Istruttori e falesia: di nuovo bufera

A colpi di lettere pubbliche, è di nuovo scontro tra le Guide Alpine e gli istruttori di arrampicata per le uscite in falesia.

Istruttori e falesia: di nuovo bufera
(scontro tra guide alpine e istruttori promozionali)
A cura di AP (Redazione up-climbing.com)
(pubblicato su up-climbing.com il 29 gennaio 2021)

Andiamo ad analizzare i fatti accaduti. Su GognaBlog, spazio web che offre punti di vista e spunti interessanti su temi più disparati, è emerso un interessante dibattito nato da un articolo di Giovannino Massari. Climber da innumerevoli anni, attivo promotore e laureato in scienze motorie, Giova si è sempre distinto per l’impegno nella promozione della scalata. Da anni, Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI si occupano di avviare gli scalatori neofiti all’attività su roccia. Unendo la possibilità data dalla legge al proprio sogno di creare una figura abilitata all’insegnamento dell’arrampicata su roccia, Massari ha ottenuto la qualifica di istruttore di arrampicata di III livello USAcli (Ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI) e ha avuto mandato dalla sua stessa organizzazione sportiva di formare nuovi istruttori di scalata outdoor. La notizia di queste nuove figure non è stata digerita troppo bene dal Collegio delle Guide Alpine, uniche figure abilitate alla professione di accompagnamento in montagna, e che sono in costante conflitto con gli Enti e le Associazioni sportive riconosciute dal CONI che si muovono a livello non professionale. Sul blog di Gogna, è stata pubblicata la risposta a Massari stilata da Giulio Beuchod, presidente del Collegio Guide Piemontese. L’articolo scritto da Massari (disponibile a questo link) ci fa fare un tuffo in quelle che sono le realtà che si occupano di promuovere l’arrampicata, che da anni lavorano sul territorio in ottemperanza agli obblighi di legge. La risposta di Beuchod invece consente al pubblico di andare a capire cosa vuol essere guida alpina, con ampio spazio agli aspetti storici e ai particolari tecnici inerenti alla professione (qui il link). 

Giovannino Massari (secondo da destra) in formazione istruttori USAcli

Alcune considerazioni di ampio respiro:
Al di là di quello che è lo scontro tra Collegio e Massari (che per inciso è solo quello oggi più esposto tra i tanti istruttori che operano in falesia) emergono due aspetti: c’è bisogno da una parte che le Guide Alpine digeriscano la figura (prevista dai vari Enti e dalla FASI) di istruttore non professionista che presta la sua opera all’associazione per l’attività in falesia, dall’altra che nasca una figura professionale che possa fare dell’accompagnamento alla scalata in falesia un lavoro remunerato, senza dover percorrere tutto l’iter per diventare Guida Alpina. Un anello di collegamento professionale tra la montagna e l’indoor.
La scalata dei nostri giorni è ormai lontana anni luce dalla scalata eroica di Maestri e compagni. Nel 2021, epoca di quest’ultima diatriba, l’arrampicata sui blocchi e su monotiro è uno sport, agonistico e dilettantistico. E non si può scindere dall’attività in falesia e nelle aree blocchi naturali. L’arrampicata sportiva su roccia ha a tutti gli effetti le caratteristiche sportive della scalata indoor, e si è distanziata alla velocità della luce dall’attività alpinistica, sia come gesto atletico che come parametri di sicurezza.
La fortuna e la croce dell’arrampicata sportiva è proprio quella di avere due anime, indoor ed outdoor, che coesistono all’interno della stessa entità. Per capire la problematica, basta pensare ai numeri: la disciplina più in crescita è il bouldering, attività che nella formazione delle Guide Alpine è presente da pochi anni e del tutto marginalmente. Quanti corsi dedicati al bouldering outdoor vengono tenuti da guide alpine? Quante Guide Alpine sono in grado di allenare un atleta da media fascia, che ha il 7c di blocco? Percentualmente pochissime, e se hanno la competenza è solo per ammirevole preparazione e cultura personale. Ricordiamolo: lo sport è competenza esclusiva del CONI, che da mandato operativo alle Federazioni e agli Enti di promozione sportiva.
Le implicazioni della scalata poi in tema sociale sono molteplici: se parliamo di attività senza fine di lucro con i disabili o con le fasce meno protette della società, non possiamo prescindere dal volontariato e dall’associazionismo. E’ compito dell’istruttore FASI, USAcli, UISP e via dicendo colmare quell’importante vuoto sociale che vede innumerevoli implicazioni, e che non competono al professionista.
Se poi un giorno nascerà la figura professionale di istruttore (o Maestro che dir si voglia), verrà colmato un altro vuoto, permettendo ai tanti istruttori del no profit di realizzare il proprio sogno: fare della propria passione il proprio lavoro, con una partita iva, e sfruttare come una manna dal cielo la svolta sportiva che ha avuto l’arrampicata. E se vogliamo dirla tutta la svolta non è dovuta né al cielo né alle guide alpine, ma solo all’impegno del CONI e delle sue realità associative, che alla base hanno i loro istruttori. 

