La nuova montagna

Cura dell’ambiente, contenimento dei consumi energetici: la vacanza “bianca” si fa più attenta alla naturalità dei luoghi. E accanto alla consueta discesa prendono piede attività più slow: trekking, ciaspole, meditazione, fondo. Per un turismo dolce, che garantisca posti di lavoro e benessere.

Avere cura della montagna
L’Italia si salva dalla cima. L’ambientalismo del sì e le sue proposte
di Luigi Casanova
Prezzo: 14,00€

La nuova montagna
di Mariangela Rossi
(pubblicato su iodonna.it il 3 gennaio 2021)

Il 2021 riparte anche dalla montagna. Bisogna averne cura, non solo per la centralità della natura, l’aria pulita, gli spazi aperti, il distanziamento, da apprezzare più che mai dopo il picco della pandemia. Ma anche perché nel ritrovato interesse per le montagne, il più grande patrimonio naturale del nostro Paese, che coprono più di un terzo del territorio, esistono valori, risorse, saperi, in grado di rispettare l’ambiente e di far crescere un’economia responsabile. Oltre alla scommessa su un tipo di turismo discreto di prossimità, trasformativo e diversificato, che insegni a prendersi più cura di sé e degli altri.

Mascognaz

L’ambientalismo dei sì
«L’ambientalismo, insieme agli ideali del pacifismo, del volontariato e della solidarietà internazionale, sembra essere una delle poche energie alternative sopravvissute. Significa un altro modo di vivere» spiega Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness, ex custode forestale, autore del libro Aver cura della montagna. L’Italia si salva dalla cima. L’ambientalismo dei sì e le sue proposte (ed. Altreconomia). Ovvero, curare le foreste, sempre più colpite dai cambiamenti climatici, le acque in drastica diminuzione, le aree protette, che dovrebbero fare rete, gli animali, con cui convivere pacificamente. E poi gestioni sobrie e rispettose nei grandi eventi sportivi e supporto a chi sceglie la montagna come luogo di vita e di produzione. Non pochi. «Sento il bisogno di un ambientalismo che elabori anche una visione economica, un turismo dolce che garantisca posti di lavoro, che sia redditizio per le comunità» incalza lo scrittore Paolo Cognetti, che ne ha scritto la prefazione. Il grande ritorno della montagna invernale, atteso alla fine delle restrizioni imposte dalla pandemia, segna un cambio di prospettiva. «Oltre che con le nostre nuove abitudini, bisogna confrontarsi con i suoi limiti, dalla fragilità dell’ambiente al porre limite alla costruzione infinita di nuovi collegamenti, contenendo i consumi energetici e piuttosto riconvertendo gli impianti dismessi. Sebbene lo sci da discesa rimanga il più praticato, stanno crescendo proposte diversificate e sostenibili, più vicine alla naturalità dei luoghi. Una nuova visione che si concentra su escursioni lente, ciaspolate, fondo, sci-alpinismo, ma anche storia e cultura locale che rispecchiano la ricchezza delle valli», sottolinea Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente, che annualmente pubblica il dossier Nevediversa, dedicato anche alle buone pratiche di turismo soft.

Chalet Purmontes loft spa. Foto: Florian Andergassen.

Candide emozioni
Non è un gioco di parole: bisogna prendersi cura della montagna, che si prende cura di noi. Se il concetto di montagnaterapia, arrivato in Italia negli anni ’90, è soprattutto una metodologia terapeutica, inclusiva e riabilitativa, vero è che si può allargare a tutta la sfera emozionale in genere. Il silenzio detta i ritmi, le salite e la fatica aiutano a superare i limiti, i passi degli altri diventano i propri, le pause sono il tempo per fermarsi, la ripresa è un modo per trovare nuove strategie. Lo sanno bene gli hotel che propongono offerte di benessere e di mindfulness, consapevolezza guidata tra le vette. «La montagna favorisce l’introspezione, oltre che la sana condivisione e la progettualità.

