Depavimentare le città aiuta a ridurre gli inquinanti atmosferici e la temperatura locale, soprattutto se al posto del cemento si realizzano aree verdi molto estese. In Italia specialmente, dove il consumo di suolo è ancora in crescita, potrebbe essere un buono strumento di adattamento climatico.
Ha senso depavimentare le città?
di Jacopo Mengarelli
(pubblicato su scienzainrete.it il 14 luglio 2026)
Secondo le linee guida per la depavimentazione e il rinverdimento urbano del 2022 (finanziato nell’ambito di Horizon 2020) la superficie urbanizzata nell’Unione Europea è cresciuta del 78% dalla metà degli anni Cinquanta, a fronte di una crescita della popolazione di appena il 33%. Il risultato è che grandi estensioni di suolo urbano sono oggi sigillate, cioè ricoperte da asfalto, cemento o altri materiali impermeabili che impediscono all’acqua di filtrare nel terreno. Per di più eliminano la vegetazione, assorbono il calore solare e riducono la biodiversità locale. Ecco perché nasce l’idea di rimuovere molte di queste superfici per restituire il suolo alle sue funzioni naturali.

Riduzione dell’effetto “isola di calore”
Le aree densamente costruite possono essere fino a 10°C più calde delle zone rurali circostanti. L’apporto di vegetazione contrasta questo meccanismo attraverso due processi principali: l’ombreggiamento diretto e l’evapotraspirazione, ossia il rilascio di vapore acqueo da parte delle piante, che raffredda l’aria circostante.
La presenza di alberi in particolare può abbassare le temperature locali tra i 3°C e i 5°C, a patto però che le piante dispongano di sufficienti quantità di acqua (per cui diventano dirimenti i sistemi di raccolta e stoccaggio dell’acqua piovana). E, in più, gli effetti di raffrescamento sono molto localizzati: allontanandosi dall’area verde si riduce molto il beneficio e per aree inferiori agli 0,5 ettari sostanzialmente non esistono benefici per l’ambiente circostante.
Alcuni esempi citati dal documento. A Lione, la trasformazione di un tratto di 3 chilometri della Rue Garibaldi in un viale alberato ha prodotto una riduzione delle temperature tra 1,78°C e 2,33°C nei mesi di agosto 2016 e 2017. Ad Aubervilliers, la rinaturalizzazione di un parcheggio ha registrato una riduzione media di 2°C sotto la chioma degli alberi. A Seoul, la demolizione di un’autostrada sopraelevata e il ripristino del fiume Cheonggyecheon ha prodotto temperature da 3,3 a 5,9°C più fresche rispetto a una strada parallela poche centinaia di metri più in là. A Berlino e Valencia si registra un effetto di raffreddamento di circa 2/3°C all’interno di parchi tra i 20 e i 200 ettari, con effetti misurabili fino a 330 metri oltre il confine del parco.
Riduzione rischio alluvione
Un suolo impermeabilizzato non assorbe l’acqua, ma la convoglia rapidamente verso i sistemi fognari, spesso saturandoli, con conseguente allagamento. E con il cambiamento climatico il fenomeno tende ad aumentare. Ecco perché depavimentare i suoli aiuterebbe l’acqua a filtrare nel suolo maggiormente, riducendo la portata di picco durante le piogge intense. Il documento cita Amsterdam, dove un cortile asfaltato è stato convertito in spazio verde con l’aggiunta di cisterne di raccolta per stoccare l’acqua piovana e renderla disponibile nei periodi di siccità. Ancora, in Francia si stima che appena il 10% di copertura impermeabile in un bacino idrografico è sufficiente ad aumentare significativamente il deflusso superficiale. Ecco perché «giardini allagabili», «cunette piantumate», «vasche di laminazione» e altro stanno diventando infrastrutture idrauliche a tutti gli effetti.
Biodiversità urbana e qualità dell’aria
La depavimentazione crea o ripristina habitat per specie vegetali, insetti impollinatori, uccelli e piccola fauna locale. È però importante scegliere opportunamente le specie, perché quelle locali ospitano una maggiore varietà di insetti rispetto alle specie ornamentali esotiche.
La vegetazione, inoltre, filtra alcuni inquinanti atmosferici: il particolato fine (PM2.5 e PM10) si deposita sulle foglie, mentre alcune specie assorbono inquinanti come il biossido di azoto (NO2). A Seoul, per esempio, il ripristino del già citato fiume Cheonggyecheon ha prodotto una riduzione del 35% del particolato atmosferico (da 74 a 48 microgrammi per metro cubo). Il documento tuttavia avverte che questi effetti dipendono da molti fattori, come le specie vegetali scelte, i flussi d’aria e la posizione rispetto alle fonti inquinanti.
