La casa della nonna

Metadiario – 219 – La casa della nonna (AG 1999-001)

Camminare d’inverno nei boschi del Tirolo sui bei sentieri tracciati nella neve è un’esperienza che vale la pena di fare. Certo, se il tempo lo permette è più interessante mettersi le pelli di foca sotto gli sci e lasciare il fondovalle per luoghi più alti. Però, quando nevica o il tempo è triste e uggioso, una passeggiata nel bosco è distensiva. Se proprio si vuole fare qualcosa di più movimentato, ecco l’idea degli slittini, buttarsi giù a capofitto in una ripida via tracciata apposta, una specie di sport nazionale per tutti i bambini tirolesi, ma anche per i grandi.

Leutasch e Hohe Munde, Tirolo, Austria. Foto: Marco Milani.

Nel nostro giro a Seefeld e Leutasch, con Marco e Andrea Goppensee, prima che nevicasse di brutto, eravamo riusciti a catturare qualche bella immagine. Eravamo stati alla Gaistalalm, alla Rauthütte e alla seggiovia del Kätzenkopf.

L’inverno 1998-1999 lo ricorderanno per molto tempo a Leutasch. Anche senza le tragedie di Galtür, il livello delle nevicate di quell’inverno fu memorabile. «Qui non riesco a vedere neppure la casa di mia nonna, che è qui accanto», mi telefonava Michaela Angerer dalla sua casetta sul Waidachsee. Oltre quattro metri di neve avevano paralizzato la vita del paese per qualche giorno, costringendo turisti e locali a forzate soste casalinghe.

Quasi subito erano incominciate le valanghe, naturalmente nei luoghi dedicati ad esse, dove tutti gli inverni una scarica più o meno violenta spazza via quel che incontra. Ma quella volta fu diverso, rombi pazzeschi permisero di immaginare uno sconquasso che in realtà occorreva poi vedere per realizzare del tutto. L’intero versante settentrionale dello Hohe Munde è tetro, ripido, disabitato. Solcato da numerosi e profondi canaloni, imprime un’idea perfetta di ciò che l’uomo deve accuratamente rifuggire. Lì è sempre stato inutile creare pascoli o, peggio, costruire malghe: lì è il regno della valanga. Questo versante così inquieto e tormentato costituisce il lato meridionale (destro idrografico) della Gaistal, e il modo migliore per osservarlo standosene bene al sicuro è proprio camminando sul versante opposto, adatto ai pascoli estivi e alle costruzioni contadine. Ebbene, nel febbraio 1999 le valanghe erano scese numerose sradicando e spezzando una marea di piante e, una volta superato il torrente di fondo, a tal punto la massa nevosa era così tremenda e selvaggia da risalire il versante opposto e invadere il largo sentiero di collegamento con la Gaistalalm.

Martin Ripfl-Marx in salita verso il Predigtstuhl. La piccola slavina che si vede è una prova generale della successiva, molto più grossa.

La vista di tanta distruzione era affascinante per chi vedeva per la prima volta un tale genere di catastrofe. Le forze della natura fuori controllo, l’uomo impotente e altre immagini similari colpiscono anche il turista più distratto, portandolo improvvisamente a contatto con qualcosa che finalmente lo emoziona. Ma lo spettacolo su tale disastro era deprimente per chiunque avesse un interesse personale, di lavoro o di proprietà: costui non vedeva la forza della natura, vedeva solo il danno che questa gli aveva arrecato.

Alessandro Gogna e Martin Ripfl-Marx in salita verso il Predigtstuhl. Foto: Marco Milani.

Guardavo con stupore quella silenziosa scena, in una valle dove d’estate le vacche pascolano e scampanano numerose. Facevo fatica a pensare che ero nello stesso luogo in cui, tra qualche mese, il caldo sole e il profumo del bosco e dell’erba avrebbero fatto dimenticare quest’ambiente in ginocchio. Riuscivo solo a fotografare nella mia mente ciò che era successo ma non avevo visto, la caduta di valanghe di proporzioni himalayane. La valanga è come una mareggiata, e può essere ugualmente apocalittica, praticamente divina.

Leutasch

Salire per la Gaistal e per i fianchi del Predigtstuhl non era però l’unico motivo di eccitazione. Salivamo con gli sci nel Wetterstein, un gruppo di montagne calcaree dove avevo sempre desiderato andare, al cospetto di una diversa geografia alpina e di una storia che mi hanno sempre affascinato. Qui furono scritte alcune delle più gloriose pagine della storia dell’alpinismo. Si parla troppo spesso di alpinismo dolomitico, senza sapere che il sesto grado è nato proprio qui, come già in tempi del tutto fascisti il nostro Domenico Rudatis ebbe a dire, unico e inascoltato vero storico e interprete del momento.

