Il Grande Ovest

Se dobbiamo alla Rivoluzione francese l’avventura degli stati-nazione, ora assistiamo alla loro irrimediabile agonia. Dovremo all’epoca del Grande Ovest il tentativo di riforma del mondo. Se prima ci si era mossi motivati da energie culturali, ora si tratta di moventi economici e di controllo. Se prima l’individuo era attore primario della democrazia, ora è agente superfluo e sostituibile. Se prima l’umanesimo permeava il fare, ora è la tecnologia a dirci la via. Con il beneplacito di chi ancora crede in questo genere di progresso.

Il Grande Ovest
di Lorenzo Merlo
(scritto il 9 novembre 2021)

L’esigenza di riduzione della spesa pubblica ha assunto nel tempo la medesima forza che ha l’acqua alla gola. In quel tipo di situazione ci è imposto afferrare qualunque cosa galleggi pur di non annegare. Lo fa l’individuo e lo fa lo Stato. Così, sotto il capestro di una spesa pubblica via via più insostenibile a fronte di una resa di servizi intellettuali e materiali, di una inefficiente burocrazia pachidermica albergata in strutture fatiscenti, lo stato si è trovato obbligato ad afferrare la mano che gli veniva tesa. Era un buon affare. Avrebbe potuto recuperare la sua identità, sebbene falsificata e controllata, ma incredibilmente ancora credibile, agli occhi della maggioranza, opportunamente istruita dai media collusi e obbligatoriamente interessati a stare a galla per la medesima acqua alla gola. Un epilogo ineludibile dopo essersi venduti, dopo essersi preoccupati della nostra sensibilità per mostrare innocui video preceduti da offensiva, invadente, vergognosa pubblicità dei loro padroni. Così pure per i suoi funzionari e i suoi politici. Burocrati con la potenza di deviare il corso della politica e politici deviati dagli interessi di una miopia tanto inutile al sociale quanto indispensabile per stare a galla.

La mano tesa ce la porge il Big West. Un’entità latente, fondata sull’individualismo indelimitato e indelimitabile, che all’uopo si aggrega per interesse comune. La deriva economico-finanziaria della cultura occidentale, quella che avrebbe dovuto far piovere ricchezza fino alle lande estreme dei poveracci, ha spianato la strada a persone geniali che hanno saputo navigare tra le bonacce e le burrasche mai sotto il controllo della cosiddetta democrazia e delle sue leggi.

Società private, seconda generazione steroidizzata delle multinazionali, ora più forti di molti stati del mondo. Ora capaci di controllarne la politica. Sembra una boutade ma non lo è. Se il solo piano di riferimento è quello economico, se ora possono distribuire ricchezza, seppur in forma individualizzata e non sociale, tenere per il naso tutti quelli che vogliono la Ferrari in giardino non è difficile. Come potrebbe. Hanno più potenza dei Pil, destinata a crescere. Hanno la comunicazione, ponti sui quali fanno passare – leggi esistere – ciò che vogliono, magli ai quali solo una minoranza occasionalmente resiste. Disponiamo di schiere di idonei a dimostrarlo. Moltitudini in permanente libidine pur di avere qualcosa in più per sottrarsi alla miseria di un solo televisore, di una sola auto.

Ci si trova così davanti a parlamenti genuflessi, a governi piovuti dal cielo stellato in campo azzurro, a elezioni tendenti al facoltativo, a presidenti intra partes, a politiche economiche polarizzate, a politiche interne piuttosto energumene, a politiche estere allineate e coperte, a un’informazione da dimenticare… per non disperarsi, per non cadere nell’ossessiva, ridondante domanda che ognuno pone a se stesso: “Come hanno potuto? Come hanno potuto?”.

