlo sia un conto, mentre denigrare l’autrice, senza peraltro credo nemmeno conoscerla, sia un altro.
“Facciamo le scarpe più belle del mondo, che bisogno c’è di tutta questa cultura?”
Ho notato come ultimamente molte persone si impegnino nelle più rinomate università, tralasciando un sano acculturamento che una vita più vissuta può dare.
Avendo a che fare spesso per lavoro con turisti provenienti dagli USA ricordo di avere notato, già molti anni fa, un’ignoranza di fondo davvero preoccupante in quasi tutti loro. Persone preparatissime su argomenti specifici ma totalmente impreparate in cultura generale. Mi sa che anche qui si stia andando in quella direzione. Purtroppo.
Un’altra triste osservazione che si può fare leggendo la presentazione dell’autrice dell’articolo è il tracollo della serietà dei titoli di studio…..se ho capito bene questa qui c’ha due lauree vari master……mah???? Ho conosciuto persone con la terza madia con molta più cultura e spessore…..
Brand Tecnici di Lusso (High-End Tech): questi marchi offrono prestazioni estreme con un design minimalista, perfetti per la città:
Arc’teryx: Il brand di riferimento. Cerca la Beta LT Jacket (un guscio GORE-TEX) o i loro pile come l’Atom LT o la Kyanite. Sono economicamente un investimento, ma offrono durabilità e un taglio impeccabile.
And Wander: un brand giapponese che fonde l’estetica fashion con la funzionalità da escursionismo, usando spesso tessuti Pertex e dettagli riflettenti.
Telefonata:
Figlio: “mammina, mammina: ma lo sai che ieri in tenuta antisommossa ho portato via con la forza 3 bambini di 6 e 8 anni ai loro genitori perché gli volevano troppo bene e non gli lasciavano usare lo smartphone! Ma avrò fatto bene???”
Mamma: ” ma certo che hai fatto bene, è il tuo lavoro!”
Ulteriore articolo immondizia che va ad occupare altro spazio nel web. Come del resto…il mio stesso commento.
Scusate ma non ho tempo di leggervi.
Ho una videocall per il budget 2026
Qualcuno sa spiegarmi che cosa sia il “tank top dal taglio slim“?
È roba che si mangia?
Rino Ceronte : Lo capiscono purtroppo, è semplicemente la continuazione di quello che hanno fatto loro
Mi trovo assolutamente d’accordo con Drugo Lebowsky, anche se trovo il suo giudizio espresso con parole un po’ troppo accomodanti e buoniste. 🙂
Grazia:
Perché i genitori dei tecnici laureati che alla Leonardo producono armi hanno capito cosa fanno i loro figli?
O i genitori dei giovani economisti che alla Morgan Stanley creano bond tossici per fregare i risparmiatori.
O i genitori dei tecnici laureati che alla Monsanto producono veleni per irrorare la frutta e verdura che noi mangiamo.
O i medici che curano per telefono.
O quelli che producono i Pfas
La lista sarebbe lunga
La storia di Moncler è emblematica del percorso intrapreso anche da altri marchi, così come è emblematico il linguaggio usato per “narrarla” (altra parola chiave dei nostri giorni).
Mapporcozzio.
Purtroppo grazie abbiamo capito tt urti benissimo… c’è da piangere non da ridere …e poi scrivono che avete 30 anni a Milano è un problema….non saprei che dire…rischio di essere molesto
Marcello, dopo aver letto la sua presentazione, mi metto insieme ai suoi familiari che non hanno capito quello che fa!
Che ridere, Gianni! Grazie!
Ancora ancora un piumino – magari a mezze maniche – che poi ti togli quando fai il pit-stop e vai a fare il brunch, ma come si fa a tenere gli scarponcini negli ambienti chiusi? Devono essere tutti molto annoiati…
Davvero si sentono più vicini alla natura se si vestono così?
Tutti abbiamo dei sogni, qualcuno di noi vive per inseguirli e soddisfarli, altri si limitano a comprare il surrogato del sogno……
@ 5
Novantadue minuti di applausi!
Battimelli, anch’io sono un estimatore dell’esprimersi da sottovivente.
A tal proposito ti invito a leggerti la presentazione che l’autrice fa di se stessa:
https://flaviairide.substack.com/about
A questi se gli fai un discorso usando il cervello, svengono.
I paninari, i cremini, gli eskimo, da noi non debordavano sui monti. Io il piumino Moncler di Lionel Terry, quello senza tasche per le mani perché “quando lo indossi hai certamente i guanti” e la giacca Samas perché migliore nel resistere alle discese in doppia senza discensore, rispetto alla Fila che era per i “fighi’.
Ho il frigo vuoto. Ora indosso un paio di capi utility di un brand outerwear che mi danno un bel look da hiking e me ne vado effortless nel mio streetwear, dando una sensazione molto trendy di coolness, a fare un soft trekking per un pit-stop al supermercato. Adoro questo lifestyle che mi permette di riconnettermi con la natura. E nella mia shopping wish list ci metto un poderoso vaffa (meglio, un fuck) per questo modo di parlare.
Tiè … beccatevi questa … 8’ e 25” di sana nostalghia
https://share.google/9w2aVcDDnW6OeoZ9G
Mah … io i “monclair” me li ricordo proprio indossati dai “paninari” che a Torino chiamavamo “cremini”. Per altri l’eskimo gucciniano e per altri ancora … “lon ca capitava” (io ero tra questi ultimi …).
Capi che “una volta” erano un inequivocabile e (il più delle volte) involontario distintivo di appartenenza al circolo degli arrampicatori/alpinisti, come il piumino e il pile, già da tempo sono diventati “mainstream”.
Alcuni sono addirittura (incredibilmente?) diventati segni distintivi di gruppi totalmente diversi, come ad es. alcune tifoserie.
Sono rimasti inequivocabilmente distintivi solo alcuni marchi di nicchia (ai quali comunque il mercato generalista fa senza dubbio gola).
Com’è ovvio che sia, non mancano esempi di contaminazione in senso opposto (es. la camicia di flanella dei tempi che furono, o i jeans in tempi più recenti).
Gli articoli che parlano di moda sono generalisti come l’oroscopo. Con tante parole accontentano tutti quelli che ci credono.
Comunque, parlando di estetica e non di moda, sono inguardabili le donne che usano scarponcini da trekking che coprono la caviglia e una gonna “mini” è certamente valorizzata da una scarpa con i tacchi alti.
Le scarpe “calde”, ora che non fa più freddo, in città sono una maledizione.