Il confinamento uccide i “fragili”

Il confinamento uccide i “fragili”
di Massimo Fini
(Fonte: Massimo Fini, pubblicato il 20 febbraio 2021)

Onorevole Roberto Speranza,
nel governo del Re Taumaturgo, che dovrebbe salvarci dal CoViD-19, dalle varianti inglese, sudafricana, brasiliana, accelerare le vaccinazioni, guarirci dalle scrofole e dalla scabbia, lei ha conservato il suo posto come ministro della Salute. È comprensibile perché sarebbe stato davvero imperdonabile buttar via l’esperienza che lei e i suoi tecnici avete fatto durante l’ultimo, difficile, anno. Ma devo farle una domanda. Lei crede davvero che la popolazione possa reggere, dal punto di vista nervoso e proprio della salute, il logorante stop and go dei lockdown fino al 31 luglio, come ha dichiarato un paio di mesi fa? Voi dite che queste misure di reclusione sono state prese soprattutto per salvaguardare i soggetti più “fragili”, in particolare noi vecchi. Invece, con la bontà sanguinaria delle buone intenzioni, ci state uccidendo. Lei sa bene che l’attività motoria non è semplicemente indispensabile, ma vitale nel senso letterale del termine, per un vecchio. State, si dice, facendo qualche apertura sulle visite ai musei, che hanno poco a che fare con la cultura ma piuttosto con il consumo della cultura che è un’altra cosa, mentre siete inflessibili sulle palestre e sulle piscine. Ora il nuoto è l’esercizio fisico più adatto a un vecchio, perché mette in azione tutte le parti dell’organismo senza sforzo dato che, galleggiando, è come se si muova in assenza di gravità. Inoltre, a sentire gli esperti, il cloro uccide il CoViD-19. Correre è tutt’altra faccenda, perché pesa sulle ginocchia e sulle anche che sono, tra le altre, parti molto fragili del corpo dei vecchi.

Massimo Fini

Ci avete impedito, come al resto della popolazione, ogni sorta di socialità. Non possiamo vedere figli e nipoti per il timore che ci infettino e neanche avere fra di noi un minimo di convivialità, quella di cui canta Fabrizio De André: “Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino, quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino, li troverai là col tempo che fa estate e inverno, a stratracannare a stramaledire le donne il tempo ed il governo. Loro cercan là la felicità dentro un bicchiere, per dimenticare d’esser stati presi per il sedere”. Quella della socialità è una perdita grave per tutti, ma lo è in particolare per un vecchio che in genere è un uomo solo (coniuge o gli amici di un tempo sono morti o sparsi per il mondo). E, anche se lei non è un medico, sa che le statistiche dicono che la solitudine uccide più del fumo. Inoltre è estremamente pericoloso, per la salute, sottrarre un vecchio alle sue abitudini. Lo si vede bene, è esperienza comune, quando dalla propria casa viene trasferito in una RSA. Muore nel giro di pochi mesi, il CoViD-19 può dare solo l’ultimo colpo. Il combinato disposto della mancanza di movimento e di socialità è micidiale, mortale. Il vecchio viene preso da una furia incontenibile perché, se non è un essere irrazionale, capisce bene che gli si sta impedendo di vivere quelli che, ragionevolmente, sono gli ultimi spiccioli della sua vita. Ma è vecchio, non ha più le energie per ribellarsi, anche se ha capito benissimo di esser stato preso, ancora una volta, “per il sedere”. Che cosa resta a un vecchio single? Vedere su Sky, se ha i soldi per permetterselo, partite che non sono partite di calcio perché il calcio senza pubblico non è calcio, ma una sorta di Playstation? O i soliti talk politici con la solita, insopportabile, stravedutissima, compagnia di giro? Può leggere, certo. Peccato che più di un milione di italiani, in genere per fortuna vecchi, abbia malattie agli occhi che gli impediscono la vista. Gli resta, come tutta compagnia, il latrare del cane del vicino e persino lo sciacquone che vuol dire che un essere vivente c’è pure da qualche parte.


