Il giovanissimo grande vecchio dell’alpinismo americano

Il giovanissimo grande vecchio dell’alpinismo americano
(Allen Steck)
di Marco Berti
(pubblicato su lozaino n. 14, inverno 2021; l’intero numero è scaricabile qui)

«Non illudiamoci di essere impegnati in un’attività che è tutt’altro che debilitante, pericolosa, euforica, cinestesica, costosa, frivola, essenziale, economicamente inutile e totalmente priva di significato sociale. Non ci si dovrebbe interrogare su significati più profondi (Allen Steck)».

In quegli anni il mondo veniva ritratto in bianco e nero e i film non avevano voce.

È la primavera del 1926, sulla costa est della Baia di San Francisco in California, quando a Oakland nasce Allen Steck. Umberto Nobile e Roald Amundsen si stavano preparando per partire con il dirigibile Norge per tentare, riuscendoci, la prima trasvolata del Polo Nord e Charlie Chaplin si godeva il successo de La febbre dell’oro. Una storia che regala il profumo, il fascino di un alpinismo che non morirà mai. Allen Steck, uomo che ha vissuto, raccontato le montagne e il suo salirle facendo sognare molte generazioni.

Allen Steck

Era il 1942 quando il sedicenne Allen è sull’High Sierra con il fratello George. Quella sul Monte Maclure è la sua prima esperienza alpinistica; sono senza equipaggiamento, senza corde, e soprattutto senza un minimo di formazione. Una giornata che ha trasformato la sua vita, anche se poco dopo il destino lo trascinerà lontano dalle montagne, in mezzo al mare, nel Pacifico del Sud con la divisa della marina militare statunitense in quella tremenda Seconda Guerra Mondiale.

Karl Lugmayer sulla via Preuss alla Cima Piccolissima di Lavaredo. Foto: Allen Steck.

Finita la guerra e dismessa la divisa, si ritrova a studiare tedesco e russo in un istituto svizzero. È il 1948 quando riceve una lettera da un ragazzo di Vienna: Karl Lugmayer. Questo giovane austriaco era in contatto, per via epistolare, con il Sierra Club, la più antica associazione ambientalista statunitense fondata nel 1892 da John Muir, della quale Allen era socio dal momento in cui iniziò ad arrampicare sulle pareti della Yosemite Valley. Lugmayer era incuriosito dalle pareti californiane e coso gli amici del Sierra Club lo informarono che uno di loro, il giovane Steck, si trovava in Svizzera.

Si incontrarono a Vienna quando la capitale dell’Austria era ancora nel caos post-bellico, divisa e occupata dalle truppe russe, americane, francesi e inglesi. Karl e Allen si piacquero e subito si legarono in cordata. Scalarono molto in Austria, poi, fino al 1949 viaggiano e scalano tra le valli delle Dolomiti e dell’intero arco alpino. Si divertono sulle Torri del Vajolet, affrontano la Nord- Ovest della Civetta realizzando una delle prime ripetizioni della via Comici-Benedetti, per poi trasferirsi sotto la parete nord della Cima Grande di Lavaredo e salire la Comici-Dimai.

Le vie Chouinard-Herbert e Steck-Salathé al Sentinel Rock. Foto: Mark Thomas.

Una sera, ormai più di venti anni fa, nella sua Yosemite Valley, gran barbecue con un’esagerata quantità di bottiglie di merlot e cabernet californiano. Allen mi ha raccontato di quei due anni di scalate con il suo amico Karl e una volta a Berkeley, tornati dalle nostre salite nella Yosemite Valley, potei godere di molte di quelle fotografie che raccontavano quelle sue pionieristiche scalate. Era ancora arrabbiato per una multa per disturbo alla quiete pubblica che gli affibbiò un gendarme austriaco. Lui e il suo amico, nel girovagare attraversando le valli alpine, usavano delle pesanti biciclette da postino, utili perché davanti e dietro avevano i supporti per appoggiare gli zaini; storia che mi portò immediatamente al ricordo di Hermann Buhl di ritorno dal Pizzo Badile. Queste biciclette avevano i freni consumati (o forse proprio non li avevano) così Allen, per rallentare la corsa sulle lunghe e ripide discese, mise un pezzo di materassino tra forcella e raggi. Ovviamente questo marchingegno faceva un rumore esagerato, così, attraversando un piccolo e quieto paese tirolese, un gendarme alzò la paletta e si fece pagare con un bel po’ di scellini richiamando i due giovani a un più consono e rispettoso viaggiare. Dopo più di cinquant’anni, in quel suo elegante e pacato raccontare, Allen si inalberò come fosse successo pochi minuti prima.

