Il fuoco dentro

Il fuoco dentro
di Checco Gherlenda
(pubblicato sul suo profilo fb il 26 gennaio 2022)

Qualche giorno fa, leggendo un post di Mirella Tenderini dove c’era una foto di Tom Frost sono venuto a sapere che si frequentavano abitualmente, anche con Jim Bridwell e Allen Steck, dei miti dell’arrampicata mondiale. Io non ho avuto questa fortuna, ma mi è venuto da pensare come si continui a parlare pochissimo di un altro grandissimo, per me il più grande di sempre, Charlie Porter. Con lui un po’ ci ho avuto a che fare, pur non avendolo mai incontrato, perciò mi va di fare un po’ di giustizia. Porter è stato un invasato, divorato da una insaziabile necessità di mettersi continuamente alla prova, non dev’essere stato facile relazionarsi con lui, un alieno. Nei primi anni ’70 ha sconvolto il mondo con le sue vie su El Capitan, poi non contento si trasferisce nel grande Nord, in Alaska e poi fino al Monte Asgard nella Terra di Baffin, dove, abbandonato dai suoi compagni che lo dovevano con una certa ragione considerare un pazzo, sale in solitaria la strapiombante parete nord-ovest in 7 giorni, scende a affronta un ritorno di 150 km a piedi. Da solo, ovviamente.

Mount Asgard, parete nord-ovest: a sinistra è la via Porter, a destra la via Belgarian. Foto: planetmountain.com.

La mia “relazione” con lui comincia col mitico Brunetto col quale nel 2006 improvvisiamo di salire una sua via su El Capitan per finalmente vivere l’esperienza di passare qualche giorno sulle portaledge. Sarebbe comodo partire con la più abbordabile, Zodiac, ma che seccatura trovare gente, non sarebbe neanche avventuroso, perciò partiamo su Tangerine Trip, è lì vicino, della stessa difficoltà e non ci va nessuno, chissà come mai. Già, chissà come mai forse perché strapiomba circa 50 metri ed evidentemente non è della stessa difficoltà? Questa potrebbe essere una spiegazione, sì. Comunque una prova di forza mentale su una parete selvaggia, questo lo ricordo bene e con una grande persona oltre che un grande amico, che non mi ha fatto sconti, come è giusto che sia.

Le ultime lunghezze di Mescalito, El Capitan
Su Mescalito, El Capitan

Poi è stata la volta di Mescalito con Manrico (Dell’Agnola, NdR), il mio amico di sempre ma col quale non arrampicavo da vent’anni, curioso rincontrarci in quella salita che ci ha fatti ritrovare dopo i mille bivi della vita. Non si arrampica insieme da vent’anni e cosa si fa? Mescalito al Capitan, ovviamente. Questa è stata davvero una grandissima salita. Risalendo le prime corde fissate avevo ancora i postumi della classica mezza influenza da aereo, un terreno di coltura perfetto per i virus che mi aveva lasciato i classici ricordi della mia sinusite, ad un certo punto sento come uno schiocco dentro al cranio e dal naso mi esce una poltiglia verdastra di muco rappreso, una vera figata, guarito d’un botto. Poi 8 giorni indimenticabili su una parete delle tonalità più varie, dal grigio fino ai dorati tiri sommitali per finire con una specie di cannelure di granito rosa, incredibile miracolo della natura.

Charlie Porter alla partenza della passeggiata di 150 km al Mount Asgard

Non rimaneva che Zodiac, la più facile, che pensavo un perfetto regalo per due amici, Andrea Borca e Max Solinas, una bella vacanza verticale non troppo stressante. E invece troviamo la via totalmente ripulita di tutta l’attrezzatura specifica, copper principalmente, perfino quelli presenti in relazioni storiche. Si può rimediare con i beaks, avendoli… ma noi non li abbiamo. Su El Capitan si può essere sicuri di una cosa soltanto, per quanta roba ti porti mancherà sempre qualcosa.

