I lupi ad Arvier (Valle d’Aosta)

Ad Arvier (Valle d’Aosta) avvistamenti continui e polemiche: “Siamo circondati. Bisogna sedare gli animali e trasferirli altrove“.

La rabbia del paesino ostaggio dei lupi
“Siamo costretti a tenere i bimbi in casa”
di Francesca Soro
(pubblicato su La Stampa del 28 febbraio 2021)

Prima ostaggio del CoViD-19. Adesso ostaggio dei lupi. È quello che sta capitando ad Arvier, paesino valdostano di 900 anime, a 760 metri di quota, all’imbocco della Valgrisenche. Per qualche ragione ancora sconosciuta, un branco di lupi ha eletto la zona a luogo ideale dove trascorrere qualche tempo in compagnia dell’uomo trotterellando sulle strade del paese, vicino alle case. Senza paura. Ma spingendo la gente a starsene in casa, a fare attenzione, a non uscire prima di aver controllato.

Gli avvistamenti avvengono a qualsiasi ora del giorno e della notte. «Come se ormai il lupo non nutrisse alcun timore dell’uomo e del paese. Devo dire che all’inizio tutto mi sembrava interessante. Ma l’interessante è diventato preoccupante» dice Alexis Vallet, uno degli abitanti. «Nel paese ormai devi aver paura a girare con il cane e le probabilità che i bambini incontrino un lupo se decidono di giocare nel cortile sono parecchio alte». Denis Chiudinelli, un altro residente, sottolinea il fattore tempo: «Non è un passaggio, una situazione temporanea: dura da oltre un mese. Noi qui non lasciamo più i cani slegati, non lasciamo più i bambini giocare fuori ai margini dei boschi o anche solo vicino alla strada. Non si può più far fìnta di niente». Gli «incontri» con il predatore si susseguono, molte anche le fotografie e i filmati fatti dai cittadini dai balconi di casa o dall’auto.

«Qualche giorno fa mia cognata andava alle vigne con un’amica e si sono trovate davanti una coppia di lupi. L’amica è svenuta. Qualche settimana fa un bambino è corso fuori da casa per recuperare il gatto e si è trovato di fronte un lupo» racconta Vallet. Continua: «Siamo circondati. La vita dell’intera comunità è totalmente influenzata da questa presenza. Bisogna trovare una soluzione: sedarli e spostarli? Non sta a noi decidere ma qualcuno deve farlo». Il predatore sta lasciando anche un altro segno: «Non si contano più i ritrovamenti di carcasse di animali selvatici nei dintorni del paese – racconta Vallet – In Valle sono decenni che l’uomo attraverso un’attenta gestione della fauna selvatica è riuscito a ripopolare le foreste. Non ha senso buttar via questo lavoro». Dagli ultimi dati ufficiali forniti dall’assessorato, gli esemplari di lupo in tutta la regione si attestano su 70-80, in aumento.

Ad Arvier la popolazione parla di una quindicina: un branco e due coppie. I tecnici sono più cauti. «E’ un dato da verificare – dice Paolo Oreiller, direttore dell’Ufficio fauna – Non sottovalutiamo nulla. Stiamo intensificando i monitoraggi per capire quanti sono e ricostruire i loro percorsi e le abitudini». Dopo di che, se i lupi non saranno già saliti in quota con l’arrivo della primavera, seguendo la loro preda preferita, i caprioli, la soluzione per allontanarli potrebbe arrivare da dissuasori, oppure sparando a salve o utilizzando petardi oppure ancora sparando loro dei proiettili di gomma.

Un avvistamento in pieno giorno di un maschio adulto per le strade del paese

«Ci sono fototrappole di ultima generazione che al momento del passaggio dell’animale attivano una segnalazione in tempo reale collegata a un rumore forte o a un ululato che allontana il predatore» dice Riccardo Orusa, direttore del Centro di referenza nazionale per le malattie degli animali selvatici a Quart (costola dell’Istituto zooprofilattico sperimentale Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) dove vengono fatte le analisi sui lupi ritrovati morti. Il sindaco di Arvier Mauro Lucianaz sottolinea che «il problema non può essere risolto dall’amministrazione comunale, bisogna che la Regione intervenga». I sopralluoghi ci sono stati. «I numeri del lupo ci dicono che non va più solo protetto, ma anche gestito. La sicurezza e la tranquillità dei cittadini sono una priorità» dice l’assessore regionale alle Risorse naturali Davide Sapinet, nel solco del disegno di legge regionale in via di approvazione che prevede che i lupi ritenuti pericolosi possano essere prelevati e in casi estremi abbattuti.

