Il futuro della guida è donna?

Nell’articolo sui dieci anni del Tor des Géants, pubblicato recentemente su questo blog, Pietro Trabucchi ha raccontato della partecipazione all’edizione 2019 di un gruppo di alpini e ha espresso una serie di considerazioni sugli effetti della leadership sulla prestazione del gruppo. Nella discussione che ne è seguita, è stato fatto notare che si trattava di un gruppo di soli maschi, con un leader maschio, il comandante. Che cosa sarebbe successo se il leader fosse stato una donna? E se il gruppo fosse stato misto oppure composto di sole donne? Il tema della leadership al femminile in tutti i campi della società è oggi al centro dell’attenzione, visto il numero crescente di donne che accedono a posizioni di comando in passato destinate solo agli uomini. Il mondo della montagna non vive isolato dal resto della società e non poteva non essere investito da questa trasformazione. In particolare non poteva non iniziare ad essere coinvolto uno dei ruoli di leadership più antichi e prestigiosi in montagna: la guida alpina. Oggi in Italia ci sono solo 16 guide donne su 1129 in esercizio, l’1,4 % rispetto al 14% degli USA, dove le donne guida sono circa 280. Anche negli USA, comunque, la guida alpina è la professione che ha la più bassa percentuale di donne, insieme alle professioni del mondo delle costruzioni. Qualcosa tuttavia si sta muovendo e il tema è caldo. E’ stato affrontato con una serie d’interviste anche dal “femminile” più diffuso in Italia, Donna Moderna. Chi vuole può leggere l’articolo a questo link:
https://www.donnamoderna.com/news/tendenze/guide-alpinedonne
Qui proponiamo un articolo pubblicato sul blog di Arc’terycs, noto produttore di abbigliamento e attrezzature per la montagna. E’ stato scritto da Shelma Jun, Ambassador del marchio. Nell’articolo c’è sicuramente un intento di marketing e alcuni temi sembrano lontani dal nostro ambiente sociale e culturale, ma viviamo in un mondo globale e i cambiamenti sono molto rapidi. Non dobbiamo inoltre dimenticare che quando in un settore della società cambia la base della piramide, prima o poi cambia anche il vertice. Ad esempio, oggi sono donne il 38% di coloro che praticano l’arrampicata sportiva nel mondo (dati International Federation of Sport Climbing) e il 46 % dei partecipanti ad attività outdoor negli USA (dati Outdoor Foundation) (Roberto Pasini).

Il futuro della guida è donna?
di Shelma Jun
Fotografie: Irene Yee

Sono qui per aiutarvi a diventare il leader che io sono convinta voi già siete” dice Elaina Arenz, una dei nostri istruttori, la sera prima dell’inizio del corso pilota All Women Single Pitch Instructor (SPI) dell’America Mountain Guide Association. Guardandomi intorno, vedo un gruppo di donne forti, intelligenti e qualificate. I loro volti sono pieni di entusiasmo e anche un po’ di nervosismo. Per la prima volta, quest’anno il Corso SPI è stato organizzato per sole donne e con sole donne come istruttori. Questo programma pilota è il risultato finale di dieci mesi di programmazione da parte di Flash Foxy (un’organizzazione di donne che ho fondato nel 2014), Brown Girls Climb,  American Mountain Guide Association (AMGA) e American Alpin Club.

Shelma Jun

E’ una cosa davvero potente che siano le donne a insegnare alle donne. Aiuta a rinforzare l’idea che noi, come donne, possiamo essere esperte, decisori e insegnanti nel mondo outdoor. Così tante donne imparano ad arrampicare da partner maschi che, intenzionalmente o no, possono essere indotte ad appoggiarsi agli uomini per le scelte decisive o i tiri più duri. Una dinamica di arrampicata tutta femminile amplifica la percezione che noi siamo perfettamente in grado di prendere le decisioni giuste nell’ambiente outdoor.

Il nostro ambiente tutto femminile ha creato uno spazio sicuro per conversare e porre domande. Se sei la sola donna in uno spazio dominato da uomini, probabilmente senti la pressione a dimostrare che tu appartieni a quell’ambiente e hai il diritto di essere lì anche se sei diversa dagli altri. Puoi aver paura di apparire debole e questo può impedirti di condividere parti di te che ritieni vulnerabili allo scopo di crescere. In un corso tenuto da donne, c’è un’elevata probabilità che la tua istruttrice abbia avuto le tue stesse esperienze  e ti possa offrire consigli su come gestire situazioni dove il sessismo può contagiare le relazioni con clienti, capi e colleghi.

Il seme dell’idea di questo programma iniziò a germogliare durante un incontro estemporaneo all’Outdoor Retailer Winter Market lo scorso gennaio 2019. Il gruppo fu inizialmente costituito da un manipolo di donne che stavano lavorando a una serie di iniziative locali per coinvolgere più donne, in particolare di colore, nelle attività outdoor. Lo scopo dell’incontro era di identificare le sfide che le donne di colore devono affrontare nello spazio outdoor. Una specifica sfida che emerse fu quella della professione di guida.