La depavimentazione riduce le emissioni di gas serra?
La depavimentazione non è di per sé una soluzione di mitigazione climatica, perché agisce fondamentalmente in modo indiretto sulla riduzione delle emissioni di gas serra. A Strasburgo, per esempio, uno studio citato dal documento ha misurato che gli alberi urbani riescono a eliminare lo 0,03% della CO₂ locale, che risulta piuttosto limitato come contributo alla riduzione globale delle emissioni climalteranti. Lo stesso discorso vale per la riduzione dei consumi energetici grazie al minor utilizzo di aria condizionata: non è facile stimarlo e i fattori sono variegati. Lo stesso IPCC scrive che per ridurre le emissioni di CO2 è molto più importante ed efficace agire sulle foreste, cioè quindi su superfici molto più estese del solo verde in città.
Costi della depavimentazione
I suoli urbani, soprattutto quelli di ex aree industriali o parcheggi, spesso contengono inquinanti: metalli pesanti (cadmio, piombo, rame), idrocarburi, residui chimici di varia natura. Prima di qualsiasi rinaturalizzazione, quindi, è necessaria un’analisi del suolo, che le linee guida europee stimano in un costo che si aggira attorno ai 200 euro a campione.
In generale, il costo medio della “de-sigillatura” può essere tra i 60 e i 270 euro per metro quadrato. Ovviamente l’ampiezza della forbice dipende dal grado di complessità delle operazioni, come la demolizione delle strutture, la bonifica del suolo, la progettazione ecologica, il trasporto dei materiali e via dicendo.
Bisogna anche tenere presente che depavimentare significa spesso ridisegnare la mobilità della città. A Copenaghen, per dire, i posti auto occuperebbero, messi in fila, una superficie di 1,6 chilometri quadrati, rimpiazzare tutto questo asfalto con verde non è neutro sul piano della mobilità. Ad Avignone la rimozione di 1.900 parcheggi attorno alle mura storiche è stata possibile perché contestualizzata in un piano urbanistico più ampio.
Chiaramente, a fronte del costo di realizzazione è necessario tenere in considerazione anche i benefici economici che si otterrebbero. Le linee guida europee stimano che nella città francese di Douai la gestione alternativa del 25% degli spazi pubblici (che vengono quindi deimpermeabilizzati) produce un risparmio stimato di 1 milione di euro l’anno.
Quanto è già diffusa la depavimentazione?
La de-pavimentazione è una pratica in rapida diffusione in Europa, ma ancora lontana da una scala sistemica. Oltre ai casi già citati, la Germania ha sviluppato degli strumenti per mappare superfici potenzialmente de-sigillabili e la Francia ha adottato l’obiettivo di zero artificializzazione netta al 2050.
In Italia, Genova è la prima città ad aver inserito la depavimentazione nel piano urbanistico comunale, e a Milano, a Bologna e a Roma si stanno facendo politiche simili. Queste misure si inseriscono però in un contesto in cui il consumo di suolo in Italia è ancora in crescita. Nel rapporto ISPRA 2025 si legge che nel 2024 sono stati coperti da “nuove superfici artificiali” quasi 84 chilometri quadrati di suolo (+16% rispetto al 2023), a fronte di 5 chilometri quadrati che invece sono stati ripristinati. In altri termini è come se ogni giorno si perdessero 230mila metri quadrati di terreno; e, in particolare, le fasce costiere registrano una percentuale di suolo consumato che è più del triplo del resto del territorio italiano.
Depavimentare quindi è necessario per ridurre localmente temperatura e inquinanti atmosferici, alleggerire il rischio alluvioni (ma meno efficace per ridurre le emissioni di gas serra) e arricchire la biodiversità locale. È una misura che si inserisce nella lotta al consumo di suolo e che andrebbe pertanto adottata nelle città che stanno diventando ormai sature di cemento e parcheggi (che sono molte).
Segnaliamo il sito storico sull’argomento depave, che dal 2008 sensibilizza e supporta progetti di depavimentazione.
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31 “per unendomi”…? Ma come scrivi?
Lamenti…
Boh
…Però ancora una volta è una questione di educazione: in Germania/Svezia/Olanda ecc puoi fare certi discorsi e la popolazione ti segue ….
Signor Crovella parole sante.