Alessandro Gogna e Martin Ripfl-Marx in salita verso l’Arnplattenspitze. Foto: Marco Milani.

Quel 24 marzo 1999, davanti a Marco Milani e a me era Martin Ripfl-Marx, una guida esperta di questi luoghi (c’è nato!), uno che ti comunicava quella tranquilla sicurezza che tutti vorrebbero sempre avere. Stavamo salendo per raggiungere la vetta del Predigtstuhl. Giunti sul bordo di un canalone da valanga osservammo la situazione. Era tardi, quasi mezzogiorno. Ci eravamo concessi il lusso di fare belle fotografie poco sotto, più e più volte, e poi non eravamo partiti prestissimo. Il canalone, esposto in pieno sud, presentava già una bella serie di scariche di neve collettata dai pendii superiori. Ma si vedeva che non era scesa ancora tutta. Nello stesso tempo sapevamo che, quand’anche una slavina si fosse formata lassù, non avrebbe potuto cadere così velocemente da travolgerci, perché ormai di massa abbastanza esigua. In ogni caso decidemmo di traversare il canalone uno alla volta. Martin si avviò per primo, senza fretta ma senza neppure indugiare. Giunto dall’altra parte salì ancora un poco sul costone, ormai al sicuro. Stavo per partire quando tutti ci accorgemmo che in alto qualcosa si muoveva: in otto-dieci secondi la slavina superò e coprì le tracce di Martin, proseguendo la sua lenta corsa in basso con un fruscio apparentemente inoffensivo. Ciò bastò a interrompere ogni velleità di ulteriore salita: la montagna ci aveva segnalato la sua disponibilità a trattare e noi le offrimmo la nostra resa, con l’ovvia considerazione che «tanto i monti rimangono sempre lì».

Martin Ripfl-Marx in discesa dall’Arnplattenspitze. Sullo sfondo è l’Hohe Munde. Foto: Marco Milani.

Il giorno dopo facemmo un altro tentativo, questa volta all’Arnplattenspitze, ma anche lì non giungemmo alla vetta. Però, grazie anche a un’uscita con la seggiovia di Mittenwald e una foto panoramica su Leutasch da me presa dal Kurblhang, ci potevamo ritenere soddisfatti.

Questo soggiorno a Leutasch aveva per me un significato che andava ben al di là della campagna fotografica invernale in questa valle del Tirolo. Nella realtà ero là per corteggiare strettamente una donna di cui mi ero veramente innamorato. Avevo conosciuto Michaela ancora nel dicembre precedente, in occasione di un viaggio che lei e una sua collega dell’Ufficio del Turismo del Tirolo avevano fatto a Milano. Rimasi folgorato nel vederla, nel parlarle, nello scherzare con lei. L’avevo accompagnata fino alla soglia del suo albergo in via Solferino, le avevo fatto capire in tutti i modi quanto ero cotto di lei. C’era stato anche un bacio di quelli che, per la loro leggerezza, ti stupisci che ti trascinino nella corrente. Scambiati gli indirizzi e i cellulari, eravamo rimasti che ci saremmo rivisti. Io le avevo scritto delle e-mail, avevo continuato le mie manovre di accerchiamento. Lei mi rispondeva, ma capivo anche che c’era qualche ostacolo. Passai due notti a casa sua, la prima sera ci fu una lunga conversazione, alla fine della quale apparve chiaro che Michaela era fidanzata… con un italiano, per giunta. Io non volevo sentire ragioni, avrei voluto stare con lei, ero disposto a convivere con il suo bambino, che era anche simpatico, per di più… Ma non ci fu nulla da fare. Quel che so di lei, oggi, è che vive felicemente con il suo uomo in Toscana, dalle parti di Cecina. E’ stato un dolore per entrambi troncare in questo modo, senza avere più rapporti di nessun tipo, ma era l’unico sistema per soffrire il meno possibile ed essere sicuri che la sua volontà fosse rispettata.

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La casa della nonna ultima modifica: 2020-12-24T05:35:43+01:00 da GognaBlog

1 commento su “La casa della nonna”

  1. Bellissimo. Un esempio di scrittura perfetta, capace di fare di una cronaca pulita un racconto emozionante. Grazie!

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