Charlie Porter
Charlie Porter in Patagonia

Ma dove non avrei mai pensato di trovare tracce del grande Charlie è stato in Canada, quando nell’inverno 2013 vado a fare una rilassante vacanza su cascate di ghiaccio con Drugo Lebowsky ed Eddi Serafin. E così, leggendo la relazione del prossimo obiettivo, Polar Circus, vengo a scoprire che l’aveva aperta proprio lui, nel 1975 con attrezzatura primordiale in 4 giorni. 4 giorni in una gola ghiacciata in Canada, cosa di ordinaria amministrazione per Charlie! La mattina designata per la salita è perfetta, nevica. Vabbè intanto partiamo e poi vedremo. Così dopo 100 km in un deserto bianco con la rilassante guida del Drugo arriviamo alla base della gola e il cielo è sereno, che colpo di culo! Troppo culo, infatti non siamo soli, una guida con due clienti, pare. Qui vedo una cosa che non avevo mai visto e che penso non vedrò più, ovvero il primo sale e dei secondi uno segue normalmente e l’altro sale sulle jumar, tirando giù di tutto ovviamente. In quelle situazioni non è possibile superare ma la cascata è lunga 700 metri, di questo passo non ce la faremo. Così, prima dell’incredibile pilastro finale, tento un blitz per superarli e la guida, che ne doveva aver già piene le balle, lascia fare. Poi torno a fare lo scudiero del Drugo che su questi terreni ne sa ben più di me e al quale va l’onore di portarci in cima a questo fiume ghiacciato.

Polar Circus, Canada
Ultime lunghezze su Polar Circus
L’ultimo risalto di Polar Circus

Di Charlie, ora che potrebbe passare una bella vita di conferenze e incontri, si perdono le tracce. Sfuggente e schivo come nessuno mai, si trasferisce in Patagonia dove passa il resto della vita in ricerche oceanografiche e in rilassanti traversate in kajak di 3000 km, senza lasciare, che io sappia, una sola traccia scritta delle sue incredibili avventure. Ci lascerà nel 2014 a 63 anni a causa di problemi cardiaci, e dio solo sa quanto l’avrà messo alla prova quel povero cuore. 63 anni possono essere pochi o tanti ma a te, grandissimo Charlie Porter cosa caxxo te ne può fregare, tu che ne hai vissuti più di mille e che ci hai lasciato un patrimonio di sogni?

Questo mi sento di dire su di te, Charlie, ovunque tu sia.

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Il fuoco dentro ultima modifica: 2022-02-21T05:25:00+01:00 da GognaBlog

6 pensieri su “Il fuoco dentro”

  1. 6
    rampik says:

    @DaidolaUn alpinismo simile visto con Jason “Singer” Smith (ora ritiratosi, vi invito a cercare il suo nome e cosa ha fatto da solo) e più attuale con la spagnola Silvia Vidal, massimo isolamento e autosufficienza per lunghe permanenze in parete in territori fuori dal mondo. 

  2. 5
    albert says:

    4)  se ce ne fossero  della stessa personalita’,   non si farebbero scoprire e  meglio per Loro  non conoscerli e per rispetto si trattengano  dallo spifferare  gli   eventuali conoscenti e compagni.

  3. 4
    Giorgio Daidola says:

    Una dimensione dell’avventura che temo si stia perdendo. Ci sono ancora, fra i giovani, dei Charlie Porter? Articolo molto bello, per sognare e meditare.

  4. 3
    Matteo says:

    “con la rilassante guida del Drugo “
     
    Solo chi conosce il Drugo può capire la fine ironia…ma chi lo conosce si ribalta dalle risate!

  5. 2
    albert says:

    Per uno che ha in calendario  ben 2 assemblee condominali in mega compesso alveare(  non proprio d’ api ma pure di  vespe e calabroni) ..aria pura ed esempio non piu’ passare una bella vita di conferenze e incontri, si perdono le tracce.   Essendo stato:”Sfuggente e schivo come nessuno mai, si trasferisce in Patagonia dove passa il resto della vita in ricerche oceanografiche e in rilassanti traversate in kajak di 3000 km, senza lasciare, che io sappia, una sola traccia scritta delle sue incredibili avventure. ” Uno dei pochi che ha rispettato il consiglio di  Dino Buzzati”Non divulgare, tieni tutto per te!”
     

  6. 1
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