La commissione del CAI “Uguaglianza di genere”

CAI, istituita la Commissione permanente “Politiche sociali – Uguaglianza di genere”. Due opinioni in merito nella Giornata della Donna.

Il comunicato del CAI
(pubblicato su loscarpone.cai.it il 26 gennaio 2023)

Il Club Alpino Italiano, per la prima volta nei suoi 160 anni di storia, prende atto della presenza, all’interno del Sodalizio, di un divario tra i propri associati, denominato “Gender gap”. Istituisce pertanto con delibera presidenziale del 26 gennaio 2023 la Commissione permanente “Politiche sociali – Uguaglianza di genere”, il cui obiettivo sarà di perseguire attivamente gli obiettivi dell’Agenda 2030, in modo particolare il Goal 5 “Gender equality”, e di incoraggiare la parità di genere all’interno del Sodalizio con sguardo attento agli ostacoli che socie e soci trovano sul proprio cammino.

Fabiola Fiorucci © Fabiola Fiorucci

All’interno del corpo sociale del CAI la percentuale delle donne è significativa e in crescita (dal 32% del 2010 al 38% del 2022), ma essa cala drasticamente nei ruoli tecnici e verticistici, sia a livello centrale sia territoriale.

Le donne presidenti di Sezione sono infatti solo il 19% del totale, percentuale che resta invariata per quanto riguarda i Titolati e le Titolate (Accompagnatori e Istruttori) regionali.

La Commissione intende analizzare le cause di questo calo percentuale nei ruoli di vertice e trovare le necessarie modalità per invertire la rotta proponendo agli organi dirigenti le necessarie azioni politiche, regolamentari e associative.

A coordinare la commissione sarà l’Avv. Fabiola Fiorucci, Istruttrice di arrampicata libera e Past President del CAI Umbria.

«Ho accolto con favore l’invito del Presidente generale Antonio Montani a diventare la coordinatrice della Commissione. Sono tematiche in cui credo molto: le donne, come tutti coloro che hanno un qualsiasi ostacolo nella vita associativa, vanno assolutamente incentivate, utilizzando gli strumenti adatti per attuare politiche per la parità di genere. Personalmente sono l’unica donna a far parte della Scuola di alpinismo “la Fenice” di Ancona e posso dire di essere considerata assolutamente alla pari dagli altri Istruttori. Anzi, questi ultimi sono convinti che la mia presenza sia un valore aggiunto. È giusto che finalmente anche il nostro Sodalizio affronti una tematica così attuale e importante. Io sono un avvocato, conosco la legislatura in materia e assicurerò il massimo impegno per il raggiungimento degli obiettivi».

Oltre alla socia Fabiola Fiorucci, le componenti della commissione sono attualmente quattordici:

Laura Colombo (Vicepresidente generale), Marusca Piatta (Consigliera centrale), Milena Manzi (Consigliera centrale), Carla D’Angelo (Presidentessa Commissione centrale medica), Brigitta Faverio (Coordinatrice del Gruppo di lavoro Giovani), Letizia Rossi (Presidentessa Commissione centrale alpinismo giovanile), Anna Facchini (Presidentessa SAT – Società degli alpinisti tridentini), Milena Merlo Pich (componente Comitato scientifico centrale), Giulia Tabanelli (Presidentessa Sezione Lugo di Romagna), Agostina Piredda (Presidentessa sezione Reggio Calabria), Marika Novati (Presidentessa sezione Cantù, già membro del progetto “Libere in vetta”), Laura Posani (Past Presidentessa sezione Sem di Milano), Evelyn Franceschini (Presidentessa sezione di Pisa), Anna Bisognin (socia giovane CAI Montecchio Maggiore).

Sarà possibile in futuro ampliare la rosa di nominativi impegnati nella tematica.

Nell’ambito del progetto per il raggiungimento della parità di genere promosso nel 160esimo anno del sodalizio si inserisce inoltre l’attività di Auditing esterno in corso di svolgimento presso la sede centrale del Club Alpino Italiano a partire dallo scorso ottobre 2022.

Le finalità sono la valorizzazione delle competenze e delle inclinazioni dei professionisti e delle professioniste, nonché del personale attivo, al fine di progettare una riorganizzazione che tenga conto delle problematiche organizzative e strutturali fino ad oggi presenti in sede centrale.

Obiettivo ultimo sarà la richiesta della certificazione di parità di genere per l’Ente.

Il Sistema di certificazione della parità di genere è un intervento del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) a titolarità del Dipartimento per le pari opportunità, che ha l’obiettivo di accompagnare e incentivare le imprese ad adottare policy adeguate per ridurre il divario di genere in tutte le aree maggiormente critiche per la crescita professionale delle donne.

Un’attestazione riconosciuta alle imprese che abbiano attivato politiche aziendali tali da ridurre le differenze di genere, dagli squilibri di salario per parità di ruoli professionali, a quelli riferiti alle possibilità di carriera, fino alla tutela della maternità e ad ogni altra disuguaglianza uomo – donna riscontrabile in contesti lavorativi.

Il commento
di Carlo Crovella

Va innanzi tutto segnalato che la costituzione di tale Commissione CAI con delibera Presidenziale si inserisce all’interno della concretizzazione formale delle istruzioni previste dall’Agenda 2030 (in particolare Goal 5). Senza tale inquadramento generale (che non riguarda il solo CAI), probabilmente non si sarebbe giunti, almeno con questa tempistica, alla suddetta Commissione.

Non induca in errore la frase “Il CAI prende atto della presenza, all’interno del Sodalizio, di un divario tra i propri associati, denominato “Gender gap”: non è ammissione di una realtà oggettivamente problematica, incentrata su espliciti episodi di “sessismo”, ma deriva (come meglio precisato nella prima parte del soprastante articolo), dalla constatazione numerica della presenza femminile. A fronte di un numero crescente di socie, le cariche apicali (sia locali che nazionali) sono ancora in gran parte occupate da uomini. Tutto qui.

E’ corretto che si voglia intervenire per oliare alla perfezione i meccanismi interni, ci mancherebbe, ma a mio parere la fotografia numerica riportata NON è affatto conseguenza di una generale mentalità “sessista” del CAI. Semplicemente le donne hanno iniziato a muoversi cronologicamente più di recente, ma ciò è un fenomeno registrato nell’intera società, bel al di là dei confini del CAI. Siccome il loro cammino è iniziato più di recente, le donne stanno piano piano conquistando spazio in direzione di una parità “perfetta” con i colleghi maschili.

Carlo Crovella

Anche su questo punto vorrei fare una precisazione importante: la parità perfetta non è quella prettamente numerica (fifty-fifty), cioè Presidenti sezionali donne in numero pari ai Presidenti uomini. Non è interesse del CAI un obiettivo di questo genere (ma neppure della società nel suo complesso). Sullo scranno di responsabilità ci deve stare un individuo “capace”, a prescindere dal fatto che sia maschio o femmina. Le “quote rosa” sono un danno, sia per il CAI che per le donne. Avere un Presidente donna magari meno capace di un suo competitor uomo, ma nominata solo perché donna, non fa bene al CAI.

Quindi l’obiettivo non deve essere aprire alle donne purché siano donne, ma aprire alle donne “capaci”, rimuovendo i residui ostacoli che rendano loro meno probabile raggiungere cariche operative, favorendo così – per differenza – un uomo che andrà ad occupare quella stessa carica.

C’è un altro equivoco di fondo che desidero chiarire.

Non solo per il CAI, ma addirittura nell’intera società (quindi anche ben oltre i confini del CAI), una qualsiasi Commissione Pari Opportunità NON è una specie di polizia giudiziaria interna che colpisce eventuali atti esecrabili sul piano delle relazioni dirette fra individui. Atti di maschilismo, per capirci, che siano avances, molestie, violenze o anche solo il clima goliardico che storicamente accompagna (in termini intelligenti e moderati) le uscite collettive in montagna.

Deve essere chiaro a tutti che “parità di genere” è concetto ben diverso da “perseguire i molestatori”: oggi invece, nell’intera società, si tende a confondere o almeno mescolare i due concetti.

Limitiamoci alla realtà del CAI: eventuali atti “esecrabili”, ammesso che abbiano risvolti giuridicamente rilevanti, vanno denunciati nelle opportune sedi (es. procura), ma la denuncia va fatta dalla persona danneggiata, non dal CAI.

Inoltre se tali atti, anche senza arrivare a rilievi giuridici, costituiscono in ogni caso degli episodi “disdicevoli”, allora si applicano, internamente al CAI, le norme disciplinari “generiche” (cioè che riguardano qualsiasi tipologia di atti “disdicevoli” sul piano comportamentale, non solo quelli della sfera “sessuale”), norme già previste da tempo dai nostri regolamenti di disciplina. Non dobbiamo inventare nulla.

Pertanto sostengo che tutto questo insieme di eventuali “episodi” (nonché la generale mentalità un po’ goliardica e da caserma che domina la pancia sociale del CAI) NON sia competenza istituzionale di una Commissione Pari Opportunità, la quale deve preoccuparsi di garantire che non vi siano discriminazioni nelle carriere interne al CAI in funzione del genere e non andare a punire il singolo atto fra individui.

Gli ostacoli alla “carriera” delle donne possono essere “diretti” (es: nominiamo Tizio, perché uomo, anziché Caia, perché donna), ma anche “indiretti”, ovvero inclusi nella vischiosità dei meccanismi e la Commissione tutto ciò deve giustamente correggere e migliorare.

Anticipo già una possibile obiezione, ovvero che la mentalità “sessista, goliardica e da caserma”, diffusa trasversalmente nell’ampia pancia dei soci CAI, possa essere considerata un ostacolo ”indiretto” alla carriera delle donne, perché le marginalizzerebbe e addirittura le farebbe scappare dal CAI. E che quindi, in tal senso, la suddetta Commissione si dovrebbe occupare anche di modificare la mentalità dei soci CAI.

Mi oppongo con fermezza a questa idea. Per due motivi:

Sono nel CAI da 54 anni consecutivi e, nonostante la mentalità in essere, ho assistito di persona alla carriera di numerosissime donne, chi diventata istruttrice, chi addirittura Direttrice di Scuole, chi Consigliera o anche Presidentessa sezionale. Quando una donna è “capace”, sa far valere le sue capacità e non è il residuo di mentalità da caserma della pancia sociale che la frena. Anzi, una donna capace sa farsi apprezzare ancor di più di un uomo capace. E le donne non capaci? Beh, quelle ho già detto che non è interesse per il CAI che facciano carriera, ma non perché donne, bensì perché non adeguatamente capaci. Lo stesso penso apertamente per gli uomini non capaci. In tutti i ruoli dobbiamo avere persone capaci e non questo o quello in funzione di equilibri numerici.

Infine la mentalità media di una qualsiasi aggregazione umana, specie se di enormi dimensioni come il CAI (327.000 soci totali) non la si cambia per “editto”, cioè per una volontà imposta dall’alto. Un editto, specie se poi rigidamente applicato, provocherebbe solo la fuoriuscita in massa di quei soci che non si riconoscono nel contenuto dell’editto. Occorre avere pazienza, la mentalità dei soci CAI (su qualsiasi tema, non solo su questo dai risvolti “sessuali”) cambia esclusivamente con la sostituzione generazionale: quando un socio “vecchio” non partecipa più, viene sostituito da un socio più giovane che, non fosse altro che per questioni generazionali, ha una mentalità diversa, presumibilmente più moderna. Questo trend fisiologico di cambiamento dall’interno della mentalità del CAI richiede tempi lunghissimi (in alcuni casi anche 40 o 50 anni), a maggior ragione per l’allungamento della vita media o, meglio ancora, per l’allungamento della vita media “attiva”: oggi vediamo far gite – anche gite CAI – certi 75-80enni che scalpitano come cavalli da corsa, il che allunga il timing del loro pensionamento (pensionamento CAI, ovviamente), ribaltandosi nel meccanismo di cambiamento della mentalità media dei soci.

In conclusione: buon lavoro alla suddetta Commissione, il cui obiettivo strutturale è togliere ogni residuo ostacolo nelle carriere interne delle donne  per consentire al CAI di ottenere il Certificato di parità di genere, una specie di bollino di qualità (per capirci: tipo ISO 2000, anche se su altri versanti) che, secondo la normativa, sarà inevitabile.

Ma non carichiamo la suddetta Commissione di aspettative circa finalità e compiti collaterali che, invece, le saranno sempre estranei. Meno che mai dobbiamo considerarla una specie di Tribunale interno ad personam.

Il commento
di Agnese Blasetti

Premessa: NO, non odio gli uomini, questo articolo si rivolge a un certo tipo specifico di maschi, non a tutti. E SI’, so che come esistono gli uomini stronzi, esistono anche le donne stronze. Ma oggi l’argomento è questo.

“Ci sono ragazze che danno false aspettative, cui piace essere corteggiate, o fare le civette” salvo poi lamentarsi quando scatenano la reazione maschile”.

“Se in tutto questo non ci fossero state donne in mezzo, non ci sarebbero stati tutti questi problemi”.

Un istruttore nazionale appartenente alla scuola centrale, a un corso esame affermava di aver venduto la cordata femminile al maggior offerente”.

“Se però continuate solo con piagnistei e crociate non andrete da nessuna parte”.

“Ci sono altri posti dove purtroppo le differenze di genere esistono veramente, non credo proprio all’interno del CAI, almeno non nella realtà che conosco”.

“Ho fatto listruttore anche per rimorchiare”. 

“In tutte (e intendo proprio tutte) le situazioni e interazioni umane c’è il movente sessuale”.

“Non esiste questo problema e, a volerlo inventare per tener dietro ai voli pindarici di questa signora, si rischia di imballare lattività del CAI”. 

“Io non ho mai visto irritarsi una donna che si sente dire che ha un bel culo, o se lo fa non è sincera”.

“Mi sa che si tende a esagerare un po’…”.

“Un bel ceffone e passa tutto, ci si ride pure su”.

Letto tutto? Bene. Questa è solo una selezione di commenti estrapolati tra le varie sezioni di questo blog. Ma potrei aggiungerne altri, e se dovessi estendere la ricerca al web probabilmente ne troverei a centinaia, tutti con lo stesso tono.

Chi sono gli autori? Principalmente uomini (ma c’è anche qualche donna), che frequentano la montagna, buona parte appartenenti al CAI e dai 50 anni in su.
Non ho messo nomi di proposito perché non voglio accanirmi contro una singola persona, ma sottolineare un fenomeno che esiste, ed esiste all’interno del CAI.

Siamo seri, siamo nel 2023, ma nonostante le donne abbiano conquistato molti diritti (quello di voto ci  è stato concesso nel 1946 eh, 77 anni fa), siamo ancora ben lontani dalla vera parità, quella dove tutti dovrebbero essere considerati esseri umani, al di là dei genitali posseduti.

Emanuele Confortin, Agnese Blasetti e Tommy Caldwell. Foto: Gabriele Canu.

Eh, ma che palle, non si parla d’altro. Sapete perché vi sembra così? Perché le donne hanno cominciato finalmente a parlare. Prima se un marito picchiava la moglie, si risolveva a casa. Non esisteva raccontarlo, era una vergogna, non si doveva dare scandalo.

Idem se una ragazza veniva infastidita, molestata, stuprata, non si diceva: c’erano i matrimoni riparatori, era lei che doveva stare attenta, che aveva provocato, che se l’era cercata.

Ah no, aspetta, le sento tutt’ora ‘ste cazzo di frasi. Se vado in falesia d’estate in pantaloncini e top perché ci sono 40° all’ombra, e arriva uno a rompere i coglioni, non è lui che è un cafone, no, per carità, sono io che in fondo voglio attirare l’attenzione, che sono acida se gli rispondo male, che non so stare allo scherzo se fa una battuta.
È impensabile al giorno d’oggi andare avanti con questo atteggiamento giudicante, dove una donna viene considerata responsabile a priori (e di contro, non bisognerebbe nemmeno assolverla a priori), solo perché è donna. Come detto sopra, la vera parità ci sarà quando tutti saremo considerati PERSONE.
Non si può e non si deve generalizzare, ogni caso è a sé stante e così va giudicato con tutte le conseguenze del caso. Ma finora (e basta leggere i giornali e vedere le statistiche), le donne sono ancora in cima alla classifica come vittime di violenza, non gli uomini.
E poi, per favore, distinguiamo il rapporto che può nascere tra due persone attratte reciprocamente l’una dall’altra, e il tizio che ci prova con tutte in maniera insistente anche quando è chiaro che non c’è trippa per gatti.
Cerchiamo di entrare nel contesto. Consideriamo le battute e gli scherzi che si possono fare all’interno di un gruppo di amici/amiche, dove si sono stabilite delle dinamiche, c’è confidenza, e ci si può permettere di lasciarsi andare anche alle volgarità: quello è un ambiente scherzoso.
Ben diversa è la situazione che si crea quando una persona si permette di rompere le palle ad una sconosciuta o semi-sconosciuta, pensando di essere simpatico e magari di rimorchiare. E, udite udite, al rifiuto si offende, non gli viene in mente che magari è lui che ha superato il limite, no, è la donna che è non sa stare al gioco, che è stronza, che fa la santarellina quando invece sotto sotto è lusingata e quindi insistiamo, prima o poi cederà.
È ora di capire che no, non siete fighi, non siete simpatici, le donne non cadranno tutte ai vostri piedi, siete solo dei rompicoglioni.
Cosa c’entra il CAI in tutto questo?

È vero, il CAI è un’associazione che si occupa (o almeno, dovrebbe) di montagna e di tutti gli argomenti legati ad essa.

Ma il CAI è composto da 327.000 soci, uomini e donne, non è il circolo della briscola di quartiere.
È un’associazione su scala nazionale, ed è normale che al suo interno ci sia un riflesso, quantomeno parziale, della società. E quindi, come nella società, una percentuale di stronzi c’è.

Con questo non voglio dire che ogni sezione CAI sia ricettacolo di molestatori, au contraire, la maggior parte saranno tutte brave persone che hanno voglia di andare in montagna, farsi nuovi amici e perché no, magari trovare anche un/a compagno/a per condividere una passione comune.

Quello che spero accada nel CAI, è che venga dato ascolto a queste situazioni, quando purtroppo accadono.