Vero, l’ho provato girando per questi paesi in bicicletta.
ho già detto piùvolte che io mi considero molto fortunato perché sono nato e risiedo a Torino. anche da questo punto fi vista, Torino è complessivamente una citta con molti alberi e parchi/guardini. Certoi, vi sono quartieri e quartieri. Ma chi, come me, abita nei pressi di un parco oppure si affaccia sui viali alberati (tipici torinesi) non se la passa malissimo. Ciò nonostante con fe sfondate una porta aperta nell’evoluzione delle vitta verso modelli “verdi”. fosse per me vieterei la circolazione automobilistica privata, il che permetterebbe di riciclare le vie in modalità alternativa. Però ancora una volta è una questione di educazione: in Germania/Svezia/Olanda ecc puoi fare certi discorsi e la popolazione ti segue perché ha senso civico adeguato. In Italia no. questa è la grande differenza. immaginate anche solo quanti permessi automobilistici “falsi” verrebbero rilasciati… Per cui ogni discorso va calibrato nella realtà socio-politica del paese.
Appunto…manca cucina alpestre,e l uso della frombola nell artificiale…poi resta il piccolo manuale della deriva dei continenti…vi ê quasi di tutto..appunto..buon proseguire
“Da cantare con voce sostenuta pugno alzato e R moscia Matteo!”
Per unendomi di cuore al coro dei ricordi e dei lamenti, proprio non capisco cosa c’entri Matteo, Barry?
Giampiero e Albertpertth no , se leggete sotto gognablog troverete una parola ..ambiente …. Ebbene sì tra gli argomenti c’è anche l’ambiente
@18 Se son d’ umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie
Di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo
Da cantare con voce sostenuta pugno alzato e R moscia Matteo! -Onori al Maestro Francesco –
Guccini un poeta, un cantore superlativo e un anarchico come me. Da oggi l’Italia è più povera.
Guccini un cantautore divino,come ebbe a dire. il Santo Padre ..e l enologica Valtellinese,..Haaa..il fondo stradale..annosa controversia socio alpinistica,già ai tempi di Cesare nelle Gallie,si discuteva del fondo,in assenza di un fondo sjcuro,Annibale insiteva nel dotare di ramponi gli elefanti.Poi il Sig.Giampiero ( 19 ) fa una centrata riflessione,tempo perso,questo offre il parterre.
Francesco oltre che a averci donato testi e canzoni struggenti e semprevive, ha avuto anche grande manico con la penna , i suoi libri sono un piacere per gli occhi e i suoi ricordi saranno immortali…per la depavimentazione cosa aspettiamo ? E riutilizzare vecchie cisterne assieme a nuove non sarebbe affatto male invece d aggiungere lacrime alle tante inondazioni autunnali e primaverili sarebbero strautili!
Non so sino a che punto il padrone di casa sarà’ disposto a tollerare un OT clamoroso che “scippa” l’articolo originale, ma per curiosità: quando e come avete “scoperto” Guccini? Io all’ epoca non mi interessavo affatto a musica leggera o rock di nessun tipo (non per posa snob, proprio non mi piaceva). Mi interessavo pero’ parecchio di politica, e la prima sua canzone che conobbi fu la “Primavera di Praga”. Tra l’altro, nell’estate del 1968 stavamo percorrendo l’ Alta Via no 1 appena aperta, ovviamente senza telefonini e con la radio nei rifugi a disposizione esclusivamente del gestore per ascoltare le previsioni del tempo, e quindi non ne sapevamo nulla sinché non vedemmo la TV in un bar a Belluno.
Le rotonde stradali sono una conquista di civiltà, un momento in cui l’ordine
E certo soprattutto quelle sperse in mezzo alla campagna dove passa una macchina ogni 4 ore.
Servono splo a puppare soldi pubblici e a consumare terreno verde.
Quanta miopia.
Ah guccini! Quanta giovinezza sprecata invece di andare a ballare: strimpellare …emozionarsi .. pensare… la fiaccola dell’anarchia.
Un’altra era.
E poi, qualcuno viene qui e ti dice di sapere già tutto delle cose…
Le rotonde stradali sono una conquista di civiltà, un momento in cui l’ordine è affidato ai partecipanti alla circolazione. Capisco posano essere invise a coloro che amano l’ordine, l’eterodirezione.
Tra tutte le rotonde le migliori sono proprio quelle completamente cementate, dove la visibilità è sempre ottima, al contrario di quelle infestate da erbacce alte un metro.
Un applauso a Guccini. Che tristezza.
#9 Giulino Bosco, a me l’erba non ha mai dato noia. Sarà che sono nato e cresciuto in mezzo ai campi. Oggi purtroppo, finiti sotto i colpi delle rotonde del menga sensa senso.
Spesso i fili d’erba li mangio, li suono o li uso come stecchini.per i denti.
Prova a farlo col cemento o l’asfalto.