Yoga in montagna. Foto: IPA

Quando la mente si fonde con la quiete, i sensi gioiscono delle emissioni degli alberi, l’attenzione è in ogni movimento, il respiro si fa più aperto, insieme al senso di libertà. Ciò aiuta a stare meglio con sé stessi, a scoprirsi e ad apprezzarsi, mantenendo una frequenza alta e uscendo dalla gabbia della mente» spiega Stefano Battaglia del Preidlhof Luxury DolceVita Resort a Naturno (Bolzano), considerato uno dei “cinque migliori hotel benessere al mondo” per la Tatler Spa Guide 2020, che ha lanciato sessioni personalizzate basate sulla trasformazione fisica e spirituale, casi di traumi passati inclusi. Si vive la montagna olistica, che si connette con l’anima, anche al Silena ce Soulful Hotel, a Valles, vicino a Maranze (in Val Pusteria, Alto Adige), connubio tra la cultura altoatesina e richiami dal sud-est asiatico: qui si esplorano le vette con Simon, si visita la regione delle malghe del Gitschberg-Jochtal, ci si ispira riposando in camere letterarie e si ritrova il proprio potenziale energetico con yoga e meditazioni nella natura. La montagna parla anche così.

Chalet Bait del Papi. Trentino

Una baita per ufficio
Se prima del Covid-19 era un fenomeno di nicchia, il lavoro agile resisterà quasi certamente all’emergenza sanitaria e diventerà per molti uno stile di vita. Ci si organizza per fare smart working e pianificare il 2021 anche dalle località sciistiche, in un resort o in uno chalet in affitto, a patto ci sia una buona connessione wi-fi, la tranquillità necessaria e lo scenario alpino più autentico per rigenerarsi. Tra gli indirizzi, Hotellerie de Mascognaz, otto chalet nell’antico villaggio walser di Mascognaz (AyasChampoluc, Aosta), già luogo di elezione per artisti e filosofi in meditazione tra le montagne; il Purmontes Private Luxury Chalet a San Lorenzo (Bolzano) in Alto Adige, con cinque suite di design. E, infine, Ledro Mountain Chalets ispirati alle baite, sull’omonimo lago e, a Madonna di Campiglio, Chalet Bait del Papi, entrambi in Trentino. Secondo il Travel Trend Report di Vrbo, il 78 per cento delle ottomila famiglie intervistate valuta positivamente la flexcation, che unisce lavoro agile, vacanza e flessibilità. La montagna, compagna resiliente e metafora della vita, fa il resto.

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La nuova montagna ultima modifica: 2021-04-22T04:10:00+02:00 da GognaBlog

14 pensieri su “La nuova montagna”

  1. 14
    Geri Steve says:

     
    RICONVERSIONE 2
     
    Quelle strutture ricettive, grandi e piccole, avrebbero potuto offrire qualcosa di diverso e di socialmente utile: il trasferimento medio-lungo in luogo sano e gradevole di persone che potevano proseguire lì la loro attività lavorativa, forse con figli che avrebbero potuto seguire lì la scuola a distanza. 
     
    Sarebbe stata una integrazione fra lavoro e svago invece che vacanze consumistiche contrapposte al lavoro.
     
    Per i gestori sarebbe stata una forte riduzione di introiti ma compensata dal vantaggio di non dover chiudere tutto.
     
    Per la collettività il vantaggio di non indebitare le generazioni future con ristori o sostegni.
     
    Con in più il vantaggio per tutti di alleggerire gli affollamenti cittadini.
     
    Quell’articolo è uscito a gennaio.  Sarebbe stato il momento buono per riprogettare il turismo invernale.
     
    Un’occasione mancata.
     
    geri
     
     
     
     
     

  2. 13
    Geri Steve says:

     
    RICONVERSIONE 1
     
    Condivido le critiche all’articolo, però ci intravedo un aspetto positivo nel riferimento al lavoro agile, inglesizzato come smart working.
     
    Purtroppo molti bei luoghi e paesini di montagna sono stravolti da grandi alberghi per accogliere torme di consumatori di sci e di locali notturni arricchiti da boutiques di vestiario sportivo. Non credo si possa demolire il tutto e deportare altrove le persone che su quelle attività ci viveva.
     
