Il ponte

Parole al vento di cui soltanto alcuni, agli sgoccioli della generazione, avranno modo di cogliere il senso. Per tutti gli altri, i giovani e quelli che verranno, saranno pensieri di un mondo di cui non avranno consapevolezza, rappresentato dai sussidiari di regime come l’era buia dalla quale ci si è finalmente liberati.

Il ponte
di Lorenzo Merlo
(ekarrrt 29 gennaio 2023)

Ci stanno spingendo. Con cani da guardia intelligenti, a cui non serve più mostrare i canini, ci fanno avanzare verso l’imbocco del ponte. È una transumanza che lascia i pascoli analogici, a misura d’uomo, per portarci a quelli digitali, algoritmici e disumani. Come altrimenti nominare la cultura, la società, la politica, gli ideali, i valori, l’educazione fondata sul relativismo?

Tuttavia nel pensiero che considera il relativismo un traguardo raggiunto, da esibire e vantare, è nascosto, si muove il germe del nichilismo. Che non è una corrente filosofica, ma uno stato esiziale dello spirito umano. Una condizione in cui, inconsapevole del doloroso significato che implica, l’uomo celebra la separazione dalla propria trascendenza. Lo condanna ad un’esistenza che i cattolici chiamano Inferno, che i buddhisti e altri riempiono di sofferenza. Uno stato in cui il maligno ha campo libero, e la potenza e la creatività degli uomini sono limitate al loro proprio ego.

Il relativismo è considerato un bene conquistato dall’attuale società del pugno di mosche, in contrasto a quella fondata sui gerarchici, inequivoci, duraturi valori tradizionali. Come in questa sussistevano le solidità identitarie e sociali, all’opposto nell’attuale, transumanistica, dominano i pensieri e le idee propri di un ordoindividualismo a tutto esteso. L’aveva già detto Zygmunt Bauman nel 1999 (1).

La persona, entità base della comunità, che poteva analogicamente relazionarsi a tutto il mondo, è divenuta individuo, entità incapace di comunità se non digitali, virtuali, dall’identità effimera, in quanto aggregata al momento della bisogna, spesso del piacere o dell’interesse personale. Un essere che con due soldi è stato convertito in consumatore e, in quel solo modo, a sua insaputa soppesato. Poi, algoritmicamente anticipato, paurosamente reso prevedibile, digitalmente sempre più sorvegliato. La vita a punti, da guadagnare o perdere in funzione dell’ubbidienza o meno ai canoni che ci attendono al di là del ponte, ne rappresenta l’epilogo. Tutti schedati o, se reietti, progressivamente emarginati dai servizi sociali, fino alla loro resa, autodistruzione o eliminazione.

Il capitalismo della sorveglianza, diversamente da quanto qualcuno lo crede, limitato e alimentato soltanto dai social, dove tra gridolini e cianfrusaglie tutti mettono in pubblico diverse profondità di se stessi, si attua in assai più numerosi percorsi. Riconoscimento facciale e vocale, digitalizzazione pervasiva di tutti gli aspetti della vita, velocità di trasmissione dati, inoculazione informatica. Naturalmente, tutto presentato come progresso, tecnologia salvifica e servizio di miglioramento della vita. Uomini ridotti a dati, elaborati da algoritmi in costante raffinazione che, a boomerang, indurranno loro – quando e dove – a gridolinare, – come e perché – a cianfrusagliare.

La volontà di relativismo è dunque una corrente in cui i pesci convertiti all’individualismo trovano cibo in abbondanza. Una conversione spontanea, che non ha richiesto né spada né solennità d’investitura. L’adepto è infatti desideroso di entrare in scena, di far parte del futuro che verrà. Lo fa con senso di responsabilità, dedicandosi all’ambiente con l’auto elettrica, alla riduzione del riscaldamento globale con la rinuncia al porco e al manzo, all’abbraccio dei diritti individuali; aderendo al politicamente corretto, alla demolizione di ruoli, alla criminalizzazione del parere contrario al proprio. È un individuo che s’indigna se scrivi finocchio, ma che non fiata davanti al ripugnante comportamento dei media d’informazione. Che, sorridendo, riduce a slogan le menzogne di stato.