E veniamo agli “effetti collaterali” dei lockdown stop and go anche nei soggetti che vecchi non sono. Le statistiche ci dicono che è aumentato di un terzo l’uso di psicofarmaci, di droghe leggere e pesanti, di alcol, di fumo. L’immobilità porta fatalmente all’obesità, che è la madre, o una delle madri, di molte patologie, diabete, disturbi cardiovascolari, infarto, ictus, sul cui aumento nel periodo CoViD-19 ci piacerebbe avere delle statistiche precise.
Sorprende anche un altro dato. Nel periodo del lockdown sono diminuite le nascite. Ma come, pensa uno, se non hanno null’altro da fare almeno scoperanno? Evidentemente non è così o forse, più probabilmente, il distanziamento sociale impedisce ai ragazzi e alle ragazze single di incontrarsi, di intrecciare nuovi amori e, se del caso, di fare figli.


Particolarmente difficile è la situazione degli adolescenti e dei preadolescenti, il cui profondo malessere viene da lontano, ma che il CoViD-19 ha fortemente accentuato. I dati sono impressionanti. Nel Reparto di Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale Regina Margherita di Torino i ricoveri per tentativi di suicidio sono passati da 7 nel 2009 a 35 nel 2020. Nel Reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambin Gesù di Roma, i ricoveri per attività autolesive e tentativi di suicidio sono passati da 12 nel 2011 a più di 300 nel 2020. Siamo arrivati al suicidio o al tentativo di suicidio dei bambini propriamente detti, un fatto del tutto nuovo nella storia della medicina mondiale. La solitudine sociale degli adolescenti o dei preadolescenti (DAD, no a ogni sport collettivo) ha aumentato a dismisura quello che era già un problema gravissimo: un ulteriore uso e abuso degli smartphone e della Playstation. Che cosa verrà fuori da questi giovani dissociati lo vedremo nel tempo. Insomma, a noi vecchi avete rubato gli ultimi spiccioli dell’esistenza, ai ragazzi qualche anno di quella che, Paul Nisan permettendo, è la migliore età della vita (“Ragazzo. Che meravigliosa parola. Essere un ragazzo. Avere vent’anni.” Ragazzo, Storia di una vecchiaia).
Ci sono infine altri danni “collaterali”. Il terrorismo della pandemia, con i conseguenti lockdown stop and go, ha reso molto difficile e a volte impossibile la cura di patologie ben più gravi del CoViD-19. In Italia muoiono per tumore 193.000 persone l’anno (quelli per Covid sono per ora 93.000). Anche qui piacerebbe sapere se nel 2020 sono aumentati i morti per tumore e ancor più le diagnosi per tumore che viaggiavano intorno ai 370.000.

La Svezia è stata molto criticata perché praticamente non ha fatto i lockdown. I morti per Covid sono, per ora, poco più di 12.000. Certo c’è da tener conto che la Svezia ha 10 milioni di abitanti, in spazi larghissimi, ed è molto lontana dalla micidiale urbanizzazione che è la caratteristica dell’Europa continentale e di tanti altri paesi del mondo (urbanizzazione che è uno dei tanti effetti perversi della modernità che ha spopolato le campagne a favore delle città). Ma la questione è un’altra. Bisognerebbe sommare le morti per Covid a quelle provocate direttamente o indirettamente dai lockdown, insieme all’aumento dell’obesità, delle depressioni, dei disturbi cardiocircolatori, degli infarti, degli ictus, che morte non sono ma molto le assomigliano o comunque la preparano.
Di fronte alle critiche che le venivano mosse la ministra svedese della salute Lena Hallengren ha detto: “I conti seri li faremo fra due o tre anni”.

7
Il confinamento uccide i “fragili” ultima modifica: 2021-02-28T04:01:00+01:00 da GognaBlog

16 pensieri su “Il confinamento uccide i “fragili””

  1. 16
    Antonio Arioti says:

    Mah, io penso che la spiegazione sia abbastanza semplice. Il Gen. Figliuolo è un esperto di logistica e da sempre la logistica è materia nella quale l’esercito eccelle.
    Se poi in ambito civile ci fossero altri talenti a cui affidare l’incarico con le medesime aspettative questo non lo so.
    Comunque la linea mi pare ormai segnata e in perfetto stile italiano si cerca di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. La paura di arrivare a una sorta di guerra civile, ipotesi da non prendere mai sottogamba, fa sì che ai proclami segua un’applicazione lasca delle disposizioni al fine di tirare a campare fino a quando non sarà raggiunta una massa critica fra immuni naturali e immuni vaccinati. Dopodiché si vedrà l’andazzo e si comincerà a raccogliere i cocci per ricostruire il vaso. Di certo non sarà una passeggiata.