Di recente il CAI si è adeguato all’Agenda 2030, formando la commissione permanente “Politiche sociali – Uguaglianza di genere” (già solo il fatto che nella società siano necessarie queste misure fa pensare). Lo so, MI È CHIARO che la commissione non è uno strumento per contrastare le molestie o le violenze che possono avvenire all’interno dell’associazione.
Non è certo compito del CAI farsi giudice in caso di reati veri e propri (per quello esistono i tribunali), ma sarebbe bello poter contare sull’associazione nel momento in cui si dovessero presentare situazioni sgradevoli.
Un po’ di supporto (e magari una bella strigliata a chi si permette di prendersi qualche libertà di troppo) non farebbe male a nessuno.

Io spero che una maggior presenza femminile porti più sensibilità su questo argomento.
Lo so, lo so, quando questo articolo verrà pubblicato mi ritroverò anche io con un mucchio di commenti del cazzo, che è ora di finirla di parlare di queste cose, che non si può pretendere un cambiamento immediato e bla bla bla.

Sono ben consapevole che le cose non cambieranno da un giorno all’altro, ma il cambiamento opera nel momento in cui le persone si attivano per farlo accadere.
Quindi ne parlo e continuerò a parlarne, consapevole che alcune persone non cambieranno mai idea, così fossilizzate nelle loro convinzioni da non essere in grado nemmeno di considerare un punto di vista differente. Altre invece si faranno venire qualche legittimo dubbio, per fortuna.

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La commissione del CAI “Uguaglianza di genere” ultima modifica: 2023-03-08T05:33:00+01:00 da GognaBlog

147 pensieri su “La commissione del CAI “Uguaglianza di genere””

  1. 147
    AndreaD says:

    Sullo scranno di responsabilità ci deve stare un individuo “capace”, a prescindere dal fatto che sia maschio o femmina.
    In base alla mia esperienza dico che questa mentalità mi sembra più diffusa di quanto sembri, anche tra le donne.

  2. 146
    Agnese says:

    Auguri ben accetti, danke ?
    Bye bye

  3. 145
    Carlo Crovella says:

    Mescoli pere con patate.
     
    Questo tema particolare (che risulta come l’unica tua fissazione sul grande argomento della montagna: non hai un’idea che sia una sui rifugi, sul soccorso, sull’evoluzione di trend e materiali, sulla stoia dell’alpinismo né sui personaggi…..) dicveco questo specifico tema è talmente particolare che se davvero vuoi realizzare di profondi cambiamenti nel CAI non puoi esimerti da affrontare modifiche nella architettura normativa.
     
    Altrimenti si tratta solo di minestrina di facciata. Quelli che fai sono solo discorsi da salotto e nulla più (come peraltro sostengo io fin dal commento zero). Buona fortuna, ne avrai bisogno di tanta quando avrai a che fare con la palla di pongo del CAI…

  4. 144
    Agnese says:

    @Matteo ????? sante parole ?
     
    @Crove’ il CAI è già cambiato rispetto a quando è stato fondato, eddai. Sei tu il primo che si lamenta perché non ti piace la piega che ha preso e i soci che lo frequentano. Nemmeno le montagne di granito rimangono immobili, figurati il CAI.
     
    Ciao!

  5. 143
    Carlo Crovella says:

    A parte la considerazione che le regole per cambiare l’architettura normativa del CAI sono comprese nella suddetta architettura normativa (per cui il CAI non  può cmq “cambiare” al seguito di un semplice dibattito, ma solo seguendo precise e molto complicate procedure, di cui siete evidentemente all’oscuro), c’è un punto concettuale chi vorrebbe cambiare il CAI è totalmente fuori strada.
     
     Il CAI è stato fondato a Torino generato, dalla più profonda mentalità della borghesia sabauda (conservatrice fino al midollo), su iniziativa di un biellese (!), ovvero Quintino Sella, che qualche anno dopo ha abbracciato la carriera politica a Roma nelle file della Destra storica ed è stato il Ministro delle Finanze che ha varato la Tassa sul Macinato… (se non conoscete i dettagli, informatevi).
     
    Il CAI è sostanzialmente “incambiabile”, se non al 100% molto vicino a tale percentuale, perché lo Statuto (in vigore ancor oggi senza soluzione di continuità) è stato concepito fin dall’inizio come una “cassaforte ideologica”: è blindato e sostanzialmente inattaccabile. 

  6. 142
    Matteo says:

    “ti comporti come se il CAI fosse una tua creatura”
    Sbagli il verbo Agnese, la versione corretta è: scrivi come se il CAI fosse una tua creatura.
    E quello che scrive è semplicemente parte del suo delirio di onnipotenza, perché credo che nel CAI conti più o meno quanto conto io. Cioè poco o un cazzo.
    Per fortuna!

  7. 141
    Agnese says:

    Anche se affermi il contrario, ti comporti come se il CAI fosse una tua creatura o una sorta di proiezione del tuo essere, altrimenti non ti accaniresti così tanto a difenderlo.
     
    Quale parte della frase “non sono d’accordo con la tua concezione del CAI” non è chiara? L’ho letta la spiegazione, non la condivido, punto. 
    basta?

  8. 140
    Carlo Crovella says:

    Ti ho già precisato, almeno 50 commenti fa, che il CAI non è né mio né tuo né di Montani. Il CAI è una cosa molto complessa, anche per sperimentazioni storiche, che tu dimostri di non conoscere per nulla. Non è una associazione come le altre, quelle piccole tipo da 50 soci. Il CAI ha una architettura normativa complicatissima che lo regola, fra Statuto e regolamenti vari fino ai regolamenti di disciplina. Senza conoscerli a fondo, tu parli di una cosa che non conosci.
     
    L’esperienza storica del CAI (160 anni) ha dimostrato che chi non dà apporti positivi al CAI, è solo fonte di problemi per il CAI stesso. Con questi individui, che siano maschi o femmine non fa differenza, io sono sempre molto netto. Quando un individuo è un problema per il CAI, l’interesse del CAI è liberarsi del problema.

  9. 139
    Agnese says:

    La tua idea del CAI è la tua e ovviamente la difendi, ma non è universale, ed è un dato di fatto. 
    il caso Montani ha sicuramente portato più attenzione sul tema, ma quello del sessismo nel CAI è argomento che va avanti da ben prima di questa faccenda.
     
    Ti ho portato vari esempi (con tanto di numeri) sul perché affermare con sicurezza che nel CAI questo problema non esiste sia arrogante e ottuso. La tua percezione è limitata alla tua esperienza. Molto grande, certo, ma in percentuale rispetto al numero di soci estremamente risibile.
    Ti ho anche fatto delle domande ben precise che tu hai bellamente ignorato (che probabilmente sminuirai giudicandole irrilevanti, pur di non dare una risposta precisa).
     
    Se vuoi il CAI dei tuoi sogni fattene uno tuo.
     

  10. 138
    Carlo Crovella says:

    Come la montagna (che è bella se “nature“, quindi rude e spartana), così devono essere i club degli alpinisti. 
     
    Già solo ragionare in termini di rendere il CAI più “accogliente” è un modo di ragionare antitetico a quello degli alpinisti. Gli alpinisti amano la montagna rude e nature, ergo non la desiderano “accogliente” (vedi vari dibattiti su rifugi, soccorso alpino, ecc). Per estensione il vero “alpinista” (che sia m o f poco rileva) non cerca un associazione “accogliente”.
     
    Chi ragiona in termini di associazione “accogliente”, non avendo la testa da alpinista, anziché far del bene all’associazione stessa, ne muta la natura rispetto al caratteri di “club degli alpinisti”. Pertanto fa del male all’associzione e non del bene.
     
    Tutto ciò vale per qualsiasi tematica, il punto maschilismo/moleste ecc non le menziono neppure, non c’entrano le caratteristiche del tema sottostante. ecco perché “puzza” introdurlo nella vita del CAI, dove peraltro storicamente NON si sono mai registrati episodi, almeno fino a quello che io chiamo l’affaire Montani, ma che è poi risultato una bufala (data l’archiviazione) e quindi una bella stangata sui detti a tutti quelli che vedono nel CAI il pericolo molestie ecc ecc ecc.

  11. 137
    Agnesd says:

    Crove’, dico questo e poi spero sia il mio ultimo commento: io capisco che ti piacerebbe che il CAI fosse slegato da tutto, un entità a se stante che si occupa solo di montagna.
     
    È una bella visione, ma irrealistica, perché la vita non è fatta di compartimenti stagni. In ogni ambiente che frequentiamo portiamo qualcosa di noi (bello o brutto), e l’ambiente che abbiamo intorno ci influenza (nel bene o nel male).
     
    Una dimostrazione te la potrebbe dare fare un confronto con altri club alpini internazionali. Sono tutti volti alla montagna, ma che sono uguali identici sputati? No, perché la società in cui sono nati è diversa, e diversi sono gli iscritti. 
    Tu ti incazzi perché pensi che la gente cerchi solo di spalare fango sul CAI, quando invece l’intenzione è quella di renderlo migliore e più accogliente. Ma questa non è la tua visione e quindi la combatti strenuamente, perché sei quello che vorrebbe il CAI  a numero chiuso.  E pazienza ??‍♀️??‍♀️??‍♀️

  12. 136
    Carlo Crovella says:

    Gli ultimi interventi sono esempi incontestabili di quanto sostengo da una vita. Il CAI non c’entra nulla con queste faccende, che siano giuste o sbagliate, fondate i infondate. Il CAI è il club degli alpinisti. Abbiamo già dovuto accettare che la definizione si sia allargata al concetto di “club degli appassionati di montagna”. Fermiamoci lì. Il CAI per volontà costitutiva, non è un partico politico, non si propone di cambiare/migliorare la società, non è un gruppo dio ascolto o una comunità di recupero. al CAI si va per condividere montagna sul terreno e anche montagna parlata, letta e scritta. A uscire da questi confini si fa la pipì fuori dal vaso. A prescindere dalle intenzioni.
     
    Ognuno (maschio o femmina che sia) deve prosi la domanda: “mi interessa far parte del club degli alpinisti?” Se la risposta è sì, allora mi iscrivo, se la risposta è no, allora non mi iscrivo. Una volta iscritti, ogni anno ci si pone una sistematica domanda: “mi trovo a mio agio, sono felice, mi sento valorizzato all’interno di questo club di alpinisti?”. Se la risposta è sì, si rinnova l’associazione, se la risposta è no, no la si rinnova.
     
    Tutto il resto è solo aria fritta: distrae, infastidisce, crea bagarre e discussioni e non fa fare al CAI nessun passo avanti nella sua finalità statutaria. 

  13. 135
    Placido Mastronzo says:

    Scrive Teo al 131:

    Tutte queste considerazioni sono tipiche di un mondo femminile avulso dalla realtà, un mondo femminile che non sa cosa vuol dire realmente essere donna, con la D maiuscola

    Ci sono varie cose a proposito di quel commento che vorrei chiederti, ma mi limito a quella che più desta la mia curiosità: saresti così gentile da spiegarmi “cosa vuol dire realmente essere donna, con la D maiuscola”, visto che evidentemente tu invece lo sai e/o hai tutte le carte in regola per saperlo?

  14. 134
    Teo says:

    Guavda Pasini, il tvave è pveistovia, oggi ci si allena al moonboavd?anche leggeve i manuali!!.si usa il Kindle..uff, che indietvo sei vimasto?

  15. 133
    Agnese says:

    ????????

  16. 132
    Roberto Pasini says:

    Teo, ti devi allenare al trave e impegnarti di più. Se vuoi sfottere devi farlo ad un livello un po’ più alto, anche per rispetto della Destivelle che citi. Il dialoghetto con la v da sciura milanese è roba che non fanno più nemmeno i proto-leghisti con l’elmo e le corna. Siamo a livello di quelle paretine che mettono ogni tanto nei cortili delle scuole materne accanto alle altalene. Dai coraggio, comprati un buon manuale e dacci dentro, sono sicuro che ce la puoi fare. Vedo del potenziale. Tieni duro e non mollare. Qui nel blog ha degli esempi straordinari di tenacia e di perseveranza.

  17. 131
    Teo says:

    Tutte queste considerazioni sono tipiche di un mondo femminile avulso dalla realtà, un mondo femminile che non sa cosa vuol dire realmente essere donna, con la D maisucola, ma pretende e vuole che si pretenda un rispetto alterato solo di facciata, in nome di un’uguaglianza che in realtà è quanto di più lontano ci possa essere da questa parola. Donne come la Destivelle sono state ammirate per la loro forza, la loro determinazione, sono diventate un’icona assoluta in tempi non così lontani ma che appaiono ormai come ere geologiche. Senza sbraitare, senza pretendere, senza voler educare nessuno. Invece trovo questi discorsi di un piattume figlio ormai della nostra società in declino, portati avanti da donne annoiate. Mi sembra tanto di sentirle “Guavda, stavo giusto pavlando di femminismo mentre sovseggiavo un ape sui Navigli. Mi stavo chiedendo che la colf che ho casa, sai pevchè mio mavito guadagna bene e io posso anche non lavovave, non posso essere un uomo. Basta con lo steveotipo della colf donna, suvvia..Bavman, ancova un spritz gvazie”

  18. 130
    Agnese says:

    @Roberto figurati se Crovella scenderebbe dal suo piedistallo per finire il duello con “stima reciproca” ?
     
    Sul resto hai ragione, nel momento in cui uno ci molla poi la cosa finisce. Quando mi sarò stancata non avrò problemi a mollare per prima, perché non è Crovella il mio nemico acerrimo, siamo su due posizione opposte ma contemporaneamente non è che mi ha fatto niente di personale. 
    per ora però rimane ancora un passatempo divertente ?

  19. 129
    Roberto Pasini says:

    Fabio. Ne sono perfettamente consapevole. Nei Duellanti, già citato una volta, la disfida finisce solo perché uno dei due si sottrae. L’amore per una donna gli insegna che si può vivere anche senza una guerra, senza un nemico e senza ogni volta dimostrare che ce l’hai più lungo.   E l’altro sparisce. Agnese. Per continuare con il Cineforum, possiamo dire che uno dei film di cui fu co-regista Blasetti “I due nemici” finisce con la stima reciproca e il saluto militare perché l’inglese è un “signore” (David Niven) )  e l’italiano è un cialtrone ma con quella carica di dolorosa umanità che solo Sordi sapeva dare a certi suoi personaggi. 

  20. 128
    Agnese says:

    @Fabio Sai, in parte gli rispondo perché indirettamente mi fa esprimere ulteriori concetti che non ho messo nell’articolo (e chissà, magari qualcuno li leggerà, magari no). 
    Poi, per me può fare il Caterpillar quanto vuole, da dove pensa di eliminarmi? Dal Gognablog? Capirai… grossa vittoria.
    Prima o poi smetterò di commentare, la cosa andrà scemando, ma non cambia il fatto che dirò la mia anche in altri contesti, e non vedo cosa possa farci. 

  21. 127
    Fabio Bertoncelli says:

    A dire il vero, il commento a cui mi riferivo è il 123 (che, mentre scrivevo, era numerato col 124).
    Insomma, la mia domanda è rivolta al Pasini, che si illude di fermare un fiume in piena con paletta e secchiello. ???

  22. 126
    Fabio Bertoncelli says:

    @ 124
     
    Una volta Carlo ci rivelò che i suoi colleghi lo avevano soprannominato Caterpillar (o qualcosa del genere).
    Ti domando: come puoi sperare che un Caterpillar si fermi da sé?
     
    … … …
    Però io lo considero un Terminator
     
    “Ascolta e cerca di capire: quel Terminator è la fuori, nel GognaBlog. Non si può patteggiare con lui, non si può ragionare con lui, non conosce pietà né rimorso o paura. Niente lo fermerà prima di averti eliminato. Capito? Non si fermerà mai.”

  23. 125
    Agnese says:

    @Roberto nah, nelle altre discussioni a una certa mi son stufata e ho smesso perchè non mi riguardavano direttamente.
    qui sono coinvolta in prima persona e non riesco a non rispondere ? Anche se sta diventando una battaglia Blasetti/Crovella che ha poco senso, lo ammetto.

  24. 124
    Agnese says:

    No, non lo sai di cosa parli, fattene una ragione! O mi dici esattamente il numero di soci che hai incontrato nella tua vita e di tutti, TUTTI hai la presunzione di affermare che conosci vita morte e miracoli, o hai la decenza di chiudere la bocca. Mi vuoi dire che da bambino avevi le stesse capacità di un adulto di interpretare l’ambiente che ti circonda? E che da adulto sei capace perfettamente di capire chi hai davanti? Qualsiasi psicologo ti direbbe che sono un mucchio di cazzate.
     Si può avere un buon intuito, ma non si è infallibili.
    Affermare con assoluta certezza e arroganza che nel CAI non esiste NESSUN genere di atteggiamento molesto nei confronti delle donne sottolinea solo la grandiosità del tuo ego. Ripeto, nessuno afferma che il CAI sia un covo di molestatori, ma su 370.000 soci so’ tutti santi? È un affermazione che offende terribilmente qualsiasi donna possa essere stata infastidita più o meno gravemente nell’ambiente montano o all’interno del CAI.
     
    Inutile che ti fai salire il sangue al cervello, non cambierai proprio una cippa.
    Se il CAI riterrà che i miei interventi siano lesivi dell’immagine dell’associazione ci penseranno loro a dire qualcosa. Ma penso che al CAI non gliene freghi una beneamata minchia della sottoscritta. Togliti ‘sto mantello da vendicatore va’.

  25. 123
    Roberto Pasini says:

    Detto con franchezza, ma non vi siete stufati di ripetere sempre lo stesso tema con parole diverse? La ruota gira, gira, sempre uguale, come quella del criceto in gabbia, ma è un movimento apparente, resta sempre nello stesso punto. Qualcuno deve sottrarsi al gioco, fermarsi,  altrimenti non si farà mai un passo avanti, non ci saranno nuovi contributi e la minestra, troppe volte riscaldata, perdera’ ogni sapore. 

  26. 122
    Carlo Crovella says:

    @121 NON ESISTE ASSOLUTAMENTE NESSUNA VIOLENZA SULLE DONNE ALL’INTERNO DEL CAI.
     