Come hanno potuto affermare con sicumera che il vaccino era sicuro salvo poi, obbligati dagli effetti collaterali e dalle morti, le poche che sono stati costretti ad ammettere, sostenere con altrettanta sicumera che “è logico, ogni farmaco ha le sue controindicazioni, anche l’aspirina”. Come è possibile che le autorità si siano ben guardate dall’intervenire a favore di libertà di parola censurate con risibili motivazioni dai governatori delle piattaforme, anche nei confronti di articoli o video innocui? Come hanno potuto sostenere la vigile attesa (della terapia intensiva) quando ci sono stati medici del mondo e anche nostri che affermavano, anzi, dimostravano, l’elevatissima percentuale di successo a mezzo dell’impiego di certi farmaci o altro di equipollente? Come possono vaccinare bambini, il cui rischio di malattia ha una percentuale zero con diversi altri zero dopo la virgola, per proteggere anziani vaccinati. Come hanno potuto mentire sul numero dei decessi da Covid? E come possono farlo sulla durata della pseudo immunità fornita dal protovaccino? Come possono obbligare le persone a vaccinarsi nonostante Ippocrate, la libertà di cure, la Costituzione? E come possono farlo per ragioni che sanitarie non sono? Come possono determinare la durata della tessera verde (perché chiamarla verde se non per imbambolare i più sprovveduti? Ma quanti si stima siano?) in modo contraddittorio con la presunta durata, comunque assai inferiore, dell’immunità da vaccino? Come chiamare “casi” chiunque sia positivo al tampone, su cui il suo stesso autore ha affermato non essere idoneo alla stima del contagio? Come possono gli uomini della democrazia, i nostri uomini, tradirci così tanto? Sanno che non reagiremo? Sanno di avere armi seduco-convincenti a prova di critica polistrumentale della gestione della falsa pandemia? Quanto siamo lontani dall’essere altezza della situazione? Quanto stiamo andando a finire nella tramoggia dalla quale usciremo ubbidienti pronti alla terza, quarta, quinta dose di vaccino e di qualunque altro serva per essere buoni cittadini, per lavorare, per non diventare d’emblée criminali? Quanto presto e quanto è vero che resteremo sotto i cingoli del carro che avanza sotto il vessillo del Grande Ovest?

Domanda idiota chiedersi come hanno potuto, purché invece dei puntini in forma di diversivi, si riconosca il disegno che, nel loro insieme, rappresentano. Hanno potuto perché hanno un progetto. Consideravano quanto accadeva solo per tenerne il governo. Landini abbracciato a Draghi, oltre che un dolore, ne è un buon emblema.

Ma la longa manus appartiene a gente perbene, intelligente, che ha studiato e sta lavorando per noi, anzi, di più, per il pianeta, con le sue menzogne in forma di sostenibilità, economia circolare, impatto zero e con le segrete politiche energetico-nucleari e sfacciate implementazioni di armi. Proprio questa intellighentzia, alla faccia di quanto hanno sostenuto le sprovvedute avanguardie della controcultura, ha avuto piena consapevolezza che la crescita infinita era filosofia buona per i babbei, che le risorse primarie si esauriranno, che l’inquinamento crescente era un problema per la terra, l’aria, l’acqua e l’uomo, che siamo troppi e in quantità sufficiente per impedire qualunque soluzione ai problemi che abbiamo generato. Problemi, il cui riflesso sociale è in attesa della scintilla giusta per coagularlo in un’esplosione. Meglio agire in fretta per prevenirlo.

Se le ordinarie politiche in mano alle democrazie non erano riuscite a produrre il necessario alla dimensione delle questioni improcrastinabili – esiziali anche singolarmente prese – giocoforza, la modalità del colpo di mano si ergeva sopra le altre. Quale altra azione concedeva di essere efficace per agire otto miliardi di persone, in particolare quelli più produttivi e collegati? Gli altri, erano da considerare carnea zavorra sacrificabile senza rischio di ritorsione.

A mezzo della pseudopandemia e dello pseudoambientalismo, cucinati con il megafono del terrore e della responsabilizzazione, non è stato difficile creare discordia sociale tra parigrado, ottenere ubbidienza dalla maggioranza, distrarre dalle questioni più importanti. In sostanza, diversivi affinché il passaggio di consegna dal capitalismo storico a quello ordoliberista, dalle politiche sovraniste prima maniera a quelle denazionalizzate, con tutto ciò che comporta per ogni singola persona dall’infanzia in là, restassero quanto più possibile sottotraccia, in attesa del momento giusto per l’agguato.

L’attenzione alla questione di demolizione della stabilità implicita nelle identità sessuali, famigliari, comunitarie, con l’immigrazione incondizionata tornava utile allo scopo. In particolare, a mezzo della seconda, si favorivano strategie per ridurre il costo del lavoro e il sentimento di comunità tanto locale, quanto nazionale. Ma anche impoverimento imposto da leggi (più tasse, più costi, meno diritti), lavoro precarizzato, disoccupazione retribuita da redditi di bromurizzazione.

Nel copione del grande spettacolo di cui non ci avvediamo, scambiandolo così per realtà, la digitalizzazione maniacale, a tappeto, per riduzione del costo del lavoro e capillarizzazione della sorveglianza, la velocità della rete, le nanotecnologie, i test sociali del vaccino e della tessera verde, partecipavano attivamente alla realizzazione del transito. Come in ogni crisi, sarebbe servita la manus ferma. Ed ecco gli idranti sui rosari. Ecco, da prevedere, una polizia sanitaria, una finanza autorizzata ad ispezionare ogni hard disk, una forestale pronta ad ammendare per una plastica dal finestrino.

