La montagna che torna montagna

La montagna che torna montagna
di Fra Indi
(Francesco Raimondi)

Alpinheart è nata un po’ per caso: una “esplorazione atipica” divisa in capitoli, come fosse un racconto. Il racconto della mia montagna, di uno spazio che volevo scoprire e riscoprire lasciandolo parlare. Ovviamente sono in una posizione privilegiata: i miei cani da slitta Siberian Husky, con cui ho percorso valli, boschi e sentieri, mi stanno sempre più insegnando a vedere.

Quello che mi sento di scrivere e affermare è che la montagna è stanca: considerata un parco di divertimento per molti o un semplice luogo di vacanza per altri, pare che l’essere umano della Civiltà voglia impedire alla montagna di fare la montagna. Le Terre Alte primeggiano, a nord, con lunghe catene montuose: imponenti, libere, vere. Hanno incominciato ad adattarsi ai notevoli cambiamenti che la stessa Civiltà impone loro. È un adattamento lento e silenzioso, volto a preservare la vita tutta.

Spesso, in questo mio percorrere alcune zone delle Alpi, ho avuto la sensazione di come la tutela dell’ambiente montano oggi sia voluta e finalizzata esclusivamente per mantenere in vita strutture e attività economicide, magari travestendole di green e sostenibile. Si ritrovano sui suoi pendii masse umane che, inneggiando ad una montagna da preservare, sembrano però più concentrate a far persistere ciò che loro praticano in quello spazio naturale.

Andare in slitta con i cani sulle montagne alpine è, negli ultimi anni, sempre più difficile e questo anno lo è stato maggiormente. Temperature elevate, neve scarsa e sfatta, bagnata, pesante, poca presenza di fondo poiché il terreno non ha avuto modo di ghiacciarsi e quindi trattenere a sé la neve…

Tutto lascia presagire che l’inverno stia definitivamente scomparendo e sarei uno sciocco se mi persuadessi del contrario, continuando a cercare di praticare ‘in scioltezza’ sulle Alpi ulteriori spedizioni con i miei cani. Durante uno dei capitoli di Alpinheart, vedere la presenza di decine e decine di impianti di risalita e piste dismessi è stato un colpo al cuore, a riprova del fatto che l’uomo civilizzato non vede chiaramente al di là del proprio orizzonte economico.

Inverno silente, quasi assente, ormai fantasma perduto di tempi antichi. Ma la montagna sta reagendo, la montagna ha un sussulto vitale che la sta trasformando e riadattando: e di questo temo che anche i più impavidi ‘ambientalismi’ non se ne stiano accorgendo abbastanza. La montagna, credo, debba tornare ad essere luogo di incontro genuino e pulito: Alpinheart non è stata, in quest’ottica, solo un’esperienza in solitaria. Ho cercato di incontrare, chiacchierando con loro nei diversi capitoli, persone che con la montagna abbiano avuto o abbiano tutt’ora un legame affettivo: gli esploratori Michele Pontrandolfo e Alex Bellini, il ciclo-viaggiatore Dario Valsesia, l’incisore e artista Livio Ceschin, Alessandra Spinelli ed Erik Di Stefano di Oak Church Ranch. L’incontro genera arricchimento e confronto, è spesso un cammino tortuoso ma la fatica di condividere esperienze, pensieri e riflessioni con l’altro dà la stessa gratificazione al corpo e alla mente che raggiungere un bel pascolo o una vetta.

La montagna vorrei che tornasse ad essere Montagna, poiché ne abbiamo bisogno. Non un luogo di cui l’essere umano della Civiltà si senta padrone, non il paesaggio di sottofondo delle nostre attività, non uno dei tanti luoghi da visitare e mangiare, come il turismo tutto fa, ma semplicemente che torni ad essere Montagna: con le sue fatiche, le sue scomodità, le sue fragilità, le sue inaccessibilità. Poiché la montagna non è democratica o schiava di qualche egualitarisimo: è libertà e la libertà, in questa società addomesticata, non è cosa per tutti coloro che rimangono schiavi della civilizzazione.