    Questo continua accostamento del tema con il CAI è il punto chiave delle mie valutazioni. Anche se non vengono menzionate accuse esplicite di esser un covo di molestatori, il semplice accostamento nuoce all’immagine pubblica dei CAI e ferisce che è affezionato al CAI. Mi auguro davvero che questo fenomeno (sia da parte tua che di chiunque altro, sia sul blog che in assoluto) si interrompa. Sarebbe davvero bene che la smettessi.
     
    PS: per il mio ruolo e la mia attività di parecchi decenni all’interno del CAI nel suo insieme (sulla quale NON mi ripeto, essendo agli atti: tocca a te informarti), stai tranquilla che ho girato il CAI molto più di quanto tu possa immaginare. Anche da bambino, al seguito di mio padre: al tempo ho perfino partecipato ad alcune Assemblee dei Delegati (ovviamente senza diritto di voto). Da allora in poi e costantemente ho avuto modo di conoscere una moltitudine sconfinata di soci, sia personalità di rilievo (Presidenti Generali, presidenti Sezionali, Direttori di Scuole, Accademici ecc) che semplici e sconosciuti soci. Quindi “so” di cosa parlo.

  27. 121
    Agnese says:

    Certo Padreterno, ha ragione Lei Padreterno, siamo solo noi i cretini superficiali, non sia mai che Lei possa mettere in dubbio le sue convinzioni e – orrore – ammettere che esistano realtà differenti dalla sua.
     
    Puoi continuare a ripetere all’infinito che nella tua esperienza del CAI il fenomeno non esiste, ma anche ammettendo che tu nei tuoi 50 anni di frequentazione (pensa, ci metto anche quelli da bambino), tu abbia conosciuto 1000 soci nuovi all’anno (non vale se sono sempre gli stessi), nella tua vita ne avresti incontrati 50.000, su 370.000 circa. Una percentuale irrisoria per poter stabilire la tendenza generale. E poi, tutte conoscenze intime personali? Quindi potresti affermare che sai esattamente cosa pensano e fanno questi soci, ogni momento della loro vita, in ogni minuto delle attività CAI? Ma PER FAVORE.
     
     
    Io non mi sento furba per aver “scovato” il post del CAI, ti ho fatto solo notare qual è il primo punto del Goal 5, che parla proprio di violenza sulle donne. Cosa che tu non hai minimamente menzionato nel tuo intervento. Hai citato il Goal 5, ma ti sei ben guardato dal dire che il primo punto riguarda proprio quello che tu non vuoi sia associato al CAI. Nun ce prova’.
     

  28. 120
    Carlo Crovella says:

    @115 Agnese. Addirittura fin dal mio pezzo dell’articolo principale (quindi anche prima del commento UNO!), io affermo pubblicamente quanto tu pensi di aver brillantemente “scovato” e riportato nel 115. Sei piuttosto superficiale e molto vaga nel modo di ragionare.
     
    Il punto è che sono i più avvelenati detrattori del CAI (donne ma anche uomini) che mescolano le due cose, e mi pare che nel tuo stesso pezzo (quello dell’articolo), riportando un elenco di frasi dette da uomini, sei tu la prima che commetti lo stesso minestrone. A maggior ragione i detrattori del CAI, come la Martina del 75 e company, quando si lanciano in pubbliche dichiarazioni con i rispettivi contenti. Prendiamo la Martina, come puro esempio di riferimento: oltre a esser lei a incappare nel sopra citato minestrone (e non certo io!), a forza di ripetere queste cose pubblicamente rischia di creare un danno di immagine al CAI. Quanto meno infastidisce chi nel CAI si trova bene e al CAI è affezionato. penso che il Sodalizio dovrebbe prendere una posizione nei confronti di soggetti che dileggiano pubblicamente il sodalizio stesso.
     
    A parte ciò, la conclusione concettuale  è sempre la stessa: non siete felici nel CAI? Non ci trovate bene? Non vi sentite valorizzati/e? Bene, prendete la vostra strada, ma lasciate perdere il CAI.

  29. 119
    Carlo Crovella says:

    @116. anche tu se duro di comprendonio e sotringi a ripeter le cose diecimila volte. Ho già detto che se per “sessisiamo” si intede una mentalità che freni le donne nella loro possibilità di fare carriera interna interna an CAI, ho già ampiamente detto che tale fenomeno NON esiste. Ho portato anche migliaia di esempi dell’area CAI che frequento abitualmente. Tuttavia, ad maiora come dicono i giuristi, è stata costituita una commisaionew, sulla cui efficacia io personalmente nutro moilti dubbi (se il problema sottostante NON esiste, npon è che possoano corregggere chissà che). Tuttavia adesso la Commisione esiste e quindi almeno serve per tapparvi la bocca su questo specifico versante. sottolieno pèerò che tale commissione è stati istituita con delibera del presidenziale (carica attualmente ricoperta da un uomo, come ben  sapete) e epr rispondere ai dettami della Agenda 2030. Quindi inneggiare, come mi pare faccia il 113, alle donne che vogliono cambiare le cose significa non aver capito niente del quadro:_ quelle che sono genuinamente interessate al tema “togliere paletti alle carriere interne nel CAI”, in tutta sincerità, sono così determinate e capaci che, se vogliono arrivare a cariche ti responsabilità, ci sono “già” arrivate, anche senza commissione.
     
    L’altro tema, quello delle molestie, comporta – in interventi a tavolino qui o altrove – spesso il coinvolgimento del termine “mentalità sessista-maschilista”, che viene identificata come l’humus da cui deriva il presunto sentirsi in diritto dai provarci con tutte, purché respirino. Se rileggi con attenzione gli interventi di chi sostiene ciò (siano gli autori degli stessi donne ma anche uomini), vedrai che i termini “sessismo” e “maschilismo” sono spesso usati nei loro ragionamenti.
     
    Quindi se c’è un errore concettuale, un uso non adeguato del o dei termini, esso va scritto inizialmente a chi si lancia in crociate senza senso contro il CAI, facendo un minestrone pazzesco (e ridicolo), in cui mescola anche i termini, non solo i concetti. Per il bene di tutti, ma specie dei soci CAI, va fatta piazza pulita di tutte queste dichiarazioni pubbliche.

  30. 118
    Matteo says:

    Aggiungendomi a Placido e Agnese io direi che “stupido è chi lo stupido fa”, ovvero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire…o in questo caso leggere.

  31. 117
    Placido Mastronzo says:

    Scrive Teo al commento 87, rivolto ad Agnese:

    E non essere volgare, le donne volgari le ho sempre ritenute poco femminili, ed è un gran peccato.

    Sono anche frasi come questa che svelano gli stereotipi e i pregiudizi che frenano il vero cambiamento. Finché non ne prenderemo atto (io per primo, eh… non sono certo meglio degli altri) le cose non potranno mai cambiare nella sostanza.
    Non me ne voglia Teo: prendo la frase solo come esempio. Niente di personale, ovviamente.

  32. 116
    Placido Mastronzo says:

    Crovella: al 114 confondi sessismo con molestie (e probabilmente anche in altri commenti, vista l’abitudine all’uso della carta carbone).
    Matteo al 113 ha parlato di “sessismo”, non di “molestie”.
     

  33. 115
    Agnesd says:

    Aridaje, NO. Nessuno afferma che la commissione nasca con l’intento di fare da tribunale in casi di eventuali molestie, ci si augura solo che una maggior presenza femminile porti maggior sensibilità sull’argomento.
     
    Se avete facebook vi invito a visitare questo link della pagina ufficiale del CAI, dove cito “al fine di perseguire gli obiettivi dell’Agenda 2030 e in particolare del Goal 5, il Club Alpino Italiano a istituito una Commissione permanente Politiche Sociali – Uguaglianza di Genere”. 
    il primo, PRIMO, punto del Goal 5 è, rullo di tamburi, “Eliminare ogni forma di discriminazione e violenza contro le donne.” c’è lo stemmino del CAI sulla foto o sbaglio? BOOM BABY ??
     
    https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid0CNR9bHH1d19bWR3AdvMDLPRVYfcAwnpWPYGSvoYqDr6ZXiLMTdmMer1ckLXJCdMHl&id=443027039113334

  34. 114
    Carlo Crovella says:

    Dopo 113 commenti, per colpa di uno dei tanti “illuminati”, siamo ritornati al vizio di origine e bisognerebbe ricominciare tutto da capo…
     
    All’inizio di tutto il ragionamento c’è la netta distinzione fra il campo d’azione della neonata Commissione e l’altro tema, quello delle “molestie”.
     
    Sono due cose nettamente  separate e chi le mescola o è proprio tonto di natura o e’ in mala fede. I rischi di danni di immagine cui è esposto il CAI si incentrano sulle infondate dichiarazioni che collegano il CAI al secondo argomento e, inoltre  sulla propensione a mescolare questi due temi che sono nettamente distinti.

  35. 113
    Matteo says:

     o Ma il CAI è obbiettivamente sessista, almeno quanto lo è a tutt’ora la società in generale, senza quindi prefigurare reati o anche solo “tolleranze” indebite.
    Lo è per ragioni storiche e, temo, per l’anzianità di dirigenti e la loro mentalità
    La situazione non è peggio di altri gruppi, credo; per fare un esempio, basta guardare quante poche donne ci sono in un gruppo di ciclisti da strada e paragonarle a quelle di un gruppo di mtb.
    Ma il sessismo è indubitabile; credo che sia a questo che possa servire (forse) la commissione e capisco perfettamente le donne che vogliono cambiare le cose si appassionano al tema.
    E le stimo.

  36. 112
    Carlo Crovella says:

    No  è così. Se si fanno ripetiti interventi (tenendo anchr conto anche di più autori/trici) sul tema specifico “sessismo”, collegandolo in pezzi in cui è coinvolto il CAI, non ci si può poi “salvare” dicendo che erano solo critiche alla mentalità vecchia e bacucca… rileggiti molti commenti, nonché il pezzo di Agnese nell”articolo, non verte sulla mentalità da vecchi ma sul tema principale.
     
    A ch si “limita” a esprimere solo delle generiche critiche al CAI perché ha una mentalità da vecchi, rispondo che basta non frequentarlo e astenersi dall’associari.

  37. 111
    Matteo says:

    Ti hanno fatto già notare, e io lo ribadisco, che nessuno, ma proprio nessuno, nessuno, nessuno (a te che piacciono le ripetizioni!) ha mai scritto o alluso al CAI come covo di molestatori
    Ma forse, quello che ti da tanto fastidio è che si sia scritto che l’ambiente e la mentalità del CAI non brillino per apertura mentale…e in realtà lo sai benissimo anche tu, che l’hai definito “democristiano”

  38. 110
    Carlo Crovella says:

    @109 quella sarà anche la tua impressione, ma non corrisponde alla realtà. Per danni all’ immagine pubblica, intendo che non si può parlare pubblicamente del CAI allundendo, in modo diretto o indiretto ad esso come a un ambiente di molestatori. Queste valutazioni, già poco gradite se giungono da “non soci”, sono del tutto incoerenti (con lo status di socio) se pronunciate (e ripetute) dai soggetti soci, perché non puoi sputare nel piatto in cui mangi. ci sono delle norme disciplinari che impongono ineccepibili comportamenti dei soci tanto fra di loro quanto nei confronti del Sodalizio. E parlarne male pubblicamente è atto che io ritengo comporti la violazione di tali nostre norme.

  39. 109
    Matteo says:

    “Inoltre non è il singolo articolo il punto critico, ma l’attività complessiva generale …che sta rischiando di produrre danni all’immagine pubblica dell’Istituzione. “
    Detto in altre parole, non è quello che dici il problema, ma il fatto che diverse persone lo dicano…
     
    Comunque non ti preoccupare, l’immagine pubblica dell’istituzione è talmente trascurabile che nessun danno le potrà essere arrecato!
    E i tuoi ripetuti e ripetitivi interventi concorrono ad abbassare anche la qualità dell’immagine pubblica.

  40. 108
    Agnese says:

    Grazie dell’avvertimento, in caso mi prenderò le conseguenze delle mie parole ?

  41. 107
    Carlo Crovella says:

    Accidenti sei proprio di coccio. Sto facendo riferimento a punti comportamentali interni del nostro sistema normativo (che tu dimostri sistematicamente di non sapere manco che esista, figurati se lo conosci nel dettaglio), non a leggi dello Stato. Inoltre non è il singolo articolo il punto critico, ma l’attività complessiva generale (che però comprende anche te) che sta rischiando di produrre danni all’immagine pubblica dell’Istituzione. Vi sono dei doveri comportamentali a carico dei soci, sia fra di loro,  ma anche fra il singolo socio (o gr di soci) e il Sodalizio. Non è pensabile che perduri all’infinito la situazione in essere, ovvero quella in cui, attraverso interventi di natura pubblica (articoli, commenti, interviste ecc ecc ecc) si diffonda ripetutamente un’immagine distorta del Sodalizio. Il tema sottostante (che sia questa bufala del sessismo o, a puro titolo di esempio, l’ipotetico fatto che siamo del truffatori economici) è irrilevante. Io ritengo che, complessivamente (cioè non solo.in questa sede) si sia già andati oltre, e quindi sarei già intervenuto ufficialmente, ma prima o poi a qualcuno di voi “scapperà l’acceleratore” e andrete fuori dal seminato. Se siete oculati, recepite le considerazioni del caso finché siete in tempo, se non siete oculati… le nasate saranno di vostra competenza.

  42. 106
    Agnese says:

    “Compirete passi che non saranno più coerenti con il rispetto delle norme vigenti”? Per quel che ne so io scrivere un articolo con la propria opinione non infrange nessuna legge. 
     
    @103 fa davvero tristezza che per colpa di un gruppetto di idioti ubriachi ci rimetta l’immagine di tutti gli Alpini.
     
    Ah, e per quelli che correranno a dire “non sono fatti accertati da nessuna denuncia!!! Femministe vigliacche! Vi inventate tutto!” vi riporto questo: le donne non denunciano perché spesso hanno paura di non essere credute.

  43. 105
    Carlo Crovella says:

    Col 101 ho spiegato, sintetizzando e anche semplificando al massimo, il quadro in cui deve comportarsi il socio (m o f che sia) del CAI. L’ho fatto perché voi dimostrate di non conoscere minimamente nulla del CAI. Non volete fare attenzione ai suggerimenti? Ma fate pure, son fatti vostri. Senza rendervene conto, a forza di muovervi a casaccio, compirete dei passi che saranno non più coerenti con il rispetto delle norme vigenti (fermo restando che io ritengo che in molti siate già oltre questo limite). Siete adulti e vaccinati, dovete saper capire come e quando si possono o non si possono fare le cose.

  44. 104
    Matteo says:

    “A mio parere siete già tutti/e andati/e ben oltre quell’argine.”
    E qui un bel “e chissenefrega” non ce lo vogliamo aggiungere?

  45. 103
    CARLO BARBOLINI says:

    Questa mi sembra interessante anche se non direttamente collegata al CAI
    https://www.open.online/2023/03/10/alpini-manuale-contro-molestie-raduni/
     

  46. 102
    Agnese says:

    Bla bla bla bla… una volta letti i primi 2/3 commenti poi il resto sono solo ripetizioni infinite degli stessi concetti.
     
    beh, grazie! sapendolo uno risparmia tempo ??

  47. 101
    Carlo Crovella says:

    Quanto poco sapete di cosa sia davvero il CAI! E fate davvero ridere a voler discettare sul CAI medesimo che, come dimostrate all’atto pratico, è “cosa” completamente sconosciuta per voi.
     
    Il CAI non è né di uno né nell’altro. Non può quindi né il sottoscritto né nessun altro  individuo (o gruppi di individui) plasmare il CAI in un certo modo o in un altro.
     
    La realtà del CAI non è lasciata al caso né alle ondivaghe opinioni del momento (per cui oggi il CAI è in un modo, perché quello è l’orientamento dominante, e domani il CAI è in un altro, perché è cambiato l’orientamento dominante).
    La vita del CAI è determinata, con estrema precisione, da un complesso insieme di norme, a cominciare dallo Statuto per arrivare ai vari regolamenti, compresi quelli disciplinari.
     
    L’insieme di queste norme NON è stato scritto da me, ma è preesistente è perfoino alla mia “antichissima” iscrizione al CAI. Quindi questa architettura del CAI non è la conseguenza di una mia visione, anche se io condivido la visione che nei fatti anima l’insieme delle nostre norme. Ma tale insieme di norme esiste a prescindere da me. L’insieme di queste norme viene  sottoscritto. da qualsiasi socio, in automatico con l’adesione iniziale al CAI. Il socio ha l’obbligo si rispettarle. TUTTE. Tale obbligo permane in essere per tutta la durata della sua associazione.  E’ un principio che vale per me come per qualsiasi altro socio. Di conseguenza nessun socio può considerare “suo” il CAI, proprio per questo meccanismo: la vita del CAI è determinata da un insieme di norme che sono “apersonali”
     
    Viceversa, fin dall’adesione iniziale, ogni socio deve farsi parte attiva per conoscere a fondo il sistema normativo che regola la vita del CAI, altrimenti rischia (magari in buona fede, ma ciò è irrilevante) di violarle. Quindi, prima di parlare (specie dei massimi sistemi sessisti o meno del CAI), mettetevi a studiare a fondo le norme che regolano il CAI, sennò parlate a vanvera, come infatti sta accadendo.
     
    Nessuna associazione può sopportare a lungo che si parli male pubblicamente dell’associazione medesima. Anche se ciò viene fatto in buona fede. Se poi l’associazione è fondata principalmente sul coinvolgimento dei soci in termini di volontariato, l’associazione non è un’entità astratta, ma “coincide” con i soci stessi, intendo con quei soci che condividono l’ideale. Parlar male dell’associazione (anche senza rendersene conto) alla fine risulta offensivo sia verso l’associazione che verso le centinaia di migliaia di associati che condividono gli ideali dell’associazione. Vale indistintamente per ogni autore delle dichiarazioni: maschi, femmine, soci, non soci. Se sono soci, il quadro normativo interno affronta la fattispecie, come per qualsiasi altro comportamento.

