La neve ha un valore immenso

L’ecologo e pedologo Michele Freppaz spiega perché le precipitazioni di questi giorni non bastano a compensare stagioni di scarso innevamento. “Bisogna avviare la transizione di località sciistiche dove non nevica più”.

La neve ha un valore immenso
(non pensiamo soltanto allo sci)
di Cristina Nadotti
(pubblicato su repubblica.it il 13 dicembre 2022, aggiornato)

Lo scorso inverno 2021-2022 i paesaggi montani delle Alpi sono stati brulli, chiazzati dal marrone dell’erba secca invece che ammantati di bianco. La stagione sciistica del 2022-2023, che si è inaugurata tradizionalmente con il fine settimana dell’Immacolata, sembrava avviarsi con tanta neve e impianti aperti nei comprensori più importanti (ma la promessa non è stata poi mantenuta, NdR).

Per dire se la crisi è passata e se ulteriori nevicate aiuteranno a ristabilire l’equilibrio negli ecosistemi montani è ancora presto. Perché lo spiega Michele Freppaz, ecologo della neve e pedologo dell’Università di Torino.

“La neve è una straordinaria sentinella ecologica – dice il professore – e svolge molteplici funzioni. Il manto bianco che la maggiore parte di noi apprezza per la bellezza paesaggistica, o per le attività sportive, in realtà ha un valore molto più alto di quello che gli attribuisce l’industria turistica”.

Le nevicate di inizio dicembre 2022 sono state un buon segnale per l’inverno imminente?
“Difficile dirlo, l’innevamento è caratterizzato da una forte variabilità interannuale ed è comune che ci siano notevoli differenze tra un inverno e l’altro. Quello però che si sta osservando sulle Alpi, a quote intorno ai 1300-1500 metri, è ormai una riduzione costante della durata della neve al suolo e del suo spessore, con una maggiore frequenza di episodi di pioggia su neve nel corso dell’inverno. Racconto spesso un aneddoto a questo proposito: nel 1934 un famoso climatologo e glaciologo valdostano, Umberto Monterin, in un Manualetto di istruzioni scientifiche per alpinisti del CAI, chiedeva agli affiliati di segnalargli subito eventuali piogge osservate sopra ai 3500 metri in estate sulle Alpi. Questo perché, anche nei mesi estivi, precipitazioni non nevose a quelle altezze si consideravano un fatto davvero straordinario. In poco più di 90 anni, invece, vediamo la pioggia a quote elevate anche in inverno, per non parlare della primavera. Ciò comporta anche la maggiore frequenza di un particolare tipo di valanghe, dette da slittamento, originate dalla presenza di un film d’acqua che “lubrifica” il manto nevoso a contatto con il suolo. Sono valanghe caratterizzate da un elevato potere erosivo, in grado di accumulare ingenti quantità di suolo nelle aree d’accumulo”.

Perché serve la neve e non solo la pioggia?
“Un inverno nevoso è un bene per tutti: l’emergenza idrica non è finita e neve in montagna significa pioggia in pianura ma anche una significativa risorsa idrica che verrà resa disponibile in primavera. Dobbiamo augurarci che il deficit idrico sia compensato da abbondanti nevicate, in grado di accumularsi gradualmente nel corso dell’inverno, senza eventi estremi purtroppo sempre più frequenti in relazione agli effetti del cambiamento climatico. Di neve ne servirebbe davvero tanta, perché poi le estati particolarmente calde con lo zero termico che si osserva a volte fino a 5mila metri di altezza rischiano di depauperare in fretta anche una buona riserva di neve”.