Le sfide che una donna di colore che vuole diventare guida deve affrontare possono accumularsi molto rapidamente. La prima sfida che quasi tutte devono affrontare è quella del costo dei corsi di formazione, degli esami e dei certificati ausiliari richiesti come il Wilderness First Aid Certificate. Oltre a questo, può essere isolante e spesso anche alienante essere non solo l’unica donna, ma anche l’unica donna di colore in un ambiente di apprendimento. Spesso le esperienze che hai avuto o che potresti avere sul luogo di lavoro non sono condivise dagli altri partecipanti o dal tuo istruttore.

Quasi un anno dopo la nostra prima conference call per generare idee, si è tenuto il primo corso pilota SPI per sole donne che è stato portato al successo dal nostro gruppo eccezionale. Gli istruttori comprendevano Elaina Arenz (l’unica trainer donna certificata SPI in un gruppo di dieci) ed Erica Engle (l’undicesima donna diventata guida della IFMGA). I partecipanti comprendevano le leader delle due organizzazioni Brown Girls Climb e Flash Foxy, educatrici della National Outdoor Leadership School e molte altre donne che si stavano facendo strada nell’ambiente outdoor.

Il corso pilota è stato un grande successo su diversi piani. L’attenzione, la focalizzazione e il rispetto di cui ogni donna era portatrice hanno creato uno delle esperienze più speciali che io ho vissuto nella mia vita. Sono certa che si siano creati dei rapporti di amicizia per la vita ed è una cosa bella pensare che io potrò contare sul supporto di queste donne durante il mio percorso. Questo è solo l’inizio. Spero che questa esperienza apra la strada a molti gruppi oggi poco rappresentati e li aiuti a trovare il loro spazio nella nostra comunità e nella nostra professione. Le nostre istruttrici competenti e abili non lasciano dubbi sul fatto che le donne non solo appartengono alle montagne, ma sono anche capaci di guidare altri in questa direzione. Il futuro della guida è queer*, è donna, è donna di colore.

(“Queer” è un termine generico utilizzato per indicare le minoranze sessuali e di genere che non sono eterosessuali. È un termine della lingua inglese che tradizionalmente significava “eccentrico”, “insolito”)

Shelma Jun è la fondatrice di Flash Foxy (http://flashfoxy.com) e del Women’s Climbing Festival. Flash Foxy è stata creata nel 2014 per celebrare le donne che arrampicano con altre donne e per offrire un luogo dove le donne possono trarre ispirazione e connettersi tra di loro. Il Women’s Climbing Festival riunisce circa 300 donne in un weekend di arrampicata, discussione e approfondimento tecnico e fisico due volte all’anno a Bishop, CA e a Chattanooga, TN.
Shelma è dirigente di Access Fund(https://www.accessfund.org) e nel 2017 è stata nominata da Outside Magazine come una delle 40 donne che più hanno contato nel mondo dell’outdoor.
E’ anche una delle socie fondatrici di Never Not Collective, un nuovo organo di diffusione fondato nel 2017 da quattro delle più incallite donne dell’outdoor. Never Not Collective sta producendo il film Pretty strong, anche questo sull’arrampicata al femminile. Californiana ormai trapiantata a Brooklyn, NY, Shelma la si può vedere spesso scalare nei Gunks o sui terrificanti boulder highballs in Bishop.

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Il futuro della guida è donna? ultima modifica: 2020-03-02T05:25:41+01:00 da GognaBlog

92 pensieri su “Il futuro della guida è donna?”

  1.  
    La moglie perfetta. Le producono ancora dunque, persino in Francia. Pensavo nella prossima vita di dover andare più lontano per trovare questo modello ?
    “ Mi ha insegnato tutto e, anche se adesso condividiamo le responsabilità del capo cordata, è lui il più esperto. È inevitabile quindi che io conti sempre un po’ su di lui. Nonostante questo è sempre bellissimo scalare insieme e condividere grandi progetti e spedizioni.”

  2. Anno 1949. Gita sociale molto affollata della SUCAI Torino al Ciarforon. La Direzione organizza le cordate e ne affida una ad una ragazza evidentemente all’altezza. Un po’ di stupore e sconcerto da parte dei due affidati. Al termine della gita i due, felici della giornata che resterà immemorabile nei loro ricordi, si profondono in complimenti e ringraziamenti alla loro capa! Allora non si trattava di pregiudizi ma di risultati!                                                                                Quella ragazza l’ho poi sposata io…
    Renzo
     