  48. 100
    Roberto Pasini says:

    Urca. Già vedo il supplizio che attende la strega Agnese. Eccola trascinare non una ma due croci appenniniche millesimate lungo le pendici del monte dei Cappuccini tra due ali di caiani sabaudi nelle loro scintillanti armature. Sventolano le bandiere con l’aquila e nell’aria si diffonde, solenne e austero il grido : “Il CAI è nostro, viva il mosto” La reproba è ovviamente discinta, in pantaloncini aderenti da falesia, con evidenti segni di frustate, secondo le più classiche fantasie sadomaso. Illuminata dal sole dell’avvenire brilla la scritta scolpita nel marmo delle colonne del Tempio: “Più Gianduja per pochi”. Ma il carnevale non e’ finito? Buona continuazione e buon divertimento.

  49. 99
    Agnese says:

    … e con quest’ultimo commento non fai altro che confermare che ti senti dio, perché ritieni che le tue affermazioni siano le uniche valide. 
    E ti permetti pure di pretendere che gli altri stiano zitti, che accettino la tua conclusione come definitiva, fondamentalmente perché ti rompe le palle sentire questi discorsi e ci tieni ad avere a tutti i costi l’ultima parola. Visto che sembra chiaro che non mi hai smosso nemmeno di un millimetro dalla mia posizione, perché non molli tu l’osso? se hai ragione lascia che i fatti parlino da soli e mi smentiscano no?  É solo l’ego che ti fa continuare a parlare.

  50. 98
    Carlo Crovella says:

    Nel mio 97, il rinvio è al precedente commento 93 e non 92.

  51. 97
    Carlo Crovella says:

    State farneticando completamente.
     
    Non  si tratta del “mio” CAI: da sempre il CAI è quello che descrivo, non perché piaccia a me, ma per finalità statutarie, concettuali e consuetudinarie. Anche il CAI ha (come tutti, individui e istituzioni) dei difetti, per cui è sensato e opportuno migliorarli, ma i difetti che vengono rinfacciati al CAI su questo punto NON ESISTONO. O quanto meno non esistono nei modi e nell’intensità prese a pretesto solo per dare addosso.
     
    Il diritto di parola trova un suo argine nel non risultare offensivi né per l’istituzione né per i soci che si riconoscono in “quella” istituzione. A mio parere siete già tutti/e andati/e ben oltre quell’argine. Tuttavia stiamo dialetticamente più prudenti e diciamo che ci siete a cavallo. Non si tratta di una frase, di un concetto, di una persona o dell’altra. Si tratta del fenomeno nel suo complesso, che ormai non è più tollerabile. Per cui vi invito a smetterla (tutti e tutte), non solo in questa sede, ma in generale,  per i motivi e con la conclusione del mio commento 92.

  52. 96
    Martina says:

    Sia ben chiaro che se una donna presta favori sessuali ad un uomo di potere in cambio di una promozione quella donna è una vittima di molestia sessuale. Laddove c’è un disequilibrio di potere è sempre la persona che detiene il potere a decidere. E se un uomo decide di dare una promozione in cambio di favori sessuali sta estorcendo un consenso sotto ricatto. Perciò non esistono donne che vanno a letto per fare carriera, esistono uomini che richiedono favori sessuali abusando del proprio potere. Poi esiste una mentalità da spogliatoio che ribalta la responsabilità sulla donna, facendo quello che si chiama victim blaming. E che rende difficile se non impossibile denunciare alle autorità le molestie sessuali. E tutti questi sono i motivi per cui ci sono poche donne in posizione di potere. Spero di essere stata chiara stavolta.

  53. 95
    Agnese says:

    A ‘sto punto mi vien da chiedermi: Crovella, ma perché non ti fai tu il tuo CAI dove ammetti i soci che vuoi (l’idea che ci dovrebbe essere una selezione come dici tu mi fa scompisciare), te lo gestisci come vuoi tu, portando avanti gli ideali che vuoi tu?
     
    Ah no, ti piace troppo sentirti dio dicendo agli altri come dovrebbero comportarsi o cosa dovrebbero pensare ????

  54. 94
    Martina says:

    La comprensione del testo è carente: se una donna in posizione apicale per gli uomini che commentano è una che l’ha data alle persone giuste, quella donna non sarà mai rispettata per il ruolo che ha. Questo è il significato della frase in italiano.

  55. 93
    Carlo Crovella says:

    Io concludo dicendo che i vari detrattori del CAI (siano essi femmine o maschi), nella totalità delle loro posizioni (quindi non in questa o in quella specifica frase), hanno raggiunto un livello ormai insopportabile. Insopportabile soprattutto da parte della compagine sociale del CAI, che non ne può più di questo sparare a zero sul CAI e, di conseguenza, anche sui suoi soci. Il CAI non è una pecie di entità astratta, ma è l’insieme dei suoi soci. Per cui sparare a zero sul CAI inevitabilmente significa sparare a zero sulla totalità dei soci.
     
    Quindi gettar fango sul sodalizio comporta in automatico gettar fango sulle centinaia di migliaia di persone che “sentono” genuinamente il valore morale di appartenere al CAI e che “investono”, in un’ottica di puro volontariato, tempo, energie, a volte anche soldi (costi vivi  non rimborsati, ecc), nonché mettersi a disposizione assumendosi responsabilità giuridiche (es condurre gite sociali) per il solo piacere di dedicarsi ad un ideale. Il CAI “è” questo ideale. Se non condividete questo ideale, fatevi da parte.
     
    Mi rivolgo indistintamente a tutta la pletora di detrattori del CAI, quindi non ho nel mirino né “tizio/a” né “caio/a”. Questo reiterato gettar fango sul CAI (e, anche senza volerlo premeditamente, sugli associati) non può proseguire né tanto meno accentuare (come sta accadendo da alcuni mesi) i toni e la gravità delle cose che vengono dette. Il sodalizio non resterà muto e inerte a lungo. Lo “deve” ai suoi soci. Ai soci “veri”.
     
    Sono convinto che siamo vicini al momento in cui chi di competenza realizzerà le azioni adeguate alla situazione e, se del caso, prenderà i conseguenti provvedimenti.

  56. 92
    Roberto Pasini says:

    Caro signor Teo, per quanto riguarda il radical mi pare che lei non scherzi con la radicalita’ di certe sue posizioni. D’altra parte il ritorno ad una maschia radicalita’ va molto di moda oggi anche negli ambienti dei blog di montagna, contrapposta ad una decadente e fluida moderazione. Per quanto riguarda lo chic , se lei segue anche la parte iconografica di questo blog, avra’ notato che esiste lo stile “elegante trasandato” , chiamato nelle osterie della Carnia “shabby chic” . Sono sicuro che anche le pelli che lei indossa con grande eleganza, la sua clava nodosa  e il deodorante Wild Bear che utilizza in abbondanza sotto le ascelle siano scelti con cura, anche senza l’aiuto di un personal shopper alpino. Le posso assicurare che sono anche di tendenza e di sicuro effetto in certi localini di Porta Venezia a Milano, frequentati dai fan di Sala& Schein. Quindi vede che lei ha molti punti di contatto con la radical chic capitolina sora Agnese, che sicuramente abita alla Garbatella, la Garbatella di oggi non quella di Giorgia, come lei ha intuito con fiuto montanaro.   È questo è bene, perché è un bello scoprire che è più ciò che ci accomuna che ciò che ci divide, soprattutto nelle coppie di fatto dello spettacolo, tipo Corona & Bianchina. La attendo con ansia a San Siro, alla curva sud.  Si faccia riconoscere, come disse la signora a John Holmes che indossava con grande chiccheria solo il suo impermeabile doppio petto. 

  57. 91
    Agnese says:

    Ma dai?! Non avevo capito che eri psicologo nella vita, da quattro righe mi hai già etichettata per bene. Un miracolo!
    Quanto dev’essere bello pensare di vivere con la verità in tasca, sempre convinti di essere nel  giusto eh?
    Bello mio, puoi venirmi a raccontare quanto ti pare che quello che tu chiami insulto “colorato” (traducibile con “n****o di merda”) allo stadio non è razzista, ma rimane il fatto che lo sia, punto. L’agonismo è ben altro. L’ultras che urla non è che quando esce dallo stadio all’improvviso diventa un santo, e lo dimostrano le cronache dei giornali.
    Sarebbe bello sapere se avessi il coraggio di ripetere una roba del genere davanti a una platea ben gremita, dove ti si potrebbe vedere bene in faccia. Troppo facile dietro uno schermo.
     

  58. 90
    Teo says:

    @89 non vedevo l ora che lo dicessi. Viene ancora una volta dimostrata, da parte dei benpensanti radical chic (se vuoi potrei tracciare un tuo profilo senza conoscerti) l incapacità a contestualizzare e a capire, additando subito come razzista un “buu” in un’arena dove l esasperazione agonistica di riflesso si riverbera sugli spalti. Invece se ne fa un dramma, ottenendo l effetto opposto. Esattamente come la questione femminismo, che in questo caso, come in molti altri, mi sembra più un vezzo alla moda di signore infastidite dalla quotidianità e in cerca di un minimo di visibilità per riempire le proprie giornate. E la reazione acida ne è la prova ?
     

  59. 89
    Agnese says:

    E comunque l’affermazione di cui vai tanto fiero, è razzista.
    E te l’hanno già fatto notare nell’altro post.

  60. 88
    Agnese says:

    Guarda, non vedevo proprio l’ora che arrivasse qualcuno a dirmi in quali battaglie impegnarmi, quanto essere volgare, come impiegare il mio tempo, chi votare… ci manca pure che mi dici come vestirmi o cosa mangiare ??‍♀️
     
    se sei così tollerante e altruista, tollera l’idea che faccio un po’ quello che mi pare. Sciò sciò.
     
     

  61. 87
    Teo says:

    Cara Agnese, sei proprio sicura, nel tuo caso, sia una dote dire quello che pensi? Per il resto non rinnego una parola di quello che ho detto, sono una delle persone più tolleranti e altruiste che ci possano essere, semplicemente mi fanno ridere e mi danno fastidio queste ipocrite battaglie da radical chic, tipiche di un certo modo di pensare alla moda. Sfrutta meglio il tuo tempo, invece di sfogare le tue frustrazioni con insensati articoli, vai a fare un po’ di sano, e anonimo volontariato. Ricambio il ? o è stalking? E non essere volgare, le donne volgari le ho sempre ritenute poco femminili, ed è un gran peccato.

  62. 86
    Agnese says:

    Ah Teuccio, mi chiedevo quando saresti arrivato… Sai nel tanto tempo libero che ho a disposizione (e che uso un po’ come minchia mi pare), ho anche ritrovato questa tua affermazione: “mi fa ridere la lotta al razzismo, sospendendo le partite per un buuu di troppo o un insulto colorito o “colorato”. Lasciamo urlare gli ultras”
    Non l’ho aggiunto alla mia collezione di commenti solo perché non rientra nell’argomento sessista, ma è una perla che definisce perfettamente che persona sei.
     
    Ps. la risposta alla tua domanda sul perché ho comunque accettato di scrivere l’articolo è scritta due righe dopo quelle da te citate. Se non sai leggere mica è colpa mia ?

  63. 85
    Agnese says:

    Crovella, l’insinuazione verso il CAI nel commento ce l’hai vista tu.
     
    Se c’è una qualità (eh sì, ne ho anche io!) per cui vengo riconosciuta, è quello di dire esattamente quello che penso, senza significati nascosti.
    Tu interpreta pure come ti pare, ma ti dico candidamente che hai proprio toppato.

  64. 84
    Carlo Crovella says:

    Il tarlo di fondo delle dichiarazioni aspramente critiche verso un ipotetico (ipotetico, perché nella realta’ NON è così) CAI sessista-maschilista ecc è che tali dichiarazioni proiettano sul CAI i “desiderata” che in realtà riguarderebbo cambiamenti della società nel suo complesso.
     
    Io non condivido in pieno neppure le considerazioni riferite alla società generale, ma concentrarle sul CAI è proprio un errote madornale. Trovo ridicolo che sia motivo di frustrazione in generale il fatto che si dica a un maschietto che piange “non far la femminuccia”. È ridicolo prendersela prt cose di questo tipo  ma è completamente sbagliato tirare in ballo il CAI su tematiche di portata sociologica.
     
    Il CAI non ha la finalità statutaria di cambiare e migliorare la società. Di questi problemi il CAI se ne può, anzi se ne deve “battere” alla grandissima. La finalità statutaria del CAI è ben definita dall’art 1 del ns Statuto: ,”la pratica dell’alpinismo in tutte le sue forme, la conoscenza delle montagne e la difesa del loro ambiente naturale”. PUNTO.
     
    Non c’entra niente il miglioramento della società fra i ns obiettivi statutari. 
    Ovvio che fra noi soci (sia m che f) deve vigere il massimo rispetto imperniato, prima ancora che sulle norme di legge, sull’educazione. Ma è concetto che non si limita solo al modo di “trattare” le socie. Riguarda la totalità dei comportamenti umani: fra noi soci non ci rubiamo soldi né materiale l’un l’altro, non ci insultiamo, non ci facciamo sgarbi né ingiustizie. Bon lì. Nessuno deve mancare di rispetto a una donna ma ciò si inserisce nel piu’ ampio concetto che nessuno deve mancare di rispetto ad un qualsiasi altro individuo. PUNTO.
     
    Dopo aver ricordato che  in oltre 50 anni di CAI, io non ho mai assistito a situazioni esecrabili, sottolineo ancora una volta che sono tantissime le donne del CAI giunte a ricoprire cariche impegnative e di responsabilità. Se sono lì e perché sono oggettivamente “capaci” e le donne che io conosco di persona in ruoli apicali sono MOLTO capaci. Certamente il CAI è del tutto estraneo a modelli di scambio per cui vengono nominate delle donne al seguito di favori sessuali.
     
    Questa insinuazione, come un po’ tutta l’impostazione delle aspre critiche al (presunto) CAI sessista, feriscono e indignano chi invece si riconosce nel valore di appartenenza al CAI. Dovreste quindi smetterla con tutte queste dichiarazioni negative, con risvolti a volte esagerati o addirittura falsi. La conclusione è quella chiara e semplice: se il CAI non vi piace, cercate altrove la vostra strada.

  65. 83
    Teo says:

    Partiamo subito dalla considerazione che Agnese ha molto tempo libero, per andare a leggere e riportare tutti i commenti di precedenti discussioni. Si vede che non è ancora una donna abbastanza di potere:). Poi scrive:” Lo so, lo so, quando questo articolo verrà pubblicato mi ritroverò anche io con un mucchio di commenti del cazzo, che è ora di finirla di parlare di queste cose, che non si può pretendere un cambiamento immediato e bla bla bla”. Ecco, se già lo sapevi perchè l’hai scritto? poi sempre da vedere se “del cazzo” siano i commenti… Comunque, invito anche lei, insieme alla Gionti, che tra poco apparirà, a iscriversi al PD. La Schlein è la nuova luce del femminismo italiano.

  66. 82
    Agnese says:

    Crovella datti una calmata stavolta, io ho risposto a Martina e ho fatto un esempio generico di alcune dinamiche che si instaurano nei luoghi di lavoro.
     
    Non ho toccato minimamente, nemmeno di striscio il CAI, piantala per una stramaledettissima volta di vedere attacchi al CAI dappertutto. 

  67. 81
    Carlo Crovella says:

    @80 Respingo fermamente l’ipotesi che tale modello di “scambio” esita all’interno del CAI.
     
    Sono disgustato dalla 75, me anche dall’insinuazione del coinvolgimento del CAI nel suddetto modello come da 80.
     
    Se il CAI vi va schifio, andatevene e fate la vostra strada. Nessuno vi rimpiangerà, statene certe.

  68. 80
    Agnese says:

    @ Martina forse la frase ti è uscita male, ma affermare che le donne ai vertici si fanno strada a botte di favori sessuali non è molto lusinghiero. 
    che poi ci sia un sistema dove gli uomini approfittano della loro posizione di potere rispetto alla donna per poter ottenere prestazioni dietro promesse di favori, ricatti, minacce, mobbing etc è un dato di fatto, basta andare a guardare i dati delle denunce di molestie sul lavoro.

  69. 79
    Carlo says:

    75, a chi l’avrebbe data la  Nilde Iotti, la Tina Merlin ??????? 
    Si vergogni

  70. 78
    Cla says:

    Sia mai che alcuni uomini di potere l’hanno dato alle persone giuste e del rispetto del ruolo se ne fottono.

  71. 77
    Fabio Bertoncelli says:

    “[…] finché una donna di potere sarà una che l’ha data alle persone giuste non ci sarà mai il rispetto del ruolo.”
     
    Insulto ripugnante verso tutte le innumerevoli donne di potere «che non l’hanno data alle persone giuste» ma che si sono realizzate grazie alle loro capacità.
     
    … … …
    Se un maschio avesse detto: «Le donne di potere sono tali perché l’hanno data alle persone giuste», che sarebbe accaduto?
     

  72. 76
    Carlo Crovella says:

    Mamma mia! A leggere ste ‘stramberie, spero che la tstrutturale vischiosità del CAI verso le novità risulti particolarmente accentuata sul tema. Infatti un CAI prospettivamente infarcito di individui come la 75 (per non parlare della 74…) sarà un CAI destinato ad andare sempre peggio.
     
    Il CAI di oggi è già caratterizzato dalla presenza di moltissime donne “capaci” e che ricoprono cariche apicali senza “averla data”.
     
    Tra l’altro a dire cose del genere risultate particolarmente offensive verso le altre donne, altro che “sorellanza”. Immaginiamoci se un’insinuazione del genere l’avesse fatta un maschietto: apriti cielo!
     
    In tutta sincerità, il risvolto disgustoso di queste tematiche è solo il vostro

  73. 75
    Martina says:

    C’è da fare tantissima strada, far sentire la nostra voce è un diritto è un dovere. Cosa significa che le donne hanno iniziato a muoversi da poco? Le donne marciano su questa terra dallo stesso tempo degli uomini, abbiamo la stessa storia, solo che la nostra è una storia di repressioni e violenze subite. La violenza cambia volto, diventa subdola ma non scompare. È c’è una diretta è dimostrabile correlazione tra la mentalità da caserma e la carenza di donne ai vertici. Perché finché una donna di potere sarà una che l’ha data alle persone giuste non ci sarà mai il rispetto del ruolo.