Quali sono i servizi ecosistemici che fornisce la neve?
“Spesso ignoriamo che un manto nevoso di sufficiente spessore in montagna è un ottimo isolante termico, indispensabile per la vita del suolo e della vegetazione, che ne hanno bisogno per essere preservati e protetti dai rigori dell’inverno. La neve a terra ha poi la funzione di accumulare specie chimiche: se l’inquinamento non è elevato questo deposito di sostanze chimiche non va visto in senso negativo, perché nei primi giorni di disgelo significa avere a disposizione per la vita del suolo e delle piante una soluzione nutritiva molto concentrata, grazie a un fenomeno naturale noto come ionic pulse. È poi risaputo che la neve fornisce ingenti quantità d’acqua indispensabili ad esempio per la produzione di energia elettrica, con benefici anche per i territori di pianura localizzati a centinaia di chilometri dalle montagne”

L’ecologo della neve Michele Freppaz 

Si tratta di servizi che il cambio climatico ha alterato?
“Sì, in maniera preoccupante. Intanto c’è un anticipo della fusione primaverile della neve, che altera i tempi in cui l’acqua diventa disponibile. In pratica, il momento in cui l’acqua arriva a valle sempre più spesso non è più in sincronia e compatibile con l’uso di questa risorsa. La riduzione dell’innevamento, così come l’anticipo della fusione primaverile, hanno poi un significativo effetto sulla vita dei ghiacciai, sempre meno alimentati e protetti dal manto nevoso”.

Tutte queste funzioni sembrano offuscate dall’importanza della neve come risorsa turistica. Rischiamo di non proteggere il manto nevoso in nome degli sport invernali?
“La crisi climatica ci sta insegnando che i problemi vanno risolti con un approccio multidisciplinare, per cui vanno sentiti gli esperti di economia del turismo così come i climatologi, i nivologi, i pedologi e tutti quelli specialisti della montagna che vengono formati anche a livello universitario. L’industria dello sci è nata negli anni ’50-’60, un periodo di boom economico e nel quale la neve cadeva copiosa, così sulle Alpi si sono costruiti impianti già a mille metri di altezza. Ora è un dato di fatto che alcune stazioni sono state costrette a chiudere e attualmente sono a rischio di innevamento insufficiente anche quelle intorno ai 1300-1500 metri. È indispensabile valutare la resilienza di queste aree a rischio e ripensare il loro utilizzo, superando la monocultura dello sci. Gli impianti di risalita sono prima di tutto mezzi di trasporto, in grado di aumentare la fruibilità della montagna anche nel periodo estivo. Di sicuro, e non è facile, bisogna agire e pensare ora a delle soluzioni, perché qualsiasi progettazione richiede tempo e capacità per gestire questa transizione. Servono strategie e tecniche, persone in grado di scriverle e attuarle, senza sottovalutare l’importanza di comunicare questa transizione alle persone che vivono in montagna. Non sarà un processo rapido, ma va avviato subito”.

La neve artificiale può rientrare tra queste strategie?
“Lo stesso rapporto IPCC la definisce una tecnica adattativa, ma può funzionare solo se le condizioni ambientali sono tali da consentirne l’utilizzo: in altre parole, serve a poco produrre neve artificiale che fonde in un battibaleno, perché la temperatura è troppo alta. In più, vanno valutati il costo dell’energia e delle risorse impiegate in un rapporto costo-beneficio. Va chiarito che nella creazione di neve artificiale non vengono usati additivi chimici, quindi la qualità dell’acqua come risorsa non viene pregiudicata”.

Il commento
di Carlo Crovella

Ricordo da bambino che mi tuffavo nella neve. Prima ancora di imparare a sciarci sopra, è fondamentale conoscerla epidermicamente. Entrare con tutto se stesso nella neve era esperienza di vita, insegnava a capire questo elemento, a saperne identificare i meccanismi endogeni, per poi prevenirli (dal “di sopra”) una volta passati alla più nobile arte dello sci.

Si tratta di un’esperienza oggi rarissima, i nostri nipoti e pronipoti non avranno l’opportunità di apprendere il senso epidermico della neve. Non è l’unica realtà esperienziale che sta scomparendo: si va verso un’esistenza sempre più virtuale. Ma quella è davvero “vita”?

