La guerra delle terre rare

La guerra delle terre rare
di Danilo Selvaggi (LIPU)
(da facebook, 11 settembre 2021)

Una società australiana chiede di scavare nelle aree protette dell’Appennino parmense perché forse ci sono metalli preziosi, e nelle Valli di Lanzo, Piemonte, in cerca di nichel, argento, cobalto.

Stessa cosa, o qualcosa di analogo, accade e accadrà a Bergamo, in Liguria, in Sardegna e in molte zone d’Italia.

La nuova guerra commerciale, già ampiamente in atto, è la guerra sui metalli. E’ la cosiddetta “Geopolitica delle Terre rare”. Più preziosi del petrolio, più strategici dell’acqua, i metalli sono ciò da cui dipende il grosso dell’odierna infrastruttura umana – le comunicazioni, le tecnologie, i medicinali, gli armamenti, molti degli strumenti che usiamo ogni giorno. 
E sono, in buona parte, una risorsa “in scadenza”.

Una miniera di terre rare in Cina

A mero titolo di esempio, se il mondo assumesse lo standard dei più alti consumi occidentali attuali, avremmo riserve di:
– nichel (batterie, pale per turbine) per 85-90 anni, 
– piombo (tubature, batterie) per 30-35 anni, 
– antimonio (farmaci) per 20-24 anni,
– indio (schermi a cristalli liquidi) per 8-13 anni.

I dati variano da analisi ad analisi ma in ogni caso gli orizzonti, per molti materiali, sono relativamente ristretti, e gli orizzonti ristretti rappresentano un potente propulsore per affrettarsi ad affittare montagne e terreni e bucarli.

E’ una cosa molto bella – dice il grande architetto Norman Fosterpensare che una biblioteca, un cinema, una macchina fotografica, una macchina da scrivere, un telefono e una cassetta delle lettere stiano tutti in un piccolo dispositivo: il mio smartphone“.

E’ vero, è una cosa molto bella. Eppure, è una cosa dai costi pesanti, sociali e ambientali, tra cui anche il rischio concreto di un nuovo sacco del territorio, degli ecosistemi, della natura. Questo deve farci riflettere ed agire.

La transizione ecologica non può essere solo tecnologia – altrimenti abbiamo già perso. Deve essere un’impresa trasformativa globale delle politiche, dell’ingegno, della cultura e delle nostre stesse abitudini. Il che è molto difficile ma altrettanto possibile e altrettanto indispensabile.

Intanto, il Ministero della Transizione Ecologica non ceda assolutamente sulle concessioni minerarie in area protetta.

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La guerra delle terre rare ultima modifica: 2021-10-05T05:19:00+02:00 da GognaBlog

12 pensieri su “La guerra delle terre rare”

  1. 12
    Beppeley says:

    Per quanto riguarda le Valli di Lanzo (Punta Corna Project), segnalo questo post:
    https://camoscibianchi.wordpress.com/2021/09/17/le-molte-ombre-e-poche-luci-del-progetto-punta-corna/
     

  2. 11
    Antoniomereu says:

    Anch’io continuo nel mio piccolo ad andare in direzione ostinata e contraria ma poi penso anche che per quanto mi ritenga assolto sono pur sempre coinvolto …Siamo dentro un ingranaggio talmente grande che noi sabbietta possiamo poco…e anche involontariamente tante delle scelte sono dettami dei tempi e indotte dalle centrifughe Web/TV a cui siamo controvoglia sottoposti e solo entrare in qualsiasi supermarket dovrebbe pesare sulle coscenze ecologiche di ognuno.O pensiamo forse che pagare la bolletta Tari  ci tolga dalle responsabilità di tutto il plasticame di complemento  usato per riempire frigo e tavole?Io penso di no.
    Pure nel mio dopo lavoro vita di bosco ,orto e campicello con sapori e soddisfazioni  senza prezzo…anche se con grande sforzo per il tempo da dedicare e la schiena che è sempre più incasinata , spero qualcuno dei figli capisca quanto sia importante arrangiarsi e saper non perdere il collegamento ,la vera connessione ,quella con la terra (rara?) ma per ora sono un po sordi!chissa se cambieranno idea.
    Il cambiamento di abitudini però non sta  solo nel singolo cittadino anzi!lui è l ultimo anello della enorme catena del ciclo produttivo ed è importante si faccia sentire,  ma se mai   si vorra’ cambiare sara’ anche nel saper proporzionare rendite industriali da record con bollette adeguate oltre che chiedere prodotti senza contenitori petromoplen…invece la classe politica spesso amica di merende e prebende messa su da loro ,ben si guarda di toccare il loro panciuto portafoglio e abitudini produttive- industriali .
    È un collirio speciale leggereVi nel blog ,agli occhi arriva uno spirito che è raro e difficile trovare in giro,nelle strade, negli sguardi nelle persone spente e incazzate che incrocio ogni giorno sulla mia cattiva strada ,(Cortina)che hanno si Suv nuovi Ecoschic ed Ecotrendy ma poche risorse e riserve umanistiche e spirituali.
    Saremo anche 5 gatti come scrive qualcuno ma ancora ben ossigenati.
    Faber mi perdonerà per le Cit. 
    Sanj