Ma questo non dovrebbe essere un blog di argomenti inerenti la montagna? Mi pare sia diventataìo una copia minore di FB. Si reputa davvero interessante conoscere cosa pensa dellle pavimentazioni urbane“chiunque ha un tiramento”, come avrebbe detto buon’anima di Guccini? Che ce ne frega dei commenti dei Matteo laureati in tuttologia all’Università degli eletti, 110 con triplice lode? Fate una scelta di quel che ritenete meritevole di pubblicazione e chiudete le interazioni pubbliche con i lettori: non sarà un danno alla libertà di pensiero, né alla democrazia e uno stimolo alla riflessione.
Ed per ultimo arriva il Pié Veloce Barry: direi che l’ultimo (ma proprio l’ultimo) dei problemi del riscaldamento climatico per Venezia sia la pavimentazione in trachite…
E’ sempre interessante toccare con mano la capacità di inventar cazzate dei negazionisti per deviare l’attenzione dal focus:
cambiare la testa agli italiani che rovinano [da notare che per l’energia nucleare questa considerazione non vale], l’erba selvaggia, destra e sinistra tutti uguali, la “decrescita felice”, il “Medioevo Prossimo Venturo”, strade e piazze in mari di polvere o di fango, l’eliminazione degli acquedotti e delle fognature, l’orribile suprematismo bisnco maschilista.
Al di sotto di qualunque riprovazione…
Via la trachite euganea dai campi di Venezia, quindi, quando lo studiai all’accademia mi sembrò un provvedimento ovvio quello che applicarono per la pavimentazione della città lagunare e ringraziai col pensiero la Serenissima di inizio settecento (gli austriaci giunsero a governare che le piastre erano già state posate) per l’opera urbana. Il prima dev’esser stato molto medioevale… Blahh… Bella Venezia, gli alberi hanno comunque più di un metro di terra attorno al fusto. Dove li hanno soffocati, infatti, tempo fa hanno causato grossi problemi.
Nell’articolo viene lodato il comune di Roma x il suo impegno nella depavimentazione….dico,ma vi siete informati bene? Nell’era dell’attuale sindaco Gualtieri questa esimia amministrazione ha tagliato ben 30.000 alberi! Alberi quasi secolari che hanno rinfrescato i cittadini dell’Urbe per decenni poi all’improvviso arriva “Attila” Gualtieri e senttnzia che le piante sono “malate” e giù a tagliare…..ora i cittadonzi romani si accorgono che in città fa molto più caldo che un tempo,ma va’?
Gli ultimi off-topic sono degni di nota. Mi associo!
Perché se perdi la coscienza critica precipiti nella corrente e vai dove decide lei.Francesco Guccini era l’esempio del contrario.
E destra e sinistra, cemento e asfalto, non c’entrano. O c’entrano eccome. Intanto è lo stesso.
And if the band you’re in
starts play in different tune
I’ll see you on the dark side of the moon.
W la musica!
@13: D’accordo. Ho speso buona parte della mia vita cosciente, ad ascoltarlo.
Non c’entra nulla. Ma fatemi dire: onore al grande Francesco 🚂
Insomma, non basta nemmeno piu’ la “decrescita felice”: adesso siamo proprio ad auspicare il “Medioevo Prossimo Venturo”, anche se il buon Vacca aveva in mente qualcosa di molto diverso.
Dopo aver gloriosamente ristrasformato strade e piazze in mari di polvere o di fango(a seconda della stagione), come sono state per tanti secoli pre-capitalistici senza che nessuno si lamentasse, propongo che il passo successivo per “salvate il pianeta” dovrebbe essere l’eliminazione degli acquedotti e delle fognature, che oltre ad avere un enorme impatto ambientale sono, dal punto di vista concettuale, un’ eredita’ del mondo romano e percio’ dell’orribile suprematismo bisnco maschilista. Cosa potrebbe essere piu’ bello e naturale che dover andare a prendere l’ acqua col secchio al pozzo comune, e la mattina svuotare il pitale dalla finestra direttamente in strada?
Ad majora…!
No Ratman, la colpa non può essere del riarmo, visto che è ancora da iniziare.
E’ di chi pensa che il riarmo sia necessario, invece di affrontare i problemi veri o provando a negarli.
O di chi ideologicamente cerca di buttarla in vacca come fai tu.
Eppure dicono che i ratti siano animali intelligenti…sarà colpa della parte uomo!
@5
Giustissimo.
Ma non solo, i prati vanno irrigati, altrimenti le superfici inaridite non sono molto diverse da quelle cementificazione.
Avete visto il livello dei fiumi?
Pare non ci sia acqua per le coltivazioni.