Allen Steck

Ritornato in California dopo l’esperienza europea, viene attratto dalla vergine parete nord del Sentinel Rock, versante che domina il mitico ‘Camp 4’: deve salirla! Dopo diversi tentativi chiede a John Salathé di accompagnarlo. Classe 1899, pioniere dell’arrampicata, inventore del chiodo Lost Arrow, Salathé è una delle figure più carismatiche della valle.

In due giorni salirono in cima al Flying Buttress, caratteristico contrafforte a forma di arco, e si arrampicarono verso l’ignoto avvolti da uno spaventoso caldo estivo. Al giorno d’oggi si cercano di evitare le lunghe scalate in Yosemite nei mesi troppo caldi, ma all’epoca si poteva arrampicare solo quando avevi qualche giorno di vacanza. Così, il 4 luglio, giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti, e il Labor Day che si festeggia il primo lunedì di settembre, erano occasioni da non perdere, anche se significava quasi svenire per il caldo. Si ritrovarono a poter ingurgitare solo pochi sorsi d’acqua al giorno, tanto da essere impossibilitati a mangiare a causa della disidratazione. Fu una scalata fatta di tenacia e determinazione e il quinto giorno raggiunsero la vetta, era il 4 luglio 1950. Allen ricordando quella salita disse: «Non c’è niente di più soddisfacente che essere un pioniere».

Allen Steck

Divenne un itinerario che attirò numerosi eccellenti alpinisti che più volte la ripeterono. Chuck Pratt la salì per la prima volta nel 1959 e quando nel 1979 fece la sua dodicesima ripetizione, disse che avrebbe voluto ripeterla altre decine e decine di volte. Tra le prime sedici ripetizioni, Royal Robbins è per cinque volte parte delle cordate.

C’è un episodio che lega Allen, la nord del Sentinel Rock e Royal Robbins. È il 1953 quando tre giovani ragazzi giungono in Yosemite. Royal Robbins è il migliore scalatore tra i tre, ma anche il più arrogante e giunto sul posto chiede in maniera altezzosa «Cosa avete qui che vale la pena scalare?». I tre decidono di effettuare la prima ripetizione della via di Steck e Salathé sul Sentinel. Incontrano Allen al Camp 4 e lo sollecitano in modo particolarmente aggressivo per avere informazioni sulla salita. Scoraggiato e indispettito dalla loro arroganza, incapace di ricordare i dettagli precisi che gli venivano chiesti, Allen fornì risposte molto superficiali così Robbins disse che «Steck sta dando informazioni sbagliate perché non vuole che la salita venga ripetuta».

Così scrive Chris Jones in Climbing in North America: «Dopo la salita della parete nord del Sentinel, il gruppo della San Francisco Bay Area si è rivolto ad altri problemi. La loro guida è stata Steck, le cui esperienze alpine hanno fortemente impressionato i suoi contemporanei, nessuno dei quali aveva mai messo piede in Europa, figuriamoci scalato nelle favolose Alpi».

È il 6 agosto del 1965 quando Allen, con Dick Long, John Evans, Jim Wilson, Frank Coale e Paul Bacon, completa la prima salita della Hummingbird Ridge sul Mount Logan 6050 m nella catena montuosa del St. Elias, tra lo Yukon e l’Alaska. Avevano iniziato l’ascensione il 7 luglio e ci erano voluti trentadue giorni.

Sempre in quelle per me memorabili magiche giornate californiane, nel ripetersi dei colesterolici barbecue post-arrampicata al cospetto dell’Half Dome e di El Capitan, al quarto abbondante bicchiere di merlot della Napa Valley, Allen mi raccontò del tempo trascorso tra i Campi II e IV installati lungo la cresta del Mount Logan. «Un luogo angosciante e terrificante. Sette giorni bloccati peri il maltempo. Non potevamo lasciare la tenda. La cornice sulla quale poggiava il nostro campo si mostrava sempre meno sicura. Eravamo esattamente a metà della cresta e continuavamo a riflettere tra il proseguire o il ritirarci. Tutti eravamo scoraggiati, in particolare quando la tempesta sembrava volerci strappare dalla montagna. Decidemmo di continuare fino allo Snow Dome. Questa parte della salita, che venne chiamata la Shovel Traverse, era una cresta orizzontale di quasi un chilometro. Incuteva paura perché sormontata da una inverosimile serie di doppie cornici, che conducevano dallo Snow Dome alla cima. Quando finalmente lasciammo il campo, crollò tutta la cornice su cui poggiava.
Ero impegnato con altri due compagni a salire, quando sentimmo il giungere di un grande masso in caduta e istintivamente ci appiattimmo alla parete. Nessuna roccia scese. Nel guardarmi attorno vidi un colibrì, l’uccello più piccolo del mondo, che forse era in cerca di cibo. È così che è nato il nome dell’itinerario che abbiamo percorso: Hummingbird (colibrì) Ridge.
Quando arrivammo al Campo III eravamo fuori dal mondo da ventuno giorni.
Al Campo IV il tempo peggiorò e così eravamo certi di essere obbligati a ritirarci. Puoi immaginare la nostra felicità quando il mattino seguente ci accolse con un sole splendente che ci permise con altri giorni di scalata, di raggiungere la cima».

