Intervista al Presidente del CAI

Antonio Montani: «No alla montagna dei vincoli. Ma la sicurezza viene prima di tutto». Il monito del neo presidente nazionale del CAI: «Chi si caccia nei guai, mette in pericolo anche i volontari del soccorso». E, al riguardo delle Olimpiadi di Cortina: «Nessuna preclusione ideologica al bob, noi siamo il popolo della proposta».

Intervista al Presidente del CAI
di Francesco Dal Mas
(pubblicata sul Corriere delle Alpi il 10 luglio 2022)

Nessun numero chiuso, nessuna prenotazione per le strade e le mete più affollate dell’alta montagna. Nessun no ideologico alle Olimpiadi e agli impianti di risalita. Sì, invece, a una tutela che nasca dalla conoscenza e dall’amore per la montagna. In questa prospettiva, un rifugio che si faccia rifornire d’acqua dall’elicottero, perché in piena siccità, è meglio che chiuda”.

Così Antonio Montani, presidente generale del Club Alpino Italiano da poche settimane, che sta frequentando le Dolomiti in modo assiduo. È stato a Feltre dove ha camminato per giorni, nell’ambito della Settimana nazionale dell’escursionismo. È tornato per partecipare a una tre giorni sui temi dell’acqua al rifugio Galassi, ai piedi dell’Antelao, e oggi sarà a Cortina per parlare di Olimpiadi.

Antonio Montani

Come detto, è già salito ai piedi dell’Antelao, al rifugio Calassi. E ancora una volta ha esternato quassù tutto il dolore dei 335 mila tesserati del Club alpino italiano per quanto è accaduto sulla Marmolada, esprimendo vicinanza alle famiglie dei morti e dei feriti, e riconoscenza profonda ai soccorritori.

D’accordo, quel crollo era imprevedibile, ma la tragedia, con tutti questi morti e feriti, ci dovrà pur insegnare qualcosa.
«Ciò che è successo domenica sulla Marmolada rappresenta un grido d’allarme della montagna. Purtroppo è capitato in un posto molto affollato e, anche per questo, è un segnale da non sottovalutare. La montagna è una frontiera per i fenomeni estremi».

E come tale va chiusa?
«Da uomo di montagna rivendico il diritto alla libera frequentazione dei sentieri, ricordando, però, che va sempre privilegiata la sicurezza. Andare in posti dichiarati inagibili non soltanto mette in pericolo la vita di chi lo fa. Cacciarsi nei guai mette a rischio anche chi poi deve venire a soccorrere. E penso ai nostri straordinari 4mila volontari e tecnici del Soccorso alpino».

Presidente, passiamo a Cortina e alle Olimpiadi del 2026. Verrà a confermare le posizioni assunte dal CAI ampezzano e da quello regionale di forte perplessità, se non di vera e propria contrarietà, alla pista di bob?
«Nessuna preclusione ideologica nei confronti né delle Olimpiadi e neppure delle opere necessarie per svolgerle. Ma il CAI, o quanto meno la mia presidenza, prima di pronunciarsi, vuole approfondire, per conoscere. Ho parlato con il sindaco Lorenzi, mi sono visto con il presidente del CAI, Luigi Alverà. Ho preannunciato che a Cortina verrò a parlare di quanto i 330 mila soci del CAI amino la montagna».

Ma anche la sua tutela?
«Sì, ma questi tesserati si iscrivono al CAI per salire in montagna, non per fare dell’ambientalismo. Noi apparteniamo al popolo della proposta, non a quello della protesta».

Quindi il CAI lascerà mano libera ai progetti in corso sulla pista di bob, sul villaggio olimpico, sulle altre opere?
«Approfondiremo. E dopo una puntuale conoscenza dei progetti, ci pronunceremo, ma per quanto di competenza. Insomma, non vogliamo dire subito di no, pregiudizialmente. Se troveremo che qualcosa non va, avanzeremo delle proposte, anziché delle proteste».