Mauro Lucianaz, Sindaco di Arvier

Considerazioni
E’ nota de tempo la posizione che tutta questa redazione ha preso a favore dei predatori (in particolare lupi ed orsi) che stanno ripopolando le nostre montagne: sono un sintomo che, forse, si sta invertendo il trend precedente dell’eccesso di antropizzazione, di cui vediamo a livello globale gli effetti nefasti.

Quindi: viva l’orso M49 e viva i lupi che scorrazzano di nuovo nei nostri boschi! Tocca a noi umani imparare a muoverci nell’ambiente naturale tenendo conto che potremmo incontrare un orso o un branco di lupi. Dobbiamo riappropriarci della cultura dei nostri nonni e bisnonni che sapevano come muoversi anche in quelle circostanze.

Certo, non possiamo permettere che la situazione vada fuori controllo e metta a rischio la vita degli esseri umani (specie se anziani o bambini) o la serenità di una comunità come sta accadendo, da un po’ di tempo, nel paese di Arvier in Valgrisenche. Occorre però che non siano i cittadini ad agire autonomamente (per esempio imbracciando di nuovo il fucile…), ma che gli interventi vengano decisi e coordinati dalle autorità competenti, sia politiche che scientifiche.

Un risvolto dell’articolo ci ha poi colpiti in particolare. Si riporta che, per “colpa” dei lupi, i boschi circostanti sono ormai pieni di carcasse di animali selvatici (caprioli, ecc.) e ci si lamenta dell’investimento economico degli anni scorsi (finalizzato al ripopolamento della fauna) che sta andando in fumo per colpa dei lupi.

Ci pare che si debba maturare molto su questo piano. La natura ha le sue leggi ataviche: i caprioli brucano nel bosco e i lupi predano i caprioli. E’ “sano” che sia così: siamo stati noi umani a disequilibrare l’ecosistema, prima sterminando i lupi e poi anche i caprioli. Da un po’ abbiamo reimmesso i caprioli, con costi economici a carico della collettività, ma anche la rinnovata presenza di selvaggina è un fattore che sta attirando i lupi. Quindi un fattore positivo. I costi dei caprioli reimmessi negli anni scorsi e di recente predati dai lupi sono soldi ben spesi, non soldi buttati via. Il grande gioco della natura si sta rimettendo in pista e dovremmo tirare un sospiro di sollievo, anziché lamentarci. Che la lezione ci serva a evitare errori futuri (Carlo Crovella).

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I lupi ad Arvier (Valle d’Aosta) ultima modifica: 2021-03-27T05:43:00+01:00 da GognaBlog

22 pensieri su “I lupi ad Arvier (Valle d’Aosta)”

  1. 22
    Carlo Croella says:

    Bisogna saper gestire le cose con intelligenza. Non è che si lasciano gli agnellini e i bambini alla mercé dei lupi… aiurati e condotti dagli adulti si impara fin da piccoli a vivere in un contesto alpino dive esisto lupi e orsi. Cosi come esistono squali e murene nei mari. Gallese con la sua esperienza didattica puo’ confermare che inserire educazione ambientale nelle meterie scolastiche è un passo ormai inevitabile. Altrimenti rischiamo di fare solo dell’ambientalismo da salotto: fa tanto fi e non impiega. Ciao!

  2. 21
    Matteo says:

    Crovella non so, io si.

  3. 20
    Francesco Siorpaes says:

    Da Aostasera.it: “il 13 marzo la dirigente scolastica ha deciso di non far più uscire i bambini da scuola soli perché questo problema è diventato evidente e pericoloso”. Vogliamo dare della pazza anche a lei? E se tuo figlio, Crovella, fosse fra i frequentatori della scuola ti opporresti a questa scelta?