  74. 74
    Agnese says:

    Sì Marcello, non ci si poteva opporre, perché chi si opponeva non andava incontro a belle conseguenze. un po’ di realismo su, non me le sto inventando io eh. C’è un bellissimo libro di Nuto Revelli che parla proprio di questo.
     
    Son d’accordo con te sul fatto che le imposizioni le subivano anche gli uomini, ma infatti il patriarcato fa male anche a loro.
    Come a noi donne vengono imposti degli stereotipi da rispettare, la stessa cosa viene fatta all’uomo. C’è sto mito del “vero uomo che non deve chiedere mai” che è duro a morire. Se un bambino si mette a piangere gli si dice di non “fare la femminuccia”. Se per disgrazia sei emotivo sei subito bollato come checca. Mi fa davvero molta tristezza vedere un sacco di ragazzi perfettamente a posto, carini ma non degli adoni, soffrire perché non hanno l’addominale scolpito ma invece un rotolino di ciccia (del tutto irrilevante). 
    sulla crociata, ti dirò, io penso che il CAI  non sia un entità sterile impermeabile agli eventi del mondo esterno, e quindi un po’ di sensibilizzazione va fatta anche lì. Ripeto anche che mi è stato chiesto di dire la mia con l’articolo, e non vedo cosa ci sia di male a dire la mia opinione. 
    Tranquilli che non mi troverete a fare il tour delle sezioni CAI per la difesa delle donne.

  75. 73

    I matrimoni si combinano tra famiglie e non ci si poteva opporre?
     
    A parte che vale anche per i maschi ma questo accade ancora oggi in una certa società. 
     
    Comunque, Agnese, pur approvando la tua crociata, credo che il Cai sia il luogo meno adatto in cui farla.

  76. 72
    Agnese says:

    Non c’era il diritto di voto, non c’era la legge sul divorzio, c’era il delitto d’onore e il matrimonio riparatore. I matrimoni si combinavano tra famiglie, non ci si poteva opporre. E non esisteva non andare in Chiesa, perchè così dettava la società. L’aborto? Pura follia. Etc etc etc…
    Dici a me che vado fuori tema, ma l’Iran l’hai tirato fuori te. Mi spieghi che c’entra? Poi, vogliamo passare a parlare di regimi totalitaristi e dittatture? In Iran le donne vengono uccise se osano farsi vedere a capo scoperto. A-capo-scoperto. Te capi’?
     
    Io sono ben felice di essere nata qui dove ho molte più possibilità e libertà, ma non c’è la parità. Continuo a non vedere la connessione tra la situazione della donna in Italia e di quelle in Iran. Sono oppresse, sono messe tanto peggio, ma che c’entra col discorso che stiamo a fa’ qua?

  77. 71
    Cla says:

    La Cristoforetti avrebbe molto… SPAZIO anche a casa sua, dove fare delle belle orbite con il Dyson, scoprire galassie di polvere, nuovi pianeti a forma di cipster sotto il divano, detriti spaziali pericolosi, nanoparticelle sui tavoli

  78. 70
    Enri says:

    Perché era obbligo per legge andare in chiesa alla Domenica?
    E però’ non tiriamo fuori l’Iran…
    Ma smettila di dare giudizi sugli altri e attieniti ai contenuti.
     

  79. 69
    Agnese says:

    E con “imposizioni prestoriche, SE MAI ESISTITE” Enri vince il premio per il commento più insulso di tutto il post.
     
    Se mai esistite? Ma vatti a leggere un libro di storia va’. Il diritto di voto l’abbiamo conquistato 77 anni fa, non nella preistoria. E tutt’ora le donne che non vogliono avere figli o non si sposano vengono considerate donne di serie B.
    Ciao Crovelluccio, hai ragione sono solo una povera anima dal cervello annebbiato che ha bisogno di essere riportata sulla retta via. Buonanotte ??????

  80. 68
    Carlo Crovella says:

    Dopo 60 commenti complessivi la soldatessa Agnese dimostra che continua a mescolare e forse confondere due distinti concetti che sono: 1) uguaglianza di genere e 2) il tema mentalità da caserma, avances, molestie ecc ecc ecc.
     
    Il vero problema è che non è chiaro  a costei, come a tanti altri sia maschi che femmine, che questi due principi, ancorché “confinanti”, sono significativamente indipendenti fra loro
    Infatti eventuali casi isolati di istruttori che “brancolano” dietro alle allieve/socie, con l’approccio purché respirano, e magari insistono anche di fronte a evidenti dinieghi è una fattispecie concettuale completamente indipendente dell’uguaglianza di genere.
     
    E’ nella continua e reiterata confusione fra questi due concetti che si trova l’origine del potenzale danno di immagine a carico del CAI. Infatti, mentre una crociata su un effettivo ostacolo alla carriera interna di una socia (es non ‘hanno nominata istruttrice solo perché donna) è del tutto fondata e addirittira condivisibile da tutti, l’altro versante, quello dei maschi “allunpati”, ha contorni molto più sfumati e di soggettiva interpretazione. Per tale motivo non va gestito attraverso crociate pubbliche, ma con azioni, come detto, riservate e ad personam.
     
    Continuare a sbandierare pubblicamente l’esistenza di un problema di molestie diffuse a macchia d’olio nel CAI è a tutti gli effetti un’azione che danneggia l’immagine pubblica del Sodalizio.
     
    A questo punto il primo obiettivo istituzionale della neoinsediata Commisdione Uguagliaza di genere è quello di spiegare a tutti i soci e socie del CAI la netta separazione fra i due concetti. L’esigenza è quella di togliere argomenti a chi, mescolando le due cose, attiva interventi pubblici che rischiano solo di generare danni di immagine a carico del CAI. Mi attivero’ per segnalare questo punto respinsabili. Buona notte a tutti.

  81. 67
    Cla says:

    Con il 40% degli aventi diritto e i vincitori già scelti mesi prima?
    Ma stai fuori?
    C’è lo aveva già spiegato nell’800 Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo come funzionano le votazioni. 

  82. 66
    Enri says:

    64
    stai parlando dì imposizioni preistoriche, se mai esistite.
    Direi che basta così.
    grazie e saluti

  83. 65
    Agnese says:

    Ah, e non tiriamo in mezzo altre nazioni eh. Lo so che in Iran le donne fanno una vita di merda, e mi ritengo fortunata rispetto a loro. Questo non significa che l’Italia sia il paese perfetto, e ci sono ancora tante cose da migliorare da questo punto di vista.

  84. 64
    Agnese says:

    @62 non c’è niente di male ad andare in chiesa la domenica, se vuoi farlo.
     Se sei costretto è un imposizione non una scelta. Beh io l’imposizione su questa e altre cose non la voglio, grazie.
     

  85. 63
    Agnese says:

    @61 scusa ma per te il diritto di voto non è importante? Ma stai fuori? 
     
    Ti ricordo che la Cristoforetti è stata criticata perché invece che stare a casa coi figli è andata in missione nello spazio. Ed è successo l’anno scorso, non nel 1930.

  86. 62
    Enri says:

    @60
    Mi chiedevi a che giovani io mi riferissi nel mio messaggio precedente: giovani dì età, 18 anni, anche un po’ meno anche un po’ dì più’ ma soprattutto giovani nella testa. Io non so quanti anni tu abbia ma quello che tu scrivi e’ anziano. Poi con le solite cantilene…
    Tra l’altro che male ci sarà’ ad andare in chiesa tutte le domeniche….
    Il Cai come l’Iran…. Vogliamo chiederlo alla campionessa dì free climbing iraniana come se la passerebbe male nel Cai?
     

  87. 61
    Cla says:

    Se prima di me non ci fossero state donne che hanno intrapreso crociate, io ora non potrei votare, dovrei andare in Chiesa ogni domenica, molti lavori non li potrei fare e probabilmente sarei intrappolata in casa, con una nidiata di bambini, a cucinare per un marito che mi reputa la sua serva.
    SAI CHE GRANDI CONQUISTE!!!
    Aggiungerei che potete anche fare il soldato e andare sulla luna. 
    Solo fare il muratore e l’idraulico vi è ancora precluso. 
     

  88. 60
    Agnese says:

    Sentimento ricambiato. Penso che entrambi sopravviveremo alla mancanza di stima reciproca ?

  89. 59
    Carlo Crovella says:

    Ti ho detto fino alla noia che azioni sconsiderate come la tua rischiano di farrme danni di immagine a carico del CAI e quindi vanno debellate totalmente. Studierò il modo per evitare che tu ed “altri” (sia m che f) possiate davvero arrivare a fare danni significativi per il CAI.
     
    Io non ti sfottò per nulla. Dico pane al pane e vino al vino: non ti stimo per nulla.
    Il fatto che il tuo modo di rivolgerti a me mi sia o meno di fastidio per me è del tutto irrilevante. Non agisco per questo. Il punto chiave è quello del primo capoverso del commento.

  90. 58
    Agnese says:

    Se prima di me non ci fossero state donne che hanno intrapreso crociate, io ora non potrei votare, dovrei andare in Chiesa ogni domenica, molti lavori non li potrei fare e probabilmente sarei intrappolata in casa, con una nidiata di bambini, a cucinare per un marito che mi reputa la sua serva.
     
    Siccome, nonostante le conquiste, siamo ancora lontani dalla vera parità del genere, io do il mio contributo, per quel che mi è possibile.
     
    Inutile che provi a farmi passare come una mossa da motivazioni personali, o che vuole mettersi in mostra (tanto più che l’articolo mi è stato chiesto, non l’ho scritto di mia iniziativa spontanea).
     
    Che c’è non ti piace essere sfottuto? Tu appioppi a me (e altre) etichette come “vestali pseudo-femministe”, nei vari post spari a zero su tutti quelli che non la pensano come te e ti scoccia venir ripagato con la stessa moneta? ?

  91. 57
    Carlo Crovella says:

    Tranquilla, bimbetta mia, che ride bene chi ride ultimo

  92. 56
    Carlo Crovella says:

    No, non si devono fare queste stupide crociate pubbliche perché esse inventano un problema che NON esiste.
     
    Le persone come te hanno necessità di inventare dal nulla il problema con l’obiettivo di poterci scrivere “sopra”.
     
    Ma così facendo arrecare un danno al Sodalizio e questo è inaccettabile per chi è affezionato al sodalizio.
     
    A chi il CAI è indifferente i addiritturacsta sulle palle per i più svariati motivi, crociatevcomr lavtua sono manna al cielo. Ci inzuppano il pane per dimostrare pubblicamente che non sono gli unici a trovarsi male nel CAI e che e oggettivamente vero che il CAI “fa schifo”.
     
    A tutti coloro che sono a disagio nel CAI, per i più svariati motivi e indipendentemente dal fatto che siano maschi o femmine, la posizione deve essere molto chiara: nel CAI è benvenuto chiunque, ma chi protesta, scoccia r si trova vale è meglio che se ne vada per la sua strada.

  93. 55
    Agnese says:

    @Luciano tranqui, quando mi stufo lo ignoro ?? 
    Ma mi sta dando l’occasione di ribadire certi concetti, indirettamente suo malgrado è utile.
     (e poi è divertente sfotterlo un po’ ?)

  94. 54
    Agnese says:

    “Se ci sono casi singoli e isolati, essi vanno segnalati ai responsabili delle unità operative (Sezioni, Scuole ecc). Questi ultimi gestiranno il problema con intelligenza e riservatezza. Ma l’esistenzavdi un eventuale caso singolo NON significa che il Sodalizio sia “marcio”. Inoltre queste vostre crociate pubbliche non risolvono gli eventuali casi singoli (che vanno appunto gestiti da chi di dovete, non sullabpubblica piazza) e invece rischiano di creare un danno all’immagine pubblica del Sodalizio.”
     
     Crove’, non ci crederai ma su questo punto sono d’accordo con te.
    Come vedi non sono una pazza furiosa con cui non si può ragionare.
     
    Il punto su cui penso però che continueremo a scornarci all’infinito è che tu non vuoi che venga tirato fuori l’argomento perché ti fa girare le palle.
    Io invece penso che se ne debba parlare perché bisogna sensibilizzare le persone e le istituzioni, per portare l’attenzione sul rispetto altrui (non tutti hanno lo stesso concetto di rispetto, goliardata e quant’altro).
     E anche per incoraggiare le persone a segnalare, se avvengono, comportamenti scorretti. Troppo facile sennò ignorare il problema se uno/a sta zitto/a.
    Bye ??????

  95. 53
    Luciano Regattin says:

    Agnese, abbi pazienza, fai come (quasi tutti) noi: ignora. 
    Le centinaia di commenti dell’esimio sono tutti riconducibili a tre filoni: più montagna per pochi, Sabaudia Uber alles, Il CAI non sbaglia mai. Fai finta che non esista.

  96. 52
    Carlo Crovella says:

    Agnese: ribadisco che il problema generale NON esiste, specie se inteso come un problema dell’intera Istituzione. Se ci sono casi singoli e isolati, essi vanno segnalati ai responsabili delle unità operative (Sezioni, Scuole ecc). Questi ultimi gestiranno il problema con intelligenza e riservatezza. Ma l’esistenzavdi un eventuale caso singolo NON significa che il Sodalizio sia “marcio”. Inoltre queste vostre crociate pubbliche non risolvono gli eventuali casi singoli (che vanno appunto gestiti da chi di dovete, non sullabpubblica piazza) e invece rischiano di creare un danno all’immagine pubblica del Sodalizio.
     
    Segnalerò il problema perché in effetti il suddetto rischio potrebbe risultare molto negativo per il CAI e quindi è sensato che i responsabili ci facciano una riflessione.
     
    Mio quasi omonimo Carlo. Andiamo un filo fuori tema, ma un  accenno ci sta. Da quasi 15 anni circa mi batto per una montagna meno comoda con l’iniziativa #piùmontagnaperpochi. Sono esattamente contrario ai fenomeni che tu riporti. Quindi con me sfondi una porta aperta. E concordo sul principio che il CAI dovrebbe essere il contenitore ideologico in cui si coltiva la visione di un andar in montagna più scabro e severo.
     
    Sono inoltre a favore di un ridimensionamento (“guidato”) del CAI a 100.000-150.000 soci totali, cioe’ quelli con mentalità veramente “alpinistica”. Il che NON significa coinvolgere solo i top climber, ma anche i quartogradista e gli escursionisti e gli scialpinisti, però con la mentalità opposta a quella del CAI inclusivo per tutti, compresi gli esponenti del consumismo cui alludi tu.
     
    Se uniamo le forze tutti insieme, aumentiamo le probabilità di arrivare all’obiettivo.
     
     

  97. 51
    Matteo says:

    Machismo…pongo…trash…ripetizione ossessiva…stupidità intrinseca…
     
    Eppure mi ricorda qualcosa
    https://www.youtube.com/watch?v=8kvKYS2eL-Q

  98. 50
    Carlo says:

    Basta lotta con l’alpe di ottocentesca memoria.
    Basta con la conquista dell’inutile di novecentesca memoria. 
    Dovreste insegnare l’indispensabile e la rinuncia al superfluo, così si tornerebbe alla naturalità e non sponsorizzare le e-bike che tanto la ricarico al rifugio, e sono ambientalista e se mi stanco chiamo il soccorso

  99. 49
    Carlo says:

    Dovreste insegnare ai vostri associati a fare a meno dei rifugi non pretenderli più grandi e accoglienti . Dovreste impedire che vengano serviti ogni sorta di cibarie che tanto le porta su la teleferica o l’elicottero. Dovreste insegnare ai vostri associati che si può stare anche settimane senza doccia calda. 

  100. 48
    Carlo says:

    Vero che si è liberi di non frequentare il Cai….un po’ meno libero di frequentare la montagna senza imbattersi in sentieri cai (che non di possono segnare),  rifugi cai in cui se non hai soldi non sei accolto e, a quanto ne so, sono costruiti su suolo che è anche mio e non posso bivaccare sull’unico piano disponibile xchè c’è un rifugio cai. Quindi mi pare che questo pongo sia un po’ troppo pervasivo e, visto come stanno andando le cose in montagna, non mi pare stia attuando lo statuto che si è dato.

  101. 47
    Agnese says:

    Non ritengo assolutamente il CAI un covo di maniaci sessuali, ho solo voluto sottolineare un problema che è presente anche nel CAI (e tu puoi continuare a dire che non esiste, ma ti sbagli).
     
    Portare l’attenzione su questo problema è fondamentale, perché per il bene delle donne che lo frequentano, è giusto che in quei rari casi che accadano fatti del genere la faccenda non venga sminuita e dismessa come una goliardata.
     
    Detto ciò, caro Padreterno, inviperisciti quanto vuoi, fatica sprecata ?

  102. 46
    Ale says:

    Maria Vergine, che disperazione.
    Spero che almeno la commissione Alpinismo Giovanile riesca a sopravvivere alla palla di piombo (carino il lapsus) descritta dal Crovella.
    A leggere certe cose viene veramente voglia di buttare il tesserino nel cesso.
    Ah spetta, ma è esattamente quello che vuole il Crovella!
    Cacchio, adesso non so più cosa fare.
     

  103. 45
    Carlo Crovella says:

    Il mio 44 è relativo al 42 (del mio quasi omonimo).
     
    Per quanto riguarda il 43, certo sei liberissima di gare, pensare e agire come vuoi, ma allora vai pure dove vuoi. Basta che la smetti di sparare a zero sul CAI come un covo di maniaci sessuali. E’ questo che mi fa inviperire e mi conduce alla considerazione negativa sulla tua persona (NON come donna, ma proprio come individuo).
     
    Il CAI non è “mio”, certo, ma (per un elenco sconfinato di motivi che ora non ripeto) io sono uno estremamente istituzionale, “di sistema” e so che il CAI (come ho spiegato nei due interventi precedenti) tende a preferire le persone che ne fanno parte in armonia e NON quelli che si contrappongono, come si riveli tu.
     
    Per questi ultimi scatta la ben nota palla di pongo. Non c’entro niente io, in prima persona, è un meccanismo di autodifesa dell’istituzione, vecchio come il mondo e che io penso che si riproporrà sempre.
     