  3. 10
    Giovanni Baccolo says:

    L’occidente ha rovinato paesi interi (e continua: Cile-Perù con le miniere di litio, Africa centrale per il coltan) per ricavare le risorse necessarie ad alimentare il benessere dei suoi fortunati abitanti. Oggi ci sono tanti altri paesi che vogliono smartphone, pc, automobili ecc. Ci vogliono più risorse.
     Da quando sono nato godo di un benessere che è stato possibile grazie al malessere di tanti che se la passano peggio di me. Con quale coerenza ci scandalizziamo se si prospetta uno sfruttamento più intenso del nostro territorio dopo che per soddisfare i nostri bisogni interi paesi sono stati sovra-sfruttati per decenni?
     Non dobbiamo trasformare il nostro paese (specie le aree protette) in una miniera, però se vogliamo essere davvero democratici e altruisti non possiamo vivere con i nostri privilegi come se nulla fosse. Distribuire benessere nel mondo significa anche distribuire parte dei costi necessario a sostenerlo.

  4. 9

    Lusa Mutti,
    gli studi sulle plastiche in mare, secondo me, sono anche ottimistici. Nel senso che in mare si butta più spazzatura di quella che viene rilevata, anche con le stime.
    Sono stato di recente in un isola dell’Egeo a camminare con zero turismo e natura e storia bellissime e molto interessanti. Tutte le coste esposte a nord-ovest sono invase da montagne di plastica. Gli abitanti, spesso aiutati da volontari stranieri, cercano di raccogliere la plastica ma non ce la fanno più perché il mare ne porta una quantità ormai ingestibile anche con tutto l’aiuto fisico che si può. Quelle coste sono battute da venti e moto ondoso che porta plastica e plastica. Quando guardi dalle montagne vedi luoghi stupendi, poi mentre ti abbassi inizi a vedere oggetti colorati sulle spiagge e incastrati tra gli scogli. Quando sei a livello del mare, lo strato di spazzatura spesso supera la tua statura, sei circondato, cammini tra montagne di plastica e vedi il mare ogni tanto.

  5. 8

    Sostengo che la mela vada boicottata da quando esiste. Eppure è nelle case e nelle mani di quasi tutti gli ecological-chic nostrani e non.
    Quanti anni ha la tua auto? Se posso acquisto un’auto robusta, spartana e di qualità (oggi tutte sono di qualità, anche le cinesi da pochi soldi) e me la faccio durare almeno 20 anni. Ho sempre pensato che cambiare l’auto spesso non sia MAI conveniente se non per chi le produce. Ma il consumo genera lavoro!!!
    E’ come fare il sindaco di Roma, una città da anni fuori controllo che nessun sindaco potrà mai riportare a una normalità accettabile. 
    La vita nel bosco? Per me è l’unica possibile. Ai miei figli ho sempre insegnato l’arte di arrangiarsi con le mani, con la testa e con i sentimenti, se sono andati all’università è perché credevano gli servisse e io non li ho di certo ostacolati. Serve saper fare tante cose per vivere nel costante dribbling delle cose brutte ma ormai accettate con rassegnazione dai più.
    Cambiare il telefono, l’auto, vestiti, mobili di casa, fare le vacanze, bere vino buono, drogarsi, vestirsi bene, non perdersi il festival di San Remo, guardare la tv, non rende felici.

  6. 7
    Lusa Mutti says:

    https://www.quotidiano.net/cronaca/plastica-mediterraneo-1.6878889
    Non solo terra……….
    Il trend autodistruttivo è irreversibile?