  3. a me molti di voi sembrano un po’ tocchi. non voglio offendervi, ma mi esprimo liberamente, senza pregiudizi. vedo che continuate a ripetere le stesse cose che tanto non sono condivise da tutti. trovo inutile dibattere su iniziative di sensibilizzazione a monte, cioè sul facilitare l’accesso di donne alla professione di guida. al massimo le iniziative di sensibilizzazione si potrebbero fare a valle, cioè sulla platea dei clienti. finchè i clienti sono composti, almeno in parte, da vecchi rompiballe come me, pochissimi clienti prenderanno guide donne. rischiate di indirizzare tante donne verso uno sbocco professionale che poi le lascia disoccupate. ma ho già detto che non si può obbligare i clienti a prendere la guida e a prenderla di un certo tipo pur per rispondere a esigenze sociali di far crescere il numero di guide donne. ben altre sono le magagne che, viste da fuori, ci sono nel mondo delle guide. quello delle donne è una faccenda marginale. io non ci starei a perdere tempo.

  4. Matteo, a te tipicamente piace la polemica da avvocatino,  un po’ fine a se stessa.  Nel commento precedente leggilo come “tradizionalmente”, con significato di “fino ad ora”, e tranquillizzati.

  5. ” un modello per l’ingresso femminile in un’area tipicamente maschile”
    ed ecco finalmente da una voce dal sen fuggita il nocciolo del problema.
    Un po’ come per il calcio, la meccanica, la finanza e via dicendo…le donne sono fatte al massimo per il lavoro di cura (e beninteso in posizioni subordinate, come nelle varie task forces per il corona virus dove non ce n’è una!).
    Senza alcun intendo denigratorio, perché, poco o tanto, maschi e femmine, tutti abbiamo dentro questa voce. Rileggete Mariana che ha detto tutto
     
     

  6. Ok. È bello capirsi anche se non si è d’accordo. Anch’io chiudo ed esco. E ‘ stato comunque un confronto interessante. Alla prossima.Peccato pochi interventi femminili (pochi ma significativi) ma come dicono gli inglesi: “ nessuna buona azione resterà impunita “. 

  7. Roberto, e qui chiudo. Non ti frustrare, ti ho capito perfettamente, inutile ripetere le stesse cose. Io continuo a pensarla diversamente. L’articolo stesso propone un modello per l’ingresso femminile in un’area tipicamente maschile, che a me pare francamente caricaturale. Spero sinceramente che non abbia seguito qui in Europa.

  8. Giacomo per me a volte è veramente frustrante non riuscire a farmi capire da chi vuole davvero confrontarsi. Forse sbaglio io. Ho in casa una persona che si occupa professionalmente di percorsi di carriera femminile e che è tutt’altro che favorevole alla separazione e alla ghettizzazione privilegiata. Mi ha spiegato molto bene gli effetti positivi che hanno avuto in molti ambienti le quota rosa ( che io non suggerirei alle guide alpine preferendo logiche più soft). Ovviamente sono uno strumento temporaneo che serve come acceleratore costringendo i sistemi a cambiare. Lo scopo non è solo il politicamente corretto. Come ho già detto, avendo fatto selezione e valutazione in vari ambienti negli ultimo anni, ho trovato che le giovani donne (in particolare le giovani donne meridionali che hanno studiato nelle migliori università del nord) rappresentano un potenziale elevatissimo di motivazione, determinazione, competenza e orientamento al cambiamento spesso molto superiore ai coetanei maschi. Per le organizzazioni non utilizzare questo potenziale (che spesso infatti emigra) a causa di preconcetti o di difesa di posizioni di monopolio consolidate vuol dire perdere il treno. E ‘ la favola di cappuccetto rosso dire che tutti hanno le stesse possibilità e che si guarda solo il merito. Le possibilità e gli incentivi li devi creare. Leggi il libro di Michelle Obama sulla sua infanzia e gioventù e su cosa ha permesso alla figlia di un operaio di colore di Chicago di diventare la capa dell’uomo che poi ha sposato nel megastudio legale dove lavoravano. Non è solo giustizia, è anche interesse di una società se vuole crescere e non campare di rendita rimuovere gli ostacoli e creare canali di accesso ai talenti in tutti i campi. Siamo finiti un po’ fuori tema ma non tanto. Scusa se ancora non sono riuscito a spiegarmi. 

  9. Non so… Pur riconoscendo il valore del tuo interessamento alla questione, fatico a connettermi con il tuo modo di pensare. Credo che il tuo approccio al problema della parita’ di accesso a lavoro e carriere ( che innegabilmente esiste ) sia ispirato al mondo anglosassone, molto ‘enterprise’, tutto focalizzato sul politically correct, ma in definitiva poco analitico. Il rischio e’ che invece di risolvere problemi concreti, diversi per aree e situazioni, si crei una cultura della parita’ aprioristica ( di cui le quote rosa sono figlie ), che non solo non cambia la cultura laddove sarebbe necessario, ma e’ risulta anche mortificante per chi, tra le donne, vorrebbe davvero mettersi in gioco esclusivamente con il proprio valore. 