Lo fa in quanto del tutto ignaro che l’industria della paura non è argomento da complottista, ma una banale osservazione che, forse, per essere compiuta richiede di scendere dal divano. Un’industria che ha anche il monopolio della comunicazione, a sua volta solido sostegno del femminismo di superficie e della bandiera a otto colori. Quella così orgogliosamente e allegramente sventolata nelle piazze, nella cultura, nella politica, nelle istituzioni. Che insieme a quelle della biotecnologia e della bioingegneria, in una grande festa virtuale, conclamerà che la transumanza è stata compiuta. Ormai, da ogni dove si diffondono i suoni e i canti del melodioso concerto che sta accompagnando il gregge sereno e danzante al di là del ponte. Tutti intenti a cercare fuori da sé come affermarsi, inconsapevoli del potere che è nel proprio sé, che neppure sanno cosa sia. Ignari della bellezza come guida e del benessere come ordinarietà. Al loro posto, ora, inseguiamo i loro lontani surrogati, succedanei offerti dall’opulenza e dalla menzogna dei farmaci.

È un’industria estesa, capillare, in grado di inquinare spirito, pensieri e azioni. Che si sposa con la société sécuritaire. Colei che ci vende sicurezza un tanto al chilo, ma sotto clausola, che ci impone una connessione permanente. Che ci ha resi assuefatti e quindi dipendenti, tanto che quella connessione ora è pretesa. Fin dall’infanzia.

Osservazioni banali che, oltre che gravi, sono anche una premessa di atroce garanzia: le culture saranno cancellate, le parole significheranno altro o l’opposto, e le identità saranno a piacere, i bonus faranno sopravvivere gli inutili impegnati in guerre tra poveri, intelligentemente pasturate da chi sa come gira il fumo. La Neolingua di 1984 (2) ne è stata la consapevole anticipazione, ora pienamente in atto.

Perduti ed esauriti nel ciclo dei desideri, gli uomini, assuefatti e dipendenti, vorranno sempre nuovi giri di giostra. Finché esausti, alieni a se stessi, non saranno gettati fuori, lungo qualche tangente marchiata dall’arco nero della depressione, della psicopatologia, della disperazione, dell’ansia permanente, dell’angoscia mortificante.

È il frutto della pianta del nichilismo. Cibo potenzialmente destinato a tutti, e latentemente appeso su tutti come la Spada di Damocle della postmodernità. Alimento che, sebbene con difficoltà, potrà essere rifiutato soltanto da coloro che avranno distinto la natura apparente ed effimera dell’io da quella eterna e infinita del sé. Da quelli che si saranno emancipati dalla logica dell’egocentrismo e, dunque, da quella dell’antropocentrismo. Vera dottrina dell’attuale mattanza spirituale.

Note

  1. Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Bari, Laterza, 2011.
  2. George Orwell, Modernità liquida, Milano, Mondadori, 2016.
4
Il ponte ultima modifica: 2023-04-09T04:33:00+02:00 da GognaBlog

11 pensieri su “Il ponte”

  1. Ci fu un giorno, in una caverna della valle di Neander, che il vecchio patriarca cosí brontolò:
    “Ah, ‘sti giovinastri dei tempi moderni! Non li capirò mai!”. ???

  2. Secondo me i vecchi si lagnavano della decadenza dei costumi e del pensiero già ai tempi degli Ittiti. Con esiti altrettanto comici. 