  4. 19
    Alberto Benassi says:

    concordo con quanto  a scritto agh al commento n. 7.
    Mamma mia il lupo.
    Stiamo diventando sempre più alieni a questo mondo di cui siamo il più pericoloso virus.

  5. 18
    Filippo Petrocelli says:

    Mi sa tanto che abbiamo la memoria corta. Le alpi sono il sistema montano più antropizzato del mondo, si può dire da sempre, da quando Otzi calcava la valle dell’Adige e se ne andava a morire a Similaun… I predatori (lupo e orso in particolare) non hanno mai avuto vita facile, incompatibili con le attività tradizionali che del paesaggio alpino sono le primi artefici (pastorizia e agricoltura). Va bene tutto, basta che non ci lamentiamo del  fatto che le vali si spopolano e che lo sci si prende tutto, con tutte le conseguenze ambientali che sappiamo. Di grazia, di cosa dovrebbero vivere gli illuminati montanari? Di sospiri e bei tramonti?? Il lupo, inserito in quell’ambiente, diventerà un problema anzitutto economico così come lo è l’orso in Trentino Alto Adige (non in Slovenia, lì ci sono riserve naturali integrali dove l’attività dell’uomo è pressochè nulla), come lo sono gli ungulati in gran parte dell’Italia rurale. 
    Sono fautore del ritorno dei predatori, la catena ecologica ne aveva bisogno, ma pensare che certi fenomeni si autogestiscano in ambienti antropizzati come i nostri è pura utopia. O, peggio, un modo per alzare le mani da parte del gestore pubblico che sa bene quante energie, professionali, scientifiche ed economiche, si debbano investire per una buona gestione della fauna selvatica. 

  6. 17
    Andrea Parmeggiani says:

    Recentemente un lupo è stato avvistato anche in periferia a Modena.
    Secondo me ci vuole la misura giusta: il lupo fa parte dell’ordine naturale delle cose, non è stato giusto quasi sterminarli come in passato, ma non vorrei che ora si pensasse, causa troppo animalismo imperante, di lasciare correre. Giusto cercare di allontanarli con mezzi non letali, dissuasori di qualunque tipo, anche proiettili di gomma. Devono rimanere selvatici e continuare ad avere paura dell’uomo.

  7. 16
    albert says:

    In  pianura  i branchi  di lupi perlustrano argini di fiumi e canali e predano le nutrie..quindi basterebbe che   ci  facessero il palato e cacciassero solo quelle…oppure cinghialetti teneri ma troppo numerosi.  Forse per proteggere le pecore ed animali d’allevamento e luoghi abitati , bisognerebbe  mettere a punto un odore repellente  mirato.

  8. 15
    ilgiovaneholden says:

    “Homo Homini Lupus” è una frase di una scorrettezza abissale. Siamo molto peggio come ben testimonia la nostra storia..

  9. 14

    Scandalizzato no, semmai ammirato dal lupo contromano. Gli animali selvatici sono sinceri.

  10. 13
    Matteo says:

    Mi chiedo come mai nessuno sia rimasto scandalizzato e preoccupato dal fatto che i lupi procedevano contromano…

  11. 12
    albert says:

    Basterebbe abituare o indurre(ma come?)  i lupi alla carne fresca di cinghiale vivo..se invece trovano piu’comoda la carne di animali di allevamento..vale pur sempre l’istinto del pasto col minor rischio e dispendio di energie, volgarmente a tutti piace la pappa comoda.

  12. 11
    Geri Steve says:

     
    LUPI PERICOLOSI? TROPPI  LUPI?
     
    Concordo in pieno con Agh, 7.
     
    La donna che sviene perchè vede un lupo e che non si preoccupa se si allevano e acquistano pittbull è un ottimo esempio, il valdostano che denuncia lo spreco del lavoro (dice così ma lui pensa “del denaro”) per il ripopolamento è un altro.
     