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La neve ha un valore immenso ultima modifica: 2023-03-19T05:56:00+01:00 da GognaBlog

20 pensieri su “La neve ha un valore immenso”

  1. L’esperienza personale che ho raccontato è molto bella in sé: è uno dei ricordi più intensi della mia infanzia. Parlando con altri, che la hanno visita anche loro, più o meno l’impressione è la stessa. Sulla utilita’ pratica: anni dopo, quando mi sono messo a studiare, con approccio scientifico, la neve, sgobbando sia sui libri che in mille test sul terreno (profili, cunei, ecc), mi sono accorto che certe “cose” dell’elemento neve mi appartenevano già per via istintuale. Lo stesso quando mi ci muovo sopra con gli sci, anche in velocità. È una ricchezza in più. Ovvio che ciò che rileva è lo studio serio, ripetuto, sistematico, applicato, operativo. Non si deve mai smettere e occorre aggiornarsi sistematicamente.

  2. Certamente qualunque azione è un’esperienza, e ciascuno ne trarrà emozioni ed insegnamenti diversi.
    Ciò non toglie che la sparata del secolo crovelliana è un colpo da maestro, perché trasferisce la dialettica su Marte.
    DA parte del più logorroico,  arrogante, saccente e aggressivo tuttologo commentatore (e non solo) di questo blog, che ha spesso fatto triple piroette negando anche se stesso quando qualcuno gli contestava l’insusisténza delle sue sparate sotto il profilo tecnico, l’affermare che il tuffarsi nella neve da piccoli dia una sorta di superpoteri come obelix che cade nella pozione è semplicemente meraviglioso, un colpo da maestro che da un lato da la misura della pasta di cui è fatto costui e dall’altro rende impossibile ogni replica.
    A me ha davvero fatto, finalmente, sorridere.
    A questo punto si può sostenere che annusare l’alluminio da piccoli renda  da grandi invincibili nel piazzare i friend, leccare il granito entro i 5 anni infonda poi la tecnica dell’incastro o galleggiare da neonati in acque mediterranee renda velisti adulti  sensitivi al moto ondoso al mutare dei venti. 
    Ognuno può dire quel che vuole.
    forse ha ragione lui. non è cabaret, è uno splendido delirio onirico.
    ma, nella sostanza, resta una grandiosa scemenza.  
     

  3. Caro Carlo, qualunque azione è un’esperienza, pure andare a comprare il pane o stare davanti al pc. Sta a te renderla speciale.
     
    Ma sembra la rete tessuta dai media voglia che si debba appiccicare il termine “esperienziale” ogni volta che si propone un’attività.
    Io sono per la semplicità.
     

  4. Vincenzo Sarperi, un pioniere dell’alpinismo invernale in Apuane, diceva:” la neve viene dal mare, ed al mare ritorna”.Domanda: questo istinto si acquisisce con la sabbia marina, non di fiume? Dato che oggi nevica poco e si scia anche a Stromboli

    Del resto, in Apuane,  non nevica bene se di Corsica non viene. Lo diceva sempre mio nonno.

  5. Poi Carlo 9) per dirla tutta…se veramente la Terra stesse morendo come dicono Kerry e Al Gore, ma siete convinti che lascerebbero la Cina e l’Asia inquinare a tutto spiano? Ma gli stessi governanti cinesi darebbero un drastico taglio alle centrali a carbone e invece ne aprono e ne apriranno ancora. 
    La scusante ambientale serve solo a spillarvi soldi dalle vostre tasche con la motivazione che vi puo’ convincere (chi non si priverebbe di tutto per salvare la vita nella Terra… 🙂 ). 
    La casa green, l’auto, il piano cottura, la caldaia, la tracking della co2 individuale… tutto per impoverirvi e portarvi al capitalismo oligopolista delle multinazionali dove vi è zero proprieta’ e dove acquisto solo a noleggio beni e servizi… dove pochi comandano e gli altri vivono di sussitenza. 
     
