Il debito «governa» l’economia globale

Potere finanziario. Per cercare di pagarlo, i Paesi poveri hanno distrutto foreste e cambiato il corso di fiumi. Non solo: ogni anno versano alle Nazioni ricche molto più denaro di quanto ne ricevano per la cooperazione.

Il debito «governa» l’economia globale
di Alberto Bobbio
(pubblicato su L’Eco di Bergamo il 17 luglio 2017)

È l’architrave dell’economia che uccide. È lo strumento con il quale chi detiene le leve del potere finanziario globale decide chi vive e chi muore. È il dispositivo perverso che segna il destino dei popoli e li imprigiona, secondo un meccanismo perfetto e crudele, determinato dagli gnomi dell’«economia senza volto», denunciata più volte da papa Francesco. Ma il debito non è una fatalità, un caso, un evento prodotto da chissà quali contingenze. Il debito è diventato il sistema di governo dell’economia globale, frutto di scelte ragionate, e si è trasformato ormai in «uno strumento di controllo», parola di Jorge Mario Bergoglio nella Laudato si’. Si può chiamare «debitocrazia» e produce effetti sociali, politici e ambientali devastanti, perché consegna il futuro di interi popoli e delle risorse del pianeta nelle mani di poche grandi oligarchie finanziarie e dei loro piani speculativi.

Il sorriso pieno di speranza di due piccole africane. Il loro continente è preda del «capitalismo che uccide».

Capitalismo fondato sul debito
Il mondo galleggia su un mare di debiti. La cifra è astronomica e sfiora i 200 mila miliardi di dollari, cioè quasi tre volte l’intera ricchezza prodotta nel mondo in un anno. Oggi il capitalismo mondiale è fondato sul debito e per alcuni è una strategia straordinariamente fruttuosa. Nasce sulla base di un’idea virtuosa, cioè i prestiti dei ricchi ai poveri, regolati dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale, che nel tempo si è trasformata in una trappola, pratiche da macro-usura o, come preferiscono dire gli economisti che l’hanno denunciata, da «struttura usocratica dell’economia mondiale». Le regole sono sfuggite ai controlli internazionali e hanno fatto la fortuna di imprese private, banche finanziarie, fondi assicurativi con la complicità dei governi che hanno in mano le chiavi globali del gioco. Dieci anni fa Jean Ziegler, sociologo svizzero, analista delle storture dei sistemi finanziari internazionali e consulente delle Nazioni Unite, l’ha chiamato «l’impero della vergogna», spiegando che i Paesi poveri versano ogni anno alle classi dirigenti dei Paesi ricchi molto più denaro di quanto ricevono in cooperazione allo sviluppo e crediti per investimenti. Il debito è diventato un meccanismo opaco e quindi sempre più diabolico.

Il «debito aggregato»
L’architettura debitoria di molti Paesi poveri è il frutto ormai di una vera propria rapina ancorché legale e drammatica. Si chiedono soldi per pagare gli interessi sul debito, producendo quello che viene definito «debito aggregato», secondo uno schema piramidale che non avrà mai fine. Per pagare i propri debiti i Paesi poveri hanno distrutto foreste, hanno cambiato il corso dei fiumi, hanno permesso la costruzione di enormi dighe, l’avvelenamento delle proprie terre, consegnato materie prime di importanza vitale al mercato speculativo, senza trarne alcun beneficio. Solo gli interessi pagati sul debito, in viarie forme, sarebbero sufficienti a strutturare un sistema universale di istruzioni primaria. E ne basterebbe solo un terzo per organizzare un sistema sanitario globale di base. Quasi vent’anni fa in vista del Giubileo del Duemila nacque una grande coalizione mondiale di laici e cristiani di tutto il mondo per chiedere la cancellazione almeno in parte del debito estero dei Paesi più poveri. Clinton rispose all’appello e gli Stati Uniti cancellarono 6 miliardi di dollari a 33 Paesi poveri. Giovanni Paolo II diede una spinta fondamentale alle richieste del movimento.

Italia unica al mondo
L’Italia fu tra i Paesi che si impegnarono maggiormente e non solo condonarono parte del debito che aveva in Africa, ma il Parlamento italiano approvò una legge, unica finora al mondo, che all’art.7 impegna il governo a ricorrere alla Corte internazionale di giustizia sulle storture prodotte dalle politiche del debito, quando contrastano con i principi generali dei diritti dell’uomo e dei popoli. E ora che la crisi dei debiti sovrani sta strangolando molti Paesi la Santa Sede è tornata in trincea schierando accanto ad un gruppo di giuristi ed economisti italiani dell’Unità di ricerca del centro «Giorgio la Pira» del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) e di altri esperti di varie università e di associazioni laiche e cattoliche, tra cui Caritas Italiana, Pax Christi e Missio, l’organismo della Cei per la cooperazione missionaria, il Promotore di giustizia presso la Corte d’appello dello Stato della Città del Vaticano, il professor Raffaele Coppola. L’obiettivo è quello di convincere l’Italia a dare attuazione all’art. 7 della legge sul debito chiedendo il parere alla Corte internazionale di Giustizia per bloccare il gioco sporco del debito che produce altro debito. E ci stanno riuscendo. Il professor Coppola ha già avuto un colloquio con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Comitato di esperti ha incontrato il ministro per i rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro per far scattare il dispositivo. L’ultima riunione del gruppo si è svolta pochi giorni fa nella sede di Caritas Italiana.