  10. vi do un parere del tutto disinteressato, tanto a me questo argomento mi intetessa poco. puo’ darsi che io non sia un test veritiero perché non mi passa per la testa l’idea di rivolgermi a una guida, uomo o donna che sia. faccip ascensioni facili e mi va bend cosi’. ma se entrassi nell’ottica di prenderla e pero’ la guida che mi “impone/propone” il sistema non mi piace, ho sempre la scelta di non prendere la guida, no? non è un obbligo, la guida, ma una scelta. se quello che c’è sul mercato quel giorno non mi piace, io preferisco rinunciare alla guida e vado a farmi una gita piu facile senza guida. per cui, se a me non piace una guida donna (per i più vari motivi personali) e quel giorno ci sono solo donne libere da impegni con clienti, rinuncio e vado con amici. a mio parere i vostri commenti sono senze collegamento con la realta’ perche’ date per scontato che uno prende la guida che trova libera: se e’ uomo  prende uomo, se e’ donna prende donna. invece non e cosi. ci sono persone (clienti) che, se non trovano la guida che piace, non ne prendono un’altra. per cui  magari potrebbero esistere 1000 donne guida ma essere tutte disoccupate.

  11. Non c’entrano gli esami e il tasso di successo. Tu hai un ordine regolato che per ragioni storiche è quasi totalmente maschile. Houston we have a problem io penserei se dirigessi la baracca. Non puoi stare fermo e aspettare che le cose accadano. Magari che qualcuno  faccia strumentalmente qualche campagna contro di te utilizzando un certo spirito del tempo, basta poco oggi, magari una causetta su temi di discriminazione agli esami con adeguato appoggio media e un po’ di sponda parlamentare. Certo puoi contare sul fatto che sei una nicchia e che il business è piccolo, molto locale e quasi artigianale ma non si sa mai. Meglio dimostrare con chiarezza che tu sei conscio del problema/opportunità e hai fatto tutto quello che potevi per cambiare. Senza mollare sulla qualità e sui criteri di selezione io metterei in atto delle azioni di comunicazione, di promozione, di sostegno che allarghino la base di reclutamento  e la motivazione ad entrare da parte delle donne, superando alcuni elementi che potrebbero scoraggiare magari qualche candidatura valida. Poi farei comunque le mie serie selezioni senza distinzioni con commissioni e criteri a prova di bomba. Ho letto da qualche parte che i francesi si sono posti l’obiettivo di arrivare con azioni di discriminazione positiva entro una decina d’anni al 20/25 %?di donne. Le cose si possono fare, in altri campi professionali lo hanno fatto, hanno agito e hanno inserito persone validissime che hanno rilanciato l’istituzione e la sua immagine (Forze di sicurezza ad esempio) . Bisogna avere visione e anticipare i tempi e non subirli. Ma questo è un punto di vista “ingabbiato” dalla mia esperienza personale come direbbe Cominetti. Verissimo, ma è un punto di vista disinteressato e con un fondo anche valoriale e idealista. 

  12. Roberto, quale sarebbe lo squilibrio a cui ti riferisci? La percentuale di donne tra le guide alpine? E su che basi affermi questo? Dovresti provare, che le candidature femminili, pur numerose soffrono di bocciature percentualmente maggiori rispetto ai maschi. Ne hai i dati?

  13. Addendum: mi sono dimenticato una cosa rispetto ad alcuni commenti. Se in un mercato regolato l’offerta è fatta al 98,5% dal prodotto A e dall’1.5% dal prodotto B , il cliente non si trova di fronte ad una libera scelta. Il fatto che scelga il prodotto A non vuol dire che questo corrisponda alle sue preferenze. E’ un’illazione. La controprova si avrebbe solo se l’offerta fosse equilibrata. Poiché questo “ordine” non agisce su un mercato liberalizzato ma gode di una posizione di monopolio regolata da leggi nazionali e regionali, se io fossi il vertice mi porrei il problema di agire in anticipo per riequilibrare la mia struttura prima che qualcuno sollevi il problema, magari un pugnace candidato bocciato e si sia costretti ad agire sulla base di una regolamentazione esterna. Questo è il consiglio disinteressato che darei a chi dirige la baracca. Meglio prevenire che essere costretti ad agire di rimessa, perché come diceva Pozzetto in un famoso spot quando il Natale arriva, arriva e non ci puoi più fare niente. 

  14. Amico mio di blog rischi più di Honnold!!! (o forse da brava guida hai fatto una selezione molto accurata del partner di cordata e hai un certo rodaggio in merito).  Come quando guardo lui non so se ammirarti o essere terrorizzato. Un caro saluto dal Lazzaretto.