     

  6. Vincenzo Sarperi, un pioniere dell’alpinismo invernale in Apuane, diceva:” la neve viene dal mare, ed al mare ritorna”.Domanda: questo istinto si acquisisce con la sabbia marina, non di fiume? Dato che oggi nevica poco e si scia anche a Stromboli

  7. Carlo 9). Or ora nemmeno io… se mi dici tra 5 o 10 anni assolutamente si, giusto che falliscano gli impantisti… e poi acquisto a prezzo di saldo … (nota bene, non sono esperto del settore non so che contratti ci siano con gli impianti).
    Faccio degli esempi spero di portare un po’ di luce nelle menti. Chi avrebbe investito a febbraio 2009 nelle borse? Chi avrebbe scommesso che i tassi salivano così tanto nel 2022?. Ricordo un mio caro amico a fine 2021 boss di una societa’ di energia (un CFO-controller) che, dopo averli detto che per me partiva inflazione, mi diceva che LUI RICEVEVA I REPORT DEGLI ESPERTI DEL SETTORE GENTE CON I CONTRO COGLIONI e vedevano un’inflazione stabile…ahahhahahahahahah…. Poreto.
    Chi pensava al fallimento Lehman nel 2008 e SVB pochi giorni fa visto che avevano RATING AAA!!!!!!
    O politici e banchieri centrali (ehm) che vi dicono che è tutto ok, e poi salta fuori il marcio. Se è tutto ok non c’è motivo di dirlo … chiaro?.
    Ragazzi, ve l’ho detto e ve lo ripeto … è tutto manipolato a favore di pochi. Voi non ci credete e vi capisco perché siete martellati dal sistema fatto da questi che si ingrassano alle vostre spalle spillandovi i soldi (via molti modi … tasse, fallimenti bancari, cazzate ecologiste per farvi mettere il cappotto e finestre che ammortizzerete in 80 anni, e che hanno un contributo dello 0,0% sulla co2), ma a me non la si fa. Non sto piu’ ad ascoltare … l’esperto dice che…perché è tutto un sistema di rimandi e di incensarsi a vicenda che non è sincero, onesto perché in totale conflitto di interessi e soggetto a forti pressioni da “elementi esterni” 
    Siate ANTICONFORMISTI non piacera’ agli altri ma capirete molte cose, e fate tutto il contrario di quello che vi viene chiesto. Il segnale per me è stato marzo 2020. Sapevo gia’ da 10 anni che gli anni 20 sarebbero stati terribili. Per decenni abbiamo puntato alla crescita, al progresso, al sistema che ti tutelava, ti curava, perché aveva BISOGNO DI TE, DEL TUO CONTRIBUTO, ora non gli freghi piu’ nulla (mi basti ricordare le parole di Figliuolo “e’ un momento fantastico…stiamo facendo una sperimentazione su vasta scala… è fantastico … e non sappiamo come andra’ a finire”… ma col cazz che ti assecondo, insomma vi siete fidati di un capo cordata che vi porta a fare un sesto grado con corda vecchia di 50 anni, ale’!!).
    a)      È alle porte una rivoluzione industriale basata sull’AI e robot che nemmeno immaginate
    b)      Il sistema finanziario è in arresto cardio circolatorio… per ora lo sanno i medici (chi governa e gli analisti) ma a breve purtroppo per voi sara’ chiaro a tutti. L’indicatore che gli Stati stanno andando a gambe all’aria è l’oro. L’oro è il termometro che ci avvisa di questo e dei conflitti armati su vasta scala 
    c)       Ve l’ho detto la massa di debito è diventata ingestibile, stanno mettendo le pezze ma queste non tengono piu’. Con un economia che non va (bassa natalita’ è la morte dell’economia lo dice anche Gotti Tedeschi che vi ho messo il link una volta) oramai siamo al punto che voi andate a lavorare per costruire per tirare avanti, mentre chi ha le redini sta smantellando per istaurare un nuovo ordine istituzionale ed economico (dove rimpiangerete i vecchi tempi in cui avevate il contante, la liberta’, etc).
    Quindi concludendo i nostri figli vedranno la neve eccome, anche noi se non siamo troppo vecchi e se sopravvivremo a questo decennio.
    L’andamento ciclico del sole è il mio riferimento per queste affermazioni (e chi batte sulla questione ecologista lo sa bene, visto la fretta che hanno adesso).

  8. Mio padre faceva il camionista. Per andare a Milano allora non c’era l’autostrada, facevano il passo della Cisa. Spesso rimanevano bloccati dalla neve anche per giorni. Sicuramente tutta questa sua esperienza sulla neve l’ha trasmessa a suo figlio. Cioè a me…?