    In natura i lupi, come tutti gli animali, evitano l’uomo.
    Se invece ad Arvier i lupi circolano in paese significa che c’è qualcosa che non va, non so cosa, forse nel branco ci sono cani inselvatichiti o ibridi, forse qualcuno ha dato loro del cibo.
    Finchè non saranno allontanti è giusto preoccuparsi per cani e bambini.
     
    Spaventarli e allontanarli dal paese non dovrebbe essere un gran problema. Sul come farlo è bene che decida chi sa. Sarebbe anche bene informare gli abitanti che loro non devono attrarre o socializzare con i lupi.
    Sono animali belli, ma devono restare selvatici.
     
    Non credo che ci siano troppi lupi, ma se davvero così fosse, prima di abbatterli se ne potrebbero sterilizzare alcuni (possibilmente gli ibridi) o costruire qualche parco recintato in cui (lì sì) bambini e grandi potrebbero ammirare quegli stupendi animali.
     
    Il costo? Talmente ben ripagato dall’attrazione turistica da temere che si esageri.
     
    geri
     
     

  13. 10
    Paolo Gallese says:

    Scusate. Cerchiamo di essere tutti più riflessivi. Va bene, lal’uomo ha fatto, ha detto, ha predicato… quanto male, anche quando si è mosso con buone o cattive intenzioni,  lo sappiamo tutti. 
    La domanda ora è: ritenete che i lupi, o gli orsi (perché di grandi carnivori si è parlato in questo post) possano o stiano diventando un problema?
    Lo chiedo perché, per chi vive vicino al loro areale, ritengo che lo siano, al di là dei giudizi etici che più o meno qui tutti condividiamo. 
    Personalmente, ritengo siano o saranno un problema. 
     

  14. 9
    MG says:

    soprattutto la considerazione finale del solito Crovella tuttologo (ora anche biologo ed etologo, forse perché avrà qualche cugino con cui ne parla la domenica) si basa su un assunto privo di alcun riscontro scientifico, anche se attira simpatia.
    I ripopolamenti squilibrano, e lo studio degli equilibri naturali – specie in realtà degradate come quelle occidentali – non passa certo attraverso il “finalmente il lupo si rimangia il capriolo”.
    se volete leggere un pò di materiale serio su questi temi vi consiglio 
    https://www.iononhopauradellupo.it
    non i qualunquismi del futuro presidente del consiglio sabaudo. 
     

  15. 8
    piero.po says:

    Ecco dato  si  che agh..ha  fatto una disamina più che accettabile e non ideologica per onestà, anche  se dato il simposio  andrebbe detto  peronestà..Balle siderali  il  pianeta,l’uomo cattivo,lo spazio rubato. Vi era più violenza 700 e anche più anni fa e così la Natura in Peace  and  Love si agitava  con pari forza, e scuoteva  in ogni  dove. Dove  stava il non problema…(?)…nella poca popolazione  e antropizzazione del pianeta….avete voluto  crescete  e moltiplicarsi  …..cavoli vostri.. e nostri..adesso  si  sta  stretti a ogni pisciata d’acqua (bombe) gli ignoranti di turno le chiamano ,caspita ci si bagna  e troppo  e tutti.. troppi lupi  troppi orsi….volete  viverci in accordo, con fair play, ma questi non vanno alle trasmissioni tv   a imparare le buone maniere..fanno i predatori e nessuno  insegna loro di andare  al super….poi ci si spaventa….la montagna assassina..il fiume impazzito…l’orso aggressivo…E questo  è niente continuate  a lamentarvi  mentre ci si continua a riprodurre..specialmente la dove  la povertà  e gli squilibri  economici sono immensi..però li si  che la natura è rispettosa ..la  sul Volta  , la  sul Gange.. e via discorrendo, evitando poi accuratamente le megalopoli …..Fatevi  un bel corso  di avvicinamento alla montagna rigeneratrice……va là..duman le dumeniga..se al piov pulenta e fa un po ti.. se le bel( ma racumandi  con la e chiusa) du pas  inmez  ai  sass par chi po

  16. 7
    agh says:

    Stiamo andando tutti verso il rincoglionimento collettivo. L’uomo ha occupato ogni spazio, dal livello del mare fino alle alte quote: nonostante questo, il nostro distacco con la natura e con l’ambiente è ormai netto, irrimediabile. Abbiamo praticamente paura di tutto, esigiamo il rischio zero sempre e comunque, anche in un posto potenzialmente pericoloso come la montagna. Anche se poi moriamo a migliaia sulle strade.
    Cesare Zavattini diceva che i bambini moderni hanno paura perfino delle galline. E aggiungo che non sanno distinguere una pecora da una capra, un toro da una vacca, un capriolo da un camoscio. Hanno solo una vaga idea, grazie alla pubblicità, da dove venga il latte che bevono la mattina a colazione. Ma anche gli adulti moderni non sono tanto meglio. Intolleranti ormai a tutto, non concepiscono nessun altro essere vivente, animale o vegetale, che possa intralciarli o disturbarli: quindi no orsi, no lupi, no nutrie, no castori, no cormorani, no piccioni, no volpi, no faine, no martore, no linci, no vipere, no vespe, no maggiolini, no cervi, no caprioli, no gipeti, no cinghiali, no rondini, no merli, no gazze, no cornacchie, no talpe, no ghiri, no lumache, no bruchi, no formiche, no scoiattoli, e giù giù per li rami fino a: no foglie, no aghi, no radici, no alberi, no boschi, eccetera… E’ una lotta strenua e quotidiana a tutto il creato, senza distinzioni. Che poi naturalmente si ribella al “padrone del mondo” col Covid che lo mette col culo per terra. Che però sembra non insegni niente. Sui gruppi Facebook c’è un vasto campionario di questa umanità disumanizzata e ormai aliena all’ambiente in cui vive: in un gruppo di giardinaggio c’era un tizio che si lamentava del “problema dei lombrichi” nell’orto! 
    Pensavo, nella mia ingenuità, che almeno i montanari, gli sportivi della montagna, fossero comunque diversi, più sensibili. Macché. La montagna è il loro parco giochi, e guai a chi si intromette. Quindi il gallo cedrone che, ahilui, difende quello che crede il suo territorio, può essere preso tranquillamente a bastonate sulle piste di fondo, e gli scialpinisti se ne fottono delle pernici che sopravvivono sotto il manto di “powder”. Tempo fa circolava un video di un gruppo di cervi stremato nella neve alta. Ma gli scialpinisti mica hanno fatto retromarcia o fatto un giro più largo: gli sono passati quasi sopra, a mezzo metro di distanza per non dover abbandonare la traccia della forestale, con gli animali terrorizzati intrappolati nella neve alta due metri. 
    Orsi e lupi di regola si inseguono in auto, sghignazzando e bestemmiando, ci sono decine di video sui social. A nessuno viene in mente di fermarsi: l’uomo fa sempre il ganassa quando è ben protetto nella sua scatola di metallo, salvo tremare di paura quando avvista a piedi un predatore nel bosco, allora si lamenta: “Aspettiamo che ci scappi il morto?”. Migliaia di animali muoiono investiti ogni anno sulle strade, ma quello non conta.
    Perfino un notissimo alpinista, uno che ha dedicato alla montagna tutta la sua vita, sul tema orsi sentenziava tranchant su Facebook che bisognava far “luganeghe”; sosteneva che i bacini di innevamento sono sempre ottimi e che anzi bisogna farne di più, perché “l’acqua va usata”. Era anche favorevolissimo a tagliare alberi secolari in un parco cittadino per fare un parcheggio. Magari non saranno tutti così, ma sconcerta non poco… L’ambiente è una risorsa da sfruttare e depredare, tutto il resto importa poco o nulla. L’ecologia e gli ecosistemi che ci fanno vivere nonostante tutto, nonostante cioé gliene facciamo di tutti i colori, sono concetti ignoti ai più. 
    Orsi e lupi che “tornano”, spontaneamente o artificialmente, sono un ulteriore squilibrio che si somma agli squilibri precedenti. Prima sterminati quando eravamo un paese agricolo, poi ritornati per l’abbandono della montagna quando ci siamo inurbati, poi sterminati (o sterminabili) di nuovo perché turismo e agricoltura nel frattempo hanno occupato ogni angolo. E’ escluso ovviamente che l’uomo possa fare, non si dice un passo indietro ma neppure di lato. Orsi e lupi “sono troppi” e vanno tolti di mezzo senza tanti complimenti, “come facevano i nostri nonni”. Il medioevo non è tornato: non se n’è mai andato.
    L’orso M49 è il triste simbolo della nostra “convivenza” con la natura: anche questo orso è stato rovinato, tanto per cambiare, dall’uomo. Figlio di un’orsa deportata obtorto collo dalla Slovenia in Trentino, è stato reso confidente da un malgaro che lo adescava regolarmente con un secchio di latte. Ma M49 non ha mai aggredito nessuno, non è mai stato pericoloso per gli uomini: ha fatto qualche danno in malghe disabitate e predato qualche animale “da reddito”, ovviamente incustodito. Insomma ha fatto l’orso e non il pupazzo del marketing come avrebbero voluto i valorizzatori trentini. E per questo ora sta in galera, condannato all’ergastolo.