Il CAI, dunque, cambia rotta.
«No, nessun cambiamento di rotta. Le sensibilità sono diverse. Io faccio di professione l’architetto e quindi sono abituato ai riscontri, prima di tirare delle conclusioni».

A proposito, le piace il nuovo rifugio Santner sul Catinaccio?
«Quando l’ho visto in foto sono stato catturato da perplessità. Mi limito a questo».

Ma lo sa che oggi c’è la tendenza, da parte delle istituzioni del turismo, a voler trasformare i rifugi alpini in alberghi, in resort…
«Fermo, fermo. Non vada oltre. Dico subito di no».

No a che cosa?
«A tutte le camere con bagno e doccia, per esempio. No ai rifugi con sauna. Ma scherziamo? Il rifugio di alta montagna è anzitutto un presidio di sicurezza. Non può essere trasformato in un albergo di città. Magari con sentieri che si trasformano in strade per far passare le navette che trasportano i turisti, se non addirittura peggio con l’uso turistico degli elicotteri. Il CAI ha una sua identità, che va salvaguardata e valorizzata anche per quanto riguarda i rifugi.

Quest’estate i rifugi dovranno vedersela con il problema dell’acqua. La siccità rischia di chiuderne alcuni?
«Il CAI ha pubblicato un bando da circa 300 mila euro per alcuni interventi relativi al risparmio e all’approvvigionamento. Che non ci si inventi di trasportare l’acqua con l’elicottero: quel rifugio è meglio chiuderlo».

C’è l’assalto di turisti, oltre che di escursionisti (un po’ meno di alpinisti, per la verità) alle alte quote. Per determinate mete – si pensi alle Tre Cime di Lavaredo – non andrebbero introdotte le prenotazioni se non addirittura il numero chiuso?
«Sono contrario alla montagna dei vincoli. Non esiste. Capisco la problematica: da quella del lago Braies alle difficoltà di certe giornate sui passi. Ma la montagna è libertà. In taluni casi ammetto che si possano fare delle sperimentazioni, ma che siano situazioni eccezionali. Invece, ciò che bisogna fare è sensibilizzare verso nuove mete alpine che paesaggisticamente meritano come le altre, anzi forse di più grazie al silenzio che offrono».

Potenziare gli impianti di risalita come alternativa alle auto per arrivare sui passi o in alcuni siti di maggiore frequentazione?
«È un approccio che va studiato puntualmente. Ripeto, la contrarietà ideologica non costruisce nulla di positivo».

Come le ha trovate le vette feltrine, dopo le passeggiate dei giorni scorsi?
Bellissime. Ecco, appunto, una delle mete alternative. L’accoglienza a Feltre è stata straordinaria. Mi sono incontrato anche con i vertici del Parco delle Dolomiti e abbiamo convenuto di collaborare nella manutenzione dei sentieri».

Troppi sentieri non sono manutentati, sia perché non c’è un numero sufficiente di volontari che può farlo, sia perché mancano le risorse. Non sarebbe opportuna una razionalizzazione?
«No, non si può chiudere un sentiero. Ogni percorso è un piccolo o grande patrimonio di storia, di cultura, di identità. Vanno invece trovate le forze per mantenerlo in sicurezza. Anche perché il turismo del futuro sarà quello dolce, lento, naturalistico. Ed è un turismo che crea perfino ricchezza».

L’escursionismo mordi-e-fuggi proprio no, se permette…
«Sono d’accordo con lei. La rete sentieristica va organizzata come offerta al turista per una permanenza di più giorni. Tra l’altro evitandogli di prendere la macchina, e quindi promuovendo un nuovo sistema di trasporto pubblico».

La sua presidenza del CAI preferisce, par di capire, il tono grigio, rispetto al bianco e nero in contrasto fra loro.
«Il grigio? Non vorrei che si equivocasse. La montagna non va considerata con le categorie della pianura. Esige equilibrio anche nel giudizio. Che appunto non può essere: tutto bianco o tutto nero.