  2. 15
    Menelao Leman says:

    Sono gli indici in peggioramento a dirci che non ci saranno maggiori aperture, indipendentemente che il commissario si chiami Arcuri, Figliuolo, o Pincopallino.
    Chi invoca maggiori aperture è in malafede, chi ci spera un illuso.
    Quello che spero verrà messo in opera è una maggiore granularità delle misure (a livello provinciale se non addirittura comunale) per evitare, come succede già ora, che ci siano zone sottoposte a misure troppo restrittive, o non sufficientemente contenitive, rispetto alla situazione reale.

  3. 14
    Carlo Crovella says:

    Non rientra, perché è potere apicale, al limite Draghi tirerà le somme…ma se fai due più due… 
     
    Vediamo l’odierno DPCM… con il rischio della terza ondata alle porte, non credo proprio che la nomina di militari nei posti chiave sia foriere di scelte apicali (draghi) all’insegna del liberi tutti… Magari la realtà mi smentirà, allora ben venga, ma al momento la sensazione è opposta.
     
    Buona giornata!

  4. 13
    Menelao Leman says:

    Certo, certo.
    Come se rientrasse tra i poteri del commissario straordinario decidere le aperture/chiusure, o addirittura imporre la legge marziale.

  5. 12
    Carlo Crovella says:

    Notizie Fresca di giornata (1/3/21): Draghi ha sostituitoi Commissarip Arcuri con un Generale di Corpo d’armata. Mi pare sua un generale degli Alpini. La scelta è chiara: si va verso una militarizzazione della logistica, in particolare per la campagna vaccinale (un po’ sulla falsariga di Israele). Ma il nuovo Commissario gestirà tutta la lotta alla pandemia: non so se rrgistreremo  delle aperture. I militari non mk sembrano sintonizzati su quelle corde. Vedremo. D’altra parte io gia’ un anno fa ho ripetutamente scritto  sia su questo sito che in numerosi articoli di contenuto politico o economico (pubblicati altrove), che sarebbe stato meglio optare per un anno (il 2020) di stampo “marziale”, cipe’ un momentaneo stato di guerra a legge speciale. Sarebbe stato durissimo, ma almeno ci puliamo a fondo del virus, in attesa dei vaccini. Invece a voler salvaguardare la legittimità costituzionale a tutti i costi,  adesso siamo cmq reduci da un anno che ci ha messo sulle ginocchia: quasi 100.000 morti sul fronte sanitario, interi settori economici ridotti sul lastrico e i 150 miliardi di maggior debito che non si sa dove siano finiti, perché non sono arrivati totalmente ai destinatari di ristori e della cassa integrazione. In più abbiamo infiniti effetti negativi quali i minori riguardi verso i malati extra Covid nonché una serie infinita di ripercussioni psicologiche, come quelle descritte in questo articolo. Bah… Buona serata a tutti.

  6. 11
    Carlo Crovella says:

    Continua a non emergere chiaramente quale sarebbe l’alternativa concreta auspicata dai delusi della gestione precedente (e perdurante, almeno come sembra, anche ora). Il liberi tutti? Ma quale Governo si prende la responsabilità di avallare il liberi tutti e magari di registrare altri 100.000 decessi in 6 mesi anziché in un anno??? Nessuno, dai. Con il sentiment dominante in Italia, non accadrà mai. 
     
    A maggior ragione per l’indisciplina che dimostra la popolazione italiana, o almeno una certa fetta della popolazione. Le immagini dei giorni scorsi (Darsena Milano, Lungomare Napoli, Parchi di Roma) confermano che non c’è capacità di autocontrollo. O quanto meno non è sufficientemente diffusa alla gran parte della popolazione. Il popolo italiano è indisciplinato per DNA congenito: se lasci un forellino di libertà, ci passano in milioni. E’ il comportamento stesso delle messe che impone la ferrea gestione stile gregge di pecore.
     