Gli ostacoli che vengono posti da decenni senza interruzione al mondo del volontariato da parte delle Guide Alpine, non fanno altro che procrastinare negli anni il passaggio dalla plastica alla roccia delle migliaia di nuovi praticanti, che dovrebbe fornire proprio a chi accompagna in Montagna (la maiuscola non è casuale) la solida base per poter lavorare.
Riassumendo, una volta dato il giusto spazio all’associazionismo legato al CONI, il mondo della scalata auspica la creazione anche di questa nuova figura di istruttore professionista di arrampicata in falesia. Invitiamo tutti i lettori a leggere attraverso i link forniti le lettere e documentazioni allegate al fine di capire al meglio le parti coinvolte.

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Istruttori e falesia: di nuovo bufera ultima modifica: 2021-02-04T05:29:00+01:00 da GognaBlog

22 pensieri su “Istruttori e falesia: di nuovo bufera”

  1. 22
    Teo says:

    Caro Marcello Cominetti, firmarsi o meno non c’entra nulla. Sicuramente quello che noto nelle tue parole è una buona dose di arroganza, tipica di coloro che hanno la coda di paglia. 

  2. 21

    Signor Teo, se quando scrivi sei ubriaco, allora capisco che non vuoi firmarti per esteso.Io mi prendo ogni responsabilità di quanto scrivo e penso.Quelli come te, no.

  3. 20
    Teo says:

    Mettersi in tasca fino a 10000 euro esentasse all’anno è quello che non riescono a fare certe guide alpine, e poi ci si meraviglia che le guide si lamentino per tali ingiustizie?  citazione di Cominetti. Interessante, quindi vuol dire che molte altre guide alpine lo riescono a fare..già, d’altra parte tutte le guide staccano fattura con iva al 22% dopo aver fatto una salita con un cliente..in fondo se pubblicano l’uscita sul proprio blog, sicuramente la fattura l’avranno emessa..La figura del Maestro di Arrampicata è stata promossa e appoggiata dalle guide alpine qualche decennio fa. Si era nell’era della costruzione della legge Bassanini del 1989 e per non so quale cavillo, questa figura PROFESSIONALE non era rientrata nella legge che poi venne emanata. citazione di Cominetti. Chissà come mai, ma un certo Bassanini non è una guida? in questo momento ho un vuoto di memoria..