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Intervista al Presidente del CAI ultima modifica: 2022-07-15T05:45:00+02:00 da GognaBlog

38 pensieri su “Intervista al Presidente del CAI”

  1. 38
    Bruno says:

    Ho letto su montagnatv.it: https://www.montagna.tv/205059/il-presidente-del-cai-antonio-montani-risponde-a-carlo-alberto-pinelli/ l’articolo: “Il Presidente del Cai Antonio Montani risponde a Carlo Alberto Pinelli” del 27 luglio, dove tra l’altro dice:
    “…. Per questi motivi e poichè ritengo che l’attività ambientalista del Club Alpino Italiano non possa ridursi a poche frasi estrapolate da una datata intervista ( 10 luglio 2022 e’ una “datata intervista”? Quindi venti giorni  dopo non vale più? ) realizzata dal “Corriere delle Alpi” ho deciso di stendere questa replica che spero possa essere esplicativa. ”
    In questa intervista fa il “camaleonte” colorandosi da  ambientalista che partecipa, che scrive a … ma senza una posizione chiara o sostenendo le posizioni di diverse associazioni tra cui il Cai Veneto sui lavori per gli impianti olimpici.

  2. 37
    Martina says:

    They paved paradise and put up a parking lotWith a pink hotel, a boutique, and a swinging hot spotDon’t it always seem to goThat you don’t know what you got ‘til it’s gone
    Big Yellow Taxi – Joni Mitchell (1970)
    Cinquant’anni dopo, siamo ancora qua, non è cambiato niente.

  3. 36
    luigi says:

    Presto restituirò la tessera al CAI, dopo 51 anni di adesione. Con queste parole il CAI ha raggiunto il livello più basso che poteva. Un’intervista che ricorda un certo Ponzio Pilato. Io non centro e non voglio centrarci in niente…

  4. 35
    Alberto Benassi says:

    Ma anche la sua tutela? «Sì, ma questi tesserati si iscrivono al CAI per salire in montagna, non per fare dell’ambientalismo…

    Non si tratta di essere ambientalisti.
    Ma un arrampicatore, un alpinista, un escursionista dovrebbe avere il massimo rispetto dell’ambiente in cui si muove e che gli permette di poter soddisfare la propria passione, un ambiente in cui siamo ospiti e non padroni.

  5. 34
    Piero Sobrà says:

    L’ideologia nefasta è quella di chi, in buona sostanza, è disposto ad accettare la devastazione del territorio e in particolare quella degli ambienti montani! 

  6. 33
    Massimo Silvestri says:

    “Il grigio? Non vorrei che si equivocasse. La montagna non va considerata con le categorie della pianura. Esige equilibrio anche nel giudizio. Che appunto non può essere: tutto bianco o tutto nero.”
    Dalle mie parti c’è un detto che esprime molto bene il concetto: ‘Ol taelì che l’va bè sò tòte i pignade’ ovvero ‘Il coperchio che va bene su tutte le pentole’.
    E’ lo sport nazionale almeno delle ultime 5 o 6 presidenze ….
    Saluti.
    MS

  7. 32
    Michele says:

    Sono d’accordo con molti commenti precedenti, trovo questa intervista allucinante. Se questo è il rinnovamento proposto dalla nuova presidenza, valuterò di non rinnovare la tessera.

  8. 31
    Massimo Silvestri says:

