Il mio primo bivacco nella neve

Il mio primo bivacco nella neve
di Rosanna Bandieri
(pubblicato in camoscibianchi.wordpress.com l’11 giugno 2022. Il post rientra nella rubrica “Il movimento delle donne solitarie”, curata da Emanuela Provera. Qui il link alla rubrica per coloro che fossero interessati a leggere ulteriori contributi) <
Foto di Rosanna Bandieri

Amo camminare da sola.
Amo il silenzio della natura, degli spazi aperti. Amo il suono del bosco, il rumore del vento, gli alberi, i versi lontani degli animali, quando giungono fino a me.
Mi piace arrivare dove si può, soltanto con fatica, camminando. Evito i luoghi che si possono raggiungere con le auto o altri mezzi a motore.

In Val d’Aosta al passo del Gran San Bernardo (2449 m), in partenza per la Via Francigena.

I miei “posti del cuore” devono essere sudati, e lontano dai giorni e dai luoghi in cui altri turisti o escursionisti li raggiungono.

Mi sono comprata una tendina, piccola, per poter salire e restare una notte, ad aspettare l’arrivo dell’alba, in compagnia di me stessa, delle stelle e della luna. Ho la grande passione per la fotografia, e la mia piccola fotocamera la porto sempre con me. Ho immortalato tramonti infuocati e albe rosate, cascate di ghiaccio e paesaggi innevati.

Sono un’apprensiva, ma non una paurosa. Programmo, preparo, analizzo, metto in conto tutte le variabili che potrebbero interferire, e cerco di avere pronta una soluzione agli imprevisti, prima della partenza. In montagna, nei boschi, nei luoghi che amo la paura non la provo per niente. L’unica paura che provo è quella di cadere, di subire una distorsione. Nella mia tenda, davanti a un lago, o in mezzo alla neve, mi sento mille volte più sicura e tranquilla che in centro a Reggio Emilia.

Oggi racconterò la notte in tenda del 22 gennaio scorso sull’Alpe di Succiso, a 2070 metri sul livello del mare. Nell’Appennino reggiano.

Sono partita dal Passo della Scalucchia, un valico a 1367 metri, situato nel Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Il mio zaino da 40 litri era carico all’inverosimile: tenda, materassino, telo termico, piumino, guscio antipioggia, fornelletto e bombola, ramponi e piccozza, due sacchi a pelo (mai scelta fu più azzeccata), cavalletto fotografico, obiettivi, batteria. Non dimentico mai la luce frontale e un carica-telefono. Spesso invece dimentico il cibo.

All’arrivo ho faticato ad individuare un punto protetto per poter sistemare la tenda almeno un po’ riparata dal vento; lassù può soffiare anche ai 70 km orari.

La mia tendina protetta dalle rocce, a 2000 metri.

Non è neppure stato semplice riuscire a stenderla, dovendomici sdraiare sopra, in mezzo alla neve fresca; il vento me la portava via. Essendo la mia prima esperienza di bivacco con neve (alta 60 centimetri) ho scoperto, a mie spese, che i soliti picchetti non servono a nulla. Ho dovuto improvvisare, inventandomi dei punti di ancoraggio con pietroni che ho trovato sotto alla neve, cercando di utilizzare tutto quello che avevo: i bastoncini e la piccozza, come punti di ancoraggio.

Finalmente la tenda è pronta, posso cominciare a salire fino all’ Alpe per aspettare il tramonto.
Il tramonto, come l’alba, sono i due momenti più freddi della giornata, ma anche i momenti in cui sembra che tutto l’universo si unisca per cantare una lode al Creato: arriva il grande silenzio, e immersa in questa dimensione avverto qualcosa di mistico.

Alba verso il monte Casarola.

Ritorno in tenda e faccio tentativi, quasi sempre vani, di dormire… Allora mi rialzo, esco dal tepore del sacco a pelo, mi rivesto come posso a meno 15 gradi ed esco sprofondando nella neve a fotografare le stelle. Così, tra un piccolo sonno e tante foto, arriva l’alba, annunciata da un forte vento e dal verso, lontano, di un lupo. Esco di nuovo, mi arrotolo nel piumino, mi siedo su una piccola roccia scoperta dalla neve e aspetto.

È l’alba, finalmente.

Alba verso il Golfo dei Poeti.

Il sole mi saluta, dopo essersi palesato dolcemente, giocando a nascondino tra le nuvole. Benvenuto giorno! Ora si smonta tutto, rifaccio lo zaino, e scendo, prima che altre persone salgano: per potermi godere questa meravigliosa montagna, tutta per me.


Biografia
Mi definiscono “fotografa impressionista” e anche la mia vita è un po’ così: vivo di sentimenti, impressioni, e sensazioni. Mi commuovo e amo tutti gli animali, mi piace il bricolage, amo dipingere, ho gestito una boutique di abiti da sposa per quasi 40 anni, ho vestito i sogni di migliaia di donne. Ora sono stanca, ma non di emozionarmi nella natura. Ho 63 anni, una figlia, due meravigliose nipotine. E ancora tante cose da fare. 

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Il mio primo bivacco nella neve ultima modifica: 2022-11-10T05:57:00+01:00 da GognaBlog

16 pensieri su “Il mio primo bivacco nella neve”

  1. Grazie, bello e stimolante leggerlo. È sempre un piacere trovare ancora chi Ama vivere intensamente nella natura.
     
     
     

  2. Proprio in questi gi0rni sto studiando per decidere quale tenda acquistare per un primo bivacco nella neve che mi stuzzica da tempo. Stupendo racconto, bravissima! 

  3. Bel racconto e stimolante. Sono in montagna almeno due volte a settimana, ma non ho mai gestito un bivacco in solitaria. Il tuo racconto mi ha dato la voglia di provare. Ciaoooo ??

  4. Ciao, ti capisco benissimo, è come se tagliassi i ponti con questo mondo fondato sui finti bisogni, mentre noi abbiamo bisogno solo di vivere con amore, di natura, di sentire il corpo distinto dalla mente 

  5. Complimenti.! tutto questo…è Magico ,  da ripetere ..sicuramente.!!  Salutoni.!

  6. Sono scelte, ci mancherebbe. Ognuno fa quel che si sente. Nulla toglie alla bella esperienza.

  7. Io da parte mia ho sempre trovato immenso piacere a non aver radio o tel, a non far sapere a nessuno dove vado. Mi accentua l’attenzione e non mi fa dimenticare i bei tempi antichi quando si usciva di soppiatto dal rifugio, si nascondeva l’attrezzatura, …ci di vestiva in “borghese”
     

  8. Gallese:
    Chi baratta la libertà con la sicurezza non merita né libertà né sicurezza”, diceva Benjamin Franklin. “

  9. Be’, però ci sta. Se non ha una radio, è il minimo che può fare per un minimo di sicurezza (sempre che prenda).
     

  10. Condivido.
    Una cultura slegata dallo spirito della natura, incapace di riconoscere quello dell’uomo non può che generare l’usa e getta di tutto.

  11. Sensazioni ed emozioni che la vita organizzata, pianificata e tecnologica ci tolgono.
    Sensazioni ed emozioni che la solitudine fa da amplificatore.
    Putroppo oggi stiamo trasformando la montagna in un luna park commerciale dove si propone la vendita delle emozioni.

  12. Solitudine sulle montagne (o sui mari) come modo per fuggire ad un mondo sempre più invivibile e al dramma della vecchiaia.

  13. Le sensazioni.
    Alla fine sono uno dei motivi per cui tanti vanno in montagna.

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