  7. 6
    albert says:

    Con un bonus di  restituzione allo stato fisico di  40 anni fa, tornerei volentieri  alle cabine telefoniche a gettone( che  garantivano  non tracciamento).Ognuno e’figlio del suo tempo giovanile(mettiamo  fino ai 40 anni).Poi e’ un continuo impegno a sentirsi”contemporanei”..fino a scoprire che..torna di moda la stufa o caminetto a legna ( a pellets) e la coibentazione interna con pannelli di legno artisticamente preparati(cioe’ come in passato in case di montagna ).Persino il gpl o il metano per autotrazione…roba da anni 50-60.

  8. 5
    Carlo Crovella says:

    Aggiungo un esempio spicciolo di vita alla veja manera: apprendo solo adesso, leggendo i quotidiani, che ieri c’è stato un black out di Facebook, Instagram e Whats Ap… Io non me ne sono minimamente accorto, ieri, semplicemente perché non vivo “connesso” (probabilmente non ho neppure preso in mano il cellulare per l’intero pomeriggio, le tel di lavoro le faccio dal fisso sulla scrivania…). Se tutti fossimo più distaccati dalle “false necessità” tecnologiche, ci sarebbe meno bisogno di sbancare il pianeta alla ricerca di metalli ad uso tecnologico… Quindi il problema è conseguenza di nostre scelte, non dell’avidità finanziaria delle società australiane di turno…
    https://www.ilgiornale.it/news/politica/whatsapp-e-facebook-ko-mezza-giornata-e-rete-va-nel-panico-1979832.html

  9. 4
    Carlo Crovella says:

    Io sono convinto che, se TUTTI virassimo verso uno stile di vita più spartano e meno tecnologico, la situazione potrebbe essere ancora recuperata. meno sbancamenti del terreno alla ricerca dei metalli ad uso tecnologico, meno foreste in fiamme per far spazio a piantagioni di palma (per l’olio) e/o allevamenti intensivi ecc ecc ecc. Certo dovremmo saper rinunciare a molte cose che, invece, sono entrate a far parte della vita quotidiana dei nostri tempi. Alcune di queste sono degli oggettivi vantaggi/comodità, altre sono delle bufale belle e buone. Ad esempio per anni abbiamo saputo parcheggiare l’auto senza bisogno della telecamera posteriore… Se non cambiamo noi (non solo noi lettori del Blog, tutta l’umanità presente sul pianeta), il trend autodistruttivo è irreversibile.

  10. 3
    Antoniomereu says:

    Giusto per capire quanto la conclusione del pezzo sia fuori portata nell attuale andazzo, l’autore si è accorto che ogni nuovo futuro cittadino del mondo ha in mano uno Smart ?…Greta compresa.!
    Dopo miliardi di cavetti appare all orizzonte europeo quello con spina universale ma già la Mela mette paletti…
    Ne vogliamo discutere?
    Fin tanto che non verranno regole di produzione eque e tasse extra contro l obsolescenza programmata e con incentivi veri per recupero e smaltimento elettronico la strada è un vicolo, non si sa se cieco. 

  11. 2

    Le tubazioni in piombo mi sanno di bufala ma il resto è vero quanto impraticabile. Ce l’abbiamo in culo. E non da oggi.
    Si capisce da quando il principio del mors tua vita mea si è reso come l’unico credo nel lavoro, a scuola, a casa e nel tempo libero.
    Chi semina vento raccoglie tempesta.

  12. 1
    albert says:

    Nonostante quel che dice Forster,una Reflex metallica a pellicola , me la tengo e pure revisionata da abile specializzato, di elettronico ha solo il l’esposimetro a lancetta e collimazione con cerhietto e se voglio sovra o sotto espongo.Purtroppo alla macchinetta ridotta elettronica si fa l’abitudine, lasciando a casa la vecchi amica da 2 chili obiettivicompresi.,poi a casa pure quella per lo smartphone. Fino a quando un gancetto di plastica (col dubbio che sia stato dimensionato per resistere a n aperture e chiusure e poi si deve ricomprare,ma colfai da te self fixing si rimedia e si sfugge al ricatto).Oppure ti scade un contratto, ti sfugge un aggiornamento, dimentichi una delle n password.Uno Stato che si rispetti, non dovrebbe concedere  senza patti stringenti di reciprocita’ materie prime o brevetti ad altri stati, specie se poi gli si rivolgono contro o mettono in condizione di dipendenza.Accade per combustibili fossili, armi, elettronica e farmacie pure cibo.

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