  4. 19
    Paolo says:

    Articolo troppo di parte a favore delle USAcli ecc.. Non si tiene minimamente in considerazione il valore e l’alta competenza apportata dalle Guide Alpine così come non si mettono sufficientemente in risalto i rischi che posso nascere dall’affidare a queste nuove figure professionali una formazione tecnica così importante in quanto a sicurezza e impatto ambientale. Inoltre non è da sottovalutare la mercificazione con finalità di facile guadagno. Paolo

  5. 18
    DinoM says:

    io penso che, considerata la situazione generale dell’Italia, vi siano altre priorità di riforma e quindi pensare ad un quadro legislativo modificato non sia attuale. Dovremo convivere con l’attuale legislazione ancora per un pezzo. Resta da dire che spesso la giurisprudenza traina gli eventi.Tutti però dobbiamo partire dalla convinzione che non ci sono scorciatoie. Impegno, competenza e organizzazione non sono ne giovani ne vecchi, sono gli elementi oggettivi su cui occorre costruire ogni nuova iniziativa, senza scorciatoie o trucchi. Il rischio che io percepisco non è quello “commerciale” molto spesso citato da Pasini. Il rischio che io vedo è l’aumento degli incidenti e la conseguente chiusura da parte dei proprietari dei siti d’arrampicata. E’ sufficiente guardarsi attorno in falesia e notare come molti climbers non abbiano una formazione sufficiente per gestire il rischio insito nell’arrampicata. Pensiamo a quello che spesso succede con lo sci alpinismo. Non è nemmeno corretto trasferire il rischio sui chiodatori che “dovrebbero” garantire falesie “sicure”; cosa irrealizzabile ed usata come paravento.

  6. 17
    albert says:

    A proposito, sembra che Mario Draghi abbia praticato e forse  ancora pratichi, tempo permettendo, alpinismo rigorosamente con ACCOMPAGNAMENTO DI GUIDE ALPINE.  Pero’ non si vanta e non divulga , mancano precisazioni e fotografie, mentre altri uomini politici  e presentatori tv  appena mettono gli scarponi  con  o senza ramponi o sci su pista baby, appaiono servizi su riviste  gossip e social.Raramente affermano di servirsi dell’appoggio di Maestri e Guide.In trasmissioni tv( interviste , Kilimangiari e Linee Bianche)  sono apparsi ed appaiono sempre i soliti. Da parecchi anni si parlava di installazione  nel mio comune di palestra arrampicata indoor, e finalmente da un mese si legge di finanziamento conclusivo.Poi.. alcuni esperti appassionati promotori mi raccontano della montagna di burocrazia  e della difficolta’ a gestire una attivita’del genere. Temo finira’ tutto con orari striminziti in ore impossibili e chiusure con chiavi e lucchetti..come accaduto per corta paretina boulder per ragazzi in parco cittadino. Di libero accesso e fruizione, con tappetoni di  gomma alla base, sembrava un inizio. Dopo alcuni mesi chiusa per lockdown.Prima, in alcuni appigli ad acquasantiera, si trovavano alghe ed acqua piovana marcia,e pure cicche di sigaretta.
     
     
     
     
     

  7. 16
    Paolo Gallese says:

    Roberto mi confermi di essere un uomo di grande integrità. Ti stimo.

  8. 15
    Simone Di Natale says:

    Complimenti…sei uno dei pochi. Ho sollevato la questione perchè la maggior parte di coloro che invitano a dare spazio ai giovani lo fanno quando sono fuori dai giochi. La cosa non mi tocca personalmente sono un libero professionista solitario senza capi ne’ subalterni…per quanto possibile. Grazie comunque per il pensiero, e per la risposta.

  9. 14
    Roberto Pasini says:

    Simone. La risposta è si. La mia generazione ha avuto rapporti difficili con i padri più che con i figli, che per reazione ha forse coccolato e protetto troppo. Io l’ho fatto per tre motivi 1. Non ho avuto figli miei e mi sono affezionato alla crescita di chi più giovane lavorava con me 2. Perché ero valutato sui risulati del mio gruppo ed ero costretto ad avere gente autonoma e brillante, operando in un mondo molto competitivo 3. Perché una delle mie responsabilità formali era fare piani annuali di sviluppo dei collaboratori. Quindi un mix di emozioni personali, di interessi pratici ed egoistici e di un ambiente di lavoro dove valeva per tutti la regola “cresci o fuori” (Up or Out). Devi purtroppo credermi sulla parola. C’è da dire che noi siamo stati privilegiati perché siamo per la maggior parte “morti nel nostro letto” professionalmente e abbiamo subito meno l’ansia di essere cacciati a a 50 e 60 anni e di finire nel limbo. Io tuttavia ho sempre consigliato (e tuttora lo faccio quando mi chiedono un aiuto) ai  più giovani di me, colleghi o clienti, in area critica: “so bene che è dura però non ti arroccare, non avere paura della concorrenza dei più giovani, non competere con loro su un terreno che non puoi più reggere, trovati un tuo spazio e un tuo posizionamento, investi sui tuoi successori, fatti la fama di nave scuola e di punto di riferimento, crea una tua indispensabilità fondata sulla capacità di essere una risorsa e non un ostacolo che accompagna verso un futuro che non è tuo ma che ti stimola e soprattutto evita di rimpiangere continuamente in pubblico il passato e di parlarne come un’età dell’oro. Che dire? Se sei in questa fase difficile nel tuo mondo ti sono vicino e solidale e in questa sede posso solo dare un piccolo contributo di esperienza spicciola. Ciao.

  10. 13
    Simone Di Natale says:

    Roberto, capisco che la deformazione professionale sia una brutta bestia..ma concordo con chi è allergico all’ abuso dei termini inglesi..Dopo questa futile premessa una domanda: quando è stato il tuo turno..intorno ai 50/60 anni, hai lasciato nel tuo lavoro spazio ai trentenni, o come spesso accade hai maturato questa saggezza ora che puoi permettertelo? Scusa se sono stato troppo diretto…ma sono allergico anche alle astrazioni di Merlo

  11. 12
    Fabio Bertoncelli says:

    Caro Roberto, in nome del politicamente corretto e per rispetto verso i non credenti e i nativi americani, io avrei concluso con un “Augh! Ho detto!”.
     
    In alternativa, “Amen and awomen”.

  12. 11
    Roberto Pasini says:

    Ragazzi e non più ragazzi. Ve lo stiamo dicendo tutti in coro. Estimatori, appassionati, osservatori, clienti, amici e parenti. La vostra comunità di riferimento insomma. Prendete lo spunto da questa discussione e dall’interesse che ha stimolato. Date il buon esempio. Utilizzate bene questa contingenza di rallentemento forzato per mettere ordine in casa, come facciamo più o meno tutti nella vita privata. Smettetela di litigare. Invece di spendere soldi in tribunale, arricchendo gli avvocati e scavando trincee e fossati anche emotivi, sedetevi intorno ad un tavolo coi vostri esperti legali. Confrontatevi, tirate fuori le vostre competenze/esperienze e portate chiarezza e struttura nel sistema. Poi fate un po’ di lobbing comune e spingete sul legislatore per arrivare ad una normativa adeguata. Pensate al futuro e non al passato. Come direbbe Gogna, se non ha una visione chi ha dedicato gran parte della sua vita alla montagna chi dovrebbe averla ? Ma per fare questo dovete fare spazio ai giovani nelle vostre rispettive organizzazioni e parlo dei trentenni e non dei sessantenni. Dovete fare un passo indietro, fare i mentori e far gestire a loro il processo. Hanno molto in comune, hanno poco da perdere e tanto da guadagnare nel costruire il futuro. Seguite gli esempi virtuosi e non le miserie di casa nostra. Se avrete bisogno dell’appoggio di noi appassionati e dilettanti part-time che viviamo d’altro, chiamateci a racccolta. Sono sicuro che risponderemmo in massa. Amen. 