Si intitola Il Muro invisibile e spiega come si può demolire la narrazione sul debito che uccide. È un libro prezioso appena pubblicato con la prefazione di mons. Tommaso Valentinetti, vescovo di Pescara e presidente di Pax Christi. Il muro è il debito che non permetterà mai ai Paesi più deboli di liberarsi dal neocolonialismo finanziario e i mattoni sono la caccia ai profughi, i danni all’ambiente e le guerre. Tra i contributi anche quello del Promotore di giustizia vaticano, prof. Raffaele Coppola.

Una risoluzione per il Papa
La sfida è gigantesca e l’Italia può fare la differenza, portando la questione all’attenzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, di cui è membro pro-tempore in questi mesi in coabitazione con l’Olanda, in modo tale che un parere della Corte di giustizia abbia maggiore rilevanza. Il Vaticano infatti è solo osservatore alle Nazioni Unite. Al ministero degli esteri, su sollecitazioni del ministro Angela Finocchiaro e con il via libera del Premier Paolo Gentiloni, in questi giorni (si è nel 2017, NdR) si sta studiando la possibilità di sottoporre all’Onu una risoluzione per attivare la Corte di giustizia e dare una mano a Papa Francesco nella sua lotta, ancora troppo solitaria, contro l’economia che uccide.

Potere bancario «ombra»: ha vinto la speculazione
di Alberto Bobbio
(pubblicato su L’Eco di Bergamo il 17 luglio 2022)

La denuncia è contenuta in uno degli ultimi documenti del Gruppo di lavoro di cui fa parte anche il Promotore di giustizia vaticano. Spiega che «la speculazione finanziaria ha preso il sopravvento sull’economia reale» e il «rischio maggiore» oggi è rappresentato «dal crescente potere del sistema bancario ombra» e delle «fonti private di credito». Si tratta di una consorteria di plurimiliardari che orientano le scelte della finanza globale senza scrupoli e che muove, secondo il «Financial stability board» di Basilea, circa 36 mila miliardi di dollari, due volte il Pil degli Usa L’allarme è stato lanciato anche dal cosiddetto «Gruppo dei Trenta», un tink-tank di ex-banchieri centrali in un Rapporto della fine dello scorso anno, rilevando che i rischi globali per la stabilità sono «più alti che in passato», a causa di molte entità non soggette alla vigilanza prudenziale del sistema bancario.

Le maggiori preoccupazioni oggi vengono dalla Cina, Paese finanziariamente molto opaco e con grande liquidità a disposizione. Il paradosso è che sono state le regole più restrittive nate dopo la bolla del mutui subprime e i rimedi messi in campo dagli Stati per evitare un nuovo default ad aumentare il peso del sistema bancario ombra. In realtà a tutti va bene così, perché i frutti sono prodigiosi per ogni portafoglio e se qualcosa va male la colpa va comunque del mercato perché non è abbastanza aperto e libero. Insomma il finanziamento non bancario ormai è un ingranaggio vitale per l’economia, o meglio per la «debitocrazia» globale. È quello che già nel 1931 Pio XI nella Quadragesimo anno chiamava «l’imperialismo internazionale del denaro», concetto riproposto da Paolo VI nella Populorum progressio e dal tutti i pontefici successivi e definito icasticamente da Bergoglio con le parole «economia che uccide».

Il 40 per cento del sistema ombra opera dagli Stati Uniti. È un intreccio di fondi speculativi di varia natura, che hanno anche un ruolo decisivo nella corruzione a livello globale. Particolarmente odiosi sono i «fondi avvoltoio», già condannati da una risoluzione del- l’Onu due anni fa, poco prima della visita di Bergoglio al Palazzo di vetro, ma che continuano a fare affari sui cadaveri dei Paesi più poveri e indebitati che hanno bisogno di liquidità, per pagare interessi sui debiti. Comprano debito sovrano a prezzi stracciati e poi pretendono pagamenti con tassi da usura, a volte sulla base di sentenze di tribunali.

Capanna in un villaggio dello Zambia, Paese vittima dei fondi avvoltoi.

La pratica è legale, ma diabolica. Secondo la Banca mondiale un terzo dei Paesi più fortemente indebitati sono nel loro mirino, venti in Africa secondo una stima della Banca africana. Il caso dello Zambia è perfetto. Un fondo avvoltoio ha comperato 3 milioni di dollari di debito, che lo Zambia in sofferenza ha venduto a prezzo stracciato. Poi ha citato il Paese in tribunale chiedendone indietro 55 per interessi. Ne ha avuti 15, cinque volte il valore investito. Il più scaltro tra gli avvoltoi è il miliardario americano Eliott Singer. Già negli anni Novanta riuscì a farsi restituire dal Perù 43 miliardi di dollari e fronte di un prestito di otto. Dal Congo ottenne 67 milioni contro 15.

Ma è con l’Argentina che ha fatto il colpo grosso. Ha rastrellato titoli spazzatura per 50 milioni di dollari e poi ha denunciato Buenos Aires davanti al Tribunale federale di New York dove il giudice era suo amico, pretendendo la restituzione degli interessi sul valore reale. Ha vinto e l’Argentina ha pagato 832 milioni di dollari. Un affare mirabolante, degno di un vero predatore.

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Il debito «governa» l’economia globale ultima modifica: 2022-10-23T04:46:00+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Il debito «governa» l’economia globale”

  1. Ringrazio Alessandro. Questi due articoli sono affissi da 5 anni alla parete della cucina di fronte a dove mangio. Stampate il testo e fate lo stesso.
    Saluti.
    Ms
     

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