Alpinheart mi ha mostrato, anche grazie all’istinto dei miei compagni a quattro zampe, come battersi per una montagna che torni ad essere senza attrazioni o attrattive sia cosa giusta.

È così difficile, per l’uomo della Civiltà, lasciare la montagna alla Montagna? Coi suoi spazi e i suoi silenzi. Lasciare che tutto scorra secondo natura e, per una volta, essere noi ad adattarci alla stessa natura montana, sacrificando – soprattutto – ogni discorso turistico ed economico. È così difficile abbandonare l’idea che la montagna sia un luogo in cui trovare gli stessi servizi del mondo urbanizzato?

Alpinheart ha decisamente contribuito in me a far maturare queste riflessioni; ha sollevato questioni e domande che meritano risposte. Ma una cosa credo sia certa: abbiamo perduto quel legame sano ed equilibrato con la montagna e la sua natura. Tornare a quell’equilibrio originario è certamente un primo utile passo se davvero amiamo queste nostre belle Alpi. Nel mio piccolo ho un sogno: che la montagna torni quel luogo privo dell’illusorio benessere e delle sue vacue comodità cittadine. Un luogo fatto di semplicità, piccoli gesti, fatica e capacità di adattamento ai ritmi delle stagioni. Che torni ad essere un luogo vero opposto alla finzione della Civiltà.

Nota biografica
Fra Indi è un esploratore e musher. Con i suoi cani da slitta Siberian Husky, lo Jaranga Siberian Husky Team, dal 2016 porta avanti The Project, un progetto che, attraverso esplorazioni e spedizioni in solitaria e autosufficienza, ha come finalità il risveglio e lo sviluppo della coscienza attraverso l’analisi e la riflessione attorno a tre macro argomenti: rapporto uomo-natura, crisi ecologica e problematiche della civiltà e civilizzazione.

Contatti
www.fraindi.com
– instagram: @jaranga_siberian_husky_team
– youtube: fraindi
– facebook: @JarangaSiberianHuskyTeam

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La montagna che torna montagna ultima modifica: 2023-04-29T05:58:00+02:00 da GognaBlog

25 pensieri su “La montagna che torna montagna”

  1. Pur essendo casa mia a 1600m di altitudine non ho mai considerato questo posto come delle “terre alte” pensando che scendendo di quota avrei trovato delle “terre basse”.
    Basta con la montagna-tabernacolo (l’ho già detto, lo so, abbiate pazienza).
    La montagna per gli esseri umani che la abitano è un posto come gli altri ma con caratteristiche dovute all’ambiente in cui è, esattamente come il mare e tutto quello che sta nel mezzo.
    Sull’articolo invece mi sembra che questo Fraindi (quelli che si danno il soprannome da soli, poi…) sia un po’ un Marchese del Grillo. Sono contento per lui se se la vive bene e gli faccio tutti i miei auguri, ma per piacere, che non ci dica come dobbiamo fare.
    Del resto Della Palma ha espresso il concetto molto chiaramente.

  2. Sono d’accordo con l’ultimo commento di Michele Dalla Palma. Ho vissuto fino ai venti anni in montagna poi sono andata in città a guadagnarmi il pane. Ora sono tornato in montagna da pensionato. Ho assistito alla inevitabile trasformazione della stessa. Scrivi bene Indi, ma razzoli male, tu non sei un montanaro e i montanari non potranno mai a tornare ad essere quelli di un tempo.
    Ciao buon divertimento, fin che hai la possibilità.
    LUIGI GALLY

  3. C’era un comico, anni fa, che diceva “facile fare i finocchi col culo degli altri..” 8 cani da nutrire, furgone per scarrozzarli in giro, slitta in tungsteno spaziale, e soprattutto tanto tempo per “meditare”… Ah fraindi, prova ad andare a lavorare, invece di pontificare, mi sembri il cugino di  Cognetti, altro fancazzista della montagna…

  4. Dire “terre alte” al posto di montagne significa inventare un non luogo, un posto costruito dalla fantasia, un posto abitabile solo da desideri.
    A questo punto quali tra i desideri hanno più diritti rispetto ad altri? 
     