  15. Dimenticavo. Sono completamente pazzo perché racconto a mia moglie tutto quello che faccio e che dico anche quando sono con uomini.
     Anche lei lo fa con me e ci divertiamo da morire. Ma, essendo pazzi, la cosa non mi sembra strana
     

  16. Pasini, bonariamente e affettuosamente, Mariana ha detto cose equilibrate ma non mi pare abbia accennato a gabbie. Le gabbie le ho tirate fuori io quando ho notato nei commenti di alcuni, l’avere passato “in gabbia” molto tempo della propria vita. Aziende, capi, classi, montagna come valvola di sfogo e tutte quelle cose lì.  Con tutto il rispetto, però, in questo modo si ha una visione di ogni argomento filtrata negativamente dal proprio vissuto. Fin dall’inizio, su quest’argomento,  mi sono schierato su una (secondo me) posizione realistica e soprattutto libera. Non si può fare la guida alpina vivendo ingabbiati perché non funziona. Il genere non c’entra. 

  17. Matteo, tu scrivi:
    Mi pare sospetto questo affannarsi a proclamare l’assoluta purezza delle guide, che in fondo della montagna fanno ancora parte.
    Forse le giovani guide stanno facendo diventare difficile la professione per le vecchie guide che stanno difendendosi in tutti i modi e con tutti i mezzi, non riuscendo a capire ed adattarsi ai cambiamenti in atto.

  18. Sto appunto dicendo che non ci devono essere gabbie ne’muri. tutte le “guide” sono tecnicamente uguali. però è il cliente che sceglie la singola guida, non c’è imposizione dall’alto. se il cliente preferisce avere un capocordata maschio, non ci sarà ideologia che tenga. Magari lo preferisce maschio per motivi completamente diversi dalla tecnica.  per certi clienti maschi, di mentalità vecchia, potrebbe essere frustrante fare da secondo a capocordate femmine. ma anche per certe clienti femmine potrebbe esserlo, perché una capicodara donna dimostra che la cliente non è riuscita a diventare ugualmente forte. voglio dire che il mercato e’ molto segmentato ma cio’che domina e’ la mentalità dei clienti non quella delle guide. Forse occorrerebbe lavorare sulla mentalità dei e delle clienti ma allora non ci sarebbe più libertà di fare alpinismo da soli. infatti se io non voglio affidarmi a una guida, che mi.importa se sono in maggioranza uomini o donne?

  19. Scusate lo sfogo bonariamente affettuoso ma oggi persino a Canzo dopo una corsetta ai Corni mi son dovuto sedere al tavolo anticontagio per bere il caffè al solito baretto. Ma è la meravigliosa focaccia genovese che vi fa diventare così zucconi? Marianna e le altre (bel titolo di un film) non parlano di “gabbie” ma di “spazi” dove confrontarsi e scambiare esperienze senza dover fare attenzione all’immagine. Ma non è una cosa che rivendichiamo anche noi? Non è forse vero che ogni tanto ci piace starcene tra di noi e regredire in pace dando sfogo al nostro passato scimmiesco? E non è forse vero che a volte è fonte di tensione nella coppia meno esperta (primo matrimonio?) perché le donne possono viverlo come rifiuto e abbandono? ( John Gray : le donne vengono da Venere e gli uomini da marte. Che gli dei l’abbiano in gloria, mi ha salvato dopo alcuni disastri). Ma voi raccontate alle vostre donne tutto quello che facciamo e diciamo quando siamo tra noi? Se lo fate siete pazzi. Nelle organizzazioni questa pratica fa parte del bagaglio di azioni di discriminazione positiva finalizzate a riequilibrare situazioni troppo squilibrato. Nella mia azienda era promossa persino da quei paraculi maschilisti dei miei capi (in realtà preoccupati di essere denunciati per discriminazione). Il tema dell’omosessualità maschile in montagna è troppo succulento per essere sprecato qui. Lo rimando ad un prossimo puntata della telenovela.

  20. “Ma perche’ dovrebbero esserci dubbi sul fatto che le donne possano essere esperte, decisori ed insegnanti? “
    Me lo chiedo anch’io, in effetti…ma il problema è che i dubbi ci sono e spesso sono la certezza opposta appena appena mascherata!
    E qualche volta nemmeno capita:“laddove ci sono davvero, e non derivano da percezioni magari frutto di retaggi culturali”
    E’ ovvio che si tratta proprio di retaggio culturale (sarebbe contro la legge altrimenti)
    E Mariana ha anche provato a spiegare che spesso è anche un retaggio culturale delle donne stesse, ancora più infido quindi.
    E’ un retaggio che continua a esistere nella nostra società: nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, in politica e nei bar. E, molto forte, anche in montagna: basta entrare in un rifugio, guardare le cordate che arrampicano o contare chi si incontra sui sentieri. Per non parlare dei valligiani…
    Mi pare sospetto questo affannarsi a proclamare l’assoluta purezza delle guide, che in fondo della montagna fanno ancora parte.

  21. L’unica cosa che una donna non può fare è fecondare una donna. L’unica cosa che un uomo non può fare è concepire un figlio. Per tutto il resto è solo questione di volontà e tempo. I risultati non saranno mai uguali.