    Commento 8 ed altri: dal 1963 il CAI è Ente di Diritto Pubblico non economico. Ricordo ancora le diatribe pubblicate sull’annuario sezionale tra il 1960 ed il 1962 tra le grosse sezioni (Milano, Bergamo, Torino ….) che non volevano il finanziamento pubblico (evidentemente prendere soldi da qualcuno significa non essere più liberi) ed il resto delle sezioni (medie e piccole) che, carenti di fonti di finanziamento, (leggi: rifugi) chiedevano a gran voce soldi pubblici.
    E il CAI divenne Ente di diritto pubblico perchè il numero dei delegati delle piccole sezioni superava quello delle grosse anche se il numero complessivo di iscritti era inferiore.
    Ho ancora affisso sulla parete piastrellata della cucina di fronte a dove mangio la ricevuta di ritorno (la ricezione porta la data del 28 agosto 2016) di una mia lettera indirizzata all’allora presidente Vincenzo Torti sull’argomento nella quale chiedevo di rinunciare a contributi pubblici e snellire completamente l’apparato burocratico del CAI centrale (con i costi conseguenti). Il CAI allora a livello internazionale era l’unica associazione alpinistica che era Ente di diritto pubblico. Anche CAS, DOAV, CAF ed altre associazioni prendono soldi pubblici ma a seguito di progetti specifici a carattere di utilità pubblica ma non erano Enti di diritto pubblico! Non penso che la situazione oggi sia cambiata.
    La lettera non ha mai avuto la minima risposta.
    Due anni dopo sono uscito dal CAI non rinnovando la tessera.
    Saluti.
    MS

  9. 30
    Luciano Pellegrini says:

    Molto d’accordo anche con Carlo Crovella, commento n. 8. Ho molto criticato il finanziamento pubblico e ho cercato di trovare qualche parlamentare che facesse una interrogazione. NIENTE!  A dicembre 2015, presidente UMBERTO MARTINI, l’onorevole PD, Roger De Menech, regalò al CAI 2 milioni di euro. Pochi mesi fa, il ministro del turismo Garavaglia, ha regalato 5 milioni di euro, soldi pubblici, anche il CNSAS dovrebbe essere stato finanziato, ma non ho tempo di trovare la notizia. Ma fa male il finanziamento statale per il triennio 2022-23-24 (corrispondente al mandato presidenziale appena iniziato). 6 milioni di euro all’anno, per un totale di 18 milioni di euro. IL CAI E’ DIVENTATO UN POZZO SENZA FONDO E RIPETO, SENZA CHE NESSUNO SI LAMENTA. Soldi pubblici da investire sui tanti problemi per sodisfare i circa 60 milioni di cittadini italiani. INVECE QUESTI SOLDI PUBBLICI VENGONO REGALATI AI 300 MILA SOCI DEL CAI. INCONCEPIBILE.

  10. 29
    Luciano Pellegrini says:

    Anch’io, caro Marcello, la penso come te. Ho già scritto che il CAI è un dopolavoro, definiamolo CAIANO, FANTOZZIANO, di persone di una ANTA … ALTA ETA’. Persone che aspettano il fine settimana, per essere accompagnati a fare una passeggiata salutare, con l’autobus, non può mancare la polenta, il bicchiere di vino, e la canzoncina. Non voglio essere frainteso, non è un peccato, ma ormai così sono le sezioni. Quello che non riesco a capire, è questa intervista, e ripeto il mio commento n.2 – … questi tesserati si iscrivono al CAI per salire in montagna, non per fare dell’ambientalismo. Noi apparteniamo al popolo della proposta, non a quello della protesta». PERBACCO … ALLORA BISOGNA CANCELLARE IL BIDECALOGO E IL TAM… TUTELA AMBIENTE MONTANO … e più leggo e più sono confuso! Caro MONTANI, LA MONTAGNA DEVE ANCORA ESSERE OFFESA? L’ECOCIDIO DEL PIANETA E’ VICINO. Facciamo i Luna Park, gli impianti di risalita con cannoni a 1000 metri, gli elicotteri possono fare quello che vogliono, il cemento è ancora poco. E che dire delle moto, quad, fuori strada, gare sul terreno. E I CONCERTI IN QUOTA? Ho molto criticato questa abitudine, ma sono io solo. Ho chiesto agli organizzatori come reagirebbero se la notte, vengono svegliati da tamburi, trombe, suoni. NESSUNA RISPOSTA! Flora e specialmente fauna selvatica notturna, non hanno il diritto di riposare e cacciare. Per non parlare come vengono lasciati i sentieri.

