La libertà non è assenza di limiti, ma saper progettare la propria vita

Desiderare e accettare le regole: due chiavi essenziali per la convivenza sociale e un’esistenza piena. È la lettura del concetto di libertà del professor Vittorio Luigi Castellazzi.

La libertà non è assenza di limiti, ma saper progettare la propria vita
(intervista a Vittorio Luigi Castellazzi)
di Serena Valietti
(pubblicato su Ecodibergamo.it il 21 gennaio 2021, aggiornato)

Noesis è una scuola informale di filosofia, un laboratorio di idee a cui partecipano grandi nomi del pensiero contemporaneo, una serie di incontri divulgativi aperti al pubblico in cui avvicinarsi a tematiche complesse presentate in modo chiaro e accessibile. Nel 2021 si è parlatodi libertà in chiave multidisciplinare: dalla biologia al rapporto con la paura, che limita il nostro agire, al dialogo con la tecnologia, per arrivare alla relazione con il desiderio inteso come spinta vitale, che si scontra con il limite della regola, gettando le basi per un vivere consapevole.

Proprio di questo ha parlato Vittorio Luigi Castellazzi, docente emerito di Tecniche proiettive e diagnosi della personalità presso l’Università Salesiana di Roma e professore di Psicopatologia dell’infanzia e della adolescenza alla LUMSA e a Roma Tre. E’ stato lui l’ospite del corso di filosofia Noesis di martedì 26 gennaio 2021, in streaming su iscrizione.

La libertà secondo il professore è strettamente legata al desiderio“che investe l’intera esistenza, interessa tutte le età – spiega – con lo scorrere degli anni possono cambiare i contenuti, ma questa spinta resta la stessa. Ci si ammala psichicamente e, talvolta, anche fisicamente, quando l’impulso a desiderare viene soffocato e rimosso; ma tanto è importante restare fedeli ad esso, tanto è essenziale non perdere di vista le esigenze degli altri”.

Vittorio Luigi Castellazzi

Una libertà che è per sua natura condizionata: la mia finisce dove comincia la tua e viceversa. In mezzo c’è la regola, che disciplina il nostro stare insieme: “Esiste un conflitto tra il proprio desiderio e l’accettazione della norma, che porta alla convivenza sociale. Questo equilibrio – ricorda il professore – è all’origine della civiltà. Freud dice che la legge è funzionale alla umanizzazione della società, rende più vivibile la nostra vita. Ma questa umanizzazione ha un prezzo, che Freud descrive in un suo famoso saggio ‘Il disagio della civiltà’ del 1929. La parziale rinuncia alla realizzazione di tutti i nostri desideri ci offre in cambio un po’ di sicurezza sociale. Un processo che lo psicanalista e filosofo francese Lacan definisce ‘riconoscimento della legge del padre’”.

Oggi però, secondo Castellazzi, nel nostro vivere sociale quella figura del “padre” che rappresenta la legge è piuttosto fragile: “Anche solo l’educazione dei bambini pare svolgersi sotto il segno dell’assenza di limiti, per paura di un ‘no’ che possa fare soffrire i piccoli. Al dovere della rinuncia sopravviene il dovere del godimento ad ogni costo, ma questo crea un problema: l’assenza di una legge e di un limite rende tutto accessibile subito. Così facendo però non si crea un progetto da raggiungere”.

Il progetto è il futuro. Un futuro che diventa difficile da immaginare se mancano i desideri, le aspirazioni. “Il rischio è che per i giovani diventi difficile pensare un vero progetto di vita, mentre più in generale il soddisfacimento immediato è il nuovo statuto sociale. Questo porta anche all’insorgere di nuove patologie: diversamente da anni fa in cui quelle classiche come nevrosi e psicosi erano legate al soffocamento del piacere, oggi è l’opposto. Si tratta di disturbi legati al troppo, al tutto e al subito, tipici della società dei consumi, come disturbi dell’alimentazione, tossicodipendenza, gioco d’azzardo, sesso compulsivo, dipendenza da internet e dallo smartphone. Tutte patologie legate a una ricerca del piacere provvisoria e immediata”.