  22. Govi santo subito.
    Massettini, le considerazioni fatte a tavolino mi sembrano perfettamente le tue.
    A parte pochi commenti sembra che la maggior parte di voi viva nel medioevo o comunque abbia una visione molto limitata. Ma lo sapete che quando nel nostro ambiente si parla di “guida alpina” non viene in mente a nessuno di specificarne il sesso?
    Siccome ce ne sono pure gay, allora cosa dovremmo fare? Una terza gabbia che alimenti le visioni settarie di qualche retrogrado? 

  23. Caro Marcello, nessuna volontà di trasformazione.
    Tra le intervenute è elencata anche la ex rappresentante degli Amm del Trentino, mi pare, quindi non era solo per guide alpine. 🙂

  24. Ma perche’ dovrebbero esserci dubbi sul fatto che le donne possano essere esperte, decisori ed insegnanti? Per me e’ qui l’errore, o meglio il preconcetto di partenza. Perche’ si parte da una percezione di ‘dubbio’? Se e’ un problema culturale dell’ambiente a maggioranza maschile, sicuramente non verra’ corretto separando le classi, anzi…
    Pur ringraziando Mariana per la sua spiegazione, io resto convinto che il modo migliore di abbattere eventuali pregiudizi ( laddove ci sono davvero, e non derivano da percezioni magari frutto di retaggi culturali ) e’ di mischiare il piu’ possibili i gruppi e le esperienze. 

  25. macchè muri, le prima a essere scettiche verso le guide donne sono molte donne alpiniste. anche qui occorrerà una nuova generazione di donne alpiniste clienti che sceglieranno guide donne anziché guide uomini. per ora le donne clienti di una certa età che hanno i soldi per permettersi una guida sono di mentalità per cui preferiscono inconsciamente un capocordata maschio. ci sono sicuramente eccezioni, ma guardatevi intorno e contate le cordate guida maschio-cliente donna e confrontatele con le cordate guida donna-cliente donna. non c’è paragone. visto che sono i clienti a scegliere le guide, significa che le clienti donne tendono ancora a preferire le guide uomini, almeno in maggioranza. le giovani leve di alpiniste donne o non prenderanno proprio la guida in vita loro o forse la prenderanno fra qualche anno, quando potranno permettersela economicamente. questo sarà il vero cambiamento. le altre sono considerazioni legittime, ma teoriche, fatte a tavolino.

  26. Anch’io ti ringrazio di cuore Mariana; con il tuo intervento mi hai risollevato la speranza e mi hai riconfermato che le donne giovani sono uno dei gruppi più rilevanti su cui fare leva nel nostro paese per promuovere i cambiamenti necessari in vari campi, lasciando loro spazio e creando specifiche opportunità perché se il processo è lasciato a se stesso è troppo lento e può produrre troppe perdite di potenziali. Purtroppo anche in altri ambiti ho sempre fatto una gran fatica a farlo capire a quelli della mia generazione che ancora detengono posizioni di potere. Ps. Ho scoperto da poco il sito Donne di montagna che si muove nella stessa direzione dell’articolo e al quale collaborano attivamente alcune delle 16 happy few.

  27. Complimenti Mariana, con un colpo solo hai detto tutto e spiegato molto.

  28. “E’ una cosa davvero potente che siano le donne a insegnare alle donne. Aiuta a rinforzare l’idea che noi, come donne, possiamo essere esperte, decisori e insegnanti nel mondo outdoor. […] Una dinamica di arrampicata tutta femminile amplifica la percezione che noi siamo perfettamente in grado di prendere le decisioni giuste nell’ambiente outdoor.”
    Vorrei fare una breve considerazione su questo passaggio dell’articolo, forse allontanandomi dagli argomenti sollevati dai vostri commenti. Ma queste righe mi hanno colpito.Credo che qui sia stato espresso un concetto valido, probabilmente non per tutte, ma per molte donne. Con le ragazze con cui ho avuto la fortuna di fare cordata ne abbiamo spesso parlato, concludendo sempre che davvero è molto importante e arricchente condividere alcune salite tra sole donne, anche per i motivi espressi sopra dall’articolo. 
    E nel cercare questi momenti di condivisione solo femminile non sono mai stati occasione di erigere muri, anzi! Quando poi i ragazzi ci chiedevano perchè ci tenessimo così tanto a creare cordate femminili avevamo l’occasione di creare un dialogo che si è rivelato estremamente produttivo per saldare con loro, uomini, rapporti ancora più forti; e par far cadere tutta una serie di prgiudizi, perchè abbiamo avuto la possibilità di conoscerci più a fondo, parlando anche delle nostre differenze di Genere. 
    Purtroppo ancora oggi non tutte le bambine che nascono in Italia (sebbene sia un Paese “occidentale”) hanno la possibilità di diventare grandi in ambienti liberi da pregiudizi. La cultura del “non ti sporcare e fa la brava” è ancora molto radicata, spesso dunque cresciamo con la convinzione inconscia di non essere in grado di affrontare determinate situazioni (dalla carriera lavorativa al condurre una cordata in montagna). Il fatto che ci possano essere occasioni di imparare da altre donne è utile per sradicare questa idea… perchè vediamo nell’insegnante donna una “come noi”, una che probabilmente “ha vissuto le nostre esperienze”, insomma un esempio estremamente vicino a noi.(Ciò non toglie che si possa imparare moltissimo anche dai ragazzi, ovvio!)
    Sarebbe controproducente se questa opportunità di incontro tra donne diventasse occasione per erigere muri, e credo che ogni qualvolta venga immaginata/progettata/creata non sia questo l’intento (o almeno lo spero).Sciuramente posso portare la mia/nostra esperienza: ogni volta che ci siamo legate in cordata femminile mai lo abbiamo fatto con intenti di esclusione, sammai lo abbiamo fatto con l’intento di crescere come donne e come persone.
    Ogni donna, come ogni uomo, nel suo processo di crescita ha un suo percorso, ci saranno dunque sicuramente ragazze e donne che non si ritroveranno completamente in queste mie considerazioni, sono probabilmente le fortunate a cui non è mai stato detto “non sporcarti fa la brava”. Mi auguro ce ne siano sempre di più!