  11. 28

    Mi sa tanto che a ‘sto Cai si da più importanza di quella che ha. Il Cai non è più il punto di riferimento unico di chi va in montagna come poteva essere 50 anni fa. Oggi è una specie di dopolavoro aziendale (pure un po’ fantozziano) che raggruppa un’umanità perlopiù appecorata e parrocchiale. Assomiglia alla chiesa e sembra volervisi sostituire. 300mila anime non sono poche e fanno gola ai manipolatori vari che riempiono volentieri i buchi lasciati liberi dell’onestà operativa, che latita sempre più.  Non dico che l’onestà non vi esista ma solo che è rarissima e resta oppressa dai poteri moderni: stronzi e purtroppo efficienti.
    Nulla a che vedere con lo spirito dell’andare per monti, quello enunciato nella frase sulla “lotta con l’alpe” o quella odierna sulla democrazia alpina che offre di tutto e lo scrive sulla tessera che ha ogni socio. Le sedi cittadine non sono più frequentate da personaggi abbronzati, con le mani nodose e con i calli, prodighi di buoni consigli verso i giovani (è un mio ricordo, perdonatemi) ma da mollaccioni monturati dalla polentata facile o da squali della finanza di livello (anche umano) infimo.
    Questa è la mia impressione e non mi sembra d’essere solo.

  12. 27
    Mauro says:

    26. Fuori i mercanti dal tempio! I mercanti sopravvivono perché alle assemblee partecipa lo 0.02% dei soci. Se dimostri che i mercanti operano in barba ai regolamenti, in modo non democratico e gestendo i fondi come fossero di loro proprietà vieni additato come un rompiscatole. Questi mercanti parlano di montagna ma non hanno mai fatto salite senza pagare una guida, l’unica salita che fanno è quella che porta in sezione. I mercanti pensano di fare bene perché hanno sempre fatto così e quindi bisogna continuare a fare così, ma questa non è democrazia. Non è necessario togliere i fondi pubblici, né negare tutte le agevolazioni fiscali di cui si gode. Le associazioni per definizione devono aggregare, è sufficiente introdurre l’obbligo di presenza del 60% dei soci ad ogni assemblea altrimenti tempo 6 mesi e il tempio chiude e state sicuri che il sistema si cura da sé.

  13. 26
    Paolo says:

    Sono d’accordo con Carlo Crovella nel commento numero 8 su quasi tutto tranne che sulla riduzione dei soci. Il CAI non deve restare per pochi ma si deve diffondere il più possibile. Per ridurre i troppi soldi che arrivano alla sede centrale si potrebbe ripartire in modo più netto la percentuale della tessera che rimane in sezione, in questo modo le sezioni hanno più fondi per le proprie attività e la sede centrale ha i soldi indispensabili per pagare le persone che ci lavorano senza troppi fondi in eccesso con cui far ingolosire persone dedite al malaffare. 

  14. 25
    Alkurtz says:

    Montani vuole riposizionare il CAI nel novero dei decisori di  cose che hanno a che fare con la montagna. Fallirà perché non ha un seguito, il caiano medio è refrattario ad ogni innovazione. Dispiace, Avrebbe dovuto cercare un diverso trampolino per una  carriera politica.

  15. 24
    Alberto Benassi says:

    Vero mai visti, tutti pappa e ciccia.  Ma quando il bicchiere è pieno trabocca e va di fori. Io mi son rotto i ……. e non mi sta bene che un tizio,  che dice di rappresentarmi, chi lo conosce poi?!???? Io no!!!
    Mi chiuda la bocca dicendo che non si deve protestare.
     

  16. 23
    Teo says:

    Montani o non Montani, io di presidenti CAI ambientalisti e montani non ne ho mai visti. A cominciare dalle invasive opere di Torino 2006 per finire con quelle di Cortina: qualcuno ha detto qualcosa? Avete mai sentito una voce davvero di protesta dalle alte sfere CAI contro ad esempio l Eliski? Io no. Almeno questo presidente va apprezzato per la sincerità.