    Giustamente, per rischi di contagio, sono state chiuse le attività che provacavano enormi flussi di vacanzieri e ammucchiate.
     
    Riconversione è la parola chiave. E’ il caso di raccogliere idee, valutarle e sperimentare.

  3. 12
    albert says:

     Al di la’ del discorso coibentazione, entriamo nel tema  “spesa” facente parte del “prendersi cura del luogo”.Molti residenti in paesi di montagna fanno il grosso della spesa alimentare ed altri generi con spedizioni in auto  e conseguenti bagagliai stracolmi,nei centri commerciali di pianura o di citta’ : poi se  chiudono i negozi sotto casa ormai messi fuori dinamica di mercato  , allora si lamentano…specie quando  c’e’neve e maltempo o limitazione di movimenti.

  4. 11
    Simone Di Natale says:

    Pienamente d’accordo con te. Io ne ho fatte con legno locale…ma è difficile convincere sia le ditte che la committenza. Come isolante ti assicuro che da i suoi problemi sia in caso di incendio che per gli attacchi di insetti. Usato nei muri in pietra o mattoni è interessante anche l’ insufflaggio di calce e canapa. Nel pratese fanno pannelli con gli scarti della lavorazione delle tessiture, ma non va bene per i cappotti….sarebbe un lungo discorso.  Comunque concordo sul fatto che dovremmo sfruttare meglio le.noste risorse per rispettare maggiormente l’ ambiente e quindi noi stessi .

  5. 10
    albert says:

    In passato alcune ditte locali montane fabbricavano mattoni isolanti misti fibra di legno e cemento. Dopo  Vaia il legno abbonda. Esistono pure pannelli in fibra di legno e pure in misto lana di pecora(considerata scarto) mista a calce.Oggi il mantra e’ “cappotto” di espanso .Ho vissuto in case di montagna antiche che avevano muri di grosso spessore e pareti interne rivestite di legno…non moriva nessuno di freddo.Adesso si fa strada la casa di legno…con soluzioni tecniche che evitano inconvenienti.  Piuttosto che legno “locale”, che pure abbonda, certi  trovano piu’ conveniente far arrivare pezzi  semilavorati  o  gia’ finiti prodotti all’estero. Via mail si mandano i disegni con misure quotate e ti arriva un tir con i pezzi pronti da assemblare. Forse anche  gli operai assemblatori.Poi gli stessi acquirenti con questa modalita’si lamentano che in valle i giovani boscaioli , carpentieri e falegnami settore serramenti non trovano lavoro,con  le aziendine locali che  falliscono.

  6. 9
    Simone Di Natale says:

    Albert che l’isolamento sia meglio con materiali naturali sono daccordo. Sul fatto che siano locali….ho seri dubbi. Come sul fatto che quelli più adatti per la coibentazione siano quelli derivati dal legno.
    Scusa per la digressione

  7. 8
    albert says:

    “Una nuova visione che si concentra su escursioni lente, ciaspolate, fondo, sci-alpinismo, ma anche storia e cultura locale che rispecchiano la ricchezza delle valli»,  si riscopre l’acqua calda.Attivita’ sempre esitsite e praticate decenni fa , oltre all’affitto  di case antiche , scomode ma pittoresche e a canone di  affito molto inferiore alla quello richiesto per   case di lusso  destinate ai  turisti.Grandi cataste di legna per riscaldarsi..e  maglie a pelle di lana.Pero’  sapendo  che esisteva ,sarebbe andato bene anche il metano.Oggi almeno in certe comunita’ montane sveglie, il metano si produce in biodigestori  con  le feci di  mucca conferite e  ammassate .. rimane il residuo concimante il cerchio si chiude…ed una ricchezza valligiana viene elaborata con tecnologia moderna.Pure la coibentazione case..meglio con materiali locali derivati dal legno che con strati di plasticona prodotta in PRC.