  3. […] Il secondo saggio e il terzo saggio sono invece dedicati alle origini di un certo “individualismo possessivo” e commerciale, e ci riportano a quando “le persone cominciarono gradualmente a concepirsi come esseri isolati che definiscono le loro relazioni con il mondo non in termini di rapporti sociali ma in termini di diritti di proprietà”. Da lì, ci spiega Graeber, viene l’occultamento di ciò che le persone fanno davvero e hanno sempre fatto storicamente: non tanto consumare oggetti ma prodursi a vicenda, curare e curarsi, costruire identità. La creazione reciproca di sé e degli altri è l’unica vera invariante della storia umana, indebitamente celata dal sistema di pensiero attuale. 
    https://www.iltascabile.com/recensioni/le-origini-della-rovina-attuale-di-david-graeber/

  4. Bene che Merlo scriva. Pero’ dallo scritto sembra non esserci speranza (nn il ministro eh!). 
    Non do tutto per perso. Fino ad ora tutto è andato secondo i piani delle elite perchè la gente si è fatta manipolare ma ha la pancia piena e gli è garantito la pancia piena. 
    Arrivera’ il tempo in cui la pacchia finira’ e si vedra’ il vero volto (il ritorno alla miseria). 
    L’elite conta che l’intervento magnanimo di sussistenza plachera’ gli animi. 
    Penso solo all’italiano medio…all’italiano che ha la casa… voglio vedere quando la politica, via speculazione o drammi di guerra, gli portera’ via la CASA. E quando per vivere gli diranno.. .hai un green pass con tot co2 puoi comprare un tozzo di mane di grillo  un po’ di acqua riciclata dalle feci di zio Bill… 
    Eh forse le generazioni nuove tirate su da falso perbenismo e smidollate non si muoveranno, ma le classi che hanno vissuto negli anni 70 e 80 credo che un moto di orgoglio avranno. 
    Per quanto riguarda Grazia che mi chiedeva in altro post ma dove è la crisi visto tutti i soldi che circolano? beh la crisi sta proprio lì… non possono circolare tutti quei soldi, o per lo meno non possono circolare da parte di certi soggetti..
    Saluti

  5. Cara Grazia, ti ringrazio dei tuoi commenti. Soprattutto mi dà speranza la frase “Ma in molti siamo già impegnati…”     Siamo davvero “in molti”? Lo spero proprio.

  6. È di pochi giorni fa la realizzazione di una nuova via ( “Nati liberi”) sulla Brenva a cura di 3 giovani guide.
    Ma davvero i 3 ragazzi pensano di essere nati e vivere liberi???
    Lorenzo: in quanto loro collega, prova a dirgli qualcosa! 

  7. Caro Guido, il collasso ci sarà per una questione puramente fisiologica, ma questo non significa che l’umanità sarà salva. Chi rimarrà dovrà faticosamente raccogliere cocci e scampoli di culture e identità, cercando di costruire un mondo più bello di quello attuale.
    Ma in molti siamo già impegnati in questo arduo compito, cercando di non farci distrarre da carillon, confusione mentale e terrore dilaganti.

  8. Caro Guido, il collasso ci sarà per una questione puramente fisiologica, ma questo non significa che l’umanità sarà salva. Chi rimarrà dovrà faticosamente raccogliere cocci e scampoli di culture e identità, cercando di costruire un mondo più bello di quello attuale.
    Ma in molti siamo già impegnati in questo arduo compito, cercando di non farci distrarre da carillon, confusione mentale e terrore dilaganti.

  9. Tristemente, l’unico aspetto in cui non mi trovi d’accordo è l’impiego del futuro negli ultimi due paragrafi, giacché tutto ciò che hai sapientemente illustrato sta già dispiegandosi.

  10. Il collasso completo della civiltà industriale e dell’economia è ormai l’unica speranza, per tutti gli esseri senzienti (compresi gli umani), a meno di un “meraviglioso imprevisto”. Così finivano le mail di un mio (tele)amico canadese: “If there is not an economic collapse soon, something terrible is going to happen”.  Dopo… non ci resterà che gestire il transitorio.

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