  17. 22

    Palla 18, e da chi ti sentivi rappresentata? Forse da Bianchi, Salsa, Torti?
    A parte Salsa, che è antropologo con particolare inclinazione verso i popoli di montagna, di avvocati, petrolieri e architetti non se ne ha bisogno.
    Ricordiamoci che il Cai non è l’Agip, ma un club di appassionati che nei decenni ha deviato dagli scopi statutari che lui stesso si era dato, esclusivamente a causa dell’ambizione (e quindi della più totale idiozia) umana.

  18. 21
    Enza Alverà says:

    Purtroppo molto in linea con il nuovo presidente del cai di Cortina d’Ampezzo, lo statuto del sodalizio evidentemente non ha alcun valore: questo è  molto grave

  19. 20
    antoniomereu says:

    L intervista se si legge più e più volte in molti passaggi è un vero manifesto dell abilità politica del neo presidente nel giocare con le parole…come ad esempio chi protesta sembra possa non proporre… Su ogni argomento valutera’, temporeggia , vuole approfondire, ma che poi cosa propone in concreto? Boh.
    La perla è gia sotto le ruspe per quanto regga e non si spacchi nessuno lo sa…
    Andare in posti inagibili?cosa significa che ce ne sono?Sa più di noialtri allora ?ne arriveranno? Non mi sembra comunque che centri qualcosa  con la disgrazia del 3 c.m. 
    Bella anche la frase della frontiera , come se stare al mare che si mangia le coste o in zone da alluvione in piena pianura non lo fosse o per non parlare della piaga frane e incendi che da sempre devasta il territorio peninsulare insomma molto effetto scenico ma nulla più.
     
    Ha ragione Cominetti nella sua brevità. 

  20. 19
    Luciano Regattin says:

    «Sì, ma questi tesserati si iscrivono al CAI per salire in montagna, non per fare dell’ambientalismo. Noi apparteniamo al popolo della proposta, non a quello della protesta».
    Ma non è già sufficiente questa dichiarazione per chiedere le dimissioni di Montani, serve davvero altro?
    Quanto alla sensibilizzazione verso nuove mete poco rinomate, sono assolutamente contrario. Che la massa continui a frequentare il lago di Braies e la funivia del Pordoi e a farsi i selfie là, non gliene importerebbe nulla di un’escursione in canale di Meduna.

  21. 18
    Paola Cesco-Frare says:

    Concordo con tutta la diffidenza espressa dai precedenti messaggi! 
    Questo presidente non mi convince e non mi sento da lui rappresentata!
    Purtroppo il CAI sta confermando tutte le perplessità che hanno contribuito ad allontanare me e io marito molti anni fa, poi rientrati. Tutt’ ora mi fa essere molto selettiva sulla partecipazione alle attività, prediligendo sezioni a guida più marcatamente critica verso  proposte tese ad avallare progetti contrari allo Statuto, in nome di un ipotetico progresso per chi abita in montagna. Caso vuole che io abbia trovato un pensiero che mi  corrisponde, più in sezioni a guida femminile che in quelle a guida maschile. Che voglia dire qualcosa?

  22. 17

    Vorrei un presidente caiano. Tutto lì. 

  23. 16
    Fabio Bertoncelli says:

    “I nemici sono come i denti cariati, o li elimini o li ricopri d’oro”.
     
    Stupefacente! Trattasi di uno dei piú profondi e saggi aforismi di strategia politica o militare. Al confronto Clausewitz e Machiavelli sono roba da sempliciotti.

  24. 15
    Riva Guido says:

    @ Crovella all’8. “I nemici sono come i denti cariati, o li elimini o li ricopri d’oro”.

  25. 14
    Fabio Bertoncelli says:

    Prima di questa intervista non sapevo quasi nulla di Montani.
    Ora ho imparato tante cose.
     