    In ogni caso, anche io sono un sostenitore che il vero grande problema planetario sia la sovrappopolazione e quindi , cinicamente, qualsiasi meccanismo darwiniano che limiti e riduca la popolazione mondiale è ben visto da me. Tuttavia, questi meccanismi sono impietosi. Vogliamo fare liberi tutti? Bene, facciamolo. Però poi ognuno sarà responsabile di se stesso: chi vivi, vive e chi muore, muore. Io che attuo un auto-lockdown dai tempi pre CoVid (per motivi miei) sono meno esposto al rischio di molti che, seppur anagraficamente più giovani, si butterebbero nella mischia del liberi tutti… Nessuno deve poi farsi trovare sorpreso “ma come, è toccato a me???” Anche se non si muore, il CoVid può rivelarsi un’esperienza tutta’ltro che piacevole e può lasciare conseguenze che si protraggono nella vita di tutti i giorni.
     
    In conclusione, a prescindere dai nostri desiderata, io non mi aspetto modifiche nella gestione della pandemia e prevedo che il 2021 sarà un anno di “m” e quasi quasi metto in conto che lo sarà anche il 2022, almeno nel primo semestre.

  7. 10
    Giorgio Daidola says:

    La risposta a tutte queste seghe mentali che ci stiamo facendo, con tanto di dati e controdati, di accuse e assoluzioni, c’è nell’ultima frase dell’intervento n.1.

  8. 9
    Matteo says:

    Quello che a me pare grave è che il confinamento uccide si i fragili, ma non pare che garantisca nemmeno gli altri, a giudicare dai numeri.
    Così come pare che il vaccino non serva a ridurre il contagio (figuriamoci a fermarlo) ma solo a mitigare l’impatto dei sintomi peggiori.
    Che è comunque una gran cosa, ma non è la soluzione messianica da tutti attesa e dovrebbe dare spunto a un cambiamento generale della strategia con cui si affronta la pandemia.
    Ma non se ne vede traccia e tutti continuano a parlare di milioni di dosi, vaccinati, vaccinandi e colpevoli no-vax, come prima si parlava di tamponi, infetti e disgraziati untori da movida…diciamo un riposizionamento sul mercato del terrorismo e del controllo.
     
    Mentre dovrebbe essere evidente che il Covid c’è e rimarrà a lungo, mutando e variando e l’unica è imparare a conviverci

  9. 8
    Giuseppe Balsamo says:

    Il problema non è tanto la scatola, quanto (a mio parere) confondere le pareti della propria scatola coi confini del mondo.
    Chissà qual’è la scatola personale di Fini ?
     
    Trovo interessante l’accenno nell’articolo all’aumento dei ricoveri per tentativi di suicidio nei reparti di Neuropsichiatria Infantile, però i numeri riportati andrebbero (a mio parere) contestualizzati meglio.
    Perchè è vero che al Bambin Gesù di Roma i “ricoveri per attività autolesive e tentativi di suicidio sono passati da 12 nel 2011 a più di 300 nel 2020”, ma è altrettanto vero che nel 2019 i ricoveri erano stati 274 e nel 2018, 237.
    (Vedi:
    ospedalebambinogesu.it/giornata-mondiale-suicidio-seconda-causa-di-morte-tra-i-giovani
    huffingtonpost.it/entry/i-giovanissimi-si-tagliano-e-tentano-il-suicidio-mai-cosi-tanti-ricoveri-prima-della-pandemia_it_6006f714c5b697df1a09146e)
    Di certo la COVID-19 e i lockdown non hanno migliorato la situazione, ma riportare anche i dati degli anni precedenti può aiutare a farsi un’idea più corretta dell’evoluzione di un fenomeno preoccupante che, come dice (giustamente, in questo caso) Fini, viene da lontano.