Comunque la colpa è sicuramente del riarmo.
Sicuramente.
@6 molto meglio la giungla urbana di parchi e giardini con un bel metrozzo d’erba selvaggia … uguale-uguale … come all’Englisher Garten di Monaco di Baviera …
Se non si cambia la testa degli italiani (e per me è pressoché “impossibile”…), ogni intervento è inutile, anzi sono soldi buttati dalla finestra.
A parte questa sconfinata mancanza di fiducia negli italiani, sul punto sono d’accordissimo. Ripavimentiamo le città, facciamo aree verdi a go-go, mettiamo infinite isole fresche innaffiate costantemente da fontane degne di Babilonia… su questi punti sfondate una porta aperta con me, peccato che… dopo 5 anni sarà tutto distrutto o reso un immondezzaio/gabinetto… e saremo da capo, con un sacco di soldi ormai “spesi”. Gli italiani vivono “male” perché la loro testa è, purtroppo, fatta “male” (nella maggioranza dei casi, ma statisticamente sono determinanti).
“prima che concretizzare un cambiamento della pavimentazione occorrerebbe realizzare un cambiamento nella forma mentis dei cittadini”
Perché “prima”?
Cioé, d’accordo sulla necessità dell’educazione della forma mentis, ma invocarla “prima” mi pare una forma di giustificazionismo preventivo della serie “non si può fare”.
Cambiare la pavimentazione o dipingere i tetti di bianco o piantumare alberi, comunque, non hanno la pretesa di risolvere il problema strutturale, ma mitigano gli effetti, cosa di cui c’è un gran bisogno.
Spesa militare al 5% o taglio delle accise lo aumentano.
Come diceva mia nonna “piutost che nient l’è mej piutost”
@Andrea: “il cemento mette d’accordo destra e sinistra, siamo senza speranza.” lo so benissimo…e anche le armi, si direbbe.
Ma questo non significa che non sia giusto contrastare!
Eh si…è l’erba il problema. Sporca i piedi, le scarpe, molto meglio il cemento e l’asfalto.
Voi mettere passeggiare a piedi nudi sul cemento?!?!
Depavimentiamo pure, poi peró … tagliamo l’erba …
Dipende da quali “pavimenti” si metterebbero al posto dell’asfalto. Inoltre, prima che concretizzare un cambiamento della pavimentazione occorrerebbe realizzare un cambiamento nella forma mentis dei cittadini. per ottenere questo altro cambiamento occorrono dei prerequisiti: mezzi pubblici “puliti” ed efficientissimi, ampie piste ciclabili (dove però NON sfrecciano “a muzzo” sia i monopattini che le bicione elettriche in genere usate da rider), aree verdi rispettate dagli abitanti e NON ridotte, per esempio, a gabinetto per cani.. ecc ecc ecc. Tutte cose che purtroppo NON appartengono alla cultura italiana, per cui cambiare la pavimentazione rischia di essere un gran casino senza che comporti una modifica dei problemi strutturali
In Emilia Romagna siamo governati da sempre dai “rossi” e anche la provincia da dove vengo io non ha mai cambiato bandiera. Nonostante tutto siamo sempre i primi in Italia per cementificazione, io stesso ho visto aeree verdi spianate per fare spazio a parcheggi o all’ennesimo centro commerciale di qualche amichetto da festa dell’unità. Purtroppo il cemento mette d’accordo destra e sinistra, siamo senza speranza.
Bello, bello.
Peccato che per chi ci governa sia di primaria importanza aumentare il numero delle armi, più che favorire la vita nelle nostre città.
Un solo appunto, una superficie vegetata diminuisce la temperatura non solo per l’ombreggiamento diretto e l’evapotraspirazione ma anche perché una superficie frattale riflette una parte maggiore dell’energia incidente e quindi ne assorbe di meno.
Detto questo, credo che nelle nostre città sarebbe praticabile una depavimentazione solo su superfici molto ridotte del totale, in particolare nelle aree centrali e storiche sarebbero disponibili ben pochi posti.
Si potrebbe pensare piuttosto a una ripavimentazione delle immense superfici asfaltate “inutili” di Capannonia (la regione che va da Varese a Verona, per intenderci) quali parcheggi di centri commerciali e aree industriali con i masselli autobloccanti inerbiti.
Poi sarebbe d’uopo verniciare tutti i tetti di bianco e magari ricoprirli di pannelli fotovoltaici.
Per fare tutto ciò ovviamente sarebbero necessarie politiche di governo dedicate al problema della mitigazione del riscaldamento e dei suoi effetti e non allo scostamento di bilancio per il riarmo…quindi mi sa che non succederà!