  29. Grazia, se vuoi trasformare l’argomento dell’articolo nella solita diatriba guide alpine-accompagnatori-sanatorie-abusivismo-ecc.ecc… (argomenti peraltro trattati più volte anche da questo stesso blog) fai pure, ma certamente non renderai un buon servizio alla causa. 
    Le gabbie cui mi riferivo sono quelle in cui la gente si identifica o ci vuole rinchiudere altra gente. E sono pure convinto che ne nascano molte per incomprensione e troppa comunicazione incrociata. Di un’iniziativa privata il tuo Collegio magari non ne sapeva nulla, perciò non ti ha informata. Neppure io lo sapevo, ma non incolpo di certo nessuna istituzione.  Poi trovo anche logico che non abbiano esteso l’invito alle AMM trattandosi di professioni ad alto rischio. Dal nome mi è sembrato che fosse un incontro al femminile su un tema finora mai trattato in Italia e proposto sicuramente non per combattere una qualche aggressione maschile che sinceramente non vedo dove stia. Sarà che ho sempre avuto un ottimo e paritario rapporto con le mie colleghe, ma, lo ripeto ancora, il “problema” nel rapporto maschio femmina nel mondo delle guide alpine non so dove stia. E non mi pare esserci neppure tra gli e le AMM. Almeno nella mia zona.

  30. L’unica gabbia visibile è quella costruita dalle guide alpine.
    Mi dispiace non aver saputo dell’evento organizzato per (poche) donne di montagna, ma non è la prima volta che il collegio non invita i propri membri è generalmente questi incontri sono creati per pubblicità personale e non per divulgare e condividere.
    Non ho verificato personalmente, ma pare che il numero degli Amm sul territorio nazionale sia di circa 1.100 e che le donne siano sui 400 – questo sicuramente frutto delle diverse sanatorie effettuate negli ultimi anni.
    Alla selezione a cui ho partecipato eravamo 5 su 36 è solo in 2 su 20 siamo passate.

  31. Non entro minimamente nel merito della qualità delle varie figure di guida USA che è totalmente fuori delle mie competenze e su cui Cominetti è fonte autorevole. Solo un’informazione sui numeri che ho trovato in internet rispetto all’unico insieme credo comparabile. Le guide USA certificate IFMGA  nel 2018 erano 131 di cui 12 donne. Per il resto il confronto è difficile perché mi sembra ci sia un gran casino di figure disparate certificate a vario titolo da parte di varie associazioni anche locali. Mi sembra che non ci sia nulla di paragonabile alle norme che esistono da noi. Immagino sia un bel business per le assicurazioni e per gli avvocati se le cose vanno male. In ogni caso il tema stimolo non era la comparazione tra paesi ma la questione dell’evoluzione della composizione per sesso di questa categoria. Senza per carità fare confronti inappropriati  ma solo per citare casi di altre categorie tradizionalmente maschili ricordo che a venti anni dalla apposita legge e come conseguenza di una serie di azioni di sviluppo appositamente messe in atto dalle rispettive organizzazioni le donne sono il 7.2 % dell’Esercito e il 14 % della Polizia di Stato e il 35% dei ruoli dirigenziali di quest’ultima. Voci ricorrenti sulla stampa parlano di un futuro capo della Polizia donna. 