  10. 7
    Carlo Crovella says:

    Può darsi, anzi è probabile che quanto sostenuto nell’articolo sia fondato e che il mix pandemia-restrizioni abbia provocato e provocherà “danni” emotivi e psicologici, tanto più consistenti quanto meno “forti” sono i singoli individui. Però è meccanismo darwiniano… non è che lo scopriamo adesso: mi stupisco che vi stupiate che agisce un meccanismo del genere. Scopriamo adesso che anche la società evoluta del terzo millennio alla fin fine, in stato di crisi imprevista e profonda, si basa su meccanismo darwiniani…
     
    Tuttavia allo stato attuale, per uscire dalla pandemia, l’unica arma che avremmo sarebbe una vaccinazione di massa in tempi rapidissimi. E’ irrealistico immaginarla. L’approvvigionamento non è italiano, ma europeo, le case farmaceutiche fanno le furbette ma (essendo società private) non sono ONLUS (e chi lo immaginava era molto ingenuo), per acquistare dosi in prima persona l’Italia dovrebbe avere soldi che non ha (Israele si è procurata i vaccini prima degli altri perché li ha pagati 30 dollari al posto di 12-15 a dose, ovvio che le case farmaceutiche hanno dato la precedenza – teniamo inoltre conto che Israele ha solo 10 milioni di cittadini e che ha un’organizzazione logistica “paramilitare” per cui la campagna vaccinale è stata “militaresca” e quindi molto efficacie).
    Temo che i tempi della campagna vaccinale italiana saranno moooooolto lunghi. In parte per gli errori a livello europeo (nell’approvvigionamento), cui si aggiungeranno i disservizi logistici tipici del Paese dei Campanelli (a parità di errori europei, in Germania procederanno a testa bassa e la popolazione andrà dietro, ottimizzando i tempi). Quindi Speranza o non Speranza, Draghi o non Draghi, non penso che la situaizone cambierà molto. Il 2021 sarà un anno di “m”, ancor peggio del 2020 (perché ci arriviamo dopo un anno, il 2020 appunto), che ci ha già messo complessivamente sulle ginocchia) e non escludo che si sconfini abbondantemente nel 2022. Vuol dire un anno e mezzo abbondante rispetto ad oggi.
     
    I fragili emotivi resisteranno per un altro anno e mezzo? E chi lo sa, ma ecco che riemerge il ragionamento di stampo darwiniano… Difficile che il Governo, anche il Governo del Migliore, possa incidere su questi meccanismo così profondi. Buona giornata a tutti!

  11. 6
    lorenzo merlo says:

    Eppure non basta “La vita in scatola” per rivedere il pensiero frattazzato del lavora-consuma-crepa.
    Lo stampino ha tagliato il senso della vita.
    Il mutilato possiede solo quelli della ripetizione ossessiva, costi quel che costi.
    Egli vanta il supporto di specialisti ed esperti, il meglio.
    Nessuno può reinnestargli il senso perduto, neanche Bruno Bozzetto.

  12. 5
    albert says:

    https://www.youtube.com/watch?v=7jHDKrSvUF8
    datato 1967 , Bruno Bozzetto:”Vita in scatola”
     Gia’ per molti valeva la “vita in scatola” con l’illusione che fosse libera( bastava un aperitivo in compagnia a fine turno per fornire un riscatto), il pericolo e’ che diventi abitudine estesa anche  “dopo”, ovvero anziche’ una ricrescita a  V, una U molto allargata in basso…opeggio una L.Quanto agli impianti..mi permetto di nutrire dubbi.Ho sbirciato live webcam in zone  molto aperte e vaste con splendide  piste per lo sci fondo, riconosciuto legalmente praticabile.Nei week end..tendenza a fare capannello tra  sciatori , formazione di trenini, scambi  alitati a maschera bassa di dritte su scioline , incontri tra amici che pensavano di essere soli nell’immensita’ di un altopiano,  crocchi di sdraiati al sole a mezzo metro…bambini che scorazzano . Per lo scialpinismo..mi sono giunte da  forcelle e  cime foto di drappelli di amici sfottenti  senza mascherina ( mi raccontavano che son tutti vaccinati merito delle loro professioni  da prima fascia)  .la tendenza a socializzare e’intatta.