    Delle due l’una: A) se sei socia CAI, continuando così prima o poi incapperai nella palla di piombo e io sarò presumibilmente del tutto estraneo al meccanismo che si stringerà attorno a te. B) se NON sei socia CAI (o non lo sei più) non si capisce come mai tu continui a scassare gli zebedei al CAI e agli altri soci CAI. Se non ne fai parte, non rompere!
     
    In ogni caso, sulla base della conoscenza personale che ho del CAI, in oltre 50 anni di frequentazione consecutiva, posso convintamente affermare che  il clamore, che si  è innescato al seguito del meccanismo che ho illustrato nel commento 32 (seppur molto fastidioso al momento e potenzialmente dannoso per l’immagine pubblica del CAI), è destinato fisiologicamente a rientrare, a insabbiarsi, a esser del tutto fagocitato in una nebbia esistenziale.
     
    Fra sei mesi, al massimo un anno, nessuno si ricorderà neppure dell’affaire Montani, figuriamoci di queste quattro vestali scassaballe… 

  104. 44
    Carlo Crovella says:

    Il modello è quello storico della DC, in auge per tanti decenni. Il CAI dalla sua costituzione è sempre stato così: è la sua forza storica. Forse in futuro cambierà anche questa sua propensione (la palla di pongo), ma, come ho detto mille volte, solo al seguito della sostituzione generazionale, quindi con tempi biblici, decenni decenni, non settimane e neppure mesi.
    Nell’immediato il CAI è così: se non piace non resta che cercarsi un altro ambiente. Non siamo più negli anni ’70 e vicinanze, quando in pratica il CAI era l’unico vero canale di approdo alla montagna (a parte quello famigliare). Qualcosina di alternativo c’era anche allora, ma cose estremamente marginali e molto locali. Oggi si sono mille opportunità alternative per andare in montagna: amici, guide alpine, ASD, addirittura puoi trovare ex novo compagni di gita su Facebook (pare ci siano profili appositi: cerco/offro condivisione gite)… Quindi massima libertà, ma lasciate anche la massima libertà ai soci tradizionalisti del CAI di pretendere che il CAI non sia condizionato da opinioni numericamente così esigue da risultare irrilevanti (come sono appunto quelle in questione). Un club di 327.000 soci non può correre dietro ad ogni opinione personale, non reggerebbe. Il concetto vale su qualsiasi argomento, non solo su questo specifico tema, ma anche se le gite siano o meno corte o lunghe. 
     
    A Torino diciamo, in dialetto italianizzato: per chi ci piace, il CAI è bello, per gli altri ci fa senso.
     
    Finché alla maggioranza dei soci che lo frequentano piace “questo” CAI (quello in essere) è davvero stupido pensare di cambiarlo: la grande balena dei soci reagirà attraverso meccanismo tipo la palla di pongo. Le discussioni di alcuni sparuti individui, numericamente irrulevanti nella vita del CAI, sono quindi sterili e inutili e creano solo fastidio.

  105. 43
    Agnese says:

    Ti sfugge il dettaglio che io e te non condividiamo il lavoro, l’ambiente sociale, la sezione CAI, niente. L’unico punto di contatto è questo blog. Non vedo da cosa altro dovresti “allontanarmi”.
     
    per quel che riguarda l’argomento della Commissione, io l’ho affrontato trasversalmente, mettendo bene in chiaro che ne ho capito lo scopo.
    Poi per me poi parlare della mia speranza che una maggiore presenza femminile aiuti a migliorare il maschilismo nel CAI mi sembra una speranza legittima.
     A te non piace che se ne parli, ti fa schiumare proprio l’argomento, e ti ripeto: CHISSENEFREGA. Farò ben quel che voglio no? Il blog non è tuo, il CAI non è tuo, la montagna non è tua. 

  106. 42
    Carlo says:

    Beh, non è che il muro di gomma o “palla di pongo” sia un bel modo per gestire dissensi, proposte altre, scandali sessuali, mancati riconoscimenti, maschilismo e fascismo…..anzi.
    Non è un paese dove mi piacerebbe vivere
     

  107. 41
    Carlo Crovella says:

    Stai tranquilla che funzionerà. Affermazioni come la tua del 40 sapessi quante volte me le sono sentite dire  nella vita (mescolo tutta l’esistenza, non solo il CAI, ma è successo anche nel CAI, anni fa…) e alla fine io sono sempre sul pezzo e gli altri… “disintegrati”.
     
    Impara invece a stare in tema. Da quello si capisce se uno tiene in mano i propri ragionamenti e tu deragli alla grandissima. La comunicazione dello Scarpone verte sulla Commissione Pari Opportunità, istituzione che non c’entra un fico secco con l’altro tema “sessismo-molestie ecc”. Tu apparentemente metti le mani avanti affermando che ti è chiaro il presupposto di base, ma poi non fai altro che parlare dell’altro tema, il che significa che sei sono una scassamarroni. Non porti nessun valore positivo al CAI (perché il CAI non è come lo dipingi tu e quindi fai un danno al CAI) e, invece, dai solo fastidio ai soci.
     
    Vedrai che la ben nota “palla di pongo” del CAI ti avvilupperà con la sua melassa fino a spingerti sul confine estremo. Il passo successivo (“andartene”) lo compirai tu, ma di fatto è il CAI che te lo fa fare. Il CAI agisce sempre così con i soggetti che creano intoppi nel funzionamento della macchina. Che si tratti di maschi o di femmine, non rileva in alcun modo. Potrei citarti decine e decine di casi accaduti nella storia.
     
    Non particolare desiderio di perder tempo per descriverti cosa sia la “palla di pongo”. E’ agli atti in precedenti miei interventi. Se interessata a capire, vai a recuperare tali interventi, oppure fattela raccontare da qualche altro lettore. Tanto, vedrai che lo scoprirai prima o poi di persona. La “palla di pongo” è il CAI e il CAI è la (sua) palla di pongo. Da lì non si scappa.

  108. 40
    Agnese says:

    La tua boria è quasi ammirevole. Deve essere bello non avere mai dubbi nella vita ?
     
    La tua strategia del martellamento funzionerà con i più, ma con me hai poco da sprecare fiato, non attacca ?
    Peace & love
    ?

  109. 39
    Carlo Crovella says:

    L’esperienza di vita (61 anni) mi ha confermato quella che è una mia preferenza congenita, ovvero che nel continuare a martellare si ottiene l’obiettivo desiderato, ovvero che si sbricioli anche il granito protogino e perfino l’acciaio temperato. Stai tranquilla che so come far andar via la gente. Nel lavoro, nella vita relazionale, in montagna e perfino dal CAI.
     
    PS: nel tuo caso l’età non c’entra, invece c’entra se sei o meno “illuminata” da idee furbe. Non è così.

  110. 38
    Agnese says:

    Oh mannaggia, il Padreterno Crovella è infuriato nero, come si fa? 
    Sono affranta all’idea di aver suscitato l’ira di cotanta personalità.
     
    beh, l’età anagrafica conta, nel momento in cui tu ed Enri avete tirato in ballo che le nuove generazioni questi problemi non se li fanno. Per quanto nei sapete voi potrei rientrare nel gruppo dei giovincelli trentenni, cosa che sballerebbe tutte le vostre supposizioni (che sono appunto supposizioni, non realtà oggettive come ti piacerebbe credere).
    ??

  111. 37
    Carlo Crovella says:

    Agnese. Irrilevante la tua età anagrafica, perchè statisticamente sei “particolare” a prescindere dall’età. I giovani (m e f), in genere 18-20, 25 al massimo, cmq non oltre i 30, che frequentano il CAI con piacere, lo fanno perché a loro piace piacere andare in montagna, e di di farlo col CAI in particolare e, viceversa, di tutte le scemenze come le tue se ne sbattono alla grandissima.
     
    Il risvolto fastidioso dello specifico problema che ho descritto nel commento 32 è che, proprio grazie a quel meccanismo, le vestali scassaballe, che – all’interno dei 327.000 soci totali del CAI –  in termini numerici sono quattro gatti spelacchiati in croce, stanno ottenendo una visibilità e un clamore di gran lunga superiore al loro RIDICOLISSIMO peso % all’interno del CAI.
     
    Col clamore che, per il citato meccanismo, vi viene ora in regalo dalla sorte, ad un osservatore terzo (es uno che NON è socio CAI né va in montagna) sembra che il CAI sia pervaso solo dai vs ideali come i vostri, proiettato verso il progressismo, animato da crociate anti molestatori seriali. E di conseguenza l’immagine pubblica che, oggi come oggi, traspare, a livello di palcoscenico generale, è quello di un CAI come covo di violentatori da redimere a tutti i costi.
     
    Tutto questo NON corrisponde alla realtà dei fatti né sul versante della diffusione delle vs idee (limitati a quattro persone e basta) né sul versante ella presenza incontrollata di violentatori seriali nel CAI:. Ed è questa risultatnte  il motivo per cui sono incazzato nero verso le cosiddette vestali scassaballe (che, ripeto, sono sia femmine che maschi) per quanto numericamente irrisorie nella vita del CAI, e, in parallelo, sono anche moderatamente irritato verso Montani per il meccanismo di cui al commento 32.
     
    Prima rimettiamo tutto a posto e meglio sarà sia per il CAI come istituzione sia per i soci CAI che traggono piacere dal fare montagne “con” e “nel” CAI e non hanno piacere invece di esser infastiditi da tutte queste scemenze.
     
    Gli altri: aria!
     

  112. 36
    Agnese says:

    @28 mi stavo quasi dimenticando di te, mannaggia.Beh, in italiano molte parole, e anche le parolacce, sono declinate al maschile, che ci devo fare? La prossima volta userò l’espressione “non rompete le ovaie”, ti sembra più appropriata?
    Detto ciò, vedo che molti si stanno concentrando sull’unico esempio di un esperienza personale che mi è accaduta in falesia. Evidentemente non è chiaro il significato della parola “esempio”. 
    Per il resto, che dire? Hai espresso la tua opinione sul mio intervento, rispondo quello che ho risposto a Crovella che continua a proseguire imperterrito nei suoi sproloqui: non è che ripetendo cento volte un concetto mi fai cambiare idea, STACCE. Non vi piacciono queste questioni? Sempre liberi di ignorare l’articolo, nessuno vi obbliga a dire la vostra 🙂
    Ciao ciao, baci & abbracci.

  113. 35
    Roberto Pasini says:

    Govi. Se chiedi due commenti simmetrici di Crovella e Agnese sai quasi con matematica certezza cosa succederà nelle successive reazioni. Si tratta di schemi televisivi e radiofonici di sicura efficacia ai fini dell’ascolto. Non so ai fini dei contenuti. In ogni caso siamo tutti bloccati dentro questo gioco di ruoli ripetitivo e mi ci metto io per primo. Ho la sensazione che prevalga una qualche sorta di dipendenza rispetto al reale valore aggiunto che se ne ricava rispetto alle informazioni e agli stimoli intellettuali ed emotivi. C’è da rifletterci. È un tema che riguarda un po’ tutti i social. 

  114. 34
    Agnese says:

    Sarebbe curioso sapere, parlando delle nuove generazioni che “spazzeranno via noi pseudo-femministe”, che età pensate io abbia.

  115. 33
    Carlo Crovella says:

    @32 leggasi archiviazione della “procura” e non della “pretura”

  116. 32
    Carlo Crovella says:

    Alla luce degli sviluppi degli ultimi mesi (non solo in questo specifico dibattito…), ho maturato una piccola (PICCOLA) irritazione nei confronti del Presidente Montani.
    Mi spiego: continuo ad essere un convinto sostenitore della legittimità della sua elezione (maggio 2022). Con convinzione NON ho firmato la famosa lettera dei 34 perché non ne condividevo il contenuto (ancorché legittimo, nell’essenza e nella sua diffusione). Sostenevo che noi soci CAI dovevamo attendere la conclusione del lavoro della magistratura e poi in automatico si sarebbero o meno applicate le norme disciplinare previste per qualsiasi socio che incappa in carichi pendenti con la giustizia (su qualsiasi tema, non solo su “questo”). Quindi abbiamo diligentemente atteso e all’archiviazione (da parte della pretura), io ho esplicitamente affermato (e ora lo ripeto a gran voce) che è bene metterci una pietra sopra a quella quella faccenda e non parlarne MAI più.
     
    La cosa in quanto tale è finita. Tuttavia l’affaire Montani ha comportato una conseguenza imprevista:  l’emergere pubblico e reiterato di quelle che io chiamo le “vestali scassaballe” che continuano a frantumare gli zebedei ai soci, i quali invece hanno solo il desiderio di proseguire nella frequentazione del CAI come è sempre avvenuto. (Annotazione metodologica: le vestali scassaballe NON sono solo femmine, a volte sono anche maschi).
     
    Apparentemente i due fenomeni (A- la vicenda personale di Montani e B- l’emergere pubblico e reiterato delle vestali scassaballe) non hanno una correlazione indiscutibilmente diretta. Tuttavia la coincidenza temporale è troppo perfetta perché i due timing siano completamente indipendenti.
     
    Per cui la frantumazione cui sono ora sottoposti i soci in qualche misura è una conseguenza dell’affaire Montani. Bene, prima o poi incontrerò Montani, sarà in qualche convegno o in altri eventi, magari proprio qui a Torino. Gli chiederò esplicitamente di chiudere anche questo fastidioso capitolo, perché per i ” veri soci” partecipare alla vita del CAI è un piacere e non deve essere minimamente inquinato né compresso da eventi e persone fastidiose.
     
    Non escludo che il PG un’occhiatina, di tanto in tanto, al Gogna Blog la dia e magari le componenti della Commissione, verificata l’esistenza dell’articolo principale, registrino i messaggi che qui vengono riportati. Per cui, magari, il PG sarà informato di questi miei riflessioni anche prima di un nostro eventuale incontro istituzionale. Meglio: prenderà subito nota (ma penso che ne sia già conscio) che tocca a lui rimettere a posto la situazione, riportandola verso la tranquillità che c’era prima di tutto il bailamme innescatosi dalla sua vicenda personale.
     
    A scanso di equivoci, io confermo ancora una volta il mio appoggio e la mia stima nei confronti del PG in carica, ma lui a questo punto deve sedare le situazioni di fastidio a carico dei soci. Sennò le conseguenza di lungo termine delle sue vicende ce le dobbiamo puppare noi soci.
     
    Per il genio del commento 31. Stai tranquillo: nessuna paura verso i cambiamenti. Nella vita in generale, come in montagna e all’interno del CAI in particolare, so sempre come affrontare le situazioni e risolverle.

  117. 31
    Placido Mastronzo says:

    Crovella al 29:

    Al solito tipo cangiante nei nomi, preciso che chi si contrappone (come me) a queste scemenze non ha delle “paure”. Semplicemente non ha piacere che la vita sia infastidita da menate del genere.

    Immagino ti riferisca a me, visto che sono io ad aver parlato di paura.
    Qualche tempo fa pensavi fossi MG, oggi per chi mi hai scambiato?
    Quanto alla mia domanda (di cosa avete paura), mi rispondo da solo: da quello che scrivi percepisco sempre una gran paura che lo status quo possa mutare.
    Comunque non ha alcuna importanza, fatti tuoi.

  118. 30
    Carlo Crovella says:

    Beninteso, la frase in grassetto dell’intervento 29 vale INDISRINRAMENTE nei confronti di TUTTI coloro (maschi o femmine>) che “protestano” contro il CAI, su qualsiasi argomenti: “gite troppo corte” oppure “gite troppo lunghe” oppure “si sta poco in vetta oppure “si sta troppo in vetta”…..
     
    Lo dico abitualmente anche nei confronti dei maschi, quando c’è qualcuno che protesta.
    Non vi trovate bene nel CAI? Aria, veloci come il vento!
     
    PS: in area torinese quelli che protestano sono davvero pochissimi. Forse sono più intelligenti e se ne vanno in tempo. 

  119. 29
    Carlo Crovella says:

    @26 Agnese. Mi pare che di coccio sia tu. Non capisci il concetto di fondo che sintetizzo qui al massimo:
     
    “Chi non si trova bene nel CAI, è neglio che se ne vada. Ci guadagna costui/costei (che in altro ambiente umano sarà più a suo agio e quindi presumibilmente più felice), in più ci guadagna di sicuro  il CAI come Istituzione  (che si libera di scassaballe insopportabili) e infine ci guadagnano i soci CAI che possono liberamente frequentare il CAI senza fracassazebedei fra i piedi”.
     
    Traine le conclusioni.
     
    Cara Agnese, come si vede che non sai nulla del CAI, quando mi dici ma te chi sei? Non conosci il randello con il quale giro abitualmente e sta tranquilla che metto sempre a posto le situazioni e riprisdtino l’ordine. In montagna come nella vita di tutti i giorni.
     
    Inoltre ha centrato il punto Enri quando dice che le nuove generazioni (sia maschili che femminili) sono già “oltre” queste tematiche. Se voi vestali del politically correctc non avete timore di noi vecchi (e cmq sbagliate i conti e prima o poi i nodi verranno al pettine…), ci penseranno le nuove generazioni a farvi fuori. Chi frequenta e soprattutto frequenterà il CAI per “arrivare alla catena in falesia” o per “giungere in vetta alle montagne” (Enri dixit), se ne sbatte alla grandissima delle vostre menate pseudo femministe: se vi metterete di mezzo fra loro e i loro obiettivi, saranno loro che vi spazzeranno via. Saranno le giovani donne, in un domani non lontano, a fare piazza pulita delle vostre scemenze.
     
    Al solito tipo cangiante nei nomi, preciso che chi si contrappone (come me) a queste scemenze non ha delle “paure”. Semplicemente non ha piacere che la vita  sia infastidita da menate del genere.

  120. 28
    Giacomo Govi says:

    Comunicato un po’ goffo (“divario tra i propri associati, denominato “Gender gap” suona come se qualcuno gli avesse detto che bisogna chiamarlo cosi’) ma iniziativa certo condivisibile, vedremo se verra’ portata avanti con obiettivi concreti e senza pregiudizi ideologici.   Che invece troviamo in abbondanza nei due interventi (Crovella e Blasetti ). Quanto di dice Crvella e’ la copia carbone di un migliaio di interventi, e del tutto irrilevante nella sostanza  – peccato che Gogna non abbia provato a sentire qualcun’altro meno ottuso e con sensibilità’ diversa.
     