Queste politiche, destinate a tenere a galla il barcone e i suoi Schettini, azzerano il valore della società civile, promuovono l’unilinguislimo – un espediente non secondario per enclavizzare i meno giovani i meno civilizzati – l’efficientismo e il presidenzialismo

La democrazia è una dimensione storica superata. Il Grande Ovest la sta sostituendo costi quel che costi, eventualmente anche miliardi di euro, no, anzi, di uomini.

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Il Grande Ovest ultima modifica: 2021-12-09T04:03:00+01:00 da GognaBlog

24 pensieri su “Il Grande Ovest”

  1. 24
    lorenzo merlo says:

     
    Guarda i punitini e arrivano i nostri.Guarda il disegno e vedi altro.
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-crisi-ucraina-come-simulazione-di-guerra-per-il-gas

  2. 23
    lorenzo merlo says:

    Discorso elementare c’è: https://appelloalpopolo.it/?p=69290
    Discorso elementare non c’è: Grande Ovest.

  3. 22
    Matteo says:

    Ma scritto così mi pare tenda al fatalismo….
    Rassegnazione più che fatalismo, direi.

  4. 21
    lorenzo merlo says:

    Che si sia capace di tutto,c erto.
    Ma scritto così mi pare tenda al fatalismo.
    Se la cultura si riempie di scelte, le scelte di un uomo involuto sono differenti da quelle di uno evoluto.
    Infine, avversare il globalismo è una delle azioni disponibile. Niente più. Da parte mia, non è compiuta positivisticamente.
    Indipendentemente da tutto penso che la tendenza a far cambiare la storia e quella che tende a mantenerla siano due domini di pensiero che si esprimono comunque in chi li subisce.

  5. 20
    Matteo says:

    Temo che sia qualcosa di ben più profondo di est e ovest o del capitalismo stesso.
    E’ la naturale propensione umana (o forse semplicemente animale) a prendere tutto quello che si può e a riprodursi più che si può, che già in svariate differenti situazioni storiche a portato al disastro e all’estinzione (locale)
    A questo stadio di sviluppo abbiamo applicato l’intelligenza per migliorare le nostre capacità di estrarre ciò che ci serve e minimizzare le cause di morte, aggravando pesantemente il problema.
    Non riusciamo però assolutamente ad applicarla per limitare il nostro impatto.
    Il capitalismo globale amplifica il fenomeno, ma non credo ne sia la causa; quindi avversarlo temo non ne sarà la soluzione.

  6. 19
    lorenzo merlo says:

    Se ben intendo la perplessità o la critica, posso dire che ho impiegato il concetto di Ovest in senso storico.
    Sempre se ho ben capito, certo che capitalisticamente Est e Ovest possano essere e debbano essare da considerare come corpo unico, quanto meno nei confronti degli strati di base della piramide sociale, peraltro sempre più spessa, vere vittime e sostegno del sistema.
    Restano però da considerare come enti contrapposti in merito alla guerra egemonica.
    Dovesse spuntarla l’Est, l’Ovest certo torverà modo di fare accordi per salvaguardare qualcosa di se stesso (le sue élite e una dose ad uso personale del mercato), dando in cambio lo strato di base che possedeva.
    Nell’ipotesi di questa prospettiva torna normale sospettare che l’Ovest voglia allargarsi e divenire Grande per alzare l’asticella delle sue possibilità di mantenimento dell’egemonia o, quantomeno, di difesa.

  7. 18
    Matteo says:

    Caro  Lorenzo, credo di aver capito cosa intendi e per larga parte concordo; c’è però qualcosa che non mi suona giusto.
    Se non altro che l’oriente più orientale è al momento la parte più dinamica ed efficiente del Grande Ovest (come anche alcune realtà a sud).
    Mi sorge dunque il sospetto che est e ovest non siano affatto canoni corretti per comprendere il fenomeno, ma anzi falsi e fuorvianti.

  8. 17
    Filippo Petrocelli says:

    Chi non condivide l’assunto che l’Occidente si stia dando da fare per sopravvivere, giustamente non vede la via lattea in una notte illuminata dal progressimo. Una luce così forte da nascondere qualunque puntino utile al complottismo.
    Amen. 