  5. Pur amando molto montagna e cani,  la montagna che torna montagna con la slitta trainata da cani che va per lo più su strade bianche (a giudicare dalle foto) mi lascia un po’ perplesso.
    Stridio di contraddizioni intrinseche a un approccio velleitario e solipsistico

  6. Un po’ di controsensi ci sono anche per me, visto ad esempio che percorre una strada costruita dall’ uomo per salire al Toggia, usa materiali plastici invece che tende in cotone, etc etc .un consiglio : la prox volta, invece che parlare solo con filosofi e ambientalisti, 4 parole con gli indigeni che ti accolgono nelle LORO terre alte, potresti farle.
     

  7. Pasini, c’è poco da scherzare… perchè la lungimiranza (si fa per dire) del burocrate, peggio se ambientalista (qui si raggiunge le vette della follia)(basta pensare ai vari dcpm e ordinanze in ambito covid dal 2020 al 2022) puo’ far disastri di cui te ora ridi, ma poi ti cascheranno le braccia.
    Avevo visto un video di un you tuber che portava a spasso il suo cagnolino, ma NON poteva perchè all’inizio del sentiero c’era un cartello vietato ai cani. E si becco’ pure la multa perchè lui non aveva effettuato l’accesso per quel sentiero ma aveva tagliato.. fu fermato da una guardia e gli appiopparono una multa… eh!.
    Insomma era un luogo come tutti per andare in montagna, pero’ lì vi era il problema che i cani domestici potevano contaminare la fauna (!!!???). 
    Il you tuber si chiama Yari Ghidone, video di uno o due anni fa circa mi sa..non ricordo piu’ se era in Francia nelle Alpi a confine con l’Italia o era Val D’Aosta o Piemonte….. (vado a memoria visto tanto tempo fa)

  8. Per un vero green, «cieco, pronto e assoluto», suggerisco di essere draconiani: suicidio di massa.

  9. Stefano. Nella tua lungimiranza visionaria ti sei dimenticato della defecazione in questi nuovi ed elitari accampamenti della montagna per pochi. Più lunghi trasferimenti, più defecazioni. Meno cessi strutturati più libere defecazioni in libera montagna. Certo questi frequentatori non cannibali non useranno carta ma strumenti di pulizia ecosostenibili oppure verrano selezionati solo frequentatori stitici. Però la natura preme e lo scavare buche come i gatti potrebbe anche essere vissuto dall’ala più libertaria come una inaccettabile repressione del diritto di esprimersi liberamente. Va la’ che è un bel problema…

  10. Posto che sono d’accordo con Marcello, ma nella “piu’ montagna per pochi” credo che sia ovvio che nn ci sia l’impianto a fune, il rifugio, etc…ovvero tutte le condizioni per forte aggregazione della massa.
    Ma è conteplata la tenda? perchè se si, tutti si portano la tenda e avremmo distese di tende. In molti luoghi, oltre che vietato fare fuoco, rumore, molestare la fauna, etc. vi è anche il divieto di accampamento. 
    Questi signori del “piu’ montagna per pochi” quindi la contemplano o meno. E se fosse meno, il nostro filosofo autore dell’articolo sa che non potrebbe piu’ farle il filosofo??. O meglio… lo farebbe seduto sulla sua sedia di casa.. che è ben diverso da quello che fa ora.
    Eh bisogna stare un po’ attenti perchè poi ti ritrovi che diventa “piu’ montagna per nessuno”. 
    Anche perchè: si puo’ lasciare l’auto dove? E’ strettamente legato al discorso sopra. Perchè se la lasci al passo è un discorso, se DEVI lasciare al PAESE anche con ottimo allenamento per arrivare ad una cima ci vuole il pernottamento in tenda. 
    Non so se siete capaci di fare 1+1… saluti.

  11. Par exemple : faire aimer le ski de rando aux jeunes, et démonter les horribles installations faites pour le ski de piste !