  13. 10
    Giovanni Massari says:

    Vorrei ricordare a Dino che ci sono in giro numerose falesie i cui canoni di sicurezza sono omologabili alle strutture indoor tanto che anche gli istruttori FASI sono abilitati a portare lì ad allenarsi i loro atleti di qualunque livello come ribadito dal loro presidente Davide Battistella nell’intervista a climbing radio e non mi sembra che gli allenatori FASI siano professionisti o appartenti alla schiera degli istruttori CAI; per cui direi che è una realtà che si va consolidando, che ho potuto constatare anche intorno a me e che non è appannaggio solo della realtà ACLI.

  14. 9
    Luciano Regattin says:

    DinoM: non entro nel merito della querelle ma della tua frase di apertura. Certo, arrampicare in falesia e in una sala (odio gli inglesismi) sono due sport molto simili ma con esigenze di sicurezza diversificate. Ma siamo nel 2021, a 36 anni dalle prime gare che si svolsero non su strutture artificiali ma in ambiente naturale. Possibile che in tutto questo tempo non abbiamo imparato nulla? Basta con queste scuse, siamo andati su Marte nel frattempo…
     

  15. 8
    DinoM says:

    Il problema è che l’attività outdoor non è come l’indoor. Si rischia la pellaccia e nell’articolo c’è un errore di fondo che assimila le condizioni della falesia ad un impianto sportivo. Nessuna falesia è gestita e quando ci si appende a qualcosa lo si fa a proprio rischio e pericolo e occorre valutare la situazione. Molti , pro domo loro, VOGLIONO ignorare  il problema. Personalmente, come istruttore CAI se un allievo mi chiede un piano d’allenamento agonistico, lo mando da un allenatore qualificato. Se un allievo mi chiede di fare accompagnamento, lo mando da una GA. La mia formazione, i miei aggiornamenti mi portano a fare il lavoro di introduzione  e formazione all’arrampicata. Per farlo occorre una formazione lunga e un aggiornamento costante che limita il numero degli istruttori retribuiti o meno. Non è pensabile affidare i neofiti a istruttori che non abbiano un curriculum, una formazione, un aggiornamento controllato e che non debbano seguire dei protocolli ben definiti. Non è etico, a mio modo di vedere,  prendere delle persone che magari arrampicano anche forte, fare qualche giornata di formazione e poi mollarli a fare accompagnamento affidandogli delle persone. Tutto ciò è, tra l’altro, non è conforme alla Legge, come sarebbe non conforme fare il medico, l’avvocato, il commercialista o altri lavori che richiedono un iter professionale controllato. 

  16. 7
    Lorenzo vallicelli says:

    Buona sera, vado in montagna da 40 anni e ho tutto il mio rispetto per le guide alpine che ritengo grandissimi professionisti,pero’ la loro mi sembra una presa di posizione un po’ troppo estrema. Mi chiedo tutte le guide alpine sanno arrampicare a certi livelli??? Il mondo cambia per tutti, anche loro dovranno cambiare un po’. 

  17. 6
    Giovanni Massari says:

    Mettendo da parte il lato economico che forse per qualcuno avrà un peso ma non è certo il fulcro della discussione trovo che quello che si stenta a capire è che i tempi sono cambiati.
    Io vengo da una cultura sportiva di educazione fisica e di preparazione atletica e non mi stupisco affatto che il CONI, essendosi accorto che sport climbing e ski alp stanno diventando discipline di massa di interesse olimpico li abbia inseriti nelle sue tabelle di interesse e di conseguenza per la promozione queste discipline seguano l’iter di tutti gli altri sport che si muovono con le stesse prerogative.
    Stiamo parlando di sport in senso generico e nessuno si scandalizza se le ACLI fanno corsi per istruttore di altri sport ma l’arrampicata, legata per tradizione al CAI e alle Guide desta scalpore.
    La promozione non è ne’ agonismo(deputato all FASI) ne’ professione(deputato alle Guide) ne’ volontariato(deputato al CAI)
    Sono tutte figure ben distinte e la promozione e’ una sorta di invito educativo ed atletico insieme per provare ad introdurre chi lo desidera ad una disciplina(in questo caso lo sport climbing con le sue regole uguali per tutti) e poi eventualmente indirizzare le persone verso le ulteriori specializzazioni di cui sopra.
    Credo che questo non tolga nulla ne’ ai volontari CAI, che restano volontari e se sono felici di esserli non dovrebbero aver nulla da recriminare, ne’ alle Guide, che hanno solo un’estensione della loro base, ne’ tantomeno alla FASI cha amplia la possibilità di avere nuovi atleti.
    Per quello che riguarda la collaborazione personalmente io sono più che disponibile a collaborare con le altre realtà o direttamente o accordandoci e chi mi conosce sa che ho fatto molti passi in questa direzione.
    Sul fatto, come dice Marcello, che questa sia una realtà truffaldina ribatto che tutto il mondo dello sport e delle palestre funziona in questo modo e lo conosco molto bene avendoci lavorato per anni come preparatore atletico.
    E’ un bene, è un male, e’ un escamotage? Forse un po’ tutte queste cose insieme ma neanche è una soluzione voler mantenere a tutti i costi un monopolio pretendendo di dettare le regole quando peraltro, come ricordato da Marcello, si avevano in mano già trent’anni fa le carte per mutare la situazione.

  18. 5

    Arioti, io non sicuramente le competenze per esprimermi in termini legali sull’argomento pur conoscendolo, non fosse altro, perché campo da quasi 40 anni della professione di guida alpina. A questo punto mi aspetterei una risposta da chi ha più competenze delle mie.Quello che posso esprimere è il mio parere personale: sono certo che una figura professionale come l’istruttore o maestro di arrampicata sportiva sia richiesta dal mercato ma se deve esserci auspicherei che operi in condizioni di parità con quelle in cui operano i professionisti già presenti in campo.Personalmente non tempo la concorrenza, ma se sleale, si, ho ragione di temerla, perché se dobbiamo fare i pistoleri del far west per sopravvivere, allora non avrei difficoltà alcuna, (per mia natura) ma mi sembra che ci sia chi agisce con sotterfugi viscidi e questo non mi va. E a chi piacerebbe?

  19. 4
    Antonio Arioti says:

     
    L’esempio del blocco di 7c fa parte, come al solito, di quelle cadute di stile che giustamente fanno incazzare e quindi andrebbe evitato.
    Marcello, aiutami a capire.
    In tanti sappiamo come è finita con certe professioni, relativamente alle quali la cosiddetta “esclusiva” si è tradotta, di fatto, in un foglio di carta igienica (giusto o sbagliato dipende dai punti di vista ma così è stato).
    In tanti sappiamo quanto queste lettere, controlettere e soprattutto denunce nuociano all’immagine delle parti in causa, soprattutto a quella delle Guide alpine che vengono percepite come i cattivi i quali vogliono mantenere una rendita di posizione (perdona la parola “rendita”, assolutamente inadeguata per chi, come da te citato, non porta a casa nemmeno i famosi 10.000 euro annui, ma che fa parte del linguaggio in uso).
    In tanti sappiamo quanto diverga l’insegnamento di un’attività sportiva, soprattutto a livello agonistico, da quello di un’attività amatoriale, al netto di tutti i punti di contatto comuni.
    Sulla scorta di ciò, ma potremmo anche aggiungere ulteriori considerazioni, gradirei sapere cosa ritieni si possa concretamente fare senza attendere il legislatore, il quale è in tutt’altre faccende affaccendato, e cosa invece si sia tentato di fare e sia andato storto e per colpa di chi.
    Grazie.