  13. 4
    Giorgio Daidola says:

    Condivido anch’io quando dice Massimo Fini e, come molti, sono rimasto stupito che una persona intelligente come Draghi non abbia sostituito un ministro importante come quello  della Salute, lasciando in questa posizione strategica uno che vorrebbe tutti “infelici ma uguali” (altro che “liberi e uguali”). Non si tratta di essere negazionisti, io non lo sono affatto, ma di aspirare ad un ministro in grado di seguire strategie mirate, dettate dalla conoscenza e dall’esperienza, oltre che da un minimo di sensibilità. Solo un esempio, fra i tanti che si potrebbero fare: il  disastro che Speranza ha fatto con riferimento alla chiusura indiscriminata , all’ultimo momento, di tutti gli impianti di risalita (non solo di cabinovie e funivie) la dice lunga sulla sua pessima conoscenza della montagna (ma l’Italia non è un paese di montagne?) e degli sport invernali. Meglio sarebbe si fosse dedicato, ad esempio, a stabilire quali tipo e quali marche di mascherine proteggono effettivamente se stessi e gli altri anziché lasciare che la gente continui ad andare in giro con le mascherine chirurgiche o con fazzoletti colorati quasi del tutto inutili.

  14. 3
    albert says:

    Un danno delle straegie di confinamento  e’che per eccessiva prudenza alcun ligi , come noi due coniugi anta , non  osano  neppure stare dentro i confini dei regolamenti, per bilanciare quanti ne escono fuori. Ci limitiano non tanto nella frequenza a cine, teatro, partite di calcio aperitivi arancione al bar ( che non praticavamo neppure PRIMA)ma in escursioni e permanenze in localita’ di montagna , nostra gradita valvola di sfogo. Tanto piu’ che  nelle localita’ a noi gradite, si sono evidenziati focolai portati dai vacanzieri del 2019 , ponte dell’Immacolata, solo mesi piu’ tardi classificati come Covid.Peggio ancora notizie di nostri coetanei andati “avanti”.
    A tal proposito ho trovato molto emblematico un vecchio racconto di Dino  Buzzati:
    https://digilander.libero.it/paroleepensieri/p&p/mseridon.htm
    Comunque abbiamo rivoltato, passeggiando ,il comune nostro, quando in zona arancione, e quelli limitrofi quando in zona gialla…a piedi o  in bici ,bisogna accontentarsi, basta muoversi.Certo che se in metropoli tutti si fiondano al centro.. in nome della liberta’ (versione libero spritz o libera birretta ) poi si sovraccaricano ospedali.Giusto ora ho guardato via webcam live una zona balneare costa veneta : sembra  un alveare ..son finiti li’ in tanti magari pensando di avere un’ idea esclusiva elitaria.Da ipotizzare che  ci siano invece  nelle medesime localita’ luoghi di passeggio  deserti.
    Per fare un confronto, sbirciata a  live webcam di pista sci noto  centro fondo: vedo capannelli di chiaccheranti a  bordo pista e i soliti piovuti dalla Luna che camminano  affiancati sulla pista riservata agli sciatori pure contromano , ed i pietosi sciatori che li scansano, (non li scaraventano a terra con una gomitata o neppure  li prendono a impuntate con i bastoncini come meriterebbero)

  15. 2
    Geri Steve says:

     
     
    CHE FARE?
     
    Io condivido completamente quanto scrive Massimo Fini sui danni delle strategie di confinamento o clausura (i lockdown).
     
    Non solo sul piano teorico, ma anche su quello dell’esperienza personale: sono un vecchio e da quando mi muovo quasi per niente soffro periodicamente di depressioni. Ci ricado ogni anno ad ottobre e ne esco dopo un mese o anche di più, ma quest’anno ci sono dentro come mai prima e da ben cinque mesi.
    Eppure sono un privilegiato: se non fossi così depresso potrei godermi il tempo libero leggendo e scrivendo in una abitazione confortevole con affaccio sul verde, ricevo una buona pensione che non subisce il dramma di chi invece non può più proseguire la sua attività lavorativa e dubita di poterla ricostruire in futuro.
    So che il mio star male non è affatto un mio caso isolato, anzi: proprio ieri ho dovuto sostenere un anziano che sta ben peggio di me, con attacchi di panico e una psichiatra che lo imbottisce di inefficaci psicofarmaci.
     