La sensazione che ne deriva è quella dell’illusione di una grande libertà e di una potente autodeterminazione come sostiene il professore, secondo cui “l’ossessione di fare a meno della legge in realtà non comporta maggiore libertà, anzi, siamo più manipolati in modo inconsapevole: consumo delle merci, tecnologia, pubblicità. Pensiamo solo a come lo smartphone ha cambiato il nostro modo di relazionarci o come la spinta consumistica ci faccia uscire dal supermercato con più prodotti di quelli che avevamo realmente intenzione di acquistare o alla questione del controllo attraverso i dati legata a internet. Allo stesso modo in ambito politico questa situazione di apparente libertà sta creando in realtà una reazione autoritaria: dove c’è insicurezza l’individuo tende a cercare l’uomo forte e così sono le figure manipolatrici ad avere successo: promettono di risolvere i grandi problemi del mondo e invece ci troviamo con sovranismo, fanatismo e altri fenomeni che mirano più alla strumentalizzazione, che al servizio del cittadino”.

“Pensare alla libertà come eliminazione dei limiti comporta un grande rischio – conclude il professore – quello di portarci verso un maggiore condizionamento di massa in cui ci sentiamo apparentemente liberi, ma non lo siamo. Accettare il limite significa dare una forma al proprio desiderio per progettare una vita piena”.

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La libertà non è assenza di limiti, ma saper progettare la propria vita ultima modifica: 2021-11-04T04:02:00+01:00 da GognaBlog

10 pensieri su “La libertà non è assenza di limiti, ma saper progettare la propria vita”

  1. 10
    Marco Lanzavecchia says:

    Certo che un professore di psicopatologia infantile ne avrebbe del lavoro da fare con gli alpinisti ed il loro narcisismo sociopatico.

  2. 9
    Mario says:

    Diffido da chi  dispensa  da una cattedra  la  verità  su concetti troppo grandi , in specie se addomesticati a buon uso e consumo del  plebeo (cioè mio). Senza scomodare i filosofi c’è sempre qualcuno da qualche parte che ha al riguardo una tesi  ‘superiore’ da proporre…o imporre. Libertà? “Il lavoro rende liberi ”  recita tragicamente il cancello di entrata di  Auschwitz. 

  3. 8
    Agnese says:

    La libertà di uno comporta il rispetto per gli altri. Parafrasando  Bob Dylan, per essere liberi bisogna essere onesti. La libertà individuale, poi, acquista tanto più significato quanto più è utilizzata per aumentare quella altrui, quanto più all’apertura della mente corrisponde quella dello spirito, all’ampiezza delle idee quella dei sentimenti.
    https://montagneorizzonti.blogspot.com/2020/04/liberta.html

  4. 7
    Antoniomereu says:

    Libertà 
    Verità 
    Proprietà 
    Le” tre cime” della Società. 

  5. 6
    Roberto Pasini says:

    Il tema interessante sollevato qui è il rapporto progetto/accettazione di limiti e regole. Un tema che ci rimanda ai problemi di fondo che stanno dietro le discussioni sulla pandemia. Se hai un progetto accetti una serie di regole e limiti alla soddisfazione immediata delle pulsioni o meglio sposti nel tempo e nell’oggetto la tua soddisfazione. Accade anche nelle attività sportive/ricreative: se hai un progetto/obiettivo accetti restrizioni più o meno dure (nel cibo, nel calduccio del lettino, nell’utilizzo del tempo libero dal lavoro, persino nel tempo dedicato alla coltivazione delle relazioni o nell’esercizio della sessualità)  e sposti la tua soddisfazione dall’immediato al raggiungimento dell’obiettivo. Infatti individui e comunità che hanno un progetto accettano sacrifici e restrizioni in misura più elevata di quelle che non hanno un progetto. Qui però si nasconde un grave rischio. Se il “progetto” ha un contenuto delirante (la conquista del mondo, la liberazione dal male, l’edificazione del cielo in terra, la purificazione dal peccato…) gli individui sono portati ad accettare limiti, regole, sacrifici straordinari che appaiono visti dall’esterno come folli. Come accade ad esempio nelle sette o nel caso di popoli che hanno seguito leader deliranti accettando cose disumane o di individui che si sottopongono a pratiche restrittive estreme delle pulsioni. Di fronte a questi deliri, la rivendicazione del valore del “qui ed ora”, della soddisfazione immediata dei bisogni, del rifiuto dei “sacrifici” in funzione del bene futuro assumono un significato di rivendicazione sana e concreta dei diritti della vita quotidiana. Come sempre per tutto ciò che ci riguarda,  è un problema di equilibrio, non scontato e non garantito ma da conquistare con fatica e sofferta consapevolezza, a volte passando anche da fasi estreme del  binomio progetto/pulsione immediata sia come individui che come comunità. L’equilibrio per la maggior parte di noi umani non è un punto di partenza ma un punto di arrivo e non è garantito per sempre. Anche lo star bene fisicamente ed emotivamente non è una condizione normale ma un privilegio, per qualcuno molto fortunato un dono degli dei, per altri un cammino faticoso. Amen.

  6. 5
    Fabio Bertoncelli says:

    «Io mi sono convinto che, in natura, la libertà non esista affatto. E’ una sovrastruttura umana, come la morale, la religione, il diritto (inteso come insieme di leggi), ecc.»
     
    Carlo, è proprio cosí. Ed è ciò che ci differenzia, insieme ad altro, dagli ominidi e dagli uomini delle caverne. È un grande progresso per la specie umana; peccato però che si continui a guerreggiare: non con le clave, ma con sofisticate armi moderne.
    Tuttavia la struttura del cervello umano, con i suoi istinti ancestrali di sopraffazione e di odio tribale, non è cambiata. L’educazione ci tiene a freno, ma a volte (spesso?) non basta.

  7. 4
    Giorgio Robino says:

    bella poesia, Lorenzo.

  8. 3
    Carlo Crovella says:

    Io mi sono convinto che, in natura, la libertà non esista affatto. E’ una sovrastruttura umana, come la morale, la religione, il diritto (inteso come insieme di leggi), ecc. Attenzione, non dico che non capita che alcuni sapiens si impongano ad altri. Anche questo risvolto (la sopraffazione, ovvero la negazione della libertà altrui) in natura non esiste, o meglio non esisterebbe. Purtroppo invece c’è, con infiniti esempi storici, dal colonialismo allo sfruttamento nel mondo del lavoro, e occorre combattere strenuamente contro questo aspetto. Ma la libertà sconfinata come oggi viene sbandierata (intesa come “faccio tutto quello che voglio, e posso cambiare completamente idea ogni giorno”) è una illusione da stolti che non focalizzano le leggi della natura. Quelle dominano davvero e continueranno a farlo sempre, a prescindere dalla volontà umana. I veri liberi sono quegli individui che colgono le leggi della natura e si muovono coerentemente con esse.

  9. 2

    La regola che determina la libertà di ognuno  secondo me non sta in una legge scritta ma nel rispetto. 
    Attenersi a un qualcosa stabilito da altri non fa sentire liberi neppure se lo si condivide idealmente, mentre avere rispetto dell’altro, quando ciò esiste, infonde un senso di libertà naturale.
    Certo che la vita irregimentata e in poco spazio dei grandi centri urbani non allena al rispetto, pur rivestendo quest’ultimo maggiore importanza e necessità se confrontato con chi vive in grandi spazi poco abitati.
    Purtroppo chi fa le leggi vive in città e porta la cravatta.
     

  10. 1
    lorenzo merlo says:

    La verità è nel discorso.
    La libertà, nella regola.

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