    Blasetti ha invece sostanzialmente sprecato un’occasione per sensibilizzare il pubblico su questioni molto importanti.  Il suo testo e’ l’autentico manualino ideologico il cui unico  effetto e’ buttarla in caciara e danneggiare la causa dell’egualitarismo di genere.  Inizia con la prevedibile excusatio non petita, poi propone un misto di voci del sen fuggite, alcune del tutte inoffensive, altre inopportune, fino a suggerire il reiterato presunto legame tra certe consuetudini  relazionali maschile e gli episodi di molestie/violenza.
     
    Sul resto dell’”approfondimento” meglio stendere un velo. Sarebbe utile alle volte avere un po’ di senso del ridicolo. Devono essere un vero inferno le falesie in estate. Ci immaginiamo la povera Agnese, che non appena scopre qualche centimetro di pelle, viene letteralmente circondata da maschietti sbavanti che implorano un appuntamento…
     
    P.S.”Cazzo di frasi” e “commenti del cazzo”. Per aumentare l’efficacia, e forse la credibilita’, in vista del vasto pubblico di lettori maschili. Ci sarebbe da sensibilizzarsi sulla palese asimmetria “di genere” nella lingua colloquiale italiana, sull’uso di espressioni dispregiative. In spagnolo si dice: “Que coño de comentarios”, che e’ plausibilmente, quello che Agnese troverebbe scandaloso usare.

  121. 27
    Placido Mastronzo says:

    Ma insomma, Crovella, Enri, et al.: si può sapere di cosa avete paura?!?

  122. 26
    Agnese says:

    ??‍♀️??‍♀️??‍♀️ Crove’ , t’ho pure detto che la mia esperienza al CAI è stata positiva, ma te niente, sei de coccio. 
    Mi spiace deluderti, ma le mie riflessioni non sono frutto di mie frustrazioni personali nei confronti del genere maschile caiano. Non ci sono avvenimenti particolari nella mia vita che mi fanno prendere di mira il CAI, così per sport.
     
    Gogna mi ha chiesto di scrivere un articolo sull’argomento, e io, anche riferendomi alle precedenti discussioni avvenute sempre qui, ho detto la mia.
     
     
    Tu ti opponi a questa presunta ideologia (ma dove li peschi certi concetti?)? Sai che c’è? CHISSENEFREGA.
    Puoi ripetere fino alla nausea che nel “tuo” CAI questo non esiste, e io ti ripeterò fino alla nausea che non esiste solo la tua realtà, stacce.
     

  123. 25
    Ratman says:

    Avviso ai naviganti:
    Se non riuscite a spiegarvi in 10, 15 righe e perche non avete niente da dire.
    Ps
    Ma qualcuno legge per intero i sermoni di padre crovella dei caiani scalzi?

  124. 24
    Carlo Crovella says:

    A cena, poco fa, c’erano anche i miei due figli (m e f). Essendo adulti non capita spesso, tutti e due. Frequentano il CAI, in comparti diversi rispetto ai nostri, sia per condividere il tempo con i loro coetanei, sia per non avere fra i piedi papino e mammina (non solo li capisco, ma li approvo).  Ho chiesto loro se nei loro gruppi CAI emergono discorsi tipo, a puro titolo di esempio, quelli di Agnese. Mi hanno detto che assolutamente NON c’è traccia non solo di tali discorsi, ma neppure del problema descritto dalle vestali infervorate, ovvero che (ironizzando) le gite CAI siano infestate da satrapi che saltellano, con le pudenda ballinzolanti, e passano da una gitante all’altra, “purché respiri”, fino a quella che (illusa, turlupinata, stravolta dalla salita…) li accontenta. NON SUCCEDE NEL MODO PIÙ ASSOLUTO!
     
    Nel CAI che conosco io il fenomeno non esiste assolutamente. Di conseguenza non emergono discorsi come quelli pubblicati qui sia da donne ms anche da alcuni uomini.
     
    Non è chiaro se voi (voi vestali infervorate, intendo) risiediate in regioni italiane dove la cultura maschile nel suo complesso (quindi ben oltre i confini del CAI) sia decisamente piu’ arretrata oppure se (come penso io) in realtà voi vestali proiettate sul CAI vostre istanze personali e ideologiche, riferite alla società nel suo complesso.
     
    La mia sensazione, leggendo le vestali (che sia l’odierna Agnese o la precedente Alessandra) e che vogliate farne una battaglia di principio. Del tipo: mettiamo la bandiera ideologica sul pennonr del CAI a prescindere dall’effettiva realtà del CAI. Mettere tale bandiera sul CAI ha un indubbio riscontro politico e sociale per due motivi: 1) le dimensioni nazionali del CAI (327.000 soci) e 2) il DNA del CAI, tendenzialmente borghese e storicamente conservatore. È un po’ come arrivare a mettere, sulla torre più alta del castello, il vessillo degli assalitori del castello stesso. È segnale di vittoria e inocula scoramento nei residui difensori.
     
    Ecco perché non solo non mi presto alle vostre azioni,  ma addirittura mi oppongo a voi con fermezza. Perché c’è un tentativo di strumentalizzazione del CAI, che verrebbe trascinato nella bagarre e nel fango NON per effettivo vostro desiderio di renderlo migliore, ma per scopi indiretti, che non hanno niente a che fare con il CAI stesso. Lo insozzate e nulla più, tutto ciò per vostre esigenze individuali di tipo ideologico riferite alla società nel suo complesso. Siccome io.sonk affezionato al CAI, non voglio che rischi di venir insozzato in tal modo.
     
     
    Concludo: ho riletto con più attenzione la parte di articolo scritta da Agnese. Lei apparentemente mette le mani avanti dicendo che le è chiaro che la neonata Commissione si occupa di “altre” cose (cioe’: uguaglianza di genere e NON sessismo ecc), ma poi fa una tiritera proprio sul secondo tema. Il che significa che se vi attendete risoluzioni al “vostro” problema (sintetizziamolo per comodità nel termine sessismo, cioe’ mentalità sessista e relativi comportamenti, avances, moleste ecc) resterete deluse dal futuro lavoro di tale commissione, perché essa si occuperà di “altro” (ho descritto di cosa e non lo ripeto). Vedrete che fra un annetto voi sarete le prime a dichiararvi “tradite” dalle 14 donne della Commissione, ma in realtà l’equivoco e’ preso di voi e si collega a quanto ho scritto nella prima parte di questo intervento (voi cercate di proiettard sul CAI le vostre istanze personali). Sono certo che la grande pancia del corpo sociale del CAI non vi seguirà e, anzi, vo ostacolera’, perché non condivide le vostr tesi. Buona notte a tutti.
     
     
     
     

  125. 23
    Enri says:

    In ogni caso stiamo parlando ormai al passato remoto. Oggi le giovani ragazze che scalano un po’ regolarmente arrivano mediamente al 7a. Le più brave su gradi 8 senza nulla invidiare ai maschi. Per parlare dì arrampicata sportiva. Se volete parliamo dì trail…. Di donne in montagna?potete immaginare se una di loro leggesse l’articolo ed i ns commenti. Capirebbe meno che se fossero scritti in arabo. Siamo vecchi ed anche questa cosiddetta battaglia per la parita’ dì genere o come preferite chiamarla e’ vecchia. Oggi i giovani in gamba, uomini o donne che siano, le cose se le vanno a prendere, siano esse una catena di un tiro in falesia, una cima o qualsiasi cosa vogliano nella vita.

  126. 22
    Enri says:

    In questa discussione sul presunto carattere maschilista del CAI emerge che si è’ perso di vista un aspetto fondamentale e cioè’ quello della completa libertà’ di scegliere se frequentare o meno il Cai stesso. Intendo dire, se uno decide di frequentare il Cai lo fa liberamente, sapendo quel che troverà’. Che poi all’interno possa cogliere lati negativi e da migliorare va bene, ma senza farne il teatro di una battaglia ideologica che ci sta come i cavoli a merenda. Mica si va al corso di taglio e cucito e si comincia a protestare perché’ la mentalità’ e’ prevalentemente femminile…
    Chi pensa dì portare avanti queste cosiddette battaglie nel Cai e’ completamente decontestualizzato. Frequentare il Cai non è’ un diritto, e’ una possibilità’, una libera scelta. Una differenza fondamentale rispetto per esempio ad una fabbrica in cui non ci si va solo per scelta ma anche e molto spesso soprattutto per necessità’ dì guadagnarsi da vivere. Allora si che ha senso portare temi dì parità. Ma al Cai….. ma proprio al Cai? Mah….
     

  127. 21
    Giovanni battista Raffo says:

    Se c’è un ambiente che aiuterà il necessario cambio di mentalità nei confronti delle donne, quello è la montagna. Le sensazioni evocate dai paesaggi che si susseguono durante una scalata o una semplice escursione dovrebbero colmare il cuore e la mente e non lasciare spazio a pensieri e ad azioni grette e meschine.

  128. 20
    Carlo Crovella says:

    @18 Agnese. È su quello specifico punto che invece ritengo che tu sbagli alla grandissima: siete una minoranza risibile. A Torino fra le due sezione grandi cittadine, quelle dell’hinterland, quei soggetti che per vari motivi (provenienza originaria, minori costi, ecc) sono iscritti a sezioni lontane, pur richiedendo qui  si stima che la comunità dei soci CAI sia fra 10.000 e 15.000 unità. Molto dipende anche da raggio rispetto al centro città: più lo allunghi e più sezioni coinvolgi. Prendendo la realtà metropolitana ex Provincia) penso saremo più di 25.000.
     
    Ebbeme, in tutta questa comunità (che non è la totalita’ del CAI nel suo complesso, ma è già una bella fetta) in 50 anni e passa di CAi, io non ho MAI sentito fare discorsi come i tuoi. MAI! Né da donne né da uomini. E donne guarda che ne abbiamo tante, tantissime, molte forti ma anche molte normali apoassinate di montagna e di CAI.
     
    Quindi basandomi sulla mia esperienza pratica, io affermo che posizioni come le tue incidono meno dello zero %. Per questo insisto: pensate di esser il vento trainante, invece non vi si registra neppure, se non quanto vi rivelate “fastidiose” (come quelli che protestano perché le gite sono corte o sono lunghe, perché si sta poco o troppo in vetta, ecc ecc ecc).

  129. 19
    Roberto Pasini says:

    Matteo, che Libidine, come diceva Jerry Cala’, famoso cantore ed esegeta del Nuovo Pattino, un movimento di ribellione che negli anni ‘60 ha rappresentato una rottura con la tradizione balneare italiana. Forse una buona idea sarebbe proporre al CAI di distribuire prima delle gite sociali dosi massicce del famoso bromuro dei preti, ma non agli adolescenti,come si narra facessero loro, ma agli over ‘50. In realtà confesso che questo mio scherzuccio di dozzina è ispirato da pura invidia. Quando ho letto la tua affermazione sulla pervasività del sesso in tutte le relazioni umane, mi sono sentito anziano e mi sono profondamente vergognato di non aver minimamente colto, neppure inconsciamente, questo “sottostante” nel corso dell’ultima seduta di devitalizzazione con il mio dentista, nonostante, come per molti alpinisti d’annata “Gola Profonda” , girato in bianco e nero nelle gole del Verdon e visto più volte alla scuola Parravicini del Cai Milano, abbia segnato indelebilmente la mia educazione  sentimentale e aplinistica. Chiedo perdono ma non sono riuscito a trattenermi quando hai alzato così la palla sotto rete. Poi so che apprezzi un po’ di leggerezza, politicamente scorretta. Luciderò per punizione le croci di Millesimi, una dopo l’altra, sperando che non arrivi prima Cominetti con il lanciafiamme. Ciao

  130. 18
    Agnese says:

    @17 Hai frainteso, non volevo insinuare che avessi un comportamento scorretto nel CAI, per “tirato in causa” mi riferivo alla discussione di ora.  Non mi permetterei mai di dire una cosa del genere di uno che non ho mai visto in vita mia. Una cosa è battibeccare sulla discussione in oggetto, un’altra è fare riferimenti sul personale.Tornando all’argomento, stai tranquillo che s’è capita la tua posizione monolitica e inamovibile sulla questione. Ma sei tu, e sei uno. Altri e altre non la pensano come te. Il mondo si evolve, e si evolverà anche il CAI.

  131. 17
    Carlo Crovella says:

    @11. Agnese. Non mi hai minimamente citato né i miei comportamenti hanno mai infranto non solo le leggi dello Stato, ma neppure l’educazione e la correttezza. Specie nei confronti delle donne. In generale nella vita e nel CAI in particolare, che frequento da oltre 50 anni consecutivamente  avendo ricevuto esclusivamente attestati di stima.
     
    Semplicemente, nei tuoi scritti come in quelli di altri/e, mi sono scocciato di questo sparare a zero contro il CAI come se fosse un covo  di violentatori seriale. Sono talmente affezionato al CAI che la vivo come un’offesa personale.
     
    Non è affatto così, il CAI non è per nulla un covo di violentatori e sessisti. Anzi io ho conosciuto quasi esclusivamente persone ultra-perbene, che frequentano il CAI perché apassionatissime innanzi tutto di montagna e, in seconda battuta, appassionate proprio del CAI. Infatti  checché ne diciate, il valore di appartenenza al CAI, di dare un contributo, di incontrare amici/che sia già conosciuti che di fresca conoscenza è ancora molto sentito. Profondamente sentito. Il CAI e un ambiente sano, non viziato come lo dipingete voi. E quindi io sono davvero infastidito che si spari a zero contro il CAI.
     
    È vero che dire CAI è molto impreciso, poiché esistono infiniti sottogruppi all’interno del CAI, anche all’interno della stessa sezione, specie se grande (es metropoli), a maggior ragione se poi ragioniamo a livello nazionale, confrontando sezioni di rrgioni diverse e magari lontane. A livelli nazionald immagino ci sia una dispersione statistica molto accentuata.
     
    Il segreto del singolo socia/a, però, non è sparare a zero contro il CAI complessivo, ma lavorare operativamente sul singolo gruppo cui si appartiene. Se non si riesce a ottenere nulla cosi, cambiare sotto-insieme del CAI, es passare da una sezione ad un’altra. Se neppure così va bene, fare le tende e cercare altre sistemazioni. Oggi in montagna si va in mille modi  non c’è più solo il CAI.
     
    Il CAI non trae nessun vantaggio da persone che continuano a restare dentro anche se insoddisfatte o addirittura infelici. Lo dico alle donne su questo specifico punto, ma lo dico sempre anche a certi uomini che protestano sistematicamente contro il CAI per mille altri motivi. Es: nel CAI si fanno gite troppo corte oppure troppo lunghe; nel CAI vi va troppo piano oppure troppo veloce;  nel CAI ci si ferma poco in punta oppure ci si ferma troppo. Ecc ecc ecc. Tutti questi sempre lì a lamentarsi, sempre li’ che “esigono” dal CAI. In genere chi si lamenta del CAI non “da” nulla o quasi nulla al CAI, non si impegna e non vive lo spirito genuino di appartenenza al CAI.
     
    A leggere gli scritti di queste fanciulle, qurlle che sono infastidite dalla presenza di “cariun” nel CAI, ho la stessa reazione che esprimo nei confronti degli altri che protestano verso il CAI per mille altri motivi: non siete felici nel CAI? Allora aria! Il mondo è grande. Sarete felici voi e saremo più sereni noi, alleggeriti dalle vostre proteste.
     
    Per quanto riguarda l’accenno  in altro commento, che le istituzioni debbono raccogliere le istanze degli asdociati, sottolineo apertamente che queste posizioni di protesta antisessista risultano di minima minoranza, talmente risibile da poter essere anche NON considerate.
     
    La grande pancia del CAI si trova bene nel CAI cosi com’è, a cominciare dalle donne. Che sono tante, sono forti e sono felici. Felici di esser donne e felici di far parte del CAI, di “questo” CAI.

  132. 16
    Agnese M. says:

    Penso che valga la pena riportarsi sul punto fondamentale di questo articolo e ribadirlo.
    Sono d’accordo con Crovella e Blasetti.
    Quanto detto chiaramente da Crovella potrebbe però essere “dimenticato” quando si legge: “Quando una donna è “capace”, sa far valere le sue capacità…. Anzi, una donna capace sa farsi apprezzare ancor di più di un uomo capace.”
    Ora come ora, una donna “capace” deve fare molti più sforzi di un uomo “capace” e anche di un uomo “poco capace” per farsi valere e ha una ridotta possibilità di successo rispetto a questi.
    Quindi, è importante ribadire che il problema esiste e, come scritto da Crovella, la Commissione Pari Opportunità del CAI “deve preoccuparsi di garantire che non vi siano discriminazioni nelle carriere interne al CAI in funzione del genere.”
    Questa è la sua missione, che come suggerito, richiede oltre ad azioni concrete, anche un cambiamento di mentalità e quindi tempo, ma deve essere svolta per poter realizzare una vera parità di genere (le quote rosa sono solo ipocrisia).
    Per quanto riguarda altri comportamenti discriminatori e inappropriati, questi non riguardano la Commissione CAI ma dipendono solo dalla sensibilità, dall’intelligenza, dal realismo e dall’umiltà di ciascuno.

  133. 15
    Matteo says:

    Agnese, nell’infinita gamma dei comportamenti umani in effetti sempre e mai non dovrebbero essere mai usati.
    Quindi non posso affermarlo con sicurezza, ma faccio fatica a pensare un momento, un’azione e sopratutto un’interazione tra esseri umani in cui in qualche modo, prima o poi, poco o tanto non c’entri la polarità sessuale, più o meno esplicita, più o meno sublimata, più o meno trasformata, più o meno riconosciuta o negata.
    Dalla politica al calcetto con gli amici, passando da un consiglio di amministrazione, una scalata, la cura parentale o la guida, faccio veramente fatica a trovare qualcosa che ne sia privo.