  9. 16
  10. 15
    lorenzo merlo says:

    Sì.
    Una precisazione.
    L’ordinaria figurazione del complotto prevede qualcuno, un’élite abbia fatto un piano e che lo stia mettendo in opera. Diciamo un’interpretazione elementare e diretta dell’idea di complotto.
    Ce n’é un’altra, a mio parere, più idonea a figuare la possibile realtà del complotto.
    Fa riferimento a quanto tutti noi siamo usi. Se si presenta la circostanza, tac, giochiamo la carta, diciamo la parola, scegliamo il ruolo, eccetera a vantaggio del nostro latente intento di dominio. Di qualunque genere sia.
    Così vedendo, il complotto non è più la realizzazione di un progetto. Tutti i progetti che contengono elementi analogici (emozioni e sentimenti) sono fatti per essere aggiornati cammin facendo.
    È proprio il cammin facendo che se osservato permette di unire i puntini in forma complottistica.
    L’intento occidentale è sospravvivere: alto rischio, se non probabilità, di perdere l’egemonia mondiale.
    Da solo non ce la fa più: costi elevati, concorrenza fortissima.
    Ha la consapevolezza che il problema, qualunque problema, è inestinguibile con l’attuale e crescente popolazione mondiale: solo la riduzione di questa permetterebbe di riprendere il governo di un hard disk troppo gonfio di dati.
    Sa che se non riduce il costo del lavoro (flessibilità, precarietà, lavoro da casa), se non controlla le persone (5G, nanotecnologie e tutte quelle digitali già in essere) al fine di mantenere la rotta verso l’intento del predominio egemonico del mondo, non sopravviverà all’avanzata sino-russo-asiatica.
    Vuoi che chi ha i mezzi – ormai superiori a quelli degli Stati – non usi tutte le occasioni che si presenteranno? Vuoi che non usi gli Stati, per realizzare l’intento egemonico, per sopravvivere? Chi non lo farebbe?
     
    Dunque Il Grande Ovest è solo il disegno che viene fuori unendo certi puntini esistenti. Uno di questi corrisponde all’antiquata fiducia nelle istituzioni. Quelle che hanno convinto tutti che stanno lavorando per noi.
     
    Chi non condivide l’assunto che l’Occidente si stia dando da fare per sopravvivere, giustamente non vede la via lattea in una notte illuminata dal progressimo. Una luce così forte da nascondere qualunque puntino utile al complottismo.

  11. 14
    Mario says:

    Non credo si possa parlare di un complotto , che richiederebbe una pianificazione iperbolica  (di cui nessuno e’ capace….e tra l’altro essere eventualmente chiamato complottista mi fa ridere forte… ) Ma di un meditato  orientamento    a spogliare nel tempo  i cittadini ( le organizzazioni e gli stati a iniziare dai piu’ deboli ) dei diritti senza lederli formalmente. Il discorso sul Covid puo’ saltare a fagiolo, ma non e’ essenziale, pensiamo solo al diritto di opinione, all’effettivo potere d’acquisto , ai flussi migratori, alla attenzione insistita su orientamenti sessuali ,ecologia- sostenibilita’- economia circolare secondo impostazioni che alla verifica del buon senso non stanno in piedi.  

  12. 13
    lorenzo merlo says:

    Era da dire “il Grande Ovest è implausibile”.
    Ma è propro il modo di fraintendere un’opinione – scambiata per verità certa – come si vede in quanto scrivi che lo rende plausibile.
    La tua inerzia lo farà diventare verità.

  13. 12
    Filippo Petrocelli says:

    Mario, a cosa ti riferisci? A discorsi tipo “Ecco, da prevedere, una polizia sanitaria, una finanza autorizzata ad ispezionare ogni hard disk, una forestale pronta ad ammendare per una plastica dal finestrino.”?
    Lasciamo perdere che è meglio. Gli antisistema di ieri sono diventati i complottisti di oggi. Loro, gli unici illuminati che si ergono contro lo sfacelo democratico. Amen. 

  14. 11
    Mario says:

    Petrocelli il discorso sul Covid è parte non essenziale dell’ articolo , che globalmente parla d’altro  A mio avviso aggrapparsi ai soli paragrafi sul Covid per non vedere il resto di quanto è scritto  è confermare l’ impianto che viene contestato. 

  15. 10
    Lusa Mutti says:

    https://it.sputniknews.com/20211210/babbo-natale-non-esiste-tuona-il-vescovo-di-noto-e-scoppia-la-polemica-14127486.html
    Babbo natale non esiste.
    E io che ci ho sempre creduto adesso come faccio? 😩😯

  16. 9
    Giuseppe Balsamo says:

    Commento 7
    Fa il paio con la signora deceduta subito dopo aver fatto il vaccino, investita da un bus.
    Qualcuno si ricorda i titoloni a marzo ?
     
    Se il livello è questo, cosa potrebbe andare storto ?