  9. Impari giocando,  senza rendertene conto. Lo capisci poi 20 anni dopo, quando ti muovi con gli sci in velocità sopra al manto nevoso e, epidermicamente,  sai cosa sta facendo la neve là sotto. È un istinto animalesco, per questo lo puoi imparare solo da piccolo. È una cosa che, se non la si è imparata con tale modalità, è impossibile da descrivere a parole. Ma chi non  ha avuto questa fortuna  non saprà mai cosa si è perso.

  10. Che un bambino fosse in grado di “saperne identificare i meccanismi endogeni, per poi prevenirli, della neve, tuffandocisi, è una delle più grandi CAZZATE che siano mai state scritte sul blog.

  11. @8 Fronte di sciatori della mia generazione o prossimi a me hanno condiviso questa esperienza in tenera età. Se ti citassi i nomi rssteresti sbalordito. Parlandone poi da adulti, abbiamo convenuto che è una ricchezza esperienziale che serve molto per capire come agisce la neve. Il cabaret inveve è nella tua testa.

  12. 6, Sign. Stefano…mmmh, direi che non me la sento di investire i miei risparmi su un impianto di bassa quota o rifare quelli abbandonati perché esposti a sud

  13. ma la cazzata più straordinaria è tuffarsi nella neve da bambini per acquisirne il senso epidermico che servirà da grandi (un calembour ad effetto privo di alcun senso logico, scientifico, emotivo…). 
    vallo  dire a quelli che sono morti sotto una valanga se han fatto poche abluzioni da piccoli.
     
    ormai siamo al cabaret.

  14. Credo che tocchi a te, invece  informarti con più precisione. Fra i meteorologi e i climatologi c’è un folto filone di pensiero che si schiera per l’ipotesi di riduzione delle precipitazioni nevose sulle Alpi (di questo in particolare stiamo parlsndo) fino quasi al loro annullamento. Questo in un contesto di prosecuzione del trend in atto di riscaldamento globale. Se si riuscisse a “svoltate” sul trend principale, magari potremmo tornare al quadro nivologico di quando eravamo bambini. Tuttavia i tempi non sono tali da prevedere questa inversione in un’ottica di due-tre generazioni successive alla nostra.

  15. Ora Crovella è pure Mago Otelma… prevede il futuro… 
    Come fa uno a dire tra 10 o 20 anni non ci sara’ piu’ la neve… ma neanche se me lo dice il professore del Mit gli credo. 
    Credevo che fosse solo l’economia la scienza della fuffa… vedo che esiste anche in altri campi.
    Tutto è ciclico e sono le teorie cicliche che nei secoli stanno dimostrando la loro validita’ in qualsiasi campo.
    La neve non c’è oggi, domani ci sara’ di nuovo. Tutto viene e va poi ritorna…
    Per il commentatore sabaudo: Piu’ camminate in montagna e meno cazzate sui blog. 
     

  16. Forse in posti dove passano strade statali, con impianti fatiscenti ed alberghi chiusi da anni, come il Passo delle Radici, già rovinato da piste da sci ora in disuso………mah!!!

  17. “[…] se al posto degli impianti le due Regioni mettessero qualche pala eolica?”
     
    In tal caso mi offrirei come volontario per un attentato dinamitardo.
     
    … … …
    La soluzione per l’Appennino Tosco-Emiliano – imposta dal clima – è la seguente: riconvertire il turismo.

  18. Sull’ Appennino settentrionale, vento non manca.Premesso che sono orribili, ma se al posto degli impianti le due Regioni mettessero qualche pala eolica?

  19. Sono d’accordo. Ma chi glielo insegna agli impiantisti?
     
    Come far capire alla Regione Toscana e alla Regione Emilia-Romagna che sul crinale tosco-emiliano la neve da almeno tre decenni è insufficiente per lo sci di pista e che quindi costruire impianti sciistici è uno sperpero di denaro pubblico, oltre che – beninteso – una devastazione ambientale?

  20. In estrema sintesi – 5 parole-, quelle dei nostri bisnonni; “Sotto la neve il pane”.

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