Guerra alla CO2, zero materie rare

La riduzione delle emissioni nocive si gioca sulla disponibilità di litio, silicio, rame, anche caucciù, che non abbiamo.

Guerra alla CO2, zero materie rare
(la rischiosa contraddizione UE)
di Massimo Sideri
(pubblicato su Corriere della Sera il 1° maggio 2023)

Che la transizione ecologica fosse, prima di tutto, una transizione energetica lo avevamo capito. Meno chiaro era che la transizione energetica fosse anche una transizione verso i «minerali critici»: non solo le famose terre rare, ma una lista di materie prime sempre più fondamentali che l’Europa in larga parte non ha e che la «nuova globalizzazione fredda» rende meno accessibili. In sostanza la nuova equazione sulla quale dovremo lavorare è: meno C02 ma più materiali critici. Il tema «minerali e materie prime critiche» è ben chiaro all’Europa della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che stila dei report periodici e che ha già avviato una politica di riduzione del fabbisogno dalle altre aree del mondo (con gli Stati Uniti sempre più gelosi delle proprie miniere e l’Asia sempre meno disponibile alla condivisione per questioni geopolitiche).

Ma fatta la pentola c’è un nuovo coperchio da costruire. C’è un nervo scoperto nella transizione: le energie rinnovabili sono, per definizione, basate sullo sfruttamento delle forze della natura. Ma questa cortesia da parte della Terra non è a costo zero, anzi. Da un rapporto Enea sul tema (Il problema delle materie prime critiche per la transizione ecologica, che ha il pregio di riunire diverse fonti su questo intricato tema) due esempi possono fare da cartina di tornasole.

Il rapporto Enea
Il primo riguarda gli impianti a fonti rinnovabili che «generalmente richiedono più acciaio, alluminio e, in alcuni casi, cemento per unità di capacità rispetto alle tecnologie di generazione basate sui combustibili fossili. Considerando i materiali critici, ad esempio, la costruzione di un impianto eolico onshore richiede risorse nove volte superiori rispetto a un impianto a gas a parità di potenza installata. Oltre a una maggiore quantità di rame, cromo e nichel, gli impianti eolici necessitano di zinco, manganese, molibdeno e terre rare». In generale le tecnologie mature (gas naturale, carbone e nucleare) richiedono una quantità di materie prime critiche considerevolmente inferiore rispetto al fotovoltaico e all’eolico. Vale la pena sottolineare che per materie prime critiche l’Europa non fa riferimento solo a quelle che facilmente possono venire in mente, come il litio delle batterie, il silicio, le terre rare, il rame, ma anche, a titolo di esempio, il caucciù, fondamentale in generale nel settore manifatturiero.

Le strategie
Qual è il problema? L’economia della transizione energetica si basa su un presupposto classico. Il settore pubblico ha interesse a far partire il razzo che nella fase iniziale deve vincere la gravità e staccarsi da terra, perché la scala industriale abbasserà i prezzi rendendo accessibile a tutto il mercato la nuova economia green e sostenibile dal punto di vista dei gas serra rappresentati dal nemico pubblico numero uno: l’impronta carbonica CO2 equivalente (C02e).

Se andiamo a guardare i pannelli fotovoltaici, la previsione è stata sostanzialmente rispettata con una tendenza a una forte riduzione del costo nonostante i continui salti tecnologici (è come se esistesse una sorta di macrolegge di Moore, quella che prevede empiricamente un dimezzamento del costo 0 e un raddoppiamento della potenza di calcolo dei microprocessori ogni 18-24 mesi). Il razzo, superata l’atmosfera, fluttua nel vuoto e va solo governato. Peccato che la tensione e la domanda sempre maggiore delle nuove tecnologie abbiano già scatenato una silenziosa ma chiara tendenza al rialzo dei prezzi delle materie prime critiche per l’Europa.

Ma dicevamo che esiste un secondo esempio calzante nel rapporto Enea che riprende dati Iea 2023: «Escludendo dal conteggio i quantitativi di acciaio, alluminio, plastica e vetro, si osserva che una tipica auto elettrica richiede circa sei volte l’apporto di minerali critici rispetto a un’auto convenzionale, in termini di kg di minerali per ogni veicolo. Oltre a una maggiore quantità di rame e manganese (elementi usati per la fabbricazione delle auto convenzionali), le auto elettriche richiedono anche grafite, nichel, cobalto, litio ed elementi del gruppo delle terre rare».

Considerando che la transizione dall’industria dell’auto a combustibili fossili a quella dell’elettrico è una delle gambe su cui si poggia la crescita europea, il problema è chiaro. La CO2 è il nemico, ma le materie critiche non sono certo l’alleato migliore per vincere la battaglia verde.

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Guerra alla CO2, zero materie rare ultima modifica: 2023-06-29T04:58:00+02:00 da GognaBlog

1 commento su “Guerra alla CO2, zero materie rare”

  1. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    Niente paura: andremo tutti in bicicletta.
     
    N.B. Scusate, mi correggo: non tutti, ma solo i popoli; non chi ci comanda, non chi ci farà andare in bicicletta, e nemmeno i ricchi.
     
    P.S. Ci dicono pure che, cosí facendo, saremo piú felici.

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