    Personalmente avrei di gran lunga preferito correre maggiori rischi di malattia e di morte piuttosto che queste continue clausure, ma non credo siano in molti a pensarla davvero come me.
    Molti protestano contro ogni provvedimento e contemporaneamente perchè “non si fa abbastanza”;  sono i primi a lanciarsi nella caccia all’untore che con le sue pericolose passeggiate contagierebbe e ucciderebbe la gente.
     
    Sono convinto che avere meno paura ci aiuterebbe a vivere meglio, ma ci vorrebbe un “coraggio razionale” che mi sembra scarseggi.
     
    Al di là dei numeri insensati di “casi” o di “contagi” (che invece sono soltanto alcuni tamponi positivi) che ci propinano ogni giorno, è un dato di fatto che il prezzo di questa epidemia è veramente alto.
     In Italia abbiamo l’economia a pezzi e ci stiamo abituando ad avere centomila morti ufficiali l’anno, quasi trecento al giorno, come se ogni giorno cadesse un grande aereo al completo. A questi si devono ancora aggiungere i molti morti non conteggiati, non solo i mai diagnosticati, ma soprattutto i tanti conteggiati come “guariti”, perchè negativizzati, dimessi ma poi morti. Si dovrebbe pensare anche ai molti che non ci muoiono ma che continuano a starci male (long covid), forse per sempre.
     
    Non servono affermazioni irrazionali come il confronto con i “pochi” morti in Svezia (poco meno di 13.000 contro i quasi 100.000 italiani): malgrado i suoi grandi spazi verdi e le sue città non affollate la Svezia ha ben 1.265 morti ufficiali al milione (di abitanti) che non è tanto meno dei 1.614  della sovraffollata Italia.
     
    E’ importante capire e riconoscere gli errori fatti (scarsa ricerca scientifica, strapotere dei big farma, sanità depauperata, regionalizzata e privatizzata, azzeramento dell’assistenza territoriale, contrazione di quella ospedaliera, malfunzionamento e malaffare delle tante agenzie sanitarie, inquinamento ambientale…) per cambiare direzione nel futuro, ma non è facile capire cosa si dovrebbe  fare nel presente, a fronte di una situazione grave e con paure diffuse e irrazionali.
     
    Geri
     

  16. 1
    albert says:

    Altri hanno considerato che in Svezia semplicemente degli ultra 70-nni se ne fregarono. Almeno fino alla comparizione di varianti lesive anche per i baldi giovani produttivi.
    De gustibus non est disputandum..ma nel vedere servizi di ammassamenti lungo canali un tempo navigabili ed ora cloache dalle acque grigiastre ..o agli ingressi di stadi..o ai tavolini dove ci si ingozza di liquidi arancione e tranci di pizza.. RIFLETTO: tutta qui sta liberta’? Rivaluto il mio paesello con vaste possibilita’ di esercizio fisico distanziato.
    Soprattutto gratuito  e libero in quanto le  palestre sono a pagamento, impianti costruiti con fondi pubblici, dati in gestione a societa’sportive  che impediscono l’accesso ai non tesserati anche  da epoche pre Covid.
    Alcool , droghe , fumo..sono assumibili anche a mascherina pendula. Anzi c’e’piu’gusto. A terra  come sempre strati di sputi catarrosi , pacchetti di sigarette vuoti con la fatidica scritta terrorifica inutile.Nelle chiacchere da bar accuse ai Cinesi e loro pipistrelli, mentre indifferenza a deiezioni di piccioni, cani … e umani negli angoletti appartati forniti dalle architetture.
    Quanto ai mancati incontri amorosi tra giovani, son solo illazioni, mi sa tanto che come cantava Milly, “si fa, si fa,  si fa ma non si dice”.
    Per ultimo, qualcuno ha fatto caso a cosa ha detto la sacerdotessa B.B. Brigitte?
    “«Mi chiede se questo virus è una buona cosa? Sì, è una specie di autoregolamentazione di una sovrappopolazione che noi non siamo in grado di controllare».   Gia’, Pero’ i selezionati devono essere sempre GLI ALTRI… i non Vip.

La lunghezza massima per i commenti è di 1500 caratteri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.