  32. Una considerazione.
    Per me l’alpinismo è una attività per deficienti, gente alla quale manca qualcosa, che la mamma non ha finito: rischi, fatiche, sofferenze… tutto inspiegabilmente inutile.
    Però è bellissimo.
    Io stimo molto di più le femmine umane che i maschi.
    O la donna alpinista è veramente straordinaria (e la loro percentuale è nettamente superiore a quella maschile) o è quasi una psicopatica: non credo assolutamente che una donna possa fare dell’alpinismo come una deficiente come lo fanno gli uomini.
    E poi fare da guida agli altri … ma può benissimo fare da mamma ad altri 🙂 
    Forse questo è il futuro delle donne guida, almeno vedendo cosa stanno combinando i nuovi arrivati super accessoriati e super istruiti, ma abituati a vivere nella bambagia.
    I maschi guida non ne saranno capaci.

  33. A parte che sui calcoli  riguardando,  mi sono pure sbagliato, il succo del discorso e le proporzioni non cambiano. Voglio dire che, se guardiamo al modello USA per quel che riguarda la densità di guide di montagna donne  e lo facciamo citandolo come esempio migliore,  siamo fuori strada. Le nostre guide di montagna donne sono proporzionalmente di più e sicuramente meglio preparate.  Stabilito (da me, lo so..) che le differenze maschio/femmina sul terreno e sul mercato in Italia, non ci siano, per me l’argomento è esaurito. Chi dovrebbe semmai lamentare problemi sarebbero le guide femmine nostrane, ma per ora solo una ha detto come la pensa. Sarebbe bello intervenisse Anna Torretta.

  34. Riferendomi all’articolo, negli Usa le guide donna appartenenti alla AGM sono molte perché i corsi sono facilissimi e l’accesso avviene tramite presentazione e senza selezione. Su 250 milioni di abitanti degli Usa le donne sono ca 250. Il 10% della popolazione. In Italia siamo 60 milioni e le guide donna in attività sono ca. 20, percentualmente molte di più che negli Usa. E qui hanno il titolo Uiagm/Ifmga tutte e 20. Negli Usa le donne guida Ifmga sono 2.

    Cominetti, scusa l’ottusità, ma non capisco cosa vuoi dire citando questi numeri.
    Non dimentichiamo poi che in Italia chi vuole farsi pagare per accompagnare delle persone ad arrampicare in falesia DEVE essere guida UIAGM/IFMGA.

  35. I clienti, potenziali e acquisiti, non vanno convinti. Lo devono essere già di loro.
    A parte questo non penso affatto che le donne abbiano difficoltà maggiori a superare corsi e esami. 
    Per quanto riguarda il fatto, giustamente sollevato da Pasini,  che spesso i giudizi da chi è esterno a un certo ambiente sono da tenere in considerazione in quanto tali, sono pienamente d’accordo e credo di averlo sempre pensato.
    Ciò che in questi commenti e nell’articolo  non mi piace,  è che si prendono le differenze di genere come pretesto per erigere muri. Alcune mie colleghe hanno sia dei clienti di stampo super classico che altri di vario genere. Quel cambio generazionale auspicato da Crovella  secondo me  c’è già stato.
    Riferendomi all’articolo, negli Usa le guide donna appartenenti alla AGM sono molte perché i corsi sono facilissimi e l’accesso avviene tramite presentazione e senza selezione. Su 250 milioni di abitanti degli Usa le donne sono ca 250. Il 10% della popolazione. In Italia siamo 60 milioni e le guide donna in attività sono ca. 20, percentualmente molte di più che negli Usa. E qui hanno il titolo Uiagm/Ifmga tutte e 20. Negli Usa le donne guida Ifmga sono 2.
    Non amo le statistiche ma so che con certi funzionano. Per questo le cito. 
    Che le donne guida si coalizzino e organizzino tra loro è una bella cosa. Di certo noi colleghi maschi siamo contrari a ciò.  Non dimentichiamo che questo aspetto ha un risvolto mediatico che si può cavalcare senza infamia.

  36. “Ma davvero ancor oggi è più difficile superare gli esami da guida alpina se sei donna? ”
    Questo non lo so, però siccome pare che qualche volta sia più facile superare gli esami se si viene da un certo posto piuttosto che un altro non ne sarei così stupito…

  37. Ma davvero ancor oggi è più difficile superare gli esami da guida alpina se sei donna?

    Questo possono dirlo solo le donne, non certo noi maschi.
     

  38. Ma davvero ancor oggi è più difficile superare gli esami da guida alpina se sei donna? visto il tutto dall’esterno io direi di no, ma è rilevante la testimonianza di chi è direttamente coinvolto. La fase successiva, ovvero la competizione/concorrenza fra professionisti… fa parte della vita. Ci saranno guide donne capaci di “convincere” i clienti (a loro volta maschi o femmine) ed altre no. Lo stesso vale fra le guide uomini. Non penso che si possa imporre per legge che il cliente è obbligato ad assoldare una guida femmina, anche se l’idea non gli va… se il problema è una certa ritrosia delle generazioni anziane di clienti maschi ad affidarsi a guide donne in montagna… bhe non c’è che da aspettare, con uno o due cambi generazionali il tutto si sistemerà.

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