  8. 7
    Roberto Pasini says:

    Io donna ha una tiratura cartacea di 330.000 copie e 85.000 utenti nella versione web. Reggere i costi del cartaceo è sempre più difficile e quindi tutto fa brodo per portare fieno in cascina. E in questo Cairo, cresciuto alla scuola di Cologno, è un campione. Succede, seppure in misura minore, anche nel nostro campo e in paesi dove il mercato montagna/climbing ha dimensioni molto estese. Recentemente Rock and Ice è stata comperata da un grande gruppo editoriale, Outdoor Pocket Media, e fusa con la rivista concorrente Climbing, facendo sparire il titolo originale che esisteva dagli anni ‘80. Sto in campana, come vecchio abbonato, perché sono sicuro che presto se ne vedranno le conseguenze.
     
     
     
     
     
     

  9. 6
    lorenzo merlo says:

    Ai miei albori giornalistici non mi capacitavo di come si potesse selezionare il materiale – foto, notizie, articoli, ecc – se non per ragioni d’informazione e/o estetiche.
    All’epoca il concetto di promozione iniziava a diffondersi nel linguaggio ordinario.
    Non ci volle molto per dover riconoscere che nessuna pagina del giornale era giornalistica. Erano tutte pagine vendute. L’informazione era di chi pagava.
    Altrettanto poco ce ne volle per concludere che “a parte la cronaca nera è tutto venduto”. Mi sbagliavo naturalmene. Anche la nera, lo era.

  10. 5
    GognaBlog says:

    Qualcuno forse si sarà chiesto perché oggi Totem&Tabù ha pubblicato questo patinato articolo, tipico della più tipica rivista femminile.

    Il motivo è sempre lo stesso: mettere sotto agli occhi di tutti i modi più subdoli per fare talk, per imbonire, per deviare l’attenzione dai veri problemi.

    Grazie a Pasini e Merlo per averlo rimarcato immediatamente. Questo è il giornalismo, bellezza!

  11. 4
    Carlo Crovella says:

    C’è del marcio in Danimarca e perfino qui da noi, anzi in noi.  Che cosa vogliamo veramente? Montagne nature, severe, disantropizzate? Tutto in nome del “vero” ambientalismo? Musica per le mie orecchie, ma allora dobbiamo mettere in conto di ridurre drasticamente la popolazione, sia dei potenziali turisti sia di chi vive in montagna e di montagna. Io non avrei remore e so già quale sarebbe la scelta adeguata in tutto il pianeta: un rigido controllo delle nascite (un solo figlio per coppia) che prospetticamente piegherà la dinamica demografica. Certo ci va qualche decennio, ma il trend dovrebbe essere quello. Questo vale in India e in Africa come nella vecchia Europa, e perfino nella nostre montagne. Il punto è che sono curioso di sapere, oggi come oggi, quale posizione assumono i sostenitori dell’ambientalismo “spinto” che, parallelamente, sono anche dei sostenitori dei diritti umani, in primis la libertà di fare quanti figli ti va. Siamo arrivati ad un livello (di sfruttamento dell’ambiente) in cui le due cose sono incompatibili. In attesa di sciogliere questo enigma ideologico, fra le due alternative opposte (entrambe deprecabili a tavolino) preferisco di gran lunga un ambientalismo di facciata, anche un po’ ipocrita, all’uso indiscriminato del territorio per bassi fini consumistici (circa il quale uso, i comprensori sciistici sono solo la punta dell’iceberg). Buona giornata a tutti!

  12. 3
    Roberto Pasini says:

    E’ un promo. Con la pubblicità di 6 resort “politicanente corretti”. Manca solo quello di Cognetti in Val d’Ayas. Serve a capire dove sta andando un segmento del marketing alpino. E questo è tutto gente. 

  13. 2
    lorenzo merlo says:

    È possibile con la concezione del mondo che emerge dall’articolo qui sotto realizzare una politica che cessi la depredazione e l’inquinmento ambientale? Che muti la concezione edulcorata dell’articolo di IoDonna?
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/i-dollari-del-baro-biden

  14. 1
    lorenzo merlo says:

    È un articolo forse perfetto, e forse pure venduto.
    Belle parole, nomi che lo accreditano, indicazioni pratiche.
    La sensazione è che rappresenti egregiamente la dimensione del problema ambiente tanto di chi scrive, quanto della media delle persone.
    Per l’Ambiente, scivere così è forse peggio che tacere.
     

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