  17. 6

    La reintroduzione del lupo non è un “gioco della natura” ma dell’uomo.
    E’ tutto gioco dell’uomo ed è logico che intorno a casa mia, per esempio, si siano espansi i caprioli al posto di predatori carnivori che infastidivano attività umane come l’allevamento bovino e ovino. L’equilibrio raggiunto, in epoche in cui gli spazi per gli animali selvatici si sono ridotti a causa dell’urbanizzazione, delle piste da sci, ecc., oggi sta vacillando a causa della reintroduzione del lupo.
    Il lupo non si nutre quasi mai di carcasse di animali morti. Quest’anno ce n’erano a decine a causa dell’abbondante neve. Il lupo sfoga il suo istinto predatore uccidendo, mangia quello che lo sazia e poi torna a cercare altre prede, per il gusto di uccidere.
    Se poi ci mettiamo tutta l’iconografia da Cappuccetto Rosso a Lupo Alberto, passando per lupo Ezechiele e i lupi dell’Ontario, siamo fregati. Attenti al lupo, cantava il bravissimo Lucio Dalla.
    Non so cosa sia giusto, ma professare teorie sulla montagna dalla città è sempre la solita solfa e non porta mai a nulla di utile, né all’uomo né alle bestie.

  18. 5
    piero.po says:

    E vai con il Crovella pensiero…siamo noi umani ad aver disiequilibrato la natura. Ahhh!come filava tutto in equilibrio nel Permiano..e che atmosfere  nell’Oligocene. Caro Crovella sempre presente una parola buona  qua un analisi la  e poi ancora…Ta riesat mia a sta ferm…La voja sempar  la voja..un po cuma  al can quand a veg  da  mangià…o al luf quand  sent udur  da cacia..Ecu da i me part sia  al can che  al luf quand ha gà i bav  alla buca…as  dis  che al cruela…Auguri

  19. 4
    Giovanni battista Raffo says:

    Alle nostre latitudini i lupi  non corrispondono all’immagine scorretta che è stata ingiustamente a loro attribuita dalla letteratura, per lo più destinata all’infanzia, e potenziata dalla superstizione e dall’ignoranza ecologica.
    Purtroppo l’essere umano non riesce a liberarsi dal suo atavico modo di pensare che lo porta a valutare ogni cosa esclusivamente alla luce del proprio interesse personale.
    Sono d’accordo con Carlo Crovella quando sostiene che la riconquista dell’ambiente naturale da parte delle varie specie che lo hanno sempre popolato, lupo compreso, è da considerare una risorsa da proteggere. Tanti  saluti
     

  20. 3
    Paolo Gallese says:

    Sono d’accordo sul piano ecologico a quanto dice Crovella. L’aumento di prede porta ad un aumento dei predatori, benché l’equilibrio naturale stenti a realizzarsi. Ed il fattore perturbante è l’uomo, non in quanto competitore alimentare, ma come occupato di spazio, per erbivori e carnivori.
    Gli animali tendono ad occupare nicchie areali in base a molteplici fattori, spesso variabili, ai nostri occhi senza apparente disciplina. L’uomo è stanziale, organizzato, disciplinato (in senso lato). I due sistemi sono poco compatibili, per questo sono quasi scomparsi i grandi carnivori da quasi tutta l’Europa occidentale, fortemente antropizzata. 
    Ai tempi dei nostri nonni la convivenza con questi animali non era problematica perché,  praticamente, già era ridottissimo il loro numero, inferiore all’attuale. Bisogna andare al tempo dei nonni dei nostri bisnonni, o ancora prima, per osservare una realtà (e problematicità) di “convivenza “.
    Lo sterminio o l’allontanamento dei grandi carnivori dai nostri spazi è un fenomeno che comincia ad essere documentato alla fine del 600. Ma che si concretizza dalla fine del 700 ai primi del 900, coincidendo con la trasformazione dei sistemi produttivi e l’aumento demografico umano.
    Lupi ed orsi erano specie tipiche anche della pianura padana. Ma i disboscamenti e le bonifiche che procedono sostenute dalla metà del II secolo dopo Cristo, poi serrate dalla metà del 1400, hanno tolto spazio vitale. La caccia mirata ha poi eliminato il problema. 
    Perché è un problema. 
    L’attuale classe politica non ispira alcuna fiducia in tal senso. Spero in illuminati e preparati giovani sindaci, affiancati da efficienti organismi in cui siano presenti altrettanti illuminati ricercatori.
    Ma non so cosa pensare e non vedo epiloghi positivi.

  21. 2
    Simone Di Natale says:

    In questo caso concordo con le considerazioni finali si Crovella.
    Dalle mie parti sono anni che ci si lamenta a causa della eccessiva presenza di ungulati che danneggiano orti e piantagioni. Tanto è vero che vengano regolarmente fatte cacce di selezione per tenerne sotto controllo il numero. 
    Se a svolgere tale operazione invece è il lupo…allora il capriolo diviene quasi una specie a rischio estinzione…mha?!!

  22. 1
    albert says:

    dum Romae consulitur, Saguntum expugnaturdum ròme konsùlitur saġùntum ekspun’n’àtur› (lat. «mentre a Roma si delibera, Sagunto viene espugnata»). – Frase che si suole citare (anche in forma abbreviata: dum Romae consulitur) a proposito di chi, invece di agire, perde tempo in inutili discussioni; probabilmente deriva da una frase delle Storie di Tito Livio (XXI, 7).
    Occorrera’  un incidente a bambino( ma nooo, non e’ possibile, i lupacchiotti  non lo fanno  ), poi una bella cerimonia commemorativa o articoli strappalacrime  , puntate di  talk show pomeridiani , per decidersi ad un qualche  provvedimento?  Gia’ e’accaduto con aggressioni mortali di mastini.Occorrera’ una pandemia  simil  covid per limitare la prolificazione di piccioni, ratti ecc? In certe zone  ci si limita a consigliare i cittadini , per evitare lo sviluppo di zanzare tigre, ma  nessun intervento comunale in tombini, pozzanghere,laghetti del parco.Si vedono persino su pini di parco giochi,i nidi di processionaria, pericolosissimi e ignorati dagli operai comunali.Manca ancora legge sulle cosi’ chiamate  “razze di cani aggressivi”..ma persino gli innocui cagnolini son lasciati liberi di scorazzare senza guinzaglio , con tanto di regolamenti esistenti.”Non fa niente”, poi salta allegramente su gambe  di estranei, lascia un graffio e… bisogna andare a  farsi richiamo antitetanica…a spese proprie.Il proprietario si riserva   di risarcire o se la  smamma pur avendo responsabilita’(ma forse non assicurazione e neppure animaletto  registrato all’anagrafe canina).Come pretendere leggi in tema di lupi, cinghiali se neppure le leggi esistenti in tema di altri animali vengono rispettate.Peggio sarebbe che sottovoce e senza testimoni,  si consigliasse  e si chiudesse poi un occhio su soluzioni fai da te.

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