    Però gli consiglio di impratichirsi meglio nella difficile arte della turlupinatura. È ancora grezzo: si fa scoprire troppo facilmente.

  26. 13
    Alberto Benassi says:

    «Nessuna preclusione ideologica al bob, noi siamo il popolo della proposta».

    quando si fa un’affermazione del genere, vuol dire che chi la fa è sicuro di rappresentare tutti.
    Per quanto mi riguarda, il presidente generale  NON mi rappresenta perchè non condivido per nulla la sua  “non protesta”.
    E non mi venga a dire che sarà il presidente di tutti.
     

  27. 12
    Gianfranco Moschino says:

    “I tesserati che vogliono andare in montagna e non fare ambientalismo”??
    Argomentazione abbastanza contraddittoria che apre all’accettazione supina di chi offre soldi in cambio di favori.
    La difesa dell’ambiente naturale parte anche dalla definizione di confini certi, non dal discutiamo caso per caso.
    Questa politica non mi convince.

  28. 11
    Fabio Bertoncelli says:

    Ragazzi, è incredibile: anche oggi sono d’accordo con Crov… scusate, con l’Innominato. Mi sto mica rimbecillendo?

  29. 10
    Alberto Benassi says:

    Sei sicuro Presidente di conoscere bene il pensiero di tutto il “tuo” popolo?
    Ci hai parlato??
    Attento perchè a mettere in bocca agli altri quello che non pensano non lo so se è una mossa giusta.
    Molti del tuo popolo non hanno bisogno del CAI per andare il montagna. Mentre il CAI per portare avanti certe attività ha bisogno di loro.
    Quindi ci penserei bene prima di fare certe affermazioni.

  30. 9
    Alberto Benassi says:

    «Nessuna preclusione ideologica al bob, noi siamo il popolo della proposta».

    già in questa affermazione ci vedo poco di buono e mi viene il prurito.
    Ma di che ideologia di parla?  Che vuol dire essere contro la PROTESTA ?!?!???
     
    Se vengono pensati, proposti e realizzati degli obrobri non si protesta???
    In poche parole ci adeguiamo, troviamo l’inciucio camuffato da proposta.
    BRAVO presidente,   COMPLIMENTI !!!
    Ecco perchè mi viene sempre più la voglia di strappare la tessera.
    Che ne sai  Presidente se tutto il… “tuo” popolo non è di protesta!!!???
    Ne sei così sicuro?!?!?!?

  31. 8
    Carlo Crovella says:

    Il vero cancro del CAI Centrale è molto facile da identificare: ho letto recentemente che il finanziamento statale per il triennio 2022-23-24 (corrispondente al mandato presidenziale appena iniziato) sarà di 6 milioni di euro all’anno, per un totale di 18 milioni di euro. Il Presidente Generale, chiunque esso sia, è una specie di croupier che distribuisce le fiches… Montani in quanto persona non ha particolari colpe: è un tassello del meccanismo. Anche Carrer (suo antagonista nella recente elezione) sarebbe stato lo stesso, solo che appartiene ad un diverso “gruppo di riferimento”. E’ questo il marcio del sistema. Se vogliamo tornare ad un CAI con la mentalità da alpinisti (100.000 soci max a livello nazionale e non 330.000…), dobbiamo rivoltare il banco, partendo da questo punto: meno soldi pubblici. Dobbiamo stare in piedi con le nostre gambe: chi c’è, c’è; chi non c’è, s’arrangi. Con meno soldi, dobbiamo chiudere dei rifugi? Li chiuderemo. Dobbiamo ridurre la rivista? La ridurremo. Dobbiamo fare meno polentate? Ne faremo di meno ecc ecc ecc. Meno soldi a pioggia: è tutto lì il segreto. Vedrete come scapperebbero i “candidati” alla Presidenza Generale… altro che azzannarsi per salire su quello scranno…

  32. 7
    Giorgio Daidola says:

    Sono curioso di sapere se farà “proposte” (alternative, immagino e spero) per la pista di bob di Cortina, simile ad uno stadio cittadino di cemento armato al posto della bellissima foresta in cui correva l’elegante pista delle Olimpiadi 1956. O per gli impattanti impianti di risalita e annesse piste autostrade adatte alle alte velocità (ovviamente “in sicurezza”)  che si stanno costruendo un po’ ovunque in Dolomiti, investendo i cospicui sussidi dati agli impiantisti per essere stati costretti a tenerli fermi ( e quindi a non perdere) durante gli anni della prima pandemia. Quanto ai rifugi simili a scatoloni metallici ad alta tecnologia (e scarsa durata),  da un moderno architetto temo ci sia poco da sperare per un giudizio di buon gusto sulle opere dei suoi illustri colleghi, che non mi sembrano proprio al livello di un Carlo Mollino. Comunque sia, come dice lui, da seri professionisti “aspettiamo riscontri, prima di tirare delle conclusioni”.

  33. 6
    Fabio Bertoncelli says:

     «Nessuna preclusione ideologica al bob, noi siamo il popolo della proposta».
     
    Mi spiego con un esempio teorico, in modo che anche Montani capisca: opporsi a una ipotetica pista da bob con partenza dalla cima della Tofana di Dentro e arrivo in piazza a Cortina dopo tredici chilometri di percorso tra rocce e boschi non sarebbe IDEOLOGIA, come dice lui, ma elementare buon senso.
    E «popolo della proposta» in merito a una pista da bob che significa in pratica? Che propone di far partire la pista “solo” dalla cima della Tofana di Mezzo?

  34. 5
    Massimo Silvestri says:

    Sono stato socio CAI per 40 anni, con partecipazione attiva prima nell’Alpinismo Giovanile, poi nella TAM. 5 anni fa ho lasciato per insanabili divergenze con la presidenza della mia sezione. A posteriori penso di aver fatto bene.
    Saluti.
    MS

  35. 4
    Nicola Pech says:

    Invece di chiedere le dimissioni per presunte molestie, dovrebbero farlo per la totale insipienza che emerge da questa penosa intervista.
    Il neo presidente sembra non conoscere non solo lo Statuto che recita espressamente che scopo del Sodalizio è, tra le altre cose, la difesa dell’ambiente naturale. Ma, e forse è ancora peggio, pare non abbia letto nulla dello scempio che le Olimpiadi del 2026 si porteranno dietro. Con soldi pubblici buttati per opere inutili, nuovi collegamenti sciisitici, bacini per l’innevamento artificiale, piste da bob da milioni di euro. 
    Altro che grigio se questi sono i presupposti…

  36. 3
    Michele Comi says:

    t. 1 – Costituzione e finalità
    1. Il Club alpino italiano (C.A.I.), fondato in Torino nell’anno 1863 per iniziativa di Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale.
    Su coraggio…che non è confindustria o un moto club

  37. 2
    Luciano Pellegrini says:

    oggi ho anticipato per il commento i mattinieri… ma prima di uscire, non ho digerito questa risposta. 
    Ma anche la sua tutela?
    «Sì, ma questi tesserati si iscrivono al CAI per salire in montagna, non per fare dell’ambientalismo. Noi apparteniamo al popolo della proposta, non a quello della protesta». PERBACCO … ALLORA BISOGNA CANCELLARE IL BIDECALOGO E IL TAM… TUTELA AMBIENTE MONTANO  sono sempre più confuso!

  38. 1
    Paolo Gallese says:

    Mah. Come ogni carica di alto rango, il ruolo impone moderazione. 
    “Sì, ma questi tesserati si iscrivono al CAI per salire in montagna, non per fare dell’ambientalismo. Noi apparteniamo al popolo della proposta, non a quello della protesta».”
    Identificare ambientalismo e protesta mi sembra un’assunzione eccessiva. Non mi ha convinto quest’uomo.

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