  20. 3
    Roberto Pasini says:

    Purtroppo la questione soldi e schemi del passato complica tutto e crea confusione, come in altri campi.  Dal punto di vista tecnico bisognerebbe forse cominciare a distinguere i tre job : guida/accompagnatore, formatore/istruttore, allenatore. Con le loro rispettive e diverse competenze, responsabilità e ambiti di esercizio. Partendo da questa analisi si dovrebbero definire i percorsi di formazione e certificazione, individuando i moduli comuni, i moduli indispensabili come pre-requisito e i moduli di specializzazione. Fatto questo si dovrebbe passare a definire regole (compresa la parte economica) e soggetti deputati alla gestione della formazione e del controllo. Per mia ignoranza non so se è stato già fatto in modo sistematico o se ci sono solo pezzi e frammenti settoriali. Quello che tuttavia percepisco dall’esterno è che non ci sia una gran volontà comune di sedersi intorno ad un tavolo e di mettere ordine per poi arrivare ad una proposta comune al legislatore. Mi sembra di vedere una certa tendenza difensiva e offensiva, che sicuramente ha le sue solide ragioni, ben illustate dalle guide che sono intervenute, ma che rischia come dice Albert di essere scavalcata dalle evoluzioni della domanda e della società. O mi sbaglio?  

  21. 2

    Quante Guide Alpine sono in grado di allenare un atleta da media fascia, che ha il 7c di blocco? Percentualmente pochissime,. Ho copiato dal l’articolo.
    Potrei affermare lo stesso parlando di istruttori a vario titolo, ma questo è il punto. Ovvero di mettere “il grado” come credenziale. Conosco atleti che hanno fatto la coppa del mondo di sci che non sono in grado di insegnare lo spazzaneve, ma il discorso sarebbe lungo. Se parliamo di “allenatori” , perché l’autore ha usato il verbo allenare, cadiamo inevitabilmente nel professionismo, perché mi sembra che si sia andati ben oltre il volontario (pagato, un po’ come succede nel soccorso alpino) che dedica il suo tempo alla PROMOZIONE dell’arrampicata. Gli allenatori che conosco sono dei professionisti che stipulano contratti con squadre o singoli atleti.
    Mettersi in tasca fino a 10000 euro esentasse all’anno è quello che non riescono a fare certe guide alpine, e poi ci si meraviglia che le guide si lamentino per tali ingiustizie?
    Ho diversi amici tra questi istruttori a vario titolo (Giova è uno), ma mi fa orrore che, pur di raggiungere l’obiettivo di avere un titolo, si siano infilati in una delle spirali truffaldine di matrice tipicamente italiana che, aggirando leggi e riempiendo vuoti, i nostri governi già traballanti costantemente, mettono in atto per assicurarsi un elettorato beota.
    Se uno non si riconosce in quella schiera e in più vive della professione di guida alpina, scusatemi, ma è inevitabile che si incazzi.
    La figura del Maestro di Arrampicata è stata promossa e appoggiata dalle guide alpine qualche decennio fa. Si era nell’era della costruzione della legge Bassanini del 1989 e per non so quale cavillo, questa figura PROFESSIONALE non era rientrata nella legge che poi venne emanata.
    Negli anni le guide alpine si sono accorte dell’inadeguatezza di suddetta legge ed hanno provato in vari modi di apportare modifiche creando figure professionali che sarebbe auspicabile avere, ma la burocrazia è feroce e pare che questa legge sia come blindata e che se qualcosa cambierà dovrà passare ancora tempo. 
    Il fatto che per aggirare tali intoppi si ricorra a scorciatoie (anche da parte dei legislatori) è inevitabile che scontenti categorie professionali alle quali sono imposti pesanti, in tutti i sensi, adempimenti, mentre ad altre, ricorrendo alla non professionalità, si riconoscano solo vantaggi e nessun adempimento importante.

  22. 1
    albert says:

    Finira’ che la palestre ed i  mono tiri su roccia attrezzati    con un gestore si doteranno di autoassicuratore del tipo True- blue o similari e  sotto i disoccupati Guide o Istruttori continueranno a litigare.Tanto piu’ che in palestra dovrebbe essere preponderante l’esercizio fisico e l’allenamento al gesto e non entra in ballo l’orgoglio per una impresa eroica da annoverare nella storia dell’alpinismo o nei blog o nelle riviste.

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