  17. 8
    Filippo Petrocelli says:

    Mai detto che la situazione sia da ridere, caro Lorenzo. E nemmeno che l’informazione italiana sia la migliore possibile, anzi con la pandemia ha dato una delle peggiori prove di sè. Non c’è bisogno che ce lo attesti RSF. Ma questo non c’entra con la (presunta e mai dimostrata) dichiarazione che i vaccini siano inefficaci. E non mi risulta nemmeno che le evidenze scientifiche siano attestate da testate (mi si perdoni il gioco di parole) di informazione generica. La cruda realtà è che questa polemica Vax vs No Vax è tutto meno che scientifica. E’ ideologica, filosofica, politica, forse sanitaria e chi più ne ha più ne metta. Ma di sicuro non scientifica: non esiste alcuna diatriba interna alla scienza (parlo di scienza non di medici) sull’efficacia della via vaccinale (per il Sars-Cov2 ma non solo).  Così come non esiste alcuna diatriba scientifica interna alla scienza sui dati che attestano il global change. Se mai esistono ipotesi (rare, spesso strampalate ma comunque degne di menzione) alternative sulle possibili soluzioni.
    E qui vengo al punto che mi preme, giusto per sgombrare il campo da nebbie sollevate ad arte: sono convinto, per deformazione professionale, che tutti i dati scientifici siano degni di pubblicazione, se pesati adeguatamente in termini statistici. Ma i numeri son numeri e per quanto si voglia piegarli, falsificarli, interpretarli a proprio piacimento, essi torneranno a galla. Ingombranti, a volte errati perché mal calcolati ma pur sempre smentiti/superati da altri numeri. Il resto è roba da opinionisti.
    Ecco, proprio come i numeri anche le opinioni, tutte, possono avere spazio di pubblicazione. E lo hanno. Ma, ahimè, non tutte valgono allo stesso modo. Anche chi nega la Shoa, come chi scomoda Norimberga in questo strano presente che viviamo, trova spazio e voce ma trovo singolare che non si possa definirlo un ciarlatano o un agitatore. Il rapporto Censis riporta che il 5% degli italiani crede che la Terra sia piatta, Benissimo, ne rimarrà traccia negli annali. Ma ciò non mi fa gridare ‘W la libertà di pensiero!”.
    Buone cose.

  18. 7
  19. 6
    lorenzo merlo says:

    Dici cose davvero interessanti. Dimmi, roba tua o o di importanti esperti?In ogni caso, vaccino o vaccini, maschera in piazza, tessera della vergogna e sei salvo. Almeno tu. 

  20. 5
    Filippo Petrocelli says:

    “Come hanno potuto affermare con sicumera che il vaccino era sicuro salvo poi, obbligati dagli effetti collaterali e dalle morti, le poche che sono stati costretti ad ammettere, sostenere con altrettanta sicumera che “è logico, ogni farmaco ha le sue controindicazioni, anche l’aspirina”. Come è possibile che le autorità si siano ben guardate dall’intervenire a favore di libertà di parola censurate con risibili motivazioni dai governatori delle piattaforme, anche nei confronti di articoli o video innocui? ”
    Eddaje… finchè leggeremo e sentiremo ovunque e ogni giorno le lamentele di chi dice di non avere spazio e libertà di espressione, sapremo che la situazione è grave ma non è seria. Un risata vi seppellirà. 

  21. 4
    lorenzo merlo says:

    Nientemeno.
    I prodromi sono già in essere.
    Senza un controllo, educazione simil-confuciano, la partita – colpi bassi sempre possibili – dell’egemonia è perduta. Puntare al pareggio potrà rivelarsi un tentativo occidentale. Ma l’accerchiamento: Asia, Africa, Sud-America, lascia poco spazio alle speranze del Grande Ovest.

  22. 3
    Mario says:

    2) Dal che risulta\risulterebbe  necessaria una dratica involuzione dei diritti civili e ed il totale riordino del mercato  del lavoro a spese dei cittadini occidentali  perche’ il sistema ritorni competitivo….  2+2=4  

  23. 2
    lorenzo merlo says:

    Grande Ovest è un’idea che vorrebbe alludere proprio alla riunione delle forze occidentali per tentare di mantenere l’egemonia economica e di potere nei confronti dell’avanzata Cinese e soci.

  24. 1
    Mario says:

    Descrizione suggestiva della nostra situazione attuale . Se il Grande Ovest avanza (to)  sopra di noi e’ il prodotto della stessa ‘civilta’ occidentale ‘ come si sposa con il potere economico delle  una volta dette’tigri d’oriente’? Sono la stessa cosa o sono entita’ antagoniste? 

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