  134. 14
    Agnese says:

    @Matteo sorry, letto male il nome.
     
    mi sembra che diamo significati diversi a certe espressioni e vabbe’, pazienza, il mondo andrà avanti uguale.
    Rimango comunque in disaccordo con la tua teoria del movente sessuale costantemente presente.
    Per alcune persone sarà anche così, ma non per tutte.
    io non stigmatizzo assolutamente il sesso, proprio no, ma non è nemmeno il mio pensiero costante ogni volta che mi passa davanti agli occhi un bel ragazzo.

  135. 13
    Placido Mastronzo says:

    Per quello che vale la mia opinione, sono in sintonia con il commento di Agnese Blasetti.
    A Crovella vorrei dire prima di tutto di non preoccuparsi, ché nessuno pensa di vietargli di esibirsi nell’interpretazione de “L’oselin della comare” et similia.
    Aggiungo che, se è vero che la mentalità corrente non può essere modificata “per editto”, è altrettanto vero che le istituzioni devono dare il segnale che prendono in carico le istanze di coloro che rappresentano (altrimenti che ci stanno a fare?).

  136. 12
    Matteo says:

    Leggo Marco come Matteo…che per ottenere la comprensione del testo serve anche l’attenzione 🙂
    Quanto al resto, ho scritto che “in tutte le situazioni e interazioni umane c’è il movente sessuale.
    E lo ribadisco.
    Le persone non usciranno di casa per una pulsione sessuale (talora) e ovviamente vanno a fare la spesa perché hanno fame. Ma se per strada o alla cassa incontrano una persona attraente e del sesso a loro congeniale…
    Il tarlo del sesso è tutt’altra cosa: è quando il primo scopo è sessuale, in ogni contesto e condizione.
    Leggere la frase che ho scritto come equivalente di “le azioni umane sono basate tutte sul sesso” a me pare sia quasi il duale: il tarlo dell’antisesso (che comunque è a tutti gli effetti un tarlo del sesso, sebbene in negativo!)
    E direi anche che è una tua interpretazione definire rimorchiare come sinonimo di pesca a strascico con qualsiasi essere che respiri: vuol dire agganciare qualcuno a fini sessuali, ma assolutamente non significa chiunque e di qualunque tipo!

  137. 11
    Agnese says:

    Crovella, caro Padreterno del mio cuore, dove ho scritto che sono solo i soci CAI a comportarsi così? 
    E come conclusione ho anche scritto ciò: “ Sono ben consapevole che le cose non cambieranno da un giorno all’altro, ma il cambiamento opera nel momento in cui le persone si attivano per farlo accadere.”
     
    Quindi? E poi, ti ho forse citato nel commento n.8? Ti sei sentito chiamato in causa? Ti ripeto che tu vivi la tua bella realtà della tua sezione, e sono felice che sia una bella situazione. Anche io ho avuto un’esperienza bella e positiva quando feci il corso CAI di arrampicata.
    Ma non è così ovunque. Forse è ora di pensare che al mondo siamo 7 miliardi e che la nostra realtà personale non è universale.

  138. 10
    Carlo Crovella says:

    Sempre 8. “Rimorchiare”, specie se inteso come pesca a strascico (secondo tua definizione azzeccata), è attività che proprio NON mi appartiene. Quindi non ne faccio la difesa perché parte in causa. E neppure io ho particolare stima di chi rimorchia in quel modo.
     
    Tuttavia, seppur attività decisamente poco “elegante” sul piano comportamentale, non è illegittima, a meno che vi sia la forzatura del consenso (ma qui è altra cosa, entriamo in altra fattispecie). Quindi non la si può “vietare” né in assoluto né tanto meno in ambito CAI. Non è questione di questa o quella commissione né di “editto” o meno. Proprio non lo puoi vietare: al massimo lo puoi stigmatizzare, ma resta solo una posizione a tavolino. Quindi, sia nella società che in ambito CAI, si incontrerà sempre qualche cariun (piemontesismo per rimorchiatore). Nella vita bisogna imparare a navigare, aggirando gli ostacoli.

  139. 9
    Carlo Crovella says:

    @8 Mi spiace ma il 2 per mancata comprensione del testo te lo prendi tu!
     
    Anche tu perduri nell’idea (completamente sbagliata, sotto qualsiasi punto di vista) che la presunta mentalità sessista e/o i collegati comportamenti (fisci, battute, avances…) siano cancellabili dalla sera alla mattina per “editto”. Non c’entra se l’editto sia emesso o meno da questa Commissione o da altra autorità interna al CAI. C’entra che non sarebbe efficace in merito.
     
    La mentalità di associazioni, specie se elefantiache come il CAI, cambia solo con la sostituzione generazionale (va via un vecchio con mentalità vecchia, rimane uno più giovane con mentalità – si presume – più moderna). Con l’allungamento della vita media attiva (oggi i 75-80enni fanno ancora gite in modo baldanzoso), i tempi di modifica della mentalità media del CAI si sono ALLUNGATI e non accorciati rispetto la passato. Per cui: rassegnati. Forse fra 20 o 30 anni ci sarà il quadro da te auspicato. Bisogna arrivarci in modo fisiologico e non forzandolo dall’alto.
     
    Secondo: se vai in falesia in shorts e ti fischiano dietro, è assolutamente sbagliato affermare che si tratti di azioni esclusivamente di soci CAI.Anzi, trattandosi di falesia mi viene da dire che probabilmente i presenti saranno in maggioranza “non soci CAI”. Qui entriamo in un altro discorso ancora più ampio e dove si perde completamente il controllo, perché non puoi ipotizzare una specie di “autoritas degli arrampicatori” (sia soci CAI che NON soci CAI), che ne determini a priori i comportamenti ed eventualmente punisca le violazioni.
     
    L’unica cosa che potete fare, voi donne, è concentrarvi sulla montagna (che vuol dire sia montagna praticata sia, nel caso del CAI, risvolti organizzativi connessi) e dimostrare ogni giorno che siete capaci e inattaccabili. Solo così zittite ogni eventuale “fesso”.
     
    Premesso che tutto ‘sto maschilismo nel CAI io non l’ho mai registrato, almeno nella parte di CAI che frequento, che non è la totalità del CAI, ma ne rappresenta una fetta numericamente consistente. Qui se una donna “vale” nessuno si permette di fischiarle dietro e tutti la rispettiamo, perché ne abbiamo la massima considerazione in quanto “persona”, prima che come donna.

  140. 8
    Agnese says:

    E santa pace…. Quale parte della frase “non odio gli uomini e non penso che siano tutti stronzi” non è chiara? L’ho sottolineato apposta nella premessa, ma vedo che non è stato comunque recepito.
    idem sotto. Ho scritto a chiare lettere che mi è perfettamente chiaro lo scopo della Commissione, che SO BENISSIMO che non è un tribunale e che non ha il compito di occuparsi di brutti episodi che possono accadere all’interno del CAI, ma niente, fiato sprecato 
    Io spero solo che un maggior coinvolgimento e una maggiore presenza femminile aiuti a sensibilizzare su questa problematica che esiste nella società e sì, anche nel CAI.
     
    se fossimo a scuola vi prendereste un bel 2 per la comprensione del testo. ??‍♀️
     
    @Marco: mi spiace, ma le persone non escono di casa con il tarlo del sesso in testa. È una tua convinzione del tutto distorta del cervello umano, sia maschile che femminile.
    per quanto il sesso e l’istinto di riproduzione sino certo una spinta molto forte in qualsiasi specie, la gente non va a lavoro, a fare la spesa, a scalare, a scuola etc con l’idea di rimorchiare sempre e comunque. Lo dico io e tante altre persone potrebbero confermartelo. In più, cerchiamo di usare le parole con il loro significato per favore. Rimorchiare è proprio voler andare in giro facendo pesca a strascico con qualsiasi essere vivente che respiri, incontrare una persona interessante con cui costruire una relazione in base anche a interessi comuni è un’altra cosa.
    siamo su due piani differenti proprio. 

  141. 7
    Mich says:

    Commento #2
    Ancora con ‘sta storia, ma basta! Cosa c’entra con l’articolo in questione? Inoltre, mi permetto di ricordare che vale sempre la pena di rileggere quanto scritto, altrimenti l’unica cosa “sbuguardata” è l’italiano.

  142. 6
    Matteo says:

    Cara Agnese, due delle frasi che citi le ho scritte io:
    Ho fatto listruttore anche per rimorchiare”. 
    “In tutte (e intendo proprio tutte) le situazioni e interazioni umane c’è il movente sessuale”.
    E le rivendico parola per parola.
    La prima perché è parte della mia esperienza di vita, che mi guardo bene dal rinnegare…se non altro perché mi ha portato una compagna e due figlie.
    La seconda perché la ritengo profondamente vera: l’essere umano è un animale sessuato che non ha periodi particolari di ricettività (calore), e tutte le sue attività o azioni per cui ci sia un’interazione tra umani risentono di ciò. Anche insegnare ad arrampicare.
    Fino a quando non accettiamo fino in fondo questo ci saranno fraintendimenti.
    Quello che ho scritto non è per nulla una posizione sessista e nulla c’entra con altre frasi idiote a cui l’hai associato.
     
    E non è in fondo molto differente da quello che scrivi tu:
    “distinguiamo il rapporto che può nascere tra due persone attratte reciprocamente l’una dall’altra”
    “la maggior parte saranno tutte brave persone che hanno voglia di andare in montagna, farsi nuovi amici e perché no, magari trovare anche un/a compagno/a”
     
    L’incapacità di accettare che ci sia sempre una componente sessuale e pretendere di stigmatizzarla o espungerla è quello che porta gli idioti a dire “sapete solo lamentarvi”, “basta crociate” o “un fischio è solo un complimento”
    Quello che deve essere censurato è il comportamento che presuppone che “se piace a me deve piacere anche a te”,  “se per me è un gioco deve esserlo anche per te” o “qui si usa così”.
    Quello di cui dovrebbe a parer mio occuparsi la commissione sono le situazioni istituzionali in cui ciò non avviene, o non avviene abbastanza.

  143. 5
    Carlo Crovella says:

    Da che ho scritto il mio pezzo, nel frattempo la Commissione in questione ha concretizzato la sua prima riunione online: dalla Scarpone si è appreso che la prima decisione è stata quella di non ricordo bene se solo proporre ad altre commissioni competenti (immagino la CNSASA) o varare già direttamente il cosiddetto “Congedo parentale” per le istruttrici. Ovvero l’esenzione automatica dagli aggiornamenti periodici previsti dagli attuali regolamenti per continuare a risultare “istruttori attivi”.
     
    A parte il fatto che, per par condicio, pare che la novità possa in automatico estendersi anche agli istruttori maschi  diventati “padri” (di conseguenza è una misura a favore di istruttori genitori – m e f – e non delle sole istruttrici), la cosa dimostra chiaramente quale sarà il campo di azione istituzionale della Commissione in questione: del tutto estraneo alla tematica “sessista” di cui al secondo commento. Per cui atti esecrabili o anche solo le battute da caserma (“nuda nuda”) NON rientrano nelle competenze di tale commissione.
     
    Con tutto il rispetto verso le 14 donne componenti di tale Commissione (che mi paiono tutte persone attente, intelligenti e che si dannano  un gran daffare per il CAI), tale commissione (oltre a NON rispondere alle questioni sull’altro tema, quello “sessista”) produrrà solo “aria fritta”.
     
    C’è bisogno di “grandi novità” esplicite come il congedo parentale??? Direi proprio di no: è nei fatti. Alla Scuola SUCAI di Torino abbiamo nominato la prima istruttrice nel 1978, poi nei primi anni ’80 avevamo già delle titolate, alcune sono entrate nella squadra di Direzione e quando io ho fatto il Direttore (biennio 1985-86) avevo una donna come Vice-Direttore (molto capace). Da allora la presenza femminile nell’organico istruttori è cresciuta in modo incontenibile e senza alcun ostacolo, neppure collegato alle eventuali maternità. Quando una istruttrice è stata impegnata in tale scelta di vita, nessuno ha mai messo in discussione la sua permanenza nell’Organico (per intenderci: il nome rimaneva in Organico anche a fronte di totale assenza alle gite, anche per più di una stagione) e quando si è ripresentava ha ripreso la sua attività di istruttrice come se nulla fosse.
     
    Nell’altra scuola di scialpinismo torinese, quella dell’UGET, l’attuale Direttore è una donna (Direttore della Scuola, non di un corso!). Ebbene, si tratta di una donna ingegnere, sposata, con due figli non piccolissimi, ma ancora piccoli. Quando è stata impegnata nelle gravidanze e nei primi tempi con i bimbi, nessuno ha mai messo in discussione di cancellarla anche solo momentaneamente dall’organico. Quando si è ripresentata, costei ha trovato porte apertissime, a tal punto che è stata nominata Direttore della Scuola. Gestisce la Scuola alla perfezione e siamo tutti contentissimi di aver scelto lei.
     
    Potrei continuare all’infinito a raccontare episodi di questo genere. Abbiamo avuto Presidenti sezionali donne, il Direttore del Museo Montagna donna e la Responsabile della Biblioteca Nazionale CAI che è anch’essa donna. Tutte capacissime e siamo tutti felicissimi di come “lavorano”.
     
    Il succo è che NON è necessaria una delibera della Commissione per “tenere il posto” alle donne in caso di maternità. Il CAI lo fa già e anche storicamente.
     
    Pertanto non me ne vogliano le 14 componenti della Commissione (che, ripeto, stimo a prescindere e di cui apprezzo il coinvolgimento nel CAI e nella suddetta Commissione), ma è evidentissimo tale commissione è solo una “foglia di fico” ipocrita, varate per avere i requisiti per richiedere il citato bollino qualità, che a sua volta è una grandissima “foglia di fico” ipocrita, ricercato esclusivamente per le palanche a disposizione e perché oggi non si può non averlo.  Fa figo e non impegna.
     
    Il CAI di deve occupare di alpinismo, accettiamo che il concetto si sia allargato all’andar in montagna, ma non facciamo cattedrali nel deserto su cose che proprio NON competono al CAI. Il CAI non è e non deve essere il fulcro per l’ammodernamento ideologico dell’intera società. Più dci “distraiamo” a correr dietro a chimere del genere (o similari) e più ci allontaniamo dall’andar in montagna, che deve rimanere il cuore dell’essenza del CAI.
     
    Per cui chi si aspetta che tale Commissione cambi i fischi dei maschietti per gli shorts in falesa a 40 gradi, non solo ha sbagliato tutto l’inquadramento ideologico ma non avrà neppure la soddisfazione di veder imposti cambiamenti di comportamento. Chi fischia, continuerà a fischiare e chi non lo fa (per intelligenza, educazione, posizione ideologica) non fischierà a prescindere dall’esistenza o meno di tale Commissione.

  144. 4
    Enri says:

    Spero che il CAI non perda di vista i motivi della sua esistenza: andare in montagna, scalare, insegnare ad andare in montagna, insegnare il rispetto dell’ambiente ecc. ecc..
    Premesso che un’organizzazione con migliaia di persone deve darsi una struttura e vigilare affinchè comportamenti disciminatori ed offensivi non accandano (questo vale per qualsiasi organizzazione), diffido di coloro (uomini e donne) che nel CAI fanno altro che non quello per cui il CAI è nato. Se alla fine conta più avere la patacca da istruttore, avere il ruolo xyz in quella Sezione o in quella Scuola, allora si è fuori strada. E fuori strada ci andranno anche tutte quelle donne che useranno il CAI per le loro battaglie personali ed ideologiche (che sono cosa diversa da garantire l’assenza di discriminazioni per non parlare di episodi di molestie o simili) cosi come andranno fuori strada quegli uomini che si riteranno realizzati solo per poter dire “io sono il Direttore della Scuola xyz” o “Io sono il Presidente della Sezioni pinco palla”. Chi frequenta il CAI dovrebbe avere a cuore solo l’andare in montagna, creare un gruppo di amici competenti (ripeto competenti, perchè in tutta questa storia circa la parità di genere le parole capacità e competenza molto spesso non sono pervenute), insegnare ad altri il proprio saper andare in montagna. Per il resto chi vuole realizzare nel CAI cose che nulla hanno a che vedere è fuori posto. Ben venga una commissione ma no a tutto quello che con il CAI nulla ha a che fare.
    Nel commento della Sig.ra Agnese Blasetti vi è un contributo alla divisione fra “curve”, anche tramite uso di termini volgari: alla fine nel dire “che non tutti gli uomini sono stronzi” il risultato comunicativo è esattamente che invece lo sono. Se questo è il modo di promuovere l’uguaglianza. A me sembra solo benzina sul fuoco.
    In tutto questo chi oggi si è legittimamente intestato questa battaglia, non perda lo sguardo sul futuro: ho visto le giovani ragazze che si sono avvicinate alla scalata, sono figlie dei miei amici di corda, loro (le giovani ragazze) sono già molto oltre, anche come livello tecnico ed atletico (vedi competenza/capacità di cui sopra).
    Noto infine e con favore che che l’Avv.to Fiorucci dice “io sono un avvocato”, con buona pace di tutti coloro che vogliono volgere al femminile anche ciò che maschile non è nemmeno in partenza.
    Buone scalate a tutti.
     
     

  145. 3
    giuse says:

    Commissione paritaria, composta al 100% da sole donne!!!
     

  146. 2
    Ratman says:

    Tempo fa un manipolo di  perbenisti perfettini sacerdoti del political corret ha alzato il ditino inquisitore ammonendo Montani di ritirarsi perché,  accusato, solo accusato, è non considerato reo di aver importunato una donna. Lui ha tenuto duro, la signora e stata sbuguardata, lui innocente.
    Non ho letto di scuse al malcapitato.
    Questo, per usare il linguaggio colorito di Agnese, per dire che di stroze e stronzetti a vario titolo ne troviamo a 360 gradi.
    Detto questo , auguri a tutte le donne

  147. 1

    Tutto giusto, per carità, ma quando leggo che rientra nel Pnrr sento puzza di bruciato.
    È ovvio che c’è una corsa per aggiudicarsi palanche pubbliche. Il numero e i compiti della commissione ne sono un esempio.
     
    E poi andate pure in falesia con 40 °C all’ombra (so che è un modo di dire ma se qualcuno lo fa state pur certi che è cajano/a) e arrabbiatevi se avete un bel culo (vale anche per i maschietti), ma tutte queste cose vengono dopo i soldi da spartirsi. Complimenti. 

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