Allen Steck

La cresta è lunga più di nove chilometri e mezzo e ad oggi non è mai stata ripetuta nonostante i numerosi tentativi, e per questo è considerata tra le salite più impegnative della storia dell’alpinismo.

Nel 1979 viene pubblicato un libro fondamentale per l’alpinismo americano e di grande interesse per chi ne era affascinato anche al di fuori dei confini statunitensi: Fifty Climbs of North America.

Allen lo scrive con Steve Roper, altro eccellente alpinista, con il quale per quattordici anni, dal 1967, ha condiviso la redazione di quell’indimenticabile rivista che è stata Ascent.

Allen Steck

Fifty Climbs of North America è il risultato di trent’anni di lavoro e di scalate sulle montagne dell’Alaska e dello Yukon fino alla Yosemite Valley passando per il Canada Occidentale, Wyoming, Colorado e altri territori.

Allen oggi ha 94 anni, è ancora in forma, fino agli 86 ha continuato a frequentare settimanalmente le falesie e le palestre di arrampicata.

L’ultimo giorno che abbiamo trascorso insieme è stato all’lndian Rock, storico luogo di ritrovo dei climber di Berkeley. Aveva solo 73 anni e continuava ostinatamente a provare passaggi di boulder mentre un appena ventunenne Chris McNamara saliva seguendo le indicazioni di un attento Galen Rowell. Tre generazioni dell’alpinismo californiano in pochi metri di roccia.

In un’intervista rilasciata a The Malestrom disse: «Se sei un giovane che inizia, devi accumulare l’esperienza di cui hai bisogno e se hai grandi ambizioni assicurati di essere preparato per affrontarle, fallo lentamente e in modo che ti regali appagamento. La perseveranza ti porterà più lontano di ogni altra cosa».

Berkeley, CA, 6 maggio 2006, festa per l’80° compleanno di Allen Steck. I quattro membri ancora viventi della prima ascensione della Hummingbird Ridge al Mount Logan, 1965. Da sinistra, Jim Wilson, Allen Steck, Dick Long e John Evans.

Allen Steck, 7 maggio 1926, Oakland, CA, USA
Particolarmente presente sulle pareti californiane, la sua attività alpinistica spazia su quasi tutte le catene montuose del mondo. Nel 1954 ha partecipato al primo tentativo al Makalu 8481 m in Nepal. Nel 1969, ha co-fondato con Leo LeBon Mountain Travel, uno dei primi tour operator specializzati nel turismo d’avventura. Il suo libro di memorie, A Mountaineer’s Life, è stato pubblicato da Patagonia nel 2017.

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Il giovanissimo grande vecchio dell’alpinismo americano ultima modifica: 2021-07-31T05:39:00+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Il giovanissimo grande vecchio dell’alpinismo americano”

  1. 4
    Alberto Benassi says:

    maggio 1988 bella ripetizione della sua via all’ East Buttres di El Cap.

  2. 3
    albert says:

     Che goduria  se tutti gli alpinisti coetanei compagni di imprese  potessero giungere a ..festeggiare assieme  come nell’ultima foto.

  3. 2
    Giovanni battista Raffo says:

    La forma fisica della tarda età , come è comprensibile, non è soltanto il frutto di continui allenamenti e di una lunga esperienza alpinistica, ma soprattutto è il risultato di tante  componenti fisiologiche ( genetica- salute ). Non esiste una regola fissa per tutti.Non ci rimane altro che osservare queste persone con grande stima e ammirazione.( La componente tecnica, comunque, è scontata).
    Saluti.

  4. 1

    Nel Maggio 1988 mi ritrovai a scalare a Finale con un anziano signore nordamericano e il suo compagno più giovane dalle grandi orecchie. A una cert’ora del pomeriggio mi chiesero come raggiungere la stazione ferroviaria di Savona perché dovevano andare al filmfestival di Trento. Ce li accompagnai col mio pullmino Volkswagen (T3) mentre tornavo verso Genova. Erano Allen Steck e Jim Bridwell. 
    In seguito lavorai molto come guida per Mountain Travel (che era divenuta Mountain Travel Sobek) e nel 1991 ri incontrai Jim durante il carrozzone dolomitico di Cliffhanger condividendo lavoro, baldorie e scalate. Bei ricordi.

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