  12. Ho guardato il sito, ben fatto, gestito in modo professionale da un’agenzia di comunicazione. Mi sembra che venda anche servizi, esperienze ed eventi. Un modo onesto per guadagnarsi da vivere, se ci riesce, facendo una cosa certamente più gratificante per se’ e per gli altri che star chiuso in un ufficio, uno studio, uno stabilimento o in un call center. Anche se poi il lavoro “sporco” qualcuno lo deve pur fare. Quando si vende, peraltro, non si vendono prodotti e servizi ma stati d’animo ed emozioni. Qualunque markettaro lo sa bene. Poi per carità qui la “merce” è buona e politicamente corretta, in linea con molto sentire contemporaneo, soprattutto in certe fasce del pubblico. Non è quella che vende McDonald alle “masse popolari”. Forse un filino elitaria? Non so perché ma mi ha ricordato il resort di Cognetti in VdA.

  13. Cominetti, anch’io ho avuto le tue stesse riflessioni.,
    Il sito è ben curato, non certo raffazzonato e tutto è molto patinato ed è impossibile stare a quei livelli facendo solo il poeta  che gira per monti con sette canini. 
    Non è un messaggio veicolabile alle masse, lo fa lui perché – evidentemente – può permetterselo per ragioni che alla fine a noi non interessano.
    Anch’io campo faticando e non correndo con i cani.
    Tuttavia ciò che veicola a livello ideale a me piace ed è spunto di riflessione che in questo questo periodo trovo simmetrico a cambiamenti che sto introducendo nel mio modo di vivere,  sentire e agire.
    E poi amo gli husky :o)
     
     

  14. Ma raga, nulla da eccepire sulla bontà del messaggio di questo ragazzo, ci mancherebbe. Ma mi sembra di un’ingenuità e banalità sconcertanti e molto contraddittorio.
    Cosa dovremmo fare? Prendere cani e slitta e filosofeggiare come fa lui, altrimenti siamo dei distruttori della natura  ecc, bla bla… Io sono molto più estremo di lui nel mio intendere la vita ma mi devo guadagnare da vivere e tengo i piedi per terra. Non credo neppure che costui viva di quello che gli passa un’azienda che fa crocchette per cani. Dai….
    Ne conosco a decine e di filosofo che lo fanno perché hanno il culo parato in qualche modo. Alcuni li adoro e ne appoggio gli ideali ma serve senso pratico oltre alle idee. E qui non ce ne vedo.

  15. Io sono una fortunata abitante delle terre alte,nelle splendide Dolomiti.Una delle cose secondo me più interessanti (e al tempo stesso più tristi) è percorrere non i sentieri più famosi e affollati, ma come li chiamo io i sentieri dei nonni,quelli non segnati,solo intuibili che nessuno percorre più.Nella totale solitudine si incontrano malghe e casere ormai abbandonate dagli anni50/60 e solo così si capisce come la montagna viveva della montagna.Purtroppo al giorno d’oggi il turismo la fa da padrone che però non lascia intuire cosa vuol dire vivere tutto l’anno in questi posti meravigliosamente isolati e quindi non li rispetta.

  16. Il brand non è quello segnalato, bensì “più montagna per pochi”, cioè più ampi spazi a disposizione di meno individui. 
     
    Il che presuppone un ritorno della montagna alla montagna, che è il messaggio di questo signore.

  17. è certamente un ritorno  alle origini e a una natura non mediata.
    da lì a dire che è molto simile al tuo ce ne passa: la capacità poetica, artistica e organizzativa di quest’uomo  mi sembra ben lontana dai tuoi ripetitivi deliri del “meno montagna per pochi”.
    In questo senso dicevo semplicemente di guardare il sito, tranne ispirazione e cogliere suggerimenti interessante, che ciascuno potrà declinare in modalità diverse e che  per molti aspetti richiama principi di natura orientale,  senza portarlo al solito becero meno montagna per pochi. 

  18. Non c’è nulla da “sporcare”, visto che il messaggio è molto simile a quello che divulgo io

  19. consiglio una visita al suo sito. bellissimo.
    pure il messaggio è bello, non mi pare prenda per il culo nessuno. speriamo non venga sporcato dalle solite crovellate
    sarà che ho vissuto 16 anni con uno splendido husky…
    https://fraindi.com/the-project/

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